Caro Padre Livio Buonasera. E’ appena terminato (ieri 23 Agosto) un servizio sulle apparizioni mariane su una Tv nazionale con chiaro riferimento a Medjugorje.
Non mi è per niente piaciuto.
Saluti.
Elena
Cara Elena,conosco da tempo i tuoi email e so che sono sempre a ragion veduta. Perciòsono andato a vedere il programma che mi hai segnalato e ne sono rimasto addolorato oltre che stupefatto per lo sconsiderato attacco.
Non pensavo che si arrivasse a tanto, dopo che, proprio nell’estate di 37 anni fa, il 22 Luglio del 1987, S. Giovanni Paolo II, in un incontro privato con la veggente Mirjana, da Lui invitata a Castel Gandolfo, ha affermato che Medjugorje è la speranza del mondo.
Mi permetto di far presente che lo sparlare su Medjugorje che fanno alcuni ecclesiastici, anche attraverso mass media di vasto ascolto popolare, offende non solo la fede dei “piccoli”, ma anche la dignità di numerosi Sacerdoti, Vescovi, Cardinali, Martiri e Confessori della fede, ecc… che credono nella Regina della pace. Questo è un grave danno per la Chiesa e per le anime a cui è necessario mettere fine.
Il racconto di Mirjana conferma che S. Giovanni Paolo II non solo credeva alle apparizioni di Medjugorje, ma le aveva lui stesso sollecitate alla Madonna dopo l’attentato.
“Il 22 luglio 1987 mi trovai ad accompagnare in Vaticano un gruppo di giovani croati da Papa Giovanni Paolo II. Quel mattino, quando arrivammo, l’imponente cupola della Basilica di San Pietro era già illuminata dai primi raggi di sole. Arrivando presto, potemmo sistemarci in prima fila all’udienza Papale che si sarebbe tenuta a Piazza San Pietro. Subito dopo arrivarono migliaia di altri pellegrini.
Quando il Papa comparve, la folla era in delirio. Il pontefice camminò fra la gente, benedicendo. Passando davanti a noi, mi mise la mano sul capo e mi benedisse. La benedizione finì prima che me ne rendessi conto. Rimasi ferma, sorridente, al settimo cielo dalla contentezza per aver ricevuto, per la prima volta, la benedizione da un Papa.
Ma mentre il pontefice seguitava a camminare, il sacerdote italiano che mi accompagnava disse ad alta voce: “Santo Padre, lei è Mirjana di Međjugorje!”. Al che il Papa si fermò, tornò indietro e mi diede un’altra benedizione. Ero raggelata. I suoi occhi di colore azzurro intenso sembravano attraversarmi l’anima. Non sapendo trovare le parole, inchinai il capo e sentii tutto il calore della sua benedizione.
Quando si allontanò, mi volsi verso il sacerdote italiano e scherzando, gli dissi: “Ha pensato che avevo bisogno di una doppia benedizione!”. Entrambi ci facemmo una risata. Più tardi, quel pomeriggio, una volta tornata al mio albergo – ancora stordita da tutta l’esperienza – rimasi senza fiato nel ricevere un invito personale del Papa, che ci chiedeva di incontrarlo in privato l’indomani mattina a Castel Gandolfo.
Ero così eccitata che quella notte non riuscii a prendere sonno. Come sarebbe andato il nostro incontro? Cos’avrei detto? Avevo mille domande per la testa. Per un attimo mi calmai, ma subito dopo pensai ancora: domani incontrerò il Papa! E andai avanti così, per tutta la notte.
Il giorno seguente arrivai a Castel Gandolfo poco prima delle 8:00, l’ora stabilita per l’incontro. Questo paesino fortificato, a circa 25 chilometri da Roma, è da secoli la residenza estiva dei papi. Il palazzo Papale, appollaiato su una collina esposta al vento e circondato da giardini e uliveti, si affaccia sul lago di Albano, le cui acque sono di un colore azzurro simile agli occhi di Giovanni Paolo II.
Un uomo in divisa mi scortò fino al giardino del palazzo. Quando vidi il Santo Padre là ad aspettarmi, mi venne subito da piangere. Lui mi guardò e sorrise. Il suo sguardo era pieno di calore e di amore. Avevo la sensazione di essere in presenza di un Santo – un vero figlio della Beata Vergine Maria. Avevo imparato a riconoscere qualcosa di speciale negli occhi delle persone che amavano la Madonna, una tenerezza che solo la Madre Celeste poteva trasmettere. E quest’aspetto, in Giovanni Paolo II era più forte che in chiunque altro.
Il Papa mi fece cenno di sedermi con lui. Dovetti convincermi che non stavo sognando. Avevo sempre pensato che incontrare il Papa fosse una cosa impossibile per una persona insignificante come me e adesso eccomi là, davanti a lui. Volevo salutarlo, ma ero troppo nervosa anche per esprimere una sola frase. Il Santo Padre mi strinse delicatamente la mano dicendomi: “Dzień dobry”. Non riuscii a capirlo. Forse ero troppo emozionata e le orecchie mi stavano ingannando? O forse il mio cervello era andato in tilt? Ero mortificata.
Avevo avuto un’occasione unica di incontrare il Papa ma non avevo idea di cosa mi stesse dicendo. Le sue parole assomigliavano al croato ma non riuscivo a decifrarle. Presto capii che stava parlando in polacco. Le lingue slave come il croato e il polacco hanno in comune molte parole, quindi il Papa voleva vedere se potevamo comunicare entrambi nelle nostre lingue madri.
Purtroppo la cosa non funzionò, ma mi ricordai che c’era una lingua che conoscevamo entrambi. “Santo Padre, possiamo parlare in italiano?”, chiesi. Sorrise e annuì. “Sì, bene, Mirjana, bene”. Parlammo di molte cose – alcune posso rivelarle, altre no – e presto mi sentii completamente a mio agio in sua presenza. Mi parlò con un affetto tale che sarei rimasta a conversare lì con lui per ore.
“Per favore, chiedi ai pellegrini di Međugorje di pregare per le mie intenzioni”, disse. “Certo, santità”, lo rassicurai. “So tutto di Međugorje. Ho seguito i messaggi sin dall’inizio. Per favore, dimmi come ci si sente quando appare la Madonna”. Il Papa mi ascoltò con grande attenzione mentre descrivevo quello che vivevo durante le apparizioni. Ogni tanto sorrideva e annuiva dolcemente con il capo. “E quando scompare”, conclusi, “provo tanto dolore, in quel momento l’unica cosa a cui penso è quando la rivedrò di nuovo”.
Si chinò verso di me e disse: “Abbi cura di Međugorje, Mirjana. Međugorje è la speranza per il mondo intero”. Le parole di Giovanni Paolo II sembrarono confermare l’importanza delle apparizioni e la grande responsabilità che avevo in quanto veggente. Rimasi sorpresa dal tono convinto nella sua voce e dal bagliore emanato dai suoi occhi ogni volta che nominavo “Međugorje” – per non parlare della perfezione con cui pronunciava il nome di tale paese, sempre molto difficile da ripetere per gli stranieri.
“Santo Padre”, dissi, “vorrei che Lei vedesse tutta la gente che viene da noi e prega”. Il Papa si voltò fissando verso est, facendo un sospiro pensieroso. “Se non fossi Papa, sarei già andato da molto tempo a Međugorje”, disse. Non dimenticherò mai l’amore irradiato dal Santo Padre. Con lui avevo sensazioni simili a quelle che avevo stando con la Madonna; anche guardare nei suoi occhi era come guardare in quelli di Maria.
In seguito un sacerdote mi confidò che il Papa si era interessato a Međugorje fin dagli inizi, poiché prima ancora che cominciassero le apparizioni aveva pregato la Madonna di apparire di nuovo sulla terra. “Non posso farcela da solo, Madre”, pregava. “In Jugoslavia, Cecoslovacchia, Polonia e altri Paesi comunisti la gente non è libera di praticare la propria fede. Ho bisogno del tuo aiuto o Madre cara”.
Secondo quel sacerdote, il Papa, quando venne a sapere che la Madonna era apparsa in una piccola località di un Paese comunista, pensò immediatamente che Međugorje fosse stata una risposta alle sue preghiere.”
Tratto da “Il mio Cuore trionferà” di Mirjana Soldo
FONDATORE DEI PADRI SCOLOPI – L’ORDINE RELIGIOSO AL QUALE APPARTIENE PADRE LIVIO – GRAZIE PER AVERLO “DONATO” A RADIO MARIA
Antonio Tarallo – La Nuova Bussola – 24 Agosto 2024
Domani, 25 agosto, ricorre la memoria liturgica del santo spagnolo, fondatore degli Scolopi. Andiamo alla scoperta delle stanze, all’interno del Palazzo De Torres, dove Calasanzio visse per lunghi anni, tra preghiera, apparizioni della Vergine Maria e dedizione a una vera pedagogia.
Il Cinquecento e il Seicento, Roma e i suoi santi: sembrerebbe quasi il titolo perfetto per un libro. Un tema da sviluppare e approfondire: tante immagini, tanti volti, racchiusi in una sola città che nei due secoli citati si estendeva per molti meno chilometri quadrati di oggi. In sintesi: un pullulare di santità racchiusa, in fin dei conti, in uno spazio urbanistico non certo vastissimo. Basterebbe pensare, infatti, a quante figure di santità hanno operato nella Città Eterna, quasi contemporaneamente: san Filippo Neri, san Giuseppe da Copertino, san Camillo de Lellis, san Giovanni Leonardi e tanti, tantissimi altri. E fra questi vi è san Giuseppe Calasanzio (Peralta del Sal, Spagna, 9 agosto 1557 – Roma, 25 agosto 1648), fondatore dei Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie (detti comunemente Scolopi), del quale domani ricorre la memoria liturgica.
Spagnolo d’origine ma romano d’adozione, il Calasanzio. E il suo nome nella città dei pontefici è legato soprattutto a un palazzo: è Palazzo De Torres, situato a pochi metri da una delle più famose e belle piazze romane, Piazza Navona. Nel 1612, dopo aver trasferito per ben tre volte le sue prime Scuole Pie a causa del sempre più crescente numero di studenti, san Giuseppe Calasanzio volle comprare quello che già allora era conosciuto dai romani semplicemente come “Palazzo Torres”. Assieme a questo importante e necessario acquisto ci fu anche la possibilità di utilizzare l’annessa chiesa di San Pantaleo.
All’epoca il palazzo contava, oltre al pianterreno, anche altri due piani. Oggi sono quattro, dopo diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Questo edificio rappresenta di per sé un miracolo del Calasanzio. Perché? Bisogna immaginare che fra le mura del palazzo, durante il soggiorno del santo spagnolo, vi erano alloggiati 1200 alunni. Ma non solo: bisogna aggiungere che molti locali erano adibiti ad aule scolastiche e vi risiedevano circa 60 religiosi. Numeri estremamente elevati per lo spazio a disposizione.
Nel Palazzo Torres vi è un prezioso tesoro, un luogo sacro: la stanza dove morì il santo il 25 agosto 1648. In questo luogo visse 36 anni: dal 1612 al 1648, appunto. Entrare in questa stanza è un’esperienza unica: si avverte, con il cuore e con la mente, la presenza del santo. Sembra quasi vederlo nel redigere il suo fittissimo epistolario di circa cinquemila lettere, prezioso strumento di ricerca per conoscere la sua spiritualità. Colpisce molto il piccolo tavolino in legno con la sua sedia. Sopra la piccola tavola vi sono ancora alcuni timbri che servivano per sigillare le lettere. Se si ascolta col cuore, nel silenzio, si può ancora avvertire il fruscio della penna d’oca vergare il foglio: si può immaginare il santo, chino su quella sedia, intento a leggere, studiare, scrivere parole che segneranno per sempre il grande libro della congregazione da lui fondata. Poi, in un angolo, il suo inginocchiatoio, anch’esso in legno scuro. Anche in questo caso risulta naturale l’immagine: lui, in ginocchio, a pregare il Signore e la Madonna.
È in questa stanza che avvenne una delle più famose apparizioni della Vergine Maria a san Giuseppe Calasanzio. La scena forse più nota e più importante è quella che vede “protagonista” la Madonna dei Monti che gli apparve pochi giorni prima della morte: venne per rassicurare il santo spagnolo, preoccupato per le condizioni in cui versava la congregazione nel suo ultimo tratto di vita terrena. Bisogna ricordare che, secondo molti testimoni al suo processo di canonizzazione, Calasanzio decise di dedicare la propria vita all’educazione dei bambini e dei giovani proprio durante una visita alla Madonna dei Monti, una chiesa romana nell’omonimo rione che sorge a pochi passi dal Colosseo. Entrato in questa chiesa, alla lettura del Salmo 10, «A te il povero è stato commendato, tu sarai l’aiuto dell’orfano», gli nacque nel cuore il desiderio chiaro della propria vocazione pedagogica.
In questa stanza, poi, vi è un particolare: il fregio posto sotto il soffitto che circonda le quattro pareti del locale. Oggi è ben visibile così come era ben evidente quando Calasanzio entrò nella stanza: ma, appena preso dimora presso questa, volle far ricoprire con intonaco bianco il bellissimo e ricchissimo fregio affrescato. La povertà prima di tutto: questo lo spirito francescano del Calasanzio. Solamente in epoca recente si è deciso di riportare alla luce l’affresco. È significativo questo gesto e ci dice molto del santo spagnolo: una stanza spoglia, un luogo che doveva essere ricoperto solamente di studio e preghiera. Non vi era spazio per alcun fregio. E poi, vi è il letto nel quale morì il santo. Piccolo, scarno anch’esso. Una copertina verde scuro lo ricopre: i segni del tempo sono ben evidenti.
La stanza è preceduta da un grande ambiente: una cappella che conserva poco dell’originale in cui san Giuseppe Calasanzio pregava. La cappella è detta “dell’apparizione”: una tradizione non coeva (del 1686) ci dice che la Vergine col Bambino in braccio apparve al santo che stava recitando l’Orazione continua assieme a un gruppo di ragazzi. La Vergine fece il segno di benedizione su tutti: il quadro sopra il piccolo altare immortala la scena. Fu proprio in questa cappella che il 25 marzo 1617 lo stesso Calasanzio consegnò ai primi compagni di viaggio della neonata congregazione l’abito degli Scolopi. Ancora oggi, a distanza di secoli da quei primi 14 religiosi, la congregazione nata per ispirazione del Calasanzio si occupa dell’educazione di tanti bambini e ragazzi: è il loro servizio a Dio, alla Vergine Maria, e ai fratelli.
L’Anticristo in Maria Valtorta: Il periodo dei precursori
Un nostro ascoltatore completa la visione di Maria Valtorta con altri testi scritti da lei nel 1943, quando era il periodo dei “precursori dell’Anticristo”, durante il quale però erano già presenti alcuni che poi lo avrebbero visto:
Il 27 agosto 1943 Maria Valtorta scrive:
Dice Gesù: “Anche nell’Apocalisse pare che i periodi si confondano, ma non è così. Sarebbe meglio dire: si riflettono nei tempi futuri con aspetti sempre più grandiosi. Ora siamo al periodo che Io chiamo: dei precursori dell’Anticristo. Poi verrà il periodo dell’Anticristo che è il precursore di Satana. Questo sarà aiutato dalle manifestazioni di Satana: le due bestie nominate nell’Apocalisse. Sarà un periodo peggiore dell’attuale. Il Male cresce sempre più. Vinto l’Anticristo, verrà il periodo di pace per dare tempo agli uomini, percossi dallo stupore delle sette piaghe e della caduta di Babilonia, di raccogliersi sotto il segno mio. L’epoca anticristiana assurgerà alla massima potenza nella sua terza manifestazione, ossia quando vi sarà l’ultima venuta di Satana. Avete capito? Credere occorre, e non cavillare. Veramente tu avevi capito, appunto perché non cavilli. I dettati non si contraddicono fra loro. Occorre saperli leggere con fede e semplicità di cuore.”
Questo quaderno della Valtorta è ancora più chiaro: mi pare di capire che oggi siamo ancora nel periodo dei precursori dell’anticristo il quale si avvale delle due bestie di Satana, il mondanismo occidentale e il potere della Russia.
Le sette piaghe secondo me saranno causate in gran parte dalla guerra finché finalmente non si rivelerà l’anticristo che sarà distrutto forse con la settima piaga che farà cadere Babilonia forse intesa come il regno dell’anticristo che si instaurerà durante il tempo dei segreti.
C’è anche un altro quaderno del 21 agosto 1943 dove Maria Valtorta scrive sotto dettatura di Gesù che l’anticristo ha bisogno dei conflitti prima di manifestarsi:
” Vi battete coi vostri corpi. Ma in realtà sono le anime quelle che si battono. Vi battete per l’ordine di quattro o cinque potenti. Credete sia così. No. Uno è l’esecutore di questa rovina. Uno che è sulla Terra, perché voi lo volete, ma non è di questa Terra. Satana è che conduce i fili di questa carneficina in cui sono più le anime che muoiono che non i corpi.
Questa è una delle battaglie iniziali. Il regno dell’Anticristo ha bisogno di un cemento fatto di sangue e di odio per consolidarsi. E voi, che non sapete più amare, lo servite a dovere e vi scannate a vicenda, e maledite chi non ha colpa di questo vostro male: Iddio, il quale lotta coi suoi angeli per tutelare quanto è suo: la Fede nel cuore dei cristiani, la Bontà nel cuore dei buoni.”
Infine il 20 agosto sempre del 43 Maria Valtorta descrive la figura dell’anticristo come un astro dell’esercito di Dio che si è pervertito, un po’ come Satana si è pervertito dopo essere stato creato:
“Sarà persona molto in alto, in alto come un astro. Non un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di una sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.
Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato. Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’Oscuro. L’Anticristo, per superbia di un’ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del mio esercito.”
L’ARAMAICO E’ LA LINGUA MATERNA DI GESU’ E MARIA ANCORA PARLATA IN ALCUNE LOCALITA’ DEL MEDIO ORIENTE. ANCHE LA MADONNA A MEDJUGORJE A VOLTE PREGA IN LINGUA ARMAICA PER LA PACE. DA RADIO MARIA NAZARETH UN VOLUME UNICO DEL NUOVO TESTAMENTO IN ARAMAICO SCRITTO A MANO DA UN MONACO E DATO IN DONO ALLA RADIO.
Pensiero spirituale sulla fede fai da te che è un auto-inganno
Cari amici, la Madonna ci ha esortato ad avere una fede forte e salda, che si costruisce giorno per giorno attraverso la preghiera e l’unione con Dio. Un punto che bisogna mettere a fuoco è che la fede deve essere completa, deve riguardare tutte le Verità di fede che il Signore ha rivelato. Quando si parla di fede forte e salda si parla della fede soggettiva, ovvero la nostra adesione a ciò che Dio ci rivela. Dobbiamo aprire il cuore per credere fermamente – come diciamo nell’Atto di fede – cioè senza dubbi, fidandoci di Dio e della Sua Parola. Non si intende soltanto di alcuni dogmi ma di tutte le Verità di fede che Dio ha rivelato e che la Santa Chiesa insegna nel corso dei secoli.
Dobbiamo evitare la tentazione del demonio di selezionare le Verità di fede secondo i nostri criteri umani. Del Cristianesimo non si possono prendere solo alcuni valori morali, non si può eliminare ciò che non piace personalmente o che il tempo in cui si vive proclama come superato, altrimenti si ferisce la fede e si rischia di naufragare nella fede. La gerarchia della fede è come un albero, che ha un tronco, delle radici, dei rami piccoli e grossi, con i loro frutti. Questo albero lo dobbiamo accogliere in tutta la sua pienezza, non si può togliere qualche ramoscello.
Basta negare una verità della fede per fare naufragio nella fede. Le Verità di fede sono l’aspetto oggettivo. La fermezza interiore di una fede totale è un aspetto soggettivo che bisogna chiedere a Dio nella preghiera. Nel panorama delle Verità della fede – sintetizzate nel Catechismo della Chiesa cattolica e che la Chiesa insegna nel suo Magistero – ci deve essere una completezza e una disponibilità ad accettare tutto ciò che Dio ha rivelato per la nostra salvezza. È chiaro che Dio non ha rivelato tutto, ma solo quello che ha ritenuto necessario per la nostra salvezza. Egli ha rivelato chi è Lui, Santissima Trinità, il Mistero dell’Incarnazione, il Mistero della Divinità di Gesù Cristo e tutte quelle Verità connesse alla predicazione di Cristo stesso.
Alcune Verità di fede sono difficili da accogliere, altre sono state contestate e obliterate anche da chi dovrebbe predicarle. L’inferno, ad esempio, è talmente obliterato che la Madonna – da Fatima a oggi – è dovuta intervenire più volte per ricordarci che esiste e ci vanno una gran numero di anime. Quindi, quello di selezionare la fede a seconda dei propri comodi, è un atteggiamento sbagliato e gravemente peccaminoso. È ancora più grave se sono dei ministri di Dio che fanno ciò, come non segnalare alcuni gravi peccati, passarci sopra o addirittura giustificarli.
Per quanto riguarda la fede sappiamo come sull’aldilà si parli a ruota libera, oppure su Gesù Cristo ormai apertamente si mette in dubbio la Sua divinità, come ha ammonito Benedetto XVI nel su libro Gesù di Nazareth. A volte sono gli opinionisti o i teologi improvvisati che sgretolano il fondamento della fede, che è la divinità di Gesù Cristo.
Obliterare le Verità della fede, minimizzarle, sgretolarle o addirittura negarle, sono peccati gravi contro la fede. Come la tendenza filo-protestante a minimizzare la Madonna, quasi ad aver paura che possa oscurarci Gesù Cristo. Questi sono atteggiamenti incompatibili con il Credo cattolico e con il discernimento della Chiesa, la quale ha disseminato l’anno liturgico di feste mariane. La Liturgia è di grande importanza al riguardo perché perché si manifesta la fede della Chiesa.
Quindi siamo chiamati a fare un esame di coscienza sulla nostra fede su due aspetti. Il primo è quello soggettivo: la fermezza, la sincerità dell’adesione e la disponibilità ad accettare tutto ciò che Cristo ha rivelato e che la Chiesa ci insegna con la sua catechesi e la sua preghiera, che sono la grande palestra dove viene somministrata la fede cattolica. Se stessimo attenti alle preghiere della liturgia, alle orazioni, ai prefazi, alle Letture, alla grande preghiera eucaristica, noteremmo la presenza viva delle Verità di fede offerte ai fedeli in modo straordinario e commovente. Purtroppo, molti di noi non vanno più a Messa e mancano di questa formazione che la Liturgia dà alla nostra fede e alla completezza di essa.
Successivamente, l’esame di coscienza deve essere anche oggettivo. Eliminare una Verità di fede a seconda della personale comodità, è particolarmente grave per quanto riguarda i Sacerdoti. La Madonna stessa l’ha detto in un Messaggio drammatico nel quale si rivolse a Suo Figlio dicendo che ci sono coloro che negano perfino la Sua divinità: «Cari figli, il mio Cuore materno soffre mentre guardo i miei figli che non amano la verità, che la nascondono; mentre guardo i miei figli che non pregano con i sentimenti e le opere. Sono addolorata mentre dico a mio Figlio che molti miei figli non hanno più fede, che non conoscono lui, mio Figlio» (2 novembre 2018). Gesù è molto chiaro su tutti gli aspetti, come sull’adulterio che vale sia per l’uomo che per la donna in ambito cristiano. Uno dei compiti fondamentali dei Sacerdoti è quello di insegnare le Verità di fede nella loro purezza, anche dove non capiamo. La fede è una grande luce ma nel medesimo tempo è oscura. La Madonna disse che alcune Verità della fede adesso non le comprendiamo ma quando saremo davanti al Padre Celeste capiremo tutto.
Facciamo un esame di coscienza sulla fermezza della nostra fede per una testimonianza efficace perché, se siamo canne sbattute dal vento, la gente non ci prende in considerazione. Quando neghiamo l’unicità del Cristianesimo e della Divina Rivelazione, come se tutte le religioni fossero uguali o equivalenti, usciamo dal Dogma cattolico.
Questi sono esami di coscienza che dobbiamo fare perché il tempo dei Segreti, avrà come prova principe proprio la solidità della fede e la scelta tra Cristo e belial, cioè il diavolo.
Mettiamoci nella disposizione di chiedere a Dio la grazia di professare la fede completa, senza paura e senza negare nulla. Così da poter testimoniare tutto ciò che necessario con parresia. Questo lo possiamo e lo dobbiamo fare tutti.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”