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di Giancarla Ghisi – Corriere della Sera – 1 Luglio 2024
Antonia Salzano, madre del giovanissimo beato: «Era un bimbo grazioso, non bellissimo, eppure la gente era attratta. E’ sempre stato in anticipo su tutti. I gemelli? Devoti, ma voglio che abbiano una vita normale. È stato seppellito a Biella, poi l’abbiamo portato ad Assisi: il suo corpo era intatto, l’ho vestito come un ragazzo dei nostri tempi»
C’è attesa per il grande giorno. Quello in cui Carlo Acutis diventerà Santo. Un ragazzo pieno di vitalità morto a 15 anni, il 12 ottobre del 2006, in meno di una settimana per leucemia fulminante. «Forse verrà fissata a ottobre o addirittura nel 2025. La conferma della data l’avremo presto. Il Papa prossimamente convocherà un Concistoro ordinario pubblico nel quale fisserà la cerimonia della canonizzazione», racconta Antonia Salzano, la mamma. Sarà il primo Santo dei millennial e della Rete. Carlo, nato a Londra, è cresciuto a Milano in una famiglia della buona borghesia senza particolari attenzioni verso la religione. Il suo percorso religioso è iniziato quando era ancora un bimbo. A lui, ad oggi, sono riconosciuti diversi miracoli.
Signora Salzano quando ha capito che su0 figlio aveva un dono?
«Già da piccolo aveva atteggiamenti particolari. È sempre stato in anticipo rispetto ai suoi amichetti, ai cugini e anche i miei due figli gemelli. A tre mesi disse la prima parola e ci stupì molto. A cinque mesi già parlava. All’inizio eravamo sorpresi. Io fino ad allora ero stata poche volte in chiesa: solo quando ho ricevuto il battesimo, la cresima e quando mi sono sposata. Mio marito qualche volta in più, la sua era una famiglia cattolica, a volte la domenica accompagnava i genitori a messa. Non eravamo contrari alla fede c’eravamo abituati a farne a meno».
Oltre a lei suo marito si è accorto di qualcosa?
«I primi anni abitavamo a Londra. Quando è nato Carlo ho lasciato il mio lavoro nell’editoria per stare vicino a mio figlio. Mio marito era impegnato nell’azienda di assicurazioni di famiglia e nonostante avesse con lui un ottimo rapporto non viveva la quotidianità. Quando nei fine settimana stavano del tempo insieme era sempre più la consapevole che fosse un bambino speciale».
Anche nei comportamenti quotidiani?
«Sì. Quando siamo ritornati in Italia, a Milano, aveva una sua vita impegnata fra gli amici, lo studio, lo sport, un’attività di catechista, l’aiuto ai senzatetto e poi Dio. Era piccolo, facevamo delle passeggiate e voleva sempre fermarsi in chiesa. E diventava difficile farlo uscire. La sua meta era sempre il tabernacolo, che considerava casa di Gesù. Diceva: “Non serve andare a Gerusalemme, lui è qui in quel tabernacolo. I soldi del viaggio teniamoli per aiutare i poveri”». La madre di Carlo Acutis, Antonia Salzano
Immagino che ponesse domande.
«Sì, anche molto profonde. Io ero ignorante, non sapevo cosa dire, mi metteva in imbarazzo. Avevo un certo addormentamento spirituale. Non conoscevo nemmeno la differenza tra Vangelo e Bibbia. Ignoravo molte delle verità di fede. Mi sono avvicinata alla religione con la morte improvvisa di mio padre. Conoscevo una signora che abitava nella mia zona, mi aveva parlato di un sacerdote illuminato, padre Ilio Carrai il “Padre Pio di Bologna”. Quando mi ricevette mi disse: “Suo figlio è speciale, con un’importante missione per la Chiesa. E mi consigliò di studiare teologia. Da lì è iniziato il mio cammino verso la conversione».
Ha un ricordo particolare di Carlo
«Beh…Tanti. Lui aveva carattere forte, sapeva quello che voleva. Prima della Comunione ha scritto: “Essere sempre unito a Gesù è il mio programma di vita”. In quel momento ha cominciato a connettersi con il Cielo. Era un informatico, un mago del computer con cui faceva filmati e giornalini. Ricordo un altro episodio, a sei anni Carlo scrisse una letterina al nostro collaboratore domestico molto attento alla moda, spendeva tutto comprando oggetti superflui: “Gesù, fa che Rajesh sia meno vanitoso”. E poi con estrema leggerezza e humor gli diceva: “Rajesh, tu invecchierai mentre io resterò giovane per sempre. Oggi lui è un divulgatore religioso, si è convertito».
La gente attorno a lui cosa diceva?
«È sempre stato una specie di calamita. Da piccolo era un bimbo grazioso, non di quelli bellissimi, eppure se andavo al supermercato la gente veniva attratta da lui. Si pensa che i mistici siano veggenti o possiedano le stigmate. Mentre ho capito che Carlo è un vero mistico e ha una profonda e costante unione con Dio».
Quindi suo figlio non aveva paura della morte?
«No, l’ha affrontata con il sorriso consolando chi stava vicino. A noi ha detto prima di entrare in ospedale: “Da qui non uscirò vivo”. Né io né mio marito potevamo crederci, fino a tre giorni prima era andato a scuola. E mentre veniva curato, mentre tutto il personale medico si stupiva per il suo sorriso davanti a un dolore fisico atroce causato dalla leucemia, rispondeva: “Offro le mie sofferenze per la Chiesa, il Papa e per non fare il purgatorio ma andare dritto in paradiso”. Era figlio unico, penso che con certi suoi atteggiamenti mi volesse preparare».
Ad esempio?
«Qualche giorno dopo la sua morte una notte mi sono svegliata di soprassalto. Ho acceso il suo computer e mi sono trovata sul desk un filmato fatto qualche mese prima in cui sorridendo diceva: “Quando arriverò a pesare 70 chili lascerò questa terra”».
Un addio annunciato?
«C’erano tanti piccoli segni che allora non ho voluto cogliere. Ad esempio l’ultimo dell’anno alla tradizionale pesca dei santi di San Silvestro. È una tradizione di famiglia per trovare il protettore o la protettrice dell’anno, lui di solito lui estraeva Gesù o la Madonna. L’anno della sua morte pescò Alessandro Sauli e tutti a chiederci cosa potesse significare. Quando entrò in ospedale, proprio davanti vidi una chiesa, era intitolata a questo Santo. E l’11 ottobre in cui venne considerata la morte cerebrale di Carlo è lo stesso giorno in cui morì il suo Santo dell’anno».
Come vivono i suoi figli la presenza di questo fratello importante?
«Con serenità. Io li lascio liberi perché devono fare la loro strada. Hanno 13 anni, sono devoti, guardano e pensano al fratello che non hanno conosciuto con estrema naturalezza. Fanno una vita normale come tutti i ragazzi. Soprattutto sono un regalo di Carlo. Non pensavo di potere avere ancora figli a 44 anni. Carlo prima di andarsene mi disse: “Ti manderò tanti segni”. In sogno mi annunciò: “Presto sarai mamma. E dopo un mese sono rimasta incinta».
Il libro
La copertina del libro il Segreto di mio figlio scritto da Antonia Salzano Acutis
Cosa le ha lasciato Carlo?
«Tanto lavoro. Lui animava una serie di progetti di evangelizzazione che continuano. Invitava a seguire la propria strada, senza uniformarsi: “Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie”. Diciamo che sono la sua segretaria qui, in terra. Ormai è conosciuto nel mondo. Arrivano manifestazioni di conversione, miracoli. Poi, ci sono le sue mostre sui miracoli eucaristici avvenuti nei secoli (www.miracolieucaristici.org) da lui interpretati che viaggiano dagli Stati Uniti alla Cina. Carlo è un illuminatore, aiuta risvegliare le coscienza anestetizzate».
Un capitolo importante riguarda i miracoli: è sorpresa?
«Sono sempre stata preparata da Carlo, dalle sue parole e dai sui atteggiamenti, dagli appunti religiosi che ha lasciato. Il primo miracolo è stato durante il suo funerale, una signora malata di tumore pronta per fare la chemioterapia è guarita. Quello riconosciuto dal Papa per la canonizzazione riguarda una ragazza del Costa Rica di 23 anni che studiava a Firenze. Due anni fa cadde dalla bicicletta battendo la testa. Venne operata ma il trauma cranico era molto grave, le condizioni disperate. Per i medici c’è poco da fare. La madre, Liliana, è andata ad Assisi, ha pregato sulla tomba di Carlo e lasciato una lettera. Quando è tornata la ragazza ha ripreso a respirare autonomamente. Ora sta per laurearsi».
Oggi, come vivono Carlo suoi amici?
«Sono quasi tutti ingegneri. C’è chi fa volontariato, chi segue il sito internet, sono rimasti vicini a lui».
Nella storia, dopo Assunta mamma di Santa Maria Goretti, e i genitori della Beata Chiara Luce Badano, la famiglia Acutis potrà vivere questo momento.
«Un momento importante, per me, mio marito e i ragazzi ma soprattutto per Carlo che ha saputo trasmetterci la fede e far avvicinare alla fede tante persone».
Perché ha scelto Assisi come capitolo finale della sua vita?
«Era devoto a San Francesco. Qui abbiamo una casa e ci veniva sempre volentieri. Inizialmente la sua salma era nella cappella di famiglia vicino a Biella ma lui aveva lasciato detto: “Voglio essere sepolto ad Assisi”. Non appena c’è stata la possibilità l’abbiamo trasportato nel cimitero umbro. Quando è diventato beato, le sue spoglie sono state traslate al Santuario della Spogliazione. Il suo corpo si era mantenuto intatto, questo mi ha permesso di vestirlo, l’ho voluto vestire come un ragazzo dei nostri tempi».

Lunedì 1 Luglio 2024
Diretta su Radio Mara – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube in differita
LA DIVINA RIVELAZIONE ILLUMINA IL FUTURO
La Sacra Scrittura rivela gradualmente il piano divino nella sua totalità
Non solo il passato e il presente, ma soprattutto il futuro.
Tutto l’Antico Testamento è una profezia di Cristo
Tutto il Nuovo Testamento è rivolto alla venuta di Cristo nella gloria
ELEZIONI PARLAMENTARI FRANCESI
Le elezioni non riguardano il Presidente, ma il parlamento. I risultati delle elezioni in Francia, in diretta | Le Pen al 33,5%, sinistra al 28,5%, Macron al 22,1%
Non c’è ancora certezza che lo schieramento di Le Pen abbia la maggioranza assoluta dei deputati al primo turno
Per il secondo turno, il 7 Luglio, prevista alleanza Macron + sinistra
INTERVISTA ALLA MAMMA DI CARLO ACUTIS
Articolo del Corriere della sera 1 Luglio 2024
Carlo Acutis era un ascoltatore di Radio Maria
IL LUOGO PREVILEGIATO DI MEDJUGORJE E’ LA COLLINA DELLE APPARIZIONI
La Madonna lo ha scelto per la prima apparizione e per il segno
Anche il Krizevac è nel piano di Dio
Le scelte della Madonna vanno rispettate
BLOG:
Il fascino irresistibile dell’Anticristo
La profezia di Caterina Emmerick riguarda la collina di Medjugorje
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La Madonna sulla collina nelle profezie della Beata Anna Caterina Emmerik
Carissimo padre Livio,
Con questa email voglio segnalare una delle varie profezie che riguardano il futuro della Chiesa fatta dalla Beata Anna Caterina Emmerik e che sembra riferirsi proprio ai nostri giorni ed in particolare alle apparizioni della Beata Vergine Maria a Medjugorje…
Ecco la profezia: «Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro»
(22 ottobre 1822).
Possa essere di incoraggiamento per tutti noi che ci siamo messi sotto la Guida e la protezione di Maria Santissima!
Ave Maria caro padre Livio.
Carissima,
mi era sfuggito questo particolare delle profezia della Beata Emmerik, la cui beatificazione è stato un dono di Giovanni Paolo II ormai alla fine del suo Pontificato.
La sua profezia riguardante i due Papi ha fatto molto parlare di sé dopo le dimissioni di Benedetto XVI e la elezione di Papa Francesco.
Non si può tuttavia escludere che questa profezia riguardi invece il futuro prossimo della Chiesa che, secondo le rivelazioni della Madonna a Fatima, vedrà la persecuzione e l’apostasia.
E’ invece straordinariamente suggestiva questa immagine della Madonna sulla collina che guida suoi fedeli nella battaglia fino alla vittoria.
Infatti il Pobrdo è il luogo previlegiato che la Regina della pace ha scelto per incominciare le sue apparizioni e che sarà il luogo in cui lascerà il segno promesso, che durerà fino alla fin del mondo.
Già ora la Madonna ha scelto questo luogo per le sue battaglie, come abbiamo visto nei giorni della grande Novena per la pace, dimostrando quanto Le siano poco graditi i tentativi di ricercare posti più comodi e più convenienti.
“Alla fine, solo pochi combattenti per la causa giusta erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro”. Se dobbiamo morire, tanto vale farlo combattendo per la Madonna che ci sta guidando in questa battaglia.
Ave Maria
Padre Livio
Editoriale 27 Giugno 2024
Il risultato inatteso della Novena
La Regina della pace ha detto che con le preghiere e i sacrifici si possono sospendere le leggi della natura e fermare le guerre per quanto violente esse siano. Con la Novena in preparazione all’anniversario delle apparizioni la Madonna ha creato una forza di intercessione mai vista prima. Altre Novene sono state chieste a Medjugorje in precedenza, ma questa è stata certamente più solenne anche perché si è chiusa con l’apparizione finale, in cima al Podbrdo. È stata come una chiamata ufficiale nella quale siamo stati coinvolti tutti, questo significa che il pericolo è davvero vicino.
Indubbiamente è possibile che satana riesca a prevalere se non ci opponiamo e la Madonna ci ha chiamato proprio per contrastare con la preghiera il piano di satana. È stata una Novena faticosa per chi era a Medjugorje, ma anche per chi l’ha praticata a distanza, perché finiva tardi alla sera, è durata nove giorni e si è svolta in pieno periodo lavorativo, le persone si alzano presto al mattino. Questa Novena è stato un sacrificio per tanti.
La Madonna ha messo in guardia dall’attacco di satana nei confronti della pace e della famiglia, che sta per essere sbriciolata dalla nuova cultura dell’uomo al posto di Dio. È un’emergenza gravissima. Senza la pace e senza la famiglia il mondo va verso l’autodistruzione. Sono progetti malsani che vengono dal diavolo e appartengono a gente che dal diavolo è stata pervertita. Grazie a Dio la Madonna c’è, è qui per lottare e per vincere e per realizzare il suo progetto di salvezza ci ha dato le armi spirituali, cioè il Rosario e il digiuno.
Nell’intenzione della Madonna questa Novena ha avuto un’altra finalità che è stata quella di risvegliare il mondo medjugorjano che negli ultimi tempi si era intiepidito, aveva perso il fervore delle origini. C’è stato un mutamento visibile che ha riguardato l’insieme di tutto il popolo della Gospa e in particolare Medjugorje. Questa Novena è stato come uno squillo di trombe, un richiamo alle armi spirituali come aveva fatto in precedenza, il 1° gennaio 2024 quando in tanti hanno risposto alla chiamata su Podbrdo, nonostante il freddo, la pioggia e l’ora tarda. In quell’occasione la Madonna disse: «Grazie perché avete risposto alla mia chiamata e avete pregato per le mie intenzioni. Non vi pentirete né voi né i vostri figli né i figli dei vostri figli».
Nel messaggio del 25 febbraio dello stesso anno, la Regina della pace aveva denunciato la presenza della zizzania che si era impossessata di molti cuori che sono diventati sterili: «Cari figli! Pregate e rinnovate il vostro cuore affinché il bene che avete seminato porti frutto di gioia e di unione con Dio. La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili, perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».
Per capire quello che accade nel mondo e quello che c’è nei cuori delle persone, bisogna leggere i messaggi della Madonna e comprenderli. La Madonna ci richiama alla preghiera per la pace e per la famiglia proprio per mostrarci quello che il diavolo sta operando nei cuori. Non c’è dubbio che la Novena di giugno abbia innestato un risveglio notevole della preghiera e della fede. Il popolo della Gospa ha risposto alla chiamata sia a Medjugorje che a distanza, in tanti e con fervore, infatti, hanno partecipato alla Novena. La partecipazione inizialmente non è stata tanta, ma è andata aumentando fino a toccare il picco il giorno dell’anniversario delle apparizioni, quando la gente era veramente tantissima.
Oltre alla partecipazione della gente del posto e dei pellegrini, ovunque nel mondo c’è stata una grande e sentita partecipazione. Lo abbiamo potuto appurare dai nostri canali social e dal numero di ascoltatori in diretta radio. Questa Novena ha avuto una risonanza molto ampia in tutto il mondo. C’è stato un risveglio che è latitante ma che è un’attesa silenziosa di eventi che accadranno. L’attesa dei dieci Segreti è reale e riguarda una vasta opinione pubblica della Chiesa, non solamente sacerdoti ma soprattutto semplici cristiani. Nel popolo umile e semplice c’è una vera diffusione dei messaggi della Gospa, del piano della Regina della pace, delle informazioni sui Segreti molto più vasta di quello che siamo portati a pensare.
Possiamo dire che quello che è stato detto su Medjugorje e sulla Regina della pace in tutto questo tempo ha lasciato il segno, così come le testimonianze dei veggenti stessi che fino a poco tempo fa hanno incontrato i pellegrini raccontando la loro esperienza; anche ai microfoni di Radio Maria i veggenti si sono raccontati diverse volte. Tutto questo la gente lo ha interiorizzato e capisce che stiamo vicini al tempo dei Segreti, difatti è molto interessata a sentirne parlare e chiede anche a noi di dedicare trasmissioni proprio su questo argomento.
Il tempo dei Segreti è vicino, lo dice la situazione internazionale. La gente si è resa conto che siamo veramente sull’orlo dell’abisso e che il tempo stringe. L’opinione pubblica non prende alla leggera queste cose, è molto seria a riguardo e si pone domande importanti circa il futuro. È nell’aria il sentore che siamo alla vigilia dell’innominabile Armageddon.
Nel tempo dei Segreti la gente guarderà alle profezie fatte tre giorni prima sugli eventi che accadranno. Già ora la gente rivolge l’attenzione alla Regina della pace e, come nel caso della Novena, risponde alle chiamata si mette a pregare. Solamente la Madonna ci può salvare, Lei è qui come inviata da Dio per vincere contro satana e dare all’umanità un tempo di pace. Con questa Novena la Madonna ha risvegliato il mondo dal torpore spirituale. Quelli che vogliono la guerra e il dominio del mondo hanno ignorato questa Novena, come se fosse una pratica di poco conto, riservata a pochi creduloni. Ma noi sappiamo che non è così.
La Madonna ci ha chiamato a pregare proprio perché il pericolo è imminente, è prossimo, i tempi sono maturi. La gente ha capito la portata di questa chiamata e ha risposto. Continuiamo a pregare, la Madonna ci ha detto che se saremo suoi vinceremo.

di Stefano Caprio – Asia News – 29 Giungo 2024
Contro ogni previsione, il Pil della Russia sta crescendo a ritmo sostenuto. Non c’è più bisogno di mettere qualcosa da parte per i “tempi bui”, che sono già arrivati. Tutto si riversa sul consumo immediato e ovviamente la massa principale dei soldi finisce nell’industria bellica, attorno alla quale crescono i vari gruppi di un indotto senza fine.
Con le discussioni alla Duma di Mosca sulle modifiche alla riforma fiscale, cercando di introdurre tasse sempre più estese e salutando definitivamente il sistema assistenziale degli ultimi decenni, la Russia si sta preparando a ridefinirsi in modo definitivo nella economia di guerra, destinata a modellare il Paese per molti anni, anche dopo il regno eterno dello zar Putin. L’ultima trovata è l’aumento della tassa sui divorzi, che permette di prendere due piccioni con una fava: afferma la prevalenza dei “valori tradizionali” difendendo la famiglia e il principio dell’indissolubilità del matrimonio, e allo stesso tempo assicura un gettito abbondante e garantito, essendo la Russia, al di là dei proclami, assai poco legata a quegli stessi valori, con un tasso di divorzi molto più alto che nella maggior parte dei Paesi del mondo (solo l’anno scorso ce ne sono stati più di 700mila). In compenso è stato proposto anche di eliminare la tassa sui matrimoni, per le stesse ragioni.
L’effetto di queste misure sulla vita dei russi è in realtà paradossale, in quanto invece di un impoverimento, sembra aprirsi una stagione di benessere e arricchimento. La presidente della Banca centrale di Russia, Elvira Nabiullina, ha rivelato che in effetti stanno molto crescendo i crediti alle persone e alle aziende, perché “la popolazione diventa sempre più ricca”. Contro ogni previsione, la Russia sta battendo ogni record di tasso di crescita del Pil, che nel 2023 è risultato del 3,6% rispetto all’1,8 che era stato pronosticato, e nei primi quattro mesi di quest’anno è salito a un’indecente 5,4%, creando un entusiasmo popolare per la “economia di mobilitazione”.
Uno dei più importanti economisti russi, il professor Igor Lipsits, che ora vive in Lituania dopo essere stato cacciato dal mondo accademico e dichiarato “agente straniero”, spiega a Radio Svoboda che “prima la Russia lasciava parte dei proventi delle esportazioni come riserve all’estero, ora non si lascia più nulla e tutto viene reinvestito all’interno del Paese”. Non c’è più bisogno di mettere qualcosa da parte per i “tempi bui”, perché i tempi bui sono già arrivati, e nessun futuro più ci aspetta. Tutto si riversa sul consumo immediato, e ovviamente la massa principale dei soldi finisce nell’industria bellica, attorno alla quale crescono i vari gruppi di un indotto senza fine. Ai soldati non servono solo le armi, ma anche il cibo, i vestiti, le medicine e tanto altro, e tutta la popolazione vive in stato di mobilitazione, anche quelli che non devono andare al fronte, almeno per il momento.
Più che economia “di guerra”, potrebbe essere definita economia “della fine dei tempi”, una sensazione di apocalisse vissuta in presa diretta. La dimensione religiosa sempre più applicata alla politica e alla società crea l’illusione che la Russia sia già nel regno dei cieli, che sia al di sopra delle turbolenze terrene dei popoli in preda all’anticristo occidentale, e che i soldati in Ucraina siano angeli scesi a difendere la purezza dei santi. Il presidente Vladimir Putin ha voluto confermare questa sensazione, recandosi in pellegrinaggio alla Lavra della Trinità di San Sergij, dove insieme al patriarca Kirill ha venerato l’icona della Santissima Trinità di Rublev, assurta ormai a simbolo della riunificazione celeste dei popoli slavi, baciando il sarcofago che contiene le spoglie di San Sergij di Radonež, patrono della Russia militante.
Il prodotto interno lordo cresce, ma non produce nulla per il futuro della Russia, che ha ormai raggiunto la sua condizione sempiterna. Come afferma Lipsits, “il Pil russo è ormai sepolto sotto le terre nere dell’Ucraina, insieme ai caduti e alle armi per cui si spendono tanti soldi”. Il “prodotto lordo” non riguarda tanto quello che si produce, ma quanto si raccoglie di valore aggiunto, mentre i grandi investimenti nella guerra non aggiungono nulla: è un enorme spreco di soldi, una “danza della morte”, come appare la vita quotidiana di Mosca con l’arrivo dell’estate, un continuo raduno di feste e bagordi in ogni angolo e locale della capitale.
In teoria, le nuove misure del governo dovrebbero ispirare un grande spirito di sacrificio e di sostegno alle necessità del momento contingente: siamo circondati dai nemici, stringiamo la cinghia e rinunciamo ai lussi. Invece si produce l’atteggiamento contrario: se tutti sono contro di noi, possiamo godercela fino in fondo, tanto non abbiamo più niente da perdere. Difficilmente questa illusione potrà durare a lungo, ma la generazione attuale dei russi ha perso la dimensione della “durata”, tre anni di guerra dopo tre di pandemia valgono come un’era geologica nella mente delle persone. Alla esaltazione apocalittica seguirà inevitabilmente una lunga “stagnazione putiniana”, visto che ormai tutti i parametri della vita sociale russa riconducono ai meccanismi del sistema sovietico, quelli della “economia orizzontale” sempre uguale a sé stessa.
Gli economisti avvertono il pericolo dell’effetto “elastico” del Pil, che si espande per poi ritorcersi contro, ti arrivano addosso i soldi che hai sprecato, finché rimani senza nulla. Il 40% dell’intero bilancio russo è costituito dalle spese per la difesa, ma anche per il resto della “economia civile” si calcolano enormi investimenti edilizi per la ricostruzione di Mariupol e di altre città distrutte in Ucraina, un capitolo assai poco “civile” del programma. Molti altri punti del testo ufficiale di bilancio sono segretati, e in gran parte si parla di “economia chiusa”, indecifrabile e tenebrosa come appunto avveniva ai tempi sovietici.
Quando Mikhail Gorbačev inaugurò la perestrojka, il passaggio fondamentale che poi non gli riuscì di realizzare fu proprio quello verso la “economia civile”, mentre tutto il sistema era indirizzato agli scopi della guerra fredda, da sostenere all’infinito. Le voci del bilancio erano classificate come “potenziale di mobilitazione”, tanto che in ogni fabbrica di articoli “civili” c’era una procedura di conversione bellica, da attivare al minimo segno di nuovo conflitto. Negli anni Novanta questi “potenziali” rimanevano a carico delle aziende senza alcun sostegno dello Stato, finendo per provocare continue bancarotte. Non si poteva disfarsene, perché era un “sacro tesoro” assai più importante dello sviluppo della società civile, e proprio questo fu uno dei motivi principali del crollo dell’Urss dal punto di vista economico: non poter rinunciare alla guerra per costruire la pace.
Gorbačev fu accusato di aver depresso l’economia con le leggi contro le bevande alcoliche, e molti attribuiscono la fine del sistema sovietico alle perdite per la guerra in Afghanistan, ma in realtà queste erano quisquilie a confronto dei macigni dell’economia bellica nel suo insieme, che ha prosciugato tutte le risorse dell’impero comunista. Oggi non si è ancora arrivati a quei livelli, ma l’Ucraina potrebbe rivelarsi per la Russia putiniana un nuovo Afghanistan; non quello dei talebani che ormai vanno a braccetto con i politici russi, ma il Paese che resiste ad ogni nuovo assalto, con il sostegno pur ondivago di tutto l’Occidente. Per ora invece i russi vogliono che la guerra continui per poter guadagnare; in una città relativamente periferica come Ivanovo, 300 km a est di Mosca, gli affari con la tessitura delle divise militari hanno generato un vero e proprio boom di guadagni, e gli abitanti locali sperano solo in nuove mobilitazioni.
Si creano dei clamorosi paradossi, come il crollo del mercato immobiliare a fronte dell’enorme crescita di quello edilizio: si fa di tutto per vendere le proprietà che non servono più a nessuno, e andare invece a costruire le nuove case delle zone devastate non solo in Ucraina, ma anche nella regione di Belgorod e altri territori coinvolti. Gli acquirenti vi si gettano comprando a pochi rubli, nella speranza di fare affari chissà quando. Il turismo interno si è intensificato in modo vertiginoso, non potendo tutti recarsi in amene spiagge asiatiche o cubane, e di conseguenza sono sempre più attivi i voli interni, anche se gli aerei sono sempre meno affidabili per mancanza di manutenzione e ricambi. In Crimea la maggioranza teme gli assalti dei droni ucraini, ma lo Stato offre incentivi sempre più allettanti, compresi gli alberghi a prezzo quasi gratuito, tanto altrimenti non si riempirebbero, senza contare il fascino perverso della vacanza in zona di guerra, che stimola il senso di onnipotenza di chi vuole a tutti costi sentirsi vincitore, e sprezzante di fronte a qualunque pericolo.
Non solo l’esaltazione bellica e la spensieratezza apocalittica tengono la popolazione russa in uno stato di ipnosi rispetto agli sviluppi dell’economia, e al futuro del Paese. Per anni l’unica linea politica di Putin era la “stabilità sociale”, dopo i convulsi anni Novanta che avevano sgretolato ogni certezza. La gente non vuole sapere come stanno veramente le cose, approfitta di possibilità nuove e insperate, e sfrutta l’onda di certezze ben diverse da quelle della condivisione comunista dei beni, o della protezione paternalista degli oligarchi. La Russia ha scelto di isolarsi in un proprio mondo, un mondo russo sempre più fasullo e incomprensibile, al di sopra e al di fuori delle coordinate geografiche, storiche, culturali e religiose. Come fu per l’Unione Sovietica nello scorso secolo, così nel terzo millennio la Russia tenta un esperimento mai visto: invertire il corso della storia, godersi il presente per tornare al passato, cancellando per sempre il futuro.