di Adriana Logroscino- Correre della Sera – 2 Marzo 2025

Prima del summit, il faccia a faccia con il britannico Starmer

Difficile e sicuramente non comoda, la posizione di Giorgia Meloni attesa oggi a Londra. Ieri la premier ha sentito al telefono il presidente Usa Donald Trump, anche in vista dell’incontro che avrà oggi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: in programma, infatti, ci sono il bilaterale con il primo ministro Keir Starmer, annunciato da tempo per parlare anche di contrasto all’immigrazione irregolare, trapela da Palazzo Chigi, e poi per il summit largo, 18 Paesi più i vertici di Ue e Nato, sull’Ucraina. E la premier intende scommettere sullo spazio stretto e alternativo che prova a occupare: promuovere il tavolo comune con gli Stati Uniti, magari, ipotizzano nel governo, sotto l’ombrello della Nato, «la cornice migliore» per fornire a Kiev le garanzie di sicurezza che Zelensky invoca. Questa sarà la sua proposta perché, come ha osservato nella sua nota di due giorni fa «ogni divisione dell’Occidente ci rende tutti più deboli».

Per perseguire l’obiettivo dell’unità, però, serve «equilibrio», una parola d’ordine che Meloni ha trasferito nei colloqui che ha avuto ieri con i due vicepremier. Equilibrio tra la fedeltà alla linea della compattezza europea e l’ambizione di ritagliare per l’Italia un ruolo centrale nel rapporto con gli Stati Uniti. Attraverso quella capacità, che Meloni si riconosce, di «saper prendere» Trump, ma anche convincendo Zelensky a ricucire.

Un compito impegnativo sul fronte internazionale ma che si complica ulteriormente se su quello interno non si marcia uniti. Con Antonio Tajani, con il quale Meloni si è confrontata anche ieri, linea e strategia sono condivise. Le sortite pro Trump, senza se e senza ma, di Matteo Salvini, invece, le creano delle difficoltà. Ieri infatti la premier avrebbe nuovamente invitato il leghista ad ammorbidire toni e frequenza delle dichiarazioni.

La linea deve essere quella con cui Meloni ha tentato di rilanciare l’altra sera, alcune ore dopo la rottura tra Trump e Zelensky in diretta tv dalla Casa Bianca: «Un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina». 

La proposta sarà inevitabilmente sviluppata dalla premier al vertice di oggi: bisogna tenere tutti allo stesso tavolo, spiegava ieri ai suoi. Un disegno che i vertici come quello di Parigi il 17 febbraio, e questo sequel di Londra oggi, potrebbero non favorire se esacerbassero le contrapposizioni. Se fare a meno degli Stati Uniti non si può, il senso del suo ragionamento, irrigidire troppo la posizione non conviene.

Qualcosa in chiaro sulla strada che deve imboccare l’Europa, la dice il viceministro degli Esteri, di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli: «Deve fare molta diplomazia per non perdere un alleato storico. Ci vogliono realismo e umiltà». Una chiamata che suona rivolta anche a Zelensky: «Bisogna essere in linea di principio d’accordo con l’Ucraina — continua Cirielli — ma neutrali nella polemica tra Trump e Zelensky».

In ogni caso, perché si possa realmente definire la strategia, occorre preparare la strada. E sebbene le voci non siano confermate, non si possono escludere contatti telefonici (forse imminenti) con Trump. Intanto Meloni oggi ascolterà la prospettiva che offrirà al tavolo a Lancaster house, Starmer. Secondo quel che filtra da Palazzo Chigi, ci si aspetta più concretezza rispetto a quanto emerso dal vertice di Parigi: per esempio una concreta pianificazione del sostegno militare all’Ucraina. Meloni certamente ribadirà le sue fortissime perplessità circa l’ipotesi di un invio di truppe di peacekeeping europee, lanciata da Emmanuel Macron e appoggiata dal Regno Unito. Per Palazzo Chigi configurerebbe uno scenario estremamente rischioso. La cornice migliore per il governo italiano, resta l’alleanza atlantica.