I dubbi e le polemiche sulla sicurezza dopo l’attentato a Trump: «Avevamo segnalato il cecchino, perché non lo hanno fermato?»

di Guido Olimpio – Corriere della Sera  14 Luglio 2024

Come ha potuto Thomas Matthew Crooks appostarsi su un tetto a poche centinaia di metri dal comizio di un ex presidente degli Stati Uniti, indisturbato? Perché non è stato fermato?

Come ha potuto Thomas Matthew Crooks, il 20enne che ha attentato alla vita di Donald Trump, posizionarsi indisturbato su un tetto a poche centinaia di metri dal comizio dell’ex presidente degli Stati Uniti? Perché non è stato fermato, nonostante alcuni video lo riprendano chiaramente mentre prende la mira, prima di sparare? 

Sono queste alcune delle domande cui si cercherà di rispondere, da parte delle autorità, nelle prossime ore – le prime, dopo l’attentato al candidato repubblicano alla Casa Bianca. Ecco l’analisi firmata da Guido Olimpio. 

I quattro cerchi di un attentato, un’azione con al centro un obiettivo primario: Donald Trump.

Il primo cerchio: prima dell’evento

Il primo. Il Secret Service ha il non facile compito di tutelare il presidente, la first lady ed alcune personalità, compreso il candidato sfidante. A tutti è assegnato un nome in codice: «Celtic» – in passato – per Biden, «Pioneer» per Kamala Harris e «Mogul» riservato proprio a Trump. Non sappiamo se siano le denominazioni attuali. La protezione inizia molto prima di un evento pubblico, come un comizio o il bagno di folla. Vengono valutate minacce, è studiata la presenza in zona di elementi potenzialmente pericolosi – magari scoperti perché hanno postato oppure detto qualcosa -, c’è un’analisi di teatro. Vedremo se lo sparatore aveva lasciato trapelare qualche segnale. Un’indagine nel quale è subito entrata l’FBI.

Il secondo cerchio: perché l’attentatore non è stato fermato?

Il secondo. Nella zona dell’incontro sempre il Secret Service schiera il Counter Sniper team (per rispondere a un cecchino), il Counter Assault team (per contrastare un pericolo ancora maggiore) e uno stuolo di guardie del corpo. In queste ore sono sorte polemiche sulla mancata sorveglianza dell’area circostante al podio. Molti esperti – ex funzionari – hanno sottolineato che era necessaria una ricognizione attenta sugli edifici vicini allo spiazzo, in quanto rappresentavano un punto di tiro scontato. Non è ancora chiaro come l’attentatore sia riuscito a salire sul tetto senza essere visto. Qualcuno tra la folla si è accorto della presenza, però era tardi. 

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, Ben Maser – un saldatore 41enne – ha raccontato che si trovava fuori dal perimetro del comizio, ascoltando Trump, quando ha notato due agenti che sembravano cercare qualcuno. Anche lui, a quel punto, ha iniziato a scrutare l’area. Una persona intervistata dalla Bbc ha detto di aver visto l’uomo armato e di aver cercato senza successo di allertare la polizia e i servizi segreti. «Abbiamo notato il tizio che si arrampicava sul tetto dell’edificio accanto a noi, a 15 metri di distanza», ha raccontato Greg Smith. «Aveva un fucile, si vedeva chiaramente un fucile. Lo stavamo indicando, la polizia era a terra e noi dicevamo: ‘Ehi, amico, c’è un tizio sul tetto con un fucile’… e la polizia non sapeva cosa stesse succedendo». Smith ha detto di aver cercato di allertare le autorità per tre o quattro minuti, ma ha pensato che probabilmente non potevano vedere l’uomo armato a causa della pendenza del tetto. «Perché non ci sono i servizi segreti su tutti questi tetti?», ha chiesto. «Non è un posto grande. “È un errore di sicurezza, un errore di sicurezza al 100%». 

Una coppia di uomini del Counter Sniper team lo hanno ingaggiato uccidendolo ma intanto l’elemento «ostile» aveva già aperto il fuoco ferendo di striscio The Donald. L’assalitore è stato neutralizzato con ritardo.

Il terzo cerchio: l’evacuazione (confusa)

Il terzo. Gli agenti hanno fatto da scudo a Trump, si sono messi in cerchio abbracciandolo. Le immagini diffuse dalle tv, ad un certo punto, hanno mostrato l’uomo politico ben visibile e scoperto. Situazione a rischio nel caso ci fosse stato un secondo attentatore mescolato tra gli astanti, a pochi metri. 

Ancora peggio se avesse tirato un ordigno rudimentale. Nessuno, a parte, un agente solitario si è messo davanti al podio, rimasto accessibile almeno ad un fotografo. L’evacuazione – rimarcano ancora gli esperti – non è stata rapida, a tratti è parsa confusa. Sempre le riprese televisive hanno «documentato» le mosse di una donna della scorta che non riusciva a riporre l’arma nella fondina.

Il quarto cerchio: i periodi difficili del Secret Service

Il quarto. Il Secret Service è «arrivato» a questo appuntamento dopo periodi difficili e sotto diversi presidenti. Ricordiamo l’intruso dentro la Casa Bianca, le ripetute violazioni delle cancellate della residenza, il personale finito nei guai per comportamento poco consono al ruolo e al prestigio. Dal 2022 è diretto da Kimberly Chetley, una veterana con 28 anni nel servizio e una parentesi alla Pepsi Cola. Fu lei a evacuare Dick Cheney nelle ore tragiche dell’11 settembre 2001 ed in seguito si è occupata di Joe Biden quando ricopriva la carica di vicepresidente. Alla guida del settore operativo c’è, invece, Cynthia Sjoberg Radway, una delle molte donne entrate nel dipartimento. Parliamo di un’agenzia che ha risorse, usa mezzi speciali (pensate a The Beast, la limousine super corazzata e al convoglio che la segue), dispone di 150 uffici distaccati e conta su 7 mila funzionari ma che non può permettersi di sbagliare neppure una volta.


diViviana Mazza- Corriere della Sera – 14 Luglio 2024

Attentato a Trump: l’ex presidente colpito all’orecchio da un proiettile, portato in un ospedale locale e poi dimesso: «Sto bene», dice, «non mi arrenderò mai». Ucciso l’attentatore, che l’Fbi ha confermato l’identità dell’attentatore: si chiamava Thomas Matthew Crooks e aveva 20 anni

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Il comizio di Donald Trump è appena iniziato a Butler, a un’ora da Pittsburgh, in Pennsylvania, quando si sentono due colpi. L’ex presidente che la prossima settimana sarà incoronato candidato del partito repubblicano alla Casa Bianca si tocca l’orecchio, capisce e si cala subito dietro il podio, tra le urla e il panico della folla che cerca rifugio.

«Shooter is down» (il tiratore è a terra), gridano i servizi segreti dopo pochi istanti. Trump riemerge, circondato dagli agenti dei servizi segreti. Due righe di sangue sulla parte destra del volto, l’orecchio ferito. Circondato dagli agenti dei servizi segreti che gli fanno scudo, solleva il pugno. Sembra gridare «Fight! Fight!» (Lottate, lottate) mentre viene scortato via. E la folla urla: «U.S.A., U.S.A.! U.S.A.!».

Poco dopo, le autorità comunicano che l’attentatore e un partecipante al comizio sono morti, altri due sono feriti. 

L’arma utilizzata sarebbe un fucile semiautomatico, l’AR-15. 

Dopo l’ipotesi che fosse passata in qualche modo dai rigidi controlli con metal detector che ci sono a tutti i comizi di Trump (portano via anche ombrelli, bottiglie d’acqua), in serata è apparso chiaro che l’attentatore abbia sparato da un tetto sul perimetro esterno. 

L’attentatore, secondo quanto confermato dall’Fbi, è Thomas Matthew Crooks , 20enne della Pennsylvania

Un video geolocalizzato dall’App mostra il corpo di una persona in mimetica grigia che giace,  immobile, sul tetto di un edificio alla Agr International Inc., un’azienda di imbottigliamento a 150 metri circa dall’area dove si è tenuto il comizio.

È un momento gravissimo, storico, per l’America sconvolta da fratture politiche e da una campagna elettorale ormai da tempo tossica. 

Il commento forse più indicativo è quello di un partecipante al comizio, che dice alla Cnn: «Non sono sorpreso che sia accaduto». Alle preghiere per Trump espresse sui social da numerosi alleati — dallo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ai politici che sperano di essere scelti come vice nel ticket per la Casa Bianca — si uniscono quelle dei colleghi del partito democratico, dal leader del Senato Chuck Schumer che parla di «orrore» all’ex speaker della Camera Nancy Pelosi. Parlano anche gli ex presidenti George W. Bush e Barack Obama. «Dovremmo sentire tutti sollievo per il fatto che il presidente Trump non sia stato gravemente ferito e usare questo momento per impegnarci alla civiltà e al rispetto nella nostra politica», afferma in una nota Obama. 

Dopo circa un’ora e mezza arriva un comunicato del presidente Joe Biden, subito seguito da una breve conferenza stampa in cui dice innanzitutto di aver cercato di parlare con il rivale ferito ma di non esserci riuscito perché era con i medici. Lo chiama per nome, «Donald»: «Sono grato per il fatto che è sicuro e sta bene, prego per lui e la sua famiglia… Non c’è posto per questo tipo di violenza in America. Dobbiamo unirci come nazione nel condannarla». Poco dopo, la notizia di un colloquio diretto tra i due.

Tutti, repubblicani e democratici, ripetono che «non c’è spazio per la violenza politica», inclusi chi ne è stato vittima: Steve Scalise, numero due dei repubblicani alla Camera, che si vide sparare contro nel 2017 e fu ferito a una partita di baseball tra deputati; e Gretchen Whitmer, governatrice democratica del Michigan considerata una potenziale sostituta se Biden dovesse ritirarsi, che fu obiettivo di un piano di rapimento da parte di sostenitori di Trump.

Il portavoce di Trump Steven Cheung informa poi che è al sicuro e ringrazia le forze dell’ordine per averlo protetto: l’ex presidente, nella serata americana, lascia con il suo jet la Pennsylvania per tornare dalla sua famiglia, nel New Jersey. 

Alcuni membri dello staff di Trump sono in lacrime, altri furiosi. E il discorso si infiamma sui social, con gli alleati del candidato repubblicano che puntano il dito contro i commenti di chi nel partito rivale ha usato descrizioni violente nel parlare di lui. Pochi minuti prima, la vicepresidente Kamala Harris, tra gli elettori asiatici-americani di Philadelphia, aveva condannato Trump come un leader «che incita all’odio» e «alla paura» e che «non dovrebbe mai più avere l’opportunità di stare in piedi dietro a un microfono. E mai dovrebbe avere di nuovo l’opportunità di stare in piedi dietro al simbolo della presidenza degli Stati Uniti d’America». A Butler, a sua volta, Trump aveva appena preso in giro Harris per il modo in cui ride e storpiato il suo nome.

Su Fox News, tv della destra, le immagini di Trump con il pugno alzato, il volto insanguinato, la bandiera americana che sventola alle sue spalle vengono mostrate in silenzio per diversi minuti. Il miliardario e proprietario di X Elon Musk, ripubblicando le immagini, annuncia ufficialmente il suo endorsement per Trump. Il figlio del tycoon, Don Jr., proclama che suo padre «non smetterà mai di lottare per Salvare l’America». Uno dei fan al comizio si dice sotto choc, ma aggiunge: «L’ho visto col pugno alzato e ho pensato: sta bene. È stato epico». 

In serata, l’ex presidente invia una email ai suoi sostenitori, dicendo: «Questo é un messaggio da parte di Donald Trump: non mi arrenderò mai!».