"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2024 Pagina 8 di 17

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Papa non ha affermato che nell’inferno non ci sono i dannati

Caro padre Livio

Leggendo su Vatican News il resoconto della recente intervista del Papa, mi era venuto il sospetto che il Pontefice avesse affermato che nell’inferno sono assenti i dannati e avesse quindi avallato le tesi dei modernisti secondo le quali tutti si salvano, anche se hanno commesso peccati gravi e non chiedono perdono.

Rileggendo il testo nella sua interezza mi sono reso conto che Francesco esprimeva soltanto il suo desiderio, da buon cristiano, che tutti vadano in Paradiso.

Era infatti impossibile che il Papa negasse che all’inferno ci sono le persone che liberamente rifiutano l’amore di Dio, come è attestato dal Concilio di Quierzy dell’853 e di Trento del 1545 e, soprattutto, dal Vangelo e dalla tradizione.

L’esistenza di Radio Maria e la sua diffusione nel mondo intero, finanziata esclusivamente dalle offerte dei fedeli, è umanamente inspiegabile.

La ringrazio di cuore per il suo servizio alla Chiesa

Maurizio


Caro Maurizio

è per questo che ho letto l’intervista in Radio

Ave Maria

Padre Livio

Miriana ha detto che dobbiamo prepararci al primo segreto

Caro Padre Livio,

la ringrazio molto per averci sensibilizzato riguardo all’importanza del primo segreto e la necessità di parlarne e di prepararsi all’evento

Vorrebbe gentilmente riportare il sito del web  a cui lei fa riferimento per poter verificare con esattezza le parole che Mirjana ha detto a P. Petar?

Io credo che se la Madonna ha permesso a Mirjana di rivelarci qualcosa del primo segreto significa che è importante e sappiamo quanto le parole della Gospa siano preziose.

Annalisa da Belluno


Cara Annalisa,

sono convinto anch’io che la preparazione al primo segreto è fondamentale ed è per questo che conosciamo alcuni particolari che scuotono e fanno riflettere. Riporto qui il sito del Web e le parole di Mirjana, nella speranza che non cadano di nuovo nell’oblio delle anime morte.

“Il 26 ottobre 1985 Mirjana diede l’intervista più chiara circa l’inizio dei 10 segreti. Il giorno prima la Vergine Maria le aveva mostrato le conseguenze visibili del primo segreto.

L’intervista del 1985 è un documento molto importante, perché la visione era fresca e chiara nella memoria di Mirjana, e perché l’intervistatore era P. Petar Ljubicic, a quel tempo già scelto come sacerdote per rivelare i segreti al mondo.

Disse Mirjana, il primo segreto “non sarà una cosa piacevole“. Sarà “qualcosa di cui la gente sentirà parlare a lungo“.

“Il primo segreto farà abbondantemente parlare di sé”

e quindi non avrà bisogno di tante spiegazioni a precederlo.

La gente di Medjugorje “saprà subito che è in connessione con i segreti“.

Sarà qualcosa, ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic, “che tutti, ovunque, ne sentiranno immediatamente parlare“.

Ma questo non significa che la gente si precipiterà sul luogo in cui il primo segreto si sarà appena verificato, ha anche previsto Mirjana:

”Certamente nessuno vuole vedere disastri, angoscia, e sfortuna. Non credo che questo genere di cose attiri affatto le persone. Perché la gente dovrebbe andare a vedere cose del genere? Una cosa è andare a vedere un segno, un’altra è andare a vedere la sofferenza o un disastro. Chi vorrebbe, per esempio, andare in Italia per vedere una diga crollare?“.

Il Primo Segreto farà fermare la gente a riflettere

Durante l’apparizione del 25 ottobre 1985 Mirjana vide il primo segreto come fossero immagini proiettate su diapositive:

“Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo segreto. Se la gente vedesse il primo segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa“, disse Mirjana a P. Petar Ljubicic il giorno dopo la visione.

“Durerà per un po’. Sarà visibile, è necessario per scuotere un po’ il mondo. Farà sì che il mondo si fermi a pensare.“

Nel corso di un’intervista del 1985 P. Petar Ljubicic chiese anche a Mirjana se qualcuno direbbe che l’evento del primo segreto era semplicemente un fenomeno naturale. Nel rispondere Mirjana parlò anche del suo secondo segreto:

“Forse alcuni non credenti convinti potrebbero dire qualcosa di simile dopo il primo e il secondo“, rispose Mirjana.

Nonostante le sue descrizioni, i primi due segreti non saranno catastrofi nel senso letterale, ha anche rivelato la veggente:

“Non sarà nulla di così enorme come quello che verrà dopo. Questi primi due segreti non sono poi così gravi e duri. Quello che voglio dire è, sì, sono gravi, ma non tanto quanto i rimanenti. (…) Quello che segue sono i segreti che sono davvero sgradevoli. Sarei felice se tutti finalmente lo capissero. Non posso dire loro molto di più, ma una volta che cominciano a essere adempiuti, allora sarà troppo tardi“.

Mirjana: Convertitevi, Pregate, Digiunate

Nel 1985 come oggi, Mirjana ha esortato la gente a prepararsi per l’inizio dei segreti.

Il segno permanente del terzo segreto, sarà lasciato sulla collina delle apparizioni, il Podbrdo, dove c’è la statua della Madonna.

Ha detto Mirjana a P. Petar Ljubicic:

“La Santa Vergine mi ha detto che è necessario pregare molto fino a che il primo segreto sarà rivelato. Ma oltre a questo, è necessario fare sacrifici per quanto possibile, aiutare gli altri per quanto è nelle nostre capacità, e digiunare, soprattutto ora prima del primo segreto. Ha detto che siamo obbligati a prepararci“.

 “Lei non solo chiede ma supplica tutti a convertirsi, a pregare, a digiunare. [Quelli che non credono] Non hanno idea di cosa li aspetti, ed è per questo che, come loro Madre, è in profonda angoscia per loro“, ha detto Mirjana, riferendosi alle persone che non credono, e vivono così la loro vita senza Dio.”

Fonte: Medjugorje Italia

Sono 365 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. «Mai così tanti»

Nel 2023 sono stati uccisi 4.998 cristiani per la loro fede, 13 al giorno. L’epicentro dei massacri è ancora la Nigeria. La Nord Corea si conferma il paese più pericoloso, sale il Nicaragua. La World Watch List 2024 di Open Doors

I cristiani perseguitati nel mondo non sono mai stati così tanti, secondo l’ultimo rapporto annuale di Open Doors. Sono ben 365 milioni (contro i 360 del 2022), un cristiano su sette, i fedeli che soffrono un livello alto di persecuzione e discriminazione per la propria fede.

Se aumentano i paesi, da 76 a 78, dove la persecuzione è alta o estrema, diminuiscono i cristiani uccisi per la loro fede: sono stati 4.998 l’anno scorso, 13 al giorno, contro i 5.621 del 2022.

Sono cresciuti invece a dismisura gli attacchi contro le chiese e altre proprietà cristiane (distrutte, chiuse o confiscate): da 2.110 a 14.766.

La Nigeria è l’epicentro dei massacri Anche quest’anno la Nigeria si conferma l’epicentro dei massacri: nel gigante africano l’anno scorso sono stati uccisi per la loro fede 4.118 cristiani, l’82 per cento del totale.

Il dato, se possibile, è da considerarsi leggermente positivo se si considera che nel 2022 in Nigeria erano stati uccisi 5.014 cristiani e forse, secondo la World Watch List 2024, la diminuzione si deve al periodo di calma preceduto alle elezioni presidenziali.

Diminuisce anche il numero dei cristiani rapiti, dai 5.259 del 2022 ai 3.906 dell’anno scorso, e anche in questo caso il calo si deve al leggero miglioramento della situazione in Nigeria.

La situazione nel paese africano resta comunque gravissima, come dimostrano i massacri avvenuti il giorno di Natale, soprattutto nella Middle Belt.

È proprio qui, nell’area più colpita, che Tempi l’anno scorso ha condotto un reportage per indagare le complesse cause della strage, che sono religiose, economiche, tribali e politiche.

Nord Corea, incubo dei cristiani perseguitati La Corea del Nord si conferma il paese dove la persecuzione dei cristiani è più estrema, seguito da Somalia, Libia, Eritrea, Yemen, Nigeria, Pakistan, Sudan, Iran e Afghanistan.

Il fatto che nelle prime posizioni ci siano prevalentemente nazioni musulmane dimostra che «l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana», si legge nel rapporto della Ong.

Da segnalare, stabile all’undicesimo posto della classifica, l’India, dove non si ferma il deterioramento del rispetto della libertà religiosa soprattutto a causa dell’estremismo indù e dove nel 2023 sono stati arrestati 2.332 cristiani (il 56% del totale mondiale).

La persecuzione è estrema anche in Siria e Arabia Saudita. Matrimoni forzati come mezzo di pressione «Impressionante» anche il dato degli attacchi o delle chiusure di chiese e altre proprietà pubbliche cristiane (ospedali, scuole e simili): si è passati dai 2.110 casi del 2022 ai 14.766 del 2023, soprattutto a causa dell’oppressione portata avanti dal Partito comunista in Cina, dove sono avvenuti circa 10 mila casi.

I cristiani nel mondo non patiscono soltanto una persecuzione fatta di violenza. Esiste anche la realtà della discriminazione che in molti paesi, come il Pakistan, si esprime in molte forme: discriminazione sul lavoro, mancato accesso alla sanità e all’istruzione, pressioni e minacce per far rinunciare alla propria fede, negazione di soccorsi dopo calamità naturali e burocrazia che impedisce l’autorizzazione alla costruzione di edifici per il culto.

Un altro metodo di persecuzione è quello della violenza e degli abusi contro le donne soprattutto in paesi a maggioranza musulmana come il Pakistan. Stime molto conservative raccolte da Open Doors parlano di 2.622 casi di abusi, «ai quali si sommano oltre 609 matrimoni forzati. Questi sono la punta di un iceberg ben più imponente».

«Anno record per i cristiani perseguitati» «Il 2023 è un anno record per i cristiani perseguitati, ecco perché è necessario tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico», ha dichiarato Cristian Nani, direttore di Open Doors Italia, che stamattina presenta il rapporto presso la sala stampa della Camera dei Deputati.

«Non solo i massacri e i rapimenti, ma le oltre 14.000 chiese, cliniche e scuole cristiane attaccate o chiuse, le oltre 27.000 attività economiche saccheggiate o distrutte, costringono alla fuga famiglie e intere comunità cristiane, dando vita a esodi inumani e a una “Chiesa profuga” che grida aiuto».

Estremismo religioso e paranoia dittatoriale L’aumento della persecuzione anticristiana è dovuto soprattutto all’estremismo religioso, in particolare quello islamico nell’Africa subsahariana e nel Medio oriente, e alle paranoia delle dittature comuniste, a partire da quella che governa il Nicaragua, che l’anno scorso è salito dal 50mo al 30mo posto della classifica.

Va infine sottolineato l’inquietante fenomeno della «persecuzione digitale», modello sviluppato dalla Cina soprattutto durante la pandemia di Covid-19 e poi esportato ad altri paesi come Myanmar, India, Vietnam e Russia.

Di: Leone Grotti – Tempi
Data di pubblicazione: 17 Gennaio 2024

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla visione cristiana della vita

Cari amici, nella luce della fede scopriamo la bellezza e la grandezza della vita. Questa affermazione ci incoraggia molto perché nel mondo in cui viviamo, dove la fede è ormai il tesoro di poche minoranze, l’umanità non è felice e ha perso la visione alta della vita, tale per cui è degna di essere vissuta. Con la fede la vita acquista un valore, un significato, una bellezza e una grandezza che improvvisamente si dissolvono quando si spegne la fede stessa.

La vita umana, se guardata con gli occhi del mondo che non ha la fede e la riduce unicamente a un fatto casuale di una materia che si evolve, perde completamente il suo significato. La vita, invece, è un dono bellissimo, grandissimo.

Vivere senza Dio è vivere per la morte, è come una candela che si consuma. La Regina della pace ha parlato della brevità della vita come un battito di ciglia: «la vita è soltanto un battito di ciglia» (2 novembre 2014). La vita è un istante che passa, ma non è solo questo. Se la vita è una corsa verso la morte, così come la concepisce il mondo di oggi, tutto ciò che si costruisce è destinato a perire. Secondo la visione atea della vita, l’umanità nel suo insieme sarebbe una corsa affannosa nel vuoto che è ormai giunta allo sfinimento e pertanto se ne programma la morte.

La Regina della pace ha spiegato che si sta configurando una visione della vita che è un progetto di morte. Attraverso la competizione di guerra si sta veramente programmando la morte; i progetti dell’umanità sono chiari e sono tutti finalizzati alla morte, è una corsa inarrestabile. La Regina della pace lo ha detto chiaramente nel messaggio del 25 ottobre 2022: «l’umanità ha deciso per la morte».

Nel messaggio del 25 gennaio 2023 la Madonna ha calcato su questo concetto: «l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione». La perdizione non è solamente la perdita della vita nel tempo, ma la perdita della vita eterna. Questa è la visione della vita senza Dio, è un arrendersi al peccato, al male e alla morte.

Sappiamo che nessuno è in grado di riscattarsi dal male e dalla morte senza Dio. All’interno di questo dinamismo inarrestabile e invincibile creiamo dei progetti vani e passeggeri che, come bolle di sapone, inizialmente sono belle a vedersi ma in un istante si dissolvono nel nulla. L’umanità nel suo insieme sta andando veramente verso la perdizione, questo spiega perché la Madonna è qui da così tanto tempo.

Questa visione della vita è stata elaborata nel tempo e ha conquistato gran parte dell’umanità; la pseudoscienza che domina il mondo è una favola che il demonio ha saputo ben raccontare e a cui la maggior parte delle persone crede. La dimensione soprannaturale è stata totalmente cassata dalla visione moderna della vita; Dio è stato eliminato; l’anima immortale viene negata. L’uomo moderno ha fatto piazza pulita di tutto, rimane la nostra infelicità senza riscatto, resta il fallimento, resta la morte.

Mediante la fede possiamo, invece, conoscere la grandezza e la bellezza della vita. Nella fede sappiamo che non siamo frutto del caso, non veniamo dalla materia ma siamo stati voluti e creati da Dio. Lo stesso progetto della Creazione, al quale apparteniamo, è un progetto di Dio. L’uomo è al culmine della Creazione; è nell’uomo che Dio ha impresso l’anima spirituale e immortale; è l’uomo che è stato creato da Dio a Sua immagine.

L’immagine spirituale di Dio eleva l’uomo, lo rende luminoso, lo rende il tempio dello Spirito Santo. In questa dimensione la vita è venire da Dio, è un tempo di prova nel quale siamo chiamati ad amare Dio sopra ogni cosa, siamo chiamati a lavorare nel regno di Dio. Nella visione di vita cristiana siamo chiamati a lavorare nel grande disegno di Dio della Creazione, della Redenzione, della santificazione e della glorificazioni. L’umanità è stata creata da Dio per un progetto divino, è qui la bellezza della vita, la grande motivazione che ne deriva, la gioia di essere al servizio di questo progetto e di essere i destinatari ultimi di questo progetto che è il Regno di Dio, la partecipazione alla vita di Dio.

Alla luce di questa visione cristiana, tutto ciò che noi facciamo nella dinamica dell’amore di Dio ha un grande valore, non perisce, resta eternamente. La vita non è, allora, inutile e non lo è neppure la sofferenza. In questa visione anche il male viene riscattato, l’anima viene purificata dal peccato, la nostra esistenza viene salvata dalle potenze del male.

Impostando la nostra vita nella visione cristiana e attribuendole il valore, la dignità e la grandezza che merita e che Dio stesso ci ha donato, possiamo già godere sulla Terra un pezzetto di Paradiso.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia” 

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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Lo scossone del primo Segreto aprirà gli occhi agli abitanti di Medjugorje

Si passa da una visione mondana della vita a una visione soprannaturale

Qualcuno potrebbe chiedersi  perché mai il piano della Regina della pace prevede la “Croce” dei primi due segreti che coinvolgono dolorosamente Medjugorje, dopo un arco di tempo pluridecennale durante il  quale non sono certo mancati lunghi periodi di prove coraggiosamente superate. E’ sempre la veggente Mirjana che, dopo aver descritto “il disastro” materiale , ci rivela il profondo cambiamento spirituale avvenuto in Lei.

Mirjana, infatti,  afferma che questi eventi  permessi da Dio avranno straordinari effetti di grazia. Di fronte alla perdita delle cose materiali, forse anche della vita, c’è la possibilità di una trasformazione interiore per quelli che coltivano la fede; gli altri non vorranno vedere. Cadranno le squame dagli occhi e le persone guarderanno il mondo e la vita in un’altra prospettiva.

Questo accade a tante persone che sperimentano la prova della malattia, ad esempio, e ne escono cambiati, hanno una visione diversa della vita. La vita è un passaggio, è un battito di ciglia. Attraverso questi eventi c’è una purificazione che apre all’eternità.

Questo avverrà a tutti quelli che hanno risposto alla chiamata, ma che hanno bisogno di purificazione e a tutti quelli che hanno conservato le tracce della bontà della natura umana nel loro cuore, le tracce della grazia che li farà aprire alla chiamata di Dio. Il tempo dei Segreti è il tempo di Dio per eccellenza, saremo chiamati a decidere davanti a Dio se stare dalla sua parte fino in fondo, se rimanere nell’indifferenza o se metterci contro di Lui.

A proposito del risveglio spirituale e del motivo per cui Dio ha permesso le prove dei primi Segreti a Medjugorje, Mirjana ha detto il giorno dopo la visione: «Mi ha scosso più di ogni altra cosa. Questo fu, naturalmente, a causa di vedere il primo Segreto. Se la gente vedesse il primo Segreto, come è stato dimostrato a me ieri, tutti sarebbero certamente scossi abbastanza da guardare a stessi e tutto ciò che li circonda in modo completamente nuovo. Ora so cose che non sono particolarmente piacevoli. Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa».

Si passa allora da una visione mondana della vita a una visione soprannaturale; da una visione della vita secondo una logica terrena a una visione della vita secondo l’ottica dell’eternità per cui si capisce che Dio, l’amore, la santità, la grazia contano, che anche la sofferenza diventa strumento di grazia e tutto deve essere orientato alla vita eterna.

Se le persone fossero consapevoli del disastro e della sofferenza provocati dal primo Segreto, certamente sarebbero scossi abbastanza da guardare a se stessi e a ciò che li circonda in modo diverso. Basta pensare a chi ha perso tutto a causa delle inondazioni, dei terremoti; sono certo che tra di loro c’è chi ha avuto un cambiamento di visione della vita rispetto a prima della catastrofe.

Quelli che vedranno, che sperimenteranno da vicino ma anche da lontano gli effetti del primo Segreto, saranno portati a una radicale purificazione della mente e del cuore, a monte ovviamente deve esserci l’adesione, la buona volontà e la fede.

 La visione della vita sarà diversa, Dio sarà il bene assoluto, amato sopra ogni cosa; il Paradiso sarà il fine da raggiungere, l’amore per il prossimo come pratica di vita. Medjugorje è stata scelta per mostrare al mondo come i Segreti devono essere vissuti in un tempo di purificazione e trasformazione di se stessi.

La gente di Medjugorje sarà un esempio per tutti gli uomini e le donne di buona volontà per come affrontare questo travaglio che sarebbe comunque avvenuto (eccetto il terzo Segreti), perché gli eventi dei Segreti sono provocati dalla natura o dagli uomini.

La Madonna, annunciando i Segreti non li provoca, accadrebbero lo stesso. Attraverso l’annuncio tre giorni prima, Dio fa sì che la profezia dia a noi la possibilità di rinnovarci spiritualmente e di metterci in salvo fisicamente.

Dio ha assunto eventi che accadrebbero in ogni caso, per portarci a una finalità interiore spirituale di miglioramento del nostro sguardo e dell’orientamento del nostro cuore. Questo avviene se ci prepariamo per tempo ai Segreti. Altrimenti succede che, arrivando impreparati, ne saremo coinvolti e rischiamo di essere rancorosi nei confronti di Dio, di accusarlo di non intervenire per salvarci. Con gli eventi dei Segreti Dio vuole cambiare il mondo spiritualmente affinché inizi un tempo di pace.

Nell’intervista del 26 ottobre 1985 Mirjana ha detto che è necessaria una preparazione al primo Segreto: «La Santa Vergine mi ha detto che è necessario pregare molto fino a che il primo Segreto sarà rivelato. Ma oltre a questo, è necessario fare sacrifici per quanto possibile, aiutare gli altri per quanto è nelle nostre capacità, e digiunare, soprattutto ora prima del primo Segreto. Ha detto che siamo obbligati a prepararci».

Il tempo corre veloce e si esaurisce, perciò dobbiamo sfruttarlo per entrare nella nuova dimensione che è quella del tempo della salvezza di Cristo per mezzo di Maria.

La Madonna, attraverso Mirjana, ci raccomanda di dedicarci completamente a prepararci al primo Segreto. Quando inizierà il tempo dei Segreti, se non saremo preparati e quindi fortificati, rischieremo di gettare la spugna e arrenderci al male:

«Lei non solo chiede ma supplica tutti a convertirsi, a pregare, a digiunare. [Quelli che non credono] Non hanno idea di cosa li aspetti, ed è per questo che, come loro Madre, è in profonda angoscia per loro», ha detto Mirjana, riferendosi alle persone che non credono e vivono così la loro vita senza Dio. È questo il tempo delle conquiste spirituali, se non saremo fortificati rischieremo di crollare. Bisogna necessariamente prepararsi adesso.

Il primo Segreto certamente sarà qualcosa di disastroso che provocherà necessariamente un ripensamento della propria vita e un modo diverso di guardare al mondo. In chi crederà provocherà il crollo delle priorità materiali che abbiamo e metteremo al primo posto Dio e l’anima. Questa metamorfosi spirituale ci permetterà di passare attraverso la fornace ardente senza essere bruciati. Nel tempo dei Segreti verremo purificati e resi come angeli di Maria.

Non abbiamo tempo da perdere. Guardiamo se la nostra vita è in ordine, se abbiamo tutte le armi per la battaglia, quanto è forte la nostra fede, quanto è grande il nostro amore per Maria. Andiamo a confessarci, spezziamo le catene del male con il Sacramento della Confessione preceduto dal proposito di non peccare più e dal dolore dei peccati.

Mettiamo ordine nella nostra vita, prepariamoci alla battaglia buttando via la zavorra. Mettiamo ordine nelle nostre famiglie, affrontiamo il mondo con uno sguardo diverso. Non entriamo nella fiera delle vanità, coltiviamo una vita evangelica. Questo è un tempo di grazia che dobbiamo vivere in questa prospettiva. La Madonna ci obbliga a prepararci perché ci vuole salvi e, attraverso di noi vuole salvare tante anime.

CENTO GIORNI DI DOLORE

Il 7 ottobre i miliziani di Hamas entravano in Israele facendo 1.200 morti e 240 ostaggi. E provocando una tremenda risposta su Gaza, dove finora le vittime sono oltre 23mila

La repubblica . 14 Gennaio 2024

Lo shock del 7 ottobre e la rabbia di Israele

di Rossella Tercatin

GERUSALEMME – L’incredulità, la delusione, le lacrime, la consapevolezza che nulla sarà mai più come prima ma anche la determinazione a prevalere, a continuare ad affermare «Am Israel Chay», «il popolo d’Israele vive».

Sono trascorsi cento giorni da quando migliaia di terroristi di Hamas hanno sferrato un attacco senza precedenti, riuscendo a conquistare e controllare per ore una fetta importante del Sud di Israele, comprese alcune basi militari, distruggendo e massacrando migliaia di persone, in maggioranza civili, e trascinandone centinaia nella Striscia come ostaggi.

Da quel giorno, gli incubi degli israeliani sono popolati dalle immagini dei miliziani in nero che che atterrano nel deserto al rave party vicino al Kibbutz Re’im con i deltaplani, delle case bruciate o ricoperte di sangue dei kibbutz vicino al confine con la Striscia, piccoli angoli di paradiso trasformati in inferno, di corpi torturati, dello sguardo terrorizzato di Shiri Bibas mentre stringe i suoi piccoli dai capelli rossi Ariel e Kfir, di soli nove mesi, portata via dai terroristi, della cui sorte non si sa nulla. Incubi che riecheggiano quelli del popolo ebraico nel corso dei millenni.

Lo ripete spesso il presidente Isaac Herzog: dal 7 ottobre la collettività israeliana si trova «in uno stato di trauma». Trauma che il dramma degli ostaggi continua a rinnovare ogni giorno. Ma, in questi poco più di tre mesi, non è solo l’orrore a segnare lo stato d’animo collettivo di Israele. Il Paese si è infatti ritrovato unito nella percezione di essere sotto attacco e di dover combattere per sopravvivere come tante volte nella sua storia, un sentimento che nel passato più recente pareva aver superato.

Così molte delle spaccature politiche che fino al giorno prima dell’attacco stavano dilaniando la sua società sono state messe da parte. La rete delle proteste anti-Netanyahu si è trasformata in network di solidarietà per vittime e sfollati dalle comunità sotto attacco a Nord e Sud (circa 200mila), risvegliando un senso di appartenenza alla nazione senza precedenti persino nel settore ultraortodosso e arabo.

Certo, le divisioni non sono state superate e crescono man mano che prosegue la guerra lunga e difficile, che vede peraltro la morte di tanti soldati – giovanissimi diciottenni impegnati nel servizio di leva, riservisti padri di famiglia. Anche perché se c’è un altro impulso che ha accompagnato gli israeliani negli ultimi cento giorni e che si acuisce man mano che emergono le prove di come i piani di Hamas fossero conosciuti, è la rabbia, per uno Stato che non ha saputo proteggerli, per un governo e un primo ministro che hanno fallito nel loro primo dovere. E che per questo, secondo i più, devono andarsene.


Alla ricerca dell’exit strategy dopo la furia sulla Striscia

dal nostro inviato Fabio Tonacci

GAZA CITY – Cento giorni di bombe hanno ridotto la Striscia di Gaza a simulacro di se stessa, per metà macerie e per metà ricovero per due milioni di sfollati, eppure a Israele manca ancora una exit strategy. Una via di uscita per dichiarare missione compiuta, cessare il fuoco e attenuare le critiche della comunità internazionale, che biasima lo Stato ebraico per l’enorme numero di vittime civili palestinesi (oltre 23 mila persone, secondo le autorità locali) sacrificate in nome della caccia a Hamas e Jihad Islamica.

Bibi Netanyahu non bluffava. Dopo le atrocità del 7 ottobre, promise che la reazione d’Israele sarebbe stata la più brutale e avrebbe ridefinito il Medio Oriente. Si stavano ancora recuperando i cadaveri nei kibbutz quando sono cominciati i raid aerei sulla Striscia, prima fase di un conflitto che fin da subito è apparso lungo e sanguinoso. Il 27 ottobre gli stivali dei soldati israeliani hanno calpestato la sabbia di Gaza come non accadeva dal 2005, e i carri armati hanno percorso in senso opposto le strade seguite dai terroristi la mattina il cui l’odio è esondato.

In superficie il confronto è impari: l’esercito è troppo più potente, equipaggiato, coperto dall’aviazione e dall’artiglieria, rispetto a 30mila miliziani che si riparano dietro mura sgarrupate e, talvolta, combattono in ciabatte. Sotto la Striscia, invece, è un’altra storia.

I cinquecento chilometri di tunnel che affondano nelle viscere di Gaza e Khan Yunis, dipanandosi a 50 metri di profondità sotto ospedali, moschee e palazzi dell’amministrazione, sono l’arma in più di Hamas. Quel che rende pericoloso un quartiere anche dopo che è stato raso al suolo, come ha potuto documentare Repubblica, primo giornale italiano a entrare nella Striscia nel dicembre scorso: c’è sempre un buco, un pertugio da cui salta fuori qualcuno con un lanciarazzi sulla spalla, per poi sparire inghiottito dalla “metropolitana”. Ad oggi sono stati uccisi 180 soldati israeliani, a fronte di qualche migliaio di combattenti palestinesi (il numero non è certo) morti nei bombardamenti e negli scontri a fuoco. 

Con l’anno nuovo è cominciata la terza fase, “a bassa intensità”, come vuole il presidente americano Biden, impegnato nell’anno elettorale a tenere a bada le polemiche interne sul sostegno a Israele. Quindi meno raid e più azioni mirate per eliminare i leader di Hamas. A ben vedere, è anche l’unica exit strategy possibile per Israele: catturare o uccidere i due uomini che hanno pensato e realizzato il 7 ottobre, Yahya Sinwar, capo politico della Striscia, e Mohammed Deif, il comandante delle brigate al-Qassam. Fino a quel momento, la guerra andrà avanti.


Bring them home: l’angoscia di un Paese per la sorte degli ostaggi

dalla nostra inviata Francesca Caferri

TEL AVIV – Cento giorni fa Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, alle 8.11 mandava un ultimo messaggio alla madre da un rifugio anti-missile lungo la strada 232, che corre lungo il confine fra Israele e Gaza: «Ti voglio bene. Mi dispiace». Danielle Aloni, 44 anni, teneva stretta a sé la figlia di 5 anni sul retro di un pick up, pistola alla tempia, viaggiava verso Gaza: «Tieni gli occhi chiusi, Emilia». Hanna Katzir, 76, lasciava dietro di sé Rami, il marito, sanguinante, mentre dalla sua casa veniva caricata su una motocicletta a furia di botte: non sapeva che non l’avrebbe rivisto mai più, perché l’uomo sarebbe morto poco dopo.

Il 7 ottobre circa 240 persone, dagli otto mesi agli 85 anni, per lo più civili, per lo più israeliani, sono state rapite dalle loro case o dalle loro caserme e portate con la forza a Gaza. La loro assenza è uno degli elementi che ha fermato l’orologio di questo Paese al 7 ottobre, tenendolo prigioniero della bolla di angoscia e di dolore creata da Hamas quella mattina.

I loro volti sorridenti, immobili, sempre uguali, che spuntano ovunque, sui muri, lungo le strade, all’aeroporto, contribuiscono ad accentuare l’impressione che il tempo qui si sia fermato. Ma a ben vedere fra il Sabato nero e oggi è passato un mondo: la manifestazione di un unico uomo davanti al ministero della Difesa si è trasformata in un fiume in piena, il comitato di parenti e amici degli ostaggi nato in poche ore è diventato una macchina da guerra in grado di muovere ministri, ambasciatori, agenti segreti, star di Hollywood e premi Nobel, di portare in strada decine di migliaia di persone in Israele e nel mondo, di arrivare alle Nazioni Unite, da papa Francesco e da Elon Musk. E di spingere il governo a una pausa dei combattimenti che ha consentito di riportare a casa 105 ostaggi, nella grandissima maggioranza donne e bambini, oltre alle cinque donne liberate nelle settimane precedenti.

Ma non è ancora finita. La sorte dei 136 ancora a Gaza – 110 vivi, 26 morti, secondo le ultime stime ufficiali che non possono però essere considerate del tutto certe – è l’ossessione che accompagna la vita di Israele in ogni momento. In aeroporto, i loro volti sono la prima cosa che il viaggiatore si trova davanti. In televisione e sui giornali gli appelli per la loro liberazione sono continui. I cartelloni con scritto a caratteri cubitali in ebraico e in inglese Bring them home, “riportateli a casa”, sono ovunque. Ogni giorno, qui si trema per loro: per le donne che potrebbero essere stuprate, per gli anziani senza medicine, per gli uomini portati via feriti e per i militari che rischiano la tortura a causa della loro uniforme. È uno shock profondissimo quello con cui Israele si sveglia ogni mattina: destinato ad accompagnarlo per anni anche se, e quando, le persone rapite torneranno a casa.


Noi abitanti di Gaza e un’unica missione: sopravvivere

di Sami al-Ajrami

RAFAH – Ogni notte mi sveglio per i rumori assordanti degli attacchi aerei che scuotono il vecchio edificio in cui mi rifugio nella città di Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, insieme alle mie figlie gemelle e ad altre 23 persone sfollate anch’esse dalla città di Khan Yunis. Abbiamo 10 bambini spaventati e traumatizzati di età diverse, cerchiamo di calmarli per farli tornare a dormire e preghiamo che l’edificio non crolli, e speriamo di sopravvivere.

Vivevo a Jabalia, nel Nord della Striscia di Gaza. Sono un giornalista che lavora per l’agenzia di stampa Ansa da 12 anni. Sabato 7 ottobre alle 06:15 mi sono svegliato spaventato: sentivo il rumore di centinaia di razzi lanciati da Gaza verso Israele. Erano giorni “tranquilli”, nessuno si aspettava un altro round di guerra. Mi ci è voluta un’ora per rendermi conto che Hamas stava attaccando Israele. Guardando le immagini che circolavano sui social, ho avuto subito paura: sapevo che non sarebbe stata una guerra come le altre. 

La prima settimana è stata piena di attacchi aerei che hanno ucciso persone e distrutto case e strutture vitali, poi sono arrivati gli ordini di evacuare l’intera area settentrionale e Gaza City. Venerdì, alle 2 di notte, non riuscivo ancora a dormire, ho ricevuto un messaggio registrato che diceva che tutti i residenti del Nord e di Gaza City avrebbero dovuto trasferirsi a Sud per la loro sicurezza. Ho iniziato a preparare i miei documenti e alcuni vestiti insieme alle mie figlie, a mio padre e a mia madre, e mi sono trasferito nella zona centrale della città di Deir al Balah.

Svolgendo il mio lavoro, mi sono trovato a coprire l’uccisione di 14 membri della mia stessa famiglia che era sfollata da Gaza City a Deir al Balah, Israele ha preso di mira un edificio con una bomba da 6 tonnellate, causando la distruzione di altri 6 edifici che ospitavano rifugiati e altre persone innocenti.

Successivamente ho dovuto trasferirmi nella città di Khan Yunis a casa di amici. Sono tornato a Gaza City e nel Nord diverse volte. Nell’ospedale Al-Ahli e nella chiesa nella città vecchia ho visto tantissimi cadaveri, e la sensazione più dolorosa è quando vedo i corpi lacerati dei bambini: credo di essere stato spezzato dall’interno così tante volte. La mia missione più importante in questi mesi è stata essere vicino agli amici più cari, sostenersi a vicenda, provare a fornire alla famiglia cibo e acqua e legna per accendere il fuoco, e dare ai bambini l’atmosfera più sicura possibile.

Il 2 dicembre mi sono trasferito a Rafah, vicino al confine con l’Egitto, nel quartiere di Al-Salam, insieme alla famiglia che mi ha ospitato: abbiamo legato molto, abbiamo pianificato insieme l’intero sfollamento e la missione di sopravvivenza. Spero che la guerra finisca presto senza più vittime e senza perdere più persone care.


La scommessa di Biden: ridisegnare il Medio Oriente

dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli

NEW YORK – L’ultima cosa di cui aveva bisogno il presidente americano Joe Biden in questo anno elettorale era la guerra a Gaza, ma ora cerca di usarla a vantaggio di tutti, Netanyahu e Stati arabi permettendo.

Prima che scoppiasse, la sua strategia per il Medio Oriente era chiara: avendo fallito il tentativo di resuscitare l’accordo nucleare con l’Iran, perché Teheran aveva dimostrato di non essere seria al tavolo negoziale, stava puntando sull’allargamento degli Accordi di Abramo per normalizzare i rapporti tra Arabia Saudita e Israele. L’intesa era vicina, avrebbe isolato la Repubblica islamica, e molti analisti sono convinti che gli ayatollah abbiano favorito l’assalto di Hamas proprio per farla saltare.

Joe Biden siede con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, all’inizio della riunione del gabinetto di guerra israeliano. Tel Aviv, 18 ottobre 2023

 Dopo il 7 ottobre Biden ha appoggiato Israele perché riteneva che fosse la cosa giusta, e non si potesse lasciare Gaza in mano all’organizzazione terroristica Hamas, determinata a cancellare lo Stato ebraico e sterminare ovunque gli ebrei. Però ha cercato di frenare l’offensiva di Netanyahu per limitare le vittime civili, evitare l’allargamento del conflitto e togliere ad autocrazie come Russia e Cina un argomento da usare per aizzare il Sud globale contro l’Occidente.

Ma anche perché alle presidenziali rischia di perdere i voti della sinistra democratica, e di minoranze chiave come quella araba, che nello Stato decisivo del Michigan ha una popolazione superiore alla differenza percentuale con cui aveva battuto Trump nel 2020, e quindi può determinare la sua sconfitta. L’attacco agli Houthi appare un’escalation, ma ha lo scopo opposto, ossia frenare Teheran.

Biden ora cerca di usare la crisi per trasformare il Medio Oriente. Vuole che Netanyahu cambi tattica, puntando su operazioni mirate contro Hamas. Questo potrebbe aprire lo spiraglio per riprendere i negoziati con l’Arabia, che secondo il segretario di Stato Antony Blinken è ancora interessata a normalizzare le relazioni con Israele, a patto che finisca la guerra a Gaza e venga definito un percorso per lo Stato palestinese. Hamas verrebbe così eliminato ed espulso dalla Striscia, riunificata con la Cisgiordania sotto l’Autorità di Ramallah.

Se a Biden riuscisse questa difficile operazione, la grave crisi potrebbe trasformarsi nell’occasione per entrare nella storia, ridisegnando il Medio Oriente. Risolverebbe la questione palestinese, avvicinerebbe il riconoscimento di Israele da parte di tutti gli Stati arabi e isolerebbe l’Iran, creando opportunità per una stabilità senza precedenti. Così recupererebbe o aumenterebbe anche i voti persi in vista delle presidenziali.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle Verità di fede

Cari amici, siamo sballottati da ogni vento di dottrina qua e là; una delle insidie più diffuse è certamente quella della fede fai-da-te. Si tratta dell’adesione ad alcune Verità della divina Rivelazione, omettendone altre per comodità o “gusto” personale. Questa realtà è molto diffusa, basti pensare a quante persone si dicono cristiane e non credono all’inferno.

È necessario puntualizzare che non ci si salva con la fede fai-da-te.

Negare una Verità di fede è senz’altro una grave omissione. Le Verità di fede sono rivelazioni divine, pertanto sono innegabili, sono chiaramente esplicitate nella Sacra Scrittura. Ci sono poi Verità di fede che sono conclusioni teologiche, frutto di ragionamenti che hanno iniziato a far parte dell’insegnamento della Chiesa.

Il Credo è quella formulazione delle Verità di fede che la Chiesa ha dato nei primi sei secolo di Storia della Chiesa proprio perché erano state messe in discussione Verità come la Santissima Trinità e la divinità di Gesù Cristo. Questa preghiera è indubbiamente una bella sintesi delle Verità di fede ma non le contiene tutte.

Le Verità di fede sono tutte quelle che Dio ha rivelato e che la Chiesa insegna e che ha raccolto nei Catechismi (quello di San Pio X, quello del Concilio di Trento, detto anche Catechismo tridentino e il Catechismo della Chiesa Cattolica).

Le Verità di fede sono ineliminabili, devono essere accolte nella loro completezza, non si può fare una scelta fra quelle a cui credere o no.  La fede è una grazia speciale ed è necessaria alla salvezza. “Senza fede è impossibile piacere a Dio”, dice San Paolo nella Lettera agli Ebrei.  La fede deve essere integra, totale, deve abbracciare tutte le Verità di fede.

Dobbiamo chiedere al Signore la grazia di abbracciare la fede nella sua totalità. È veramente pericoloso negare le Verità di fede, ometterle, “scegliere” quelle a cui credere.

Chiediamo la grazia di una fede completa, che abbracci generosamente tutte le Verità di fede, anche quelle che non si comprendono. La Regina della pace ha detto: «Figli miei, non cercate di capire tutto subito, perché anch’io non ho compreso subito tutto, ma ho amato e creduto nelle parole divine che mio Figlio diceva, Lui che è stato la prima luce e l’inizio della Redenzione» (2 ottobre 2016).

Chiediamo a Dio la forza della fede, della testimonianza, chiediamo di essere pronti a dare la vita per la nostra fede, se fosse necessario.

Chiediamo il fervore della fede, la gioia, la fierezza della fede cattolica che è come il Sole che illumina il mondo. Cristo stesso è la Verità, è il Verbo, è la Parola di Dio.

La fede fai-da-te è un pericolo mortale. In questi tempi in cui la fede è messa in discussione ed è messa alla prova rafforziamo la nostra fede ogni giorno con due preghiere molto particolari:

Atto di Fede   

Mio Dio, perché sei verità infallibile              
credo tutto quello che Tu hai rivelato                 
e la santa Chiesa ci propone a credere.          
Credo in Te, unico vero Dio,             
in tre persone uguali e distinte,       
Padre e Figlio e Spirito Santo.          
E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio              
incarnato, morto e risorto per noi,  
il quale darà a ciascuno, secondo i meriti      
il premio o la pena eterna.
Conforme a questa fede    
voglio sempre vivere.         
Signore, accresci la mia fede


Credo

Credo in un solo Dio,         
Padre onnipotente,             
Creatore del cielo e della terra,        
di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,           
unigenito Figlio di Dio,      
nato dal Padre prima di tutti i secoli:             
Dio da Dio, Luce da Luce, 
Dio vero da Dio vero,         
generato, non creato,         
della stessa sostanza del Padre;       
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.            
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,           
e per opera dello Spirito Santo         
si è incarnato nel seno della Vergine Maria   
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,       
mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,              
secondo le Scritture, è salito al cielo,              
siede alla destra del Padre.

E di nuovo verrà, nella gloria,          
per giudicare i vivi e i morti,            
e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo, 
che è Signore e dà la vita,  
e procede dal Padre e dal Figlio.      
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,              
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa,  
una santa cattolica e apostolica.       
Professo un solo Battesimo              
per il perdono dei peccati. 
Aspetto la risurrezione dei morti     
e la vita del mondo che verrà.          
Amen

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia” 

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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