Nelle tue mani, o Giuseppe, abbandono le mie povere mani; alle tue dita intreccio, pregando, le mie fragili dita.
Tu, che nutristi il Signore col quotidiano lavoro, dona il pane ad ogni mensa e la pace che vale un tesoro.
Tu, protettore celeste di ieri, oggi e domani, lancia un ponte d’amore che unisca i fratelli lontani.
E quando, ubbidiente all’invito, ti renderò la mia mano, accogli il mio cuore contrito e portalo a Dio piano piano.
Allora sebben le mie mani sian vuote, sian stanche e pesanti, guardandole tue dirai: “Così son le mani dei santi!”