Mese: Settembre 2025 Pagina 10 di 32

Programma di Padre Livio – Lunedi 22 Settembre 2025
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Il racconto del Funerale di Charlie Kirk
h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla Fede
h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO (Nuova Serie – Ogni giorno una frase speciale della Gospa)
5. “L’Altissimo mi ha permesso di guidarvi sulla via della santità” (25-7-2025)
+ Il fine per il quale Dio ci ha creato è il Paradiso
+Il Paradiso è la visione di Dio e l’intima unione con Lui
+ Il Paradiso è lo scopo della vita sul quale impegnarsi costantemente
+La Madonna ci conduce per una via semplice: la preghiera, i Comandamenti e i Sacramenti (In particolare la Confessione e la Santa Messa)
+Il primo passo sulla via della Santità è la lotta al peccato mortale
+La Madonna ha detto di fare di tutto per evitare di passare per il Purgatorio
h. 10.05: TELEFONATA A PADRE LIVIO
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di Viviana Mazza, nostra inviata a Glendale (Arizona), Paolo Foschi e Redazione Online – Corriere della Sera – 22 Settembre 2025
Il funerale dell’attivista conservatore Charlie Kirk, assassinato il 10 settembre.

Il funerale dell’attivista conservatore Charlie Kirk si terrà a Glendale, in Arizona, a partire dalle 11 ora locale (le 20 in Italia).
Kirk è stato assassinato il 10 settembre in un college dello Utah. A sparare sarebbe stato Tyler Robinson, 22 anni: rischia la pena di morte. Le autorità non hanno rivelato un chiaro movente, ma secondo i procuratori Robinson avrebbe scritto che «ne aveva abbastanza» dell’odio a suo dire promosso da Kirk.
L’Arizona è lo Stato di adozione di Kirk: è lì che ha fondato l’influente gruppo conservatore Turning Point. Il vice presidente Usa Vance ha trasportato la bara di Kirk dallo Utah all’Arizona a bordo dell’Air Force Two il giorno dopo la sua morte.
Ai funerali parleranno la vedova di Kirk, Erika (nuova leader di Turning Point), il presidente Trump, il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Rubio; il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. e altre figure di spicco del movimento Maga (Make America Great Again).

2:04 | 22 Settembre
Il mondo Maga riunito per il funerale di Kirk. Trump: «Un martire della libertà»
di Viviana Mazza, nostra inviata a Glendale (Arizona)
«E gli angeli piangono, santo. E la creazione piange, santo. Tu vieni sollevato in alto, santo. Santo per sempre». Con le braccia al cielo, settantamila persone cantano Holy Forever nello State Farm Stadium di Glendale, sobborgo di Phoenix in Arizona. Per tre ore, a partire dalle 8 del mattino, si alternano i più famosi cantanti pop cristiani d’America — da Chris Tomlin a Phil Wickham — mentre lo stadio si riempie di persone che aspettavano in fila da molte ore, alcuni dalla sera prima. Gli amici di Charlie Kirk, quelli con cui ha fondato a 18 anni l’organizzazione Turning Point Usa, e la sua vedova non vogliono che questo sia solo il funerale dell’attivista più influente tra i giovani conservatori americani: vogliono che sia un revival, una rinascita di fede. «Non abbiamo visto violenza. Non abbiamo visto rivoluzione (dopo l’omicidio ndr), abbiamo visto un revival, persone che hanno ricominciato a pregare per la prima volta da anni…», dice asciugandosi le lacrime Erika Kirk, che adesso guiderà l’organizzazione.
Cerimonia blindata
I giornalisti sono stati radunati di fronte a una vicina chiesa alle 5:45 del mattino e condotti all’interno dello stadio dopo un’ora di controlli accurati di borse e zaini, del tutto vietati invece al pubblico generale. Da Washington due aerei che hanno trasportato in Arizona il presidente e le figure più importanti del governo. Nella folla ci sono anche cappellini rossi Make America Great Again, ma sono tanti i berretti con la scritta CK (le iniziali di Charlie Kirk) ed è onnipresente il logo di Turning Point. Sulle sedie vicino al palco ci sono fazzoletti per asciugarsi le lacrime.
Un grande applauso accoglie Trump quando appare in una delle tribune dove stringerà la mano persino a Elon Musk. «È un martire per la libertà dell’America», dice di Kirk, definendolo «eterno». «Charlie mi chiamava spesso e mi diceva: abbiamo un Paese da salvare — ha detto il presidente —. È stato lui per primo a parlarmi di un tizio dell’Ohio, dal nome di JD Vance… È stato lui a unire Maga (Make America Great Again) e Maha (Make America Healthy Again, il movimento di Robert F Kennedy jr)». Un applauso gigantesco dà il benvenuto a Vance, il «giovane» vicepresidente che ha dato a Kirk una buona parte del merito della vittoria dell’amministrazione Trump. «Charlie amava il dibattito perché voleva portare la verità il luoghi oscuri», dice Vance. «La verità è che matrimonio e famiglia sono più importanti dell’istruzione o della carriera… La verità è che Gesù Cristo è il re dei re».
Tra fede e politica
Al centro dell’evento c’è la fede cristiana di Kirk: lui stesso aveva detto — come ricorda Don Trump jr — «Voglio essere ricordato per la mia fede». Sono pieni di riferimenti biblici i discorsi di podcaster come Benny Johnson, Jack Posobiec, Tucker Carlson, che conducono popolari programmi in streaming, come pure dei membri del governo. Pete Hegseth, il capo del Pentagono, spiega che Charlie gli ha insegnato a prestare attenzione «alla guerra spirituale».
La fede è anche politica. «Il suo messaggio è chiaro», dice Don Trump Jr., il figlio del presidente. «Non arretreremo. Se credete in Dio, nella famiglia e nella libertà, siete con noi… non importa come avete votato. Se rigettate la propaganda delle fake news, siete i benvenuti».
«Contesteremo quello che è accettato dalla cultura di questa società, per cercare ciò che è accettato da Dio — dice Michael McCoy, il giovane assistente di Kirk che a 18 anni ha rinunciato all’università per lavorare con lui (gli è toccato telefonare alla vedova dicendole: «Hanno sparato a Charlie»). «La vera libertà è seguire Cristo nel fare quello che è giusto: sposarsi, avere più figli di quanti puoi permetterti», continua McCoy — parole più tardi ripetute da Marco Rubio, il segretario di Stato, tra gli altri.
«Siamo riuniti per piangere Charlie ma anche per dedicarci a portare a termine la sua missione e arrivare alla vittoria in suo nome — afferma Stephen Miller, stratega della politica interna di Trump e vicecapo dello staff della Casa Bianca —. Il giorno in cui è morto, gli angeli hanno pianto, ma quelle lacrime si sono trasformate in fuoco nel nostro cuore, un fuoco che il nostro nemico non comprende». Miller mette in scena una lotta del Bene contro il Male: «Erika è la tempesta, noi siamo la tempesta e i nostri nemici non comprendono la nostra forza, determinazione e passione… Pensate di aver ucciso Charlie Kirk? L’avete reso immortale… Sconfiggeremo le forze dell’oscurità e del male». Anche Vance avverte che non si può inseguire un falso «momento kumbaya» perché «il Male cammina ancora tra di noi».
Il discorso di Trump, in chiusura, è simile a quello dei suoi comizi e qualcuno comincia ad andar via. Dice che oggi nello Studio Ovale farà «uno degli annunci più grandi nella storia del nostro Paese: abbiamo trovato una risposta all’autismo». Ha definito il killer di Kirk «un mostro a sangue freddo radicalizzato». Ha parlato dei dazi, della Guardia nazionale a Washington che manderà a Chicago «come chiedeva Kirk», dei rivali politici: «Su questo non sono d’accordo con Charlie: io odio i miei oppositori».
I giovani seguaci
Kirk ha saputo parlare ad una parte della Generazione Z che si sente «affamata di fede», ci dice Gianna Lorenzi, 23 anni, che lavora come consulente nelle assicurazioni a Dallas e indossa un cappellino uguale all’amica Bella DiMatteo, pubblicitaria di New York: non c’è scritto «Make America Great Again» ma «It’s cool to love America» (è figo amare l’America). Lorenzi dice che seguiva Kirk sui social, sia per il suo messaggio di fede che per le sue idee politiche: «Mi ha incoraggiato a dire la verità in ogni situazione e mi ha mostrato che cosa significa vivere i valori della famiglia e i valori biblici, penso che sia qualcosa che la nostra generazione sta cercando davvero». Sam Carber, ventenne giunta con il fratello quindicenne, aggiunge: «I valori in cui crediamo non sono mai scomparsi, ma lui li ha offerti su piattaforme come TikTok».
Susie Wiles, l’ex manager della campagna elettorale di Trump che ora è il capo dello staff della Casa Bianca, è molto restia a parlare in pubblico: rifiutò di farlo anche la notte della vittoria di Trump. Ma parla oggi per Kirk, ricordando che la vittoria di Trump è stata trainata negli Stati in bilico dai giovani che hanno scelto l’attuale presidente e non i suoi rivali del partito democratico: «Merito di Charlie». Wiles guarda al futuro: «Dobbiamo assicurarci che la prossima generazione sappia che questo movimento è la sua casa».
1:20 | 22 Settembre
Alla fine del funerale l’abbraccio fra Trump e Erika Kirk
Abbraccio sul palco fra Donald Trump e Erika Kirk alla fine della cerimonia allo State farm Stadium. La vedova Kirk non trattiene le lacrime e si appoggia al presidente.
1:19 | 22 Settembre
Trump: «Kirk ha cambiato la storia»
«Charlie ha iniziato solo con l’idea di far cambiare idea nel campus, invece ha ottenuto risultati ben maggiore: ha cambiato la storia». Lo ha detto Donald Trump.
1:14 | 22 Settembre
Trump: «L’omicidio di Kirk è stato un attacco a tutta l’America»
«Abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di Charlie»: la sua uccisione «non è stato solo un attacco a un uomo o movimento, ma a tutta l’America». Lo ha detto Donald Trump., descrivendo l’attivista come «eterno» e ribadendo che gli consegnerà la Medal of Freedom, la maggiore onorificenza civile americana.
1:13 | 22 Settembre
Trump: «Charlie non odiava i suoi oppositori, io li odio»
Poco dopo il perdono annunciato dalla vedova di Charlie Kirk, Erika, Donald Trump interviene alla cerimonia funebre per l’attivista conservatore per dire che mentre «Charlie non odiava i suoi oppositori, io li odio e non gli auguro il meglio». Il presidente Usa, ha proseguito «magari Erika mi persuaderà». «Su questo non andavo d’accordo con Charlie, scusa Charlie… magari Erika mi persuaderà’»
0:50 | 22 Settembre
Trump: «Kirk mi parlò di Jd Vance»
Turning Point Usa sarà «ancora più grande e ancora migliore», ha detto Trump riferendosi al gruppo fondato da Charlie Kirk. «Ha lavorato nella mia campagna nel 2016 e viaggiato con i miei figli Donald Jr e Eric. È colui che ha aiutato a mettere insieme Maga e Maha», il Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr. Nelle prossime ore ci sarà un evento con «Kennedy e riguarderà l’autismo», ha aggiunto Trump. Kirk non solo ha aiutato a unire Maga e Maha ma «mi ha parlato anche di Jd Vance». Secondo quanto raccontato da Vance, Kirk ha convinto Trump a sceglierlo come vicepresidente.
0:42 | 22 Settembre
Trump: «Kirk mi chiese di rendere più sicura Chicago, noi lo faremo»
«Una delle ultime cose che Charlie mi ha detto è stata di rendere sicura Chicago» dal crimine e «noi salveremo Chicago». Lo ha detto Donald Trump che da settimane insinua la possibilità di inviare truppe federali nella città.
0:37 | 22 Settembre
Trump: «Kirk era un gigante ucciso da un mostro radicalizzato»
«L’America è un paese in shock: due settimane fa il paese è stato derubato di un gigante della sua generazione», ucciso da una «mostro radicalizzato». Lo ha detto Donald Trump dal palco dei funerali di Charlie Kirk, dove è salito fra gli applausi e sulle note di `God Bless The Usa´ eseguita da Lee Greenwood. Trump parla di una perdita «monumentale»
0:36 | 22 Settembre
Trump: «Kirk martire della libertà, la sua voce vivrà per sempre»
«Kirk martire della libertà, la sua voce vivrà per sempre»: lo ha detto il presidente Donald Trump parlando al funerale di Charlie Kirk.
0:30 | 22 Settembre
Erika Kirk: «La missione di Charlie è la mia missione»
«La missione di Charlie è la mia missione. Sono onorata di essere la nuova ceo di Turning Point Usa. Continueremo gli eventi nei college. Nessun assassino ci fermerà dal difendere» il primo emendamento. Lo ha detto Erika Kirk. «Ti renderò orgoglioso», ha aggiunto rivolgendosi al marito fra gli applausi scroscianti del pubblico.
0:24 | 22 Settembre
Erika Kirk: «Charlie era anche pronto a morire»
«Anche se Charlie è morto troppo presto, era anche pronto a morire. ha lasciato questo mondo senza rimpianti». Lo ha detto Erika Kirk asciugandosi le lacrime. «Eravamo una squadra che lavorava per la stessa missione. Il matrimonio con Charlie è stata la cosa più bella che mi sia capitata», ha raccontato. «Ogni sabato mi scriveva una lettera, e chiudeva con: per favore fammi sapere cosa posso fare di più come marito. A tutti gli uomini che ci stanno guardando: accettate la sfida di Charlei. Siate forti e coraggiose per le vostre famiglie, amate le vostre mogli e guidatele. Amate i vostri figli. Siate la guida spirituale a casa», ha affermato la vedova di Kirk. «Ho una sfida anche per le donne: siate virtuose. Noi siamo le guardiane».
0:23 | 22 Settembre
Erika Kirk: «Perdono il giovane che ha tolto la vita a mio marito»
«Mio marito Charlie voleva salvare i giovani, come colui che gli ha tolto la vita. Perdono quel giovane». Lo ha detto Erika Kirk perdonando il killer di suo marito fra le lacrime. «La risposta all’odio non è altro odio», ha aggiun
0:13 | 22 Settembre
Rubio: «L’omicidio di Kirk è stato un assassinio politico»
Il segretario di Stato Marco Rubio ha ricordato l’amicizia personale che lo legava a Charlie Kirk. L’omicidio dell’attivista è stato «un assassinio politico, ma anche una morte in famiglia», ha detto Rubio nel suo intervento allo stadio di Glendale, dove si stanno svolgendo i funerali di Kirk.
0:11 | 22 Settembre
Erika Kirg: «Dopo l’assassinio di Charlie, abbiamo visto la rinascita»
«Dopo l’assassinio di Charlie, non abbiamo visto violenza, rivolte o rivoluzione. Abbiamo visto quello che mio marito ha sempre pregato di vedere in questo paese. Abbiamo visto la rinascita». Lo ha detto Erika Kirk fra gli applausi del pubblico.
0:06 | 22 Settembre
Il riavvicinamento tra Trump e Musk
Donald Trump ed Elon Musk assistono alla cerimonia seduti uno accanto all’altro. Un segnale di riavvicinamento tra il presidente e l’ex capo del Doge che dopo l’uscita do quest’ultimo dal team della Casa Bianca si erano fatti burrascosi

0:01 | 21 Settembre
Standing ovation per Erika Kirk
Un boato ha accolto la comparsa sul palco di Erika Kirk, vedova di Charlie e ora Ceo di Turning Point. Tutta la folla è in piedi e applaude. Lei si commuove e dice: «Si è sottomesso alla volontà di Dio»
23:44 | 21 Settembre
JD Vance: «Charlie portava la verità»
«Hanno cercato di mettere a tacere Charlie ma noi oggi parleremo ancor più ad alta voce»: così ha esordito dal palco il vicepresidente JD Vance che di Kirk era amico personale. «Lui ha portato la verità e ha cambiato il corso della storia americana».
23:36 | 21 Settembre
Tulsi Gabbard: «Un guerriero della libertà di parola»
La direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha elogiato Charlie Kirk definendolo un «guerriero» che difende la libertà di parola, affermando che la sua voce è ora «più forte che mai» nonostante coloro che, a suo dire, hanno cercato di «metterlo a tacere».
23:25 | 21 Settembre
Robert Kennedy: «Kirk come Gesù Cristo»
Il segretario alla salute Roberet F. Kennedy avanza un paragonme ardito e accosta Kirk alla figura di Gesù: «Cristo è morto a 33 anni, ma ha cambiato la traiettoria della storia», ha detto il segretario. «Charlie è morto a 31 anni e anche lui ora ha cambiato la traiettoria della storia».
23:14 | 21 Settembre
Hegseth: provvedimenti contro chi critica Kirk
«La vita, l’esempio e persino la morte del seguace di Cristo e patriota americano Charlie Kirk mi danno speranza» con queste parole il capo del Pentagono Pete Hegseth ha tratteggiato la figura dell’ucciso. Il Segretario alla Difesa ha anche promesso di prendere provvedimenti contro i membri dell’esercito che pubblicano sui social media post sull’omicidio di Kirk che ritiene inappropriati.
23:01 | 21 Settembre
Rubio: «È stato un omicidio politico»
Tocca al segretario di Stato Marco Rubio: «Quello di Kirk è un assassinio politico, ma anche una morte in famiglia. Abbiamo negato i visti di ingresso negli Usa alle persone che hanno celebrato la morte di Charlie». Dello scomparso Rubio ha detto: «Lo ricorderemo per aver detto sempre che se si vuole vivere una vita produttive è necessario sposarsi, avere figli e amare il proprio paese».
22:39 | 21 Settembre
Miller: «Omicidio Kirk frutto di campagna organizzata»
Tocca a Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, il primo intervento prettamente politico. «Una campagna organizzata ha portato a questo assassinio.. Useremo la nostra rabbia per sradicare e smantellare queste reti terroristiche».
22:25 | 21 Settembre
Il mentore di Kirk rievoca gli istanti dell’omicidio
Frank Turek, mentore di Charlie Kirk, ha raccontato di aver assistito al momento in cui Kirk è stato colpito a morte. «Quando è risuonato lo sparo, ho fatto un passo verso di lui, ma la sua squadra di sicurezza gli è stata subito addosso. Charlie era come un figlio per me, sono corso verso la squadra di sicurezza e siamo corsi insieme al SUV» ha detto Turek, conduttore radiofonico e autore cristiano.
22:15 | 21 Settembre
Carson evoca il «complotto comunista» contro gli Usa
L’ex candidato presidenziale repubblicano Ben Carson ha evocato «un complotto comunista per sovvertire il Paese» dietro l’omicidio di Charlie Kirk. Lo ha proclamato dal palco dello stadio durante il funerale. «Da anni stanno tentando di cambiare la cultura dell’America».
22:04 | 21 Settembre
La deputata: «Lui come JFK e Marin Luther King»
La deputata della Florida Anna Paulina Luna ha parlato della capacità del suo amico Charlie Kirk di “risvegliare una generazione” e ha invitato i giovani a raccogliere la sua eredità. Luna ha paragonato Kirk all’innovazione ispirata dal presidente John F. Kennedy e al «coraggio morale» di Martin Luther King Jr., affermando che il fondatore di Turning Point USA «ha modificato la traiettoria della nostra moderna lotta contro il decadimento culturale e la tirannia ideologica».
21:52 | 21 Settembre
Più Bibbia che politica, fino a questo punto
I riferimenrti biblici e gli argomenti religiosi prevalgono nettamente – dopo circa due ore di cerimonia – su quelli di tipo politico. Anche il portavoce di Turning Point, Andrew Kolvet ha descritto Kirk come «un profeta in senso biblico, ha affrontato il male, proclamato la verità e ci ha chiamati a pentirci e a salvarci».
21:34 | 21 Settembre
Trump accolto con il coro «Usa! Usa!»
Donald Trump e il suo vice JD Vance sono arrivato allo stadio di Glendale. La folla li ha accolti tributando loro il coro «Usa! Usa!»
21:12 | 21 Settembre
Grande attesa per il discorso di Erika
Secondo la Cnn, proprio il discorso di Erika, che assunto la carica di Ceo di Turning Point è molto atteso dai partecipanti. «Anche più di quello di Trump» riferisce l’emittente, sottolineando come ogni citazione del nome della donna suscita l’immediata ovazione dello stadio.
21:07 | 21 Settembre
La vedova Kirk: «Charlie aveva il sorriso di Monna Lisa»
«Charlie aveva il volto di un morto felice»: ha quanto la vedova di Kirk, Erika, ha raccontato al New York Times. La donna ha detto di aver insistito per vedere il corpo del marito anche se lo sceriffo della contea glielo sconsigliava. «I suoi occhi erano semi aperti e aveva sul volto un mezzo sorriso alla Monna Lisa, come se Gesù lo avesse salvato».
21:00 | 21 Settembre
Anche Kierkegaard per ricordare Charlie
«Il tiranno muore e il suo dominio finisce; il martire muore e il suo dominio inizia»: Mickey McCoy, ex capo dello staff di Kirk fa ricorso a una citazione del filosofo Kierkegaard per ricordare il defunto. Dalla platea è partito un applauso molto caloroso, ha detto, tra le forti acclamazioni dello stadio.
20:40 | 21 Settembre
«Charlie non aveva paura»
«Charlie non ha mai avuto paura, perché sapeva che la sua vita era al sicuro nelle mani di Dio» ha affermato il reverendo McCoy, pastore evangelico e fervente sostenitore del presidente Donald Trump.
2
Chi parlerà al funerale? L’elenco completo degli oratori (e l’incognita di Trump)
Ecco l’elenco completo degli oratori, annunciato sul sito web del memoriale di Kirk:
– la vedova di Charlie Kirk, Erika;
– il presidente Trump;
– il vicepresidente JD Vance;
– il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles;
– il segretario di Stato Marco Rubio; il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr.;
– il segretario alla Guerra Pete Hegseth;
– la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard;
– l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson;
– Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca;
– il direttore dell’ufficio del personale presidenziale della Casa Bianca Sergio Gor.
Oltre a quelli sopracitati, il sito web afferma che saranno annunciati anche altri nomi. Questo dovrebbe essere anche l’ordine di intervento alla cerimonia funebre, ma c’è un incognita sul discorso di Trump: pur essendo teoricamente previsto come secondo, dopo la vedova di Kirk, il pool di giornalisti al seguito del presidente (già partito dalla Casa Bianca per l’Arizona) riferiscono che parlerà per ultimo
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 21 Settembre 2025
Pubblicata la biografia «León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI», scritta dalla giornalista Elise Ann Allen e conclusa dalla prima intervista a papa Prevost. Da Trump e Gaza alle finanze del Vaticano

CITTÀ DEL VATICANO «Sto cercando di non continuare a polarizzare o promuovere la polarizzazione nella Chiesa». È uscita oggi la biografia «León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI» (Penguin Peri), scritta dalla giornalista Elise Ann Allen e conclusa dalla prima intervista a Papa Prevost, un lungo colloquio del quale domenica scorsa erano stati anticipati alcuni passaggi.
Un testo nel quale tra l’altro il Papa si mostra prudente su temi divisivi come la questione Lgbtq e si mostra attento a comporre le differenze nella Chiesa, predicando accoglienza e rispetto ma senza strappi dottrinali: «Trovo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro, che cambierà la dottrina della Chiesa in termini di ciò che la Chiesa insegna sulla sessualità, ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio».
L’intervista
Leone XIV affronta questioni interne e di politica internazionale, a cominciare dall’«orrore» di Gaza, anche se non si pronuncia sulla definizione di «genocidio». Parla anche del suo Paese e di Trump: «Non ho intenzione di farmi coinvolgere nella politica di parte». Perché «il mio compito è annunciare la Buona Novella, predicare il Vangelo», chiarisce in uno dei passaggi più significativi: «Se perdiamo l’orizzonte, perdiamo la bussola, potremmo vagare invano senza sapere dove andare. Quindi, in un certo senso, non vedo il mio ruolo principale come quello di cercare di risolvere i problemi del mondo, anche se penso che la Chiesa abbia una voce, un messaggio che deve continuare ad essere predicato, detto e detto ad alta voce. I valori che la Chiesa promuoverà nell’affrontare alcune di queste crisi mondiali non vengono dal nulla, ma dal Vangelo. Ci sono stati periodi in cui questa voce è stata persa, ignorata o sottovalutata. In questo senso, credo che la mia missione debba essere, ed è molto chiara».
Gaza e la parola genocidio
«Nonostante alcune dichiarazioni molto chiare da parte del governo degli Stati Uniti, recentemente da parte del presidente Trump, non c’è stata una risposta chiara in termini di ricerca di modi efficaci per alleviare le sofferenze della popolazione, delle persone innocenti a Gaza, e questo è ovviamente motivo di grande preoccupazione», dice il Papa.
«La parola genocidio viene usata sempre più spesso. Ufficialmente, la Santa Sede non ritiene che al momento sia possibile fare alcuna dichiarazione al riguardo. Esiste una definizione molto tecnica di genocidio, ma sempre più persone sollevano la questione, tra cui due gruppi per i diritti umani in Israele che hanno rilasciato una dichiarazione in tal senso. È davvero orribile vedere le immagini che trasmettono in televisione, speriamo che qualcosa cambi questa situazione».
I rapporti con l’ebraismo
«Forse sono troppo presuntuoso, ma oserei dire che già nei primi due mesi il rapporto con la comunità ebraica in quanto tale è leggermente migliorato», dice Papa Prevost: «Credo sia importante fare alcune distinzioni che loro stessi faranno in termini di ciò che sta facendo il governo di Israele e chi è la comunità ebraica. Ma fortunatamente, credo che ci sia stato, anche nei pochi incontri che ho già avuto, un piccolo avvicinamento. Le radici del nostro cristianesimo affondano nella religione ebraica e non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questo. Credo che ci sia molto da dire e molto da fare».
Trump, pace e migranti
«Una cosa che Francesco ha fatto verso la fine del suo pontificato, e che ritengo molto significativa, è stata la lettera che ha scritto sulla questione del trattamento degli immigrati», dice il Papa americano.
La linea resta quella del predecessore: «Il presidente Trump ha dichiarato la settimana scorsa che non aveva in programma di incontrarmi, e poi ha aggiunto: “Ma suo fratello è una brava persona”, e questo va bene. Uno dei miei fratelli lo ha incontrato ed è stato molto schietto riguardo alle sue opinioni politiche. Ma se ci fossero questioni specifiche che richiedessero un confronto con lui, non avrei alcun problema a farlo».
Prevost dice di essere pronto a «sostenere gli sforzi» sulla «promozione della pace nel mondo» che Trump «ha chiaramente affermato di voler perseguire», ma aggiunge: «Gli Stati Uniti sono una potenza a livello mondiale, dobbiamo riconoscerlo, e a volte le decisioni vengono prese più sulla base dell’economia che della dignità umana e del sostegno umano».
Del resto, «il fatto che io sia americano significa, tra le altre cose, che la gente non può dire, come ha fatto con Francesco, “lui non capisce gli Stati Uniti, semplicemente non vede cosa sta succedendo”». Il Papa, comunque, non vuole intervenire nel dibattito interno al suo Paese: «Non ho intenzione di farmi coinvolgere nella politica di parte. Non è questo il ruolo della Chiesa. Ma non ho paura di sollevare questioni che ritengo siano vere questioni evangeliche, che spero possano essere ascoltate da entrambe le parti, come si suol dire».
I rapporti con la Cina
Leone XIV parla anche dell’accordo storico con la Cina sulla nomina dei vescovi e la Ostpolitik vaticana. Non cambierà nulla, almeno per ora: «Direi che nel breve termine continuerò la politica che la Santa Sede ha seguito per alcuni anni ormai, e che è stata seguita da diversi predecessori. Non pretendo affatto di essere più saggio o più esperto di tutti coloro che mi hanno preceduto. Sto cercando di capire meglio come la Chiesa possa continuare la sua missione, rispettando sia la cultura che le questioni politiche, che ovviamente hanno una grande importanza, ma anche rispettando un gruppo significativo di cattolici cinesi che per molti anni hanno vissuto una sorta di oppressione o difficoltà nel vivere liberamente la loro fede, senza schierarsi».
Leone mette insomma i puntini sulle «i» in tema di libertà religiosa: «Per quanto riguarda l’Ostpolitik, le scelte che sono state fatte per dire in modo realistico: “Questo è ciò che possiamo fare in questo momento, andando verso il futuro”… È una situazione molto difficile. A lungo termine, non pretendo di dire cosa farò e cosa non farò, ma dopo due mesi ho già iniziato a discutere di questo argomento a diversi livelli».
Lgbtq: «Non ho un piano»
Leone XIV è cauto, «come abbiamo visto al sinodo, qualsiasi questione che riguardi le tematiche Lgbtq è altamente polarizzante all’interno della Chiesa». Al momento «non ho una piano», dice: «Ricordo qualcosa che mi disse un cardinale della parte orientale del mondo prima che diventassi papa, riguardo al fatto che “il mondo occidentale è fissato, ossessionato dalla sessualità”. Per alcune persone l’identità di una persona è tutta una questione di identità sessuale, mentre per molte persone in altre parti del mondo questo non è un tema primario in termini di come dovremmo rapportarci gli uni agli altri».
In ogni caso, «quello che sto cercando di dire è ciò che Francesco ha espresso molto chiaramente quando diceva “todos, todos, todos”. Tutti sono invitati, ma io non invito una persona perché ha o non ha una specifica identità. Invito una persona perché è figlio o figlia di Dio».
Coppie gay e matrimoni
«Ho già parlato del matrimonio, come ha fatto Papa Francesco quando era papa, dicendo che una famiglia è composta da un uomo e una donna uniti da un impegno solenne, benedetti nel sacramento del matrimonio. Ma anche solo dicendo questo, capisco che alcune persone lo prenderanno male», dice Leone.
«Nel Nord Europa stanno già pubblicando rituali di benedizione delle “persone che si amano”, come dicono loro, il che va specificamente contro il documento approvato da Papa Francesco, Fiducia Supplicans, che sostanzialmente dice che, naturalmente, possiamo benedire tutte le persone, ma non cerca un modo per ritualizzare un qualche tipo di benedizione perché non è ciò che insegna la Chiesa. Ciò non significa che quelle persone siano cattive, ma penso che sia molto importante, ancora una volta, capire come accettare gli altri che sono diversi da noi, come accettare le persone che fanno delle scelte nella loro vita e rispettarle».
Gli abusi
È una risposta lunga e meditata, quella che Leone XIV riserva agli abusi nel clero. Di certo «è una crisi reale» che «La Chiesa deve continuare ad affrontare perché non è risolta» . Quindi «occorre un’autentica e profonda sensibilità e compassione per il dolore e la sofferenza che le persone hanno subito per mano dei ministri della Chiesa».
Le statistiche «mostrano che ben oltre il 90 per cento delle persone che si fanno avanti e muovono accuse sono autentiche vittime. Dicono la verità. Non se lo stanno inventando». Ma «ci sono stati anche casi provati di accuse false» e quindi i processi devono essere fatti con rigore, rispettando anche i diritti dell’accusato e la presunzione d’innocenza, perché » ci sono stati sacerdoti la cui vita è stata distrutta a causa di questo». Resta il fatto che «grazie a Dio, la stragrande maggioranza delle persone che si dedicano alla Chiesa, sacerdoti, vescovi e religiosi, non hanno mai abusato di nessuno», chiarisce: «Quindi, non possiamo far sì che tutta la Chiesa si concentri esclusivamente su questo tema, perché non sarebbe una risposta autentica a ciò che il mondo sta cercando in termini di necessità della missione della Chiesa».
Donne nella Chiesa
Come il predecessore, Leone è convinto che all’altra metà (abbondante) della Chiesa debbano essere riconosciuti ruoli di maggiore responsabilità: «Spero di continuare sulle orme di Francesco, anche nella nomina di donne ad alcuni ruoli di leadership a diversi livelli nella vita della Chiesa, riconoscendo i doni che le donne hanno e che possono contribuire alla vita della Chiesa in molti modi».
Quanto alle diaconesse, cioè la questione dell’accesso delle donne al ministero del diaconato permanente, c’è ancora da studiare e approfondire la faccenda: «Al momento non ho intenzione di cambiare l’insegnamento della Chiesa su questo argomento. Penso che ci siano alcune domande preliminari che devono essere poste». Prevost, come del resto Bergoglio, non pensa comunque che il riconoscimento del ruolo delle donne passi attraverso le ordinazioni, le donne prete sono insomma fuori discussione: «Vorremmo semplicemente invitare le donne a diventare clericalizzate, e cosa avrebbe risolto realmente questo?».
Le finanze della Santa Sede
Quanto alla situazione finanziaria, la Santa Sede non è messa male come si dice: «Ci sono diverse unità finanziarie che compongono l’intera realtà della Santa Sede, del Vaticano. Molte stanno andando piuttosto bene. L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha appena pubblicato il suo rapporto finanziario per il 2024 e per l’anno in questione riporta un risultato positivo di oltre 60 milioni di euro. Perché ci lamentiamo di una crisi?».
Certo «dobbiamo evitare il tipo di scelte sbagliate che sono state fatte negli ultimi anni», spiega: «C’è stata grande pubblicità sull’acquisto di questo edificio a Londra, in Sloane Avenue, e su quanti milioni sono stati persi a causa di ciò. Penso che già durante il pontificato di Francesco siano stati compiuti passi significativi per introdurre nuovi controlli e contrappesi, verifiche su come sarebbero state le operazioni finanziarie, su come avrebbero funzionato. Ci sono state alcune cose molto positive in questo senso, quindi i risultati si stanno vedendo».
Messa in latino
Il Papa racconta di aver girò ricevuto «numerose richieste e lettere: la questione della messa in latino» e ricorda: «Ebbene, oggi è possibile celebrare la messa in latino. Se si tratta del rito del Vaticano II, non c’è alcun problema. Ovviamente, tra la Messa tridentina e la Messa del Vaticano II, la Messa di Paolo VI, non so bene come andrà a finire. È ovviamente molto complicato…».
Il problema, piuttosto, è che «le persone hanno usato la liturgia come scusa per promuovere altri argomenti», chiarisce: «È diventato uno strumento politico, e questo è molto spiacevole». Il pontefice dice che presto incontrerà i sostenitori del rito tridentino, ma aggiunge, a beneficio dei tradizionalisti che ne hanno fatto una battaglia : «Dei vescovi mi hanno detto: “Li abbiamo invitati a questo e quello, ma non vogliono nemmeno ascoltarci”. Non vogliono nemmeno parlarne. Questo è un problema in sé. Significa che ora siamo entrati nell’ideologia, non siamo più nell’esperienza della comunione ecclesiale. Questo è uno dei temi all’ordine del giorno».
Il viaggio in Turchia
Leone XIV conferma che andrà in Turchia, a Nicea, dove nel 325 l’imperatore Costantino convocò il primo concilio ecumenico che definì il Credo comune ai cristiani: «Sono molto interessato e spero di andare a Nicea alla fine di novembre. Alcuni avevano inizialmente immaginato un incontro tra il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e me. Ho chiesto che diventasse un’occasione ecumenica per invitare i leader cristiani di molte diverse religioni o comunità cristiane a partecipare tutti a questo incontro a Nicea, perché Nicea è un Credo, è uno dei momenti in cui, prima che avvenissero le diverse divisioni, possiamo ancora trovare una professione di fede comune».
La ricchezza vera è l’amicizia con il Signore e con i fratelli, ricorda Leone XIV all’Angelus domenicale in una piazza san Pietro gremita di 15 mila fedeli. Ogni egoismo porta a isolarci dagli altri e “sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti”. Bisogna amministrare i doni ricevuti dal Padre, la nostra stessa vita, con cura e responsabilità, sapendo che non ne siamo padroni e che non è l’accumulo il valore più importante

Antonella Palermo – Città del Vaticano
Nella catechesi dell’Angelus a piazza san Pietro, gremita di 15 mila fedeli in questa ultima domenica d’estate, il Papa commenta la parabola evangelica dell’amministratore disonesto (Lc 16,1-13) e, tornando ai temi già approfonditi nell’omelia della Messa celebrata stamane nella parrocchia pontificia di Sant’Anna, pone una serie di interrogativi su come amministriamo la nostra vita e i beni ricevuti. Un giorno saremo chiamati a rendere conto della gestione delle risorse della terra, davanti a Dio e agli uomini, a chi verrà dopo di noi. Leone, dunque, rimette a fuoco un fondamento: “Noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità”.
L’importanza di guadagnare degli amici
La parabola non è di immediata interpretazione e sembra spiazzante. Prevost ne spiega il senso guardando al comportamento e delle valutazioni dell’amministratore nel racconto biblico:
In questa situazione difficile, egli comprende che non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano; e, allora, si fa venire un’idea brillante: chiama i debitori e “taglia” i loro debiti, rinunciando quindi alla parte che sarebbe spettata proprio a lui. In questo modo, perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo.
Leone XIV: i governanti non trasformino la ricchezza in armi che distruggono i popoli
Alla Messa presieduta oggi, 21 settembre, nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, il Papa sottolinea che il denaro non va usato contro l’uomo, ma trasformato in bene comune. Poi…
Uscire dall’egoismo
Ciò che viene sottolineato nelle parole del Papa è la solerzia con cui il protagonista del brano della liturgia odierna esce dalla propria solitudine, dal proprio egoismo. Questo, avverte il Pontefice, è ciò che conta realmente:
Dobbiamo usare i beni del mondo e la nostra stessa vita pensando alla ricchezza vera, che è l’amicizia con il Signore e con i fratelli.
Dopo l’Angelus di questa domenica, nuovo appello del Papa per la pace in Medio Oriente, “terra martoriata”. “I popoli hanno bisogno di pace – scandisce con forza – chi li ama .
Edificare il bene
Ciò che serve, rimarca infine il Papa, è ancora il senso di giustizia e responsabilità.
Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi; ma questo ci isola dagli altri e sparge il veleno di una competizione che spesso genera conflitti. Oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e usarlo come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno.
Leone XIV: Gaza, non c’è futuro con la violenza, l’esilio forzato e la vendetta
Dopo l’Angelus di questa domenica, nuovo appello del Papa per la pace in Medio Oriente, “terra martoriata”. “I popoli hanno bisogno di pace – scandisce con forza – chi li ama veramente lavora per la pace”. E ringrazia le associazioni cattoliche impegnate nella solidarietà con la popolazione della Striscia. Un ricordo speciale per i malati di Alzheimer e Atassia
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Le immagini dei palestinesi in fuga da Gaza City con auto, camion, carretti di fortuna, e anche a piedi, dopo l’ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, sono nel cuore di Papa Leone XIV, che dopo la preghiera dell’Angelus di questa domenica, si rivolge ai rappresentanti di diverse associazioni cattoliche, impegnate nella solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza e presenti in Piazza San Pietro. Sottolinea di apprezzare la loro iniziativa “e molte altre che in tutta la Chiesa esprimono vicinanza ai fratelli e alle sorelle che soffrono in quella terra martoriata”.
Con voi e con i Pastori delle Chiese in Terra Santa ripeto: non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace: chi li ama veramente, lavora per la pace.
La veglia di preghiera del 22 settembre a Roma
Tra le iniziative, spicca quella della Comunità di Sant’Egidio, che insieme ad altre realtà e associazioni promuove per lunedì 22 settembre, alle ore 19.30 in piazza Santa Maria in Trastevere a Roma, una veglia di preghiera per la pace a Gaza. Adesiscono realtà ed associazioni come Acli, Agesci, Auxilium, Azione cattolica italiana, Comunione e Liberazione, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento cristiano dei lavoratori, Movimento dei Focolari, Movimento politico per l’unità, Ofs Ordine Francescano Secolare, Rinnovamento nello Spirito Santo. Guida la celebrazione il cardinale Gualtiero Bassetti, già presidente della CEI, ed è previsto un collegamento video con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini.
Successivamente il Papa saluta i pellegrini della Diocesi di Mindelo, Capo Verde, e quelli della Diocesi di Como. Quindi i gruppi venuti dall’Angola, dalla Polonia – in particolare da Bliżyn –, da Ciudad Real in Spagna, da Porto in Portogallo e da Mwanza in Tanzania. Rivolge poi il suo pensiero ai sacerdoti della Compagnia di Gesù che iniziano un percorso di studio a Roma e alla Società di San Vincenzo de’ Paoli. Infine ai fedeli di Sora, Pescara, Macerata, San Giovanni in Marignano, Venezia, Bassano del Grappa, Santa Caterina Villarmosa, Taranto, Somma Vesuviana, Ponzano Romano e vari gruppi della diocesi di Padova.
Il ricordo speciale per i malati di Alzheimer e Atassìa
Gli ultimi saluti sono per il Coro dell’Ordine degli Avvocati di Verona, il Coro femminile di Malo, a Vicenza, la Fondazione Oasi Nazareth di Corato, l’Associazione H-Earth Mani e Cuore. Infine, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, il Pontefice rivolge un ricordo speciale per le persone malate, unendole nel ricordo a chi soffre di Atassìa. Per questa malattia, la Giornata mondiale si celebra il 25 settembre.

4. La lotta quotidiana per conservare la fede
La Madonna ha constato con tristezza che, dopo tante anni delle sue quotidiane apparizioni, un numero enorme di persone non l’ha neppure presa in considerazione.
Effettivamente è così ed è un atteggiamento particolarmente grave , perché siamo davanti all’ultima mariofania della storia della salvezza, dopo la quale la Madre di Dio non verrà più a chiamare il mondo alla conversione.
Tuttavia, per quanto riguarda soprattutto l’Occidente, non si tratta tanto di una incredulità nei confronti di uno fenomeno soprannaturale, quanto piuttosto del rifiuto del soprannaturale in quanto tale, cioè della stessa Rivelazione divina.
Siamo cioè di fronte a una rimozione generalizzata della fede cristiana per cui, in particolare in Europa, l’ateismo e l’indifferenza religiosa sono divenuti un modo di pensare e di vivere dato per scontato.
Le chiese sono vuole perché la gente non crede più né in Dio, né in Cristo né nella vita eterna e, se tu cerchi di farla ragionare, ti prende per un fanatico fastidioso e pericoloso.
In questa “pagananizzazione” di massa si manifesta tutta la forza di “satana sciolto dalle catene” ed è per questo che la Madonna ci invita a consacrarci al suo Cuore e al Cuore di suo Figlio Gesù. ” In modo speciale adesso , cari figli miei, vi invito ad essermi vicino” (Gennaio 2001 a Marija).
Non c’è altro modo per resistere saldi nella fede e superare vittoriosamente le prove del tempo dei Segreti che l’intima unione con Gesù e Maria, alimentata dalla preghiera incessante, dalla rinuncia al mondo e alle sue vanità e dalla carità per le anime che dormono ignare il sonno della morte.

autore: Caravaggio anno: 1602 titolo: San Matteo e l’angelo luogo: Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma
Titolo: Apostolo ed evangelista
Nascita: I secolo a. C., Cafarnao (Galilea)
Morte: I secolo, Etiopia
Ricorrenza: 21 settembre
Tipologia: Festa
S. Matteo, che prima si chiamava Levi, è l’autore del primo Vangelo, che scrisse in aramaico, ed è uno dei primi Apostoli che Gesù chiamò alla sua sequela.
Giudeo di nascita, figlio di Alfeo, secondo S. Marco egli esercitava il mestiere di gabelliere in Cafarnao. Quando il Maestro Divino gli disse di seguirlo, stava appunto seduto al banco delle gabelle sulle rive del lago. Ecco il tratto evangelico: «E Gesù tornò verso il mare; e tutto il popolo andava a lui e li ammaestrava. E nel passare vide Levi d’Alfeo, seduto al banco della gabella, e gli disse: Seguimi. Ed egli, alzatosi, lo segui».
Mirabile generosità! Matteo aveva un ufficio che gli assicurava una certa agiatezza. Ma questa pronta rinuncia ai beni per seguire Gesù gli meritò una tale abbondanza di grazia da raggiungere le più alte cime della perfezione cristiana.
S. Matteo ebbe in seguito la fortuna di ospitare in casa sua il Salvatore, onde i Farisei si scandalizzarono moltissimo, perché Gesù mangiava coi pubblicani e coi peccatori.
Ma conosciamo la solenne risposta di Gesù: «Non son venuto per i sani, ma per i malati».
Ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecóste, predicò il Vangelo nella Giudea e nelle contrade vicine e poco dopo la dispersione degli Apostoli per il mondo, scrisse il Vangelo destinato ai Giudei.
S. Matteo, siccome scriveva per i suoi connazionali, volle dimostrare che Gesù Crocifisso era il Messia aspettato, il Redentore d’Israele profetato dalle Scritture. Ad ogni passo infatti si trova l’espressione: «Come è stato scritto da Isaia profeta, dai profeti», ecc. ecc.; e minuziosamente prova come le profezie e le promesse dell’Antico Testamento si siano compiute in Gesù Cristo.
Predicò poi il Vangelo nell’Africa, in Etiopia, e si sa per testimonianza di Clemente Alessandrino, che praticava l’esercizio della contemplazione e conduceva vita austerissima, non mangiando altro che erbe, radici e frutta selvatica.
Fu trucidato da una squadra di feroci pagani, mentre celebrava il santo sacrificio.
Le sue reliquie furono trasportate dopo trecento anni in Bretagna, e di qui nella sontuosissima cattedrale a lui dedicata nella città di Salerno.

di Stefano Caprio- Asia News – 21 Settembre 2025
Tra la fede ortodossa e il potere esiste un legame essenziale e originario, come mostrava già nell’XI secolo il “Discorso sulla legge e sulla grazia” del metropolita Ilarion, il “manifesto” della fede russa. A parte Filipp II di Mosca, che a fine Cinquecento si ribellò alle carneficine del primo zar Ivan IV il Terribile e venne per questo soffocato nella sua cella monastica, non si conoscono casi di altri oppositori ecclesiastici alle guerre sante dei monarchi.
Una delle questioni più drammatiche e controverse della stagione bellica della Russia putiniana riguarda il suo fondamento religioso, la proclamazione della “guerra santa” da parte del patriarca di Mosca Kirill e della gran parte del clero ortodosso russo, a parte un’esigua minoranza di sacerdoti pacifisti subito emarginati, espulsi dallo stato clericale ed esiliati all’estero. L’impressione è che si tratti di un ritorno alle interpretazioni medievali della guerra di religione tra cristiani e musulmani, con una retorica degna delle Crociate di mille anni fa, e qualcosa di vero in questo sguardo c’è sicuramente, ma non come imitazione russa di un passato latino e occidentale, piuttosto come un ritorno alle proprie origini del battesimo millenario.
Mentre il papa Urbano II teneva la sua omelia per incitare alla conquista di Gerusalemme e della Terra Santa, nel Concilio di Clermont del 1095, la Rus’ di Kiev esauriva il primo secolo della sua storia nelle lotte fratricide dei vari principi, e di lì a poco sarebbe stata sommersa e invasa dalle popolazioni asiatiche e dalle orde mongoliche, uscendo dalla storia per due secoli. La rilettura della storia antica, imposta dai capi di oggi come fondamento imprescindibile per la giustificazione della guerra attuale, si concentra proprio sugli eventi e le testimonianze di quel primo periodo, dal Battesimo di Kiev nel 988 all’invasione dei tartari nel 1240, perché tutti i periodi successivi della storia della Russia di Mosca e San Pietroburgo, e dell’Ucraina di Kiev e Odessa, oltre alla Bielorussia di Minsk e Polotsk, coinvolgendo polacchi, moldavi e rumeni, caucasici e centrasiatici degli imperi zarista e sovietico, dipendono dall’interpretazione del primo leggendario “secolo russo”.
L’antropologo siberiano Roman Šamolin, rettore dell’Università Aperta di Novosibirsk, propone di rivedere il “manifesto della fede russa”, uno dei testi più eclatanti della Rus’ di Kiev, cioè il “Discorso sulla legge e sulla grazia” del metropolita Ilarion, il primo sommo gerarca ecclesiastico di etnia russa imposto dal principe Jaroslav il Saggio nella prima metà dell’XI secolo, senza la benedizione canonica del patriarca di Costantinopoli. Si tratta di un panegirico del principe Vladimir il battezzatore e del “popolo nuovo” e benedetto della Rus’, a confronto con tutti gli altri popoli e quelli di “altra fede”, a cominciare dai “perfidi giudei” secondo la contrapposizione paolina tra il “popolo della Legge” e quello della Grazia che viene da Dio. Ilarion afferma solennemente che “la Legge è passata, ma la grazia e la verità hanno colmato tutta la terra, e la fede si è diffusa tra tutte le nazioni, fino alla nostra nazione russa”.
La polemica anti-giudaica, piuttosto classica nei tempi medievali, si estende in questo testo a tutti i popoli che non hanno riconosciuto Cristo, o che lo hanno in qualche modo tradito, cadendo nell’eresia e regredendo nella fede idolatrica. Così dunque “Dio ha posto la legge per preparare gli uomini a ricevere la verità e la grazia; affinché la natura umana retta dalla legge, rifuggendo il politeismo idolatrico, imparasse a credere nell’unico Dio; affinché l’umanità, come un vaso contaminato, dopo essere stata lavata dalla legge e dalla circoncisione come dall’acqua, potesse accogliere il latte della grazia e del battesimo”. E il battesimo di cui si parla è soprattutto quello di Kiev, il nuovo inizio della storia cristiana, perché “noi non scriviamo per gli incolti, ma per coloro che nutrono un profondo diletto per i libri; non scriviamo per i nemici di Dio, gli eterodossi, ma per i figli suoi; non per gli estranei, ma per gli eredi del regno dei cieli”. La Grazia divina si riflette nell’unica vera Ortodossia, che eleva “gli eredi” russi al di sopra della legge e del peccato, e “la salvezza cristiana è benefica e generosa, poiché si estende a tutti i confini della terra”, e così “benché i giudei fossero prima dei cristiani, i cristiani divennero più grandi dei giudei per la grazia di Cristo”.
Il Discorso di Ilarion si concentra quindi sull’elogio dei potenti, e del grande battezzatore Vladimir di Kiev, il principe “uguale agli apostoli”, estendendo la lode al figlio Jaroslav il Saggio, che sconfiggendo il fratellastro Svjatopolk aveva riportato la pace tra i principati della Rus’. Tra la fede ortodossa e il potere esiste quindi un legame essenziale e originario, la cosiddetta “sinfonia” di tradizione bizantina, ma rivista nella versione “apostolica” russa. “E così è stato: la fede apportatrice di grazia si è diffusa su tutta la terra ed è giunta fino al nostro popolo russo. Le paludi della Legge si sono prosciugate, ma la fonte del Vangelo si è gonfiata d’acqua e ha ricoperto la terra, dilagando fino a noi”, affidandosi alla saggezza dei principi, che saranno in qualche modo comparati o contrapposti al ruolo dei metropoliti e patriarchi soltanto in brevi sprazzi della storia russa. Negli ultimi tempi, il patriarca Kirill ha indicato la strada allo zar Putin solo nei primi anni, per poi sottomettersi alla sua volontà e al suo ardore nel conflitto con i popoli nemici, dell’Occidente invece che dell’Asia antica, ma senza grandi differenze di contenuto.
Come osserva lo storico della Chiesa e teologo più noto della Russia, il diacono Andrej Kuraev, ora esiliato e trasferito alla giurisdizione di Costantinopoli, “in tutto il tempo della Rus’ di Kiev non ci fu un anno senza guerre interne ai principati ed esterne con gli altri popoli, e sono rarissimi i casi in cui i metropoliti cercarono di fare i pacificatori, chiedendo ai potenti di ridurre le proprie ambizioni e abbassare le armi”. La tendenza è stata piuttosto quella opposta, e qualunque conflitto anche nei secoli successivi degli zar è stata giustificato e “benedetto” come difesa della vera fede contro i nemici, come scrive lo storico ottocentesco Nikolaj Kostomarov, ricordando quando il principe Ivan I Kalita, che a metà del Trecento voleva imporre Mosca come il principato dominante, “sollevò tutta la terra russa fino a Novgorod per rivolgersi con le armi contro Pskov, e il metropolita Feognost lanciò contro i nemici la maledizione e la scomunica, benedicendo le armate di Ivan”. A parte il metropolita Filipp II di Mosca, che si ribellò alle carneficine del primo zar Ivan IV il Terribile e venne per questo soffocato a fine Cinquecento nella cella monastica dove era stato rinchiuso, non si conoscono casi di altri oppositori ecclesiastici alle guerre sante dei monarchi della Russia.
Come affermava il metropolita Ilarion, “su di noi si è adempiuto quanto era stato detto dei popoli: Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio”. La grandezza della Rus’ era esaltata come quella del popolo chiamato a salvare la terra da ogni male, poiché “Roma eleva lodi a Pietro e Paolo, per mezzo dei quali ha acquistato la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio; l’Asia, Efeso e Patmos lodano san Giovanni il Teologo; l’India loda san Tommaso; l’Egitto san Marco; ogni terra, città e popolo onora e glorifica i suoi maestri, che hanno insegnato la fede ortodossa. Anche noi, dunque, per quanto ne siamo capaci, renderemo una lode, ancorché piccola, al nostro maestro e precettore, che compì gesta grandi e magnifiche, il grande principe della terra nostra Vladimir, nipote di Igor il vecchio, figlio del valoroso Svjatoslav, i quali, regnando al tempo loro, furono famosi per coraggio e valore in molte terre, e sono ancor oggi ricordati e glorificati per le loro vittorie e la loro forza. Infatti essi non dominarono una nazione misera e ignota, ma la nazione russa, che è nota e celebrata per tutti i confini della terra”. In questa memoria universale degli antichi regni cristiani, Ilarion tralascia soltanto l’impero di Costantinopoli e la lode dell’apostolo Andrea, che evidentemente erano stati ormai messi da parte dai russi, avendone assunto le parti nella comunione dei difensori della fede.
Secondo Šamolin “nella religiosità russa c’è un’evidente predominanza della forma sul contenuto, dell’immagine sul pensiero, dell’oggetto sul soggetto, del rito sul sentimento, e della sottomissione al potere al posto di qualunque riflessione sul senso della fede”. In definitiva “un dominio dell’immanente sul trascendente” fin dalle origini del cristianesimo di Kiev, ulteriormente esasperato nella variante moscovita e rimasto anche in quelle successive, dall’impero “occidentale” di Pietro il Grande a quello “ateista” di Josif Stalin, che restaurò le strutture ecclesiastiche per sostenere la guerra contro il nazismo. Qualunque sia il regime al potere, anche quello della democrazia “illiberale” di Vladimir Putin, la garanzia della sua corrispondenza alla storia del “mondo russo” è sempre l’ossequio della religione, rivista secondo i canoni della missione russa nei confronti del mondo intero. Come ricordava Ilarion di Kiev, “se qualcuno non si fece battezzare per amore, lo fece per timore verso colui che lo ordinava, poiché in lui la vera fede si univa all’autorità; allora le tenebre idolatriche presero a diradarsi, e apparve l’alba della vera fede, allora scomparve l’oscurità dell’asservimento ai demoni, e il sole del Vangelo illuminò la terra”.