
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti- La Repubblica
Per il portavoce Peskov, è un ritorno alla Guerra fredda che porterà al crollo della Ue. Secondo colloquio in un mese tra il capo del Pentagono Austin e il ministro della Difesa Belousov
13 LUGLIO 2024 AGGIORNATO ALLE 19:57 2 MINUTI DI LETTURA
- MOSCA – Lo schieramento di missili statunitensi a lungo raggio in Germania concordato da Washington e Berlino questa settimana a margine del vertice Nato inizierà soltanto nel 2026, ma la retorica moscovita si è già infiammata. «È una situazione paradossale. L’Europa è un bersaglio per i nostri missili, il nostro Paese è un bersaglio per i missili americani in Europa. Ci siamo già passati, ci siamo passati. Abbiamo la capacità di contenere questi missili, ma le vittime potenziali sono le capitali di questi Paesi», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov intervistato dal giornalista Pavel Zaburin della tv di Stato Rossija1 mettendo in guardia il continente europeo. Per Peskov è un ritorno alla «guerra fredda», che però non porterà nulla di buono all’Unione Europea.
«L’Europa sta andando a pezzi. Non è il momento migliore per l’Europa. In un modo o nell’altro, la storia si ripeterà», ha osservato ricordando che il crollo dell’Unione Sovietica chiuse il precedente confronto tra i due blocchi segnato dalla crisi degli euromissili. Allora la tensione si concluse con la firma del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (o Trattato Inf) che vietava missili con una gittata tra i 500 e i 5.500, ma l’intesa è decaduta nel 2019 col ritiro degli Stati Uniti sotto l’amministrazione guidata da Donald Trump. Il dispiegamento in Germania di missili SM-6, Tomahawk e altri vettori ipersonici attualmente in fase di sviluppo violerebbe il Trattato Inf se fosse ancora in vigore.
Già venerdì il portavoce di Vladimir Putin aveva dichiarato che lo schieramento di missili Usa a Berlino non era altro «che una provocazione e una nuova, e molto pericolosa, escalation della tensione», mentre il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov aveva commentato che «nessuno in Occidente dovrebbe avere dubbi sulla determinazione» della Russia a rispondere e aveva bollato il summit Nato come «un vertice della vergogna». «È stato disastroso e non ha fatto altro che aggravare le tensioni, aumentando i rischi che la situazione precipiti», ha detto Rjabkov. Sono tutte dichiarazioni che mirano a incunearsi tra le fratture in seno alla Unione europea e alla stessa Germania. Non tutti, infatti, hanno accolto con favore l’annuncio di Olaf Scholz: i Verdi, parte della coalizione di governo, hanno criticato l’intesa con gli Usa e il partito di estrema destra all’opposizione Afd ha accusato il cancelliere di rendere «la Germania un obiettivo».
Le parole di Peskov e Rjabkov non sono che benzina sul fuoco.
Dell’accordo tra Washington e Berlino è probabile che venerdì abbiano parlato anche il capo del Pentagono Lloyd Austin e il ministro della Difesa Andrej Belousov che ha preso il posto di Sergej Shojgu in seguito al rimpasto di governo dello scorso maggio. La chiamata, avvenuta su iniziativa di Mosca, è stata la seconda in meno di un mese: i due si erano già sentiti il 25 agosto. Prima della nomina di Belousov, l’ultima telefonata tra Austin e il suo omologo russo risaliva invece al febbraio 2023. Stando al ministero della Difesa russo, Austin e Belousov avrebbero discusso proprio come «prevenire le minacce alla sicurezza e ridurre il rischio di possibile escalation».