"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Maggio 2024 Pagina 16 di 19

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

CONOSCI RADIO MARIA – LE ORIGINI

Le origini di Radio Maria

Radio Maria è la Radio della Madonna. Dobbiamo meritare di esserlo con impegno e con fedeltà alla Regina della pace. Questo sentimento di affetto e di appartenenza dei nostri ascoltatori rispecchia qualcosa di molto vero e profondo, cioè che Radio Maria è un dono della Madonna che Lei stessa ci ha fatto e ha messo nelle nostre mani.

Radio Maria è nata ufficialmente nel 1987 quando si è formata l’Associazione Radio Maria e fu proprio nel gennaio di quell’anno che la Madonna diede a Vicka un messaggio per il gruppo di pellegrini volontari di Radio Maria in visita a Medjugorje:

“Che l’anno nuovo sia pieno di preghiera, gioia,
allegria, penitenza, perdono e pace.
Fatevi annunciatori di conversione.
Siate veri figli della Madonna e tutti i messaggi della Regina Pacis testimoniate con amore”

Con questo messaggio la Madonna ha assegnato a Radio Maria proprio i compiti fondamentali: annunciare la conversione e di diffondere i suoi Messaggi.

Su queste parole della Madonna ho costruito personalmente il palinsesto di Radio Maria, facendone una radio di preghiera, di evangelizzazione, di conversione, che diffonde i Messaggi della Regina della pace.

Da allora, costantemente e incessantemente, diffondiamo e commentiamo i Messaggi della Regina della pace. Siamo diventati una voce rassicurante da questo punto di vista perché ne garantiamo l’autenticità e la comunione con la Chiesa affinché i fedeli – visto che la Chiesa lascia liberi di credere o no alle apparizioni – possano ascoltare Radio Maria con tranquillità.

Da quando la Madonna ha dato il suo programma a Radio Maria fino ad oggi, abbiamo percorso un cammino di crescita alla scuola della Regina della pace e siamo stati un elemento fondamentale del suo piano. Difatti, diffondendosi nel mondo ovunque Radio Maria ha portato quello che alla Madonna sta a cuore, ovvero la fede, la preghiera, l’appello alla conversione e le parole dei suoi Messaggi. Finora il percorso è stato faticoso e allo stesso tempo meraviglioso.

Radio Maria è un dono della Regina della pace.     
È un dono che dobbiamo meritare, è come i talenti che Dio ci ha dato e che dobbiamo far crescere. Questo dono è per noi tutti che ascoltiamo Radio Maria una responsabilità affinché essa sia la radio della Regina della pace. Questa responsabilità è di tutti, in modo particolare per chi ha incarichi di responsabilità, per coloro che collaborano, per tutti i volontari, i conduttori, i componenti degli Studi mobili e per tutti gli ascoltatori che partecipano con il loro sostegno, con le loro offerte, con la partecipazione alle dirette radio e alle preghiere.

La responsabilità e l’impegno di essere la Radio della Madonna riguardano tutta la famiglia di Radio Maria.          
Dobbiamo fare bene la nostra parte, essere veri figli di Maria, vivere la conversione per testimoniarla nella nostra vita. Dobbiamo dimostrare nel quotidiano di essere ascoltatori di Radio Maria, essere persone di preghiera, persone di fede, persone ecclesiali che amano la Chiesa come la ama la Madonna, persone che amano i pastori della Chiesa come la Madonna ci invita a fare. Tutti dobbiamo sentire questa responsabilità, anche di far crescere Radio Maria e aiutarla nelle sue necessità.  

Radio Maria vive solo con il vostro aiuto. Sosteniamola. Ogni goccia fa il mare.  

Vostro Padre Livio



MARIATONA MAGGIO 2024

Cari amici, oggi è il primo giorno di Mariatona. Questa settimana è molto importante, che dobbiamo prendere con serietà perché la nostra Radio è un dono di Maria.

Radio Maria è diventata da piccolo germe a un albero su cui gli uccelli del cielo fanno nidi ovunque. Sta facendo un bene immenso, è molto stimata, richiestissima in molte parti del mondo. Con questa Mariatona vogliamo testimoniare quanto serve alla Madonna per i suoi piani e quindi aprire i cuori alla generosità.

La Regina della pace stessa ha dato i programmi a Radio Maria attraverso un Messaggio a Vicka il primo gennaio 1987 a un gruppo di pellegrini di questa zona che era andato a Medjugorje: «Che l’anno nuovo sia pieno di preghiera, gioia, allegria, penitenza, perdono e pace. Fatevi annunciatori di conversione». «Siate veri figli della Madonna e tutti i messaggi della Regina Pacis testimoniate con amore».

Ho preso a cuore questo Messaggio tanto che sono andato via dalla mia parrocchia per dedicarmi all’allora piccola radio parrocchiale. Ho cominciato questa avventura che ha visto Radio Maria in tantissimi Paesi del mondo. Sono 126 le sedi di trasmissione in innumerevoli lingue, specialmente quelle africane. Hanno un seguito di oltre 30.000 ascoltatori e diventa sempre più una realtà straordinaria. La maggior parte degli ascolti sono in Paesi poveri come l’Africa, l’America Latina, l’Asia, che hanno bisogno di supporto.

La Mariatona serve per rafforzare Radio Maria Italia che ha molti concorrenti. Perciò bisogna sostenere una radio di qualità dal punto di vista tecnico e dei contenuti.

È dono di Maria che deve essere – allo stesso modo – un dono nostro a Maria. Un appello ai nostri cuori perché questa Mariatona sia veramente fruttuosa. Sia una sintonia di tutti noi con la Madonna con il suo piano di presenza e salvezza, per la Chiesa e per l’umanità.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Mille volte meglio essere perseguitati che perseguitare

Carissimo Padre Livio,

grazie per aver pubblicato sul blog quel bellissimo articolo del Corriere della Sera avente ad oggetto Padre Pio. Dispiace leggere di quanto uomini di  Chiesa, che avrebbe dovuto prenderne le difese, siano stata causa di grandi sofferenze… A me piace pensare di quanto invece si sia presa cura di lui la Madonna e come possa averlo aiutato in tali circostanze tanto da fargli affermare: «Io mi sento come una barchetta a vela, spinto dal respiro della Mamma Celeste».

C’è un aneddoto, che non tutti conoscono e che mi commuove sempre pensando al grande amore provato da questo gigante della fede per la Vergine Maria. Negli ultimi anni della sua vita, a Padre Pio fu dato il permesso di recitare sempre la stessa Funzione, non essendo più in grado di leggere il Messale. Il Padre, che conosceva a memoria la Santa Messa dell’Immacolata Concezione, scelse di celebrare sempre quella.

A Gesù, si arriva sempre per Maria. Speriamo possa scardinare la corazza di certi sacerdoti che non credono alle apparizioni mariane di Medjugorje. E non solo a quelle.

 Un carissimo saluto con l’affetto di sempre,

Gianna


Cara Gianna,

non sono certo pochi i santi che hanno avuto incomprensioni e persino persecuzioni da parte di uomini di Chiesa, a volte animati dalle migliori intenzioni.

Fra questi vorrei ricordare il grande Padre Agostino Gemelli, autorevole difensore della piccola Adelaide Roncalli, ma severo oppositore di Padre Pio.

Essendo Padre Gemelli una persona umile, per quanto colta, alla fine comprese, si pentì e chiese perdono al santo frate.

Dio permette queste persecuzioni per affinare le virtù dei suoi eletti e spesso li porta agli onori degli altari con buona pace dei loro persecutori.

Nessuno di chi ha una vocazione particolare nel Regno di Dio è esente da persecuzioni, spesso da parte di uomini di Chiesa, che bisogna sopportare con pazienza perché, per essere amici di Cristo, bisogna partecipar alla sua Passione.

In ogni caso è mille volte meglio essere perseguitati che perseguitare, essere calunniati che calunniare, essere derisi che osannati ed essere ritenuti pazzi che grandi luminari.

Chi non è d’accordo legga la passione di Gesù nel vangelo.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il significato della gattina randagia che bussa alla porta di radio Maria con i suoi piccoli

Caro Padre Livio!

(Per quanto riguarda il riconoscimento ufficiale di Medjugorje) sono certa che la Madonna ispiri costantemente il Vicario del Suo Figlio, oltre ogni nostra immaginazione e valutazione umana, perché “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”, come dice San Paolo.

E’ bellissimo quel piccolo video della gattina con i suoi piccoli che bussa alla vostra porta: è il simbolo di un’umanità affamata di Dio che bussa alle porte della splendida Radio Maria!

Ancora grazie, caro Padre!

Con affetto e grande stima.

Tiziana di Torino

🔴LIVE VIDEO🔴INCONTRO CON LA VEGGENTE DI MEDJUGORJE VICKA – IL VALORE DELLA SANTA MESSA E DEL SANTO ROSARIO – 12/1988

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Gatta frettolosa fa i gattini ciechi”

Questa è una Micia randagia che per la prima volta stamane si è affacciata alla nostra porta portando tre fantastici gattini. Vispi e veloci come razzi. Micia saggia che sa il fatto suo. E’ un esempio da imitare.

Caro Padre Livio,

credo fermamente nelle apparizioni della Madonna a Medjugorje: ho creduto da subito, per la purezza cristallina, la freschezza e l’Amore irradiante dai Suoi messaggi.

Ho creduto subito anche vedendo, con emozione, in una videocassetta, i sei veggenti cadere in ginocchio simultaneamente all’apparire della Santa Vergine e i loro occhi immersi in quella soave bellezza della Madre di Dio!

E’ stato proprio un Sacerdote a parlare con entusiasmo a me e a mia mamma dell’esistenza di queste apparizioni.

Altri Sacerdoti, invece, o non credevano o, pur credendo, tenevano in sospeso il loro giudizio in attesa di un pronunciamento ufficiale della Chiesa.

Ed è a questo punto che io vorrei che comprendessimo questo atteggiamento della Chiesa, per non perdere di vista ciò che la Chiesa stessa considera come suo preciso mandato, conferitole da Gesù Cristo duemila anni fa: la predicazione di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore del mondo, Incarnato, morto e risorto per noi.

La Chiesa, però, non esclude, anzi afferma la validità e l’utilità dei “segni”, in particolare le apparizioni, che Dio dona per far nascere o svegliare e rafforzare la nostra fede, talvolta assopita. Sempre che tali “segni” siano conformi alla Sacra Scrittura.

I tempi per una dichiarazione di autenticità da parte della Chiesa sono solitamente lunghi, soprattutto quando le apparizioni sono in corso.

Ma, come più volte ha detto Padre Livio, la Chiesa lascia liberi di credere o non credere, se non si è già espressa negativamente. Sta a noi cogliere il grande aiuto, la grazia, contenuta in questi “segni”: uno dei criteri più sicuri di credibilità del “segno” è l’aumento di amore per Dio e per il prossimo. Nell’amore per il prossimo è compreso l’amore per la Chiesa, nostra madre.

E’ grazie alla Chiesa, di cui siamo parte, che noi conosciamo, da duemila anni, non solo il Signore Gesù, ma anche la grandezza, l’unicità di Maria Santissima, Sua Madre: “Ti saluto, o Piena di Grazia, il Signore è con Te” (Vangelo secondo Luca 1,28). Dio saluta così la Vergine Maria, per mezzo dell’Arcangelo Gabriele!

Ora, passando ad altro argomento, ma restando sempre nell’ambito della Chiesa di cui siamo parte, fragile e indistruttibile, come Gesù molto realisticamente l’ha voluta, perché ognuno esercitasse soprattutto le virtù della Fede e della Carità – la Chiesa è una palestra! – voglio spezzare una lancia in favore del padre Agostino Gemelli, di cui si parla nell’articolo di giornale pubblicato sul blog, che dopo essersi macchiato di quel giudizio errato e malevolo nei confronti di Padre Pio, ha chiesto poi perdono, con umile pentimento, allo stesso Padre Pio. Il perdono e le preghiere di San Pio da Pietrelcina hanno contribuito certamente a quel rinnovamento di vita del padre Gemelli per il quale è ora in corso, se non sbaglio, la causa di beatificazione.

La saluto, caro Padre Livio, con affetto e grande stima.

Ave Maria.

Tiziana


Cara Tiziana, ho apprezzato molto la tua lettera nella quale giustamente sottolinei che i tempi della Chiesa per approvare le apparizioni sono solitamente lunghi, in particolare quando le apparizioni sono in atto.

Anch’io sono del parere che non bisogna avere fretta ma, come ha sottolineato Papa Francesco, bisogna approfittare del tempo di grazia che ci è concesso, per dare inizio al nostro cammino di conversione, perché “dopo” non ci sarà più tempo.

La Regina della pace infatti ha indicato alla Chiesa, come appuntamento per l’approvazione e il suo coinvolgimento nelle apparizioni, il momento  del terzo segreto quando si manifesterà il segno sul Podbrdo.

Io sono fra quello che ha sempre sostenuto che non bisogna avere fretta perché la Madonna ha i suoi tempi e che, nel frattempo, dobbiamo rallegrarci dei frutti di conversione che sono preziosissimi.

Spero e prego che non ci siano frette inutili, ne pro ne contro, perché la Madonna ha un suo piano da realizzare che richiede rispetto e collaborazione.

Per dirla con un proverbio popolare “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. Sarebbe una sciagura.

Ave Maria

Padre Livio

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO

La Pasqua della Vittoria

di Stefano Caprio- Asia News 5 Maggio 2024

Durante la funzione del Giovedì Santo il patriarca Kirill ha recitato una speciale preghiera “per la vittoria della santa Rus’”, che intensifica le litanie belliche imposte ai sacerdoti, pena la privazione dello stato clericale di fronte al rifiuto di pronunciarle. Le celebrazioni pasquali devono ricompattare il popolo dei credenti per mostrare che la Russia ha sconfitto il male al suo interno, ritrovando la giusta via per la sobornost.

La Pasqua ortodossa in Russia quest’anno cade in una data particolarmente adatta alle celebrazioni della religione bellica, la “guerra santa” che da oltre due anni si estende dall’Ucraina agli estremi confini del pianeta, tra la domenica della Risurrezione del 5 maggio e la festa della Vittoria del 9 maggio. Tutto il centro di Mosca viene chiuso al traffico dopo le liturgie domenicali, per lasciare libere le strade alle ripetizioni delle grandi parate che culmineranno nella Piazza Rossa, in realtà la “Piazza Bella” (Krasnaja Ploščad vuol dire entrambe le cose) dove il presidente Vladimir Putin dominerà la scena insieme al patriarca Kirill, in un tripudio di proclami del trionfo sul “nazismo ucraino” dal palco sovrastante al mausoleo di Lenin, un relitto del passato da cui non ci si riesce a liberare.

In realtà la grande vittoria si limita a registrare l’avanzata russa nella metà occidentale della regione ucraina di Donetsk, che Mosca controlla in varie modalità fin dal 2014, e che dopo l’invasione del 2022 rischiava di essere ripresa dagli ucraini nella controffensiva del 2023. Nel 2024 invece ricomincia la grande avanzata delle truppe di Putin, che tra gennaio e maggio sono riuscite a riprendere una fetta di territorio veramente imponente tra Avdeevka e Časov Yar, che se fossimo nel Lazio sarebbe come dire tra Guidonia e Rieti, o negli Stati Uniti tra New York e Somerville. In queste poche decine di chilometri, dove ormai non sussiste più anima viva, si giocano i destini dell’umanità nel confronto epico tra Occidente e Oriente globale, tra visioni del mondo contrapposte, tra la Storia e l’Apocalisse: se la Vittoria contro il nazismo della Grande Guerra Patriottica interessava il fronte più ampio di tutte le guerre, i duemila chilometri della “Operazione Barbarossa” tra Leningrado e Stalingrado, la riduzione ai settanta chilometri del Donbass nella “Operazione Militare Speciale” dimostra quanto si sia ridotta ormai la visione del mondo, al di là dei proclami e delle parate.

La guerra in Ucraina non è una guerra di conquista, ma soltanto di distruzione e desolazione, come dimostrano i continui bombardamenti su Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina dopo Kiev, anch’essa ormai ridotta a uno spettrale cumulo di rovine. Il Cremlino afferma di volerla ridurre a “zona neutra” de-militarizzata, anche per evitare le incursioni nella regione russa di Belgorod al confine, e il destino dell’intera Ucraina sembra essere quello di diventare uno “Stato neutro” tra Oriente e Occidente, dove la vita viene ridotta al minimo per indicare la nullità delle reciproche relazioni. Del resto, anche in Medio Oriente si sta andando verso una prospettiva analoga, con distanze simili tra Gaza e Gerusalemme nel conflitto tra israeliani e palestinesi, che coinvolgono l’intera comunità internazionale in uno scenario di devastazione apocalittica.

In questo contesto risulta quanto meno paradossale il Forum del 1° maggio nel Centro congressi di Baku tra i capi di Stato e delle religioni, sul tema del “Dialogo per la pace e la sicurezza globale”, organizzato dalla presidenza dell’Azerbaigian e dall’Amministrazione dei musulmani del Caucaso insieme alla “Alleanza delle civiltà” dell’Onu, dell’Unesco e di altre istituzioni internazionali. Ad esso ha partecipato anche il metropolita Antonij (Sevrjuk), il 39enne direttore del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, per sottolineare “l’importanza dell’idea di riunire i rappresentanti delle comunità religiose e delle organizzazioni di diversi Paesi, sullo sfondo della profonda crisi delle relazioni internazionali”. Il giovane braccio destro del patriarca Kirill ha rivendicato alla Chiesa russa l’idea di creare un organo consultivo dei leader religiosi di tutto il mondo, unendo in particolare cristiani e musulmani, per trovare “una risposta efficace delle religioni tradizionali a questa sfida distruttiva e disumana”, cercando di “consolidare tutte le forze sociali di orientamento tradizionale” per evitare “la vittoria del male e l’istituzione del culto internazionale del peccato e dell’egoismo”, a cui è necessario “dare un’adeguata risposta spirituale, perché soltanto l’unione degli sforzi potrà salvare il mondo dall’autodistruzione”.

Il fronte comune dei veri credenti contro l’assalto dell’Anticristo è il cavallo di battaglia del patriarca Kirill fin dalla sua intronizzazione nel 2009, mentre da vescovo e metropolita preferiva, ancora nei tempi sovietici, l’apertura al dialogo ecumenico. La svolta verso la “ortodossia sovranista” è poi iniziata nel 1997, quando Kirill ha ispirato la nuova legge sulla libertà religiosa, proposta alla Duma dal risorto partito comunista contro l’occidentalismo del presidente Eltsin. Si imponeva in essa la superiorità “sovrana” dell’Ortodossia sulle altre religioni tradizionali “minori”, l’islam, il buddismo, l’ebraismo e il cristianesimo, inteso nelle varianti cattolica e protestante. Queste confessioni devono allinearsi in una gerarchia di ruoli per arginare le “false fedi”, non soltanto le sette e i gruppi di formazione più o meno moderna, ma soprattutto le interpretazioni errate della verità religiosa: c’è un’ortodossia scismatica (quella di Costantinopoli) e un islam radicale (quello dell’Isis) da respingere e sostituire, e c’è il “culto internazionale del peccato e dell’egoismo”, secondo la definizione di Antonij, che indica l’inaccettabile stile di vita dell’Occidente immorale, da cui difendere il popolo santo.

La Santa Alleanza non è riuscita ad amalgamarsi, lasciando spazio alla deriva eretica e globalista, fino a costringere la Russia a scendere in campo con le bombe e i carri armati, visto che le armi della preghiera apparivano impotenti. Quindi oggi si prega per i soldati e la guerra, senza più distinzioni tra il campo spirituale e quello militare; durante la funzione del Giovedì Santo, il patriarca ha recitato una speciale preghiera “per la vittoria della santa Rus’”, che intensifica le litanie belliche imposte ai sacerdoti, pena la privazione dello stato clericale di fronte al rifiuto di pronunciarle, come accaduto già a diversi preti russi. Le celebrazioni pasquali devono quindi ricompattare il popolo dei credenti, e Kirill ha insistito sulla comunione eucaristica frequente, possibilmente quotidiana, che non è una pratica molto abituale per gli ortodossi: “Bisogna pentirsi ogni giorno dei nostri peccati, non soltanto nella confessione, ma nella richiesta di perdono orante, per non cadere preda delle tentazioni del Maligno ed unirsi a Cristo formando un unico corpo”.

Già nell’omelia della Domenica delle Palme, all’inizio della Settimana Autentica, il patriarca aveva tuonato che “non si può sradicare la fede dal cuore e dalla mente degli uomini”, come hanno tentato di fare nei primi secoli gli imperatori pagani e quindi molti altri politici, come “nel nostro recente passato, quando era stato annunciato lo scopo terribile della costruzione di una società perfetta senza Dio, senza la componente spirituale”. Oggi la Russia ha sconfitto il male al suo interno, ritrovando la giusta via per la sobornost, la comunione invece del comunismo, ma deve “resistere agli assalti dall’esterno” ricordando a tutti “il vero senso della vita, educando nella fede i nostri figli, amandoci l’un l’altro e amando la nostra Patria vittoriosa”.

Le omelie di Kirill e le dichiarazioni di Antonij sono state confermate in un’intervista “pre-pasquale” dell’ideologo presidenziale Aleksandr Dugin, concessa al giornalista americano-putiniano Tucker Carlson. A Dugin si vorrebbe ora affidare una “Scuola superiore di politica” a Mosca per formare le nuove classi dirigenti nello spirito del sovranismo eurasiatico, una decisione contestata da molti per i richiami alla filosofia di Ivan Il’in, il pensatore preferito da Putin che nel secolo scorso esprimeva la sua ammirazione per Hitler e Mussolini. Anche Dugin ammonisce sul “pericolo dell’autodistruzione dell’intera umanità”, se non si porrà un argine alla deriva degli Stati anglosassoni, da lui esplicitamente elencati: Usa, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda (ammiccando all’Europa più addomesticabile), tutti affetti dal “contagio dell’individualismo” che li porta a “rivolgersi contro sé stessi”. La libertà individuale, secondo l’ideologo, è una “errata comprensione della natura umana, che separa il singolo da tutta la comunità”, una piaga diffusa fin dalla riforma protestante e dalla filosofia nominalista, risalendo ai tempi medievali per indicare l’inizio della “scomparsa dell’identità collettiva”.

Secondo i russi l’Occidente è rimasto senza identità, “ha rifiutato anche di riconoscersi nella Chiesa cattolica”, spiega Dugin, e oggi non riconosce più nemmeno le specificità degli Stati e delle nazioni, “esiste solo il fantasma della società civile” da cui vengono eliminati gli ultimi residui identitari, quelli del genere e dell’umano, che “scompariranno nel trans-umanesimo e nell’intelligenza artificiale”. La risurrezione e la vita eterna saranno però garantite dalla Russia, nella Vittoria dell’Ortodossia in un mondo ormai ridotto a una grande Ucraina o una grande Gaza, uno sterminato cumulo di macerie.

BUONA DOMENICA

SESTA DOMENICA DOPO PASQUA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Il tempo Pasquale coincide col risveglio della natura che lotta per una vita nuova dopo il gelo invernale. Così anche noi dobbiamo risvegliare le nostre anime dal sonno spirituale e avvolgerle  con la gloria  di Cristo risorto, nostra vita e nostra pace.

Nel brano di vangelo di oggi Gesù ci conduce al cuore della vita cristiana, che è l’amore. “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.”

Sembra semplice, ma non vi è nulla di più difficile, perché il mondo non conosce la parola “amore” e quando la usa dà ad esso un significato che non va oltre i limiti dell’umano.

L’amore di cui parla Gesù è quello che viene da Dio che è, nella sua vita intima, una comunione eterna di amore. “Dio è amore” è il cuore della fede e della rivelazione cristiana.

E’ ciò che gli uomini non sono mai riusciti a pensare o semplicemente a desiderare. Le loro rappresentazioni di Dio non si sollevano dai limiti e delle miserie e della carnalità.

Per questo il Padre ha inviato il Figlio in questo mondo, assumendo una vera umanità e amandoci con un cuore umano. La condivisione della nostra vita e il dono della sua amicizia fino al morte in Croce sono la prova del suo amore prodigo e senza confini.

La vita cristiana consiste nell’accoglienza di questo amore misericordioso, che perdona i peccati, purifica i cuori e li rende capaci di amare Dio come Lui ci ama.

Questa è la fatica e la gioia della vita cristiana, che richiede l’impegno quotidiano della preghiera, l’osservanza dei comandamenti e l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, perché ogni uomo viene da Dio ed è da Lui amato.

Dobbiamo credere che l’amore di Cristo vince l’odio del maligno e che alla fine l’amore trionferà, ma prima di tutto dobbiamo farlo trionfare in noi.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


BENEDETTO XVI : DEUS CARITAS EST (1)

“Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell’esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».

Abbiamo creduto all’amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest’avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui … abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell’amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d’Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L’Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze » (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.”

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