Caro Padre Livio sono Max ascoltandoti questa mattina credo che tu abbia colto in pieno quella che è la preoccupazione di Maria in questo momento storico. Ti dico questo perché la sto notando anche su me stesso, questa stanchezza spirituale, Ma la sto vedendo anche su molte persone che mi stanno attorno persone di una certa taratura spirituale.
Io ritengo che Satana stia lavorando a vari livelli e stia stillando nelle menti delle persone una sorta di scoraggiamento, parlo per me che da molti anni sono volontario di Radio Maria e che specialmente nell’ultimo periodo mi sento un po’ scoraggiato e affaticato, sono consapevole che l’unica arma che abbiamo a disposizione per combattere tutto questo sia la preghiera ma non ti nascondo che sto facendo molta fatica.
La Regina vede molto bene quelle che sono le cose gravi e grazie a Dio lo Spirito Santo soffia nel tuo cuore e illumina la tua mente e come Sentinella del mattino Ci richiami come del resto lo sta facendo la Madonna da tantissimi anni e attraverso te e le onde di Radio Maria. Continua ad esortarci ed incoraggiarci con soluzioni concrete.
Grazie di cuore Max
Caro Max,
ti ingrazio per il prezioso incoraggiamento. Quando la Madonna ci mette in guardia dalla seduzione satanica intende la tattica con la quale il demonio cerca di sfibrare le persone buone con dosi quotidiane di mondanità.
Noi non ci accorgiamo che giorno dopo giorno il fervore diminuisce e che la tiepidezza ci conquista. Incominciamo a trascurare la preghiera, le rinunce e le opere di bene.
L’astuta serpe ci studia da vicino e quando meno ce l’aspettiamo si infila nel vuoto che si è creato dentro di noi. Quanti di quelli che anno risposto alla chiamata si sono persi per strada!
Come prevenire queste cadute e come ravvivare il fervore perduto? Bisogna innanzi tutti rimettere la preghiera al centro della nostra giornata e, con la preghiera, un programma di rinnovamento spirituale che elimini i compromessi col mondo e col peccato.
In altre parole bisogna far entrare Gesù e Maria nella nostra vita in modo tale che la loro presenza ci rafforzi e accenda l’entusiasmo nei nostri cuori.
Oggi la potenza di seduzione del mondo è soffocante e ogni giorno dobbiamo rivestirci dell’armatura di Dio per uscirne vincitori.
Vegliamo e preghiamo perché il nemico non ci sorprenda come è avvenuto agli apostoli nel Getzemani.
Ti incoraggio nel combattimento spirituale che, anche se costoso, è una fonte inesauribile di gioia.
Mentre divampava la polemica per un emendamento al decreto PNRR proposto da “Fratelli d’Italia”, che potrebbe aprire la strada all’ingresso delle associazioni pro-vita nei consultori, una giornalista della Rai ha avuto il coraggio di esprimersi sull’aborto con parole che nessun esponente politico della maggioranza ha osato pronunciare.
La giornalista è la vicedirettrice del Tg1 Incoronata Boccia, apprezzata da tutti per il suo talento professionale. Quando, il 20 aprile, nel corso della puntata di Che sarà, il programma di Rai 3 condotto da Serena Bortone, si è aperta una discussione sul tema controverso dell’applicazione della legge 194 sull’aborto, la vicedirettrice del Tg1, presente nello studio con altri ospiti, ha affermato: «Sto per pronunciare parole che mi rendo conto sono forti, e lungi da me giudicare le persone, le storie. Ma si giudica il principio. Stiamo scambiando un delitto per un diritto. Qua si ha paura di dire – persino la politica ce l’ha – che l’aborto è un omicidio». Tra il disorientamento generale, la giornalista ha così continuato: «C’è poco da sorridere. Non l’ho detto io. Quando è stato conferito il Premio Nobel per la Pace a Madre Teresa di Calcutta hanno tremato i potenti della Terra perché quando le fu fatta la domanda su quale fosse il più grande peccato, il più grande dramma dell’umanità, con coraggio quella piccola donna disse “L’aborto”, e non la guerra o la fame nel mondo, come tutti si aspettavano».
Le parole di Incoronata Boccia hanno rotto la cappa di omertà che regna tra destra e sinistra sulla legge 194, da tutti difesa, malgrado il suo contenuto criminale. Feroci sono state le accuse mediatiche nei confronti della coraggiosa giornalista e scarsa la solidarietà da lei ricevuta, soprattutto da parte del mondo cattolico. Eppure, applicando all’aborto i termini di “delitto” e “peccato”, Incoronata Boccia non ha fatto che ripetere quanto hanno ripetutamente affermato due tra i più popolari pontefici degli ultimi decenni, Giovanni Paolo II e Francesco.
Nella Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della fede Dignitas infinita dell’8 aprile 2024, approvata da papa Francesco, leggiamo che, quanto riguarda l’aborto, «la Chiesa non cessa di ricordare che “la dignità di ogni essere umano ha un carattere intrinseco e vale dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale…”» (n. 47). Citando l’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II (25 marzo 1994), papa Francesco afferma che «nessuna parola vale a cambiare la realtà delle cose: l’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita» (ivi).Nell’Evangelium Vitae Giovanni Paolo II, canonizzato da papa Francesco, definisce l’aborto «peccato di particolare gravità» (n. 55), «omicidio» (n. 58), «delitto abominevole» (n. 58), «crimine», «che nessuna legge umana può pretendere di legittimare» (n. 73).
Gli abortisti rifiutano di considerare il frutto del concepimento come un essere umano, ma la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nella sua Dichiarazione sull’aborto procurato del 18 novembre 1974, approvata da Paolo VI, ricorda che «dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una nuova vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre (perfettamente indipendente dai dibattiti circa il momento dell’animazione), la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: un uomo, quest’uomo individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire».
L’Istruzione Donum Vitae del 22 febbraio 1987, approvata da Giovanni Paolo II, dopo aver richiamato gli insegnamenti contenuti nella Dichiarazione sull’aborto procurato del 1974, afferma che nello zigote derivante dalla fecondazione si è già costituita l’identità biologica di un nuovo individuo umano. «Certamente nessun dato sperimentale può essere per sé sufficiente a far riconoscere un’anima spirituale; tuttavia le conclusioni della scienza sull’embrione umano forniscono un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana? Il Magistero non si è espressamente impegnato su un’affermazione d’indole filosofica, ma ribadisce in maniera costante la condanna morale di qualsiasi aborto procurato. Questo insegnamento non è mutato ed è immutabile. Pertanto il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».
L’aborto è un delitto aggravato dal fatto che l’essere innocente, massimamente indifeso, che viene messo a morte, è ucciso da chi lo ha messo al mondo e avrebbe il dovere di difenderlo e di aiutarlo a sviluppare la sua vita naturale e soprannaturale. Questa è la dottrina morale della Chiesa, che non contraddice la scienza, ma la rispetta e trova conferma in essa. Incoronata Boccia ha avuto il merito di ricordarlo e ha tutto il nostro plauso.
Pensiero spirituale sul pellegrinaggio dei sacerdoti a Medjugorje
Cari amici, le apparizioni della Madonna saranno le ultime. La loro particolarità è che sono pubbliche, rivolte a tutti, con la loro molteplicità sono una vera e propria evangelizzazione a livello mondiale. Per diffondere i Messaggi sono stati scelti sei Veggenti e una Parrocchia. Sono tutti elementi che hanno reso difficoltoso la credibilità per molti, soprattutto coloro “affetti” dalla modernità. L’elemento nuovo più coinvolgente è che la Madonna ha dato i dieci Segreti che verranno rivelati tre giorni prima.
Nessun Santuario ha una presenza così numerosa di sacerdoti come quello di Medjugorje. Questo è dovuto al fatto che la Madonna chiama. Come Madre della Chiesa sa che gli strumenti che Cristo ha scelto per guidare la Chiesa e ravvivarla spiritualmente sono proprio i Pastori. Il fatto che abbia scelto una Parrocchia coinvolge i sacerdoti, in quanto molti di loro sono parroci. Sono operatori pastorali interessati a vedere come la Madonna ha impostato la Parrocchia di Medjugorje che ha scelto e della quale vuole essere guida.
La presenza sacerdotale è visibile nella concelebrazione della Santa Messa serale. È chiara la catechesi della Madonna sulla responsabilità dei Pastori. Molti Messaggi a Mirjana si rivolgono ai Pastori della Chiesa, sempre con un’espressione diversa per descriverli. Quando Maria invita ad amare e pregare i Pastori, lo fa perché la benedizione di suo Figlio passa attraverso di loro. È una collana di perle preziose che aiuta anche noi sacerdoti ad essere consapevoli della responsabilità che abbiamo.
La Regina della pace per descrivere i sacerdoti usa termini come Pastore e Pastori perché ha voluto sottolineare l’identità sacramentale che c’è fra Cristo – il Buon Pastore – e i sacerdoti – il Suo prolungamento. Per cui la spiritualità sacerdotale che ci dona la Madonna, leggendo questi Messaggi, ha una radice teologica: ovvero, che Cristo Buon Pastore ha scelto i sacerdoti che sono la Sua parola, il Suo cuore, le Sue mani, il Suo prolungamento, la Sua presenza, Sacerdos alter Christus.
Questi Messaggi che sono rivolti a noi per invitare ad amare e pregare per i sacerdoti, sono oggetto di meditazione per loro, sono parole che li aiutano a meditare sul loro compito, arricchiscono la loro spiritualità, li aiutano a superare le loro crisi, i loro dubbi e incertezze. Nella consapevolezza di fede che Cristo ci ha scelti e operano attraverso di noi, la vita si polarizza intorno a Lui.
Se si dovesse cercare una figura sacerdotale che corrisponde di più ai tratti che ci dà la Madonna nei Messaggi, farei ricorso a quella del Santo Curato d’Ars. Per eccellenza è stato indicato dalla Chiesa come un modello per i sacerdoti. La sua attività sacerdotale era sempre in Chiesa. I poli in cui agiva erano l’altare, cioè l’Eucarestia e la Santa Messa; il Pulpito, dal quale faceva la Catechesi ogni giorno e che attirava da ogni parte della Francia uditori che ascoltavano la Sua dottrina cristiana; infine, il confessionale, dove spendeva molto tempo perché attraverso di esso le anime venivano liberate dal demonio.
Il cuore della Parrocchia di Medjugorje è la Chiesa, la Santa Messa, l’Eucarestia, la catechesi e i confessionali per rinnovare le anime spiritualmente. Questa è l’impostazione di fondo che la Regina della pace dà all’attività sacerdotale: i Sacramenti e la parola. Il sacerdote è colui che apre le fonti della grazia, soprattutto nel confessionale e sull’altare.
Maria ripropone una spiritualità sacerdotale di chiara impronta evangelica, non c’è nulla di tradizionalista. È il Vangelo del Buon Pastore, in questa prospettiva i sacerdoti che vengono a Medjugorje ritrovano l’essenza del loro sacerdozio, l’anima che è la preghiera personale. Da lì irradia tutta l’attività sacerdotale che può essere anche dedita in tanti campi.
Abbiamo tanti Santi che hanno sviluppato accanto alle loro opere spirituali le opere di carità corporali, come gli insegnamenti agli ignoranti, le cure agli ammalati. Le opere di misericordia spirituali e materiali irradiano da questa figura del Buon Pastore. A Medjugorje, i sacerdoti sono rinati, si sono rinnovati e sono ritornati nelle loro parrocchie con spirito nuovo.
Quello che sta a cuore alla Madonna è il rinnovamento della Chiesa, a partire dai Pastori. Perché essi devono essere il ponte, nel tempo dei Segreti, che porta i fedeli nel luogo della pace. Un ponte ampio e sicuro su cui le anime possono camminare per attraversare il Mar Rosso e arrivare nella Terra promessa, nel tempo tumultuoso e drammatico dei Segreti. Questo è il piano di Maria, proprio in vista di esso esorta a dire che trionferà con i suoi Pastori.
La Regina della pace si muove sempre nell’ambito cattolico, ovvero che la Chiesa ha un Collegio Apostolico che sono i Pastori della Chiesa con a capo il Papa. È la Chiesa di Cristo che la Madonna rafforza illuminando i cuori e riaccendendo il loro fervore.
Il pellegrinaggio dei sacerdoti a Medjugorje è un progetto della Madonna stessa.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Sono iniziate le grandi manovre tra i repubblicani tradizionali perché un Trump II non diventi troppo destabilizzante per l’ordine mondiale, la sicurezza dell’Occidente e la protezione degli alleati
diFederico Rampini| 23 aprile 2024- Correre della Sera -24 Aprile 2024
Oggi Joe Biden firma la legge già votata al Congresso, che rifinanzia gli aiuti americani a tre paesi: Ucraina, Israele, Taiwan. Il più bisognoso nell’immediato è l’Ucraina, in gravi difficoltà di fronte all’avanzata russa e a corto di tutto: munizioni, pezzi di ricambio, armi di ogni tipo. Questo sostegno americano è in ritardo di mesi, perché era tenuto in ostaggio al Congresso dalle resistenze del partito repubblicano.
Perché queste resistenze sono venute meno di colpo? Perché lo Speaker of the House, cioè il presidente della Camera Mike Johnson, repubblicano, ha sbloccato il pacchetto di aiuti ed ha accettato un compromesso coi democratici?
I retroscena di questa schiarita bipartisan sono importanti, anche perché forniscono qualche elemento per prevedere quale politica estera farà l’America dopo il 5 novembre, qualora dovesse vincere Donald Trump.
La prima spiegazione per la svolta di Johnson la riassumo così: l’establishment esiste ancora. Il presidente della Camera è stato sottoposto a un assedio incessante da parte dei vertici militari e dei servizi segreti. Dai capi del Pentagono alla Cia alle altre agenzie di intelligence, c’è stato un lavoro sistematico di informazione, persuasione e pressione nei suoi confronti: gli hanno spiegato come e perché quel supporto andava fornito all’Ucraina, cosa sarebbe successo in mancanza di quegli aiuti, quali sarebbero le conseguenze nefaste di una vittoria finale di Putin sulla sicurezza degli stessi Stati Uniti, oltre che di tutti gli alleati europei.
L’establishment militare, di intelligence e di politica estera è per lo più bipartisan o indipendente. Ha forti e storici agganci con la base repubblicana, dove si trovano bacini di reclutamento tradizionali delle forze armate. Insomma Johnson si è trovato di fronte a un fuoco di sbarramento imponente, gli è stato messo a disposizione un arsenale di argomenti a favore degli aiuti all’Ucraina, che lo ha convinto. Di fronte a una pressione così efficace Johnson ha perfino messo in conto la possibilità di essere sfiduciato dai suoi parlamentari dell’ala isolazionista, ha accettato di far passare la legge con un contributo determinante dei democratici.
E il problema Trump? L’ex presidente aveva ostacolato gli aiuti all’Ucraina cavalcando la corrente isolazionista dell’opinione pubblica. Anche quando era alla Casa Bianca – cioè prima dell’invasione russa del 2022 – lui aveva espresso diffidenza e riserve nei confronti della causa ucraina. Ma se Trump avesse voluto ostacolare apertamente Johnson, poteva fomentare tra i suoi fedelissimi alla Camera una rivolta ben più ampia di quella che c’è stata, fino alle dimissioni dello Speaker of the House, ieri invece l’ex presidente lo ha anche difeso definendolo «una brava persona che si sta impegnando al massimo» e, anzi, puntando il dito contro l’Europa che secondo Trump «per l’Ucraina deve fare di più».
Johnson ha avuto l’accortezza di visitare l’ex presidente nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida, e ne ha ottenuto una sorta di tacita neutralità sul provvedimento da votare alla Camera. Con l’avvicinarsi delle elezioni quindi Trump sembra essere diventato meno ostile a Kiev.
Dall’entourage dell’ex presidente sono trapelate varie spiegazioni sui media americani. Da un lato anche Trump è stato sottoposto alla pressione dell’establishment militare – a cui lui ha sempre tributato rispetto e stima – che gli ha illustrato i danni di una vittoria russa. L’establishment militare e dell’intelligence gli ha anche spiegato che, se l’Ucraina resiste, toccherà proprio a Trump (in caso di rielezione il 5 novembre) fare da mediatore fra Putin e Zelensky per un cessate-il-fuoco o addirittura un accordo di pace. Questo lusinga Trump, gli prospetta la possibilità di un ruolo “storico”, e al tempo stesso rende indispensabile un prolungamento della resistenza ucraina.
Infine qualcuno ha fatto balenare a Trump la possibilità che i generosi e costosi aiuti americani a Kiev possano in futuro trasformarsi in prestiti. L’Ucraina nonostante le devastazioni della guerra rimane un paese ricco di risorse naturali, una volta cessato il conflitto e avviata la ricostruzione potrebbe ripagare chi l’ha sostenuta. Un Trump bis alla Casa Bianca potrebbe dunque passare dalla pratica delle donazioni a quella dei prestiti, gratificando la sua base elettorale che si aspetta coerenza con lo slogan America First: gli interessi americani prima di tutto.
Trump avrebbe perfino usato i servizi di un suo vecchio amico-rivale, il senatore repubblicano Lindsey Graham, che in una recente visita a Kiev ha sottoposto l’idea dei prestiti a Zelensky e lo ha trovato d’accordo.
Tutto ciò conduce a una conclusione, provvisoria: sono cominciate le grandi manovre tra i repubblicani tradizionali per garantire che un Trump II non sia eccessivamente destabilizzante per l’ordine mondiale, la sicurezza dell’Occidente, la protezione degli alleati. Al tempo stesso un Trump II a differenza di Biden offrirebbe una veloce apertura di negoziati a Putin.
Sono elementi da tenere d’occhio, che hanno già attirato l’attenzione in tutte le capitali del mondo, fra governi amici o nemici che cercano di fare simulazioni sugli scenari del dopo 5 novembre.
…E se i 7 flagelli uno dietro l’altro si avvicendassero in modo che il tutto si risolvesse in brevissimo tempo?
Caro Padre Livio, sarebbe una mail troppo lunga se iniziassi a scrivere quello che ha significato Radio Maria per la mia povera vita tribolata dal 96 a oggi, e specialmente la tua importanza come guida spirituale.
Per questo vado subito alla domanda : come si conciliano le parole della Madonna “Non aspettate il segno… non ci sarà più tempo…” con l’ipotesi da te avanzata che i 7 flagelli – segreti dopo il segno sulla montagna potrebbero durare fino al 2033 quindi circa 7 anni.
Pensavo : ma non è un tempo più che sufficiente per tanta gente per pentirsi e cambiare vita e così salvare la propria anima o entrare rinnovati a far parte della nuova umanità? Quindi perché la Madonna direbbe che non c’è più tempo?
Io penso che sette anni siano davvero troppi, immaginando castighi non di poco conto che lasciano prostrati i sopravvissuti… piuttosto ho in mente la rapidità con cui Mosè liberò il suo popolo mandando sull’Egitto un flagello dietro l’altro…
È vero che le guerre sono lunghe ed estenuanti, ma quando Dio interviene opera con rapidità ed efficacia, li dove prima aveva lasciato molto tempo agli uomini di pentirsi dei propri peccati. Così è stato anche per Sodoma e Gomorra. E se i flagelli uno dietro l’altro si avvicendassero in modo che il tutto si risolvesse in brevissimo tempo? Mi dica cosa ne pensa.
Saluti.
Alessandro da Milano.
Caro Alessandro,
dobbiamo premettere che non sappiamo assolutamente nulla su quando incomincia il tempo dei segreti e su quando finisce. Solo i veggenti conoscono la data di ogni segreto e quindi la loro durata complessiva.
La Madonna ha più volte insistito a non rimandare la conversione, perché dopo sarà troppo tardi. Infatti rimandare la conversione significa lasciare che il cuore si indurisca, che gli occhi non vedano e gli orecchi non sentano.
Molti di quelli che hanno aspettato a credere per poter prima vedere il segno sulla collina, alla fine non si convertiranno ha detto la Madonna, anche se andranno in pellegrinaggio e si inginocchieranno davanti al segno.
Il buon senso mi dice che i primi tre segreti prenderanno più tempo in modo tale che la gente incominci a sintonizzarsi con il piano di salvezza di Maria.
Invece gli eventi dal quarto al decimo potrebbero essere molto più rapidi. Ma si tratta solo di ipotesi.
Il fatto che in oltre 40 anni non sia mai trapelato nulla al riguardo conferma la ferma volontà della Madonna di custodire i segreti che ha rivelato ai ragazzi.
Quello che vedo è un mondo che corre verso l’abisso e una fede che va dissolvendosi rapidamente. Nel medesimo tempo però non vedo un’apertura alla presenza della Madonna e al suo piano di salvezza. Quando esploderà l’uragano come reagiranno le anime che dormono il sonno della morte?
Tuttavia mi confortano le parole della Regina della pace del primo gennaio di quest’anno: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli”.
Coraggio! Vegliamo e preghiamo giorno e notte perché il giorno del Signore è vicino.
Buongiorno Padre la seguo da tempo e apprezzo moltissimo quello che fate per noi! Ringrazio il Signore di poter essere un granello della Sua sabbia. Ultimamente so rileggendo un libro: La forza della ragione di Oriana Fallaci. Non so se sa di cosa parli , ma senz’altro si .
La cosa che mi sconvolge è che ha ormai 20 anni e i tempi non sono assolutamente cambiati! Sono peggiorati!! Sotto tutti i punti di vista, cristiani che ormai si sentono sconfitti e non difendono il credo e d accettano tutte le imposizioni di quet’Islam che ormai ha messo le mani dappertutto e fra qualche tempo deciderà anche per noi che ormai accettiamo qualsiasi cosa.
Infatti la natalità che in Italia è sotto zero da anni è stata rinvigorita solo con nascite “straniere “ quindi se chi nasce non appartiene al nostro credo, fra qualche tempo la cristianita’ è messa in minoranza come la demografia in tante città europee ed italiane. Sono tra di noi da anni ormai e decidono di vivere parallelamente a noi ma non come ci immaginiamo.
Ecco perché ora le scuole possono chiudere sotto le festività islamiche mentre le festività cristiane diventano mercati e a poco potrebbero anche essere cancellate. Prima delle preghiere sempre indispensabili servono cervelli efficienti e cuori responsabili.
Mi affido a Lei affinché si possa fare la giusta luce su questi problemi che sono sempre più grandi e a me spaventano molto.
La saluto e ringrazio la Regina della pace per aver avuto la grazia di una figura come la Sua.
Un ascoltatore
Caro amico,
Non scoraggiarti, perché è Gesù è il Signore e non altri, siano essi mussulmani, seguaci di altre religioni o atei.
La Madonna ci assicura che alla fine vincerà lei con la Chiesa cattolica. Dobbiamo però arruolarci sotto la sua bandiera e testimoniare con il Rosario in mano.
diGiampiero Rossi – Corriere della sera – 23 Aprile 2024
L’intervista al convento di Gorla: «Non siamo angeli, anche tra noi capita di litigare. Vengono in tanti, anche non credenti: oggi è richiesto a tutti di essere performanti e facilmente si perdono pezzi di umanità»
«Vorrei sfatare l’idea che noi siamo fuori dal mondo. Non siamo angeli, non siamo speciali, invisibili o meno umane, non siamo migliori o diverse, viviamo “qui dentro” felicità, tristezze, gioie, dolori fatiche, fragilità e tutto ciò che vivono gli uomini e le donne nel mondo. Siamo nell’assoluta normalità, anche perché essere altro significherebbe il contrario di ciò che ci hanno insegnato Chiara e Francesco. E, soprattutto, contrario alla logica della fede nostra cristiana».
Sorridono molto mentre parlano, anzi spesso ridono proprio di gusto: per le domande formulate con lunghi e cauti giri di parole (che loro interrompono per sintetizzare in modo diretto e crudo) sia per le battute che loro stesse si concedono raccontandosi. Nella sala arredata in modo essenziale, si coglie l’eco di un silenzio padrone di casa, ma la conversazione lievita come in un qualsiasi salotto. Sono suore, Clarisse di clausura. Chiara e Francesco sono i loro riferimenti costanti, la guida della loro scelta di vivere la fede cristiana in modo totalizzante, li nominano più volte come se li incontrassero spesso nel corso delle loro giornate silenziose e indaffarate. Però non siamo in un eremo lontano da tutto, ma nel mezzo di un popoloso quartiere della periferia Nord di Milano. Zona Gorla, nella piazza dedicata ai Piccoli Martiri del bombardamento alleato del 1944. Pochi mesi prima di quel tragico 20 ottobre il primo gruppo di «Sorelle povere», come si chiamano davvero le Clarisse, si insediò qui.
Hanno accettato di lasciarsi intervistare, ma volevano «esprimere l’idea di fraternità, di comunità, non di individualità» e così a parlare sono in due: suor Beatrice, 51 anni, originaria di Lecco e suor Enrica Serena, nata a Melegnano 52 anni fa. Al citofono rispondono dicendo «pace e bene», al portone salutano stringendo la mano e per parlare hanno disposto tre sedie attorno a un tavolo, non sono dietro alla grata che sta su un lato del salone: ma da una dozzina d’anni non la usano più (come era in passato, anche per incontrare i parenti), proprio per non segnare una loro distanza dal mondo. «Ma questa è la nostra scelta – sottolineano – ogni monastero, ogni comunità fa le sue». Rispondono alternativamente alle domande, si sovrappongono, una integra la risposta dell’altra, ma chiedono che le loro voci siano riportate come una sola.
Quante suore vivono qui? «La nostra fraternità è composta, al momento, da 17 sorelle, di età che varia dai 29 ai 102 anni».
Centodue? «Sì, suor Maria Consolata, che fece parte del primo gruppo di sorelle che arrivò qui nel 1944. Soffre gli acciacchi dell’età, ma è lucidissima. Non sa usare il computer ma detta le sue e-mail».
Quali sono le vostre regole? «Siamo qui per vivere il Vangelo, come San Francesco. La nostra fraternità si ispira a Santa Chiara, la prima donna nella storia della Chiesa che abbia composto una Regola scritta per le donne, approvata dal Papa. Gli elementi costitutivi della nostra forma di vita sono la fraternità, la povertà e la centralità della relazione con Dio, nella preghiera, e la stabilità che, soprattutto nel passato, era espressa attraverso forme di separazione materiale. Come vede alle mie spalle c’è una grata, fino a circa dodici anni fa ricevevamo le nostre visite, anche quelle dei parenti, rimanendo là dietro, poi abbiamo deciso che non fosse necessaria. E queste sono regole che variano in ogni comunità, molto dipende anche dal contesto sociale, dalle domande che arrivano dall’esterno, ma noi decidiamo comunque tutto insieme».
Cioè, si va ai voti e prevale una maggioranza? «Diciamo che ci confrontiamo, discutiamo anche, ciascuna esprime il suo parere, a volte sono processi molto lunghi».
Litigate? «Ma guardi che siamo umane! Vivere insieme è molto bello, anche se è difficile condividere tutto 24 ore su 24. Ciascuna di noi ha risposto a una sua chiamata, non ci siamo scelte, magari fuori di qui non ci sceglieremmo. Quindi sì, ci sono anche i conflitti, ma abbiamo il Vangelo come riferimento e guida e allora pratichiamo l’ascolto, il dialogo, il perdono, la comprensione dell’altro, la ricerca di un’armonia al di là delle difficoltà. Per noi la fraternità è anche testimonianza di questo. E la presenza del nostro piccolo monastero in un quartiere di una città vuole essere anche questo: una testimonianza. Io, per esempio, sono stata inizialmente in un altro monastero in un posto bellissimo, ma un po’ separato: quando ho conosciuto questa comunità, immersa nel quartiere, circondata da case, segno evidente che la nostra presenza è accanto alla gente, in mezzo alla vita di tutti, ecco, ho intuito che qui io ero chiamata. Ed eccomi qui, da 29 anni, in un luogo nato per testimoniare la pace proprio dove ha colpito la guerra».
Com’è la giornata-tipo qui dentro? «Sveglia alle 5.15 e preghiera personale e liturgica, alle 6.30 le Lodi tutte insieme e alle 7 la messa. Poi la colazione, in silenzio, tutti i pasti li consumiamo nel silenzio. Alle 8.30 l’Ufficio delle letture, cioè preghiera fino alle 9.15 circa. Poi inizia il tempo del lavoro, un caposaldo degli insegnamenti di Chiara: ciascuna ha il suo compito, gestione della casa, pulizie, cucina portineria, cura delle anziane – facciamo tutto noi, qui non ci sono collaboratori esterni – e poi lavori di confezionamento di prodotti artigianali, come la decorazione di ceri e candele, creazione di calendari, correzione di bozze di testi religiosi, creazioni in cuoio… Alle 12.15 c’è l’Ora sesta della liturgia e poi il pranzo, con una sorella che, a turno, legge per le altre articoli che lei stessa ha selezionato».
Ecco, appunto, come vi informate? Cosa arriva dal mondo esterno? «Televisione, radio, Internet, giornali e riviste cattoliche. Siamo informate, non siamo tagliate fuori dal mondo, magari abbiamo imparato a selezionare, con un esercizio disciplinato dell’uso del nostro tempo: meno quantità ma più qualità, non ci lasciamo sommergere dalle notizie ma le seguiamo, facciamo in modo che non ci scivolino addosso, ne discutiamo anche fra noi. Per esempio, abbiamo approfondito il tema della transizione ecologica e delle conseguenze sull’economia, a partire dalla protesta dei trattori, oppure proprio oggi è stato davvero interessante ascoltare l’intervista a un dottore di Medici senza frontiere».
E durante il pranzo una legge e le altre stanno in silenzio? «Sì, è un momento di riflessione, risponde al bisogno di fermarsi e lasciar sedimentare. Fuori di qui è più difficile gestire i tempi e le situazioni».
Torniamo all’agenda quotidiana: dopo il pranzo? «Riordiniamo, e a quel punto chiacchieriamo tra noi, per poi tornare al silenzio alle 14, quando la campana annuncia il tempo personale per ciascuna di noi, dedicato al riposo, alla preghiera persona dell’Ora Nona, allo studio. Alle 16.30 riprendiamo i lavori in casa, a volte facciamo formazione o riceviamo visite dall’esterno, alle 18 recitiamo i Vespri e poi dopo un altro momento di preghiera personale, alle 19 ceniamo. E dopo per circa un’oretta viviamo la nostra “ricreazione”, parliamo, qui attorno al tavolo, ascoltiamo anche della musica, scelta a turno da una per le altre».
Di cosa parlate? «Di tutto, magari ci raccontiamo la giornata, per esempio stasera probabilmente racconteremo alle altre di quest’intervista (ridono). Diciamo, non temi che richiedano discernimento. Poi, verso le 21.15 c’è l’ultima preghiera, la Compieta, e dopo ciascuna va nella sua cella».
Cella, non stanza? «Ma sì, noi la chiamiamo così, comunque è una stanzetta con un letto, un tavolino, un armadio e un lavandino con acqua fredda».
Ricevete molte visite dall’esterno? «Sì, arrivano qui gruppi, per esempio giornate di ritiro, e di solito lasciano un’offerta che ci aiuta per il mantenimento del monastero. Sono soprattutto occasioni di condivisione, noi offriamo ciò che abbiamo: la nostra testimonianza, questo spazio per fermarsi, l’accompagnamento a chi sente il bisogno di nutrire la propria relazione con Dio e anche – tanto – a chi chiede ascolto. Sa che riceviamo tante richieste di ascolto personale? Anche da parte di persone non credenti. In una città come questa c’è un bisogno enorme di ascolto, di fermarsi, di un’oasi di silenzio, anche perché dalle domande vere spesso si scappa. Ecco, noi questo possiamo offrirlo, non abbiamo le risposte ma possiamo affiancarci al cammino di vita delle persone».
A proposito di non credenti. Ma a chi, come voi, ha scelto di dedicare l’intera vita alla fede, non viene mai il pensiero… «…che Dio non esista? Ma figuriamoci se no! (ridono). Come diceva il cardinale Carlo Maria Martini, in ogni cristiano convivono un credente e un non credente. E noi non abbiamo alcuna prova scientifica dell’esistenza di Dio. Ma ciascuna di noi ha sentito questa chiamata della fede e ha scelto di viverla pienamente. Però, a prescindere da questo, sfatiamo il luogo comune: noi non siamo fuori dal mondo, non siamo speciali o diverse, non siamo migliori perché siamo qui dentro: felicità, tristezze, gioie, dolori fatiche, fragilità e tutto ciò che succede agli esseri umani. E come tutti attraversiamo dubbi, fatiche, anche nel credere. Siamo nell’assoluta normalità, anche perché essere altro significherebbe il contrario di ciò che ci hanno insegnato Chiara e Francesco. La differenza, semmai, è la ricerca su come abitare le cose che vivono tutti, per esempio come evitare che un conflitto sfoci in violenza, su come vivere la tristezza e la fragilità».
Allora affrontiamo un’altra domanda ricorrente quando si parla delle suore di clausura: una volta compiuta la grande scelta di dedicare la propria vita alla fede, perché proprio in un monastero e non in qualche missione sociale là dove c’è bisogno di aiuto e conforto? «Quando mi sono innamorata del Signore studiavo per gli ultimi esami di medicina e ho vissuto due anni di lotta interiore attorno a questa domanda: “Con tutto quello che c’è da fare, tu vuoi andare a rinchiuderti in preghiera in un monastero?”. Poi ho elaborato la convinzione che vedo con nitidezza ancora oggi: questa mia, nostra testimonianza risponde a un bisogno non meno importante degli esseri umani, quanto il pane e la salute. La mia missione è qui, con la pratica quotidiana di un gesto minimo, per dire a tutti che la vita non si esaurisce in “cose”, la vita custodisce un vuoto, uno spazio di ristoro, l’inutile, il gratuito. E questo è molto più vero in una città come Milano, dove è richiesto a tutti di essere performanti e facilmente si perdono pezzi di umanità».
Le vocazioni sono in calo costante da anni. Come immaginate il futuro di questo monastero? «Eravamo quasi trenta, quando siamo arrivate e adesso siamo in 17, con una sola novizia. Sappiamo che la realtà è questa, ma siamo anche convinte che possa essere un’opportunità, perché, come dice un salmo, “l’uomo nella prosperità non comprende”, e in fondo – per noi che crediamo nella bellezza del sine proprio, cioè del vivere senza appropriarci di nulla, cioè di nessuna proprietà personale – non ci appartiene neanche questa forma di vita. Quindi seguirà l’evoluzione che sarà necessaria, i numeri non esprimono il valore, la qualità non ha un criterio unico, figuriamoci quella di una vita di fede. L’importante è che viva il Vangelo».