"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2024 Pagina 6 di 22

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Lunedì 24 Giugno 2024: Diretta audio su Radio Maria – blogdipadrelivio.it,  Facebook (audio e video) –  YouTube (in differita)

LA LUNGA TRASFORMAZIONE DELL’UOMO INTERIORE

Senza un cambiamento interiore siamo sepolcri imbiancati

Il cambiamento dei pensieri e dei sentimenti, del linguaggio e dei comportamenti.

NON ESISTE UNA BOMBA ATOMICA “SOSTENIBILE”

Sarebbe un disastro senza proporzioni

(Articolo del Corriere della Sera, 22 Giugno 2024 – Antonio Armellini)

LA MADONNA HA RIPRESO IN MANO LA SITUAZIONE

La Madonna fin dall’inizio ha scelto la Parrocchia

Con la Parrocchia ha fatto e ha vinto le sue battaglie

Da oltre un anno la Madonna manifesta preoccupazione per la Parrocchia

Sul posto sono rimasti pochi a seguirla

Con la Novena la Madonna ha deciso di riprendersi in mano la Parrocchia

BLOG: La Madonna con la Novena ha raggiunto i suoi obbiettivi?

LA GOSPA CON LA NOVENA HA OTTENUTO I SUOI OBBIETTIVI?

La discesa dal Podbrdo

Cari amici, siamo giunti al termine della novena e un po’ dispiace perché queste serate di preghiera sono state ossigeno per i nostri polmoni rattrappiti.

La Madonna ha indicato nella pace l’obbiettivo primario della novena, come avvenuto già in passato nell’Agosto 1981, alla vigila del crollo del comunismo sovietico.

Questa volta la novena è stata più solenne, con serate straordinarie sul Podbrdo, culminanti con l’apparizione della Madonna. Mi è sembrato però che il coinvolgimento abbia riguardato più gli apostoli di Maria nel mondo che i parrocchiani e il personale ecclesiastico locale.

Nel medesimo tempo non si può non sottolineare che il mondo cattolico in generale, salvo i “Medjugorjani”, abbia incredibilmente ignorato la richiesta della Regina della pace, mentre è sempre molto sollecito a partecipare a marce e ad iniziative di vario genere che non portano a nulla.

Tuttavia la Madonna, anche in passato, ha sempre conseguito i suoi obbiettivi col popolo dei poveri e degli umili e lo farà anche questa volta. Meglio non essere nei panni di quelli che verranno sulla collina a vedere il segno, si inginocchieranno ma non crederanno.

L’obbiettivo primario della novena a mio avviso è quello di scongiurare un conflitto mondiale nucleare al quale il mondo si sta preparando. Per raggiungerlo la Madonna ha bisogno di preghiere e di sacrifici da offrire a suo Figlio, perché incateni satana sciolto dalle catene. Tutto il resto sono chiacchere inutili.

La battaglia è solo all’inizio. La bella notizia è che la Madonna sta ritrovando il suo popolo. Preghiamo e perseveriamo. Valorizziamo la nostra vita mettendoci al servizio della Regina della pace.

Vostro Padre Livio

DA MEDJUGORJE: ROSARIO PER LA PACE – APPARIZIONE DELLA REGINA DELLA PACE 23.30 – OTTAVA NOTTE DI PREGHIERA PER LA PACE RICHIESTA DALLA MADONNA

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 20 – LA TRADIZIONE APOSTOLICA

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OTTAVO GIORNO DELLA NOVENA

#MEDJUGORJE #PODBRDO h. 23:33 l’Apparizione della Regina della Pace a Marija e Ivan insieme: hanno presentato tutti noi e tutte le nostre intenzioni.

“Questa sera la Madonna per un tempo prolungato ha pregato per la Pace nel mondo nella Sua lingua aramaica poi è andata gioiosa in Cielo”


C’è anche il veggente Ivan con Marija

Stasera h. 20

Sono arrivate oltre una trentina di corriere di italiani per festeggiare l’Anniversario. Sarà una serata di preghiera piuttosto affollata.

Stasera h. 19:30

Domenica 23 Giugno 2024

h. 21:4o: Introduzione di Padre Livio

h. 21:45 : Santo Rosario

h. 23:30 Apparizione della Regina della pace

Diretta audio su Radio Maria

Diretta Audio e Video su blogdipadrelivio.it – Facebook

DALLA CAPPELLA DI RADIO MARIA PADRE LIVIO PRESENTA IL VANGELO FESTIVO

Putin in Corea e Vietnam e il cannibalismo della guerra russa

di Stefano Caprio- Asia News – 23 Giungo 2024

La Corea come la Crimea, chiave per destabilizzare l’Asia come l’Europa, in un quadro di tensione bellica permanente e crescente a tutte le latitudini: questo sembra il vero scopo del viaggio putiniano, che dalla Cina all’Uzbekistan, dalla Corea al Vietnam disegna il suo nuovo “ordine mondiale” cercando di incutere timori allo stesso tempo a Oriente e a Occidente. 

Con il viaggio di questi giorni in Corea del nord e in Vietnam, Vladimir Putin ha superato ogni barriera nel degrado della reputazione della Russia. Secondo un’espressione che si attribuisce alla poetessa Anna Achmatova, sono terminati in Russia i “tempi vegetariani”, come la grande dissidente dei tempi staliniani scriveva nei suoi diari degli anni Cinquanta del secolo scorso. Confrontando gli anni Venti leniniani dopo la rivoluzione, con gli anni Trenta del terrore staliniano, ella diceva che dal “periodo relativamente vegetariano”, con le repressioni più spaventose l’Unione Sovietica era sprofondata nel “pieno cannibalismo”.

La Achmatova andava oltre la sua stessa tragedia familiare, che aveva travolto il marito Nikolaj Gumilev, altro grande protagonista della letteratura russa di inizio Novecento, finito nelle prime ondate dei lager insieme ad altri 96 rappresentanti dell’intelligentsija di San Pietroburgo (ormai diventata Leningrado), accusati di partecipazione alla cosiddetta “rivolta militare” del professor Tagantsev (un analogo delle “azioni di discredito delle forze armate” della Russia putiniana), e furono tutti destinati alla fucilazione. Come racconta la Achmatova, i “tempi vegetariani” finirono a dicembre del 1934 con l’assassinio di Sergej Kirov, l’astro nascente del comunismo leningradese, che faceva ombra al dittatore georgiano, inaugurando gli anni del “Grande Terrore”. Con la morte in lager del principale oppositore di Putin, il martire delle proteste di piazza Aleksej Naval’nyj, siamo tornati ai sentimenti dello stalinismo più trionfante, celebrato in questi giorni da Kim Yong-un e Nguyễn Phú Trọng.

Una storia simbolica illumina proprio questa dimensione del putinismo più estremo, come si sta evidenziando sempre più dopo la rielezione plebiscitaria e l’incoronazione dei mesi scorsi. Un criminale tristemente famoso, il satanista e cannibale Nikolaj “il Duca” Ogolobjak, si era riscattato nella guerra in Ucraina, ma tornando a casa è stato nuovamente arrestato per narcotraffico. Nel 2010 era stato condannato a venti anni di lager per un omicidio rituale di quattro persone, ma lo scorso anno si era arruolato nel cosiddetto Štorm Z, il battaglione dei detenuti per l’Ucraina, per poi essere ricompensato con la grazia presidenziale. Il “duca” era il leader di una banda di satanisti, che si dilettavano a smembrare gli adolescenti fin dal 2008, con diversi riti sanguinari in cui sacrificavano gatti, cani e giovani uomini saziandosi della loro carne e sangue; Ogolobjak era l’unico maggiorenne del gruppo, e gli fu comminata la pena più severa.

In Ucraina, Nikolaj ha combattuto soltanto sei mesi, tornando trionfante e libero a casa, ma al fronte non hanno intenzione di riprenderlo dopo i nuovi crimini, visti i suoi comportamenti piuttosto spaventosi anche tra i commilitoni, per cui vive tranquillo a casa con la madre, difeso dalla fama di “eroe della patria”. Un caso ancora più paradossale in questi giorni è quello di Andrej Orlov, un mite cittadino russo della regione di Tomsk in Siberia che ha sparato con un fucile al suo migliore amico, colpendolo al fianco dopo una bevuta comune di vodka per finire in lager, da cui finalmente può andare a guadagnare soldi in guerra, visto che non era stato accettato come volontario per problemi burocratici. Al processo ha raccontato che “se non fossi stato ubriaco lo avrei fatto fuori, ma almeno mi sono guadagnato il biglietto per l’Ucraina”.

I cannibali della guerra russa guardano quindi con entusiasmo alle parate del loro grande leader a Pyongyang e Hanoi, dove Putin si è recato in primo luogo per fare scorte di armi e munizioni, e magari per progettare altre minacce nucleari un po’ più efficaci delle navi da guerra inviate a Cuba, che si sono disfatte all’arrivo al porto dell’Avana. Oltre all’amicizia “eterna e strategica” con Pyongyang, la visita ad Hanoi ha riportato la Russia ai fasti novecenteschi del riconoscimento della repubblica socialista in guerra con la Francia e gli Stati Uniti, quando Mosca protesse il Vietnam anche dagli assalti della Cina, che ora guarda con molto dispetto alle parate di Putin intorno al suo regno. Se la Corea del nord può aiutare la Russia con le forniture militari, Putin assicura ai vietnamiti le attrezzature belliche che costituiscono il 70% del suo arsenale difensivo, anche se le preoccupazioni per le sanzioni internazionali stanno spingendo Hanoi verso altri fornitori come la Corea del sud, il Giappone, l’India e la Cechia. Ma ora la fratellanza con la Russia dovrebbe ricostituire un fronte sicuro contro i “grandi colonizzatori” del mondo occidentale, senza scordare che i russi contano molto sulle materie prime dei vietnamiti, e sul fascino del sud-est asiatico per i turisti russi, ormai esclusi dall’Europa e da tutto l’Occidente.

Nell’incontro con Kim Yong-un, Putin ha nuovamente ribadito che “la Russia sta lottando con il gegemon”, il diavolo egemonico statunitense, e apprezza molto l’appoggio della Corea del nord alla sua guerra santa. “Sto parlando della nostra lotta con la politica colonizzatrice ed egemonica che ci viene imposta da molti decenni dall’imperialismo americano e dai suoi satelliti, soprattutto contro la Federazione Russa”, ha precisato il capo del Cremlino. In effetti il responsabile delle sanzioni americane in Europa, David O’Sullivan, ha insistito sul fatto che “bisogna trovare nuove forme di pressione contro la Russia, per riuscire a fermare la guerra in Ucraina”, che finirà soltanto quando si costringerà Putin a ritirare le truppe.

Anche O’Sullivan ha parlato di “politica del cannibalismo” della Russia, a cui vanno sottratte le tecnologie e le altre strutture dell’industria bellica, per le quali “soffrono non soltanto i cittadini dell’Ucraina, ma anche quelli della stessa Russia”, e in realtà anche della regione dell’Asia meridionale e del Pacifico, dove Putin cerca di estendere la sua influenza con queste visite. Del resto, non si può dimenticare che il nonno di Kim Yong-un, il “grande leader” e “presidente eterno” Kim Il-sung, era un capitano dell’Armata Rossa, e aveva ottenuto il potere grazie alla protezione di Mosca, quando Stalin creò la “repubblica popolare e democratica” con gli stessi metodi usati da Putin per l’annessione e il riconoscimento della “sovranità” della Crimea e del Donbass, inviando le sue armate nella città periferica di Pyongyang. La differenza sta solo nel fatto che Stalin evitò di “annettere” la Corea del nord, anche se avrebbe potuto, come negli stessi anni fece con i mongoli della repubblica siberiana di Tuva.

Negli anni Quaranta del secolo scorso, Tuva era ritenuta una parte della Cina, tranne che dall’Unione sovietica e dalla Mongolia, la cui sovranità non era a sua volta riconosciuta da nessuno; ma Stalin decise di inghiottire questi territori, che oggi sono una parte problematica della Federazione Russa, con Tuva e la Buriazia che spingono per l’indipendenza. Una figura iconica dei tuvini è l’ex-ministro della difesa Sergej Šojgu, che nonostante le recenti purghe viene mantenuto a galla nel consiglio di sicurezza del Cremlino, per mantenere il controllo su questi territori asiatici da cui proviene gran parte dei combattenti in Ucraina. Ora la visita in Corea del nord rende più evidente il quadro mostruoso delle alleanze asiatiche-orientali della Russia, che potrebbe coinvolgere Pyongyang nelle minacce atomiche al mondo intero.

La Corea come la Crimea, chiave per destabilizzare l’Asia come l’Europa, in un quadro di tensione bellica permanente e crescente a tutte le latitudini: questo sembra il vero scopo del viaggio putiniano, che dalla Cina all’Uzbekistan, dalla Corea al Vietnam disegna il suo nuovo “ordine mondiale” cercando allo stesso tempo di incutere timori a Oriente e a Occidente. In tali frangenti la popolazione russa viene sopraffatta sempre più dal cannibalismo che cancella ogni traccia dei “tempi vegetariani”. Se prima dell’invasione della Crimea si interessava di politica il 10-12% della popolazione russa, ora le percentuali si avvicinano sempre più allo zero. La psicologia politica e l’antropologia sociale testimoniano che la volontà di opporsi al regime totalitario dipende non solo dal timore per i rischi personali, ma anche dal disgusto per le alleanze con i vari Frankenstein dell’Asia, dell’Africa, e in parte anche dell’Europa e dell’America. Il paradosso è che nel romanzo gotico di fantascienza di Mary Shelley, Frankenstein era vegetariano.

Le minacce di Putin: l’insostenibile leggerezza atomica

Antonio Armellini| 22 giugno 2024 – Corriere della Sera

L’equivoco «tattico»: questi ordigni sono decine di volte più potenti di quello di Hiroshima del 1945 e sono in grado di distruggere un territorio pari a una provincia

Putin ha agitato di nuovo la minaccia nucleare durante la sua visita a Pyongyang, dove ha ottenuto dal dittatore nord-coreano le armi per continuare la sua aggressione all’Ucraina. L’accordo con Kim Jong Un potrebbe paradossalmente servire per mettere sotto tutela il suo avventurismo e la guerra atomica non sembra alle porte. La banalizzazione del discorso intorno all’impiego dell’arma nucleare – e soprattutto al suo uso «tattico» – deve però seriamente preoccupare.

Che piaccia o meno, il mondo ha conosciuto negli ultimi settanta e più anni una (relativa) pace, proprio grazie alla bomba. La consapevolezza che uno scambio di missili strategici avrebbe devastato buona parte del pianeta, ha fatto sì che la deterrenza nucleare diventasse uno strumento fondamentale nelle mani di chi la bomba ce l’aveva, ma che fosse inteso che al penultimo gradino era necessario fermarsi. Fu così nella crisi dei missili a Cuba e fu così in maniera meno pubblica in altre occasioni. 

Il Trattato di non proliferazione nucleare – il TNP – impose a chi la bomba non ce l’aveva ancora di rinunciare a dotarsene, in cambio di garanzie dei due, poi tre, infine cinque paesi nucleari riconosciuti. Servì per un po’ allo scopo, prima che una proliferazione illegale ma di fatto accettata – India, Pakistan, Corea del Nord, Israele – ne riducesse di molto la credibilità. Il non detto che la bomba la si minaccia per affermare una supremazia, ma non la si usa, ci ha bene o male garantito dal reciproco annichilimento in una fase storica caratterizzata dal sostanziale equilibrio di forze fra le due Superpotenze. Quella fase è finita, gli equilibri internazionali sono tutti in discussione, non si parla più di disarmo e Putin torna a giocare la carta della deterrenza aggressiva per affermare la propria superiorità.

La tecnologia ha nel frattempo fatto molti passi avanti e la miniaturizzazione ha permesso di costruire armi nucleari sempre più piccole e (relativamente) maneggevoli. Armi «tattiche», destinate ad impieghi più limitati e al limite da campo di battaglia. Più maneggevoli lo sono, ma sul «piccole» bisogna intendersi: questi ordigni sono decine di volte più potenti di quello di Hiroshima del 1945 e sono in grado di distruggere un territorio pari, più o meno, a una provincia come Viterbo. Sinora non si è andati aldilà delle dichiarazioni di intenti e in quella che fu forse l’unica volta che ci si avvicinò seriamente al loro uso (fra India e Pakistan nel 2001), il buon senso alla fine prevalse.

In Ucraina, come a Gaza, la guerra si trascina con prospettive sempre meno chiare e le soluzioni sembrano allontanarsi nel tempo. Medvedev e Lukashenko hanno minacciato più volte di elevare lo scontro al livello nucleare tattico, ma la cosa è rimasta sin qui qualcosa di più di una ipotesi di scuola per i pianificatori militari delle due parti. Tanto la Russia come Israele sono peraltro potenze nucleari che dichiarano di lottare per la loro sopravvivenza: un deterioramento drastico della situazione potrebbe far apparire meno irrealistico un impiego «tattico» dell’arma nucleare, per risolvere rapidamente la situazione sul campo e lanciare nel contempo un forte segnale simbolico, capace di sovvertire i rapporti di forza senza per questo necessariamente sconvolgere totalmente gli equilibri in atto.

Sarebbe un disastro senza proporzioni. L’ipotesi è ora astratta, ripeto, ma la banalizzazione sulla natura e l’impiego del nucleare «tattico» rischia di dare vita a una deriva che è indispensabile contrastare prima che abbia la possibilità di manifestarsi. L’idea di una bomba per assurdo «sostenibile» (la miniaturizzazione intanto va avanti), la creazione di catene di comando più decentrate, la pressione di opinioni pubbliche polarizzate oltre ogni limite, potrebbero innescare un processo difficilmente contenibile, con conseguenze devastanti da qualunque angolo le si guardi. Sul terreno, dove le prospettive di pace svanirebbero per almeno una generazione. Con il rischio più che concreto di una escalation le cui caratteristiche sarebbe impossibile prevedere, e ancor meno governare. Il culmine sarebbe un altro: nella storia dell’umanità è sempre avvenuto che, ogni volta che si è trovata una nuova arma, questa prima o poi ha finito per essere usata. Siamo riusciti sin qui ad evitare che ciò accadesse, ma una volta varcata la linea rossa del non uso, sia pure «tattico», l’assunto che la bomba la si ha ma non la si usa entrerebbe in crisi, facendo saltare la logica della deterrenza e aprendo la via a prospettive sin qui inimmaginabili. 

È inevitabile tutto ciò? Sicuramente no, ma non è impossibile. È indispensabile una pressione concertata da parte di tutti per contenere, e poi cancellare, la follia della proliferazione delle armi di teatro. Sia per ciò che comportano in sé, sia per il loro potenziale di delegittimare lo scudo della deterrenza. Fra i diversi modi per arrivare all’estinzione reciproca, sarebbe uno dei più stupidi.

BUONA DOMENICA

DODICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Entriamo con gioia in questo giorno di festa, radicalmente diverso da tutti gli altri della settimana, perché è la porta per la quale entriamo nella luce dell’eternità, che Gesù ha preparato per tutti quelli che credono in Lui e lo seguono.

Oggi il Vangelo ci presenta l’evento straordinario della tempesta sedata, uno dei più noti e più impressionanti del vangelo, per la similitudine che avvertiamo con la nostra condizione esistenziale, esposta alle tempeste che si abbattono sulla vita.

L’ambiente è quello del lago di Galilea che, nell’approssimarsi della notte, Gesù con i suoi discepoli si apprestano ad attraversare  dopo aver congedato la folla.

Gesù è stanco per l’intensa giornata di predicazione e si concede una pausa di riposo, sdraiandosi a poppa con la testa appoggiata a un cuscino. Il vangelo di Marco è sempre  ricco di particolari che indicano la testimonianza di un testimone oculare, in questo caso di Pietro.

Scoppia improvvisamente una tempesta di vento sollevando onde che si rovesciano nella barca fino a riempirla. Sono le situazioni della vita e della storia, come il nostro momento attuale,  che sembrano travolgerci e che ci spingono a chiamare Dio in aiuto.

Noi sappiamo che Gesù è sulla barca, anche se sembra dormire e, visto che orami stiamo affondando, lo scuotiamo dal suo sonno apparente. “ Maestro non ti importa che siamo perduti?”. 

Mi chiedo a chi si rivolgeranno quelli che non credono che sulla barca ci sia quel misterioso personaggio a cui aggrapparsi. Che cosa faranno? A chi grideranno? Visto che ormai la barca è piena di acqua, dovrebbero farci un  pensiero. Basterà la loro presunzione a tenerli a galla?

Noi che abbiamo la fede  e che sappiamo che Gesù è a bordo, non dobbiamo vergognarci di chiedere aiuto al “Solo” che può ascoltarci  e invitare anche gli altri a farlo, perché senza Gesù e la sua grazia periamo.

E’ quanto deve fare oggi il mondo che cammina accecato sull’orlo dell’abisso. Dio ha già inviato chi può aiutarci , ma i più non vedono e non sentono.

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 4, 35-41)
 
In quel tempo, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
 
Parola del Signore.

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