Grazie a tutta la squadra che sta permettendo le dirette. Grazie, di cuore, a tutti per aver portato Medjugorje a casa mia.
Caro Padre Livio,
Anzitutto, voglio ringraziarla per tutto quello che fa per il nostro cammino spirituale e per divulgare il messaggio autentico di Medjugorje.
Scrivo per testimoniare la mia esperienza in questi giorni. Non sono mai stata a Medjugorje, nonostante un vivo desiderio di andarci appena possibile, magari con la mia famiglia. Ma in queste sere prego per tutta la diretta la Novena chiesta da Maria Santissima e incredibilmente mi sento come se fossi lì. Sento una tale pace nel cuore mentre prego, consapevole di farlo con migliaia di persone, per lo stesso scopo, che vorrei che queste serate non finissero più. Domani sarà l’ultimo giorno e so che ne sentirò la nostalgia. Mi mancheranno le voci accorate di persone sconosciute che improvvisamente sento vicine, voci che spesso esprimono sofferenza e che col cuore si rivolgono alla Madre. E poi, altra gioia: la mia unica figlia ventenne, che ha problemi di salute, sta accanto a me e durante l’apparizione si raccoglie in dialogo con Maria. Io l’ho affidata a Lei fin da quando ho saputo che era nel mio ventre e in questo ultimo anno e mezzo così duro per lei, ho continuato ad affidarla e a credere che Maria la avvolgerà con la Sua preghiera, il Suo amore e la Sua pace. E ora so che Maria sta davvero lavorando dentro di lei.
Adesso più che mai sento che la Madonna sta chiamando a raccolta i suoi figli, che sta accendendo i cuori, che sta scuotendo la nostra fede spesso apatica e addormentata. Ora sta a noi coltivare questo germoglio di pace che Lei sta mettendo nei nostri cuori. Con la Grazia di Dio, dobbiamo diventare capaci di essere testimoni autentici di pace e gioia, perché ancora tanti, troppi, sono quelli che non conoscono l’amore di Dio.
Grazie a tutta la squadra che sta permettendo le dirette. Grazie, di cuore, a tutti per aver portato Medjugorje a casa mia.
Ave Maria
Alessandra da Sassari
: Maria è veramente una Regina
Carissimo Padre Livio, L’avvenimento della Novena alla Regina della pace mi sta emozionando sempre di più, man mano che si avvicina il giorno del 43° anniversario delle apparizioni. Questo fatto straordinario sta coinvolgendo innumerevoli persone, suscitando (forse) degli interrogativi anche tra le file di quelli che un tempo erano irridenti nei confronti di Medjugorje. Non intendo formulare espressioni polemiche nei confronti dei non credenti o degli indifferenti, ma credo che per molti esponenti del laicismo dev’essere “un pugno nello stomaco” ciò che sta avvenendo a Medjugorje in questi giorni. È un evento che non può passare inosservato: tantissima gente sale su una collina e vi resta fino a notte fonda, affrontando sacrifici notevoli per partecipare ad un lungo incontro di preghiera organizzato, voluto e desiderato dalla Regina della Pace. È un evento che ci mette in discussione se abbiamo un minimo di sensibilità e di interiorità. Qui si tratta di credere, in poche parole, che esiste una Donna che ha vissuto duemila anni fa su questa terra è che oggi è ancora viva, ed appare luminosa, bellissima, irradiante ad alcune persone, Marija, Ivan e gli altri veggenti. Questa è la vera sfida che il Cielo ha lanciato ad un mondo che “ha rifiutato la fede e la Croce, e ad una Chiesa ferita dagli attacchi del modernismo che ormai fa fatica a credere ad eventi soprannaturali.
Che la Madonna sia una vera Regina lo sapevamo, ma in questa novena ne abbiamo avuto la conferma in modo sublime. La sua chiamata alla preghiera ha trovato subito cuori disponibili, ed i pellegrini sono saliti sul Podbrdo ogni giorno sempre più numerosi. In tutte queste sere/notti, la partecipazione alla preghiera del Rosario, con il supporto tecnico dei ragazzi di Radio Maria, è stata davvero emozionante.
Certamente il tempo presente è drammatico e le prove che dovremo affrontare saranno “terribili”. Però la Madonna ci sta infondendo fiducia e serenità. Caro Padre Livio, a mio modesto parere stiamo già iniziando ad intravedere i primi bagliori della vittoria di Maria. Anzi, del suo Trionfo. Un abbraccio fraterno ed una preghiera per lei. Ave, Maria!
Donato da Milano
Perché Maria prega insistentemente in aramaico?
Caro Padre Livio,
vorrei condividere con lei una mia suggestione nata questi giorni di novena così speciali. Mi riferisco al fatto che Maria tutte le sere sta pregando in aramaico, cosa che la stessa veggente Marja ha sottolineato essere un caso senza precedenti. Io ho pensato che questa scelta della Madonna possa indicare come una specie di rafforzamento della Sua stessa preghiera. Cerco di spiegarmi: così come con questa iniziativa della novena la Madonna ci sprona ad essere ancora più fervorosi nella preghiera, nel medesimo tempo la Madonna stessa sta intensificando il Suo sforzo di intercedere presso Suo Figlio per la nostra salvezza rivolgendosi a Lui nella Loro lingua madre. E’ un po’ come se un bimbo che chiedesse un regalo ad un genitore, non ottenendo da questo nient’altro che un benevolo sorriso, provasse allora a chiedergli la stessa cosa usando il loro dialetto, cosicché il genitore, sorpreso e divertito, gliela conceda.
E se questa mia idea avesse un fondamento, allora sarebbe un’ulteriore prova dell’urgenza e della gravità del momento che l’umanità intera sta vivendo.
So che ha molto da fare, caro Padre Livio, e non le chiedo di disturbarsi a rispondermi: sono convinto che, se non direttamente a questa lettera, con le sue trasmissioni finirò per capire se la trovo d’accordo con me.
Pensiero spirituale sulla lunga trasformazione dell’uomo interiore
Cari amici, per non lasciare che il nostro Cristianesimo sia come una verniciata esteriore, dobbiamo costruire in noi l’immagine di Cristo.
Il cammino di santità è un lungo cammino di trasformazione interiore che riguarda tutta la vita. Se non lo comprendiamo, non comprendiamo l’essenza del Cristianesimo, ovvero fare dell’uomo vecchio – simile al vecchio Adamo – un uomo nuovo ad immagine di Cristo. È un lavoro di trasformazione interiore che richiede grande perseveranza e pazienza ma soprattutto, richiede la grazia dello Spirito Santo. Da una parte abbiamo l’opera della grazia dello Spirito Santo che santifica e dell’altra l’adesione della nostra buona volontà a questa trasformazione. Questo è il cammino della fede verso la vita eterna.
La nostra vita terrena è un tempo di prova. Nel momento del giudizio finale dovremo essere a immagine di Cristo; è questo l’obiettivo che ci dobbiamo porre nel progetto della nostra vita. Quello che conta è trasformare noi stessi a immagine di Cristo vivo, che richiede un lavorio interiore molto difficile, molto duro, molto lungo e che dura tutta la vita.
Se non facciamo questa fatica della conversione e della purificazione rischiamo di meritarci quello che Gesù ha detto degli scribi e dei farisei: “sepolcri imbiancati”. All’esterno sembrano persone per bene ma all’interno sono pieni di marciume che è il peccato e le sue proliferazioni del male radicate in noi. Se questo lavoro di purificazione – che richiede sudore di sangue – non viene fatto, rischiamo di diventare cristiani di facciata, dentro i quali regna il male.
L’obiettivo di fondo è essere immagine di Cristo stesso, la sua Santa umanità, la Sua santità, i Suoi pensieri, parole e opere. La tematica spirituale – a questo riguardo – ha parlato molto di imitazione di Cristo, ma San Paolo parla di trasformazione interiore che viene fatta con la potenza della grazia e con la buona volontà.
Questo lavorio interiore deve abbracciare tutto il nostro essere, il nostro modo di pensare, la nostra intelligenza, il nostro cervello. A dimostrazione che siamo molto mondani e poco cristiani, in pochi decenni abbiamo perso una prospettiva, un modo di pensare e di concepire la vita che viene dal Vangelo, cioè cristiano. Abbiamo introiettato un modo di pensare pagano, cioè una visione della vita che è rinchiusa nell’immanenza, protesa verso il raggiungimento dei beni materiali, che ha escluso il soprannaturale e l’eternità.
Grazie alla fede e a tutto ciò che ci rivela riguardo a noi stessi, al senso della vita, alle regole morali e alla prospettiva del nostro cammino, possiamo assimilare la visione cristiana della vita, del mondo e della Storia. Dobbiamo pensare come Cristo, concepire la vita come fa Lui e impostare la vita secondo il Suo insegnamento. Per fare questo, ci vuole un’assidua applicazione alla fede, alle sue Verità, alla visione cristiana della vita che dobbiamo approfondire, assimilare e far diventare luce dei nostri occhi.
Il Cristianesimo è la religione della resurrezione dei morti e della vita eterna. È la prospettiva più importante, alla quale persino i cristiani difficilmente pensano. Anzi, esiste una visione della pseudoscienza evoluzionista, secondo la quale la vita è legata alla sorte della materia che si evolve e si autodistrugge. Ci siamo lasciati catturare da questo pensiero pagano, immanentista e nichilista. Alla domanda “Chi è l’uomo” viene risposto “Un pugno di polvere”, ovvero la massima degradazione di noi stessi.
Attraverso lo studio della Parola di Dio e delle verità della fede cristiana, dobbiamo acquisire un modo di pensare cristiano. Come dice San Paolo, bisogna sempre più estirpare i desideri della carne dal nostro cuore, poiché sono tutti proiettati verso l’effimero, l’iniquità e il peccato.
Queste proiezioni dei desideri del cuore – in gran parte – sono i sette vizi capitali con le loro proliferazioni. Il lavoro di purificazione del cuore consiste proprio nello sradicare la superbia, l’avarizia, la lussuria e tutti i vizi. Questa è una operazione dolorosa senza la quale non possiamo definirci cristiani. Dobbiamo far sì che dentro il nostro cuore il bene prevalga insieme all’umiltà e non la superbia, al distacco dalle cose materiali e non l’avarizia, al perdono e non la violenza. È una lotta continua.
Ci rendiamo conto di essere sulla via del Cristianesimo vissuto nel momento in cui pensiamo cristianamente. I due centri propulsori dell’essere umano – la mente e il cuore – devono essere cristianizzati.
Questa trasformazione deve interessare tutto il nostro essere, soprattutto il nostro linguaggio. La parola esprime il pensiero e i sentimenti che sono dentro al nostro cuore. Quindi avere un linguaggio cristiano e non mondano è molto importante. Dobbiamo usare parole senza scurrilità, cattiverie, bestemmie e scelleratezze.
Vigiliamo sul linguaggio, sul cuore e sulla mente in modo da avere i sentimenti e le parole di Cristo. È fondamentale che sia un linguaggio cristiano, sincero, pulito, caritatevole, che si auto domina facendo silenzio quando ce n’è bisogno e che testimoni quando è necessario. La trasformazione interiore deve avvenire per tutti i nostri sensi, come gli occhi che devono essere puliti e luminosi, non grifagni, pronti a odiare, ad appropriarsi, a rubare o a dominare.
Il nostro comportamento deve essere espressione della santità che abbiamo fatto crescere in noi, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre azioni. In tutto ciò che facciamo deve esserci l’impronta di Cristo.
Questo è un lavorio che dura tutta la vita. Al termine, saremo già pronti per essere rivestiti della santità di Cristo nella sua totalità e nel suo splendore. Se la trasformazione interiore è iniziata, nel momento della nostra morte verrà completata. Saremo immagini vive di Gesù Cristo, la nostra fonte di felicità e di grazia.
Il cammino cristiano deve essere il programma di santità della nostra giornata. Sforziamoci di avere pensieri, parole, linguaggi, atteggiamenti interiori, sentimenti, comportamenti cristiani. Senza questa fatica interiore rischiamo di essere sepolcri imbiancati e non veri testimoni. L’esame di coscienza ci aiuta a capire se siamo cristiani nel profondo del nostro essere e se la grazia dello Spirito Santo è entrata in noi. Se questo progetto di santificazione non è portato avanti ci purificheremo in purgatorio. Che Dio ci preservi dalla vittoria del male in noi, che ci porterebbe alla perdizione eterna.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”