Mese: Aprile 2024 Pagina 11 di 16

Trascrizione del video corrispondente -Citare fonte
Cos’hanno in comune la Russia e l’Islam? La Russia è al primo posto nella rivelazione di Fatima e di Medjugorje, che viene presentato come un adempimento di quello di Fatima. Fatima è una profezia che ha attraversato tutto il ‘900 e che si compirà al termine dei dieci Segreti. La Madonna nella profezia di Fatima non ha escluso l’Islam, è presente nel nome stesso, infatti “Fatima” è un nome musulmano. È il nome di una ragazza musulmana che frequentava un villaggio cristiano, finché non si convertì al Cristianesimo mantenendo dei buoni rapporti con il suo villaggio d’origine musulmano. Questo villaggio cristiano prese il nome di Fatima. Questo nome ha un significato profetico nelle intenzioni della Madonna, come se volesse dire che anche l’Islam si sarebbe convertito.
A livello della grande Storia, non possiamo negare che la profezia della Madonna riguardo alla Russia si sia avverata. Nel 1917 la Russia era un impero zarista che stava perdendo la guerra e che era in preda ad una rivoluzione. Lenin che era in conflitto con lo zar si ritirò dalla guerra e dedicandosi alla guerra civile riuscì a vincere e a imporre il comunismo in Russia. Da allora la Russia è stata protagonista della Storia mondiale facendo quello che la Madonna aveva preannunciato. Ha distrutto popoli, ha diffuso errori – prima il comunismo e adesso il neo-messianismo armato – ha perseguitato la Chiesa, come l’attentato a Papa Giovanni Paolo II.
Il ruolo che ha avuto l’Islam non deve essere sottovalutato. È preponderante in Medio Oriente ed è molto presente anche nei Paesi europei, come Francia, Germania e Inghilterra. È un Islam che ha i mezzi finanziari, le materie prime ed energetiche, ma hanno anche una presenza capillare in Europa. È un Islam aggressivo, quindi non c’è dubbio che nel panorama prossimo sia presente.
I messianismi che si stanno confrontando oggi sono diversi. Da una parte c’è l’Occidente che è un messianismo ateo, cioè ha messo l’uomo al posto di Dio. Una religione intramondana che punta al dominio dell’uomo sul mondo escludendo Dio. È un messianismo non ateo perché l’uomo viene glorificato, lo divinizza. Proietta una nuova era con il superamento della religione che viene ritenuta una fase primordiale della Storia umana; quindi, anche le altre religioni dovrebbero entrare in questo progetto di nuovo mondo.
Da una parte c’è l’India che attualmente è alleata alla Russia, ma queste due entità vanno guardate con attenzione. L’India ha una religione etnica, dove si indentifica con la razza indù e viene divinizzata la Nazione. È una religione della natura, seguita da un miliardo e mezzo di persone.
La Cina ha adottato il marxismo e leninismo quindi un ateismo di matrice europea. È una nazione che avrà un peso notevole e anch’essa ha un suo messianismo. Nei documenti del partito comunista, possiamo vedere che c’è un progetto etnico, un dominio politico, economico e sociale della Cina nel mondo che assicurerà a tutti i popoli la pace. Questo progetto verrà raggiunto nel 2050, secondo il Partito Comunista Cinese.
Sono tutte forme di messianismi umani, è una pseudo religione che è fondata sulla sacralizzazione della razza, di una nazione, riguarda la Cina e l’India.
La Russia ha fatto proprio l’annuncio cristiano, hanno resistito all’Islam. Nella storia russa potere e politica erano attigui, però mai si sono identificati. Con questa uscita della Russia post-sovietica, c’è stato un connubio tra il Cristianesimo ortodosso russo e il potere politico che sono due facce della medesima medaglia. La Russia si propone come “Santa Russia”, quindi come gruppo etnico che detiene la verità cristiana e la difendono con la forza delle armi, fino ad arrivare all’Armageddon se necessario. È un messianismo che è emerso in questi ultimi decenni, che è sotto gli occhi di tutti. Sta portando una guerra imperiale che non c’era da decenni.
Dopo il Trattato di Jalta nel 1945, non ci sono state più guerre di conquista nel mondo. Tutto è stato governato da patti internazionali e dalla convalidazione della Nazioni Unite. Ora invece, abbiamo di fronte una nazione che vuole riprendersi i territori dell’Europa che ha perso e che vuole porsi alla conquista del mondo. Siamo di fronte ad un imperialismo espansivo, a suon di missili.
I soggetti sono l’Occidente da una parte, che nelle sue classi dirigenti che hanno in mano il potere, ha sposato il nuovo ateismo, la divinizzazione dell’uomo, il darwinismo, diventando una nuova forma di totalitarismo. Dall’altra la Cina è anch’essa un regime messianico, propone se stessa come equilibrio del mondo e come struttura di governo capace di garantire l’ordine, la pace e altro. Si propone come una dittatura che realizza meglio di tutte la libertà, lo stare bene qui sulla Terra. La medesima cosa la fanno anche Russia e India, proponendosi come messianismo al posto di Dio. L’Islam da sempre è una religione di conquista armata, prepotente e intollerante, come sta facendo in Europa e come hanno fatto nei Paesi del Medio Oriente eliminando quasi tutti i cristiani. L’obiettivo dell’Islam è quello di liberare le terre così che diventino di Allah, il loro regno è di questo mondo.
Siamo di fronte a cinque messianismi, tutti animati da pretese religiose. L’ateismo Occidentale, il messianismo russo-ortodosso, il messianismo indù, il messianismo cinese e il messianismo islamico. Tutte e due i rami dell’Islam, soprattutto quello sciita che fa capo a Teheran.
L’unica forza disarmata che c’è in questo mondo è la Chiesa cattolica e la Regina della pace. È l’unica forza disarmata sotto l’attacco di tutti i messianismi. La Chiesa è chiamata ad una testimonianza di fede eroica, che vince le potenze del male, dell’odio, della prepotenza, della menzogna. Questa forza sarà quella che vince, mentre gli altri messianismi si distruggeranno fra di loro. Questo è quello che avverrà nel tempo dei Segreti. I cinque messianismi perderanno.
Questo è il tempo dei Segreti nei quali la Madonna – con la profezia degli eventi tre giorni prima – firmerà la Sua signoria sui disastri del mondo. Le persone che credono, i Suoi Apostoli e tutti quelli che hanno il cuore umile, le porterà nel nuovo mondo della pace. Questa è la prospettiva: che alla fine tutti i messianismi armati periranno e la vittoriosa sarà Colei che è disarmata e armata di verità e di amore, l’Ancella del Signore e tutti quelli che la seguiranno.
Non facciamoci illusioni, o seguiamo la Regina della pace con la testimonianza della propria vita, con il martirio se necessario, oppure quelli che si offriranno a salvezze umane, pseudo-salvezze e ingannatrici periranno.
Senza la Madonna – con una situazione di questo genere nel mondo – ci aspetta nel giro di pochi anni la distruzione. La presenza di Maria porterà alla salvezza tutti quelli che la seguono. Questa è la speranza cristiana che abbiamo, che coltiviamo e seguiamo perché sappiamo che la Madonna non ci inganna, che le sue promesse sono vere come i Messaggi che ci ha dato.
Tutto quello che Lei ha fatto in tutti questi anni la rendono credibile e le chiacchere umane che dissacrano la presenza della Madonna e la irridono non ci interessano. Alla fine, sarà Dio a trionfare non certo i potenti e gli scribi di questo mondo.
Padre Livio

Mio caro Padre Livio,
sono Giuseppe (Pino) da Piacenza, non è la prima volta che ti scrivo, a seguito dell’ultima di recente, hai benedetto il nostro nipotino Francesco di 12 mesi che si addormenta con la Tua voce.
Nel maggio 2018 il Signore mi ha donato insieme a mia moglie Anna Maria di abbracciarti ad Erba.
Superfluo, dire che da un po’ di anni ti seguiamo con attenzione e fervore grazie a Radio Maria, inestimabile dono della Vergine Maria.
Come non capire che quello che stai esprimendo in questi ultimi mesi, con l’energia che ti dona Maria, è di un’importanza estrema, sia sotto il profilo spirituale che quello dell’informazione…
Sono certo che ne sei già a conoscenza, forse ne avrai già parlato per Radio, ma mi permetto di mettere alla Tua attenzione una riflessione di Gesù espressa a Santa Maria Faustina, riguardo alla Russia, e a tal proposito allego la pagina del suo Diario.
“ 16 Dicembre 1936 – La giornata odierna l’ho offerta per la Russia; tutte le mie sofferenze a preghiere le ho offerte per quel povero paese. Dopo la Santa comunione Gesù mi ha detto: “Non legarMi le mani, figlia Mia”. Compresi che, se non fossi per le preghiere delle anime care a Dio, tutta questa nazione sarebbe stata già annientata. O quanto soffro per questa nazione che ha espulso Dio dai propri confini”.
Con la certezza che la Vergine Maria continuerà a non farti mancare la Sua protezione, ti abbraccio con forte affetto.
Uniti in preghiera
Giuseppe da Piacenza
Caro Giuseppe,
ti ringrazio per questa segnalazione che mi ricordo di aver letto a suo tempo nel Diario di Santa Faustina. Sono conferme di ciò che la Madonna ha rivelato a Fatima e a Medjugorje.
La Russia è vista dal Cielo come lo strumento col quale satana vuole diffondere i suoi inganni e le sue menzogne, devastare popoli e nazioni con guerre di conquista, perseguitare la Chiesa e infliggere sofferenze al Santo Padre.
Tutto questo, come affermò Benedetto XVI nel suo viaggio a Fatima, in parte si è realizzato e in parte si deve realizzare.
Non si comprende perché tanti cattolici vedano nella Russia l’Arca di Noè che li salva dal diluvio universale che sta per abbattersi sul mondo.
La Russia attuale non è cambiata nella sostanza rispetto al passato. Si ritiene una etnia eletta destinata a dominare il mondo, conquistando le patrie altrui. La santa alleanza fra potere politico e religione ortodossa aggrava davanti a Dio la sua situazione rispetto al passato.
Dobbiamo pregare perché il popolo russo si converta, come fortemente desidera la Madonna. Ma la Conversione non sarà indolore, con anche per chi, come l’Occidente, ha rifiutato la Fede e la Croce.
Se la Madonna segnala la Russia e non altri popoli, c’è sicuramente una ragione che ci sarà chiara negli eventi dei segreti, che verranno rivelato tre giorni prima.
La Madonna a Fatima ha chiaramente indicato il tempo della Conversione della Russia dopo il trionfo del suo Cuore Immacolato.
Purtroppo il ciclo anticristico di questa nazione è in pieno sviluppo e potrebbe creare situazioni inimmaginabili nel mondo e nella Chiesa.
La stessa durata delle apparizioni di Medjugorje (L’ultima chiamata dell’umanità alla Conversione) e la presenza della Madonna con apparizioni e messaggi per tutto il tempo dei segreti fino al tempo della pace, sono un chiaro riferimento ai combattimenti propri della fine dei tempi.
La storia che abbiamo sotto gli occhi corre in questa direzione. Solo l’umiltà della fede ci può aiutare a non perdere la via della salvezza che ci indica Maria.
Ave Maria
Padre Livio
“Pregate uniti a Gesù sulla sua Via Crucis”

Buongiorno caro padre Livio, la ascolto e seguo il suo blog tutti i giorni traendone molti spunti di riflessione e crescita personale nella conoscenza della nostra religione e nella fede. In riferimento alla lettera di Francesco sulla sottolineatura fatta dalla Madonna nel suo ultimo messaggio circa il seguire Gesù sulla Sua Via Crucis vorrei dare umilmente il mio contributo.
Anche a me sembra che la Madonna abbia voluto richiamare la nostra attenzione sulla Via Crucis che Gesù ha percorso per la nostra salvezza e questo per invitarci a riflettere e a meditare sulla Sua passione per comprenderla appieno nel suo vero significato di opera di redenzione. Anche in questo caso temo che il modernismo abbia insinuato le sue interpretazioni riduttive e generalizzate che seppur valide non colgono il senso profondo della passione di Gesù.
A questo proposito, ad esempio, nella mia parrocchia la Via Crucis del venerdì santo di questa Pasqua è stata ridotta a cinque tappe, non più stazioni, con annesse riflessioni generali sui tanti drammi di violenza, di guerra e di ingiustizie nel mondo.
Pur ritenendo sicuramente valido invitare a ricordare, riflettere e pregare per queste situazioni a me personalmente è dispiaciuto non poter accompagnare Gesù lungo tutta la Sua Via Crucis, insomma avrei di gran lunga preferito sentire enunciare ogni singola stazione e tutte le quattordici stazioni perché ritengo che nelle semplici, brevi ma efficaci parole che la Chiesa da sempre impiega nelle celebrazioni liturgiche ci sia già tutto ciò che serve, se uno ascolta e medita con cuore aperto e attento.
In genere invece trovo che vengano spesso aggiunte e spese tante spiegazioni e interpretazioni che anziché aiutare a penetrare il mistero di Dio, deviano e finiscono per ridurre la parola di Dio ad un generico invito alla bontà, alla compassione, al perdono e alla solidarietà.
Spero di essere riuscita a spiegarmi… questa ovviamente è solo la mia opinione personale e magari anche sbagliata, ma a me le parole della Madonna hanno fatto venire in mente questo aspetto.
La saluto con affetto e stima caro padre e la ringrazio per l’opportunità che ci da attraverso la radio ed il blog.
Un caro saluto e sempre Ave Maria
Giovanna
Buongiorno Padre Livio carissimo e Buona Pasqua
Ho trovato per caso su YouTube una Lectio Magistralis del 13/05/2004 del Card. Ratzinger… sull’Europa… sono arrivato al minuto 24.56… e il Nostro Futuro Papa Benedetto parla di Mosca e della terza Roma…
Le stesse cose che dice anche Lei Padre!!!!
Se ha tempo lo ascolti… troverà sicuramente spunti importanti da proporci la mattina in radio e soprattutto ai nostri amici filorussi…
Preghiamo la Vergine Maria, affinché venga presto a salvarci tutti
Le allego il link
Ave Maria
Alessandro Torino
Omaggio a Papa Benedetto XVI – La Lectio Magistralis del 13 maggio 2004

Pensiero spirituale sulla preghiera come arma invincibile
Cari amici, vorrei che prendessimo coscienza di quello che è il Messaggio più ripetuto di Medjugorje, ovvero l’invito alla preghiera. Prendere coscienza di che arma straordinaria siamo in possesso. Di fronte alla situazione del mondo che conosciamo, preoccupante, sull’orlo dell’abisso, essa ci salva. Per quanto riguarda la nostra salvezza e la sopravvivenza delle anime, nonché quella della Chiesa è un’arma che ci protegge. Di fronte a quello che sentiamo ogni giorno – soprattutto a livello mondiale, i popoli sono in subbuglio, l’odio è nei cuori – ci rendiamo conto che non abbiamo nessuna possibilità e ci sentiamo impotenti. Non abbiamo la forza di fermare la catastrofe materiale e spirituale che prosegue sempre più velocemente. Anche la Chiesa cattolica per quanto tenti di mettere un freno non trova ascolto.
Dobbiamo prendere consapevolezza di quello che è un dogma di fede – perché è fondamentale, è una verità teologica ma anche esistenziale della Storia della salvezza – che è la potenza della preghiera fatta con fede. Questa realtà della preghiera nella quale l’uomo nell’angoscia si è rivolge a Dio, è una presenza costante dagl’inizi della Storia dell’umanità fino ad oggi e lo sarà fino alla fine del mondo. Da una parte, perché Dio è misericordioso e accorre in aiuto dell’uomo che lo chiama; dall’altra l’uomo è in una situazione esistenziale in cui si rende conto – nonostante la sua superbia –dell’importanza della preghiera, soprattutto quando ne abbiamo bisogno.
Questo può essere un atteggiamento esistenziale quotidiano. Siamo dei figli, delle creature piccole, che davanti a Dio sono fragili. Egli ci ha donato questo salvagente con il quale possiamo sempre stare a galla nell’oceano della vita. Questo salvagente è la preghiera che ci richiama alla nostra situazione di creature, di esseri che ricevono da Dio tutti gli strumenti per portare a buon fine la propria vita. Siamo come viaggiatori in un oceano popolato da mostri marini, con tempeste che possono sommergerci da un giorno all’altro. Invocando Dio e chiedendo il Suo aiuto arriviamo al porto della salvezza, il porto dell’eternità.
Quando si hanno problemi da risolvere, nel momento in cui non riusciamo a superarli da soli, iniziamo a chiedere aiuto a Dio. Abbiamo bisogno di Lui anche nella gestione della vita quotidiana piena di insidie. A volte soffiano i venti della perfidia, della cattiveria, camminiamo su sentieri popolati da serpenti velenosi, pieno di ansietà e preoccupazioni. Siamo in grado di uscirne solo nel momento in cui capiamo che Dio è presente, pronto ad aiutarci, aspetta il nostro grido di aiuto. Questo è il momento in cui la situazione cambia, perché non ci si sente più impotenti, come se stessimo affondando, ci si sente come se qualcuno ci prendesse per mano e protetto, guidato e difeso.
Dobbiamo entrare in questa dimensione esistenziale, cioè di affidamento costante a Dio, e non aver paura di abbondare nella preghiera di domanda. Essa è la più presente in tutta la Scrittura, nel Vecchio e Nuovo Testamento. Anche nei Vangeli, la gente corre da Gesù per chiedere grazie, guarigione, per essere liberata dai demoni. La preghiera di domanda è una percentuale altissima fra le varie dimensioni della preghiera, è la più estesa. Questo perché siamo creature fragili e abbiamo bisogno di Dio.
Questo vale a livello personale perché è chiaro che prima dobbiamo risolvere i nostri problemi esistenziali, entrare nella prospettiva che siamo creature e figli del Padre celeste. Personalmente dobbiamo imparare a rivolgerci a Dio come figli. Non dobbiamo delegare la preghiera ad altri, dobbiamo rivolgerci a Dio con fede. Deve essere una costante quotidiana, con la fiducia che Gesù ci chiede.
Entriamo nella preghiera fiduciosa e facciamo che essa sia costante e perseverante. Non dobbiamo essere impazienti, ma chiediamo subordinandoci alla volontà del Padre che conosce i nostri bisogni meglio di noi. Dio è un Padre che ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi.
Con la preghiera fiduciosa e perseverante si possono ottenere dei miracoli, nei cuori e nella Storia. Questa espressione della Regina della pace va tenuta in grande considerazione specialmente oggi. Oggi chi è in grado di fermare la corsa dell’umanità verso la guerra? Chi è in grado a livello spirituale di frenare questa corsa verso la resa al male? Solo Dio ha questa potenza.
Per quanto riguarda il nostro futuro e i problemi del nostro tempo – la pace, i flagelli – l’unico che può proteggerci da noi stessi, dal maligno e darci un futuro di speranza è soltanto la preghiera. Facciamo della preghiera il nostro compito quotidiano più importante.
Ogni giorno preghiamo con il cuore, personalmente, cerchiamo Dio, chiediamo a Lui, ringraziamolo, apriamoci al Suo amore. Il bello della preghiera è che non costa niente, è a disposizione di tutti – i bambini, gli anziani, i malati, i potenti – è una potenza di grazia che Dio ci ha messo nelle mani e che non usiamo abbastanza.
La Madonna è venuta a Medjugorje e da 42 anni chiede preghiera, in tutti i suoi Messaggi, in modo diretto o indiretto. Perché il modo cambi, ci sia una svolta, la nostra vita migliori e venga protetta, bisogna pregare. Bisogna avere fiducia in essa, vivere di essa. È onnipotente perché chiama in campo l’Onnipotenza divina che decide di ascoltare i figli che chiedono.
Chiediamo questa grande grazia a Dio – in questo anno della preghiera – di diventare anime oranti, persone di preghiera. Sarebbe per noi e per la Chiesa una grande grazia.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
di Domenico Affinito e Milena Gabanelli – Corriere della sera – 10 Aprile 2024
Otto colpi di Stato solo negli ultimi tre anni: Sudan, Ciad, Guinea, Gabon, Niger, due in Mali (dopo 20 anni di assoluta pace) e due in Burkina Faso. Il continente africano, che aveva registrato una flessione di casi nei primi anni del terzo millennio, rimane in cima alle classifiche storiche: dal 1950 ad oggi ha subito 220 putsch, di cui 109 riusciti. In pratica 45 dei 54 Paesi hanno registrato almeno un tentativo di presa del potere in maniera violenta (Jonathan Powell, dell’Università della Florida, e Clayton Thyne, dell’Università del Kentucky).
Le cause
Tra le principali micce povertà e fragilità democratica: 12 dei 15 Paesi africani nei primi 20 posti della classifica mondiale degli Stati Fragili 2022 (stilata dal Fondo per la Pace) sono stati, almeno una volta nella loro storia, teatro di un colpo di stato riuscito, a differenza dei paesi con minore povertà e istituzioni più forti (come Sudafrica e Botswana). Nel Sahel, dove si sono registrati tutti gli ultimi eventi, ci sono 6 Paesi fra i più poveri del continente: Gabon, Niger, Burkina Faso, Guinea, Ciad e Mali erano tutti sotto i 22 miliardi di dollari di Pil nel 2022 (qui i dati della Banca Mondiale). L’Italia, giusto per avere un metro di paragone, ha un pil da 2 mila miliardi. Il Sudan (52 miliardi) è quello con più colpi di stato tentati nella sua storia: 18. Aumentano i casi e il grado di successo: dal 36,4% di tentativi riusciti del periodo 2000/2009 si è passati al 64,3% del 2020/2023. Secondo i ricercatori Powell e Thyne nei prossimi anni il numero rimarrà alto perché le cause alla base dei colpi di stato non solo non sono state rimosse, ma stanno peggiorando. E questo è un problema soprattutto per l’Europa. Vediamo perché.
Europa sempre più lontana
Sette degli ultimi otto colpi di stato hanno deposto presidenti che avevano stretti rapporti con l’Europa, con ricadute economiche e politiche. Il Mali ha miniere di litio ed è il terzo produttore di oro dell’Africa. Il Niger è ricco di uranio, oro e petrolio, ed è un crocevia di traffici di ogni tipo da quelli della droga a quelli di essere umani, e da Agadez partono le due principali rotte verso Algeria e Libia con destinazione finale l’Europa. Il Mali è una base dello Stato Islamico e Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimeen (Jnim), presente anche in Burkina Faso; mentre in Niger c’è lo Stato Islamico West Africa. Sono tre dei primi sei più pericolosi gruppi terroristici secondo il Global Terrorism Index 2023. L’ultimo a prendere il potere in modo violento, a fine luglio 2023, è stato il generale Tchiani in Niger. Preoccupata del moltiplicarsi dei casi, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Ecowas) ha reagito col blocco di aiuti, finanziamenti, asset bancari, import/export, sorvoli aerei e frontiere al Niger, Mali e Burkina Faso. La reazione è stata quella di accusare l’Ecowas di agire «sotto l’influenza di potenze straniere». Poi, a inizio agosto, il Niger ha revocato gli accordi di cooperazione militare con Parigi e a ottobre l’Eliseo ha annunciato il ritiro delle proprie truppe, già smantellate nel 2022 da Mali e Burkina Faso. A fine ottobre sono arrivate le misure della Ue: congelamento di beni, fondi e divieto di viaggio per le persone. Poche settimane dopo, a inizio dicembre 2023, il generale Tchiani ha chiuso le due missioni dell’Unione Europea nel Paese: una di sostegno alle forze di sicurezza interne e alle autorità nigerine e l’altra, varata a febbraio 2023, di sostegno nella lotta al terrorismo. Il 18 febbraio 2024 Tchiani ha revocato anche l’accordo militare con gli Stati Uniti che dovranno ritirare i 1.000 militari di stanza nella base di Agadez, completata tre anni fa e costata 110 milioni di dollari, e con funzione di controllo antiterrorismo. Fuori la Francia dai Paesi del Sahel, dentro la Russia.
Mosca punta sulle armi, ma non solo
Mosca, negli ultimi 5 anni si è imposta come principale venditore di armi nell’Africa Sub-sahariana – con una quota di mercato che ha raggiunto il 26% – e ha stretto accordi militari con 27 Paesi africani. A Burkina Faso e Mali fornisce armamenti per combattere le milizie jihadiste e i ribelli tuareg, e con il Niger ha avviato a gennaio un programma di cooperazione militare per stabilizzare la regione. La Russia si contende con Cina e Iran lo sfruttamento delle riserve nigerine di uranio, le quinte più grandi del pianeta, fino a ieri venduto a prezzi alla francese Orano, cacciata dai golpisti. Dalla Repubblica Centrafricana ha ricevuto l’offerta, a febbraio, di costruire una base militare per 10.000 soldati a Beringo, a 80 chilometri dalla capitale Bangui. La Russia ha anche stretto intese col Ciad, ultima nazione del Sahel a ospitare una presenza militare francese, e secondo il giornale russo Kommersant, starebbe pianificando la creazione dell’Afrikansky Korpus, una nuova forza che assorbirebbe anche la Wagner, fino ad oggi braccio armato per le operazioni sotto copertura. La compagnia militare privata russa ha partecipato al colpo di stato in Mali in cambio di 10 milioni di dollari al mese in oro; in Sudan la Wagner sostiene il regime golpista e si occupa dell’estrazione dell’oro con una sua controllata in joint venture con una società sudanese; in Repubblica Centrafricana sostiene il governo dal 2018 e come pagamento ha ottenuto in concessione lo sfruttamento della miniera di oro di Ndassima; alla Libia del generale Haftar fornisce piloti militari, truppe di terra, forze di reazione rapida e personale per la manutenzione dei mezzi militari. Contropartita: influenza politica e affari nel settore energetico e nell’edilizia.
Aumenta la presenza della Turchia
Ankara ha avviato una politica di apertura all’Africa fin dal 1998, ma è con l’arrivo al potere di Erdogan che le relazioni decollano. Se nel 2000 gli scambi commerciali erano di 5,4 miliardi di dollari, nel 2021 sono saliti a 35,4 miliardi. Negli ultimi 20 anni sono state aperte 19 nuove ambasciate, e quella in Somalia è la più grande rappresentanza diplomatica turca del mondo. Il governo Erdogan ha creato un’Agenzia per la cooperazione (Tika) e un’Autorità per la gestione delle crisi (Afad), attraverso le quali passano gli aiuti pubblici turchi verso le comunità musulmane presenti in 37 paesi africani: programmi di lotta alla fame, riqualificazione delle infrastrutture sanitarie e borse di studio per gli studenti islamici. L’elemento religioso è una delle linee di penetrazione: ricostruite o rimesse a nuovo moschee e scuole coraniche (soprattutto nell’Africa occidentale) la cui gestione è stata affidata alla fondazione Maarif, politicamente vicina a Erdogan. La Turchia si è assicurata in Senegal la gestione dell’aeroporto internazionale Blaise-Diagne per 25 anni; in Somalia, nel 2017, è stata inaugurata la più grande base militare turca all’estero (Turksom). In Libia ha inviato 2.500 mercenari siriani in soccorso al governo di Al Dabaiba, che lo ha ringraziato includendo la Turchia nel progetto di esplorazione delle acque territoriali. Ma anche la gestione, in Tripolitania, di cinque basi di addestramento, il porto di Misurata e la base aerea al Watiya.
La Cina avanza silenziosa
Dal 2000 al 2020 la Cina ha costruito in Africa 100.000 km di autostrade, 1.000 ponti, 100 porti e 13.000 km di ferrovie. Servono per trasportare fuori dal continente le materie prime necessarie al suo galoppante sviluppo industriale: greggio, rame, cobalto, litio, oro e ferro. Solo dal 2016 al 2020 gli investimenti in progetti infrastrutturali hanno raggiunto quasi i 200 miliardi di dollari: oltre 80 centrali elettriche, installato metà delle reti mobili e dei cavi in fibra per la connessione internet e il servizio di cloud pubblico in Sudafrica. Negli ultimi anni il 31,4% di tutti i progetti infrastrutturali del continente sono stati realizzati da società cinesi. Il porto Doraleh di Giubiti è stato cofinanziato dalla China’s Merchants Holding Company. Cinese è la ferrovia elettrica Etiopia-Gibuti, così come il porto in costruzione a Massaua in Eritrea e quello di Haidab in Sudan. In Niger la China Petroleum Pipeline Engineering Co Ltd ha iniziato la costruzione di 1950 km di oleodotto verso il Benin.
Da almeno 20 anni Pechino è il più grande partner commerciale dell’Africa: ha istituito comitati misti sul commercio e la cooperazione economica con 51 dei 54 Paesi africani e con 21 ha commissioni bilaterali di consultazione diplomatica e dialogo strategico. Oggi oltre il 50% di prodotti meccanici, elettrici e ad alta tecnologia che l’Africa importa sono cinesi e, in tema di trasformazione digitale, ventinove Paesi hanno selezionato soluzioni di servizi di smart government forniti da aziende cinesi. La Cina parallelamente ha aumentato le sue importazioni di risorse naturali. Pechino ha di fatto il monopolio dell’importazione di cobalto dal Congo, fondamentale per le batterie elettriche. La China National Nuclear Corporation ha stretto accordi per sfruttare le riserve di uranio in Niger. La China National Petroleum Company controlla la produzione di greggio in Ciad, mentre la China’s Ganfeng Lithium Co ha acquisito metà delle quote della miniera Goulamina in Mali. Pechino espande anche la sua influenza culturale: in Africa ha fondato 61 Istituti Confucio, finanzia dipartimenti di lingua o corsi di laurea in lingua cinese in più di 30 università. Dal 2004 ha inviato un totale di 5.500 insegnanti di lingua cinese e volontari in 48 nazioni africane. Alla fine l’influenza cinese si estende sulla quasi totalità dei Paesi africani. E questo ha un peso quando si prendono le decisioni nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite.
La bomba demografica
Nonostante il continente sia ricco di materie prime indispensabili a tutte le potenze mondiali, metà della sua popolazione vive in estrema povertà. La crescita demografica è costante: nel 1950 gli africani erano 221 milioni, oggi 1,4 miliardi con un’età media di 19 anni, meno della metà di quella europea (44,5 anni). Nel 2050 saranno 2,5 miliardi: il 25% della popolazione mondiale, mentre l’Europa ne ospiterà solo il 5% (fonte Dipartimento Affari economici e sociali delle Nazioni Unite). Due fattori che uniti alla instabilità politica, alle guerre, e desertificazione creano un mix esplosivo alle porte dell’Europa.
«Quello di cui il continente africano ha bisogno oggi – ha dichiarato Maussa Faki, Presidente della Commissione dell’Unione Africana – è di una strategia a sostegno della governabilità: serve consolidare governi, sicurezza, giustizia, sanità e infrastrutture». Bruxelles lo sa, e nel 2022, al sesto summit Ue-Africa, ha annunciato un pacchetto di aiuti di 150 miliardi di euro in sette anni per rinforzare la sanità pubblica, accelerare la transizione ecologica, la trasformazione digitale, la creazione di nuovi posti di lavoro e la formazione (qui i progetti avviati nel 2023). Ma la Ue è formata da 27 Paesi e ogni governo nazionale pensa soprattutto a sé. Nel concreto sborsiamo un po’ di milioni ai dittatori di turno per il controllo delle frontiere. Accordi-ricatto e di breve periodo, giusto il tempo per blindare le campagne elettorali
