
di Francesco Battistini – Corriere della Sera – 8 Novembre 2024
Le voci degli israeliani attaccati da gruppi filo palestinesi ad Amsterdam riportate al premier israeliano, che convoca nella notte una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza nazionale. «Avevamo avvisato le autorità olandesi del pericolo, non hanno fatto nulla. Scioccante»
TEL AVIV – Yarin: «Siamo finiti in un fast-food, un Kfc, con solo pochi poliziotti fuori che non sapevano che cosa fare. I musulmani hanno cercato d’investirci, di rapirci, di picchiarci, d’ucciderci…».
Avigdor: «Subito dopo la partita, quando siamo usciti dal treno, è iniziato il caos. Gente che correva e picchiava, persone che venivano investite e aggredite. Ora siamo in quindici rintanati in albergo. Ci lanciano petardi, ci aspettano fuori con le moto. E la polizia non fa nulla!».
Yonatan Adler: «Sapevano in che hotel stavamo. Ci hanno aspettato lì davanti. Quattro o cinque arabi ci hanno assalito, sapevano pure che eravamo ebrei. Uno mi ha strappato la sciarpa. Alcuni erano mascherati. Altri ancora hanno scattato delle foto».
Circolano due video: un uomo che cerca di difendersi dalle percosse e che implora gli assalitori d’avere pietà, mentre lo costringono a gridare «Palestina libera!»; un altro che supplica i suoi aggressori, «non sono ebreo!».
Un anonimo telefona a Canale 12: «Aiutateci! E la Kristallnacht 2, non siamo al sicuro qui». Un commento sui social: «E questo accade nella città di Anna Frank».
L’hanno svegliato nella notte. Gli hanno riportato le voci da Amsterdam. Almeno una dozzina di feriti, cinque dei quali finiti in ospedale, alcuni irrintracciabili per ore, la caccia all’ebreo nelle strade del centro. E Bibi Netanyahu ha capito subito: riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza nazionale esteso al nuovo ministro degli Esteri, Gideon Saar.
Il governo israeliano ha elevato per prima cosa una protesta formale a quello olandese, chiedendo di punire con severità i responsabili delle spedizioni punitive sui tifosi del Maccabi: «Le immagini pesanti di quest’aggressione non verranno ignorate – ha detto Bibi -, questo è un attacco antisemita. Il calcio non c’entra».
I servizi israeliani avevano segnalato alle autorità olandesi il rischio d’incidenti gravi.
L’Olanda è uno dei Paesi europei che ha i rapporti più stretti con Israele e l’ultradestra di Geert Wilders, il leader anti-islamico, ne ha fatto un punto del programma. Ma il 7 Ottobre ha cambiato molte cose, il governo olandese è oggi fra quelli che spingono per sanzioni più pesanti per la guerra di Gaza, alcuni fondi pensione hanno chiuso i rapporti con le banche israeliane. E la piazza ribolle: poco prima della partite, intorno allo stadio, erano comparse numerose bandiere palestinesi e uno striscione inneggiante a Hamas.
Anche i fan del Maccabi avevano fatto la loro parte: dalla curva erano partiti cori che inneggiavano al massacro degli arabi. Di qui, nella notte, la decisione del governo Netnyahu di fare da sé. E di soccorrere i tifosi con un piccolo ponte aereo. «Questo pogrom è scioccante – dice un deputato suo fedelissimo, Boaz Bismuth -, dall’Olanda ci dicono che le autorità non hanno fatto niente per controllare la situazione. L’odio verso gli ebrei è vivo e vegeto, in Europa. Questo evento ci ricorda che dobbiamo arrangiarci». Su consiglio del segretario militare, Bibi sceglie di non fidarsi nemmeno delle rassicurazioni del primo ministro Dick Schoof, contattato per telefono. Meglio chiamare El Al e mettere a disposizione dei tifosi i due voli speciali delle 9 del mattino. E un numero di cellulare diretto. E una squadra medica dell’esercito. Tutti via dall’Olanda, al più presto.