"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 78 di 367

Putin vuole quattro regioni dell’Ucraina: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. Ma per conquistarle servirebbero altri cinque anni di guerra

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 20 Ottobre 2025

La stima dell’Economist sui territori rivendicati da Mosca. L’offensiva estiva russa sta volgendo al termine: Mosca non ha ottenuto un solo risultato di quelli annunciati

Il Donetsk a Mosca? «Un progresso», dicono alcuni funzionari della Casa Bianca interpellati dal Washington Post, mentre Trump fa pressioni su Zelensky. «Darglielo sarebbe come tagliarsi un arto in cambio di niente», è la risposta di un diplomatico europeo.

Il fronte immobile

Rispetto ad aprile, quando Putin respinse la proposta di congelare le ostilità lungo la linea del fronte e chiese il pieno controllo sulla Crimea oltre che degli oblast di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson nonostante non ne abbia mai raggiunto il controllo totale, la posta dello zar si è un po’ abbassata. Ma sia dal vertice di Anchorage tra il presidente statunitense e quello russo a metà agosto, sia dal faccia a faccia tra il leader di Kiev e quello della Casa Bianca a fine settembre, molto poco si è mosso sul campo di battaglia. Perché Kiev dovrebbe allora bere l’amaro calice dopo dieci anni di guerra? Sarebbe un comportamento razionale o quello di Putin è un bluff? Accontentare Trump e cedere garantirebbe poi la pace?

L’offensiva estiva russa sta volgendo al termine e lo zar non ha ottenuto un solo risultato di quelli annunciati. Pokrovsk, in pericolo da più di un anno, non è caduta. Sono ancora lì Kramatorsk, Kostjantynivka, Kupiansk e perfino Chasiv Yar. Il Donetsk ha una quota di filorussi più alta di molte altre regioni. Ma non bisogna confondere la russofonia con la russofilia: anche se la percentuale di chi parla la lingua di Mosca nella regione magari non è scesa come nel resto del Paese, non è scontato che questo dato si traduca in sostegno politico.

Dall’inizio dell’invasione a gennaio di quest’anno, le perdite russe ammontano a 640.000-877.000 soldati, di cui 137.000-228.000 sono morti. E a metà ottobre il bilancio era aumentato quasi del 60%, passando da 984.000 a 1.438.000 perdite, di cui 190.000-480.000 morti. Il dato è di Kiev. E dunque di parte. Ma anche rivedendo la cifra al ribasso, le perdite russe non si sono tradotte in un corrispondente guadagno territoriale. Se poi si guarda la faccenda in un’ottica di lungo periodo, secondo una stima dell’Economist, al ritmo degli ultimi 30 giorni la conquista di ciò che resta delle quattro regioni che Putin rivendica richiederebbe fino a giugno 2030.

Oltre al tempo, gli uomini. Anche se si prova a girare la medaglia o a guardare le carte dell’altro giocatore, il tavolo non è scontato. Un crollo delle linee difensive ucraine è improbabile. La costante sorveglianza con droni, abbinata ad armi di precisione a lungo raggio, ha reso possibile l’accumulo di forze per entrambe le parti. Ma se la tecnologia ha cambiato i vecchi manuali militari, resta una regola: chi attacca deve avere il triplo degli uomini di chi difende. Inoltre, anche se i russi hanno imparato a usare piccole squadre di uomini nella kill zone, poi hanno bisogno di uomini e mezzi per tenere le posizioni.

Certo la war fatigue, il logoramento, e la carenza di uomini sono un problema per Kiev. Ma sono spine che potrebbero conficcarsi prima o poi anche nel fianco di Mosca. Quando è iniziata l’offensiva, i russi sono stati attirati da generosi bonus di arruolamento e la campagna di reclutamento del Cremlino ha superato quella ucraina di 10.000-15.000 unità al mese. Eppure, perfino per un regime, nascondere i sacchi da morto e le tombe non è facile. E, ancora, Putin non è Caterina la Grande che riuscì a imbrogliare i cosacchi: pure l’utilizzo di mercenari, vedi il caso della Wagner e di Prigozhin, non è semplicissimo da gestire. E perfino la zarina dovette fare concessioni abolendo la servitù della gleba.

Il boomerang

Dalle trincee alle fabbriche. Per quasi quattro anni, l’economia ucraina ha sofferto sotto i colpi dei missili russi. Ma ha provato a reagire producendo in casa missili e droni relativamente economici e proponendo agli alleati europei droni a basso costo. Certo, l’economia russa è molto più grande di quella dell’Ucraina e non è affatto una tigre di carta come ha detto Trump a New York. Ma non è nemmeno così florida come l’ha descritta il tycoon a Zelensky nel loro ultimo incontro. Perché se non è scontato che Pechino continui a foraggiare un alleato che, tutto sommato, fin qui ha portato a casa una guerra di logoramento, la forza di Mosca in termini produttivi è minuscola rispetto a quella degli alleati dell’Ucraina. L’Europa non vuole armarsi e non vuole scendere sul campo di battaglia. Ma se costretta a farlo, la guerra ibrida di Mosca potrebbe trasformarsi in un boomerang che finisce dritto sul tetto del Cremlino. Con o senza i missili Tomahawk.

IL PENSIERO QUOTIDIANO

Senza preghiera la fede muore

La preghiera è per la fede quello che è l’acqua per un fiore, ha ammonito la Regina della pace. Se a un fiore non viene data acqua appassisce e muore. Così è per la nostra fede quando non preghiamo.

Questo lo abbiamo visto nella nostra vita. Ogni volta che abbiamo trascurato la preghiera la nostra fede si è indebolita. Quando abbiamo cessato di pregare abbiamo smesso anche di credere.

Se non educhiamo alla preghiera i nostri figli, fin dai più teneri anni, dopo che avranno ricevuto i Sacramenti della iniziazione cristiana non vorranno più frequentare la Messa.

Si allontaneranno dalla Chiesa, vagheranno qua e là nella mondanità piena di illusioni e di seduzioni, per chiudere la loro vita senza raggiungere l’eternità beata perché, staccati da Dio, diventiamo rami secchi buoni solo per essere bruciati.

La preghiera, nella sua natura specifica, è una apertura dell’anima a Dio, perché la illumini con la sua luce e la ricolmi del suo amore. L’anima è creata capace di Dio e tende a Lui andando oltre i confini di ciò che è finito.

Questo movimento dell’anima verso Dio è aiutato dalle parole che, pronunciate col cuore, lo dilatano e lo elevano nella comprensione di Dio, della sua santità e delle sue infinite perfezioni.

Nella preghiera l’anima viene assimilata a Dio, fino divenire una sola cosa con Lui, superando sé stessa e i suoi limiti e pregustando istanti di eternità nei frammenti del tempo che passa.

Questa è una esperienza che possono fare tutti quelli che sono illuminati dalla grazia della fede, alimentata dai Sacramenti, dalla pratica dei Comandamenti e dalla perseveranza sulla via della salvezza.

Dio infatti, mediante la fede e la preghiera, chiama tutti a far parte della sua vita intima, che è amore e felicità sconfinati, di cui ci viene donato un anticipo nel nostro pellegrinaggio terreno.

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Papa Leone proclama 7 nuovi santi. “Il loro esempio ci ispiri nella comune vocazione alla santità”

“La loro intercessione ci assista nelle prove e il loro esempio ci ispiri nella comune vocazione alla santità.

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano, domenica 19 ottobre 2025, 11:37 (ACI Stampa).

Oggi è un altro grande giorno di festa per la Chiesa. Dopo la canonizzazione di Acutis e Frassati, Papa Leone XIV questa mattina in Piazza San Pietro proclama altri sette nuovi santi. Si tratta di carismi e personalità che provengono da varie parti del mondo. Ecco i nomi: Bartolo Longo, Ignazio Choukrallah Maloyan, José Gregorio Hernández Cisneros, Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, Peter To Rot, Maria Troncatti e Vincenza Maria Poloni. 

In Italia spicca fra tutti Bartolo Longo, il fondatore del santuario di Pompei, uno dei più grandi promotori della devozione al Santo Rosario. Maria Troncatti, religiosa salesiana, fu infermiera della Croce Rossa durante la Prima Guerra Mondiale e successivamente missionaria nell’oriente dell’Ecuador. Vincenza Maria Poloni fondò l’Istituto delle Suore della Misericordia, dedito all’assistenza degli ammalati e dei più poveri.

José Gregorio Hernández Cisneros, venezuelano, conosciuto come “il medico dei poveri”. La prima volta per il popolo venezuelano. Mons. Ignazio Maloyan fu arcivescovo cattolico armeno dell’eparchia di Amida. Durante la Prima Guerra Mondiale, il governo ottomano avviò la deportazione e lo sterminio del popolo armeno, di cui milioni furono vittime. Nel 1915, Maloyan fu arrestato e condannato a morte per la sua fede, dopo essersi rifiutato di abiurare il cristianesimo e convertirsi all’islam. Pietro To Rot, catechista e padre di famiglia nato nel 1912 in Papua Nuova Guinea, assunse la guida pastorale della sua comunità durante l’occupazione giapponese nella Seconda Guerra Mondiale. Quando le autorità tentarono di reintrodurre la poligamia, Pietro si oppose fermamente, difendendo la sacralità del matrimonio cristiano. Fu arrestato e martirizzato nel 1945. Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, conosciuta come Madre Carmen Rendiles, nacque a Caracas nel 1903 e fondò la Congregazione delle Serve di Gesù, approvata dalla Santa Sede nel 1965.

Prima dell’omelia il Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi presenta brevemente le biografie dei Beati che vengono proclamati Santi. Molti i pellegrini in Piazza che hanno applaudito ai santi provenienti dai loro paesi. In Piazza San Pietro sono state portate in processione le reliquie di questi nuovi santi. Le autorità competenti – secondo la Sala Stampa della Santa Sede – informano che sono presenti circa 55.000 fedeli all’inizio della Santa Messa in San Pietro.

“Proprio oggi stanno davanti a noi sette testimoni, i nuovi Santi e le nuove Sante, che con la grazia di Dio hanno tenuto accesa la lampada della fede, anzi, sono diventati loro stessi lampade capaci di diffondere la luce di Cristo”, dice il Papa durante l’omelia in Piazza San Pietro.

“Rispetto a grandi beni materiali e culturali, scientifici e artistici, la fede eccelle non perché essi siano da disprezzare, ma perché senza fede perdono senso. Ecco perché Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, si interroga sulla fede: se sparisse dal mondo, che cosa accadrebbe? Il cielo e la terra resterebbero come prima, ma non ci sarebbe più nel nostro cuore la speranza; la libertà di tutti verrebbe sconfitta dalla morte; il nostro desiderio di vita precipiterebbe nel nulla. Senza fede in Dio, non possiamo sperare nella salvezza.

 La domanda di Gesù allora ci inquieta, sì, ma solo se dimentichiamo che è Gesù stesso a pronunciarla. Le parole del Signore, infatti, restano sempre vangelo, cioè annuncio gioioso di salvezza. Questa salvezza è il dono della vita eterna che riceviamo dal Padre, mediante il Figlio, con la forza dello Spirito Santo”, commenta il Papa nella sua omelia.

“La preghiera della Chiesa ci ricorda che Dio fa giustizia verso tutti, donando per tutti la sua vita. Così, quando gridiamo al Signore: “dove sei?”, trasformiamo questa invocazione in preghiera e allora riconosciamo che Dio è lì dove l’innocente soffre. La croce di Cristo rivela la giustizia di Dio. E la giustizia di Dio è il perdono: Egli vede il male e lo redime, prendendolo su di sé. Quando siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi. Non c’è pianto che Dio non consoli; non c’è lacrima che sia lontana dal suo cuore. Il Signore ci ascolta, ci abbraccia come siamo, per trasformarci come Lui è. Chi invece rifiuta la misericordia di Dio, resta incapace di misericordia verso il prossimo. Chi non accoglie la pace come un dono, non saprà donare la pace”, continua ancora Papa Leone XIV.

Per il Pontefice Egli è “l’umile che chiama i prepotenti a conversione, il giusto che ci rende giusti, come attestano i nuovi Santi di oggi: non eroi, o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici. 

Questi fedeli amici di Cristo sono martiri per la loro fede, come il Vescovo Ignazio Choukrallah Maloyan e il catechista Pietro To Rot; sono evangelizzatori e missionarie, come suor Maria Troncatti; sono carismatiche fondatrici, come suor Vincenza Maria Poloni e suor Carmen Rendiles Martínez; col loro cuore ardente di devozione, sono benefattori dell’umanità, come Bartolo Longo e José Gregorio Hernández Cisneros. La loro intercessione ci assista nelle prove e il loro esempio ci ispiri nella comune vocazione alla santità. La fede sulla terra sostiene così la speranza del cielo”, conclude il Papa.

🍇🌾📖LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO-Benedizione: DOMENICA MISSIONARIA🙏29ma del Tempo Ordinario🙏🍇🌾📖

Giornata Missionaria per Radio Maria: Evangelizzare con Radio Maria a cura di Roberta

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