"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Luglio 2024 Pagina 13 di 23

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

IL PRIMO PECCATO DELL’UOMO

Prima di essere ammessi alla visione di Dio sia gli angeli che gli uomini sono stati sottoposti a una prova.

L’uomo tentato dal diavolo ha lasciato spegnere in se stesso la fiducia in Dio e ha preferito se stesso a Dio.

Con questo peccato ha perso tutti i doni di Dio e la morte è entrata nella storia dell’umanità.


L’ATTENTATO A DONALD TRUMP IL 13 LUGLIO

La bomba atomica che minaccia il mondo è l’odio

La Madonna da tempo ci ha ammonito che satana vuole l’odio e vuole la guerra

L’odio contro Dio, contro Cristo e contro il vangelo provoca la guerra degli uomini fra di loro

L’unica via che porta alla salvezza è il ritorno al Dio dell’amore e della pace.

L’attentato a Trump, salvato per miracolo, è avvenuto il 13 Luglio. Il giorno delle rivelazione ai pastorelli dei segreti di Fatima.  Non può essere un caso.


MISSILI RUSSI NEL TEMPO DEI SEGRETI?

La Russia in questi anni si è dotata di missili che colpiscono a 1000Km di distanza e che possono essere dotati  di ordigni  atomici tattici con i quali tenere sotto tiro le metropoli europee.

Per bilanciare la situazione l’Occidente ha bisogno di  almeno due anni.

Saranno questi missili i possibili “eventi” del tempo dei segreti preannunciati tre giorni prima?


BLOG

Una pallottola deviata per Trump: potrebbe essere stato un intervento del Cielo?


DAI UN MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA

 DONANDO IL TUO 5 x1000 : C.F. di R.M. 94023530150

Missili Usa in Germania, il Cremlino minaccia: “Le capitali europee diventano bersagli”

dalla nostra inviata Rosalba Castelletti- La Repubblica

Per il portavoce Peskov, è un ritorno alla Guerra fredda che porterà al crollo della Ue. Secondo colloquio in un mese tra il capo del Pentagono Austin e il ministro della Difesa Belousov

13 LUGLIO 2024 AGGIORNATO ALLE 19:57 2 MINUTI DI LETTURA 

  • MOSCA – Lo schieramento di missili statunitensi a lungo raggio in Germania concordato da Washington e Berlino questa settimana a margine del vertice Nato inizierà soltanto nel 2026, ma la retorica moscovita si è già infiammata. «È una situazione paradossale. L’Europa è un bersaglio per i nostri missili, il nostro Paese è un bersaglio per i missili americani in Europa. Ci siamo già passati, ci siamo passati. Abbiamo la capacità di contenere questi missili, ma le vittime potenziali sono le capitali di questi Paesi», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov intervistato dal giornalista Pavel Zaburin della tv di Stato Rossija1 mettendo in guardia il continente europeo. Per Peskov è un ritorno alla «guerra fredda», che però non porterà nulla di buono all’Unione Europea.

«L’Europa sta andando a pezzi. Non è il momento migliore per l’Europa. In un modo o nell’altro, la storia si ripeterà», ha osservato ricordando che il crollo dell’Unione Sovietica chiuse il precedente confronto tra i due blocchi segnato dalla crisi degli euromissili. Allora la tensione si concluse con la firma del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (o Trattato Inf) che vietava missili con una gittata tra i 500 e i 5.500, ma l’intesa è decaduta nel 2019 col ritiro degli Stati Uniti sotto l’amministrazione guidata da Donald Trump. Il dispiegamento in Germania di missili SM-6, Tomahawk e altri vettori ipersonici attualmente in fase di sviluppo violerebbe il Trattato Inf se fosse ancora in vigore.

Già venerdì il portavoce di Vladimir Putin aveva dichiarato che lo schieramento di missili Usa a Berlino non era altro «che una provocazione e una nuova, e molto pericolosa, escalation della tensione», mentre il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov aveva commentato che «nessuno in Occidente dovrebbe avere dubbi sulla determinazione» della Russia a rispondere e aveva bollato il summit Nato come «un vertice della vergogna». «È stato disastroso e non ha fatto altro che aggravare le tensioni, aumentando i rischi che la situazione precipiti», ha detto Rjabkov. Sono tutte dichiarazioni che mirano a incunearsi tra le fratture in seno alla Unione europea e alla stessa Germania. Non tutti, infatti, hanno accolto con favore l’annuncio di Olaf Scholz: i Verdi, parte della coalizione di governo, hanno criticato l’intesa con gli Usa e il partito di estrema destra all’opposizione Afd ha accusato il cancelliere di rendere «la Germania un obiettivo».

Le parole di Peskov e Rjabkov non sono che benzina sul fuoco.

Dell’accordo tra Washington e Berlino è probabile che venerdì abbiano parlato anche il capo del Pentagono Lloyd Austin e il ministro della Difesa Andrej Belousov che ha preso il posto di Sergej Shojgu in seguito al rimpasto di governo dello scorso maggio. La chiamata, avvenuta su iniziativa di Mosca, è stata la seconda in meno di un mese: i due si erano già sentiti il 25 agosto. Prima della nomina di Belousov, l’ultima telefonata tra Austin e il suo omologo russo risaliva invece al febbraio 2023. Stando al ministero della Difesa russo, Austin e Belousov avrebbero discusso proprio come «prevenire le minacce alla sicurezza e ridurre il rischio di possibile escalation».

🔴LIVE🔴 🙏🚗⛪️🔔 PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 3: Medjugorje II° parte

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 41 – LE CARATTERISTICHE DELLA FEDE

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Una pallottola deviata per Trump: potrebbe essere stato un intervento del Cielo?…

Buongiorno caro Padre Livio.

Questa mattina sono tornata da messa trovando alla TV la notizia del tentato omicidio di Trump e ne sono rimasta sconcertata.

In seguito, dopo aver letto l’articolo sul suo blog, ho pensato che potrebbe esserci la mano santa della Madonna dietro a questa pallottola che ha colpito l’ex presidente americano solo di striscio, lasciandolo indenne.

La Gospa infatti non è nuova a questo tipo di interventi.

In fondo c’è già un precedente con Papa Giovanni Paolo II.

Anche le date parlano chiaro: allora era il 13 maggio, ora il 13 luglio.

È dunque possibile che questo “aiuto” sia in vista di un progetto che dal Cielo hanno su Donald Trump?

Potrebbe essere proprio lui il nuovo presidente americano che si troverà ad affrontare il tempo dei segreti?…

Affido a lei i miei pensieri, caro Padre, e buona domenica.

Monica di Baldissero 


Cara Monica,

non vi è dubbio che l’ex Presidente Trump è salvo per un centimetro, tale infatti è la distanza della pallottola dal cranio. Sarà un caso?

Una cosa è certa: questo centimetro di distanza ha indirizzato la storia verso una strada ben diversa.

Che cosa infatti sarebbe accaduto se Trump fosse stato ucciso? Quale strada avrebbero preso gli Stati Uniti?

Quali sarebbero stati i sommovimenti nel mondo con la superpotenza in preda al disordine e, Dio non voglia, alla guerra civile?

Giustamente è stato sottolineato la portata storica dell’avvenimento: “È un momento gravissimo, storico, per l’America sconvolta da fratture politiche e da una campagna elettorale ormai da tempo tossica”. ( Corriere della sera- 14 Luglio 2024).

Ora tu, giustamente hai osservato che, nel momento dello sparo, negli USA era  il 13 Luglio.

Ma  noi mariani sappiamo che il 13 Luglio del 1917 è stato il giorno in cui la Madonna ha rivelato ai tre pastorelli i celeberrimi segreti di Fatima, segreti che la Regina della pace è venuta a realizzare a Medjugorje.

Uno di questi segreti, il secondo, è di una attualità impressionante: “Per impedirla (la seconda guerra mondiale), verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.».

Giustamente Benedetto XVI ha autorevolmente affermato che una parte di questa profezia si è realizzata (nelle persecuzioni comuniste del dopoguerra) ma una parte si deve ancora realizzare.

In altre parole il prossimo Presidente degli Stati Uniti si troverà a dover far fronte a una nuova fase del neo-imperialismo sovietico-ortodosso  foriera di distruzione e  morte.

Ecco perché i mariani possono credere che la vita di Trump sia stata miracolosamente salvata.

D’altra parte è la prima volta che la Madonna ha chiamato sul Podbrdo a fare una Novena di preghiere per la pace. Ovviamente aveva una grazia da chiedere a suo Figlio o una intenzione da realizzare.

Trump sarà quello che sarà, ma ha mostrato  un rispetto per la vita umana più di tanti altri leader in circolazione.

Preghiamo per la pace e anche per gli Stati Uniti che, in ogni caso, sono il meno peggio che il mondo offre.

Ave Maria

Padre Livio  

DALLA NOSTRA CAPPELLA P. LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Il mausoleo dell’epoca di Putin e l’ospedale pediatrico di Kiev

di Stefano Caprio- Asia news – 14 Luglio 2024

Proprio mentre era in corso il bombardamento sul luogo di cura per i piccoli pazienti oncologici ucraini, a Mosca si chiudeva (per riaprire in forma permanente) la mostra che esalta la “Russia senza fine”. Mentre si lodano i successi interni, lo sterminio esterno viene commentato con cinica indifferenza: “È la guerra, non c’è niente di speciale”.

Mentre era in corso il bombardamento russo sull’ospedale oncologico per bambini Okhmatdet di Kiev, lo scorso 8 luglio, si è finalmente conclusa a Mosca nella fiera Vdnk l’esposizione della mostra “Russia: i successi dell’epoca di Putin”, che aveva aperto fin dallo scorso 4 novembre la campagna elettorale delle nuove elezioni presidenziali di marzo, con un concerto davanti alla fontana dell’Amicizia dei Popoli dei cantanti russi più “patriottici”: il lirico Grigorij Leps e il sovietico Oleg Gazmanov, il rocker Šaman e il rapper ST. La mostra è tanto piaciuta al presidente da diventare un “mausoleo permanente” col titolo “La Russia non finisce mai”, come ha annunciato la direttrice Natalia Virtuozova. La manifestazione doveva chiudersi in aprile, ma dopo la sua ri-consacrazione Putin ha deciso che “rimanesse aperta fino all’estate, per permettere a milioni di visitatori di apprezzare le bellezze della Russia”.

Verrà quindi costruito sulle rive della Moscova, accanto ai padiglioni di quella che era la grande parata delle conquiste sovietiche, un nuovo grandioso edificio per “la conservazione dell’eredità della Russia di oggi”, sul lungofiume Krasnopresnenskij. In esso avranno spazio le espressioni delle oltre cento regioni della Russia maturate nel quarto di secolo putiniano, sotto la regia del gran consigliere Sergej Kirienko. Uno dei presentatori dell’evento conclusivo, lo showman di origine lettone e fama sovietica Valdis Pelšs, aveva infatti spiegato con entusiasmo che “molti visitatori della mostra sono pronti a rimanere ancora per giorni interi, purché non si perdano questi tesori… non capita tutti i giorni la fortuna di vedere la bellezza unica del nostro Paese, da Vladivostok a Kaliningrad, tutta in un solo posto”. La “Russia senza fine” è proprio la definizione plastica dell’idea di “mondo russo” che oltrepassa ogni confine e unisce tutti i popoli.

Lo stesso Putin non era presente al concerto finale, ma il giorno dopo ha voluto incontrare tutti i collaboratori, che gli hanno consegnato “tre scatoloni di ringraziamenti” da parte dei visitatori, e si è congratulato con i vincitori dei concorsi “Le nostre cose di famiglia” e “La forza della famiglia”, assicurando che “per lo Stato non ci può essere nulla di più importante”. Durante la campagna elettorale e anche dopo, Putin ha comunque visitato più volte la mostra, esprimendo ogni volta la sua grande soddisfazione, invitando a vederla anche tutti i diplomatici stranieri residenti in Russia: “Così potrete rendervi conto di persona di come il nostro Paese cresce e si sviluppa, e non avrete più voglia di andarvene via”. Secondo i dati ufficiali, la mostra è stata visitata da oltre 17 milioni di persone, oltre il 10% dell’intera popolazione della Federazione russa.

Un posto speciale hanno avuto le nuove risorse pensate per la zona dell’Artico, con uno speciale “autobus artico elettrico” e piani per le nuove città che verranno costruite sopra il Circolo polare. In ogni stand regionale si potevano effettuare passeggiate virtuali in tutti i luoghi più esclusivi, tra monumenti, castelli e industrie, e ognuno offriva fiere di artigianato e specialità locali, con la degustazione di prodotti delle varie zone. Tutti i principali propagandisti e molti politici sono intervenuti con incontri e discorsi pubblici, da Vladimir Solov’ev a Margarita Simonyan, il premier Mikhail Mišustin con tanti ministri e alti funzionari, per esaltare il “mondo speciale” creato da Putin enunciando le cifre di tutti i record da lui raggiunti. Ogni centomila visitatori si premiava l’ultimo arrivato, tanto che qualcuno ha maliziosamente osservato che molti sono tornati parecchie volte, per centrare il “numero perfetto”. Del resto il parco Vdnk è uno dei luoghi preferiti del passeggio moscovita.

Uno dei padiglioni più apprezzati è stato quello della Zar-bomba, la bomba termonucleare AN602 che fu prodotta in Unione Sovietica, tra il 1956 e il 1961, da un gruppo di fisici nucleari guidati dal leggendario scienziato Igor Kurčatov. Fu la dimostrazione della capacità dei sovietici di competere nella guerra atomica, e viene considerata l’arma esplosiva più potente di tutta la storia dell’umanità, tanto da essere classificata perfino nel Guinness dei primati. Molti visitatori si sono soffermati sui paragoni tra gli stand delle regioni confinanti, per vedere chi fosse più capace di esaltare le proprie caratteristiche, artistiche o tecnologiche, e i bambini si sono accalcati a quello dell’Esercito dell’Infanzia, dove si poteva partecipare in video-gioco all’operazione speciale in Ucraina e ad altre guerre del passato e del presente. Molte regioni hanno investito nella mostra cifre enormi, sottratte alle necessità di bilancio per i propri cittadini; quella di Krasnodar ha speso 146 milioni di rubli (un milione e mezzo di euro), 50 milioni quella di Vladimir e 23 milioni quella del Kuzbass. Molti hanno ricordato ironicamente i “villaggi Potemkin”, le facciate ridipinte per le visite della zarina Caterina II a fine Settecento.

Lo scopo della mostra è quello di tutta la propaganda interna nella vita della Russia: mostrare soltanto la parte positiva e “i grandi passi avanti” in tutti gli angoli del Paese. Si poteva girare tutta la fiera con il “forum turistico” Viaggia con noi, gustare i piatti della cucina ciuvascia o buriata, prendere parte ai concorsi sportivi, tutto quello che ormai è impossibile provare al di fuori della Russia, in un mondo esterno soltanto da disprezzare. È il compito di “portare avanti le nostre tradizioni verso il futuro”, come si è ripetuto in centinaia di tavole rotonde su temi patriottici e sulla “politica giovanile”. Ora il nuovo mausoleo verrà chiamato il centro Russia, aprendo delle filiali in ogni regione, e molti lo hanno soprannominato Putin-Centr, o anche “la nuova infrastruttura del blocco di Kirienko”, dove sarà possibile avere accesso a finanziamenti sterminati per chi guarda all’eredità della Russia anche come eredità dello stesso Putin, in un futuro per ora impossibile da calcolare.

L’apoteosi del putinismo, che esalta una realtà grottesca fondata sulla menzogna propagandistica, impressiona proprio nel confronto con l’ennesima tragedia consumata a Kiev negli stessi momenti. Le motivazioni del bombardamento di un ospedale pediatrico particolarmente sensibile sono probabilmente quelle della distruzione dei grandi generatori indipendenti, come appunto quelli delle cliniche dove non si può sospendere l’energia elettrica, per “ridurre al nulla e al silenzio” la vita dei cittadini ucraini. E mentre si lodano i successi interni, lo sterminio esterno viene commentato in Russia con cinica indifferenza: “è la guerra dove capita di tutto, non c’è niente di speciale”, come ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. I propagandisti più “elevati” hanno cercato di attribuire la tragedia dell’Okhmatdet alla contraerea ucraina, ma la gran parte di quelli “ordinari” hanno tranquillamente ammesso che “la Russia fa il suo mestiere”, anche qui ripetendo il ritornello “non c’è niente di speciale”. Sul canale ortodosso-patriottico Tsargrad è stato trasmesso un servizio su “L’ospedale per bambini a Kiev non è un caso, riconosciamolo e basta avere paura”.

In Russia tutto è splendido e speciale, al di fuori tutto è miserevole e privo di interesse, per quanto terribili o sconvolgenti possano essere gli avvenimenti: questo è lo schema della narcosi della coscienza dei cittadini russi. Si ripete che non c’è nulla di particolare, così si può fare a meno di pensarci: la negazione della realtà non conosce limiti, e questa è purtroppo una caratteristica di tanti sistemi politici, e ideologie varie nel mondo. Molti si lasciano avvolgere dalle spire della menzogna, molti fanno finta di caderci, ma non è tanto la consapevolezza, quanto il comportamento che conta: se non c’è niente di speciale, non è il caso di agitarsi e protestare. Pur di evitare conseguenze spiacevoli, si è disposti a negare non soltanto le sofferenze degli altri, ma anche le proprie, magari facendo finta di nuotare nei piaceri e nell’abbondanza.

Coloro che in Russia sostengono ancora posizioni contrarie alla guerra, non sono fuggiti all’estero né sono caduti sotto la scure della persecuzione, sono costretti ad adattarsi a una situazione che pare impossibile da cambiare in alcun modo. Al “non c’è niente di speciale” corrisponde un altro ritornello, “bisogna continuare a vivere in qualche modo”, perché la società russa non può controllare il potere, ma soltanto sperare che non sia davvero eterno. Un grande scienziato e intellettuale dei tempi sovietici, il filologo Jurij Lotman, da veterano della Grande guerra patriottica proponeva una modalità “bellica” per vivere a lungo sotto il regime totalitario: “bisogna fare come se fossimo in prima linea nella guerra, fuggendo dai nemici, nascondendoci di trincea in trincea, da un albero all’altro, senza illudersi di poter fare piani per il futuro, ma cercando soltanto di non perdere sé stessi”. Il mondo cambia, e anche la Russia cambia spesso in modo radicale e imprevisto: se si riesce a sopravvivere, forse si potrà vedere un mondo nuovo.

Spari al comizio di Trump in Pennsylvania, l’ex presidente ferito. «Il proiettile mi ha perforato l’orecchio, non mi arrenderò mai». L’attentatore Thomas Matthew Crooks è stato ucciso

I dubbi e le polemiche sulla sicurezza dopo l’attentato a Trump: «Avevamo segnalato il cecchino, perché non lo hanno fermato?»

di Guido Olimpio – Corriere della Sera  14 Luglio 2024

Come ha potuto Thomas Matthew Crooks appostarsi su un tetto a poche centinaia di metri dal comizio di un ex presidente degli Stati Uniti, indisturbato? Perché non è stato fermato?

Come ha potuto Thomas Matthew Crooks, il 20enne che ha attentato alla vita di Donald Trump, posizionarsi indisturbato su un tetto a poche centinaia di metri dal comizio dell’ex presidente degli Stati Uniti? Perché non è stato fermato, nonostante alcuni video lo riprendano chiaramente mentre prende la mira, prima di sparare? 

Sono queste alcune delle domande cui si cercherà di rispondere, da parte delle autorità, nelle prossime ore – le prime, dopo l’attentato al candidato repubblicano alla Casa Bianca. Ecco l’analisi firmata da Guido Olimpio. 

I quattro cerchi di un attentato, un’azione con al centro un obiettivo primario: Donald Trump.

Il primo cerchio: prima dell’evento

Il primo. Il Secret Service ha il non facile compito di tutelare il presidente, la first lady ed alcune personalità, compreso il candidato sfidante. A tutti è assegnato un nome in codice: «Celtic» – in passato – per Biden, «Pioneer» per Kamala Harris e «Mogul» riservato proprio a Trump. Non sappiamo se siano le denominazioni attuali. La protezione inizia molto prima di un evento pubblico, come un comizio o il bagno di folla. Vengono valutate minacce, è studiata la presenza in zona di elementi potenzialmente pericolosi – magari scoperti perché hanno postato oppure detto qualcosa -, c’è un’analisi di teatro. Vedremo se lo sparatore aveva lasciato trapelare qualche segnale. Un’indagine nel quale è subito entrata l’FBI.

Il secondo cerchio: perché l’attentatore non è stato fermato?

Il secondo. Nella zona dell’incontro sempre il Secret Service schiera il Counter Sniper team (per rispondere a un cecchino), il Counter Assault team (per contrastare un pericolo ancora maggiore) e uno stuolo di guardie del corpo. In queste ore sono sorte polemiche sulla mancata sorveglianza dell’area circostante al podio. Molti esperti – ex funzionari – hanno sottolineato che era necessaria una ricognizione attenta sugli edifici vicini allo spiazzo, in quanto rappresentavano un punto di tiro scontato. Non è ancora chiaro come l’attentatore sia riuscito a salire sul tetto senza essere visto. Qualcuno tra la folla si è accorto della presenza, però era tardi. 

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, Ben Maser – un saldatore 41enne – ha raccontato che si trovava fuori dal perimetro del comizio, ascoltando Trump, quando ha notato due agenti che sembravano cercare qualcuno. Anche lui, a quel punto, ha iniziato a scrutare l’area. Una persona intervistata dalla Bbc ha detto di aver visto l’uomo armato e di aver cercato senza successo di allertare la polizia e i servizi segreti. «Abbiamo notato il tizio che si arrampicava sul tetto dell’edificio accanto a noi, a 15 metri di distanza», ha raccontato Greg Smith. «Aveva un fucile, si vedeva chiaramente un fucile. Lo stavamo indicando, la polizia era a terra e noi dicevamo: ‘Ehi, amico, c’è un tizio sul tetto con un fucile’… e la polizia non sapeva cosa stesse succedendo». Smith ha detto di aver cercato di allertare le autorità per tre o quattro minuti, ma ha pensato che probabilmente non potevano vedere l’uomo armato a causa della pendenza del tetto. «Perché non ci sono i servizi segreti su tutti questi tetti?», ha chiesto. «Non è un posto grande. “È un errore di sicurezza, un errore di sicurezza al 100%». 

Una coppia di uomini del Counter Sniper team lo hanno ingaggiato uccidendolo ma intanto l’elemento «ostile» aveva già aperto il fuoco ferendo di striscio The Donald. L’assalitore è stato neutralizzato con ritardo.

Il terzo cerchio: l’evacuazione (confusa)

Il terzo. Gli agenti hanno fatto da scudo a Trump, si sono messi in cerchio abbracciandolo. Le immagini diffuse dalle tv, ad un certo punto, hanno mostrato l’uomo politico ben visibile e scoperto. Situazione a rischio nel caso ci fosse stato un secondo attentatore mescolato tra gli astanti, a pochi metri. 

Ancora peggio se avesse tirato un ordigno rudimentale. Nessuno, a parte, un agente solitario si è messo davanti al podio, rimasto accessibile almeno ad un fotografo. L’evacuazione – rimarcano ancora gli esperti – non è stata rapida, a tratti è parsa confusa. Sempre le riprese televisive hanno «documentato» le mosse di una donna della scorta che non riusciva a riporre l’arma nella fondina.

Il quarto cerchio: i periodi difficili del Secret Service

Il quarto. Il Secret Service è «arrivato» a questo appuntamento dopo periodi difficili e sotto diversi presidenti. Ricordiamo l’intruso dentro la Casa Bianca, le ripetute violazioni delle cancellate della residenza, il personale finito nei guai per comportamento poco consono al ruolo e al prestigio. Dal 2022 è diretto da Kimberly Chetley, una veterana con 28 anni nel servizio e una parentesi alla Pepsi Cola. Fu lei a evacuare Dick Cheney nelle ore tragiche dell’11 settembre 2001 ed in seguito si è occupata di Joe Biden quando ricopriva la carica di vicepresidente. Alla guida del settore operativo c’è, invece, Cynthia Sjoberg Radway, una delle molte donne entrate nel dipartimento. Parliamo di un’agenzia che ha risorse, usa mezzi speciali (pensate a The Beast, la limousine super corazzata e al convoglio che la segue), dispone di 150 uffici distaccati e conta su 7 mila funzionari ma che non può permettersi di sbagliare neppure una volta.


diViviana Mazza- Corriere della Sera – 14 Luglio 2024

Attentato a Trump: l’ex presidente colpito all’orecchio da un proiettile, portato in un ospedale locale e poi dimesso: «Sto bene», dice, «non mi arrenderò mai». Ucciso l’attentatore, che l’Fbi ha confermato l’identità dell’attentatore: si chiamava Thomas Matthew Crooks e aveva 20 anni

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Il comizio di Donald Trump è appena iniziato a Butler, a un’ora da Pittsburgh, in Pennsylvania, quando si sentono due colpi. L’ex presidente che la prossima settimana sarà incoronato candidato del partito repubblicano alla Casa Bianca si tocca l’orecchio, capisce e si cala subito dietro il podio, tra le urla e il panico della folla che cerca rifugio.

«Shooter is down» (il tiratore è a terra), gridano i servizi segreti dopo pochi istanti. Trump riemerge, circondato dagli agenti dei servizi segreti. Due righe di sangue sulla parte destra del volto, l’orecchio ferito. Circondato dagli agenti dei servizi segreti che gli fanno scudo, solleva il pugno. Sembra gridare «Fight! Fight!» (Lottate, lottate) mentre viene scortato via. E la folla urla: «U.S.A., U.S.A.! U.S.A.!».

Poco dopo, le autorità comunicano che l’attentatore e un partecipante al comizio sono morti, altri due sono feriti. 

L’arma utilizzata sarebbe un fucile semiautomatico, l’AR-15. 

Dopo l’ipotesi che fosse passata in qualche modo dai rigidi controlli con metal detector che ci sono a tutti i comizi di Trump (portano via anche ombrelli, bottiglie d’acqua), in serata è apparso chiaro che l’attentatore abbia sparato da un tetto sul perimetro esterno. 

L’attentatore, secondo quanto confermato dall’Fbi, è Thomas Matthew Crooks , 20enne della Pennsylvania

Un video geolocalizzato dall’App mostra il corpo di una persona in mimetica grigia che giace,  immobile, sul tetto di un edificio alla Agr International Inc., un’azienda di imbottigliamento a 150 metri circa dall’area dove si è tenuto il comizio.

È un momento gravissimo, storico, per l’America sconvolta da fratture politiche e da una campagna elettorale ormai da tempo tossica. 

Il commento forse più indicativo è quello di un partecipante al comizio, che dice alla Cnn: «Non sono sorpreso che sia accaduto». Alle preghiere per Trump espresse sui social da numerosi alleati — dallo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ai politici che sperano di essere scelti come vice nel ticket per la Casa Bianca — si uniscono quelle dei colleghi del partito democratico, dal leader del Senato Chuck Schumer che parla di «orrore» all’ex speaker della Camera Nancy Pelosi. Parlano anche gli ex presidenti George W. Bush e Barack Obama. «Dovremmo sentire tutti sollievo per il fatto che il presidente Trump non sia stato gravemente ferito e usare questo momento per impegnarci alla civiltà e al rispetto nella nostra politica», afferma in una nota Obama. 

Dopo circa un’ora e mezza arriva un comunicato del presidente Joe Biden, subito seguito da una breve conferenza stampa in cui dice innanzitutto di aver cercato di parlare con il rivale ferito ma di non esserci riuscito perché era con i medici. Lo chiama per nome, «Donald»: «Sono grato per il fatto che è sicuro e sta bene, prego per lui e la sua famiglia… Non c’è posto per questo tipo di violenza in America. Dobbiamo unirci come nazione nel condannarla». Poco dopo, la notizia di un colloquio diretto tra i due.

Tutti, repubblicani e democratici, ripetono che «non c’è spazio per la violenza politica», inclusi chi ne è stato vittima: Steve Scalise, numero due dei repubblicani alla Camera, che si vide sparare contro nel 2017 e fu ferito a una partita di baseball tra deputati; e Gretchen Whitmer, governatrice democratica del Michigan considerata una potenziale sostituta se Biden dovesse ritirarsi, che fu obiettivo di un piano di rapimento da parte di sostenitori di Trump.

Il portavoce di Trump Steven Cheung informa poi che è al sicuro e ringrazia le forze dell’ordine per averlo protetto: l’ex presidente, nella serata americana, lascia con il suo jet la Pennsylvania per tornare dalla sua famiglia, nel New Jersey. 

Alcuni membri dello staff di Trump sono in lacrime, altri furiosi. E il discorso si infiamma sui social, con gli alleati del candidato repubblicano che puntano il dito contro i commenti di chi nel partito rivale ha usato descrizioni violente nel parlare di lui. Pochi minuti prima, la vicepresidente Kamala Harris, tra gli elettori asiatici-americani di Philadelphia, aveva condannato Trump come un leader «che incita all’odio» e «alla paura» e che «non dovrebbe mai più avere l’opportunità di stare in piedi dietro a un microfono. E mai dovrebbe avere di nuovo l’opportunità di stare in piedi dietro al simbolo della presidenza degli Stati Uniti d’America». A Butler, a sua volta, Trump aveva appena preso in giro Harris per il modo in cui ride e storpiato il suo nome.

Su Fox News, tv della destra, le immagini di Trump con il pugno alzato, il volto insanguinato, la bandiera americana che sventola alle sue spalle vengono mostrate in silenzio per diversi minuti. Il miliardario e proprietario di X Elon Musk, ripubblicando le immagini, annuncia ufficialmente il suo endorsement per Trump. Il figlio del tycoon, Don Jr., proclama che suo padre «non smetterà mai di lottare per Salvare l’America». Uno dei fan al comizio si dice sotto choc, ma aggiunge: «L’ho visto col pugno alzato e ho pensato: sta bene. È stato epico». 

In serata, l’ex presidente invia una email ai suoi sostenitori, dicendo: «Questo é un messaggio da parte di Donald Trump: non mi arrenderò mai!».

🔴LIVE🔴 🙏🚗⛪️🔔 PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 2: Medjugorje

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Ogni giorno h 21 ( eccetto il Venerdì)


🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 40 – LE CARATTERISTICHE DELLA FEDE

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