"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2024 Pagina 5 di 21

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedi 26 Agosto 2024

H. 9 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube in differita

“INCAMMINATEVI CON ME”

La Sequela Christi è la sintesi della vita cristiana

Seguire Cristo da soli è problematico

Siamo  esposti a innumerevoli deviazioni da parte del mondo  del maligno

Gesù ci ha dato sua Madre, la sua più perfetta seguace 

La Madonna ci chiede di prenderla per mano e di seguirla docilmente

Lei ci preserva dalle insidie del cammino spirituale:

Stanchezze, deviazioni, illusioni, abbandoni

Troppe anime non conoscono la necessità della Madonna nel cammino spirituale

RESA DEI CONTI FRA ISRAELE ED HEZBOLLAH?

Israele vuol confini sicuri

Come Hezbollah si è preso il Libano

(Articolo di Enrico Franceschini-la Repubblica)

LA GOSPA E’ L’INVIATA DI DIO PER LA PACE

“Dio mi ha mandato a voi con questa intenzione”

“A Dio creatore tutto è possibile”

La Madonna ci ha dato la possibilità di evitare la seconda guerra mondiale

Con la fede, la preghiera e il digiuno potremo evitare la catastrofe che incombe

BLOG:

Quelli che vanno in TV compiacenti a straparlare di Medjugorje

🔴LIVE🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 AGOSTO 2024

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 83 – IL MONDO CREATO PER LA GLORIA DI DIO – IL MISTERO DELLA CREAZIONE

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 AGOSTO 2024

Messaggio, 25. agosto 2024

“Cari figli! Oggi la mia preghiera con voi è per la pace.

Il bene e il male lottano e vogliono prevalere nel mondo e nei cuori degli uomini.

Voi siate uomini di speranza, di preghiera e di grande fiducia in Dio Creatore al quale tutto è possibile.

Figlioli, la pace prevalga in voi ed attorno a voi.

 Vi benedico con la mia benedizione materna affinché, figlioli, siate gioia per tutti coloro che incontrate.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Poruka, 25. kolovoz 2024

„Draga djeco! Danas je moja molitva s vama za mir. Dobro i zlo se bore i žele prevladati u svijetu i srcima ljudi. Vi budite ljudi nade i molitve i velikog povjerenja u Boga Stvoritelja kojemu je sve moguće. Nek, dječice, mir prevlada u vama i oko vas. Blagoslivljam vas mojim majčinskim blagoslovom da budete, dječice, radost za sve one koje susrećete. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.“

h21: Padre Livio commenta il messaggio in diretta su:

Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

DALLA CAPPELLA DI RADIO MARIA P. LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Il discorso di Kamala Harris: molto fumo contro Trump e poca sostanza

Kamala Harris ha tenuto un discorso che i titolisti hanno subito definito “storico” perché è la prima donna di colore candidata presidente. Ma i contenuti sono vaghi, a parte la lunga arringa contro Trump. Kamala è finora solo una candidata virtuale costruita dai Democratici: non è nemmeno mai stata intervistata da quando è candidata. 

Esteri 24_08_2024- Stefano Magni – la nuova Bussola

Il discorso più importante della sua carriera. Questa è la definizione che Kamala Harris ha dato del discorso di accettazione della candidatura alla Casa Bianca, giovedì 22 agosto, alla Convention Nazionale Democratica a Chicago. Un discorso che i titolisti, non solo italiani, si sono affrettati a definire “storico”, perché segna l’inizio della corsa della prima candidata alla presidenza che è sia donna che di colore.

Il biglietto da visita di un presidente è la storia personale e famigliare. Un modo classico per rompere il ghiaccio con i militanti e gli elettori è quello di parlare di sé, della propria famiglia e delle proprie origini. La Harris lo ha fatto all’inizio del discorso e ha presentato una famiglia “allargata”, quasi alla Murgia. Infatti, dopo aver tessuto le lodi della madre indiana Shyamala che “ha attraversato il mondo” per realizzare il suo sogno di ricercatrice medica in America, «l’armonia tra i miei genitori non durò. Quando frequentavo la scuola elementare, si separarono e fu soprattutto mia madre a crescerci». Ma anche: «Mia madre lavorava a lungo e, come molti genitori che lavorano, si appoggiava a una cerchia fidata per aiutarci a crescere. La signora Shelton, che gestiva l’asilo nido sotto di noi e divenne una seconda madre. Zio Sherman, zia Mary, zio Freddy e zia Chris. Nessuno di loro era parente di sangue. Ma tutti parenti per amore».

Già con questo biglietto da visita, la Harris si presenta ad un elettorato che è socialmente molto diverso dall’America che siamo abituati a vedere. Da quando la Harris è nata, negli anni Sessanta, ad oggi, le coppie sposate con figli sono calate dal 44% al 18% della popolazione statunitense. Quella di oggi è una nazione di single che nello stesso arco di tempo sono passati dal 13% al 29%. È soprattutto a loro che la Harris si rivolge per cercare consensi. Le sue parole d’ordine sono “diritti civili” e soprattutto “aborto”. I diritti civili sono una causa storica, ma ormai sono diventati sinonimo di diritti sessuali e riproduttivi. Che Trump, a suo dire, vorrebbe eliminare del tutto.

A Trump, la Harris dedica quasi la metà del discorso. E la BBC, che non passa certo per essere un’emittente di destra, ha individuato varie bufale della Harris. Il programma repubblicano non coincide con il “Progetto 2025” della Heritage Foundation, think tank conservatore. Trump non ha intenzione di vietare l’aborto su scala nazionale, cosa su cui rischia, anzi, di incrinare i rapporti con il popolo pro-life. Il candidato repubblicano non ha intenzione di abolire Medicare (il programma sanitario per i non abbienti) e la Social Security (il sistema pensionistico), né ha intenzione di abolire il Dipartimento dell’Istruzione. Non è neppure corretto affermare, come ha fatto la Harris, che Trump voglia uscire dalla Nato: lo ha detto nella sua campagna elettorale delle primarie, ma appena diventato candidato presidente ha smentito (o ha cambiato idea) e assicura che gli Usa resteranno “nella Nato al 100%”. Purché gli alleati europei contribuiscano di più alle spese.

Tuttavia, oltre alle critiche a Trump, la Harris non è chiara sulle sue proposte. La parte del discorso sulle sue proposte economiche è incredibilmente vaga, con formule retoriche tipo « Un’economia delle opportunità in cui tutti abbiano la possibilità di competere e di avere successo. Sia che si viva in una zona rurale, in un piccolo paese o in una grande città». Oppure: «Garantiremo l’accesso al capitale ai proprietari di piccole imprese, agli imprenditori e ai fondatori. Metteremo fine alla carenza di alloggi in America e proteggeremo la Social Security e Medicare». Sì, ma come?

Anche in politica estera, i cenni alle prossime linee strategiche degli Usa sono vaghi e nel caso del Medio Oriente anche cerchiobottisti: «Israele non deve mai più affrontare l’orrore che l’organizzazione terroristica Hamas ha causato il 7 ottobre». E però «Allo stesso tempo, ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi 10 mesi è devastante». E quindi: «Israele sia al sicuro – gli ostaggi siano liberati – le sofferenze a Gaza finiscano – e il popolo palestinese possa realizzare il suo diritto alla dignità, alla sicurezza, alla libertà e all’autodeterminazione». E “Buona fortuna”, direbbero tutti i presidenti che finora hanno provato a raggiungere questi obiettivi, a partire da Jimmy Carter.

Tanto fumo, tanta campagna anti-Trump, ma poco arrosto. Kamala Harris, cooptata dal Partito Democratico per sostituire un ormai impresentabile Joe Biden, ha il solo scopo di battere il tycoon. Non importa come, non importa con quali programmi. Non importa “chi”: Kamala Harris era ritenuta una vicepresidente impopolare, un imbarazzo per il partito, al punto di suggerire a Biden di sostituirla. Adesso il Partito e la fitta schiera di media suoi alleati (inclusa la quasi totalità di quelli italiani, che pure non si rivolgono al pubblico di elettori americani) hanno costruito un’immagine di Kamala totalmente diversa da quella che abbiamo sempre vista. Un’immagine, appunto, perché la vera Kamala Harris, da 35 giorni candidata, ora anche ufficialmente, non ha ancora rilasciato una sola intervista, né ha tenuto alcuna conferenza stampa. Al di là dei discorsi preparati, dove segue un copione, non sappiamo ancora nulla di lei, di cosa voglia fare o se sia in grado di farlo. E il suo discorso non ci aiuta molto a capirlo.

L’agosto della disgregazione della memoria in Russia

di Stefano Caprio – Asia News – 25 Agosto 2024

Il tentato golpe che nel 1991 portò alla fine dell’Unione Sovietica, la consacrazione della cattedrale di Cristo Salvatore nel 2000, la strage dei bambini di Beslan del 2004: tre anniversari estivi  che hanno costretto i russi a ripensare in questi giorni all’incerta evoluzione del proprio destino.

Il mese di agosto, che in Russia manifesta le prime incertezze meteorologiche autunnali, è gravido di memorie decisive per il corso degli eventi degli ultimi decenni, che si ricollegano agli sconvolgimenti degli ultimi tempi. Il 19 agosto 1991 ebbe luogo a Mosca il tentativo di colpo di Stato da parte del Kgb contro il presidente Mikhail Gorbačëv, che segnò l’inizio della disgregazione dell’impero sovietico. Cinque mesi prima si era tenuto un referendum, in cui la stragrande maggioranza dei cittadini delle quindici repubbliche aveva votato per mantenere in piedi l’Unione Sovietica, e l’impero sembrava ancora in grado di superare le contraddizioni e le divisioni, rimanendo una superpotenza con un poderoso arsenale atomico, in grado di controllare metà dei Paesi del mondo come suoi satelliti.

Il fallimento del tentativo di eliminare Gorbačëv, con assalto di carri armati davanti alla Casa Bianca sul lungofiume della Moscova e il trionfo di Boris Eltsin che sventola la bandiera della Russia in mezzo a una folla festante, senza vittime né distruzioni, spalancò uno scenario completamente diverso: gli “uomini forti” erano ormai impotenti, e soltanto cinque giorni dopo, il 24 agosto 1991, l’Ucraina proclamava la sua indipendenza e di fatto la fine dell’impero, che venne sciolto quattro mesi dopo, il 25 dicembre. Dalle torri del Cremlino vennero tolte per sempre le bandiere rosse con la falce e martello (oggi conservate in un museo), sostituite dal tricolore della repubblica russa, che poco dopo si trasformò in Federazione, e il primo e ultimo presidente sovietico si ritirò in pensione.

Per quanto si cerchi di attribuire la responsabilità di quegli eventi alle singole personalità di Gorbačëv, Eltsin o dei falliti golpisti, è evidente che una realtà così gigantesca e poderosa come l’Unione Sovietica non poteva dipendere solo dalle incapacità di alcuni, o dall’audacia di altri. Molti sono i fattori che hanno poi determinato l’evoluzione successiva della Russia: i problemi economici e amministrativi, la diffusione senza limiti della corruzione, gli insuccessi bellici, le catastrofi ecologiche come l’esplosione della centrale di Černobyl, la crisi dell’ideologia marxista-leninista, la crescita delle rivendicazioni identitarie nazionali e molto altro.

L’effetto del crollo ha lasciato nella memoria dei russi soprattutto il risentimento nei confronti dell’Occidente, ma la verità è che gli avversari storici non cercavano la completa dissoluzione del mostro sovietico, per mantenere un ordine mondiale bifronte. Più volte gli occidentali hanno salvato l’impero, come nella seconda guerra mondiale, nonostante l’alleanza iniziale di Stalin con Hitler, o nella crisi dei missili di Cuba, conclusa con gli abbracci tra John Kennedy e Nikita Khruščev, fino alla catastrofica invasione dell’Afghanistan, risolta a livello regionale senza trascendere in una nuova guerra globale. Perfino il crollo del muro di Berlino del 1989 non prevedeva la scomparsa dell’Unione, nonostante la riunificazione delle due Germanie e la spinta decisiva al distacco da parte degli altri paesi dell’Europa orientale, compresi i Baltici e infine l’Ucraina.

Dopo il 1991, le fasi della disgregazione sono proseguite con la guerra cecena, e di nuovo l’Occidente si è schierato dalla parte di Mosca, senza appoggiare l’indipendenza dei popoli minori della federazione. Ora siamo arrivati a una fase successiva del processo iniziato 33 anni fa, con la guerra in Ucraina e i rivolgimenti dell’intero ordine geopolitico globale, ma ancora non si vede quale sarà la conclusione, se un effettivo “ordine multipolare” o soltanto una nuova cortina di ferro tra Oriente e Occidente.

Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill (Gundjaev) ha tentato di trasformare la memoria agostana in una nuova celebrazione della rinascita della Grande Russia, ricordando la solenne consacrazione della cattedrale di Cristo Salvatore, avvenuta proprio il 19 agosto dell’anno giubilare del 2000, ospitando il Concilio che dichiarò la canonizzazione dell’ultimo zar Nicola II, e approvò il documento sulla Dottrina Sociale della Chiesa, il manifesto del “sovranismo ortodosso” che ha guidato la politica del nuovo presidente Vladimir Putin nel successivo quarto di secolo. La più grande chiesa ortodossa della Russia, costruita nel corso di diversi decenni per celebrare la vittoria su Napoleone del 1812, era stata poi fatta saltare in aria da Stalin nel 1931, quando il dittatore georgiano aveva ormai assunto il potere assoluto.

Dopo il crollo dell’Urss, la ricostruzione della cattedrale accanto al Cremlino costituì il primo atto simbolico del recupero dell’identità imperiale, e l’opera ebbe inizio grazie all’accordo tra il patriarca Aleksij II (Ridiger) e l’allora onnipotente sindaco di Mosca Jurij Lužkov, in previsione delle celebrazioni dell’850° anniversario della fondazione della capitale, in vista della sostituzione di Kiev come “città-madre” di tutte le Russie. Già nell’agosto del 1996, qualche mese prima del successivo anno giubilare, Aleksij celebrò la prima liturgia nella cappella inferiore della Trasfigurazione, e i lavori si conclusero nel 1999, quando ormai il potere stava passando nelle mani di Vladimir Putin.

Kirill era allora il metropolita-oligarca che cercava di risollevare le sorti della Russia e della sua Chiesa, umiliata dalle accuse di collaborazionismo con il potere ateista e insidiata dalle ondate di proselitismo di cattolici e protestanti provenienti da tutto l’Occidente, nella convulsa “rinascita religiosa” degli anni Novanta. Dopo quindici anni di patriarcato, oggi Kirill non ha dubbi nell’attribuirsi ogni merito della ricostruzione della cattedrale e di tutto il potere ecclesiastico russo, ricordando durante la celebrazione come allora “avevo spiegato al sindaco Luzkov la colossale mancanza di chiese nella capitale, che era ai margini delle statistiche di spazi ecclesiastici rispetto al numero di fedeli”. Ora invece egli esalta con orgoglio “lo straordinario monumento che sta al centro di Mosca”, il cui significato risiede nel fatto che “anche le persone che sembrano lontane dalla fede hanno compreso la sua necessità”, essendo comunque “legate alla fede per la propria origine, educazione ed appartenenza al popolo russo”.

Dalla cattedrale si è quindi passati al piano delle “Duecento chiese” da ricostruire a Mosca, realizzato e superato grazie soprattutto al successore di Lužkov, l’attuale sindaco Sergej Sobjanin in carica dal 2010, in tandem con lo stesso patriarca. Kirill ricorda che “Mosca è l’unica megalopoli al mondo dove si costruiscono così tante chiese, mentre nel resto del mondo si chiudono, e questo testimonia la crescita della fede nel nostro popolo”; anche se le statistiche affermano che a Mosca, e in tutta la Russia, più chiese si costruiscono, meno persone le visitano. In effetti, il patriarca insiste sul fatto che “non dobbiamo limitare la nostra predicazione ai confini delle chiese”, ma rendere l’intero popolo più partecipe della vita ecclesiastica.

La memoria di agosto si trasforma quindi dalla dissoluzione alla rinascita, ma un altro evento ha costretto i russi a ripensare in questi giorni all’incerta evoluzione del proprio destino. La mattina del 1° settembre 2004 avvenne infatti il più tragico atto terroristico della storia russa recente, la strage della scuola di Beslan in Ossezia del nord all’inizio del nuovo anno scolastico, con 1.100 ostaggi trattenuti dai terroristi per tre giorni, con esplosioni e sparatorie furibonde che lasciarono sul terreno 27 terroristi morti e 314 vittime tra gli ostaggi, di cui 186 bambini. Il presidente Putin, per la prima volta in vent’anni, si è recato in questi giorni in visita alle “Madri di Beslan”, compiendo un giro propagandistico anche in Cecenia, proprio durante l’offensiva ucraina nella regione di Kursk.

Putin intendeva mostrare la sua superiorità sulle pretese ucraine, ricordando le motivazioni stesse che lo avevano portato al potere, quando aveva promesso, già da primo ministro nel 1999, che avrebbe fatto fuori tutti i terroristi. Il bagno di folla caucasica ha ricordato quello successivo al tentativo di golpe di Evgenij Prigožin dello scorso anno, quando Putin (o un suo sosia) si concesse agli abbracci degli ingusceti per celebrare la sua unione indistruttibile con tutti i popoli della Russia. Alle madri dei bambini assassinati a Beslan aveva allora promesso di “raccontare tutta la verità” sulla strage, ma le loro rappresentanti si sono lamentate di non aver avuto in realtà alcuna soddisfazione in questo senso. Il presidente, in un dialogo che non è stato mostrato in televisione, ha risposto imbarazzato che avrebbe chiesto ad Aleksandr Bastrykin, capo del comitato investigativo, di risolvere la questione “al più presto”.

In preda a evidente confusione, Putin ha poi ricordato in modo impreciso il numero delle vittime dell’attentato, parlando di “334 persone, tra cui 136 bambini”, cinquanta in meno di quelli effettivamente defunti. Egli ha poi cercato istericamente di incolpare “le forze che dall’estero hanno cercato di giustificare e aiutare i terroristi, anche con motivazioni morali”, ricollegandosi agli avvenimenti attuali, poiché “i nostri nemici continuano a sconvolgere il nostro Paese, istigando e provocando le azioni criminali nella regione di Kursk, nel Donbass e in tutta la Novorossija”, cioè l’Ucraina. Cercando aiuto nella memoria di fatti passati, Putin e Kirill sperano di far risplendere il volto della nuova Russia vittoriosa, rendendo ancora più evidente la confusione e l’impotenza di un sistema sempre più incerto e contraddittorio.

BUONA DOMENICA

DOMENICA 21.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici,

oggi il Vangelo ci presenta la reazione alla straordinaria rivelazione che Gesù ha fatto del Pane vivo che è disceso dal Cielo che dà la vita eterna a chi se ne nutre. Questo pane è Gesù stesso, la sua carne e il suo sangue: “Come i può credere ad affermazioni del genere”  si chiede la folla.

O il cuore si apre alla fede  allora è possibile comprendere il dono di Dio, o diversamente si resta nei limiti  della natura umana decaduta e ci si arrocca nel rifiuto.

Questo in realtà riguarda il cuore stesso della fede cattolica, che è divinità di Gesù Cristo. O ci si apre  alla grazia o si resta rinchiusi in una oscurità senza vie di uscita.

Ma come si fa ad aver la grazia della fede? Il Padre celeste desidera che tutti credano nel Figlio che egli ha inviato per la nostra salvezza e considera il cuore di ognuno per trovare degli spiragli per entrarvi.

Questo dipende da noi, dal nostro atteggiamento interiore. Come il seminatore considera lo stato del terreno prima di gettare il seme, così anche il Padre celeste dona la sua grazia a seconda delle condizioni interiori.

Se noi siamo persone che, seguendo la luce dell’intelligenza e la voce della coscienza, ci orientiamo verso la verità e nella nostra vita cerchiamo sinceramente Dio, non vi è dubbio il dono della fede sincera non tarda ad arrivare.

Al contrario, se siamo persone che si sono arroccate su se stesse, preferendo la superbia all’umiltà, il vizio alla virtù, Dio trattiene la sua grazia, perché il cuore la rifiuterebbe e noi peggioreremmo ulteriormente la nostra condizione spirituale.

Infatti molti dei discepoli  che avevano seguito Gesù si scandalizzano e lo abbandonano, perché il loro interesse è di carattere materiale e quindi sono incapaci di elevarsi nell’abito soprannaturale. C’è un cecità  e una sordità di carattere spirituale che rende le anime incapaci di vedere e di capire le cose di Dio.

Tuttavia, il cuore di Pietro, semplice e onesto, è un terreno sul quale la grazia del padre è fiorita e da Lui vengono le parole ferme e chiare della fede: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio”.

L’atteggiamento interiore di Pietro deve essere anche il nostro. Professiamo il nostro essere cristiani con fermezza  e semplicità, accogliamo Cristo nella nostra vita senza riserve e facciamo dell’Eucaristia il nostro appuntamento irrinunciabile ogni Domenica, il giorno del Signore.

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,60-69
 
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
 
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
 
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
 
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 82 – LA CREAZIONE OPERA DELLA TRINITA’ – IL MONDO CREATO PER LA GLORIA DI DIO

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