di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 21 Settembre 2025
Pubblicata la biografia «León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI», scritta dalla giornalista Elise Ann Allen e conclusa dalla prima intervista a papa Prevost. Da Trump e Gaza alle finanze del Vaticano

CITTÀ DEL VATICANO «Sto cercando di non continuare a polarizzare o promuovere la polarizzazione nella Chiesa». È uscita oggi la biografia «León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI» (Penguin Peri), scritta dalla giornalista Elise Ann Allen e conclusa dalla prima intervista a Papa Prevost, un lungo colloquio del quale domenica scorsa erano stati anticipati alcuni passaggi.
Un testo nel quale tra l’altro il Papa si mostra prudente su temi divisivi come la questione Lgbtq e si mostra attento a comporre le differenze nella Chiesa, predicando accoglienza e rispetto ma senza strappi dottrinali: «Trovo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro, che cambierà la dottrina della Chiesa in termini di ciò che la Chiesa insegna sulla sessualità, ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio».
L’intervista
Leone XIV affronta questioni interne e di politica internazionale, a cominciare dall’«orrore» di Gaza, anche se non si pronuncia sulla definizione di «genocidio». Parla anche del suo Paese e di Trump: «Non ho intenzione di farmi coinvolgere nella politica di parte». Perché «il mio compito è annunciare la Buona Novella, predicare il Vangelo», chiarisce in uno dei passaggi più significativi: «Se perdiamo l’orizzonte, perdiamo la bussola, potremmo vagare invano senza sapere dove andare. Quindi, in un certo senso, non vedo il mio ruolo principale come quello di cercare di risolvere i problemi del mondo, anche se penso che la Chiesa abbia una voce, un messaggio che deve continuare ad essere predicato, detto e detto ad alta voce. I valori che la Chiesa promuoverà nell’affrontare alcune di queste crisi mondiali non vengono dal nulla, ma dal Vangelo. Ci sono stati periodi in cui questa voce è stata persa, ignorata o sottovalutata. In questo senso, credo che la mia missione debba essere, ed è molto chiara».
Gaza e la parola genocidio
«Nonostante alcune dichiarazioni molto chiare da parte del governo degli Stati Uniti, recentemente da parte del presidente Trump, non c’è stata una risposta chiara in termini di ricerca di modi efficaci per alleviare le sofferenze della popolazione, delle persone innocenti a Gaza, e questo è ovviamente motivo di grande preoccupazione», dice il Papa.
«La parola genocidio viene usata sempre più spesso. Ufficialmente, la Santa Sede non ritiene che al momento sia possibile fare alcuna dichiarazione al riguardo. Esiste una definizione molto tecnica di genocidio, ma sempre più persone sollevano la questione, tra cui due gruppi per i diritti umani in Israele che hanno rilasciato una dichiarazione in tal senso. È davvero orribile vedere le immagini che trasmettono in televisione, speriamo che qualcosa cambi questa situazione».
I rapporti con l’ebraismo
«Forse sono troppo presuntuoso, ma oserei dire che già nei primi due mesi il rapporto con la comunità ebraica in quanto tale è leggermente migliorato», dice Papa Prevost: «Credo sia importante fare alcune distinzioni che loro stessi faranno in termini di ciò che sta facendo il governo di Israele e chi è la comunità ebraica. Ma fortunatamente, credo che ci sia stato, anche nei pochi incontri che ho già avuto, un piccolo avvicinamento. Le radici del nostro cristianesimo affondano nella religione ebraica e non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questo. Credo che ci sia molto da dire e molto da fare».
Trump, pace e migranti
«Una cosa che Francesco ha fatto verso la fine del suo pontificato, e che ritengo molto significativa, è stata la lettera che ha scritto sulla questione del trattamento degli immigrati», dice il Papa americano.
La linea resta quella del predecessore: «Il presidente Trump ha dichiarato la settimana scorsa che non aveva in programma di incontrarmi, e poi ha aggiunto: “Ma suo fratello è una brava persona”, e questo va bene. Uno dei miei fratelli lo ha incontrato ed è stato molto schietto riguardo alle sue opinioni politiche. Ma se ci fossero questioni specifiche che richiedessero un confronto con lui, non avrei alcun problema a farlo».
Prevost dice di essere pronto a «sostenere gli sforzi» sulla «promozione della pace nel mondo» che Trump «ha chiaramente affermato di voler perseguire», ma aggiunge: «Gli Stati Uniti sono una potenza a livello mondiale, dobbiamo riconoscerlo, e a volte le decisioni vengono prese più sulla base dell’economia che della dignità umana e del sostegno umano».
Del resto, «il fatto che io sia americano significa, tra le altre cose, che la gente non può dire, come ha fatto con Francesco, “lui non capisce gli Stati Uniti, semplicemente non vede cosa sta succedendo”». Il Papa, comunque, non vuole intervenire nel dibattito interno al suo Paese: «Non ho intenzione di farmi coinvolgere nella politica di parte. Non è questo il ruolo della Chiesa. Ma non ho paura di sollevare questioni che ritengo siano vere questioni evangeliche, che spero possano essere ascoltate da entrambe le parti, come si suol dire».
I rapporti con la Cina
Leone XIV parla anche dell’accordo storico con la Cina sulla nomina dei vescovi e la Ostpolitik vaticana. Non cambierà nulla, almeno per ora: «Direi che nel breve termine continuerò la politica che la Santa Sede ha seguito per alcuni anni ormai, e che è stata seguita da diversi predecessori. Non pretendo affatto di essere più saggio o più esperto di tutti coloro che mi hanno preceduto. Sto cercando di capire meglio come la Chiesa possa continuare la sua missione, rispettando sia la cultura che le questioni politiche, che ovviamente hanno una grande importanza, ma anche rispettando un gruppo significativo di cattolici cinesi che per molti anni hanno vissuto una sorta di oppressione o difficoltà nel vivere liberamente la loro fede, senza schierarsi».
Leone mette insomma i puntini sulle «i» in tema di libertà religiosa: «Per quanto riguarda l’Ostpolitik, le scelte che sono state fatte per dire in modo realistico: “Questo è ciò che possiamo fare in questo momento, andando verso il futuro”… È una situazione molto difficile. A lungo termine, non pretendo di dire cosa farò e cosa non farò, ma dopo due mesi ho già iniziato a discutere di questo argomento a diversi livelli».
Lgbtq: «Non ho un piano»
Leone XIV è cauto, «come abbiamo visto al sinodo, qualsiasi questione che riguardi le tematiche Lgbtq è altamente polarizzante all’interno della Chiesa». Al momento «non ho una piano», dice: «Ricordo qualcosa che mi disse un cardinale della parte orientale del mondo prima che diventassi papa, riguardo al fatto che “il mondo occidentale è fissato, ossessionato dalla sessualità”. Per alcune persone l’identità di una persona è tutta una questione di identità sessuale, mentre per molte persone in altre parti del mondo questo non è un tema primario in termini di come dovremmo rapportarci gli uni agli altri».
In ogni caso, «quello che sto cercando di dire è ciò che Francesco ha espresso molto chiaramente quando diceva “todos, todos, todos”. Tutti sono invitati, ma io non invito una persona perché ha o non ha una specifica identità. Invito una persona perché è figlio o figlia di Dio».
Coppie gay e matrimoni
«Ho già parlato del matrimonio, come ha fatto Papa Francesco quando era papa, dicendo che una famiglia è composta da un uomo e una donna uniti da un impegno solenne, benedetti nel sacramento del matrimonio. Ma anche solo dicendo questo, capisco che alcune persone lo prenderanno male», dice Leone.
«Nel Nord Europa stanno già pubblicando rituali di benedizione delle “persone che si amano”, come dicono loro, il che va specificamente contro il documento approvato da Papa Francesco, Fiducia Supplicans, che sostanzialmente dice che, naturalmente, possiamo benedire tutte le persone, ma non cerca un modo per ritualizzare un qualche tipo di benedizione perché non è ciò che insegna la Chiesa. Ciò non significa che quelle persone siano cattive, ma penso che sia molto importante, ancora una volta, capire come accettare gli altri che sono diversi da noi, come accettare le persone che fanno delle scelte nella loro vita e rispettarle».
Gli abusi
È una risposta lunga e meditata, quella che Leone XIV riserva agli abusi nel clero. Di certo «è una crisi reale» che «La Chiesa deve continuare ad affrontare perché non è risolta» . Quindi «occorre un’autentica e profonda sensibilità e compassione per il dolore e la sofferenza che le persone hanno subito per mano dei ministri della Chiesa».
Le statistiche «mostrano che ben oltre il 90 per cento delle persone che si fanno avanti e muovono accuse sono autentiche vittime. Dicono la verità. Non se lo stanno inventando». Ma «ci sono stati anche casi provati di accuse false» e quindi i processi devono essere fatti con rigore, rispettando anche i diritti dell’accusato e la presunzione d’innocenza, perché » ci sono stati sacerdoti la cui vita è stata distrutta a causa di questo». Resta il fatto che «grazie a Dio, la stragrande maggioranza delle persone che si dedicano alla Chiesa, sacerdoti, vescovi e religiosi, non hanno mai abusato di nessuno», chiarisce: «Quindi, non possiamo far sì che tutta la Chiesa si concentri esclusivamente su questo tema, perché non sarebbe una risposta autentica a ciò che il mondo sta cercando in termini di necessità della missione della Chiesa».
Donne nella Chiesa
Come il predecessore, Leone è convinto che all’altra metà (abbondante) della Chiesa debbano essere riconosciuti ruoli di maggiore responsabilità: «Spero di continuare sulle orme di Francesco, anche nella nomina di donne ad alcuni ruoli di leadership a diversi livelli nella vita della Chiesa, riconoscendo i doni che le donne hanno e che possono contribuire alla vita della Chiesa in molti modi».
Quanto alle diaconesse, cioè la questione dell’accesso delle donne al ministero del diaconato permanente, c’è ancora da studiare e approfondire la faccenda: «Al momento non ho intenzione di cambiare l’insegnamento della Chiesa su questo argomento. Penso che ci siano alcune domande preliminari che devono essere poste». Prevost, come del resto Bergoglio, non pensa comunque che il riconoscimento del ruolo delle donne passi attraverso le ordinazioni, le donne prete sono insomma fuori discussione: «Vorremmo semplicemente invitare le donne a diventare clericalizzate, e cosa avrebbe risolto realmente questo?».
Le finanze della Santa Sede
Quanto alla situazione finanziaria, la Santa Sede non è messa male come si dice: «Ci sono diverse unità finanziarie che compongono l’intera realtà della Santa Sede, del Vaticano. Molte stanno andando piuttosto bene. L’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha appena pubblicato il suo rapporto finanziario per il 2024 e per l’anno in questione riporta un risultato positivo di oltre 60 milioni di euro. Perché ci lamentiamo di una crisi?».
Certo «dobbiamo evitare il tipo di scelte sbagliate che sono state fatte negli ultimi anni», spiega: «C’è stata grande pubblicità sull’acquisto di questo edificio a Londra, in Sloane Avenue, e su quanti milioni sono stati persi a causa di ciò. Penso che già durante il pontificato di Francesco siano stati compiuti passi significativi per introdurre nuovi controlli e contrappesi, verifiche su come sarebbero state le operazioni finanziarie, su come avrebbero funzionato. Ci sono state alcune cose molto positive in questo senso, quindi i risultati si stanno vedendo».
Messa in latino
Il Papa racconta di aver girò ricevuto «numerose richieste e lettere: la questione della messa in latino» e ricorda: «Ebbene, oggi è possibile celebrare la messa in latino. Se si tratta del rito del Vaticano II, non c’è alcun problema. Ovviamente, tra la Messa tridentina e la Messa del Vaticano II, la Messa di Paolo VI, non so bene come andrà a finire. È ovviamente molto complicato…».
Il problema, piuttosto, è che «le persone hanno usato la liturgia come scusa per promuovere altri argomenti», chiarisce: «È diventato uno strumento politico, e questo è molto spiacevole». Il pontefice dice che presto incontrerà i sostenitori del rito tridentino, ma aggiunge, a beneficio dei tradizionalisti che ne hanno fatto una battaglia : «Dei vescovi mi hanno detto: “Li abbiamo invitati a questo e quello, ma non vogliono nemmeno ascoltarci”. Non vogliono nemmeno parlarne. Questo è un problema in sé. Significa che ora siamo entrati nell’ideologia, non siamo più nell’esperienza della comunione ecclesiale. Questo è uno dei temi all’ordine del giorno».
Il viaggio in Turchia
Leone XIV conferma che andrà in Turchia, a Nicea, dove nel 325 l’imperatore Costantino convocò il primo concilio ecumenico che definì il Credo comune ai cristiani: «Sono molto interessato e spero di andare a Nicea alla fine di novembre. Alcuni avevano inizialmente immaginato un incontro tra il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e me. Ho chiesto che diventasse un’occasione ecumenica per invitare i leader cristiani di molte diverse religioni o comunità cristiane a partecipare tutti a questo incontro a Nicea, perché Nicea è un Credo, è uno dei momenti in cui, prima che avvenissero le diverse divisioni, possiamo ancora trovare una professione di fede comune».