"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2025 Pagina 28 di 29

🙏🟢LIVE🌾TUTTE LE VOSTRE INTENZIONI PRESENTI ADESSO ALLA SANTA MESSA DI P.LIVIO

La telefonata a Trump e l’idea del tavolo Ue-Usa sotto un ombrello Nato. Il piano di Meloni (che ai vice chiede unità)

di Adriana Logroscino- Correre della Sera – 2 Marzo 2025

Prima del summit, il faccia a faccia con il britannico Starmer

Difficile e sicuramente non comoda, la posizione di Giorgia Meloni attesa oggi a Londra. Ieri la premier ha sentito al telefono il presidente Usa Donald Trump, anche in vista dell’incontro che avrà oggi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: in programma, infatti, ci sono il bilaterale con il primo ministro Keir Starmer, annunciato da tempo per parlare anche di contrasto all’immigrazione irregolare, trapela da Palazzo Chigi, e poi per il summit largo, 18 Paesi più i vertici di Ue e Nato, sull’Ucraina. E la premier intende scommettere sullo spazio stretto e alternativo che prova a occupare: promuovere il tavolo comune con gli Stati Uniti, magari, ipotizzano nel governo, sotto l’ombrello della Nato, «la cornice migliore» per fornire a Kiev le garanzie di sicurezza che Zelensky invoca. Questa sarà la sua proposta perché, come ha osservato nella sua nota di due giorni fa «ogni divisione dell’Occidente ci rende tutti più deboli».

Per perseguire l’obiettivo dell’unità, però, serve «equilibrio», una parola d’ordine che Meloni ha trasferito nei colloqui che ha avuto ieri con i due vicepremier. Equilibrio tra la fedeltà alla linea della compattezza europea e l’ambizione di ritagliare per l’Italia un ruolo centrale nel rapporto con gli Stati Uniti. Attraverso quella capacità, che Meloni si riconosce, di «saper prendere» Trump, ma anche convincendo Zelensky a ricucire.

Un compito impegnativo sul fronte internazionale ma che si complica ulteriormente se su quello interno non si marcia uniti. Con Antonio Tajani, con il quale Meloni si è confrontata anche ieri, linea e strategia sono condivise. Le sortite pro Trump, senza se e senza ma, di Matteo Salvini, invece, le creano delle difficoltà. Ieri infatti la premier avrebbe nuovamente invitato il leghista ad ammorbidire toni e frequenza delle dichiarazioni.

La linea deve essere quella con cui Meloni ha tentato di rilanciare l’altra sera, alcune ore dopo la rottura tra Trump e Zelensky in diretta tv dalla Casa Bianca: «Un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina». 

La proposta sarà inevitabilmente sviluppata dalla premier al vertice di oggi: bisogna tenere tutti allo stesso tavolo, spiegava ieri ai suoi. Un disegno che i vertici come quello di Parigi il 17 febbraio, e questo sequel di Londra oggi, potrebbero non favorire se esacerbassero le contrapposizioni. Se fare a meno degli Stati Uniti non si può, il senso del suo ragionamento, irrigidire troppo la posizione non conviene.

Qualcosa in chiaro sulla strada che deve imboccare l’Europa, la dice il viceministro degli Esteri, di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli: «Deve fare molta diplomazia per non perdere un alleato storico. Ci vogliono realismo e umiltà». Una chiamata che suona rivolta anche a Zelensky: «Bisogna essere in linea di principio d’accordo con l’Ucraina — continua Cirielli — ma neutrali nella polemica tra Trump e Zelensky».

In ogni caso, perché si possa realmente definire la strategia, occorre preparare la strada. E sebbene le voci non siano confermate, non si possono escludere contatti telefonici (forse imminenti) con Trump. Intanto Meloni oggi ascolterà la prospettiva che offrirà al tavolo a Lancaster house, Starmer. Secondo quel che filtra da Palazzo Chigi, ci si aspetta più concretezza rispetto a quanto emerso dal vertice di Parigi: per esempio una concreta pianificazione del sostegno militare all’Ucraina. Meloni certamente ribadirà le sue fortissime perplessità circa l’ipotesi di un invio di truppe di peacekeeping europee, lanciata da Emmanuel Macron e appoggiata dal Regno Unito. Per Palazzo Chigi configurerebbe uno scenario estremamente rischioso. La cornice migliore per il governo italiano, resta l’alleanza atlantica.

LA GUERRA SANTA SENZA FINE DELLA RUSSIA

La guerra continua, perché per i russi è questo il vero senso della vita.

di Stefano Caprio – Asia News – 2 Marzo 2025

L’esercito russo ha scagliato in questi giorni un numero ancora superiore di droni e bombe contro l’Ucraina, volendo ribadire la propria finalità di conquista al di là di ogni trattativa e piano di spartizione con gli Stati Uniti di Donald Trump. Per continuare ad esaltare la teologia della Vittoria, la vera divinità a cui dedicare ogni sforzo e ogni sacrificio.

Con il terzo anniversario dell’invasione dell’Ucraina, ci si attendeva un grande proclama di vittoria da parte di Vladimir Putin, atteso anche come il possibile segnale della fine del conflitto armato. Invece, l’esercito russo ha scagliato in questi giorni un numero ancora superiore di droni e bombe contro il nemico, volendo ribadire la propria finalità di conquista al di là di ogni trattativa e piano di spartizione con gli Stati Uniti di Donald Trump, la cui disponibilità a sostenere le tesi putiniane in ogni aspetto economico, militare e morale della geopolitica rappresenta la vera vittoria del “sovranismo oligarchico” del Mondo Russo.

L’insistenza americana sull’appannaggio delle “terre rare” ucraine, più che indicare un piano di ricostruzione della terra devastata dai russi, appare peraltro una mossa derivante dal grande conflitto ibrido con la Cina, per l’uso delle nuove tecnologie. In questo quadro la Russia si muove con tutta l’ambiguità possibile, ben sapendo di non essere all’altezza dei due grandi contendenti in questo settore cruciale, ma cercando di ottenere vantaggi da entrambe le parti. Le “trattative di pace” dureranno quindi all’infinito, pur con la possibile serie di armistizi e accordi parziali, per non perdere i privilegi dello stato di guerra, l’unico modo con cui la Russia può continuare ad esaltare la teologia della Vittoria, la vera divinità a cui dedicare ogni sforzo ed ogni sacrificio.

Il giorno prima dell’anniversario della “operazione militare speciale”, il 23 febbraio, in Russia si è festeggiata la Giornata dei Difensori della Patria, una ricorrenza sovietica in onore della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica contro il nazismo, che veniva allegramente onorata anche come “festa del maschio”, prima della festa della donna dell’8 marzo. Nella Russia putiniana questa data ha invece ripreso i toni solenni della sacralità bellica, tanto che il presidente ha voluto consegnare al Cremlino le onorificenze a undici Eroi della Russia ricordando che “noi combattiamo per la Patria, facendo tutto il possibile per consegnarla alle future generazioni, ai nostri figli e ai nostri nipoti, perché questo è il destino che Dio ha predisposto per noi: Egli ha messo sulle nostre spalle una missione difficile, ma gloriosa, quella di difendere la Russia”.

“È piaciuto a Dio”, ugodno Bogu, mandare al massacro centinaia di migliaia di soldati russi e sterminare un numero enorme di cittadini ucraini, ha ribadito Putin ai veterani della guerra in Ucraina, “per essere fedeli ai luminosi precetti dei padri, dei nonni e dei bisnonni… dimostrando il vostro coraggio, voi siete le sentinelle a guardia della Russia, lottate con fervore per la verità e la giustizia, per la pace e il futuro del nostro popolo”. Per meglio illustrare queste motivazioni, lo zar ha ricordato “una delle guerre” dell’impero russo nel XIX secolo, senza precisare quale, in cui per difendere i confini presso il Danubio vennero lanciati alcuni reparti di soldati “verso una morte sicura, chiamata in gergo militare il massimo onore”. Prima ancora della cerimonia, nel discorso introduttivo Putin aveva dichiarato che “la Russia è governata direttamente da Dio”, citando le parole del feldmaresciallo russo-tedesco del XVIII secolo Burkhard Christoph von Münnich, che aveva ottenuto una vittoria sui turchi nel 1739, e concludeva che “se non è così, non si capisce come faccia la Russia ad esistere”.

Le parole di Putin sono state confermate anche dal Muftì supremo di Russia, Talgat Tadžuddin, che alla fine della cerimonia ha donato al presidente lo scudo e la spada del Difensore della Patria, affermando che “questa festa non si riduce a una celebrazione annuale, ma dura tutto l’anno, perché non esiste un giorno senza la difesa della nostra Patria”, volendo anche chiudere ogni polemica sulle pretese delle etnie musulmane che contendono a quelle slave l’identità della Federazione, che riemergono in diverse occasioni di espressione dell’orgoglio nazionalista nelle varie regioni. Il Muftì ha parlato comunque della difesa comune del “regno bulgaro e dell’impero russo” attribuendo all’attuale presidente “il primo titolo di imperatore della Russia e il secondo titolo di principe dei Bulgari del Volga e di Kazan”.

Il grande compito del sacro zar è stato poi illustrato dal capo dei cappellani ortodossi al fronte della Svo, l’operazione speciale in Ucraina, il protoierej e cavaliere dei tre ordini dell’Audacia padre Dmitrij Vasilenkov, cha ha rilasciato un’ampia intervista all’agenzia statale Ria Novosti proprio in occasione della giornata dei Maschi Difensori, vantandosi dei 42 mila soldati battezzati al fronte. Egli ha raccontato come la festa è stata celebrata nelle zone di guerra portando ai soldati i regali della popolazione e soprattutto dei bambini, con letterine e dolciumi, con i concerti negli ospedali e nelle infermerie, ricordando in particolare un eroe di Russia recentemente defunto nelle zone degli scontri, il protoierej Mikhail Vasilev, che predicava come “bisogna essere pronti a tutto per il sacro onore della difesa della Patria”. In occasione delle festa ha organizzato spedizioni di scatole di calze per i soldati, “non quelle che si mettono e si buttano, ma quelle buone e tattiche, che faranno davvero piacere ai nostri eroi”, che vengono raccolte nelle chiese per “sentirsi vicini ai nostri difensori”.

I sacerdoti ortodossi stanno preparando grandi festeggiamenti per la Pasqua del 20 aprile, nell’anno degli 80 anni della Vittoria, ricordando che nel 1945 la principale festa cristiana cadde il 6 maggio, giorno di S. Giorgio il Vincitore, come ricorda sempre il patriarca Kirill, e quest’anno sarà chiamata la “Pasqua vittoriosa”. Lo stesso capo degli ortodossi russi ha ricordato che “la Chiesa deve stare sempre dalla parte del popolo, incarnare lo spirito patriottico che deriva dall’eredità dei nostri santi che volevano essere essi stessi dei difensori della Patria”, sottolineando che le parole Rodina e Otečestvo, i due termini russi per indicare la patria, “vanno scritti sempre con la lettera maiuscola”, perché “per i cristiani la vera Patria è il Regno dei Cieli”, ribadendo la coincidenza delle dimensioni terrestre e celeste a fronte di alcuni sacerdoti che si permettevano di mettere in secondo piano gli ideali della “Ortodossia militante”.

Come ha ribadito padre Vasilenkov, “non ci dobbiamo occupare della questione delle trattative”, lasciandola nelle mani dello zar-presidente e del governo, continuando a sostenere i soldati al fronte e “combattere anche nella nostra vita comune per il trionfo del bene”, sentendosi tutti coinvolti nella “grande battaglia”. Egli ricorda che “i nostri nemici in tutto il mondo hanno un unico scopo, quello di distruggere la Russia, e noi dobbiamo vincere come roccaforte della moralità e dei valori tradizionali nel mondo, senza coltivare inutili illusioni”. In questo il cappellano esprime l’autentica reazione dei russi alle proposte americane di pace, viste comunque come “tentazioni diaboliche” per sottrarre ai russi la purezza della difesa della fede, cosa del resto non particolarmente difficile, viste le tendenze edoniste della nuova presidenza americana, che vuole trasformare le zone di guerra in resort turistici o miniere di pietre preziose.

Il lavoro dei cappellani militari è particolarmente concentrato sul superamento delle “sindromi post-traumatiche”, che secondo padre Dmitrij non dipendono dalle ferite e dai combattimenti, ma dalla “carenza di motivazioni” nelle azioni belliche, perché le persone che “stanno in piedi con grandi ideali e sanno perché combattono non hanno debolezze nell’animo, anche quando vengono colpiti nel corpo”. Quindi “se non vogliamo doverci occupare dopo della riabilitazione di masse di persone, bisogna prepararli per tempo, e questo è il compito di noi sacerdoti”, afferma il capo dei cappellani, spiegando che tale lavoro non riguarda soltanto i membri dell’esercito, ma l’intera popolazione della Russia, a cominciare dalle élite, perché “il battaglione può essere fatto da ottime persone, ma tutto dipende da chi comanda”.

Di fronte ai timori di non farcela, i cappellani devono ricordare che “Dio aiuta a resistere e a morire con onore”, e quello che conta è il destino eterno, sia che si rimanga sulla terra che andando all’altro mondo. Non si può combattere “soltanto per i soldi”, per i quali “si può uccidere, ma non morire”, come scrive padre Vasilenkov nel suo libro di catechesi bellica In guerra, la parola del Donbass, in cui si illustrano “i principi spirituali della vera sopravvivenza, non solo in guerra, ma nella realtà estrema della vita”. Per diffondere ancora di più questa cura pastorale, i cappellani ortodossi hanno anche aperto un canale Telegram Na voine, “Alla guerra”, che ammaestra sulle “regole di sicurezza spirituale” e distingue il senso vero “della morte e delle uccisioni, e di molte altre gravi questioni”.

Queste direttive spirituali per la “guerra santa” sul fronte della guerra e della vita sono presentate come “antiche tradizioni dei combattenti ortodossi”, risalenti al “Cammino dell’Arcistratega”, un testo tardo-medievale che padre Dmitrij attribuisce “alle origini della Rus’ di Kiev”. Nel testo si spiega che i primi russi ancora pagani rifiutarono le “azioni selvagge” nei combattimenti quando assunsero il cristianesimo, trovando nell’Ortodossia un “nuovo senso della vita e della guerra” e anche oggi bisogna “educare a combattere per essere vincitori”, sia sul campo che nell’anima. Il generalissimo Aleksandr Suvorov, che presto verrà proclamato santo dal patriarca Kirill, diceva che “Dio non aiuta i briganti, ma il soldato russo non è un brigante”. La guerra continua, perché per i russi è questo il vero senso della vita.

DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLA SEZIONE ” IL DIARIO DI PADRE LIVIO

17. L’ora di Satana è nel medesimo tempo l’ora di Maria.

L’arco di tempo delle apparizioni della Regina della pace corre verso il mezzo secolo. Chi mai avrebbe potuto immaginare una mariofonia di tale portata, con migliaia di apparizioni e di messaggi,  nei luoghi più svariati del mondo ovunque i Veggenti fossero presenti. La Madonna ha dato una ragione più che valida della sua presenza, rivelando che Satana è sciolto dalle catene e vuole distruggere l’umanità intera e il pianeta sul quale viviamo.

Inoltre la Madonna ha rivelato che queste di Medjugorje sono le sue ultime apparizioni sulla terra e che in seguito non verrà più a chiamare il mondo alla conversione. Sono affermazioni che stanno a indicare che siamo entrati nella fase finale della storia, quella degli “ultimi tempi” o del tempo dell’Apocalisse, con i due grandi combattimenti escatologici che la caratterizzano, intervallati da un tempo di pace.

Tuttavia la prospettiva delle apparizioni quotidiane con un Veggente non cessa con l’inizio dei Segreti, ma durerà fino al tempo della pace. Inoltre l’apparizione annuale ai Veggenti durerà fino al temine del loro vita. Da questi particolari possiamo concludere che questa fase della Storia della salvezza ha una particolare connotazione mariana, come mai in passato e come non avverrà più in futuro.

Questo fatto non ci deve meravigliare perché fa parte dei disegni di Dio, che ha dato a Maria un ruolo unico e straordinario nell’opera divina della Redenzione, a fianco di suo Figlio e al suo servizio. Quei cattolici che si ostinano a rifiutare o a sminuire le apparizioni mariane non comprendono la missione eccelsa della Madre di Dio nell’intera Storia della salvezza fino al suo compimento definitivo.

Il sole mariano che splende alla fine del secondo millennio e all’inizio del terzo ci aiuta a comprendere l’altro evento di segno totalmente opposto, che la Madonna ha contrassegnato come “satana sciolto dalla catene”, espressione notoriamente apocalittica,  del cui angosciante significato ce ne rendiamo conto ogni giorno che passa.

In questo lungo arco di tempo della sua presenza la Madonna ci ha rivelato il mistero di iniquità  nella sua progressiva ed estrema manifestazione, con espressioni che vanno al di là della nostra capacità di comprendere,  ma nel medesimo tempo esortandoci  ogni volta alla strenua  resistenza per impedire al male di prevalere.

Nel momento del suo attacco mortale all’ opera della creazione e della redenzione la presenza di satana è stata messa in dubbio, la sua esistenza è stata negata, l’inferno è stato svuotato, il peccato è stato abolito, i comandamenti sono stati declassati, la stessa Chiesa appannata nella sua luce soprannaturale.

La Madonna nei suoi messaggi non si è certo fatta condizionare dalla nostra cecità spirituale, ma al contrario  ci ha spesso rivolto parole dai significati esplosivi, che noi abbiamo velocemente rimosso dalla memoria, perché incapaci di afferrarne il significato profondo. La Vergine avrebbe voluto che noi vedessimo la realtà disastrosa del mondo con i suoi occhi, ma quanti hanno compreso?

Invano la Gospa ci ha rivelato che “Satana Regna”, che “Satana vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale camminiamo”, che  “Satana è forte come mai prima”, che “l’umanità  ha scelto per la morte”, che “l’uomo moderno non vuole Dio e perciò va verso la perdizione”, invitandoci ad essere  preghiera e amore per tutti quelli che “non amano, non  pregano e non  vogliono la pace.”

La Madonna è qui per salvare il mondo dal dilagare dell’iniquità, per impedire, col nostro aiuto, che le anime periscano eternamente e perché sulla terra rifiorisca  la pace e  diventi un giardino del Cielo. Ma quanti orecchi hanno ascoltato le sue parole di speranza e quanti cuori le hanno conservate?

SIANO LODATI GESU’ E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA BUONA DOMENICA

Segno della Croce

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Ti adoro

Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen

Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome,
venga il Tuo regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen

Gloria

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli.
Amen

Ave Maria

Ave Maria, Piena di Grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen

Credo

Io credo in Dio,
Padre Onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio
Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa Cattolica,
la comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO (17)

 – 17– Ritagli di pagine inedite dal #bestseller di P. Livio: Il segno di #MEDJUGORJE scuoterà il mondo [a cura di Roberta]
~~~~~~~~
Su tutti gli store online
WhatsApp Radio Maria 031/610610
Segreteria 031/610600

Trovi le puntate precedenti nella sezione “MEDJUGORJE” del Blog

UN SIMPATICO SALUTO DA NAZARETH

Da Nazareth
Don Paolo Gaglioti, parroco di san Marziano – Carasco, in prov. di Genova

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 262 – LO SPIRITO E LA PAROLA DI DIO

Loading the player...

BUONA DOMENICA

DOMENICA OTTAVA DEL TEMPO ORDINARIO

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 3 marzo 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica presenta brevi parabole, con le quali Gesù vuole indicare ai suoi discepoli la strada da percorrere per vivere con saggezza. Con l’interrogativo: «Può forse un cieco guidare un altro cieco?» (Lc 6, 39), Egli vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Gesù richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone.

E Gesù prende in prestito una espressione sapienziale per indicare se stesso come modello di maestro e guida da seguire: «Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro» (v.40). È un invito a seguire il suo esempio e il suo insegnamento per essere guide sicure e sagge. E tale insegnamento è racchiuso soprattutto nel discorso della montagna, che da tre domeniche la liturgia ci propone nel Vangelo, indicando l’atteggiamento della mitezza e della misericordia per essere persone sincere, umili e giuste.

Nel brano di oggi troviamo un’altra frase significativa, quella che esorta a non essere presuntuosi e ipocriti. Dice così: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?» (v.41). Tante volte, lo sappiamo tutti, è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità. Noi sempre nascondiamo i nostri difetti, li nascondiamo anche a noi stessi; invece, è facile vedere i difetti altrui. La tentazione è quella di essere indulgenti con se stessi – manica larga con se stessi – e duri con gli altri.

È sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. Se io credo di non averne, non posso condannare o correggere gli altri. Tutti abbiamo difetti: tutti. Dobbiamo esserne consapevoli e, prima di condannare gli altri, dobbiamo guardare noi stessi dentro. Possiamo così agire in modo credibile, con umiltà, testimoniando la carità. 

Come possiamo capire se il nostro occhio è libero o se è impedito da una trave? È ancora Gesù che ce lo dice: «Non vi è albero buono che produca frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto» (vv.43-44). Il frutto sono le azioni, ma anche le parole. Anche dalle parole si conosce la qualità dell’albero. Infatti, chi è buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi è cattivo trae fuori il male, praticando l’esercizio più deleterio fra noi, che è la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri.

Questo distrugge; distrugge la famiglia, distrugge la scuola, distrugge il posto di lavoro, distrugge il quartiere. Dalla lingua incominciano le guerre. Pensiamo un po’, noi, a questo insegnamento di Gesù e facciamoci la domanda: io parlo male degli altri? Io cerco sempre di sporcare gli altri? Per me è più facile vedere i difetti altrui che i miei? E cerchiamo di correggerci almeno un po’: ci farà bene a tutti.

Invochiamo il sostegno e l’intercessione di Maria per seguire il Signore su questo cammino.


Vangelo

La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Parola del Signore

La doppia scommessa del premier inglese Starmer: nuova intesa Trump-Zelensky e evitare la frattura Usa-Europa

di Luigi Ippolito – Corriere della Sera – 1 Marzo 2025

Dopo lo scontro alla Casa Bianca, «lo sprint diplomatico» inglese per evitare il collasso del sostegno all’Ucraina e una frattura irreparabile tra America ed Europa. L’importanza del vertice di domenica a Londra e il bilaterale con Meloni

Keir Starmer prova a rimettere assieme i cocci del disastro andato in scena venerdì 28 febbraio alla Casa Bianca. Il premier britannico è impegnato in quello che da Downing Street definiscono «uno sprint diplomatico» per evitare il collasso del sostegno all’Ucraina e una frattura irreparabile tra America ed Europa. Non a caso, mentre ieri i leader europei si rincorrevano nell’esprimere indignazione per il trattamento riservato da Trump a Zelensky, Starmer è rimasto zitto: finché in serata non ha telefonato sia al presidente americano che a quello ucraino nel tentativo di trovare una mediazione.

I contenuti di queste due conversazioni sono stati tenuti strettamente riservati, ma è evidente l’obiettivo di Londra di provare a fare da ponte tra gli Usa e Kiev così come fra americani ed europei. A questo punto, il vertice di domenica nella capitale britannica assume un carattere decisivo: se in un primo momento poteva sembrare poco più che una informativa sugli incontri alla Casa Bianca di quest’ultima settimana, ora diventa la sede per articolare una prima risposta allo scossone dato da Trump alle certezze che fino a oggi reggevano l’ordine internazionale.

Starmer riceverà domenica 16 leader europei, più Zelensky, a Lancaster House, la splendida residenza del Foreign Office nel cuore di Londra che è servita in «The Crown» come set per Buckingham Palace. Prima del vertice vero e proprio, il premier britannico terrà due bilaterali, uno col leader ucraino e uno con Giorgia Meloni: particolare significativo, quest’ultimo, perché anche la nostra presidente del Consiglio si è tenuta in continuo contatto con Trump.

Nell’incontro, Starmer proverà a convincere gli alleati a mettere truppe a disposizione per quel contingente a guida anglo-francese che dovrebbe garantire una eventuale pace in Ucraina. Inoltre, farà pressione perché gli europei compiano dei passi significativi per dotarsi di una difesa collettiva, sia alzando le spese militari che avviando una futura «banca del riarmo» per finanziarle.

Sono tutte cose che valgono anche come carte da giocare per evitare il totale disimpegno americano. Infatti Starmer si è presentato giovedì alla Casa Bianca con l’annuncio che avrebbe aumentato le spese per la Difesa al 2,5% del Pil, con l’impegno a salire fino al 3%. L’incontro tra il premier britannico e Trump è andato benissimo, al di là delle aspettative, anche se il presidente americano non si è impegnato su quella che era la principale richiesta di Londra, ossia un «backstop», un dispositivo di sicurezza Usa a protezione del futuro contingente europeo da schierare in Ucraina. In ogni caso, Starmer intende spendere il capitale di benevolenza acquistato a Washington per fare da cerniera con gli europei e l’Ucraina: un ruolo paradossalmente facilitato dalla Brexit, perché la Gran Bretagna, come ha detto il neo-ambasciatore Peter Mandelson, ex eminenza grigia di Tony Blair, può far leva sul fatto di «non essere Europa» e dunque può agire da ponte fra le due sponde dell’Atlantico.

Quello britannico è un esercizio difficilissimo, ma potrebbe essere il sentiero stretto da percorrere per evitare il collasso dell’alleanza occidentale e, in definitiva, la vittoria di Putin.

Pagina 28 di 29

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy