Mese: Aprile 2024 Pagina 15 di 16

“Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, proteggono il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo””
MATTEO MATZUZZI 02 APR 2024 IL FOGLIO
Altro che dialogo, il Patriarcato di Mosca punta alla conquista spirituale e armata di Kyiv. Un documento apocalittico che giustifica la guerra di Putin
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Roma. Mentre la Chiesa cattolica, anche a Pasqua, rinnova gli appelli per la pace e il dialogo fra Mosca e Kyiv (da ultimo, il Papa durante le celebrazioni pasquali), il Sinodo russo riunito nei giorni scorsi sotto la presidenza del Patriarca Kirill va in tutt’altra direzione. Il 27 marzo, infatti, è stato approvato il decreto del XXV Concilio mondiale del popolo russo che si è tenuto lo scorso novembre. Il documento non ammette spazi per il negoziato né per un ripensamento delle ragioni che hanno condotto il Cremlino a invadere l’Ucraina. “Da un punto di vista spirituale e morale, l’operazione militare speciale è una guerra santa, in cui la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, compiono la missione di ‘Colui che trattiene’ [o Katéchon], proteggendo il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’occidente caduto nel satanismo”, si legge nel documento. Quindi, “dopo il completamento dell’operazione militare speciale, tutto il territorio dell’Ucraina contemporanea dovrà entrare in una zona di influenza esclusiva della Russia. La possibilità di esistenza su questo territorio di un regime politico ostile alla Russia e al suo popolo, così come di un regime politico governato da un centro esterno ostile alla Russia, deve essere completamente esclusa”.
Il passaggio successivo chiarisce le fondamenta “teologiche” di questa guerra santa, inserite nell’ideologia del “Russkiy mir” (il mondo russo), che da sempre le autorità religiose ucraine condannano come il cuore del nazionalismo religioso che ha benedetto e dunque giustificato la partenza dei carri armati di Vladimir Putin.
Il decreto ricorda infatti che “la Russia è il creatore, il sostegno e il difensore del Mondo russo. I confini del Mondo russo come fenomeno spirituale e culturale-civile sono significativamente più ampi dei confini statali sia dell’attuale Federazione russa sia della grande Russia storica. Oltre ai rappresentanti dell’oikoumene russa sparsi in tutto il mondo, il Mondo russo comprende tutti coloro per i quali la tradizione russa, i santuari della civiltà russa e la grande cultura russa rappresentano il più alto valore e significato della vita. Il significato supremo dell’esistenza della Russia e del mondo russo da essa creato – la loro missione spirituale – è quello di essere il ‘Katéchon’ mondiale, proteggendo il mondo dal male. La missione storica consiste nel far crollare di volta in volta i tentativi di stabilire un’egemonia universale nel mondo – i tentativi di subordinare l’umanità a un unico principio malvagio. La costruzione della millenaria statualità russa è la più alta forma di creatività politica dei russi come nazione”. Ancora, “la divisione e l’indebolimento del popolo russo, la privazione delle sue forze spirituali e vitali hanno sempre portato all’indebolimento e alla crisi dello stato russo. Pertanto, il ripristino dell’unità del popolo russo e del suo potenziale spirituale e vitale sono le condizioni chiave per la sopravvivenza e il successo dello sviluppo della Russia e del mondo russo nel XXI secolo”.
Il decreto mischia fede e politica, parla di guerra santa e auspica rimedi alla “principale minaccia all’esistenza e allo sviluppo della Russia”, che è “la catastrofe demografica”. Serve lavorare sull’educazione, perché “l’assimilazione delle idee e dei valori spirituali e morali della civiltà russa è l’aspetto più importante della nazionalizzazione delle moderne élite russe e dell’educazione delle future generazioni di cittadini russi. La soluzione di questo compito richiede la sovranità del sistema educativo nazionale”. Di qui la considerazione che “i programmi nazionali di educazione e di formazione devono essere purificati da concetti e atteggiamenti ideologici distruttivi, soprattutto occidentali, che sono estranei al popolo russo e distruttivi per la società russa. Un nuovo paradigma socio-umanitario basato sull’identità civile russa e sui valori spirituali e morali tradizionali russi deve essere sviluppato e introdotto nell’insegnamento nazionale delle discipline sociali e umanitarie”.
Sul fronte geopolitico, il Sinodo sostiene che la Russia “deve diventare uno dei centri principali di un mondo multipolare, guidando i processi di integrazione e garantendo sicurezza e sviluppo stabili in tutto lo spazio post-sovietico. In quanto centro geopolitico dell’Eurasia, situato all’intersezione degli assi globali ovest-est e nord-sud, la Russia deve regolare l’equilibrio degli interessi strategici e agire come baluardo della sicurezza e di un giusto ordine mondiale nel nuovo mondo multipolare. La riunificazione del popolo russo deve diventare uno dei compiti prioritari della politica estera russa. La Russia deve tornare alla dottrina della triunità del popolo russo, che esiste da più di tre secoli, secondo la quale il popolo russo è composto da Grandi russi, Piccoli russi e bielorussi, che sono rami (sub-etnicità) di un unico popolo, e il concetto di ‘russo’ comprende tutti gli slavi orientali – discendenti della Russia storica. Oltre al riconoscimento e allo sviluppo della scienza interna, la dottrina della triunità dovrebbe essere legiferata, diventando parte integrante del sistema giuridico russo. La triunità dovrebbe essere inclusa nell’elenco normativo dei valori spirituali e morali russi e ricevere un’adeguata protezione legale”. Quindi, la considerazione che “la Russia deve diventare uno stato-rifugio per tutti i compatrioti del mondo che soffrono per l’assalto del globalismo occidentale, delle guerre e della discriminazione. Oltre ai connazionali, il nostro paese può diventare un rifugio per milioni di stranieri che sostengono i valori tradizionali, sono fedeli alla Russia e sono pronti all’integrazione linguistica e culturale nel nostro paese”. Il quadro è apocalittico, ideologico e orgogliosamente impostato su fondamenta etnico-religiose: la ricetta perfetta per alimentare lo spirito di conquista in nome di Dio e della sacra patria.
Severo è il giudizio del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, a giudizio del quale “il documento contiene la negazione dell’esistenza del popolo ucraino come un’etnia, la negazione del diritto del popolo ucraino alla propria sovranità statale, contiene altresì la giustificazione sia dei crimini di guerra e gli atti di genocidio già commessi dalla Federazione russa sul territorio dell’Ucraina, così come incoraggiamenti attivi per l’ulteriore commissione di tali atti”. Inevitabile, dunque, che “in qualità di rappresentanti della comunità religiosa dell’Ucraina, affermiamo che la guerra aggressiva della Russia contro la nostra Patria è un atto diabolico e, che il prenderne parte mettendosi dalla parte dell’aggressore, anche attraverso la giustificazione pubblica, è un crimine spirituale”.

Pensiero spirituale sulla Chiesa indistruttibile grazie alla fede
Cari amici, Gesù ha incominciato a costruire la Chiesa già durante il tempo della Sua missione. Ha scelto i dodici Apostoli oltre i discepoli, fra questi ne ha scelti 72 inviandoli a predicare il Vangelo. Questo è il progetto di Chiesa che Gesù ha modellato durante la Sua missione, in modo particolare il Collegio Apostolico con a capo Pietro.
Questa Chiesa è nata il giorno in cui, a Cesarea di Filippi, Pietro ha fatto la sua professione di fede, dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, quindi la professione in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore del mondo. Un messianismo trascendete, per cui Gesù ha detto: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che sta nei Cieli”, cioè la fede è una grazia che viene dall’alto e che non ha nulla a che fare con le cose di questo mondo. La Chiesa non è un progetto umano ma divino, fondato sulla fede.
Questa Chiesa di Gesù Cristo aveva un’insidia che satana ha rivolto a Gesù stesso già con le tre tentazioni nel deserto. Le tre tentazioni sono orientate a scalfire il messianismo trascendente che predicava Gesù, per far sì che diventasse un messianismo umano. Satana diceva a Gesù di trasformare le pietre in pane, di buttarsi giù dal tempio così che gli angeli lo venissero a sorreggere, la promessa di diventare il re del mondo se lo avesse adorato.
Queste tentazioni, però, sono state rivolte anche agli Apostoli. Dopo qualche giorno dalla processione delle Palme lo vediamo chiaramente, quando Gesù raccoglie i discepoli nel Cenacolo per la Pasqua. Essi iniziano a decidere i posti di comando nel regno di questo mondo. Perciò Gesù fa la Lavanda dei piedi per riportarli alla comprensione di un messianismo improntato all’annichilimento di sé fino alla Croce.
Quello che dobbiamo capire è che una fede che non sia trascendente, che non sia appoggiata sulla potenza di Dio e sulla Sua forza salvifica, è una fede che anche se avesse una potenza umana non starebbe in piedi. Infatti, vediamo come il gruppo apostolico nei giorni della Passione – avendo visto crollare il progetto di un messianismo come loro lo intendevano, con un potere politico di questo mondo – abbia avuto un crollo. Un crollo così profondo che – anche quando Cristo è risorto – facevano fatica a credere alla Risurrezione, si trovavano ancora nell’ambito della carnalità delle cose umane.
Con la visione di Cristo risorto e con il dono dello Spirito Santo, è avvenuto che gli Apostoli e i discepoli sono entrati nell’ambito della fede. La fede trasforma le menti, le illumina, le eleva, trasforma i cuori rendendoli intrepidi, forti, capaci di un amore fino alla morte, disposti al coraggio. Mentre la fede umana è crollata nel momento della prova, vediamo che una fede divina quindi fondata sulla grazia di Dio – quella di cui parla Gesù quando si rivolge a Pietro “Non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio” – ricompatta la Chiesa, ne fa una realtà indistruttibile. La fede autentica in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore del mondo, fa sì che la Chiesa sia indistruttibile. La Madonna ha aggiunto un particolare: questa fede diventa anche la fede per quanto riguarda la Chiesa nell’Eucarestia, quindi indistruttibile.
La fede autentica in Gesù Cristo rende indistruttibile la Chiesa. Ci potranno essere i martiri e gli sconvolgimenti umani ma finché ci sarà la gente che resiste nella fede la Chiesa è indistruttibile e vince. Mentre se avesse un apparato umano che infonde una falsa sicurezza, con un soffio va tutto in polvere, come è successo con gli Apostoli. Tutti i loro progetti si sono dissolti in poche ore, sono fuggiti, perché hanno visto il Maestro imprigionato. Lo sarà anche per noi se nutriamo una fede umana, mondana e fondata sulle sicurezze umane. La Chiesa si indebolisce a causa della mondanità, entra in alcuni dei suoi membri e dissolve la forza della fede. Entriamo in questa prospettiva: chi avrà una fede come quella alla quale ci sta educando la Madonna in tutti questi anni – fede in Suo Figlio, nella Croce salvatrice, dove Dio è amato sopra ogni cosa, Cristo Re dei cuori – vincerà. Nella grande tribolazione, questa è la fede che vince. La Madonna è qui per portare la Chiesa a questa fortezza della fede come virtù soprannaturale.
La falsa fede la possiamo vedere in questi tempi quando viene benedetta la guerra di aggressione, i cannoni, i carri armati, come se la Chiesa fosse un regno di questo mondo. Quando le sicurezze umane non resisteranno, le realtà che hanno falsato il Cristianesimo si autodistruggeranno. Esattamente come è successo agli Apostoli la notte del Giovedì Santo, quando hanno visto Cristo legato e bastonato e sono fuggiti perché avevano una fede soprannaturale molto debole.
La Madonna prepara la Chiesa alla grande prova della fede, che proviene dalle potenze di questo mondo. La Chiesa deve avere il coraggio di andare avanti confidando in Cristo, sotto la guida della Regina della pace, dei suoi Pastori, dei suoi credenti, nella testimonianza della fede, senza paura, controcorrente. La fede in Gesù Cristo, come virtù soprannaturale, vincerà. I falsi messianismi perderanno.
Il futuro dipenderà da come noi ci confermiamo, rinforziamo e determiniamo nella fede cattolica e nella speranza cristiana dell’intervento di Dio per salvare il Suo popolo. In questa dimensione non dobbiamo temere nulla.
Chiediamo la grazia della fede, rafforziamoci in essa, facciamo sì che diventi un affidamento costante della nostra vita, giorno e notte. Così possiamo procedere nella pace, nella serenità, nella certezza che la fede è quella forza che vince il mondo, come dice San Paolo.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Una nonna con una figlia cattolica praticante e due nipoti mussulmani

Carissimo padre,
Ho bisogno del suo parere.
Mia figlia è sposata con un musulmano; ma lei è cattolica praticante. I suoi figli di rispettivamente di 18 e 20 anni si sono dichiarati ultimamente musulmani e fanno il ramadan.
Naturalmente sono profondamente dispiaciuta e mi sono resa conto che i miei sforzi di sensibilizzarli alla religione cattolica non sono serviti a niente poiché è prevalsa la religione del padre.
Naturalmente non manca la preghiera per chiedere aiuto al PADRE CELESTE, ma dal mio canto che altro posso fare dal momento che durante le nostre conversazioni si arrabbiano quando faccio il parallelo tra GESÙ e Maometto?
Un caro abbraccio da un nonna in pena
Cara Nonna,
la fede cristiana è una grazia, un dono che viene dal Cielo, senza il quale non è possibile credere. Non così invece sono “le credenze” di qualsiasi altra religione che sono opera dell’uomo carnale.
Quando Pietro a Cesarea di Filippi ha manifestato la sua fede dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, Gesù gli ha risposto: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.”
Perciò, cara nonna, non resta che la preghiera perché Dio conceda la grazia della fede ai suoi due nipoti. Ci sono i mussulmani che si convertono e nella notte di Pasqua non pochi si sono fatti battezzare.
Bisogna pregare e attendere fiduciosi
Ave Maria
Padre Livio
di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 1 Aprile 2024
La diretta prima interrotta e poi «ristretta», con una mail automatica di spiegazione. Nessun commento ufficiale da Meta. Padre Fanzaga ironizza: «Quel Crocifisso lo abbiamo messo su Facebook altre volte in passato, ma si vede che prima non c’era l’intelligenza artificiale»

CITTÀ DEL VATICANO La lettera scarlatta degli algoritmi puritani ha marchiato, implacabile, pure la Passione. Neanche la decenza di coprirlo un po’ di più, quel Gesù di Nazaret, mentre lo inchiodano a una Croce. Bloccato, cancellato. È successo durante la Via Crucis del Venerdì Santo, nel corso della diretta video su Facebook di Radio Maria, quattro milioni di ascoltatori settimanali e quasi due che la seguono sul social media di Menlo Park. L’immagine del Crocifisso non è sfuggita all’intelligenza, si fa per dire, artificiale: «Abbiamo rimosso il tuo contenuto. Sembra che tu abbia condiviso o inviato immagini di nudo o atti sessuali». Padre Livio Fanzaga, che è un uomo di spirito, la prende con ironia: «La cosa strana è che quel Crocifisso lo abbiamo messo su Facebook altre volte, in passato, ma si vede che prima non c’era l’intelligenza artificiale. Adesso invece sì».
Da Facebook non arrivano reazioni ufficiali, lo considerano una sorta di incidente di percorso dei loro sistemi di controllo, ogni tanto capita: la società fa sapere che in effetti il Crocifisso è stato bloccato a causa di una «identificazione errata» del software che valuta in tempo reale le immagini postate su Facebook come su Instagram. Strano, dicono pure loro, perché il Cristo ha genitali coperti e il software si mette in allarme solo con quelli. Un po’ come i mutandoni alle figure di Michelangelo nella Sistina, quasi cinque secoli fa, in piena Controriforma. Può essere, si spiega, che abbia scambiato il petto del Cristo per un petto femminile, cosa che a quanto pare la censura californiana considera con orrore.
Il Cristo in questione, comunque, arriva dalla Val Gardena, celebre per i suoi crocifissi lignei. Padre Livio, 83 anni, direttore-simbolo dell’emittente, racconta che lo donarono qualche decennio fa, quando Radio Maria aveva ancora sede in via Turati, a Milano, e la cappellina stava in un seminterrato: «Ce lo ha portato un camionista che lo ha scaricato e se ne è andato senza altre spiegazioni, era proprio un venerdì a mezzogiorno». Da allora il Crocifisso sta accanto all’altare , nella cappella dell’emittente, e la sua immagine è divenuta familiare al pubblico.
Il Crocifisso ligneo al centro della disputa tra Radio Maria e Facebook (da Radio Maria) Venerdì veniva inquadrato in diretta mentre la radio diffondeva la registrazione di una via Crucis guidata da padre Livio a Medjugorje, qualche anno fa. Finché la caporedattrice Roberta Zappa, che segue anche la Rete, si è accorta che qualcosa non andava: «Il post è sparito, lo avevano eliminato. E intanto gli ascoltatori hanno cominciato a chiamarci per chiedere cosa fosse successo…». Di lì a poco è arrivata la mail di Facebook che comunicava la rimozione. A quel punto Radio Maria ha rimesso il post, ma anche quando finalmente è rimasto le cose non funzionavano, «avevamo seicento persone che seguivano la diretta Facebook e sono diventate una ventina, come se fossero state messe delle restrizioni». Radio Maria ha poi postato una spiegazione per gli ascoltatori: «Chiediamo scusa a tutti gli amici che seguivano la prima parte della Via Crucis in adorazione del Signore in Croce. Facebook ha eliminato il post per “contenuto immagini nudo”. E ha ristretto i parametri di visualizzazione. Forse Facebook non sa che il Cristo fu spogliato delle vesti ma le parti intime coperte con panni . E pensare che è morto in croce anche per loro». L’indomani, il profilo Facebook di Radio Maria ha mostrato il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, capolavoro assoluto custodito nella Cappella Sansevero di Napoli. E almeno lui, nonostante le trasparenze prodigiose del marmo, è riuscito a superare indenne i controlli

di Stefano Caprio 31 Marzo 2024
La sala concerti nel centro commerciale sventrata dall’attacco dei terroristi era un simbolo della “ricostruzione” di Mosca dopo il comunismo sovietico. I russi ora hanno paura ad uscire di casa e a salire sul taxi guidato da un tagico, mentre le manifestazioni pubbliche sono sospese (quelle di Stato) o proibite (quelle “diverse”).
Il Krokus City Hall della periferia di Mosca, crollato sotto i colpi dei terroristi islamici dell’Asia centrale e della totale assenza di cura e sorveglianza degli stessi russi, era un tempio della Russia rinata dopo il comunismo sovietico, e anche dopo i primi conflitti del periodo successivo, tra le bande di oligarchi assetati di soldi e le turbe dei popoli dell’impero desiderosi di indipendenza. Gli uni e gli altri erano stati messi a tacere negli anni Duemila dal nuovo-vecchio regime di Vladimir Putin, tanto simile al grigiore sovietico nell’ideologia auto-celebrativa, quanto maestoso nello sfoggio di una grandezza ritrovata, che si mostrava soprattutto nell’enfasi urbanistica e architettonica della sua capitale, da sempre il centro di ogni espressione di “tutte le Russie”.
Negli anni Novanta c’era stata una prima perestrojka, una “ricostruzione” della Russia vagheggiata da Mikhail Gorbačev, il cui programma era miseramente fallito, e realizzata in modo piuttosto caotico dal primo presidente post-sovietico Boris Eltsin. Le riforme gorbacioviane non erano di fatto neanche iniziate, mancando un’idea precisa di come dovesse cambiare la Russia dopo oltre mezzo secolo di economia statale pianificata, che di fatto si interruppe bruscamente, lasciando i russi in piena depressione e carenza di beni di consumo. Alla fine degli anni Ottanta i grandiosi supermercati di stile sovietico, gli Univermag, erano una distesa di scaffali vuoti, e se andava bene una volta al giorno arrivava una partita striminzita di alette di pollo; soprattutto mancava la vodka, la cui produzione era stata bloccata da Gorbačev nel patetico tentativo di risanare il Paese dall’alcolismo diffuso. Quegli anni sono rimasti nella memoria dei russi come gli anni della vergogna, dopo che nel ventennio brezneviano le provviste erano state sempre garantite e sempre agli stessi prezzi; non c’era abbondanza, ma era un sistema che sembrava perfetto per i russi, desiderosi di non dover pensare al domani.
Il brusco passaggio all’economia privata, con le liberalizzazioni eltsiniane del 1992, fu peraltro ancora più sconvolgente, perché al nulla venne sostituito il miraggio di ogni possibilità e di ogni bene materiale, che apparve improvvisamente sulle bancarelle di tutte le strade. Cibi e bevande, indumenti e utensili venivano offerti a prezzi astronomici, con marche di produzione occidentale mai viste prima né in Russia né in Occidente, oppure di produzione propria e improvvisata, costringendo tutti a lasciare il lavoro onorevole e qualificato per ridursi al ruolo di ambulanti e venditori di tutto e di niente. Il libero mercato apparve come un mostro che annulla ogni identità e ogni ideologia, provocando nell’anima dei russi un sentimento di umiliazione ancora più profondo di quello del crollo del precedente regime.
Ancora una volta, come alle sue origini durante il giogo tartaro, fu la grande Mosca a mostrare la via per ritrovare la Russia. A guidare la rinascita non fu nemmeno il presidente Eltsin, ma il sindaco della capitale, Jurij Lužkov. Dopo i primi anni di totale disorientamento, egli fu capace di mettere d’accordo coloro che intendevano partecipare alla divisione della torta che si stava cuocendo, senza bisogno di ammazzarsi e distruggersi a vicenda come capitava quasi quotidianamente, giungendo alla pax oligarchica che egli seppe governare per diversi anni, prima di essere definitivamente esautorato da Putin nel 2010. Iniziò un grandioso lavoro di ristrutturazione della metropoli, dei suoi palazzi e delle sue strade, sfruttando i capitali che si accumulavano nelle mille banche dei “nuovi russi”, e soprattutto i generosi finanziamenti che giungevano dai Paesi occidentali, visti come i modelli a cui ispirarsi: il termine più usato allora per definire il cambiamento in corso era evroremont, la “ricostruzione all’europea”, per rendere la Russia un Paese “civile e moderno” simile alla Germania o agli Stati Uniti.
Diversi furono i cambiamenti simbolici, come l’abbattimento del tetro albergo Inturist, che dominava la ulitsa Gorkovo, il grande viale che parte dal Cremlino per dirigersi verso Leningrado, intitolato al vate staliniano Maksim Gorkij. La ulitsa ritrovò il suo nome originario di Tverskoj Prospekt, la via verso Tver, l’antica avversaria di Mosca sulla tratta settentrionale durante il dominio tartaro, poi sottomessa dal primo gran principe che sognò Mosca come la Terza Roma, Ivan il Grande, il nonno di Ivan il Terribile. Anche Leningrado riprese il titolo occidentalista di “Sankt-Petersburg”, la “città di San Pietro” come l’aveva chiamata il suo fondatore Pietro il Grande, che l’aveva pensata come nuova Roma e “finestra sull’Europa”. Il grande piazzale del Maneggio, che dal viale porta alla piazza Rossa del Cremlino, fu scavato per ospitare un grandioso centro commerciale del tipo delle città nordamericane, dove anche al gelo si può andare a divertirsi e a fare shopping.
Il principale simbolo della rinascita fu però un altro edificio, dalla parte opposta del Cremlino, sulle rive della Moscova. Il fiume in realtà si chiama come la città, Moskva, anzi è la città che prende il nome dal fiume: Mosca era un “incrocio” (questo il significato del nome) tra le vie fluviali per il commercio che si estendeva da nord a sud, l’antica “Via dai Variaghi ai Greci”, la vera ragione economica della nascita della Rus’ di Kiev. Anche il nome della prima capitale, del resto, significa “il ponte di Kyj”, il commerciante variago che pensò di unire le due rive del Dnepr, creando il primo grande legame tra l’Europa e il nord scandinavo e asiatico. E così accanto al Cremlino rinacque la cattedrale di Cristo Salvatore, la grande chiesa costruita lungo i decenni successivi alla vittoria su Napoleone, per celebrare la grandezza della Russia imperiale. Stalin l’aveva fatta saltare in aria per dimostrare la superiorità del comunismo sull’oscurantismo del cristianesimo ortodosso, e infatti al suo posto sarebbe dovuto sorgere il grande palazzo del Partito, sormontato da una suprema statua di Lenin, il nuovo dio della Russia ateista.
Solo che le fondamenta non reggevano accanto al fiume, e al posto della chiesa venne allestita la grande piscina all’aperto Moskva, dove si andava a nuotare con venti gradi sottozero all’aria, e venti sopra lo zero nell’acqua. Era il luogo della spensierata vita sovietica, e l’austera cattedrale ritornò infine a imporre la sottomissione al potere patriarcale. Negli anni di Lužkov, peraltro, il patriarca ortodosso Aleksij II era una figura ieratica, ma assai poco imponente, essendo la Chiesa ortodossa ancora depressa per la scomparsa del suo principale sponsor, il partito comunista. E così la consacrazione venne piuttosto dedicata al sindaco e al presidente, che si professavano “atei ortodossi”, e fu inaugurata nel 1997, anno del solenne giubileo degli 850 anni dalla fondazione della città di Mosca. Il 1147 era stato in effetti l’anno in cui uno dei principi di Kiev e Vladimir, Jurij Dolgorukij (“Giorgio dalla lunga mano”) aprì la stazione di posta all’incrocio dei fiumi, che non sarebbe mai potuta diventare la “città-madre” della Russia senza il florido commercio sostenuto dagli accordi con i Khan tataro-mongoli, i veri padri fondatori della capitale dell’impero eurasiatico.
Quando poi giunse al potere il leningradese Vladimir Putin, l’ansia di gloria fu trasferita alla capitale del nord, e i primi anni putiniani furono dedicati all’evroremont di San Pietroburgo, celebrati nel 2003, a trecento anni dalla fondazione. Solo che Piter (come la chiamano i russi, ricordando la prima variante olandese del nome, Sant Piterburch) è già per sua natura molto occidentale, e non riusciva a rivaleggiare degnamente con il grande miscuglio moscovita di Oriente e Occidente. E così nel 2010, quando già scaricava le prime bombe sulla Georgia, Putin decise di cambiare stile: non più “imitazione” dell’Occidente, ma superamento e “vittoria” sull’Occidente, come ai gloriosi tempi di Stalin, che aveva costruito i palazzi più alti, più minacciosi e più sgradevoli della storia dell’architettura. Al posto del re delle mafie Lužkov, non più necessario di fronte al dominio dell’unica mafia putiniana, venne portato dall’Estremo oriente il fidato Sergej Sobjanin, rieletto sindaco in eterno anche nell’unica competizione in cui si permise la partecipazione dell’ultimo eroe del dissenso, Aleksej Naval’nyj. Il sindaco realizzò il sogno di Putin: una Mosca splendente e ripulita in ogni angolo, con centri commerciali e sale da concerto immensamente più grandi e sontuose (in realtà piuttosto grottesche), dove il popolo russo potesse sentirsi felice di vivere nel Paese più straordinario del mondo, nel Mondo Russo.
Con la guerra in Ucraina e le sanzioni internazionali, quei centri sono stati abbandonati da tutte le ditte straniere, il McDonald’s è stato sostituito dalla sua patetica imitazione russa Vkusno – i Točka! (“Buono – e Basta!”), chiamato come le bancarelle per cibo di strada negli anni sovietici. Nonostante concorsi e feste “patriottiche” senza interruzione, i grandi spazi della nuova Russia negli ultimi due anni erano già diventati spogli e malinconici, usati per andare ad applaudire a comando i cantanti che urlano “Io sono russo e vado in fondo!”. A fondo è andato il Krokus, uno dei più fastosi e ridondanti, al posto della gloria è rimasta la croce.
I russi ora hanno paura ad uscire di casa e a salire sul taxi guidato da un tagico (quasi tutti i tassisti di Mosca sono tagichi), le manifestazioni pubbliche sono sospese (quelle di Stato) o proibite (quelle “diverse”). I cattolici della capitale non hanno potuto celebrare la Via Crucis del 23 marzo, il giorno dopo l’attentato terroristico, nemmeno nel cortile della cattedrale dell’Immacolata Concezione, obbligati dalla polizia a rimanere all’interno. Il patriarca di Mosca Kirill ha iniziato la Quaresima convocando una sessione straordinaria del Concilio Panrusso Universale, l’associazione teologico-politica da lui stesso fondata negli anni Novanta che ha ispirato l’ideologia del russkij mir, per proclamare che “il nazionalismo russo non esiste in natura” e non bisogna prendersela con tutti i tagichi, ma persuadere tutti i popoli che conviene unirsi ai russi, magari recitando più preghiere litaniche per la vittoria nella guerra. Solo che Cristo ha promesso una vittoria diversa, salendo sulla croce, distruggendo il Tempio, e risorgendo nel giardino in cui la Maddalena lo cerca disperata, in cui l’umanità cerca il volto del Signore della pace, e della vita vera.

