"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2024 Pagina 7 di 22

PERCHE’ LA MADONNA NON CI HA ANCORA RIVOLTO NESSUNA PAROLA?

Cari amici, ciò che ha caratterizzato i primi sette giorni della novena è il fatto che la Madonna prega per la pace, ma non ci rivolge nessuna parola, salvo il duplice invito a venire più numerosi.

La veggente Marija, che pure è loquace con le amiche che la circondano, non ha lasciato trapelare nulla al riguardo, salvo il particolare che il secondo giorno la Madonna era un po’ più contenta del primo.

L’indizio di un certo nervosismo è stato l’avviso di ieri sera di non usare telefonini, macchine fotografiche ecc.. perché non avevano bisogno di pubblicità lì. Parola sacrosante. Infatti Radio Maria non si è concessa passerelle, ma ha inquadrato solo la statua della Madonna per tutto il tempo della preghiera.

Spero di essere smentito, ma questo silenzio della Madonna non è un fatto irrilevante e lascia perplessi perché, per quanto la gente all’inizio non fosse numerosa quanto era desiderabile, una parola di incoraggiamento era nelle aspettative di chi ha partecipato con innegabile spirito di sacrificio.

Abituati da anni a testimonianze delle apparizioni ricche di riflessi celesti, anche in situazioni drammatiche, c’è da rimanere perplessi per i comunicati scarni di questi giorni, tutti e sette sovrapponibili, sbrigativi e piuttosto freddi. E’ una novità che non può sfuggire.

Questo comunque è un fatto che è esso stesso un messaggio. Forse la Madonna è preoccupata? Oppure è dispiaciuta? Avrebbe le sue ragioni per esserlo. Ma in passato, anche i casi come questi, ci parlava.

Ci sarà tutto chiaro nel messaggio del giorno dell’anniversario. Nel frattempo preghiamo per la pace e la gioia nei nostri cuori, anche in quelli dei nostri nemici, che è il presupposto necessario per la pace nel mondo.

Vostro Padre Livio

MEDJUGORJE: ROSARIO PER LA PACE – ALLE H.22.00 e APPARIZIONE A MARIJA ALLE 23.30 – SETTIMA NOTTE

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Registrazione completa a cura d Radio Maria

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 19 – LA TRADIZIONE APOSTOLICA

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SETTIMO GIORNO DELLA NOVENA

ECCO LE PAROLE DI MARIJA AL TERMINE DELL’APPARIZIONE

“Questa sera la Madonna non ha dato il messaggio: ha pregato su di noi nella lingua Aramaica. Ho raccomandato alla Madonna tutti noi, tutte le nostre intenzioni e tutto ciò che abbiamo nel cuore. La Madonna ha detto “Domani allo stesso posto, alla stessa ora”

La Madonna ci ha Benedetto con il Segno della Croce e se ne è andata in cielo”


Adesso la discesa dal #Podbrdo 🙏〽️

Ogni giorno aumenta il numero dei partecipanti alla Novena

Ogni giorno i tecnici di Radio Maria devono portare su e giù il materiale per trasmettere

Oggi pomeriggio sul Podbrdo

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

: La Madonna ha riacceso Medjugorje

Carissimo Padre Livio , sempre il nostro Grazie a lei a tutta radio Maria e soprattutto alla Gospa !!! Sono d’ accordo con lei del fatto che la Madonna si è ripresa Medjugorje, io dico che l’ha “Riaccesa” con forti “riflettori” e l’ ha posta molto in alto affinché tutti possano vedere !!! …E Radio Maria le ha dato un Audio affinché tutti possano sentire .

Ieri sera è stato bellissimo pregare, ci sembrava di essere anche noi sulla collina… Grazie a Radio Maria ai tecnici che hanno permesso questo ! Abbiamo avuto la dimostrazione una volta in più che Radio Maria è la Radio della Madonna !!!
Ancora e sempre Grazie !!!

Camilla

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

: La sua franchezza e chiarezza non ha eguali padre Livio.

Padre Livio carissimo mi perdoni se le scrivo ancora, ci tenevo a dirle che sono ancora più commossa dopo aver ascoltato la lettura cristiana della cronaca e della storia di stamattina: venerdì 21/ 06/ 2024. Prego e affido tutto alla Madonna, penso alle nuove generazioni in primis i miei 4 figli credenti e hanno ricevuto i sacramenti di iniziazione cristiana ma non più “praticanti” anche mio marito si è allontanato pur essendo credente.

Dopo aver provato con esortazioni e inviti non ascoltati, posso solo pregare. Mi dispiace e sono triste perché anche noi credenti diamo dispiaceri a Dio, a Gesù e alla nostra mamma celeste. La Madonna conosce ciascuno di noi, sa ciò che abbiamo nel cuore.

Grazie padre Livio lei mai aveva parlato così fino ad ora, lei è veritiero, chiaro e sincero, ho avvertito tutto questo nel mio animo perché seguo i messaggi della Madonna, la quale mi ha voluta a Medjugorje ci sono stata una sola volta e ho conosciuto Mirjana dalla quale traspare molta sofferenza spirituale e fisica, porta il peso dei 10 segreti, non è facile per i veggenti tutti e sei, vanno sostenuti con la preghiera, non è facile il loro compito, devono corrispondere al meglio alla chiamata della Gospa , devono ubbidire alla Chiesa, e occuparsi della loro famiglia, non sono esenti da prove , combattimento e persecuzioni.

Cari saluti Anna (prov. Av)

nota: anche per la parrocchia di Medjugorje non è facile, sono tempi durissimi e complicati.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

 La torre di Babele e la collina del Podbrdo

Siamo soliti usare l’espressione “è una Babele” per indicare un gruppo di persone che parlano lingue diverse e non si comprendono finendo col mettersi tutti contro tutti.
Il racconto biblico ci riferisce che fu la punizione scatenata da Dio contro gli uomini colpevoli di aver cercato di raggiungerlo e sfidarlo con una torre che toccasse il cielo.
Questo tentativo si ripete anche in questo tempo in cui l’uomo esalta se stesso e vuole mettersi al posto di Dio: “Voi state costruendo un mondo nuovo, senza Dio, solamente con le vostre forze” (25 gennaio 1997)
Questo mondo senza Dio è la nuova torre di Babele con cui l’uomo, anziché avvicinarsi a Dio, si allontana da Lui. Si tratta del “piano di Satana che ogni giorno di più allontana questa terra da Dio, mette stesso al posto di Dio e distrugge tutto ciò che é bello e buono nell’anima di ognuno di voi” (25 ottobre 2008)
Per contrastare tale piano la Madonna ha realizzato a Medjugorje il luogo della nuova Pentecoste nel quale sentiamo risuonare preghiere in tutte le lingue del mondo in un clima di profonda unità.
In modo particolare durante queste sere della novena dell’anniversario delle apparizioni vediamo pellegrini provenienti da ogni parte del mondo unirsi ai parrocchiani per elevare verso il cielo in diverse lingue non una torre altezzosa ma un’umile supplica per la pace che trasforma la collina delle apparizioni in un grande santuario a cielo aperto.
Inoltre, grazie alla moderna tecnologia, milioni di fedeli in tutto il mondo si uniscono spiritualmente in preghiera con coloro che in questi giorni sono fisicamente a Medjugorje rendendo questo appuntamento uno straordinario evento globale.
Grazie, Madre buona.
Il giorno di Pentecoste gli apostoli parlavano in aramaico e tutti gli stranieri li sentivano parlare nella propria lingua.
In questi giorni tu preghi su noi e per noi in aramaico e tutti ci comprendiamo sentendoci uniti attraverso l’universale lingua della preghiera.

Angelo  – Foggia

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Cardinal Ruini: «La morte mi fa un po’ paura. E oggi molto più che un tempo penso che l’inferno esista»

di Antonio Polito- Corriere della sera -22 Giugno2024

Raffinato studioso e “politico”, ha guidato i vescovi italiani per 16 anni. Ora il sacerdote venuto da Sassuolo ha 93 anni e passa le giornate pregando e leggendo. Con lui inizia una serie di conversazioni dedicate all’esistenza. «Sì, certo che ci penso. Ci penso sempre più spesso. Ho 93 anni, e sono un tipo realista: vuole che non pensi alla morte? Diciamo che quel pensiero si è fatto per me “esistenzialmente rilevante”». 

Il cardinale Camillo Ruini accetta di parlare di uno dei suoi argomenti preferiti. Anche dal punto di vista teologico, visto che gli ha dedicato un libro, intitolato C’è un dopo?. Dove il punto interrogativo è un po’ la summa dell’approccio razionale di questo sacerdote, per sedici anni a capo dei vescovi italiani: tanto fermo nella sua fede, quanto aperto al dubbio altrui. 

Gli chiedo che cosa pensa che succeda, esattamente, quando si muore. «Al momento della morte (che oggi, secondo le convenzioni mediche, è fissato nella fine irreversibile dell’attività cerebrale) accade la separazione dell’anima dal corpo». Per la fede cristiana, mi spiega, questo è un fatto reale, concreto. «Cambia tutto per l’essere umano. L’anima infatti non esaurisce l’uomo. L’uomo e la donna sono un insieme di anima e corpo. Senza corpo, l’anima entra dunque in un’altra esistenza». 

E che cosa vede, quest’anima, nel momento in cui chiudiamo gli occhi? 
«La verità è che non lo sappiamo. Abbiamo testimonianze di persone, oggetto di studi scientifici, che hanno conosciuto esperienze di morte imminente o di grande vicinanza alla morte per poi sopravvivere, e convergono verso un certo tipo di racconto che ho riassunto nel mio libro: l’ammalato può udire il medico che lo dichiara morto, poi ha la sensazione di entrare in un tunnel lungo e oscuro; quindi improvvisamente si ritrova fuori dal proprio corpo, che ora può vedere dall’esterno e dall’alto, insieme ai medici e infermieri che lavorano su di esso. Scopre così di possedere un altro corpo, molto diverso da quello fisico che ha abbandonato, e dotato di facoltà nuove. Gli si fanno incontro altri defunti, in particolare parenti e amici che lo aiutano, e soprattutto gli appare un essere di luce, uno spirito d’amore che gli fa rivivere gli avvenimenti più importanti della sua esistenza. A un tratto si trova vicino a un confine che sembra essere quello tra la vita terrena e l’altra vita. Sente di dover tornare sulla terra perché non è ancora arrivato per lui il momento della morte, tenta di opporsi perché è ormai affascinato dall’altra vita, ma si riunisce in qualche modo al proprio corpo fisico e torna in questo mondo. Sono racconti che hanno somiglianze con quelli di grandi mistiche come Caterina da Siena e anche con quello di Er, l’uomo che Platone diceva fosse risuscitato e avesse narrato ciò che la sua anima aveva visto. Ma ogni descrizione non può essere che una fantasia, nel senso che non è sostenibile dal punto di vista della ragione. Non si possono fare reportage sul “dopo”. Un celebre filosofo, Ludwig Wittgenstein, ha scritto che la morte non è un evento della vita, la morte non si vive». 

Allora le chiedo quale sia la sua personale “fantasia”: che cosa si aspetta di vedere quando chiuderà gli occhi? 
«Un incontro con Dio. Quando l’anima si separerà dal corpo mi troverò in presenza di Dio, che è insieme giustizia e grazia». 

La predicazione della Chiesa, che in un passato non lontano aveva nella morte e nel dopo il suo cavallo di battaglia, da qualche decennio tende a parlarne solo marginalmente, di solito ai funerali, e non sempre trovando le parole giuste per indagarne il senso. Sembra quasi che anch’essa partecipi a quell’opera di “decostruzione”, di “rimozione” della morte di cui parla Ruini nel suo libro. Quasi fosse diventata un tabù anche per la fede, così come lo è ormai nel discorso laico. La morte è diventata pornografica: se nella società vittoriana l’osceno era la sessualità, il nostro tempo ha capovolto i termini, ora si può parlare tranquillamente di sesso ma si preferisce tacere della morte. Tanto più, perciò, vale la pena conversarne con un sacerdote che invece non ne ha paura. 

«FINO ALLA RESURREZIONE,
L’ANIMA SEPARATA DAL CORPO 
È IN UNA CONDIZIONE INNATURALE,
COME UN PINGUINO ALL’EQUATORE»

«Oddio, un po’ di paura ce l’ho. Chiunque ce l’ha. Ma in me prevale un sentimento di fiducia nella misericordia di Dio. Insomma, è Lui che ci ha amati per primo, c’è da fidarsi. Più che paura, provo pentimento. Non solo per i peccati commessi, ma perché so di non avere completamente donato me stesso e la mia vita agli altri. Ho condiviso un difetto tipico degli intellettuali, quello di volermi tenere un po’ di spazio per me, per le idee, per i libri. Ho finito per occuparmi forse più della comunità che delle persone. Anche se mi rincuora l’affetto di tanti (ex) ragazzi che ho conosciuto da prete e che hanno abbracciato la fede cristiana. Dunque, prego. Ora e nell’ora della nostra morte». 

Torniamo un attimo all’anima: l’abbiamo lasciata sola, privata del corpo, alla presenza di Dio. Per la Chiesa l’anima è immortale: allora che bisogno c’è della resurrezione del corpo? 
«Buona domanda. Sono i due cardini dell’aldilà cristiano, l’immortalità dell’anima e la resurrezione dei corpi. Anche se il secondo è andato perdendo rilievo a causa del prolungarsi del tempo: i primi cristiani credevano che la fine della storia, il ritorno di Cristo e il giudizio universale sarebbero arrivati presto, forse nel corso della loro stessa vita. Si trattò comunque della più grande rivoluzione introdotta nel mondo antico dal cristianesimo: la speranza in una vita eterna. Il concetto di immortalità dell’anima era sì presente nella cultura del tempo. Ma fino a Platone, che nel dialogo Il Fedone ci presenta un’anima vitale, eterna, per i greci essa era povera cosa. L’Ade era un buco nella terra dove l’anima conduceva una grigia esistenza larvale, non molto diversamente da ciò che si immaginava avvenisse nello “sheol” degli ebrei. Una esistenza-non esistenza. Il mondo pagano era insomma caratterizzato da una forte mancanza di speranza. Ma il cristianesimo aggiunge all’immortalità dell’anima la certezza della sua ricongiunzione con il corpo, e dunque la speranza di restaurare così quella profonda integrazione che sola può realizzare pienamente gli esseri umani. La nostra stessa intelligenza ha bisogno di procedere per immagini fisiche anche quando compie la più intellettuale delle astrazioni. Fino alla resurrezione, perciò, l’anima si trova in una condizione innaturale. Come un pinguino all’Equatore». 

Giovanni Paolo II consegna al cardinale Camillo Ruini la bolla papale Incarnationis Mysterium:
era il 2000

Mi scusi eminenza, ma allora pure le anime che vanno in Paradiso non sono pienamente felici senza un corpo? 
«Sono enormemente felici, perché vedono Dio; ma anche per loro la resurrezione comporta un progresso, ritrovano la loro pienezza». 

Accettare l’idea dell’immortalità dell’anima è facile per un credente; pensare che con la morte finisca tutto è intollerabile anche per molti atei. Ma ammetterà che la resurrezione dei corpi è davvero difficile da credere… 
«Io sono anche più pessimista di lei: temo che molti cattolici non credano affatto nell’aldilà. La resurrezione è rimasta più nella liturgia che nella vita reale dei cristiani. Su questo anche il mondo giudaico all’epoca di Cristo era spaccato: i Sadducei non ci credevano, rimanevano fermi al Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia. I Farisei invece ci credevano. È stato Gesù a dare una svolta attribuendo, secondo il racconto dei Vangeli, un peso enorme all’aldilà. Scrive Paolo: “Se noi speriamo in Cristo solo in questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini”». 

E fu un’idea di indiscutibile successo: nel giro di pochi secoli trasformò una piccola setta ebraica nella più diffusa religione dell’Impero. Ma l’Inferno? Lei crede davvero che ci sia qualcuno laggiù? 
«Sì, ci credo, e oggi molto più di un tempo. Per due ragioni: la prima è l’insistenza di Gesù. Anche se il Vangelo è la “buona notizia” della salvezza, più volte vi si prospetta la punizione eterna per chi segue il male. La seconda ragione è un episodio che riguarda la vita di Giovanni Paolo II. Un giorno il pontefice usò una frase che sembrava accettare la teoria del teologo von Balthasar, il quale aveva detto di augurarsi che l’Inferno fosse vuoto. Più tardi, però, il cardinal Re mi riferì che Wojtyla non si riconosceva in quell’ambiguità e aveva chiesto alla Curia di non citare mai quella sua espressione perché in realtà l’Inferno esiste ed è popolato». 

«TEMO CHE MOLTI CATTOLICI 
NON CREDANO NELL’ALDILÀ,
L’IDEA DELLA VITA DOPO LA MORTE
È RIMASTA QUASI SOLO NELLA LITURGIA»

E che succede all’Inferno? 
«In Matteo è scritto “fuoco, pianto e stridor di denti”. Un dolore concreto, insomma, non figurato. Gesù dice: “Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno…”. Un linguaggio così forte che non lascia spazio a dubbi: oggi nessun prete direbbe “maledetti” a chicchessia, l’ultimo che ho sentito esprimersi con tale energia fu Padre Pio. In termini meno crudi potremmo dire che la punizione per chi va all’Inferno è perdere per sempre la visione di Dio, e dunque il senso stesso della vita, che diventa così disperata, senza speranza». 

E i poveri bambini non battezzati? 
«Qui c’è stato un grande cambiamento nell’insegnamento della Chiesa. Sant’Agostino metteva nella “massa dannata” anche i bimbi non liberati col battesimo dal peccato originale, pur prevedendo per loro una pena mitissima. Nel Medioevo si è poi diffusa l’idea del limbo, un luogo in cui non si soffre. Anzi, due limbi: uno “puerorum” per i bambini, e uno “patrum” per i patriarchi, i profeti, i giusti dell’Antica Alleanza, vissuti prima della nascita di Cristo e dunque privi della Via per la salvezza. Ma oggi la Commissione teologica internazionale, presieduta dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sostiene che è ragionevole ritenere, per analogia, che, come Dio ama e salva i peccatori, ancor più si possa sperare che anche i bambini, personalmente innocenti, possano salvarsi». 

Tragica, la dottrina del peccato originale: mette l’essere umano sotto una luce odiosa fin dalla nascita… 
«È un dogma. Come diceva Pascal è il mistero più incomprensibile di tutti, grazie al quale però noi diventiamo comprensibili a noi stessi. Non le sembra molto aderente alla realtà l’idea che gli uomini abbiano una tendenza al peccato? Empiricamente, mi sembra davvero difficile da negare. La “concupiscenza”, intendendo con questo termine una generale inclinazione verso il male che è proprio il segno del peccato originale, è l’altra faccia del libero arbitrio dell’uomo». 

Ma Dio avrebbe potuto impedire l’esistenza del male… 
«Avrebbe potuto. Ma non si può dire che avrebbe dovuto, perché anche Dio è libero. Può, non deve. Sta a noi comprendere. E a me pare che con il progredire delle scienze stiamo sempre più scoprendo l’intelligibilità del Creato, l’alfabeto in cui è scritto. Benedetto XVI si chiedeva: questa intellegibilità è solo un epifenomeno della materia, o non è piuttosto qualcosa di originario, preesistente all’uomo? Molte cose ci sono chiare: per esempio, è incontestabile che nel feto ci sia vita. Poi ciascuno è libero di trarne le conclusioni morali che preferisce. Ma il fatto è innegabile». 

Paolo invita i credenti a non affliggersi “come gli altri che non hanno speranza”. La promessa di una vita eterna rende certamente migliore anche la vita terrena, Ma allora come spiegare il declino della fede cattolica in Occidente? 
«Sa, la speranza è un bene se qualcuno ci crede… Per la cultura europea, Feuerbach, Freud, Nietzsche, Marx, è invece un’illusione. Per loro l’umanesimo è ciò che l’uomo può realizzare con le sue forze limitate. Eppure noi siamo animati da un desiderio illimitato di infinitezza e di conoscenza. È un desiderio naturale e se un desiderio è naturale non può essere vano. Quello che sta accadendo in Europa è il declino della speranza. Così si torna al paganesimo, a una società meno fiduciosa in sé stessa, e dunque meno capace di grandi imprese. E che ha ripreso a credere negli idoli: quanti ne vediamo di nuovo in giro di questi tempi!». 

«TANTE COSE ORMAI SONO CHIARE,
È INCONTESTABILE CHE NEL FETO CI SIA VITA.
POI CIASCUNO È LIBERO 
DI TRARRE LE SUE CONCLUSIONI »

Sta pensando all’Italia di oggi? 
«Da questo punto di vista l’Italia non è dissimile da molti altri Paesi europei. Colpa anche nostra, della Chiesa intendo. Non possiamo tirarci fuori: abbiamo un po’ subito la concorrenza, per così dire. Non abbiamo contrastato abbastanza i nostri avversari sul piano delle idee. Prima del Concilio, seppure tra debolezze e settarismi, c’era ancora uno sforzo per affermare la verità della fede. Con il Concilio si è cercato giustamente di ridurre il fossato con i non credenti, ma ci si è forse illusi che quel fossato fosse più piccolo di quanto non sia, e che dall’altra parte ci fosse la stessa intenzione di saltarlo. Abbiamo abbassato la guardia, ci siamo mostrati indifesi. Soprattutto quando nella teologia sono stati introiettati principi che erano incompatibili con la fede cristiana». 

Mi fa un esempio? 
«Per favorire il dialogo interreligioso abbiamo accettato l’idea che Cristo possa non essere l’unica via per la salvezza. Quando Giovanni Paolo II nel 2000 affermò l’unicità del Salvatore venne contestato, si scrisse che quelle erano idee di Ratzinger, non sue. Ma fu proprio il Papa a chiedere al cardinale, che sarebbe poi diventato il suo successore con il nome di Benedetto XVI, di scrivere per lui una formulazione chiara e senza equivoci: intendeva pronunciarla all’Angelus per porre fine a ogni dubbio. Dopo averla letta chiese a Ratzinger un’ultima volta: “Questo testo è abbastanza chiaro, metterà fine ai cavilli?”. E invece non appena lo pronunciò ripresero a cavillare». 

Camillo Ruini è stato considerato, alla guida della Cei, anche un fine politico. Che giudizio dà della politica italiana di oggi? 
«Non può vivere solo della dialettica amico-nemico. Ci sono principi non negoziabili: l’amore del prossimo, la famiglia, la vita… C’è un comandamento chiaro che dice “non ammazzare”. Una parte della politica li difende ancora, ma la pressione culturale è enorme». 

La nostra conversazione dura da un’ora. Il cardinale mi deve lasciare. Da un anno circa è costretto su una sedia a rotelle. Sta bene, la sua lucidità è impressionante in un uomo della sua età, cita a memoria non solo le Sacre Scritture ma anche i filosofi laici. Al momento sta rileggendo la Summa Theologiae di Tommaso, è arrivato alla “questione 75”, prima parte. Ma ha perso di recente l’autosufficienza, e per farmi un esempio mi dice che non può più prendere da solo un libro su uno scaffale. «Però lei non immagina con quanta rapidità ci si adatti alle privazioni», mi dice salutandomi. E lo prendo come un augurio

LA NOVENA PER LA PACE STA RISVEGLIANDO MEDJUGORJE OVUNQUE NEL MONDO

Cari amici, quando nessuno se lo aspettava, cioè proprio nel momento in cui le apparizioni mariane perdevano posizioni nella classifica delle soprannaturalità, la Madonna si è messa al centro dell’attenzione mondiale con l’iniziativa della novena.

Infatti da tempo non si vedevano numeri così alti sui social come in questi giorni della novena. Non è solo una questione di numeri , ma anche e soprattutto di contenuti degli interventi, che manifestano un’ umanità nella sofferenza angosciosa del presente e ancora più del futuro e che guarda giustamente alla presenza della Madonna come all’ unica ancora di salvezza che Dio ci ha inviato.

Bisogna rendersi conto di quello che sta accadendo nel mondo e soprattutto nel cuore degli uomini, perché a nostra insaputa lo Spirito di Dio ha operato e opera perché in questo momento di grandi prove non si lasciano affogare nelle acque dell’agitazione e della morte.

Satana sta ordendo la sua ecatombe, distruggendo ogni speranza e preparando la dittatura orrenda del male, ma la Madonna è qui per scuotere, per incoraggiare, per tirare fuori il meglio dai nostri cuori e per portare l’umanità e la Chiesa stessa alla vittoria, anzi al trionfo.

Archiviamo perciò ogni velleità di fare a meno della Madonna o di ridurla a un ornamento della nostra devozione. La sua presenza diventa sempre più una luce abbagliante , un vento travolgente, una forza inarrestabile.

Nulla e nessuno potrà fermarla e beati coloro che, invece di tergiversare, di dubitare e di frenare, si metteranno totalmente al suo servizio nella grande impresa di cambiare il mondo in un giardino di pace.

Vostro Padre Livio

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