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Mercoledì 18 Settembre 2024
H. 9 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
IO SONO CRISTIANO E LA CHIESA E’ LA MIA FAMIGLIA
La Chiesa non è un arcipelago di isole, ma è la famiglia di Dio
Col battesimo siamo entrati a far parte di una meravigliosa famiglia
In questa famiglia siamo tutti fratelli e sorelle.
Il vincolo spirituale è importante quanto quello della parentela
Dobbiamo essere felici di condividere la fede e il cammino spirituale
Dobbiamo praticare il reciproco aiuto
Dobbiamo aiutarci per conseguire la vita eterna
L’UCRAINA NON VUOLE CEDERE LA SUA TERRA IN CAMBIO DELLA PACE
Al massimo può cedere la Crimea ma non il Donbass
La Russia non è disposta a cedere la minima parte del terreno occupato con l’invasione
Articolo del Washington Post pubblicato dal FOGLIO – 17 Settembre 2024
IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER MEDJUGORJE
Il giudizio riguarda i frutti non la veridicità delle apparizioni
I sei scalini del giudizio stabilita dal nuovo regolamento
A rigor di logica Medjugorje sarebbe da collocare al primo posto (Nulla Osta),
Il riconoscimento della soprannaturalità potrebbe avvenire in occasione del terzo segreto.
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Circolano voci riguardo a ciò che ha deciso la Santa Sede…
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Circolano voci riguardo a ciò che ha deciso la Santa Sede…
Carissimo Padre Livio,
circolano molte voci su ciò che deciso la Santa Sede riguardo a Medjugorje e non mancano quelle negative che creano apprensione.
Possibile che dopo oltre 43 di apparizioni con tutto quello che ne è seguito di conversioni e di adesioni in tutto il mondo, adesso ci vengano a dire che le apparizioni non ci sono, ma che però i pellegrinaggi sono i benvenuti perché lì si prega bene?
Fra l’altro non mi pare che a Medjugorje manchino le mafie tipiche della Bosnia ed Erzegovina.
Allora io mi chiedo: se non c’è la Madonna che appare perché dovremmo andare in pellegrinaggio fino a Medjugorje?
Enrica di Padova
Cara Enrica,
che a Medjugorje appaia la Madonna per quanto mi riguarda non ci sono dubbi e le persone che ci vanno in pellegrinaggio lo sperimentano nel loro cuore.
Ho visitato molti santuari, ma in nessuna parte ho avvertito quella presenza misteriosa che la Madonna fa sentire nel cuore a Medjugorje.
Nel nuovo regolamento che riguarda le apparizioni la Chiesa ha deciso di pronunciarsi solo sui frutti spirituali, ma non sulla realtà delle apparizioni, salvo casi particolari nei quali si pronuncia direttamente il Papa.
Io credo che, per quanto riguarda Medjugorje, la Chiesa dia il Nulla Osta, cioè il massimo consenso, sui frutti spirituali ma, almeno per il momento, non si pronuncia sulle apparizioni. Questo potrebbe avvenire in un secondo momento.
Ovviamente i fedeli possono credere che la Madonna appare a Medjugorje e che dà i messaggi, come fanno milioni di persone, compresi migliaia di Sacerdoti, Vescovi e Cardinali.
La Madonna ha tutto in mano e arriva sempre dove vuole arrivare, nonostante i bastoni fra le ruote delle talpe moderniste.
Ave Maria
Padre Livio
ECCO QUI I 6 GRADINI DI GIUDIZIO PREVISTI DAL NUOVO REGOLAMENTO:
Il discernimento dei presunti fenomeni soprannaturali potrà giungere a delle conclusioni che si esprimeranno di norma in uno dei termini qui di seguito indicati.
17. Nihil obstat — Anche se non si esprime alcuna certezza sull’autenticità soprannaturale del fenomeno, si riconoscono molti segni di un’azione dello Spirito Santo “in mezzo”[18] a una data esperienza spirituale, e non sono stati rilevati, almeno fino a quel momento, aspetti particolarmente critici o rischiosi. Per questa ragione si incoraggia il Vescovo diocesano ad apprezzare il valore pastorale e a promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi a un luogo sacro.
18. Prae oculis habeatur — Sebbene si riconoscano importanti segni positivi, si avvertono altresì alcuni elementi di confusione o possibili rischi che richiedono un attento discernimento e dialogo con i destinatari di una data esperienza spirituale da parte del Vescovo diocesano. Se ci fossero degli scritti o dei messaggi, potrebbe essere necessaria una chiarificazione dottrinale.
19. Curatur — Si rilevano diversi o significativi elementi critici, ma allo stesso tempo c’è già un’ampia diffusione del fenomeno e una presenza di frutti spirituali ad esso collegati e verificabili. Si sconsiglia al riguardo un divieto che potrebbe turbare il Popolo di Dio. Ad ogni modo, il Vescovo diocesano è sollecitato a non incoraggiare questo fenomeno, a cercare espressioni alternative di devozione ed eventualmente a riorientarne il profilo spirituale e pastorale.
20. Sub mandato — Le criticità rilevate non sono legate al fenomeno in sé, ricco di elementi positivi, ma a una persona, a una famiglia o a un gruppo di persone che ne fanno un uso improprio. Si utilizza un’esperienza spirituale per un particolare ed indebito vantaggio economico, commettendo atti immorali o svolgendo un’attività pastorale parallela a quella già presente nel territorio ecclesiastico, senza accettare le indicazioni del Vescovo diocesano. In questo caso, la guida pastorale del luogo specifico in cui si verifica il fenomeno è affidata o al Vescovo diocesano o a un’altra persona delegata dalla Santa Sede, la quale, quando non sia in grado di intervenire direttamente, cercherà di raggiungere un accordo ragionevole.
21. Prohibetur et obstruatur — Pur in presenza di legittime istanze e di alcuni elementi positivi, le criticità e i rischi appaiono gravi. Perciò, per evitare ulteriori confusioni o addirittura scandali che potrebbero intaccare la fede dei semplici, il Dicastero chiede al Vescovo diocesano di dichiarare pubblicamente che l’adesione a questo fenomeno non è consentita e di offrire contemporaneamente una catechesi che possa aiutare a comprendere le ragioni della decisione e a riorientare le legittime preoccupazioni spirituali di quella parte del Popolo di Dio.
22. Declaratio de non supernaturalitate — In questo caso il Vescovo diocesano è autorizzato dal Dicastero a dichiarare che il fenomeno è riconosciuto come non soprannaturale. Questa decisione si deve basare su fatti ed evidenze concreti e provati. Ad esempio, quando un presunto veggente dichiara di aver mentito, o quando testimoni credibili forniscono elementi di giudizio che permettono di scoprire la falsificazione del fenomeno, l’intenzione errata o la mitomania.
23. Alla luce di quanto sopra esposto, si ribadisce che né il Vescovo diocesano, né le Conferenze episcopali, né il Dicastero, di norma, dichiareranno che questi fenomeni sono di origine soprannaturale, nemmeno nel caso in cui si conceda un Nihil obstat (cfr. n. 11). Fermo restando che il Santo Padre può autorizzare ad intraprendere una procedura al riguardo.

17 set 2024 – IL FOGLIO – Washington Post
“Non si può tagliare un paese come se fosse una fetta di torta. Questi sono tutti nostri territori, e li rivendichiamo tutti”. Voci dal Donbas, dove si combatte da oltre dieci anni
Pokrovsk, Ucraina. Mentre le forze russe avanzano nella regione orientale del Donbas, in Ucraina, aumenta la pressione su Kyiv affinché si sieda al tavolo con la Russia e inizi a parlare di pace. Anche se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky andrà negli Stati Uniti con un “piano di vittoria” da presentare al presidente Joe Biden che, a suo dire, porrà fine alla guerra a favore dell’Ucraina, il futuro della leadership statunitense è in bilico.
Il candidato repubblicano Donald Trump e il suo compagno nella corsa elettorale, il senatore J. D. Vance, hanno chiarito che il loro piano per la fine della guerra comporterebbe la cessione di territori da parte dell’Ucraina. Qualsiasi tipo di accordo “terra in cambio di pace” probabilmente segnerebbe il destino del Donbas, che è stato impantanato dal conflitto e dal separatismo fomentato da Mosca sin dall’inizio della guerra nel paese, un decennio fa. I sondaggi, tuttavia, mostrano che gli ucraini non sono pronti a rinunciare alla loro terra, soprattutto tra i soldati del Donbas che hanno combattuto per essa negli ultimi dieci anni.
“Ci sarebbe un colpo di stato, perché questa idea sarebbe promossa da coloro che siedono in città pacifiche. (…) Nessuno qui lo sosterrebbe: questa terra è ora cosparsa del nostro sangue”, ha detto Veronika, 23 anni, medico di guerra che si è trasferita a Sloviansk dopo essere fuggita da adolescentedalla città di Donetsk con la sua famiglia, quando i separatisti sostenuti dalla Russia l’hanno conquistata nel 2014. Come molte delle persone intervistate in questo articolo, il Washington Post non identifica Veronika con il suo nome completo, in conformità con le regole militari.
Un sondaggio d’opinione condotto a maggio dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv ha rilevato che un terzo degli ucraini è ora disposto a fare concessioni territoriali alla Russia se ciò consentirà di porre rapidamente fine alla guerra e di preservare l’indipendenza dell’Ucraina. Ma più della metà della popolazione rifiuta ancora l’idea di concedere terre in cambio della pace. Un precedente sondaggio del Carnegie Endowment for International Peace ha rilevato che quasi la metà degli ucraini era pronta a impegnarsi in negoziati con la Russia, ma il numero crollava se venivano messe sul tavolo le concessioni territoriali. Quasi due terzi, ad esempio, rifiutavano un accordo che congelasse “le attuali linee del fronte” e l’86 per cento non si fidava del fatto che la Russia non avrebbe attaccato anche dopo la firma di un trattato. E mentre solo il 7 per cento ha dichiarato che si unirebbe a una protesta armata in caso di concessioni territoriali, questo numero è più che raddoppiato tra i soldati e i veterani, compresi quelli che hanno combattuto negli ultimi dieci anni, che hanno visto le forze russe radere al suolo le città ucraine che avevano conquistato e che ora sono alle prese con la prospettiva di perdere la loro patria a lungo contesa.
Zelensky insiste che questo non accadrà e ha ripetutamente parlato del suo piano – senza rivelare alcun dettaglio, se non il fatto che riguarda l’avanzata ucraina nella regione russa di Kursk del mese scorso – che secondo lui spingerà Mosca a porre fine alla guerra.
“Come perdere un arto”
Pasha, 34 anni, un ex minatore di Pokrovsk che ora serve come comandante di droni, ha detto che la perdita del Donbas sarebbe stata “cataclismatica” e che non c’era alcuna garanzia che sarebbe stata la fine. “La Russia è un paese con ambizioni imperialistiche: non si fermerà”. Molti combattenti insistono sul fatto che i negoziati con la Russia non funzionano mai. Avendo vissuto il fallimento degli accordi di Minsk – un accordo per il cessate il fuoco del 2014-2015, a malapena attuato, che Putin ha eliminato due giorni prima dell’invasione – quelli del Donbas credono che un accordo terra-in-cambio-di-pace darebbe a Mosca solo il tempo di ricostruirsi prima di tentare un’altra invasione.
Natalia Bredova, 38 anni, di Sloviansk, conosce bene il costo della guerra. Suo figlio Volodymyr, di 20 anni, è stato ucciso combattendo ad Avdiivka nel marzo scorso. Anche suo marito è in servizio nell’esercito. “Troppi uomini sono morti per questo – è troppo tardi per parlare di negoziati. Sono la luce della nostra nazione. Dobbiamo continuare a combattere”, ha detto, aggiungendo che non vivrebbe mai sotto l’occupazione russa anche se “le venissero offerte montagne d’oro”.
Per molti ucraini del Donbas, un grande bacino carbonifero che un tempo era un gioiello della corona industriale dell’impero sovietico, la minaccia incombente dell’occupazione russa è una realtà che dura da anni. Vitaliy Barabash, il capo dell’amministrazione militare di Avdiivka, combatte contro la Russia dal 2014. La città è stata infine conquistata dalla Russia quest’inverno, dopo un decennio di combattimenti.
Ora siede in uno squallido ufficio nel retrobottega di Pokrovsk, portando a termine i suoi ultimi compiti amministrativi, tra cui aiutare i residenti a richiedere un risarcimento per le case perse e coordinare i centri di accoglienza per i rifugiati di Avdiivka a Dnipro. Una parete è decorata con le bandiere del Donbas e di Avdiivka, quest’ultima con una fiamma rossa frastagliata su uno sfondo verde, che simboleggia la fiamma che un tempo ardeva sull’enorme fabbrica di acciaio di Avdiivka. “Sono nell’esercito dal 2014, quindi so cosa si prova a perdere un territorio”, ha detto. “Ma molte persone stanno soffrendo… e questo è stato come perdere un arto”.
Barabash è scomparso per tre giorni dopo che la Russia ha catturato Avdiivka. “Avevo bisogno di stare da solo. … Anche i miei parenti sapevano che non dovevano contattarmi. Ero in un pessimo stato mentale”. Oggi, per superare lo stress, gli piace andare al poligono di tiro o guidare la sua moto nei dintorni di Dnipro. Non crede che Zelensky firmerà un accordo di pace che “abbandonerà” il Donbas – e ha detto che sarebbe uno “stupido errore” ragionare con Mosca. “La maggior parte delle persone spera che torneremo ad Avdiivka. Sono pronti a vivere nelle tende e a ricostruire questa città”.
Alimentare le divisioni a est
Putin ha a lungo sostenuto che una delle sue giustificazioni per la guerra contro l’Ucraina era quella di difendere la popolazione russofona nell’Ucraina orientale da quello che lui ha falsamente affermato essere un genocidio. I soldati russi intervistati dal Washington Post in Russia hanno citato questo come uno dei motivi principali per cui ritengono che la guerra debba continuare. Sebbene il sentimento filorusso e la nostalgia per il passato sovietico siano storicamente più forti nell’est rispetto ad altre parti dell’Ucraina, ci sono molti ucraini di lingua russa nel Donbas che vogliono che rimanga ucraino – soprattutto dopo l’invasione su larga scala del 2022.
Dall’inizio del conflitto nel 2014, migliaia di vite e case sono andate perdute in nome della pretesa del Cremlino di difendere i russofoni. Mentre le truppe russe si spostavano verso ovest, gli abitanti del Donbas sono stati costretti ad abbandonare le case di famiglia piene di ricordi e di beni personali, e a guardare le loro città e i loro villaggi mentre venivano bombardati fino a renderli irriconoscibili. Altri, dopo aver vissuto lontano per mesi o anni come rifugiati, hanno sentito la mancanza delle loro case e delle calde estati della regione, degli sterminati campi di girasoli e dei caratteristici cumuli di scorie che punteggiano l’orizzonte. Sono tornati a casa con cautela e hanno imparato a vivere a pochi chilometri dalle linee del fronte, sotto l’incessante minaccia di attacchi missilistici.
Ora, molti stanno di nuovo facendo le valigie, pronti a partire se le forze russe si avvicinassero ancora di più. “Con la guerra su larga scala, le maschere sono state strappate via, tutto è diventato definito, inequivocabile e concreto”, ha detto Yegor Firsov, 35 anni, un legislatore che ha rappresentato Donetsk prima dell’invasione nel Parlamento ucraino e che ora presta servizio come medico di combattimento a Niu-York, in prima linea.
Firsov ricorda Donetsk prima dell’occupazione come un luogo ricco e cosmopolita: una città che un tempo ha visto Beyoncé esibirsi alla Donbas Arena e ha ospitato i Campionati europei di calcio del 2012, quando centinaia di migliaia di ucraini si sono riuniti sventolando bandiere blu e gialle, tifando per l’Ucraina. Ma Donetsk può anche essere un luogo “pericoloso, duro, spesso selvaggio”, ha detto in un’intervista a Pokrovsk durante l’estate.
La gente sentiva sempre più che la regione e le sue rimostranze venivano ignorate da Kyiv. Mentre gli oligarchi locali accumulavano più potere, la pluralità politica della città è svanita e Donetsk è diventata gradualmente più apertamente solidale con Mosca. “Donetsk era un posto pieno soldi, grandi imprese e grandi fabbriche lasciate dall’Unione sovietica”, ha detto Firsov. “E per mantenere il potere nelle stesse mani, l’élite in carica ha scelto un percorso monolitico e unico… e la popolazione del Donbas, all’epoca, ha appoggiato questa scelta”. Avendo guidato le proteste pro europee della città nel 2014, Firsov conosce bene gli effetti della propaganda russa. Per un decennio la tv di stato russa ha detto agli abitanti del Donbas che Kyiv stava bombardando le loro case e che l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko era responsabile del conflitto. Ma quando è iniziata l’invasione, Firsov ricorda come migliaia di uomini e donne si siano arruolati per servire la Brigata di difesa territoriale della regione di Donetsk. “Era chiaro che il nemico è la Russia, è l’aggressore, sta distruggendo noi e le nostre case”, ha detto.
“Tutti i nostri territori”
Se un tempo alcuni ucraini ritenevano che il Donbas fosse una parte separata del paese da cui liberarsi, l’invasione su larga scala sembra aver cambiato questo sentimento per molti, anche nella parte occidentale del paese. Dopo l’inizio della guerra nel 2014, alcuni rifugiati del Donbas si sono sentiti emarginati nelle parti del paese in cui sono fuggiti. La gente li trattava come se fossero la radice dell’instabilità dell’Ucraina e portassero solo problemi. Ora che perdere la propria casa e vivere come rifugiati è diventata un’esperienza condivisa dagli ucraini in tutto il paese, gli abitanti del Donbas dicono che c’è maggiore empatia.
Molti nel Donbas stanno adottando sempre più spesso l’ucraino, anziché il russo, come lingua principale. Soldati provenienti da altre parti del paese, che non erano mai stati nell’Ucraina orientale, si sono reinsediati nella regione. Alcuni si sono sposati con persone del posto e hanno messo su famiglia. “Era la guerra nel Donbas nel 2014, ora è la guerra in Ucraina”, ha detto Firsov. “Se prima si discuteva se avessimo bisogno del Donbas, se potessimo rinunciarvi, ora non c’è più alcuna discussione del genere. Questi sono tutti nostri territori, e li rivendichiamo tutti”.
Seduti sulla riva del lago salato di Sloviansk, mentre il sole tramontava e i bambini sguazzavano e giocavano nel fango intorno a loro, Mykola e Artem, due soldati del nord dell’Ucraina, si stavano godendo un’ora di tregua quest’estate, in attesa di ordini dal loro comandante. Erano arrivati nel Donbas un mese prima: era la prima volta che vedevano questa parte del paese. “Ci sono molte emozioni quando si arriva qui, data la sua storia”, ha detto Artem. “Ma non si può tagliare un paese come se fosse una fetta di torta. Questa è una parte dell’Ucraina: stessa natura, stessi alberi, stesso sole”.
Francesca Ebel e Serhii Korolchuk. Copyright Washington Post

EDITORIALE di Martedi 17 Settembre 2024
H. 9 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)
IL GIUDIZIO DEL DICASTERO DELLA DOTTRINA DELLA FEDE NON POTRA’ CHE ESSERE PROVVISORIO
TUTTAVIA E’ RAGIONEVOLE ASPETTARSI UN GIUDIZIO POSITIVO: UN NULLA OSTA DI CARATTERE PASTORALE
NEL PROSEGUO NON SI PUO’ ESCLUDERE IL RICONOSCIMENTO PAPALE DELLA SOPRANNATURALITA’
IL PIANO DI MARIA E’ SOLO ALL’INZIO: IL PIU’ DEVE ANCORA REALIZZARSI
LE APPARIZIONI DI MEDJUGORIE SONO UNICHE E SONO LE ULTIME NELLA STORIA DELLA CHIESA
LE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE SONO IL PROSEGUIMENTO DI FATIMA
LE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE SONO L’INIZIO DELL’APOCALISSE
NEL PIANO DI MARIA SI CONCENTRA L’APOCALITTICA CRISTIANA
LA DONNA E IL DRAGO: IL PRIMO GRANDE COMBATTIMENTO ESCATOLOGICO
Il TEMPO DEI SEGRETI E’ IL CUORE E IL CULMINE DELLE APPARIZIONI
I PRIMI TRE SEGRETI RIGUARDANO MEDJUGORIE
GLI ALTRI SETTE SEGRETI RIGUARDANO IL MONDO E LA CHIESA
GLI EVENTI DEI SEGRETI SONO: LA GUERRA DISTRUTTRICE – LA PERSECUZIONE ALLA CHIESA – L’APOSTASIA
LA FINE DEI SEGRETI VEDRA’ IL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA – LA CONVERSIONE DELLA RUSSIA E UN TEMPO DI PACE
LA MADONNA SARA’ PRESENTE TUTTO IL TEMPO DEI SEGRETI CON APPARIZIONI QUOTIDIANE A UN SOLO VEGGENTE E CON MESSAGGI
OGNI SEGRETO VERRA’ RIVELATO TRE GIORNI PRIMA: CHE COSA ACCADE – DOVE ACCADE – IL MOMENTO IN CUI ACCADE – QUANTO DURERA’ L’EVENTO PREANNUNCIATO
NEI TRE GIORNI PRIMA DI OGNI SEGRETO L’UMANITA’ DOVRA’ DECIDERE SE CREDERE E AFFIDARSI A MARIA PER OTTENERE LA SALVEZZA.
NEL TEMPO DEI SEGRETI SATANA CON I SUOI ALLEATI VERRA’ SCONFITTO E CROLLERA’ IL MONDO SENZA DIO
IL TRIONFO DI MARIA SARA’ ANCHE IL TRIONFO DELLA CHIESA CATTOLICA, CHE PASSERA’ VITTORIOSA ATTRAVERSO LA PERSECUZIONE
I SEGRETI STANNO MATURANDO NEL CUORE DELLA STORIA E LA LORO MANIFESTAZIONE NON TARDERA’ MOLTO
ALLA SCUOLA DELLA REGINA DELLA PACE E’ NECESSARIA UNA PREPARAZIONE SPIRITUALE AI SEGRETI
MEDJUGORJE DOVREBBE ESSERE IL LUOGO DOVE LA CHIESA SI PREPARA AI SEGRETI
LA CHIESA TUTTA DEVE ENTRARE IN UNA FASE PENITENZIALE PER PREPARARSI A SALIRE AL CALVARIO
