"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2024 Pagina 42 di 236

NON E’ TIFO, E’ CACCIA ALL’EBREO. COSA CI DCE IL PROGROM DI AMSTERDAM

Claudio Cerasa  09 nov 2024-IL FOGLIO

Non è calcio: è antisemitismo. Non è tifo: è caccia all’ebreo. Non è un affare tra ultras: è, semplicemente, il ritorno dei pogrom nel cuore dell’Europa. Nella notte tra giovedì e venerdì, fra le strade di Amsterdam, subito dopo la partita di Europa League tra l’Ajax e il Maccabi Tel Aviv, una folla di filopalestinesi, intorno a mezzanotte, ha attaccato i tifosi di calcio della squadra israeliana, aggredendo centinaia di persone mentre tornavano ai loro alberghi dallo stadio. La folla era armata di coltelli, e non solo, e si è mossa seguendo un metodo scientifico, programmato, organizzato, servendosi anche di una certa compiacenza delle forze dell’ordine olandesi, che non hanno scortato i tifosi verso i loro alberghi, e lo hanno fatto seguendo un copione preciso: hanno deciso di risparmiare le violenze a tutti coloro che, una volta trovatisi dinanzi alla furia cieca degli antisemiti, fossero in grado di dimostrare di non essere ebrei.

Qualcuno, ovviamente, cercherà di liquidare gli orrori di Amsterdam come se questi siano stati un semplice episodio isolato, un semplice scazzo fra tifosi – quando tre scemi fanno il saluto romano, ha notato con intelligenza il nostro Andrea Minuz, è il ritorno del fascismo, è allarme, è emergenza, ma se in scena va la caccia all’ebreo è solo sport, è solo tifo, è solo disordine del post partita – come se fossero un semplice regolamento di conti fra tifoserie rivali (cosa che tra l’altro chiunque mastichi un po’ di calcio non dovrebbe sostenere considerando il fatto che l’Ajax è una squadra che nasce in un ghetto di Amsterdam, che l’Ajax è la squadra i cui tifosi sono conosciuti in tutto il mondo come “Super Joden”, “Super ebrei” e  considerando il fatto che gli stessi tifosi prima delle partite spesso sventolano bandiere di Israele, indossano il Maghen David, cantano canzoni tipiche della tradizione ebraica, come la celebre “Hava Nagila”, e da anni hanno costruito un rapporto di amicizia proprio con i “Maccabi Fanatics”).

Il calcio però oggi drammaticamente non c’entra. Perché, sì, siamo tutti Maccabi Fanatics, je suis Maccabi, ma quello che è andato in scena ad Amsterdam è la concretizzazione del sogno per cui combattono da mesi i terroristi islamisti in medio oriente. Ovverosia, l’esportazione di una forma inarrestabile di intifada globale, che evidentemente riesce a far presa laddove l’odio nei confronti di Israele, del sionismo, ha trasformato l’essere ebreo in un peccato mortale. Il 7 ottobre del 2023 sono stati uccisi, in Israele, ebrei, solo ed esclusivamente per il loro essere ebreiIl 7 novembre del 2024, ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, nella città di Anna Frank, sono stati aggrediti centinaia di ebrei, solo ed esclusivamente per il loro essere ebrei. E tutto, se ci si pensa, è parte di uno stesso e unico e osceno film.

Un film all’interno del quale il 7 ottobre viene sbianchettato ogni giorno. Un film all’interno del quale i manifesti degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas vengono strappati via dai muri delle città. Un film all’interno del quale gli aggrediti diventano aggressori e gli aggressori aggrediti. Un film all’interno del quale i terroristi vengono trattati dalla comunità internazionale come se fossero partigiani. Un film all’interno del quale un ebreo può temere per la sua vita solo per essere colpevole di un peccato mortale: essere ebreo.

Non è calcio: è antisemitismo. Non è tifo: è caccia all’ebreo. Non è un affare tra ultras: è, semplicemente, il ritorno dei pogrom nel cuore dell’Europa, il ritorno di una Notte dei cristalli, l’ondata dei pogrom antisemiti divampati nella Germania nazista tra il 9 e il 10 novembre 1938, ed è il ritorno di un mondo all’interno del quale l’antisemitismo non è solo tollerato, ma è celebrato, incoraggiato e trasformato in una scelta doverosa per chiunque voglia aderire con gioia alla seducente piattaforma dell’Intifada globale. Non è tifo: è caccia all’ebreo. Je suis Maccabi.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Quando tuonerà molti andranno a cercare un ombrello.

Caro Padre Livio,

non so dove trova la forza ogni giorno di proporci quanto la Madonna ci ha rivelato in tutti questi anni, in modo particolare il tema dei segreti, che riguardano il futuro del mondo e della Chiesa.

Io non so quanti l’ascoltino, ma quello che mi sembra chiaro è che queste tematiche, per quanto avvincenti, non interessino più di tanto.

Non le sembra che sia meglio spostare l’attenzione su ciò che coinvolge di più la gente e lasciare che sia la Madonna a dare un segnale che scuote quando è il momento?

In ogni caso le assicuro la mia stima e la mia preghiera.

Chiara di Napoli


Cara Chiara,

La nostra missione, come Radio Maria, è innanzi tutto quello di chiamare la gente alla Conversione. Non so quanti altri media cattolici lo facciano.

Questo è anche il messaggio più importante che la Madonna ha dato a Medjugorje e, a ben pensare, è anche il compito fondamentale che Gesù ha assegnato alla Chiesa.

Radio Maria si è mantenuta su questa linea in tutti questi anni, senza cedere alle seduzioni della mondanità.

In questa prospettiva va collocata anche l’attenzione ai segreti, che sono la ragione per la quale la Madonna è qui da così tanto tempo.

Bisogna convertirsi ora, perché dopo sarà troppo tardi.

La riposta alla chiamata non è tale dall’aver soddisfatto alla Madonna, ma questo non è un motivo per cambiare discorso.

Che devo dire? Quando tuonerà molti andranno a cercare un ombrello.

Auguro loro di trovarlo, ma non possono dire di non essere stati avvisati che il tempo è incerto.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 155 -PERCHE’ IL VERBO SI E’ FATTO CARNE

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Il 20% dell’Ucraina a Putin e il no alla Nato: cosa prevede il “piano di pace” dei consiglieri di Trump

La REPUBBLICA – 8 Novembre 2024 a cura della redazione Esteri

Il presidente eletto potrebbe congelare il conflitto, promettendo di continuare a dare armi a Kiev per evitare futuri attacchi di Mosca

Congelare il conflitto sulle posizioni attuali, creare regioni autonome lungo una zona demilitarizzata e lasciare Kiev in un limbo diplomatico, fuori dalla Nato, rinviando ogni soluzione definitiva a quando Putin non sarà più presidente. È il piano di Donald Trump, presidente eletto, per la guerra in Ucraina. In parte, lo aveva già raccontato il Financial Times a fine ottobre. Il Wall Street Journal ha fornito nuovi dettagli.

I territori occupati

I consiglieri del tycoon hanno in mente una intesa che fisserebbe l’occupazione da parte della Russia di circa il 20% dell’Ucraina. La linea del fronte sostanzialmente si bloccherebbe e entrambe le parti concorderebbero su una zona demilitarizzata di 800 miglia. Chi pattuglierebbe quel territorio resta poco chiaro, ma un consigliere ha detto che la forza di mantenimento della pace non coinvolgerebbe truppe americane, né proverrebbe da un organismo internazionale finanziato dagli Stati Uniti, come le Nazioni Unite.

Il no alla Nato

L’idea proposta all’interno dell’ufficio di transizione di Trump prevedrebbe che Kiev prometta di non unirsi alla Nato per almeno 20 anni. In cambio, gli Stati Uniti continuerebbero a fornire all’Ucraina armi per scoraggiare un futuro attacco russo.

I decisori

Come nel primo mandato di Trump, diverse fazioni sono pronte a competere per influenzare la politica estera del repubblicano. Gli alleati più tradizionalisti come Mike Pompeo, l’ex segretario di stato ora in lizza per guidare il Pentagono, probabilmente spingeranno per un accordo che non sembra dare una vittoria importante a Mosca. Altri consiglieri, in particolare Richard Grenell, uno dei principali candidati a guidare il Dipartimento di Stato o a fungere da consigliere per la sicurezza nazionale, potrebbero dare priorità al desiderio di Trump di porre fine alla guerra il prima possibile, anche se ciò significa costringere Kiev a concessioni significative.

La reazione di Putin

Più di 24 ore dopo la vittoria di Trump, sono arrivate anche – a distanza – le congratulazioni di Vladimir Putin. Il capo del Cremlino ha detto di non aver ancora parlato con il presidente eletto americano, ma ha affermato di essere pronto a farlo, non reputando “vergognoso” prendere lui stesso l’iniziativa per telefonare al tycoon. Lo zar ha colto l’occasione del suo intervento alla conferenza annuale del Club di Valdai, a Soci, per fare il commento tanto atteso sulla rielezione di Trump, che in campagna elettorale aveva detto di poter mettere fine al conflitto in Ucraina “in 24 ore”. Un’iniziativa “degna di attenzione”, ha detto il presidente russo, probabilmente riferendosi al piano anticipato dal Wall Street Journal e dal Financial Times.

Tifosi israeliani aggrediti ad Amsterdam dopo Ajax-Maccabi, Netanyahu svegliato nella notte: «È una caccia all’ebreo, ora tutti via con un ponte aereo»

di Francesco Battistini – Corriere della Sera – 8 Novembre 2024

Le voci degli israeliani attaccati da gruppi filo palestinesi ad Amsterdam riportate al premier israeliano, che convoca nella notte una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza nazionale. «Avevamo avvisato le autorità olandesi del pericolo, non hanno fatto nulla. Scioccante»

TEL AVIV – Yarin: «Siamo finiti in un fast-food, un Kfc, con solo pochi poliziotti fuori che non sapevano che cosa fare. I musulmani hanno cercato d’investirci, di rapirci, di picchiarci, d’ucciderci…». 
Avigdor: «Subito dopo la partita, quando siamo usciti dal treno, è iniziato il caos. Gente che correva e picchiava, persone che venivano investite e aggredite. Ora siamo in quindici rintanati in albergo. Ci lanciano petardi, ci aspettano fuori con le moto. E la polizia non fa nulla!». 
Yonatan Adler: «Sapevano in che hotel stavamo. Ci hanno aspettato lì davanti. Quattro o cinque arabi ci hanno assalito, sapevano pure che eravamo ebrei. Uno mi ha strappato la sciarpa. Alcuni erano mascherati. Altri ancora hanno scattato delle foto». 

Circolano due video: un uomo che cerca di difendersi dalle percosse e che implora gli assalitori d’avere pietà, mentre lo costringono a gridare «Palestina libera!»; un altro che supplica i suoi aggressori, «non sono ebreo!». 

Un anonimo telefona a Canale 12: «Aiutateci! E la Kristallnacht 2, non siamo al sicuro qui». Un commento sui social: «E questo accade nella città di Anna Frank».

L’hanno svegliato nella notte. Gli hanno riportato le voci da Amsterdam. Almeno una dozzina di feriti, cinque dei quali finiti in ospedale, alcuni irrintracciabili per ore, la caccia all’ebreo nelle strade del centro. E Bibi Netanyahu ha capito subito: riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza nazionale esteso al nuovo ministro degli Esteri, Gideon Saar. 

Il governo israeliano ha elevato per prima cosa una protesta formale a quello olandese, chiedendo di punire con severità i responsabili delle spedizioni punitive sui tifosi del Maccabi: «Le immagini pesanti di quest’aggressione non verranno ignorate – ha detto Bibi -, questo è un attacco antisemita. Il calcio non c’entra». 

I servizi israeliani avevano segnalato alle autorità olandesi il rischio d’incidenti gravi

L’Olanda è uno dei Paesi europei che ha i rapporti più stretti con Israele e l’ultradestra di Geert Wilders, il leader anti-islamico, ne ha fatto un punto del programma. Ma il 7 Ottobre ha cambiato molte cose, il governo olandese è oggi fra quelli che spingono per sanzioni più pesanti per la guerra di Gaza, alcuni fondi pensione hanno chiuso i rapporti con le banche israeliane. E la piazza ribolle: poco prima della partite, intorno allo stadio, erano comparse numerose bandiere palestinesi e uno striscione inneggiante a Hamas
Anche i fan del Maccabi avevano fatto la loro parte: dalla curva erano partiti cori che inneggiavano al massacro degli arabi. Di qui, nella notte, la decisione del governo Netnyahu di fare da sé. E di soccorrere i tifosi con un piccolo ponte aereo. «Questo pogrom è scioccante – dice un deputato suo fedelissimo, Boaz Bismuth -, dall’Olanda ci dicono che le autorità non hanno fatto niente per controllare la situazione. L’odio verso gli ebrei è vivo e vegeto, in Europa. Questo evento ci ricorda che dobbiamo arrangiarci». Su consiglio del segretario militare, Bibi sceglie di non fidarsi nemmeno delle rassicurazioni del primo ministro Dick Schoof, contattato per telefono. Meglio chiamare El Al e mettere a disposizione dei tifosi i due voli speciali delle 9 del mattino. E un numero di cellulare diretto. E una squadra medica dell’esercito. Tutti via dall’Olanda, al più presto.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sul perché la conversione è dolorosa

Cari amici, le persone fanno fatica a intraprendere la conversione perché è un cammino in salita, un cambiamento radicale, una lotta al peccato, quindi è dolorosa. La voce e il rimorso della coscienza si fanno sentire nell’animo degli uomini, ma non ascoltano perché, come ogni cosa dolorosa e impegnativa, si cerca di rimuoverla e tenerla lontano.

La conversione è dolorosa, ma nel medesimo tempo è gioiosa. Questo non è possibile saperlo prima perché il diavolo è molto abile nel deviarci e nell’impaurirci. Sant’Ignazio di Loyola nella sua biografia lo racconta bene. Quando aveva 35 anni decise di convertirsi, si recò in una località vicino Barcellona, Manresa, a fare un lungo esercizio spirituale. Il serpente velenoso si insinuava nella sua mente chiedendo: “Come farai nei prossimi anni a vivere senza tutte quelle cose di cui hai goduto fino ad ora?”. Con questo pensiero satana cercava di demotivarlo, di disarmare la sua volontà e farlo tornare alla vita mondana. Una persona che vede il peso della mondanità sulle proprie spalle e i vizi che ha coltivato – alcuni dei quali sono particolarmente difficili da estirpare – tentenna, si spaventa e desiste.

La conversione è come la parabola di cui ha parlato Gesù del seme di frumento che viene seminato, ma che prima di germogliare deve morire. La conversione è una morte che sperimentiamo dentro di noi quando cerchiamo di uscire fuori dalla palude del peccato mortificando i vizi. Sappiamo che i vizi implicano una lotta, perché sono come bocche fameliche. Dante spiega che la bestia dalle molteplici bocche che è in noi: “mai non empie la bramosa voglia” (Divina Commedia – Inferno – Canto I).

Si tratta di mettere a digiuno quelle bocche dei vizi capitali e le loro derivazioni, quindi di esercitare la rinuncia. Facendo questo, la carne che è in noi con tutte le sue proliferazioni protesta, vessa, contrasta e cerca di sfondare la nostra resistenza. È un momento particolarmente doloroso per il quale ci vuole tanta grazia di Dio. È una specie di Getsemani, benché quello di Gesù fosse diverso. La rinuncia al male e la decisione di fare la volontà di Dio fa sudare sangue, la nostra volontà vacilla e si ritrae. Sono momenti che tutti coloro che si sono convertiti hanno sperimentato.

Alessandro Manzoni descrive con pagine immortali la conversione dell’Innominato. Egli, infatti, decide di andare dal cardinale Federico Borromeo a confessarsi. Ha descritto il combattimento epico che fanno tutti i convertiti, cioè la decisione interiore di rinunciare al male, al peccato e di seguire Cristo nel mondo. Una decisione che porta al perdono dei peccati.

San Paolo descrive in modo meraviglioso – nel capitolo settimo e ottavo della Lettera ai Romani – il combattimento spirituale che tutti affrontiamo. La nostra carne, l’io peccatore, la nostra natura umana che ha ancora dei residui del peccato originale, resiste alla grazia, alla chiamata di Dio e dei Comandamenti. San Paolo grida: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato”. Nella Lettera ai Romani descrive tutta la drammaticità del combattimento spirituale col quale si arriva alla decisione della conversione, un taglio che l’anima fa ai legami col peccato e il male. Con questa decisione si arriva alla grazia di Cristo che conserva l’uomo nella conversione.

Manzoni nei Promessi Sposi descrive la fuga di Renzo. Egli arriva al fiume Adda e lo attraversa con una barca fino ad arrivare all’altra riva. Rivolgendosi a Milano disse “Sta lì maledetto paese”. Noi dobbiamo arrivare spiritualmente a questa decisione, cioè rivolgerci al mondo e dire “Sta lì maledetto paese”. Oppure, come ha fatto il figliol prodigo, che trovatosi a contendere le ghiande ai porci dopo aver sperperato tutto, si ricorda della casa di suo padre e prende la decisione di alzarsi e tornare.

Dopo aver preso la decisione di convertirsi, alla sofferenza subentra la tappa della gioia, che molti hanno sperimentato anche a Medjugorje. Dopo la confessione scorrono lacrime di gioia perché si diventa liberi, si diventa di Dio e di Cristo. Nell’ambito della salvezza sentiamo che il Cielo non grava su di noi ma si apre per rincuorarci, illuminarci e spronarci. Questa gioia è quella motivazione per cui, quando il diavolo ci richiama con assalti più forti di prima, si è protetti da Cristo, dalla Sua corazza, dal Suo amore e dalla gioia che nasce da esso.

Se prima il combattimento spirituale faceva sudare sangue, ora diventa più sereno e gioioso, perché il libero arbitrio non è più al guinzaglio ma si è liberato e fortificato con la grazia. Se non ci si espone al male, alle tentazioni, ci si fortifica con la preghiera, la Santa Comunione e i Sacramenti, andando avanti si diventa più forti e gioiosi. Diventiamo affidabili missionari e testimoni, proprio come la Regina della pace tenta di fare da molto tempo con le anime di questo mondo.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la conversione è dolorosa, lunga, seria, è la trasformazione di una vita. Vorrei raccomandare a chi si converte di non ostentare. Lo si può dire alle persone più care ma non al mondo intero.

San Paolo ha avuto una conversione improvvisa, sbalzato da cavallo, una grande luce lo accecò e rimase cieco. Dopo qualche giorno, ritornata la vista, iniziò subito a predicare mettendo a rischio la sua vita tanto che dovette scappare da Damasco. Tuttavia, Dio non aveva chiesto a San Paolo di andare a predicare, ma di andare da Anania che lo avrebbe battezzato. Allora il Signore lo mandò per tre anni in solitudine nel deserto dell’Arabia a fortificarsi.

È pericoloso ostentare la propria conversione perché non possiamo sapere quanto persevereremo e quanto possiamo essere forti. È una forma di vanità. La conversione si può predicare vivendola nel silenzio. Sarà Dio a decidere di fare della conversione di ognuno uno strumento di aiuto e stimolo per gli altri. Normalmente una persona non deve presumere di se stesso. In questo lungo combattimento potremmo avere delle ricadute gravi e diventare peggio di prima.

La conversione è una grazia che deve essere coltivata nel cuore per tutta la vita.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

 Venerdì 8 Novembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube (in differita)

PERCHE’ LA CONVERSIONE E’ DOLOROSA

La conversione è dolorosa perché è la morte al peccato

Questo cambiamento Gesù lo paragona al seme che muore e germoglia

E’ un combattimento interiore che fa sudare sangue

C’è bisogno di preghiera, di applicazione e di perseveranza

Le conversioni frettolose durano poco

L’UCRAINA DOPO LA VITTORIA DI TRUMP

I risultati delle elezioni americane hanno provocato una forte reazione da parte degli ucraini sui social network. Le opinioni delle persone variano da estremamente negative a cautamente positive. Ma la cosa principale che accomuna tutti è la consapevolezza che l’Ucraina dovrà ora fare sempre più affidamento soltanto sulle proprie forze nella guerra con la Russia.

Articolo di Krystyna Berdynskykh 07 NOV 2024 – IL FOGLIO

LA PROMESSA DELL’ETA’ DELL’ORO E’ FUORVIANTE

La Madonna ci ha rivelato il futuro che ci attende

E’ già in atto  il tentativo di satana di distruggere il mondo

La salvezza verrà della fede e dalla preghiera

La Chiesa sarà chiamata alla testimonianza del martirio

I Popoli dell’ Occidente dovranno convertirsi per primi

Gli altri  seguiranno il loro esempio

Solo allora ci sarà “un tempo di pace e di prosperità”

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