"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 79 di 365

Giornata Missionaria per Radio Maria: Radio Maria nelle Americhe e in Europa con il Direttore Padre Livio e il Presidente Vittorio Viccardi

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Giornata Missionaria per Radio Maria: Radio Maria miracolo di Evangelizzazione – Con il Direttore Padre Livio e il Presidente Vittorio Viccardi

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Giornata Missionaria per Radio Maria: testimonianze da Radio Maria Repubblica Democratica del Congo, Madagascar e Ucraina

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GIORNATA MISSIONARIA PER RADIO MARIA

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Putin chiama, Trump risponde. Ma dopo il fiasco di Anchorage il leader Usa è più guardingo

di Federico Rampini – 19 Ottobre 2021

Il tycoon sogna un’intesa in «stile Gaza», che però sarebbe una tregua fragile e precaria. Kiev ed Europa sperano nel «falco» Rubio.

Far dimenticare il fiasco di Anchorage e sfruttare «l’effetto Gaza». Trump ci riprova con Putin, non vuole darsi per vinto. Eppure lui stesso ha avuto uno slancio di sincerità, quando gli hanno chiesto se non teme che il russo lo stia ingannando: «Sì, lo temo». Ma l’autostima prevale: «Ci hanno provato in tanti a fregarmi, per tutta la vita, e me la sono cavata». Si vedrà se proprio lui sarà capace di invertire la tendenza e interrompere la lunga serie dei presidenti Usa beffati dallo zar (Bush, Obama, Biden). Di sicuro Trump ha capito di aver rimediato una figuraccia in Alaska. «Putin mi ha mollato», è il bilancio più onesto che ha fatto di quel summit.

In che cosa consiste l’ultima beffa, sembra chiaro. Il vertice di Budapest nasce da una telefonata di Putin, è lui ad aver proposto l’incontro a casa di Orbán. L’offerta di questo secondo summit è arrivata alla vigilia di una visita di Zelensky alla Casa Bianca, proprio quando Trump sembrava sul punto di autorizzare la vendita all’Ucraina dei potenti missili americani Tomahawk. La lunga gittata di queste armi consentirebbe di colpire basi militari russe molto distanti dal fronte, da cui partono attacchi micidiali.

La guerra si avvicina al suo quarto anno, di sicuro non sta andando bene per nessuno, neanche per Putin. Lo stallo dell’avanzata russa davanti a un esercito più piccolo è sempre più umiliante per Mosca e si aggiunge a tutti i problemi economici. Ora Putin ha già ottenuto il primo risultato che voleva: la fornitura dei Tomahawk è bloccata. Trump soprassiede, spera di fare a Budapest un bis di Sharm-el-Sheik e di incoronarsi come il «mediatore capo», il «presidente che chiude tutte le guerre». Però stavolta sembra un po’ più guardingo che alla vigilia del summit in Alaska. L’invio dei missili a Kiev è sospeso ma non è escluso per sempre. È una minaccia che la delegazione Usa tiene sul tavolo, visto l’effetto che i Tomahawk hanno su Putin.

Anche Zelensky e gli europei sembrano un po’ più ottimisti rispetto alla vigilia di Anchorage. Li rincuora, ad esempio, il fatto che questo secondo incontro bilaterale sembri preceduto da una maggiore preparazione sul versante Usa; e che in questo lavoro preliminare il grosso della responsabilità spetti a Marco Rubio. Il segretario di Stato è in tutto l’entourage trumpiano il personaggio più competente, al Senato si occupò a lungo di politica estera. È anche il più omogeneo alla tradizione dei «falchi» repubblicani, non è sospettabile di russofilia o simpatia per Putin.

Fra gli altri segnali che hanno un po’ attenuato le paure di Kiev, c’è il comportamento concreto del Pentagono negli ultimi mesi, dopo l’incontro di Ferragosto ad Anchorage. Via via che appariva evidente la beffa di Putin, le forniture di armi Usa sono riprese, e con loro il sostegno di intelligence: la qualità delle informazioni ha consentito alle forze ucraine di colpire bersagli all’interno del territorio russo (pur senza arrivare alla profondità dei Tomahawk). Anche i superdazi del 50% contro l’India, per quanto controversi e contestati per l’impatto sui rapporti Washington-Nuova Delhi, sono stati comunque un segnale di indurimento lanciato a Mosca (il castigo colpisce gli indiani perché importano petrolio russo). Infine procede al Congresso un progetto legislativo di nuove sanzioni alla Russia, promosso da leader repubblicani molto vicini alla Casa Bianca come Lindsay Graham.

Trump può continuare ad avere qualche forma di attrazione fatale verso Putin; o più semplicemente può essersi invaghito dell’idea di passare alla Storia come l’artefice di paci multiple. Però il suo entourage sta abbassando le aspettative. Da Budapest si accontenterebbero di estrarre una soluzione «stile Gaza»: una tregua, fragile e precaria, con mille problemi da risolvere prima di poterla trasformare in pace. Una cessazione dell’offensiva russa darebbe agli ucraini il tempo per riorganizzarsi e riparare infrastrutture gravemente danneggiate, in particolare quelle energetiche, in vista dell’inverno.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 58 – Il discernimento dei doni e dei carismi

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IL PENSIERO QUOTIDIANO

21. L’ attacco di satana “sciolto dalle catene”

L’accecamento collettivo, nel quale l’umanità si trova in questo passaggio storico, impedisce alle moltitudini di avere piena consapevolezza dei pericoli che stanno correndo.

Nel mondo, infatti, cresce la malvagità e il disprezzo della vita in un modo così rapido da mettere a rischio il futuro.  Per la prima nella storia l’uomo ha la possibilità di distruggere il pianeta su quale vive, rendendolo inabitabile.

Fin’ ora si è pensato che l’equilibrio del terrore sarebbe bastato ad evitare la catastrofe. Ora, però, l’ondata di odio che straripa dai cuori potrebbe travolgere ogni argine e rendere possibile ciò che è inimmaginabile.

Questa corsa irrefrenabile verso l’abisso è dovuta al fatto, come ha rivelato la Madonna, che “satana è sciolto dalle catene”, facendo riferimento al tempo dell’Apocalisse nel quale l’umanità è entrata.

L’obbiettivo di Satana, come indicato dai Messaggi della Regina della pace, è quello di mettere sé stesso al posto di Dio, in modo tale da poter distruggere il mondo e di trascinare le anime all’inferno.

L’attacco inaudito di Satana, volto a distruggere l’opera della creazione e della redenzione, è la ragione per la quale Cristo ha inviato Maria sulla terra per affrontarlo e per impedirgli di prevalere.

Questa è la ragione della straordinaria presenza della Madonna a Medjugorje e della sua opera di guida e di rafforzamento della Chiesa che, senza questo potente aiuto del Cielo, non reggerebbe all’ondata infernale che si sta abbattendo sul mondo.

Ai sacerdoti increduli la Madonna ha precisato che non è la prima volta che Lei scende dal Cielo sulla terra per aiutare la Chiesa in difficoltà. Tanto più, osserviamo noi, in questo nostro tempo nel quale satana sta sferrando il suo più furioso attacco.

Per respingerlo e per portar l’umanità in un tempo di pace la Madonna chiama al suo servizio, senza escludere nessuno. Quelli che rispondono vinceranno con Lei.

RADIO MARIA BIELORUSSIA

Mi chiamo Eugenia
di Radio Maria Bielorussia

La Bielorussia è una terra di persone silenziose.
I cattolici bielorussi sono particolarmente umili e discreti — per natura, ma anche a causa della realtà in cui vivono.
Negli ultimi cinque anni, la situazione nel nostro Paese è peggiorata drammaticamente.
Oggi in Bielorussia ci sono più di mille prigionieri politici, torturati nelle carceri.
Oltre seicentomila persone sono state costrette a fuggire dalla loro terra per salvare la propria vita, la libertà, la famiglia.
Viviamo in un tempo in cui le famiglie sono divise, in cui i genitori non possono vedere i figli, in cui non è possibile tornare a casa nemmeno per il funerale di una persona amata.
Viviamo in un Paese dove parlare la propria lingua madre è diventato un atto di coraggio.
Si insegna a scuola, ma se la usi nella vita quotidiana, la gente ti guarda con sospetto: “Forse pensi qualcosa che non dovresti pensare?”
Quasi tutti i progetti caritativi sono stati chiusi.
Molte chiese protestanti sono state soppresse.
Ai cattolici è stato tolto uno dei loro simboli più noti della fede — la Chiesa Rossa di Minsk.
Un giorno la parrocchia ha ricevuto l’ordine di lasciare immediatamente l’edificio, e da allora non vi è più potuta tornare.
Ora la chiesa è sigillata, silenziosa.
Perfino pregare sui suoi gradini è vietato.
Anche i sacerdoti sono perseguitati.
Di tanto in tanto arrivano notizie terribili: uno è stato arrestato, un altro interrogato, un terzo perquisito.
Due sacerdoti stanno scontando pesanti condanne con l’accusa di “tradimento dello Stato”.
È come se le ombre del comunismo fossero tornate sulla nostra terra.
Immaginate un sacerdote a cui è proibito celebrare la Messa in prigione, che non può incontrare il proprio vescovo, costretto ai lavori più duri, e al quale è vietato parlare con gli altri detenuti — solo perché è sacerdote.
E la cosa più terribile è il silenzio.
Nessuno ne parla.
Le persone che sono rimaste in Bielorussia hanno paura.
Si nascondono, cercano solo di sopravvivere.
Sono persone silenziose, tristi — rinchiuse nel loro Paese, nelle loro case, nel proprio silenzio.
Quando parlo di tutto questo, sento la paura — la paura che anche queste parole possano essere pericolose, che la verità possa rendere tutto ancora più difficile.
Eppure, in questo silenzio c’è qualcosa di più profondo della paura.
Il silenzio in Bielorussia non è soltanto un segno di disperazione — è anche preghiera, dignità, fedeltà.
È un modo per sopravvivere, per conservare la propria anima e la propria fede.
È un silenzio che dice senza parole: Noi siamo qui.
E tuttavia, in questa oscurità ci sono piccole luci che non si spengono.
La nostra radio è una di queste luci.
In queste condizioni sentiamo quanto le persone abbiano bisogno di noi.
Siamo diventati un luogo, un’isola, dove persone di cultura, artisti, musicisti, sacerdoti e credenti possono venire per condividere la loro verità e la loro fede.
Siamo uno spazio in cui l’anima della Bielorussia — la sua lingua, la sua cultura, la sua fede — continua a vivere.
La gente viene da noi.
Ci porta le proprie storie, il proprio dolore, la propria speranza.
Facciamo ciò che sembra impossibile.
E la cosa più sorprendente è che esistiamo ormai da quasi nove anni — nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà economiche dei nostri benefattori.
Perché abbiamo bisogno di sostegno?
Perché possiamo fare di più.
I bielorussi fanno tutto il possibile per mantenere viva la nostra radio, e sono molti, ma non basta.
Potremmo registrare più programmi, viaggiare di più, raggiungere più persone.
Il nostro studio si trova in un antico edificio di una sinagoga che necessita di costanti riparazioni, e le nostre attrezzature — dopo tanti anni di servizio — sono ormai logorate.
Vogliamo fare ancora più bene, finché possiamo.
Vogliamo portare alle persone la speranza, la Parola di Dio, la loro cultura, la loro voce.
Perché attraverso la nostra voce — attraverso questo silenzio — il mondo può sentire il respiro della Bielorussia.

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DOMENICA MISSIONARIA PER RADIO MARIA: accoglienza aperta〽⭐
“Un fiume di Pace scorra tra la gente piena di odio e senza pace” – Medjugorje 25-2-1995

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