di Viviana Mazza, corrispondente da New York; Monica Ricci Sargentini, inviata; Marco Bruna, Chiara Severgnini – Corriere della Sera – 4 Novembre 20’26
L’America boccia Trump alle elezioni di midterm: ecco tutti i risultati in diretta. I Democratici conquistano sia la Camera sia il Senato
- Martedì 3 novembre, gli americani sono stati chiamati alle urne per le elezioni di midterm. In palio c’erano tutti i 435 seggi della Camera e 35 al Senato.
- Si votava anche per eleggere i governatori di 39 fra Stati e territori, per i procuratori generali, per 164 referendum (tra cui la Wealth Tax della California) e per migliaia di cariche locali e statali: in totale sono 5.270 contese elettorali.
- Per i risultati definitivi ci vorranno giorni, ma quelli preliminari mostrano, per ora, un’affermazione netta dei democratici, sia alla Camera sia al Senato. Eletti anche numerosi governatori democratici in Stati storicamente repubblicani, come il Texas
- Trump ha dichiarato: «Pronto ad accettare i risultati».
- E adesso che succede? Gli effetti della sconfitta, per Trump
(Alessandro Trocino, da PrimaOra)
Il trumpismo ha esaurito la sua spinta propulsiva? Perché ha perso? Trump è un leader dalle molte risorse, ma è evidente che in questi ultimi mesi ha perso molta parte del suo fascino anche nella base Maga (Make America Great Again). Ecco perché.
1. Le guerre
Una parte della base è delusa perché Trump aveva promesso «mai più guerre». E invece ha avviato una disastrosa guerra in Iran e non è riuscito a concludere quella in Ucraina.
2. Gasolio e costo della vita
Il blocco dello stretto di Hormuz, conseguenza della guerra a Teheran, ha fatto andare alle stelle il gasolio e ha avuto effetti anche sull’inflazione. I temi economici sono sempre fondamentali nel voto degli americani e l’impoverimento della popolazione è apparso in netto contrasto con l’arricchimento smisurato del presidente e della sua cerchia familiare e politica.
3. Palestina
Ha pesato anche l’emergere di una sensibilità dell’elettorato a favore della Palestina e di una critica alla subalternità al governo israeliano di Benjamin Netanyahu, che lo avrebbe spinto alla guerra in Iran. Temi che si riflettono anche trasversalmente tra i candidati dei partiti. E che, forse, fuori tempo massimo, hanno fatto dire ieri a Trump, con una svolta clamorosa, che taglierà 4 miliardi di dollari di aiuti a Israele, «perché è un Paese ricco e non ne ha bisogno». Da notare che la maggioranza dell’elettorato ebraico statunitense ha votato democratico.
4. Data center
Le proteste popolari contro i data center sono state importanti, anche perché il presidente si è schierato dalla parte dei grandi gruppi tech (che lo hanno finanziato) e ha sottovalutato le preoccupazioni crescenti della popolazione sull’intelligenza artificiale.
5. Latinoamericani e afroamericani
I latinoamericani lo avevano sostenuto nel 2024: hanno fatto mancare il loro consenso dopo i blitz dell’Ice e le campagne contro gli immigrati. Lo dimostra anche lo spostamento a sinistra di quattro contee a maggioranza ispanica al confine tra Texas e Messico. Gli afroamericani hanno votato in massa.
• Trump indurirà il suo modo di gestire il potere o lo ammorbidirà?
Le elezioni di midterm hanno una grande importanza simbolica ma potrebbero avere scarsi effetti reali alla Casa Bianca. Perché il presidente ha sempre coinvolto pochissimo il Congresso nelle sue scelte, governando con gli ordini esecutivi e ignorando anche leggi come il Graham Act, che chiedeva sanzioni e dazi contro la Russia. Ha anche scatenato guerre senza chiedere autorizzazione ai parlamentari e scavalcando il Congresso, dopo il War powers resolution che chiedeva la fine del conflitto in Iran. Passate le elezioni, non dovendo più cercare il consenso, è possibile che Trump si senta ancora di più le mani libere. E che diventi «mister veto», come ha detto lui stesso, pubblicando anche un cappellino con la scritta, e cioè che blocchi con il suo potere personale molti atti del Congresso.
Cambierà la sua squadra?
Nel 2006, dopo la sconfitta alle midterm, George W. Bush chiese e ottenne le dimissioni del suo segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld. Questa volta a dover lasciare potrebbe essere Pete Hegseth, segretario della Guerra, già nel mirino di possibili inchieste da parte dei democratici. Al suo posto potrebbero arrivare Ron DeSantis o Mike Pompeo.
Cosa succederà ora che i democratici hanno la maggioranza alla Camera e al Senato?
I democratici potranno formare commissioni d’inchiesta contro i rappresentanti del governo e istruire anche la pratica per un impeachment nei confronti di Trump (ne ha già subiti due). Rimozione molto difficile, però: servirebbe il via libera del Senato, con i due terzi dei voti. Conquistando la maggioranza anche al Senato, i democratici potranno fermare la nomina dei vertici federali, di giudici e funzionari. E bloccare la ratifica dei trattati internazionali.
I democratici possono gioire? Possono tirare un sospiro di sollievo, ma ben sapendo che per i prossimi due anni sulla tolda di comando ci sarà sempre lui, Trump, anche se con qualche briglia in più. Ora i democratici dovranno capire se puntare alla vendetta, con richieste di impeachment e indagini, o se provare a costruire un’alternativa di governo, con l’incognita di quale linea far prevalere, se quella moderata o quella dei radicali vicini ai socialisti. Ricordando quel che scrive Axios, e cioè che in questo momento i democratici «sono meno popolari dell’Agenzia delle entrate».