"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2026 Pagina 23 di 38

Papa Leone XIV ricorda il “seme vivo” dei martiri di Algeria

Di Marco Mancini

Algeri , lunedì, 13. aprile, 2026 19:20 (ACI Stampa).

Il primo giorno di Papa Leone XIV in questo viaggio apostolico internazionale in Africa si conclude con l’incontro con la Comunità Algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa, ad Algeri.

Dopo aver adempiuto agli incontri più formali, a partire con quello della tarda mattinata con il Presidente della Repubblica Algerina, le autorità ed il Corpo Diplomatico, Papa Leone ha ricevuto l’abbraccio della comunità cattolica algerina, presente nonostante una pioggia battente.

Voi – ha esordito Leone XIV dopo aver ascoltato alcune testimonianze- “siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede. La vostra comunità ha radici molto profonde. Siete gli eredi di una schiera di testimoni che hanno donato la vita, spinti dall’amore per Dio e per il prossimo. Penso in particolare ai diciannove religiosi e religiose martiri d’Algeria, che hanno scelto di stare al fianco di questo popolo nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il loro sangue è un seme vivo che non smette mai di dare frutto”.

Essendo figli dei santi Monica e Agostino, fino a San Charles de Foucauld passando per i monaci martiri di Tibhirine, il Papa ha ricordato che questo “è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace ed esprimo la mia gratitudine per l’impegno quotidiano con cui rendete visibile il volto materno della Chiesa”.

“La preghiera – ha sottolineato Papa Leone – unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore, e la Chiesa in Algeria, grazie alla preghiera, semina umanità, unità, forza e purezza attorno a sé, raggiungendo luoghi e contesti che solo il Signore conosce”.

Circa la carità, Leone XIV ha invitato a tenere presente “il valore della misericordia e del servizio non solo come sostegno ai più fragili, ma soprattutto come luogo di grazia, in cui chiunque si lasci coinvolgere cresce e si arricchisce. E’ l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri che abbiamo ricordato. Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani. Lo hanno fatto senza pretese e senza clamore, con la serenità e la fermezza di chi non presume né dispera, perché sa a Chi ha dato fiducia”.
Necessario poi – ha spronato il Papa – “l’impegno a promuovere pace e unità. Pace e armonia sono state caratteristiche fondamentali della comunità cristiana fin dalle origini. Questa stessa basilica è simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani. In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione, con un messaggio tanto più forte e limpido in quanto testimoniato nella semplicità e nell’umiltà”.

“Una parte considerevole del territorio di questo Paese – ha detto ancora Leone XIV – è occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio. È la fragilità riconosciuta che apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umana è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera”.

Prima di raggiungere la Basilica di Nostra Signora d’Africa, Papa Leone XIV aveva fatto tappa presso la Grande Moschea di Algeri e prima ancora presso il centro di accoglienza e di amicizia delle suore missionarie agostiniane a Bab El Oued.

Qui il Papa ha reso omaggio alla memoria di alcune religiose di questa comunità, uccise negli anni ‘90 durante la guerra civile. Dopo un momento di preghiera insieme alle sorelle, e le parole di saluto della Superiora della comunità, Leone XIV ha rivolto loro alcune parole, ricordando la storia delle due martiri, e degli altri martiri, come una presenza preziosa in questa terra che ha permesso al Papa di scoprire una dimensione iscritta nel cuore di quello che deve essere la vita agostiniana nel mondo: dar testimonianza, il martirio.

“La vostra presenza qui significa molto” ha detto il Santo Padre, ricordando una precedente visita, e ha sottolineato il dono che è Sant’Agostino in questa parte del mondo: quello di “promuovere il rispetto per la dignità di ciascuno” e di “dire che è possibile vivere in pace, valorizzando le differenze”. Prima di congedarsi, ha ringraziato le sorelle e le ha esortate ad andare avanti, ricordando che la festa dei 19 martiri di Algeria ricorre l’8 maggio, giorno della Sua elezione.

La giornata di domani per Papa Leone sarà un vero e proprio ritorno alle origini, con la visita ad Ippona, dove Sant’Agostino – fondatore dell’ordine a cui appartiene il Papa – fu vescovo dal 396 al 430 d. C.

🙏LIVE <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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Oriente | Occidente

Guerra nel Golfo, nuova fase

13 aprile 2026

Cosa significa il blocco delle navi iraniane

Federico Rampini / Corriere Tv

Anche l’America sposta la sua attenzione e le sue risorse militari sulla sfera della geo economia in Iran, e cioè dopo avere vinto sul terreno militare classico il confronto con l’Iran (ma ha perso quello economico con il blocco dello Stretto di Hormuz che ha creato una crisi energetica mondiale con ricadute soprattutto sui paesi asiatici, europei, ma in parte anche sugli Stati Uniti), ecco che adesso la risposta americana si adatta. 

Dunque non ci sarà un contro blocco dello stretto di Hormuz effettuato dagli americani, come aveva minacciato in una prima fase Trump. Ci sarà invece da parte della US Navy nel Golfo Persico un blocco contro le navi che escono dai porti iraniani e quindi quelle navi che tra l’altro sono in gran parte dirette verso l’Asia e prevalentemente verso la Cina, che in tempi normali comprava fino al 90% del petrolio iraniano.
quelle navi verranno bloccate dalla flotta militare americana. Ed è una novità grossa. Basta ricordare che fino a qualche tempo fa addirittura Trump aveva fatto l’esatto contrario, cioè aveva levato le sanzioni americane sul petrolio iraniano perché preoccupato di un eccessivo rialzo dei prezzi a livello mondiale. Adesso ci ha ripensato, è la sua risposta all’intransigenza iraniana a Islamabad, al fallimento del tentativo di mediazione Pakistan, al fatto che i rappresentanti del regime non hanno ceduto neanche sul nucleare.

E quindi la guerra non finisce, la guerra entra in una nuova fase dove l’aspetto energetico diventa ancora più centrale perché tutti e due gli avversari lo usano.

L’Iran probabilmente fin che può, continuerà a tentare di bloccare Hormuz, ma d’ora in avanti non potrà più far passare da Hormuz le sue navi dirette in Cina. Se è vero che la US Navy è in grado di bloccarle, questo significa che a questo punto lo strangolamento di Hormuz si accompagna a un altro strangolamento delle esportazioni energetiche iraniane.

🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 32


Trump attacca il Papa: «È un debole, pessimo in politica estera». La replica di Leone: «Non ho paura del presidente Usa, continuerò a esprimermi contro la guerra»

di Gian Guido Vecchi, inviato, e Redazione Roma

In un lungo post su Truth, il presidente Usa ha attaccato frontalmente papa Leone, il primo pontefice statunitense della storia. La replica: non si può piegare il Vangelo ai propri interessi. Le parole del presidente della Conferenza episcopale statunitense e quelle della Cei

13 apr 2026

INVIATO
SUL VOLO PAPALE – Gli si chiede se ha paura dell’amministrazione Trump, come sosteneva il presidente americano, e lui sorride: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace».

Manca meno di un’ora ad Algeri, quando Leone raggiunge in fondo all’aereo i giornalisti che lo seguono nel viaggio in Africa. Inevitabile chiedergli dell’attacco scomposto di Trump, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì su Truth, la piattaforma dello stesso Trump. Il Papa è l’immagine della serenità: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore». 

Trump ha scritto i suoi commenti su «Truth» («Verità») e Prevost ha sorriso: «È ironico il nome stesso del sito. Non aggiungo altro». 

Poco dopo, arrivato in Algeria, il Papa ha detto che «un nuovo corso della storia» è oggi «più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del
diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.
 Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo».

Che cosa ha scritto Trump contro il Papa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nelle scorse ore aveva avuto parole di fuoco per papa Leone XIV, in un insolito e diretto attacco al leader della Chiesa cattolica, che ha scatenato immediate reazioni di condanna da parte dei credenti e delle istituzioni ecclesiastiche. 

In quella che a tutti è sembrata una risposta alle crescenti critiche del pontefice al conflitto lanciato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle politiche migratorie molto rigide dell’amministrazione Trump, il presidente americano ha definito Leone XIV «debole contro la criminalità» e «terribile in politica estera». «Non voglio», ha detto, «un Papa che pensa che l’Iran possa avere l’arma atomica; non voglio un Papa che pensa che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che mandava massicce quantità di droga negli Stati Uniti e svuotava le proprie carcere mandando da noi assassini, spacciatori, killer. Non voglio un Papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo quel che avevo promesso di fare e per cui ho stravinto le elezioni». 

E ancora: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua elezione è stata una sorpresa: è stato scelto dalla Chiesa solo perché americano, e perché hanno pensato che lui fosse il modo migliore per avere a che fare con il Presidente Donald J. Trump. Se non fossi stato alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa».

Trump ha anche ha scritto che gli preferisce il fratello: «Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è totalmente Maga. Lui ha capito tutto, e Leo no!».

Trump attacca il Papa: «È un debole, pessimo in politica estera». La replica di Leone: «Non ho paura del presidente Usa, continuerò a esprimermi contro la guerra»

Le critiche a Trump del mondo cattolico

I cattolici sui social media hanno reagito criticando Trump per aver attaccato il leader della Chiesa. E l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, si è detto rattristato dalle dichiarazioni di Trump. «Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime», ha dichiarato in una nota ufficiale.

Robert Francis Prevost, originario di Chicago, è il primo papa statunitense. Trump ha sostenuto che è stato eletto proprio perché americano, anzi proprio perché alla Casa Bianca è tornato lui.

Conosciuto per la sua cautela nel linguaggio, nelle ultime settimane è diventato un critico esplicito del conflitto in Iran e ha denunciato la «follia della guerra» in un appello per la pace sabato. Lo scorso anno ha messo in dubbio che le politiche migratorie molto dure dell’amministrazione Trump fossero coerenti con l’insegnamento pro-vita della Chiesa. «Chi dice: “Sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti”, non so se sia davvero pro-vita», aveva affermato il pontefice a settembre.

Trump ha scritto nel suo post di domenica che «Leone dovrebbe darsi una regolata come papa», dicendo poi ai giornalisti di non essere «un grande fan» del pontefice. Ha elogiato invece il fratello, da lui definito un vero Maga. L’attacco di Trump ha inoltre accusato Leone di essere «debole sul tema delle armi nucleari», pochi giorni dopo che il papa aveva definito «totalmente inaccettabile» la minaccia del presidente americano di distruggere la civiltà iraniana.

Che cosa ha detto il Papa sulla guerra

In un discorso nella Domenica delle Palme il mese scorso in Piazza San Pietro, il Santo Padre aveva sottolineato che Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani «piene di sangue», definendo il conflitto in Iran «atroce». Leone XIV ha inoltre invitato Trump a trovare una «via d’uscita» per mettere fine al conflitto e «ridurre il livello di violenza».

Il Papa è partito oggi per un viaggio di 10 giorni in quattro Paesi africani. Leone XIV ha chiesto una «riflessione profonda» sul modo in cui i migranti sono trattati negli Stati Uniti.

Il suo appello per un approccio più compassionevole all’immigrazione rievoca una posizione espressa anche da diversi suoi predecessori, che è però in contrasto con quella di Trump, che sostiene che gli Stati Uniti debbano limitare l’immigrazione dai Paesi in via di sviluppo per ridurre la criminalità. «È una persona molto di sinistra ed è un uomo che non crede nel fermare il crimine», ha detto Trump ai giornalisti domenica sera. Trump aveva già avuto un rapporto difficile con il predecessore di Leone, Papa Francesco, che aveva criticato le sue proposte sull’immigrazione durante la sua prima campagna presidenziale e aveva suggerito che Trump non fosse «cristiano». Trump aveva definito Francesco «vergognoso» all’inizio del 2016.

Il viaggio di oggi del Papa

Leone XIV è arrivato nella terra di Agostino, uno dei giganti del pensiero occidentale, il più grande filosofo e teologo cristiano al quale Prevost si è formato. Per questo l’arrivo Papa agostiniano in Algeria, primo pontefice a visitare il paese, segna anche l’inizio del primo, vero viaggio di Leone XIV, undici giorni in Africa, 18 mila chilometri di spostamenti aerei quotidiani che proseguiranno in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale fino al 23 aprile, con venticinque discorsi pubblici. 

Il viaggio autunnale in Turchia per il 1700° anniversario del concilio di Nicea era già stato organizzato per Francesco, anche se Prevost ci aveva aggiunto con preveggenza il Libano, e nel principato di Monaco si è trattato di una visita di poche ore. Del resto «doveva essere il primo viaggio del pontificato, già l’anno scorso a maggio avevo detto il primo viaggio vorrei farlo in Africa», spiega in volo. 

Prevost ci era già stato due volte come padre generale degli agostiniani, ora ci torna da Papa: «Sono molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino. Agostino offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso, è molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunità di visitare i luoghi della vita di Sant’Agostino, dove lui era vescovo nella città di Ippona, Annaba oggi, è veramente una benedizione per me personalmente ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. Questo viaggio rappresenta davvero una opportunità preziosissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, perché vogliamo promuovere la pace, la riconciliazione, il rispetto e la considerazione per tutti i popoli».

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 35 – I martiri che testimoniano la fede

35. I martiri che testimoniano la fede

Uno degli eventi più importanti del tempo dei Segreti sarà la persecuzione alla Chiesa preannunciata nel terzo Segreto di Fatima e riguardo alla quale Benedetto XVI ha detto che in parte è avvenuta ma in parte deve ancora realizzarsi. In tutta l’Europa dell’est, nel dopoguerra, la Chiesa Cattolica è stata perseguitata, i cardinali sono stati imprigionati. Il Cardinal Ernest Simoni viene spesso a Radio Maria per testimoniare la sua fede e raccontare ai nostri microfoni quello che ha dovuto patire per ventinove anni proprio a causa della sua fede.

La grande persecuzione alla Chiesa Cattolica descritta nel Segreto di Fatima deve ancora avvenire, non riguarda l’attentato che è stato fatto il 13 maggio 1981 a Giovanni Paolo II. Nel Segreto di Fatima, infatti, si descrive il Papa che “cade morto” e questo, di fatto, non è accaduto perché lui è caduto ferito; la Madonna, come lui stesso ha detto, ha deviato la pallottola che poteva essere mortale e si è salvato.

La grande persecuzione alla Chiesa Cattolica accadrà, allora, nel tempo dei dieci Segreti di Medjugorje. I veggenti stessi dicono che i Segreti riguardano il mondo e la Chiesa ma in modo particolare quest’ultima. Questa persecuzione potrebbe provocare anche un’apostasia che è anch’essa descritta nel Segreto di Fatima proprio quando la Madonna dice che il Portogallo conserverà la fede. Questo significa, dunque, che altri Paesi perderanno il Dogma della fede. C’è da pensare a una grande apostasia della Chiesa, non sappiamo che cosa accadrà. Possiamo fare delle ipotesi, ma come sappiamo il soprannaturale sorprende sempre.

Nel frattempo, dobbiamo prepararci, essere forti e saldi nella fede, in modo tale che non ci accada mai di rinnegare Cristo. Dovremo affrontare, allora, la possibilità del martirio. Noi occidentali da tempo non sperimentiamo la persecuzione religiosa, ma, se guardiamo alla Storia della Chiesa nel suo complesso vediamo che è caratterizzata proprio dalla persecuzione. D’altra parte, la profezia di Gesù è molto chiara: “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Fin dall’inizio la Chiesa è stata perseguitata; tutti gli Apostoli – eccetto San Giovanni che è sopravvissuto alla tortura dell’olio bollente – sono morti martiri; i Papi dei primi quattro secoli sono quasi tutti martiri.

La Chiesa è stata perseguitata costantemente nel corso dei secoli e lo è anche oggi. Nonostante la vittoria di Cristo su satana, il governo divino nel mondo ha voluto che la Chiesa nella Storia rivivesse la vita del Signore, questa è una grande grazia. Per darci la possibilità di rivivere la vita di Cristo, che è stata una vita di lotta con il diavolo, al diavolo stesso è stato concesso di perseguitare la Chiesa. Questo avviene lungo tutto il corso dei secoli. Adesso la Madonna ci mette in guardia dalla fese apocalittica della Storia della Chiesa che è quella che stiamo vivendo ed è caratterizzata dal fatto che satana è sciolto dalle catene, cioè ha una possibilità ancora maggiore di perseguitare la Chiesa.

L’espressione “satana sciolto dalle catene” è molto efficace in questo senso, ci aiuta a capire. Satana in questa fase della Storia sta manifestando da una parte tutta la sua capacità di seduzione con cui ha sottratto molti fedeli alla Chiesa. Possiamo, infatti, parlare di apostasia silenziosa ma reale e ben visibile dal numero di persone che partecipano alla Santa Messa domenicale o al numero di bambini che ricevono il Sacramento del Battesimo. In alcuni Paesi del mondo accade anche che molti adulti ritrovano la fede, sono aumentati i Battesimi degli adulti. Lo Spirito Santo è il primo evangelizzatore e agisce nei cuori, satana allo stesso tempo è sciolto dalle catene.

Nel tempo dei Segreti ci attende la possibilità del martirio che è una realtà presente nella Chiesa fin dall’inizio. Il primo martire è stato Santo Stefano, si sono susseguiti moltissimi martiri fino ad oggi in ogni parte del mondo. Il Vangelo è stato rifiutato dai pagani e oggi in Occidente chi non ragiona secondo la logica del mondo e dei potentati umani viene perseguitato. Dobbiamo avere la consapevolezza che per testimoniare Cristo possiamo anche rischiare la vita.

Morire bisogna. Morire martiri è un’immensa grazia. Chi commette anche i peccati più gravi ma si pente e muore martire, va direttamente in Paradiso perché il martirio cancella tutti peccati e tutte le pene connesse al male che bisognerebbe scontare in purgatorio. Chi muore per Cristo va direttamente in Paradiso. Non dobbiamo avere paura di testimoniare la fede, siamo lietamente cristiani perché alla fine il bene vince sul male e l’amore attira più di tutto il resto. Stiamo entrando in un tempo di grandi persecuzioni ma la Regina della pace è con noi.

A chi avrà la grazia speciale del martirio verrà donata anche la forza e il coraggio. Il martirio per la fede purifica radicalmente l’anima che viene accolta subito in Paradiso, se avremo questa grazia non dovremo avere paura. Il tempo dei martiri è già incominciato anche in Occidente.

Leone XIV è partito per l’Algeria. Comincia il suo terzo viaggio apostolico

Dopo le tappe di Turchia e Libano e nel Principato di Monaco, Leone XIV va in Africa. Sulle orme di Sant’Agostino, ma anche in Camerun, Guinea Equatoriale e Angola

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano , lunedì, 13. aprile, 2026 9:10 (ACI Stampa).

Per la prima volta, un Papa va nella terra di Sant’Agostino. E non poteva che essere Leone XIV, un “figlio di Sant’Agostino”, come lui stesso si definì l’8 maggio, uscendo per la prima volta da Papa nella Loggia delle Benedizioni della Basilica Vaticana.

Leone XIV è appena partito per il suo terzo viaggio internazionale, dieci giorni in Africa, dall’Algeria di Sant’Agostino all’Angola, passando per Camerun e Guinea Equatoriale. Prima, c’era stato il viaggio in Turchia e Libano, il primo del pontificato, e poi quello lampo nel Principato di Monaco.

Il viaggio che inizia oggi è il più lungo finora. Tocca quattro Paesi, tutti diversi tra loro. Il primo è l’Algeria, dal 13 al 15 aprile, dove il tema principale sarà l’incontro e la fraternità. In Algeria, i cattolici sono una minoranza di poche migliaia di persone a fronte di 48 milioni di musulmani.

Il 15 aprile, Leone XIV partirà per il Camerun, e resterà nel Paese fino al 18 aprile, visitando la capitale Yaoundé, ma anche Douala, capitale economica del Paese, e Bamenda, al centro del cosiddetto conflitto anglofono. Queste ultime città sono anche considerate roccaforti di opposizione politica al governo di Paul Biya, al potere dal 1982. Leone XIV sarà il terzo Papa in Camerun, dopo i due viaggi di Giovanni Paolo II (1985 e 1995) e quello di Benedetto XVI, nel 2009.

Benedetto andò in quell’occasione anche in Angola, e così farà anche Leone XIV, che sarà a Luanda, Muxima e Saurino dal 18 al 21 aprile.

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Infine, il Papa sarà in Guinea Equatoriale, dal 21 al 23 aprile, per celebrare i 170 anni di evangelizzazione del Paese.

Il volo verso l’Algeria dura circa due ore, e il Papa sorvolerà Italia e Francia prima di arrivare ad Algeri e iniziare questo suo terzo viaggio apostolico.

Alla partenza, Leone XIV ha inviato un telegramma al presidente italiano Sergio Mattarella.  “Nel momento in cui mi accingo a compiere il viaggio apostolico in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale – scrive il Papa – mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care Nazioni, mi è gradito rivolgere a Lei, Signor Presidente, l’espressione del mio deferente saluto, che accompagno con fervide preghiere per il bene e la prosperità dell’intero popolo italiano”.

Papa Leone XVI: “Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”

Le parole del Papa in volo verso l’ Algeri

Papa Leone XIV |  | AcistampaPapa Leone XIV | | Aci stampa -13 Aprile 2026

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano , lunedì, 13. aprile, 2026 10:54 (ACI Stampa).

“Penso che le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni: io non sono un politico, non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui. Piuttosto cerchiamo sempre la pace e smettiamola con le guerre. Non ho paura della amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo, non sono un politico. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato nel modo in cui alcune persone stanno facendo. Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra, a cercare di promuovere la pace, il dialogo multilaterale tra gli stati per cercare la giusta soluzione ai problemi. Il messaggio della Chiesa è il messaggio del Vangelo, beati i costruttori di pace : io non guardo al mio ruolo come un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui. Troppa gente sta soffrendo nel mondo”.

Così Papa Leone XIV in volo verso Algeri risponde ai giornalisti che gli chiedono un commento al post di Trump.

Poi spiega il senso del suo viaggio:  Come sapete sono molto contento di visitare di nuovo, la terra di Sant’Agostino, Sant’Agostino che offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso è molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunità di visitare i luoghi della vita di Sant’Agostino, dove lui era vescovo.

Oggi è veramente una benedizione  per me personalmente, ma credo anche per la chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. 

E allora questo viaggio rappresenta davvero una opportunità preziosissima per continuare con la stessa voce con lo stesso messaggio perché vogliamo promuovere la pace, la riconciliazione e il rispetto, la considerazione per tutti i popoli. Allora Benvenuti tutti.  Sono contento di salutarvi. 

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Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico, i vescovi USA rispondono a Trump

Un post aggressivo del presidente statunitense

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano , lunedì, 13. aprile, 2026 8:30 (ACI Stampa).

In Italia e in Vaticano è notte mentre il presidente statunitense Donald Trump lancia uno dei suoi attacchi sui social e stavolta contro Papa Leone XIV.

La prima risposta arriva dai vescovi americani. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha rilasciato una breve dichiarazione in risposta: “Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.

Trump ha accusato Leone di essere troppo indulgente con l’Iran e ha criticato l’opposizione del Papa alle operazioni militari statunitensi. “Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare”, ha scritto il presidente. Papa Leone aveva definito la guerra tra Stati Uniti e Israele in Iran “ingiusta” e il 7 aprile ha definito la minaccia di Trump di distruggere un’intera “civiltà” in Iran “inaccettabile”.

Trump si è anche attribuito il merito dell’elezione di Leone XVI: “Non era in nessuna lista per diventare Papa, ed è stato nominato dalla Chiesa solo perché era americano”. Ha aggiunto: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Il post su Truth Social è apparso poche ore prima della partenza del Papa per l’ Africa.

Nei giorni scorsi alcune voci di stampa su un duro confronto tra l’amministrazione Trump e il Vaticano tramite il nunzio negli Usa il cardinale Pierre era stato smentito dal cardinale stesso.

Intanto all guida della ambasciata della Santa Sede negli Stati Uniti c’è un avvicendamento, ed è in arrivo monsignor Caccia, diplomatico di grande esperienza che già nei giorno scorsi era andato ad incontrare l’ ambasciatore Usa in Vaticano Brian Burch dichiaratamente cattolico.

Intanto oltre al Papa anche i vertici della Segreteria di Stato sono in volo verso l’ Algeria.

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