
Mese: Gennaio 2024 Pagina 7 di 17

Per il Papa, il vero ostacolo alla salvezza è l’ipocrisia
Caro Padre Livio, mi rallegro con l’ascoltatore Maurizio che ha avuto la buona volontà di rileggere attentamente la recente intervista a Papa Francesco per rendersi conto di ciò che realmente aveva detto. E’ auspicabile che tutti facciano così.
A questo proposito, già da tempo ho cominciato a seguire più da vicino la spiritualità di Papa Francesco, ciò che lo connota più profondamente: la speranza che nasce dalla sua contemplazione di Gesù.
Riporto la sua frase intrisa di questa speranza: “[…] non è un dogma di fede quello che dirò, è una cosa mia personale, che a me piace: a me piace pensare all’inferno vuoto. E’ un piacere: spero che sia realtà. Ma è un piacere.”
Come non andare alle parole dense di significato di Gesù, che leggiamo e contempliamo nel Vangelo secondo Giovanni capitolo 12, versetti 47-48? “Se qualcuno ascolta le Mie parole e non le osserva, Io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi Mi respinge e non accoglie le Mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno.”
Nell’ultimo giorno.
L’ultimo giorno dell’uomo è già quello della sua morte nel quale, fosse anche nell’ultimo istante, dirà il suo sì o il suo no definitivo alla Misericordia di Dio.
Ecco, il cuore di Papa Francesco sollecita continuamente il cuore di ogni uomo a credere all’amore di Dio, reso visibile in Gesù, credere al Suo amore prima ancora di poterGli dare il frutto del pentimento. Ma credere!
Da qui si inizia un “processo”, come ama dire il Papa, un cammino, anche faticoso, incerto e lento, che può durare un’intera vita, ma sapendo di essere amati e sentendosi amati da Dio.
Nella seconda catechesi, avvenuta il 3 gennaio 2024, di quelle che saranno dedicate ai vizi e alle virtù e avente per titolo “Il Combattimento spirituale” il Papa insegna una preghiera che racchiude tutto il limite umano dell’orante, ma anche tutta la sua apertura all’amore di Dio reso visibile in Gesù: “Signore, io non so se questo è vero o no, ma io sono certo che Tu non ti allontani da me. Sono certo che Tu mi perdoni. Signore, io sono peccatore, peccatrice, ma per favore non allontanarti”.
Per il Papa, il vero ostacolo alla salvezza è l’ipocrisia, spesso facile al giudizio e alla condanna del prossimo. Su questo il Papa è molto severo.
Ho anch’io la fondata speranza che, unendo i nostri inevitabili patimenti ai patimenti di Cristo, per amore del prossimo, saranno moltissimi i salvati nell’ultimo istante di vita!
Un ulteriore squarcio di luce sulla spiritualità di Papa Francesco è stata la stupenda omelia da lui fatta nella Messa per la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio: consiglio a tutti di leggerla, è grandiosa! E ha invitato tutti a consacrare a Lei le nostre vite!
Un caro saluto, caro Padre Livio. Dio La benedica!
Con affetto e grande stima.
Tiziana

Non ci sono più apparizioni della Madonna al castello?
Cari amici,
questa è stata la raccomandazione con la quale Giovanni Paolo II si è congedato dalla veggente Mirjana, dopo l’incontro a Castel Gandolfo il 22 Luglio 1987.
Questa esortazione mi ha subito colpito perché evidentemente il Papa intuiva a quali insidie del nemico un evento di tale portata potesse andare incontro.
E’ significativo che queste parole siano state rivolte a uno dei sei veggenti, come se loro per primi dovessero vigilare sul buon esito delle apparizioni.
Va subito detto che in questi decenni della presenza di Maria, un fenomeno unico nella storia, dopo una traversata nella quale i tempi di bonaccia sono stari rari, la barchetta di Medjugorje sta a galla, per quanto molti cerchino di affondarla.
Dobbiamo fare tutti del nostro meglio, Parrocchiani e pellegrini, perché il piano di Maria si realizzi il più perfettamente possibile, concedendo nulla alle seduzioni del maligno.
La Madonna nel messaggio del 25 Settembre 2023 ha dato un allarme ben preciso alla Parrocchia, invitandola a tornare al fervore delle origini “quando il Cielo non taceva”.
Per chi si reca a Medjugorje fin dai primi anni delle apparizioni, il panorama spirituale appare sensibilmente diverso. Ormai si vedono sempre più marcati i segni della secolarizzazione e un format di pellegrinaggio molto simile a una escursione turistica.
In particolare non si vedono e non si sentono i veggenti, che sembrano scomparsi e comunque sono introvabili, salvo per alcuni “special one”. Eppure vivono tutti a Medjugorje, eccetto Ivan che si sdoppia con gli Stati Uniti dove ha la famiglia.
Ora io mi chiedo: possibile che i veggenti a turno non trovino cinque minuti al giorno per uscire in strada, dove tutti li possano vedere, salutare qualcuno, dire una parola di incoraggiamento, confermare che la Madonna c’è e che appare ancora ogni giorno?
Non credo affatto che al riguardo ci siano proibizioni ecclesiastiche, che ci sia l’esigenza del silenzio e del raccoglimento, perché la giornata è fatta di 24 ore e c’è tempo per fare tante cose, fra le quali una delle più utili è quella di incontrare la gente sia pure per pochi minuti.
Non trovando i veggenti, i pellegrini sono indirizzati verso personaggi discutibili, non all’altezza di un evento spirituale della grandezza di Medjugorje, e che finiscono per svilirne il messaggio e la credibilità.
Questo a mio avviso è un problema serio, che fa la differenza fra la Medjugorje delle origini e quella di adesso. La Madonna ha provveduto a dare uno scossone formidabile il primo Gennaio 2024, facendo salire tutti sul Podbrdo, sotto la pioggia, al freddo e al buio. Ma sarà sufficiente?
Mi sono chiesto: se la Madonna non avesse dato l’ ordine preciso di salire sul Podbrdo, dove sarebbe stata disposta l’ apparizione a Marija il 1 Gennaio 2024?
Ancora una volta al fantomatico castello? Non proprio. Mi dicono che non ci saranno più apparizioni della Madonna al castello. Questa è una bella notizia. Chi dovremmo ringraziare?
La Gospa ama le alture. Non lo sapevate?
Vostro Padre Livio

Pensiero spirituale sulla prova della fede
Oggi vorrei toccare un tema – che è presente in molte mail che mi inviate – che riguarda la prova della fede. La fede viene provata, come dice l’epistola agli Ebrei, come l’oro viene passato attraverso il fuoco perché sia purificato. È chiaro che nel momento della prova noi vacilliamo, dubitiamo, a volte ci arrabbiamo con Dio e voltiamo le spalle, senza renderci conto che siamo di fronte ad un passaggio di purificazione che è necessario, è previsto nel cammino di santità.
Il cammino di santità ha tre tappe: la prima è quella decisiva ovvero quella della conversione. Quando si entra nella fede – non avendola mai avuta, avendola persa o trovandosi in una situazione di peccato, grave o un allontanamento da Dio – ci si converte, si ritorna a Dio, la fede diventa viva, diventa operosa nel nostro cuore.
Questa tappa alla conversione è dolorosa e gioiosa nel medesimo tempo. Dolorosa perché bisogna tagliare la testa ai vizi capitali, alle loro bocche fameliche, bisogna avere l’accetta che taglia le radici del male, una rinuncia che fa male. Quando i nostri vizi, che sono bocche fameliche, non hanno di che mangiare, il diavolo porge loro il bene e il male, quest’ultimo colorato di bene, cosicché mangiandolo si avvelenino dando la morte all’anima. Se non si dà da magiare ai vizi capitali, essi cominciano a ululare di fame e a protestare: questa è la fase dolorosa che comporta la mortificazione cioè la rinuncia, quindi un processo di ascesi che è inevitabile. Il male va combattuto, va estirpato come si estirpano le erbe infestanti in giardino, diversamente prendono il sopravvento.
Ma è anche gioiosa la tappa della conversione: questo lo possiamo testimoniare tutti dal momento in cui siamo entrati nella situazione esistenziale della grazia, siamo ricolmi dell’amore di Dio, la coscienza ci approva e non ci rimorde come prima, siamo in pace interiore con Dio e con gli altri e quindi – specialmente quando abbiamo fatto una bella confessione – ci sentiamo leggeri, liberi. Questi sono i momenti belli della conversione.
La seconda tappa del cammino spirituale è molto più complicata e, a volte, più lunga: la purificazione. È quel percorso dove prevale l’ascesi cioè la purificazione quindi “l’oro che viene immerso nel fuoco ad ardere perché si depositi la lamina e la sabbia”.
Questa tappa della santità è quella in cui molti rischiano di naufragare perché ha momenti difficili attraverso i quali Dio ci purifica, ci fortifica e, se non riusciamo a vedere la Sua mano pedagogica che ci sta plasmando, rischiamo di scoraggiarci. Molte testimonianze dicono di essere in tempi di aridità, di pregare senza sentire il Signore, di non avere gratificazioni e gioie che si avevano prima: è la fase del deserto. Dio dà qualche oasi perché è un grande pedagogo, perciò, non manca di darci di tanto in tanto delle grazie. Questa fase è molto importante nella pedagogia divina perché ci si depositi e liberi da tante forme di egoismo spirituale, ovvero di cercare gratificazioni spirituali ed elevazioni mistiche: cercare di pregare con sentimento, il sentimento della presenza di Gesù e invece sentirsi aridi, sentirsi abulici, non avere voglia di pregare.
Questa è una componente – quella dell’aridità – del tempo della purificazione ma ce n’è un’altra, quella dell’attesa. Molte volte chiediamo delle grazie (siamo entrati nell’ambito della fede) e sembra che non arrivino mai, allora ci lamentiamo con Dio, ci arrabbiamo con Lui e quindi, alla fine, restiamo impantanati senza poter alzare un po’ le ali e superare questi momenti che avrebbero bisogno di slanci di generosità. C’è questo aspetto di un’attesa che non si adempie, di un pregare che sembra non venire ascoltato.
Dio dà delle prove della fede che non sono solo sofferenze fisiche o spirituali, ma anche persecuzioni e tentazioni. Come sappiamo dal vangelo, satana – cacciato con la confessione – va a cercare sette spiriti peggiori di lui per rinnovare l’assalto alla nostra anima e presenta la vita di prima facendo credere che fosse felice, cercando di far dimenticare tutte le sofferenze, le tristezze e i morsi della coscienza, facendo quasi rimpiangere la vita di prima. Proprio come il popolo ebreo in Egitto, che fuggì e andò nel deserto il quale rimpiangeva le cipolle che nel deserto non c’erano.
Si crea una concatenazione di prove di vario genere che possono anche travolgerti se non sei pronto e preparato, ma se sei fermo nella preghiera, se percepisci che è una prova che passerà, allora arringhi l’anima, speroni l’anima – come dice Caterina da Siena – e resisti a queste tempeste, queste prove, queste persecuzioni che passano. Ti ritrovi con una fede molto più purificata, molto più forte di prima, fai passi avanti nel cammino di santità.
Entri man mano nella terza tappa del cammino spirituale che è la tappa della stabilità nel bene. Significa che attraverso l’allenamento, la pratica dei comandamenti e della preghiera ci si rafforza; per cui le tentazioni non riescono a smuoverci perché ci siamo stabilizzati nel bene. In questa fase – che è un dono di Dio – cioè una vita senza peccati gravi e una vita con fervore, bisogna fare comunque attenzione al diavolo che ci tenta con la superbia spirituale, cioè un certo bullismo spirituale. La preghiera del fariseo presenta un compiacimento di sé, una premessa per un assalto di satana che ci mette a terra. San Luigi Maria di Montfort, che è un grande santo, diceva che ci sono cedri del Libano molto grandi e maestosi che vengono abbattuti dalla tempesta, mentre dei fuscelli piccoli resistono di più, questo perché sono nell’umiltà.
Quindi, come vedete, il cammino nella vita spirituale è un cammino di rafforzamento attraverso la Croce e le prove e, una volta superate, ci fanno capire che in questo modo si ascende, si vola. Non si conquista nulla senza il sacrificio, la rinuncia, lo sforzo, la perseveranza; è come un parto che prevede dolori, ma anche la gioia della nascita del bambino, un uomo nuovo che nasce nella giustizia, nella santità e nella grazia.
Quello che volevo dirvi è: non scoraggiatevi nelle prove, nelle depressioni, nelle persecuzioni, nelle incomprensioni, resistete perché solo resistendo vi rafforzate, vincete la vostra battaglia e acquisite la pace interiore. Potrebbe non esserci la gioia, l’autocompiacimento, ma c’è la pace interiore che è un miracolo più grande. Come dice Caterina da Siena, molte volte si cercano le gratificazioni spirituali e la preghiera che ci dia tanta gioia, che faccia venir giù le lacrime: ma la preghiera – senza sentimento e senza le gratificazioni spirituali – perseverante nella fede oscura, è ancora più meritoria.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Buongiorno, reverendo Padre. Inutile dire che La seguo attentamente in tutte le sue dirette in radio. Volevo dirLe che non sono tanto d’accordo, quando Lei afferma che la Russia, prima o poi, invaderà l’Europa.
Questo perché, a mio parere, la Nato lo impedirebbe sicuramente, con le conseguenze che tutti ben noi sappiamo…Di una cosa certamente dobbiamo stare attenti, temere e pregare Dio: l’ISLAM!
Ormai questa gente è dappertutto, in ogni parte del mondo, proprio come una grande piovra. La testa del Santo Padre sarebbe la prima a cadere, se questa gente andasse al potere. Cerchiamo di rendercene conto tutti.
A meno che il buon Dio non lasci strafare…questo è il vero pericolo, non la Russia, secondo me. Per quanto riguarda il primo dei dieci segreti, secondo Lei, Padre, siamo vicini al suo compimento?
La ringrazio per una Sua cortese risposta.
Paolo di Gallarate. AVE MARIA
Caro Paolo,
Quello che noi possiamo conoscere del futuro lo troviamo nelle rivelazioni mariane e in quello dei santi e dei mistici accreditati dalla Chiesa.
Per quanto riguarda la Russia è tutto rivelato in termini molto chiari nel secondo segreto di Fatima, laddove si dice che la Russia “spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte”. E’ ciò che la Russia ha fatto nel secolo scorso e che si appresta a fare attualmente. Al riguardo Papa Benedetto XVI ha affermato che questa profezia in parte si è realizzata e in parte si deve realizzare.
Attualmente la Russia ha assunto un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Occidente e della Chiesa Cattolica, che la porterà a invadere l’Europa e a far valere il suo primato di Terza Roma” anche nel campo religioso. Questo programma è chiaramente espresso negli attuali ideologi dell’imperialismo sovietico-ortodosso. (vedi Alexander Dugin) e realizzato dalle persone che lo rappresentano ( Putin-Cirillo I)
Anche l’Islam è presente nella profezia di Fatima, perché la rivelazione è avvenuta in questo villaggio che porta il nome di una fanciulla mussulmana (Fatima) che si è convertita al Cristianesimo e che ha cercato di portare anche gli altri alla fede cattolica.
La prospettiva è dunque cha sia la Russia che l’Islam saranno protagonisti nel tempo dei segreti e convergeranno ambedue nella persecuzione alla Chiesa cattolica, con l’obbiettivo comune di conquistare Roma, che da sempre è il loro sogno e l’agognata preda da soggiogare.
In realtà alla fine collasseranno e sia gli uni che gli altri si convertiranno ed entreranno a far parte della Chiesa cattolica. Questa è l profezia di Fatima (Il trionfo del Cuore Immacolato) che si realizzerà per mezzo di Medjugorje.
Nel frattempo, è fin troppo evidente che Russia e Islam hanno acceso gli incendi di due guerre che stanno rapidamente divenendo un “conflitto globale”.
In conclusione possiamo affermare che il primo segreto è alle porte e che bisogna fare quello che la Madonna ci ha chiesto attraverso Mirjana: Convertitevi, Pregate, Digiunate.
Ave Maria
Padre Livio

Pensiero Spirituale sulla Verità che non cambia mai
Cari amici, la Regina della pace ha detto: «Non dovete temere di difendere col vostro esempio la verità, la Parola di Dio, che è eterna e non cambia mai» (2 febbraio 2019).
Si tratta delle Verità rivelate, soprattutto dei Dieci Comandamenti. I Dieci Comandamenti non cambiano mai, si arricchiscono, Gesù stesso li ha perfezionati sintetizzandoli nell’amore per Dio e per il prossimo, ma non mutano mai. I primi tre sono espressione del nostro amore per Dio, gli altri sette sono espressione del nostro amore per il prossimo. Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei Comandamenti, Gesù disse: «Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. E il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più importante di questo» (Mc 12,29-31).
I Comandamenti – benché siano chiaramente una rivelazione divina con una collocazione storica che ha una precisa localizzazione (il monte Sinai), un destinatario (Mosè e il popolo ebreo) – sono scolpiti nell’anima immortale che Dio crea per ogni uomo. Dio crea direttamente un’anima spirituale e immortale e la infonde nell’essere umano fin dal primo istante del suo concepimento. Nell’anima spirituale e immortale ci sono i codici della moralità; attraverso i Comandamenti scritti nel nostro intimo e attraverso la voce della coscienza possiamo discernere il bene da fare e il male da evitare.
Quando, infatti, quando ascoltiamo la coscienza che è l’eco dei Comandamenti, siamo contenti, siamo in pace. Quando, invece, la coscienza ci rimorde perché volutamente non l’abbiamo ascoltata e abbiamo compiuto il male, siamo turbati e inquieti finché non ci pentiamo, ci confessiamo e decidiamo di rimetterci sulla retta via del bene.
I Comandamenti sono quella legge morale e naturale iscritta in ogni anima umana. Ogni uomo, in qualsiasi parte del mondo nasca, a qualsiasi cultura appartenga e qualsiasi religione pratichi, ha insita in sé la legge morale di Dio. La Madonna ha spiegato che i Comandamenti sono degli indicatori di strada sulla via della santità: «Figlioli vivete il Paradiso qui sulla terra affinché stiate bene e i comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino» (25 luglio 2018).
Al giovane ricco che chiede: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Gesù risponde: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti» (Mt 19,16-17).
I Comandamenti sono veramente gli indicatori di strada verso la vita eterna e Dio li ha impressi in ogni uomo.
La capacità insita di conoscere Dio e la legge morale nella sua essenzialità viene chiamata dal punto di vista teologico sinderesi e indica il discernimento morale quale sentimento della coscienza che distingue il bene dal male. I Comandamenti, allora, sono un programma divino scritto nell’anima umana e che ci portano sulla via del Cielo.
I Comandamenti non cambiano mai; potremmo certamente comprenderli sempre meglio, applicarli in maniera sempre più estesa, ma non mutano. I Comandamenti sono quei principi di moralità insiti in ogni uomo e che aiutano a discernere il bene e il male. Le situazioni storicamente mutano, ma il criterio di fondo non muta. Non ci sarà mai un momento in cui uccidere un essere umano non è peccato; al giorno d’oggi possiamo estendere questo Comandamento e applicarlo all’aborto. L’allargamento della luce di moralità che è impressa in noi si arricchisce man mano che andiamo avanti nella vita, nella Storia e nella conoscenza. Non potrà mai accadere, invece, che i Comandamenti vengano eliminati, sono principi eterni che non cambiano mai.
Alla luce della certezza che i Comandamenti non cambiano mai, possiamo aggiungere che la Chiesa non potrà mai abolire un Comandamento. Magari in alcune epoche storiche è accaduto che alcuni Comandamenti fossero percepiti con più chiarezza rispetto ad altri, ma la Chiesa tutta (compresi i fedeli) non può assolutamente sminuirli, indebolirli nella loro forza cogente, farsi travolgere dalla mondanità per rivalutarli a proprio piacimento. I Comandamenti sono eterni, immutabili, ineliminabili.
I Comandamenti tengono salda la società, sono la Legge morale che è patrimonio universale di tutta l’umanità. Ci sono, infatti, principi ampiamente condivisi anche da altre religioni, proprio perché sono patrimonio dell’umanità e vengono dal fatto che sono impressi da Dio nell’anima di ogni uomo. Evidentemente, con la caduta del peccato originale, accade che quella ferita che è in noi indebolisce la voce della coscienza che invece è necessaria.
I dieci Comandamenti permettono la convivenza pacifica nella società. Basti pensare a: non uccidere (V Comandamento); non commettere atti impuri (VI Comandamento); non rubare (VII Comandamento), se una società si sgretola su questi elementi perisce, diventa una bolgia. Lo stesso discorso vale per la nostra vita, se iniziamo a vacillare e allarghiamo le maglie su quegli elementi, inevitabilmente entra in noi una fiumana di sporcizia che ci inquina e finisce per sotterrarci.
I Comandamenti, allora, non sono solamente necessari per raggiungere la vita eterna, ma anche perché la nostra vita personale sia degna, sia costruita sulla roccia solida. Le persone che osservano i Comandamenti sono affidabili per la società, per la Chiesa, per le loro famiglie, per coloro di cui hanno responsabilità.
Il grado di osservanza dei Comandamenti corrisponde al grado di affidabilità di quella persona. Accede invece oggi che l’affidabilità sia legata unicamente alle competenze, ma servono a ben poco se non c’è una moralità di fondo. Il mondo di oggi è incentrato sulla scienza e le competenze, la moralità non esiste più; ne consegue che queste competenze sono al servizio dei vizi, della prepotenza, dell’orgoglio, della violenza, della guerra.
Non c’è altra strada per rinnovare il mondo che rinnovare i Comandamenti. Nel Natale del 2012 Gesù Bambino è apparso con la Regina della pace alla veggente Marija; quella è stata l’unica occasione in cui la Madonna ha taciuto e Gesù con tono solenne ha detto: «Io sono la vostra pace, vivete i miei Comandamenti». Con questa espressione il Bambino Gesù ha proclamato la sua divinità e ha detto che se non si vivono i Comandamenti non si avrà la pace.
Senza l’osservanza dei Comandamenti non è possibile avere la pace nel cuore, né la pace nel mondo.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

