"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2024 Pagina 6 di 17

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Mi lasciano perplessa le apparizioni nel castello di Medjugorje”

Post del 27Agosto 2023Ennesima Apparizione al castello

Carissimo Padre Livio, immagino che Lei sia rientrato in sede, pronto a  riprendere le sue trasmissioni.

Io sono di ritorno da Medjugorje, dove sono stata per alcuni giorni insieme a mio marito e ai miei due figli.

Sono stati giorni meravigliosi, come già in passato, ma questa volta c’è  qualcosa che non mi ha convinto.

Ieri sera infatti, 26 Agosto, ho partecipato, su invito di alcuni amici, a una apparizione alla veggente Marija, in quello strano castello che è stato edificato nella piana di Medjugorje quasi a ridosso del Podbrdo.

Il piazzale era pieno di gente, in buona parte italiani, e la coreografia era spettacolare.

Però, più osservavo la scena e più avvertivo qualcosa che non mi convinceva.

Non parlo ovviamente della apparizione in sé, che è un grande dono a prescindere dal posto.

Parlo del contesto in cui essa si è svolta, che non mi è piaciuto per niente.

Ho avuto l’impressione che il tutto fosse in mano ad una regia esterna che  puntava allo spettacolo, qualcosa quindi di diverso dalla semplicità e dalla spontaneità a cui siamo abituati.

Io in passato ho avuto la possibilità di partecipare alle apparizioni di  Mirjana alla Croce blu il due del mese e le assicuro che il clima spirituale era molto diverso.

Forse si tratta solo di mie impressioni, caro Padre, ma ho voluto  confrontarmi con lei per avere, se possibile, una sua risposta. 

Anna di Milano


Cara Anna,

sono al lavoro come al solito, per il semplice fatto che non mi sono mosso  dalla sede di Radio Maria.

Per rispondere alla sua richiesta vorrei precisare che in tutti questi anni (dal 1985) non ho mai messo piede nel castello di cui mi parla. 

L’ho visto crescere con una certa inquietudine, perché mi sembrava qualcosa di estraneo alla realtà di Medjugorje.

So che da qualche anno la veggente Marija ha delle apparizioni lì dentro, con scadenze sempre più ravvicinate (Sono decine negli ultimi due anni anni le apparizioni tenute nel piazzale del castello, ognuna con migliaia di pellegrini).

Mi sono chiesto anch’io  perché  non alla Croce blu, che è  lì nelle vicinanze  e che fin dalle origini è un luogo previlegiato per le apparizioni della Regina della pace,

Fra l’altro la Croce blu è un luogo pubblico e non privato, dove tutti possono muoversi liberamente e senza subire condizionamenti interessati.

Ho guardato e riguardato il video dell’apparizione del 26 Agosto che lei mi ha inviato.

Anch’io ho provato la sua stessa sensazione di disagio.

Ciò non toglie però che la Madonna conceda le sue grazie a chi prega con fede.

Ave Maria

Padre Livio

Vittorio Messori: ” Maria accompagna sempre i mei giorni, sarà Lei a venirmi incontro dopo la morte”

20/01/2024  L’intensa testimonianza del giornalista e scrittore autore di tanti libri sulla Vergine, raccolta da un amico. «Maria ci attrae per la speranza che la pervade. Se ci affidiamo a lei prima di presentarci al giudizio che ci attende dopo la morte, possiamo ben sperare nella benevolenza di Dio». Quella volta che venne convocato per parlare di lei con i rabbini di Gerusalemme e uno di loro gli diede una risposta che lo lasciò di stucco

Riccardo Caniato– Maria con Te – 21 gennaio 2024

In una lunga intervista – quasi un testamento spirituale – rilasciata in esclusiva al settimanale dei Paolini “Maria con te” lo scrittore cattolico più tradotto al mondo spiega la sua devozione per la Madonna e si racconta al giornalista Riccardo Caniato dopo la morte della moglie: «So che questo distacco sarà solo temporaneo». La pubblichiamo integralmente per concessione dell’editore e della direzione del periodico.

«La Madonna? Ce l’ho davanti. Ce l’ho sempre davanti». Vittorio distoglie lo sguardo dai miei occhi e lo fissa su uno spazio vuoto come se veramente ci fosse qualcuno, visibile soltanto a lui. «Quanto è presente Maria, nelle tue giornate?», gli avevo chiesto, e questa risposta silenziosa e assorta mi ha restituito la misura e la sostanza di un rapporto. Messori mi ha dato appuntamento all’abbazia di Maguzzano, nei cui terreni ha dedicato alla Madonna degli Olivi un santuario a cielo aperto. A 82 anni, dopo una delicata operazione al cuore da cui è uscito bene, l’ho trovato un po’ affaticato, con la voce fioca ma sereno, con lo spirito proiettato nel futuro, quando, e lo dice con un velo di lacrime sugli occhi, «potrò riabbracciare la mia Rosanna», la moglie mancata lo scorso anno, e vedere finalmente «la piccola Bernadette di Lourdes, Gesù e la Madonna».

L’occasione dell’incontro è stata la ripubblicazione de Il Miracolo a cura delle Edizioni Ares, che stanno riportando in libreria tutte le sue opere maggiori – da Ipotesi su Gesù a Dicono che è risorto, da Patì sotto Ponzio Pilato? a Scommessa sulla morte – dello scrittore cattolico più tradotto al mondo, firma storica della Periodici San Paolo.

 Il miracolo, in particolare, riporta a galla lo straordinario prodigio che si verificò il 29 marzo 1640, a Calanda, un piccolo villaggio dell’Aragona: a un giovane contadino, devoto alla Vergine del Pilar, fu restituita di colpo la gamba destra, amputata due anni prima. Un evento, oggi quasi caduto nell’oblio, che ebbe all’epoca una grande risonanza e fu subito vagliato e confermato da uno accuratissimo processo, ricostruito con rara precisione documentale da Messori. Ma quello che doveva essere solo uno scambio di battute su un singolo titolo è divenuta una chiacchierata ampia, la testimonianza di un uomo che, per dirla con san Paolo, ha combattuto la buona battaglia e non ha perduto la fede.

Mi hai detto che per la nuova edizione del tuo libro spingevi per un titolo ancora più forte…

«Il Maggiore fra i Miracoli. Il libro indaga la grazia più straordinaria che la Madonna abbia concesso. Si è mai sentito, infatti, che un uomo abbia riavuto attaccata la gamba amputata e sepolta al cimitero, in presenza di numerosissimi testimoni?».

Alla Madonna hai dedicato anche Ipotesi su Maria e la biografia della Soubirous, oltre a centinaia di articoli…

«Per questo mi definiscono «un Madonnaro», della qual cosa oggi vado fiero, ma non è stato sempre così. Nel mio avvicinamento al cristianesimo fui affascinato prima di tutto dalla Parola di Dio, da Gesù, poi dalla sua presenza eucaristica, dalla liturgia. La Madonna rimaneva sullo sfondo. Nel mio approccio razionale si poteva rinvenire un’indole più protestante che cattolica per cui l’enfasi posta sul ruolo della Vergine nell’economia della salvezza viene letta come un eccesso. A sostegno di questa tesi alcuni si richiamano al nascondimento di Maria nelle Scritture o evidenziano come Gesù, nei Vangeli, dopo la Risurrezione, scelga di apparire ad altre donne e ai discepoli. Ma noi sappiamo che dalla croce Gesù ha affidato il suo popolo alla Madonna e da qui si spiegano le sue apparizioni che costellano la storia del cristianesimo dopo l’Ascensione e, in accordo con numerosi mistici, possiamo dirci certi che la prima preoccupazione del Risorto sia stata quella di visitare sua Madre. E che lo abbia fatto in privato, nella più totale e desiderata intimità, mentre in seguito si è reso visibile pubblicamente per dare testimonianza della verità della Risurrezione».

 Hai fatto cenno a un percorso di conversione. Non sei nato cattolico?

«Ho avuto un’educazione figlia di quella parte dell’Emilia atea e concreta. In casa si guardava alla Chiesa e ai preti con il fumo negli occhi e se finivano nei discorsi era per parlarne male. All’Università sono stato allievo di un’intellighenzia laica che rifiutava il pensiero religioso. Ero uno studente dotato e mi attirai le simpatie dei professori: Alessandro Galante Garrone e Norberto Bobbio mi volevano avviare alla carriera universitaria. Ma durante la tesi iniziai a leggere la Bibbia, a lasciarmi incuriosire dalla religione, dagli assunti teologici e del magistero».

Com’è maturata questa svolta?

«All’epoca non sapevo perché ciò accadde. Non me lo ero cercato. La religione non mi aveva mai interessato, avevo vissuto benissimo fino ad allora prendendo la vita come veniva, senza farmi domande che mi proiettassero al di fuori della comprensione empirica. Fui come costretto a diventare cattolico, rimasi affascinato dai Sacramenti, presi a frequentare la Messa, inizialmente di nascosto, senza clamori, anche perché quando mia mamma lo scoprì chiamò il dottore preoccupata: “Corra”, gli disse, “che Vittorio sta male”. Solo dopo ho capito di essere stato scelto, proprio per la mia formazione così razionale e antitetica, per dare prova mediante i miei scritti che i Vangeli sono attendibili, che Gesù è realmente esistito e che, se è così, è Dio, vive qui e ora, è il Signore della storia e vale la pena seguirlo».

I tuoi maestri come l’hanno presa?

«Male, come i miei genitori del resto. La conversione è stata un nuovo inizio. Ho dovuto rivedere le mie posizioni, ricominciare da capo, le mie sicurezze sono cambiate. I professori che mi incensavano non volevano crederci: “Ma è vero che sei diventato cattolico?”. Ma, vedendomi irremovibile, mi hanno ripudiato. Bobbio però lo rividi…».

Racconta…

«Ho avuto un incontro profondo nel periodo in cui curavo per la San Paolo una serie di interviste sul senso religioso e della vita con figure anche laiche di grande rinomanza nel contesto culturale di allora. Interviste poi in parte confluite nel volume Inchiesta sul cristianesimo. Bobbio umanamente provava ancora affetto per me, ma durante l’intervista ebbi la sensazione che le mie domande, gli argomenti con cui ribattevo alle sue ferree convinzioni lo infastidissero e che non vedesse l’ora di congedarmi. Ma dopo la sua morte è accaduta una cosa curiosa: mi ha telefonato la moglie per dirmi che suo marito le aveva imposto di distruggere le interviste e gli scambi epistolari intrattenuti con giornalisti e intellettuali, raccomandandole di conservare unicamente quel confronto sulla fede che aveva avuto con me. Non so, forse è stato un modo estremo per ribadire le sue convinzioni, o forse è stata la sua apertura ugualmente definitiva per una lettura altra dell’esistenza».

Rosanna Brichetti, moglie di Vittorio Messori (1939-2022).

Torniamo al «Madonnaro»…

«In principio vivevo con disagio certe manifestazioni devozionistiche che accompagnano il culto mariano e che liquidavo alla voce sentimentalismo. Poi finii col capitolare, del resto posso testimoniare che nessuno può rimanere indifferente al fascino di Maria. Se torniamo al mondo protestante, pochi sanno che in Gran Bretagna i luoghi di culto più visitati anche dagli anglicani sono le chiese cattoliche dedicate alla Vergine, come la Santa Casa della Madonna di Walsingham, nel Norfolk. Ma Maria esercita un grande fascino anche fra i musulmani che vedono in lei la Madre buona di un profeta, e lo stesso accade fra gli ebrei».

Gli ebrei…?

«Dopo l’enorme, per me inaspettato successo di Ipotesi su Gesù fui invitato a Gerusalemme. Mi attendeva un comitato di rabbini e professori cui dovetti dare conto di alcuni concetti che avevo espresso nei miei scritti sul popolo ebraico e il suo ruolo nella storia. Lì per lì rimasi spiazzato da questa sorta di esame, ma ne seguì un confronto pacato nel rispetto delle reciproche posizioni. Del resto, ho sempre parlato bene degli ebrei, che Dio ha posto al centro delle vicende umane. In quell’occasione fui introdotto a un rabbino molto influente che mi diede una testimonianza straordinaria che coinvolge Maria di Nazaret. Mi presentò suo figlio e poi mi disse che sia lui, sia quella che sarebbe divenuta la sua sposa erano scampati miracolosamente dai campi di concentramento. La coppia per lungo tempo aveva pensato di non poter avere figli, e di fatto non era riuscita ad averne, perché la futura moglie, durante la detenzione, era stata sottoposta a mutilazioni parziali ai fini di sperimentazioni scientifiche, come era d’uso in quei luoghi dell’orrore».

Ciò nonostante ebbero un figlio e tu l’hai visto!

«Un loro amico, cristiano, di nazionalità austriaca, li invitò a recarsi con fiducia al santuario di Pietralba, assicurandogli che in quel luogo la Madonna ha vinto molti casi di sterilità. I due coniugi ebrei non persero tempo e subito dopo quella visita comparvero i segni della gravidanza. Stupito, domandai: “Ma lei è un ebreo, un capo religioso per giunta, ed è andato a bussare da una Madonna cattolica?”. Mi rispose con un’altra domanda: “Perché la sua Madonna cattolica non è forse prima di tutto un’ebrea? Non poteva deludere la nostra speranza e ci ha fatto un favore, da ebrea a ebrei”».

Che cosa rende Maria così attraente?

«Maria ci attrae per la speranza che la pervade. Fa parte del sensus fidei, ma Lei stessa, talvolta, si è definita la nostra «Avvocata» in Cielo. Se ci affidiamo a lei prima di presentarci al giudizio che ci attende dopo la morte, possiamo ben sperare nella benevolenza di Dio. Quando uno si trova nel bisogno chiama sempre la mamma. Anche quando lei non è più qui. Lo fanno i bambini, lo fanno i soldati sul campo di battaglia, lo fanno gli anziani lasciati soli nei ricoveri. E la Madonna è la Mamma che ci è data da Gesù Crocifisso, la Madre che ci dona la vita nella fede, ci guarda, ci cresce, ci accompagna, ci protegge. E spero che mi venga incontro Lei quando sarà il momento. Così come sono certo abbia fatto con Rosanna».

Vuoi dirci qualcosa di tua moglie?

«Rosanna è morta il 16 aprile 2022 nel Sabato di Maria che in quel giorno ha coinciso col Sabato Santo. Ma è anche la data del mio compleanno che condividevo con Joseph Ratzinger-Benedetto XVI e in cui è passata in Cielo nel 1879 Bernadette Soubirous, la santa che mi è più cara al mondo. Con mia moglie ho vissuto una comunione di vita che misteriosamente perdura tuttora. Recitavamo il Rosario insieme tutte le sere e fra l’altro, in peno accordo, chiedevamo che fossi io il primo a morire. Questo perché sono uomo di studi e mi vedevo impreparato a rimanere da solo: alla gestione pratica della nostra vita pensava Rosanna. Il Cielo ha disposto diversamente, ma grazie a Dio tiro avanti con l’aiuto di Rosy, una persona che è di casa da oltre trent’anni e si è dimostrata come una figlia per noi».

Che cosa hai pensato dopo questo distacco? Come lo hai superato?

«Mi sono chiesto perché sono sopravvissuto a Rosanna e mi conforta pensare che questo distacco sarà solo temporaneo. Non è stato facile, anche perché nel frattempo ho terminato la mia collaborazione col Corriere della sera e ho perso la mia capacità di scrittura. Avevo una memoria ferrea, non ce l’ho più: ora, nel bel mezzo di un discorso, mi dimentico nomi, date, situazioni… Ma sono grato di questo al Signore e alla Madonna perché, togliendo questo e quello, mi fanno sentire precario e mi spronano a confidare di più in loro, a staccarmi dal mio io, dalle mie sicurezze, da ciò che mi ha fatto vivere su questa terra e a desiderare sempre di più il compimento che avverrà dopo la morte. E mi insegnano a vivere i giorni con la stessa pazienza dimostrata da Maria, a rispettare con calma i tempi di Dio, che non sono i nostri. Tuttavia, un poco alla volta ho realizzato che, se sono ancora qui, è perché ho ancora qualcosa da fare. E ho compreso che devo cercare di ultimare il santuario di Maguzzano».

Com’è nata questa impresa?

«Circa vent’anni fa, camminando con l’amico architetto Emilio Cupolo su un sentiero secondario nell’oliveto della basilica, ci siamo imbattuti in una statua della Madonna che giaceva per terra fra le sterpaglie. Era caduta dal piedistallo da chissà quanto tempo perché era in pessime condizioni ed era rotta in frantumi. Rimasi scosso per il fatto che fra quelle sacre mura l’immagine potesse essere rimasta trascurata. Così proposi a Cupolo di aiutarmi a restaurarla e a realizzare per lei un’edicola, che l’architetto ha trasformato in un progetto ambizioso, ricco di simboli cristiani. Un’opera costosa, sostenuta da numerosi donatori che sono intervenuti con puntualità provvidenziale ogni volta che non ho avuto le forze per provvedere da solo. Pochi sanno che, davanti a quella Madonna, quando ancora giaceva a terra, una sera io stesso mi sono ritrovato bocconi, colpito da un principio di infarto».

Che cosa è accaduto? Eri da solo?

«C’era Lei con me. Da terra guardavo il suo viso, in lei ho confidato prima di perdere conoscenza. E Lei è intervenuta: mi ha dato la forza di riprendermi, di guidare fino a casa, da dove mi hanno trasportato con urgenza in ospedale. Esattamente come avvenuto per la mia conversione nemmeno questo santuario avevo cercato, eppure la Vergine ha voluto che mi imbattessi nel suo simulacro, ha permesso che cadessi quasi morto, mi ha rialzato e ora ha fatto di questo luogo lo scopo ultimo della mia vita. Chi viene qui trova un tronco grosso tagliato. Nel 1999 Maguzzano è stata colpita da una tromba d’aria; una vecchia conifera, altissima, si è sradicata e cadendo, secondo la fisica avrebbe dovuto colpire la Madonna degli Olivi ma, inspiegabilmente, ha deviato di qualche centimetro, lasciandola intatta».

Che significato ne hai tratto?

«Il demonio insidia sempre Maria, ma Lei non può essere sconfitta e alla fine schiaccerà la testa del serpente».

Un Giorno della Memoria particolarmente doloroso

di Paolo Mieli|  – Corriere della Sera . 21 gennaio 2024

La strage del 7 ottobre, le equiparazioni dello Stato israeliano a quello hitleriano, gli slogan ostili contro gli ebrei, le amnesie, i silenzi. E un celebre oratorio cancellato

Quest’anno il Giorno della Memoria (cadrà sabato prossimo) rischia di essere particolarmente doloroso per gli eredi diretti della Shoah. Doloroso perché sarà impossibile evitare l’associazione mentale con quanto è accaduto in Israele il 7 ottobre scorso, una strage di ebrei senza precedenti novecenteschi — eccezion fatta per la Notte dei cristalli del ’38 in Germania — se non in tempo di guerra. Con l’evidenza del presagio che entrambi gli avvenimenti, eccidio nel kibbutz di Kfar Aza e Kristallnacht, portano con sé. Ma sarà angoscioso e ancor più straziante a causa del tentativo, già in atto, di far ricadere sugli ebrei del mondo intero la «colpa» per la successiva ritorsione israeliana su Gaza. Che ripropone l’equiparazione — in voga da anni, a destra come a sinistra — tra lo Stato hitleriano e quello fondato nel 1948 da Ben Gurion.

Tale equiparazione l’ha già fatta in modo esplicito l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia di Bagno a Ripoli, un piccolo Comune in provincia di Firenze. Questo Comune ha convocato per il 27 gennaio una manifestazione dal titolo: «Mai più. Ottant’anni fa lo sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti; oggi il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato di Israele». Relatori: l’imam di Firenze Izzedin Elzir e il rappresentante della Comunità Palestinese toscana Bilal Murar. Senza che nel manifesto di convocazione venisse, sia pur accidentalmente, menzionato l’orribile eccidio iniziale nei kibbutz. Senza poi che fosse invitata una qualche personalità del mondo israelitico (e, volendo, se ne sarebbero trovate) disponibile con la sua presenza a legittimare il tutto. Prontamente l’Anpi nazionale ha preso le distanze dall’iniziativa ma, nonostante ciò, è arduo immaginare che qualcosa di analogo non possa venir fuori da altre parti del nostro Paese.

Persino il quotidiano più filopalestinese d’Italia,il manifesto, qualche giorno fa ha riconosciuto (per la penna di Bruno Montesano) che da anni, «e oggi ancora di più», il Giorno della Memoria viene «usato come una clava contro gli ebrei». Tant’è che l’Unione delle comunità israelitiche aveva preso in considerazione l’idea di sottrarsi a qualsiasi evento pubblico. E di ricordare i sei milioni di ebrei sterminati nella Shoah all’interno delle proprie comunità, «con le nostre preghiere, in modo lineare, rispettoso della loro sofferenza e memoria, delle nostre cicatrici come seconda e terza generazione». Lontano «dal clamore dei media». Poi invece, Noemi Di Segni e i dirigenti che sono a capo delle suddette comunità, hanno deciso di presenziare, come gli anni passati, alle manifestazioni pubbliche.

Consapevoli di ritrovarsi in un mondo che nei loro confronti ha via via cambiato atteggiamento. In peggio. Anno dopo anno, sempre di più. L’altro ieri alcune centinaia di persone hanno aggredito la fiera VicenzaOro provocando scontri con la polizia. Il loro scopo dichiarato era quello di solidarizzare con il popolo palestinese. Urlavano slogan assai critici nei confronti di Tel Aviv (e fin qui…) accompagnati da altri ostili tout court agli ebrei. L’obiettivo del corteo era l’inesistente stand di Israele. Secondo il sindaco della città veneta, Giacomo Possamai (Pd), su 1.300 espositori, quelli provenienti dallo Stato ebraico erano tre. Tre. Qualche esponente del partito di Elly Schlein (in primis Piero Fassino) ha intravisto nell’accaduto i danni prodotti dalla «criminalizzazione di Israele» e dalla «diffusione delle pulsioni antisemite». Quelli più in sintonia con la segretaria si sono momentaneamente distratti.

Ripetiamo ancora una volta — ove mai ce ne fosse bisogno — che riteniamo del tutto legittima ogni critica persino la più estrema a qualsiasi atto del governo presieduto da Benjamin Netanyahu, così come di tutti quelli che lo hanno preceduto e di quelli che verranno. Del resto, un’eco possente di proteste dello stesso genere giunge anche da Israele. Ma qui è di altro che si sta parlando. Di mezze frasi (talvolta frasi intere) che, in manifestazioni a carattere mondiale, inneggiano al «lavoro che Hitler non ha avuto il tempo di portare a termine» e che adesso meriterebbe di essere «completato».

Nei Paesi mediorientali e in quelli sotto l’influenza iraniana, russa o cinese tutto ciò accade senza che le autorità pubbliche se ne diano pena. Talvolta approvano con convinzione. Ma anche nell’universo occidentale, dove pure i governi si pronunciano criticamente nei confronti di questo fenomeno, le istituzioni culturali si affrettano a mettersi al passo con i tempi nuovi. L’università di Cagliari ha anticipato le altre (quantomeno quelle italiane) nell’interrompere, su sollecitazione di studenti e corpo docente, ogni rapporto con quelle di Israele. E il solerte rettore, Francesco Mola («mai andato in Israele, nel mio piccolo…», è il suo vanto), si è dovuto sorbire qualche rimbrotto per non aver stracciato all’istante l’ultimo accordo, quello con l’ateneo di Haifa. È «prossimo alla scadenza», si è giustificato Mola, e cancellarlo di punto in bianco «non è così semplice».

In Germania, il Kammerchor di Berlino, uno dei cori più famosi del mondo, all’improvviso ha eliminato dal proprio programma l’oratorio di Georg Friedrich Händel «Israele in Egitto». Scritto e cantato per la prima volta nel 1739. Il celebre oratorio ripercorre, come si evince dal titolo, la storia biblica della liberazione degli israeliti dal giogo del faraone. Non era opportuno, si sono giustificati i responsabili del coro, iniziare il nuovo anno con una rappresentazione di questo genere. Meglio mettere in scena qualcosa che abbia maggior sintonia con la «richiesta di pace». È la prima volta che accade nei quasi tre secoli di vita di questa composizione. Brutti tempi per la celebrazione del Giorno della Memoria.

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

Il Battesimo della Russia sovrana

di Stefano Caprio- Asia news 21 Gennaio 2024

La festa conclusiva del ciclo natalizio, che gli ortodossi hanno celebrato in queste ore, in Russia ha volto dell’immersione nell’acqua ghiacciata come esperienza di rinascita fisica e spirituale insieme. Un rito celebrato mentre il filosofo Aleksandr Šipkov in un saggio delinea i tratti dell'”educazione ai valori morali”, cuore del connubio tra religione e politica in voga oggi a Mosca.

Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio in Russia si è celebrato il Battesimo del Signore, la festa conclusiva del ciclo natalizio secondo il calendario giuliano. Oltre alla particolarità della data, la Chiesa russa esalta in questa solennità dell’Epifania la superiorità specifica dell’Ortodossia nella versione slava-orientale, con il rito dell’immersione nell’acqua ghiacciata, una variante della memoria del Giordano che solo i russi possono riprodurre, essendo questo il tempo del gelo più profondo delle terre eurasiatiche.

Le eparchie e le parrocchie ribadiscono le norme da osservare per vivere fino in fondo questa esperienza di rinascita fisica e spirituale insieme, e tornare a casa con la scorta di acqua benedetta per tutto l’anno. Come ricorda il protoierej Evgenij Ivanov, addetto stampa dell’arcieparchia di Almaty in Kazakistan, “immergersi nell’acqua santa risana il corpo e l’anima; alcuni pensano erroneamente che il bagno liturgico lavi via i peccati, ma non è così, il peccati si purificano con un pentimento autentico e si correggono con le buone azioni”. A queste esortazioni si aggiunge di “non scordarsi le norme di sicurezza”, scendendo nell’acqua solo nei luoghi designati, sotto l’osservanza di medici e bagnini liturgici, forniti di ciabatte di resina, asciugamano, cambio d’abito e un thermos con il tè caldo. Prima dell’immersione “bisogna fare qualche esercizio di riscaldamento”, scendere fino alle spalle e non bagnarsi il capo, “per evitare contrazioni dei vasi cerebrali”, e ovviamente evitare di bere alcolici. I bambini possono scendere nel ghiaccio solo insieme ai genitori, e i malati cronici non sono ammessi.

Il rito battesimale assomiglia più a un’esercitazione militare che a un gesto ascetico, connotazione che risulta particolarmente opportuna e simbolica in questi tempi di guerra. Lo scorso anno il clima era gelido non soltanto per le temperature abbondantemente sottozero, ma anche per le preoccupazioni della controffensiva nemica, che sembravano interrompere la marcia trionfale della riconquista delle terre ucraine e della rigenerazione dei peccatori in tutto il mondo, la “buona azione” ortodosso-patriottica che redime il popolo umiliato e offeso. Quest’anno invece il sacro Battesimo annuncia una stagione di gloria e orgoglio nazionale e universale, a due mesi dalla prossima ri-consacrazione dello zar e in mezzo a un turbinio di guerre e rivolte in ogni parte del mondo, segni dell’apocalisse salvifica iniziata due anni fa, distruggendo le barriere dei confini per innalzare nuove mura di difesa dagli assalti del demonio.

Più che le omelie patriarcali o i messaggi presidenziali, risaltano in questi giorni i proclami dei profeti e degli ideologi, come quello pubblicato sulla “Gazzetta parlamentare” da uno dei massimi interpreti del sovranismo escatologico, il filosofo Aleksandr Šipkov, rettore dell’università ortodossa di San Giovanni il Teologo di Mosca e vice-presidente del Concilio Popolare Russo Universale, al cui vertice siede lo stesso patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev). Il saggio s’intitola “Educazione ai valori morali e sovranità dello Stato”, formulando in modo esplicito il connubio tra la religione e la politica che caratterizza il regime kirill-putiniano.

Šipkov osserva “il periodo di turbolenza che sta attraversando il mondo intero”, in cui “la Russia in forza di una serie di circostanze storiche è diventata l’epicentro di ogni processo di trasformazione”. La stabilità e la “determinazione” (ustoičivost) dello Stato ortodosso rappresentano il modello della sovranità, contro cui si moltiplicano “le sfide e le minacce” a cui è necessario dare una risposta adeguata e definitiva. A questo ovviamente servono “l’organizzazione difensiva”, a partire dall’industria bellica, e il “risanamento dell’ambito informativo”, la guerra militare e la guerra ibrida, senza dimenticare la “normalizzazione della politica culturale” e la “regolazione delle dinamiche demografiche”, riscrivendo la storia ed incitando alla fecondità familiare. A questi importanti elementi, per ottenere una sovranità veramente efficace si deve aggiungere la “difesa dei valori morali”, che non si deve limitare alla “ripetizione di definizioni già pronte”, trattandosi di un compito ben più globale e dinamico.

Lo scopo del processo formativo deve portare a “educare la prossima generazione di russi nello spirito di una partecipazione senza condizioni al destino del proprio Paese”, e agli eventi più critici e importanti della sua storia. Un aspetto decisivo è quello “interiore e psicologico” di questa partecipazione, guardando ad esempio alla “fuga dei cervelli” che ha fatto andare all’estero una gran parte degli esperti informatici russi, oggi quanto mai necessari alla nuova economia autarchica. Gli specialisti sono attirati dagli alti stipendi delle aziende straniere, e se anche le ditte russe provano a offrire aumenti, allora gli avversari rilanciano l’offerta, in una “gara folle e infinita del mercato internazionale del lavoro”. Per uscire da questo vicolo cieco, insiste il filosofo, bisogna “superare gli interessi puramente materiali”, formando dei cittadini, compresi gli informatici, che vedano nel lavoro non soltanto un “servizio a sé stessi”, ma un vero servizio alla Patria.

La formula proposta da Šipkov prevede quindi la “sottomissione del processo formativo al sistema dei valori morali, risolvendo in questo modo anche il problema dell’identità nazionale”. Un problema che la Russia ha ereditato dalle tante interruzioni della sua tradizione, i cosiddetti “cronoclasmi” della sua storia, come quelli dei torbidi di inizio Seicento, della rivoluzione di inizio Novecento, a cui il politologo aggiunge la crisi degli anni Novanta dopo il crollo del regime sovietico. Queste fratture hanno avuto riflessi anche a livello ecclesiastico, con gli scismi e le dittature occidentalizzanti e ateiste, ma preoccupa in particolare proprio quello post-sovietico, quando “vi furono molti tentativi di realizzare una specie di riforma dell’Ortodossia”, una vera “erosione della nostra identità nazionale”.

Se è vero che la rivoluzione bolscevica aveva annullato la tradizione precedente, nel saggio si difende comunque la “cultura sovietica”, considerandola “una parte integrante della storia e dell’intera cultura russa”, pur in un contesto “pieno di contraddizioni”, ma che va tenuto insieme a tutto il resto, perché “l’esperienza della nostra nazione e del nostro popolo non si può fare a pezzi, e noi non lo permetteremo”. Oggi bisogna ricostruire in Russia il “consenso storico-culturale”, un compito quanto mai opportuno in apertura della campagna elettorale presidenziale, rimettendo insieme i suoi pezzi e i suoi “codici culturali e religiosi: ortodosso, sovietico, pre-rivoluzionario, vecchio-credente, nazional-popolare, e i codici etnici e confessionali minori”. E che cosa può rimettere insieme tutte queste dimensioni, spesso tra loro contrapposte? “È possibile solo sul fondamento di un’unica piattaforma etica, che è sempre rimasta immutabile in tutte le fasi convulse della nostra storia”, risponde Šipkov.

Il sistema socialista sovietico, ad esempio, secondo questa interpretazione esaltava il senso popolare della giustizia, era un “socialismo dal basso” che si basava sulla concezione della sobornost, della comunitarietà vissuta, quello che i sovietici chiamavano “collettivismo”. Questo oggi va recuperato a un livello più universale, quello della “missione storica della Russia e del mondo russo, quella di formare ovunque uno spazio di comunione, per la salvezza dell’anima”. Il rafforzamento dell’impero, da Ivan il Terribile a Pietro il Grande fino a Stalin, è proprio la finalità religiosa della salvezza spirituale, quindi si tratta principalmente di un “impero morale”, non di un’affermazione del potere di un singolo o di una casta, e nemmeno di una singola nazione. È questo il contenuto degli interventi dell’attuale imperatore (spesso elaborati proprio da Šipkov), che costituiscono il “programma del nostro futuro, il sistema di vita dei cittadini della Russia almeno per i prossimi 30-40 anni”. Il filosofo si associa quindi all’invito natalizio del patriarca Kirill, che aveva esortato i russi all’estero a tornare in Patria, dove verranno perdonate le loro azioni dettate dalla paura o dall’avidità.

In Russia troveranno un mondo nuovo, dove “i valori non sono delle astrazioni, ma si realizzano nell’esperienza di vita dell’uomo russo”, eliminando le illusioni “neo-liberali e mercantili” e sostituendole con l’amore patriottico, “di cui non dovremo più vergognarci”. Si mette fine alle competizioni interne per primeggiare in politica o nell’economia, tanto “il leader deve essere uno solo, al massimo due o tre”, e tutti gli altri si devono adeguare: “nel Vangelo si dice di amare gli altri e difendere i deboli, da nessuna parte nelle Scritture si invita a sostenere i forti”. Una volta scelta la guida, ci si può mettere tranquilli per il resto dell’esistenza. Pur con tutte le necessarie cautele, insomma, ci si deve immergere nella croce ghiacciata senza timori, per rinascere alla luce dell’Ortodossia sovrana, la nuova sintesi della storia e dei valori morali. Quello che conta nella morale non sono i codici di comportamento, ma i “codici culturali”, che giustificano anche le guerre più terribili e i sentimenti di odio verso gli estranei, come avviene ormai in ogni parte del mondo, per la gloria della Russia.

BUONA DOMENICA

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici, dobbiamo manifestare il nostro essere cristiani con l’osservanza dei dieci Comandamenti. Uno di essi, il terzo, ci esorta a santificare il giorno del Signore, il giorno della sua Resurrezione, che è la luce e la speranza della nostra vita.

Per santificare il giorno del Signore dobbiamo innanzi tutti partecipare alla S. Messa, grazie alla quale la Chiesa nutre i suoi figli con la Parola di Dio e il pane della vita della Santa Eucaristia.

Questo Comandamento è disatteso come se non fosse importante per la nostra fede e per la nostra appartenenza alla Chiesa.

E’ a partire da questo abbandono che i nostri ragazzi e i nostri giovani perdono il contatto con le fonti di grazia che alimentano la fede e la vita cristiana.

In poco tempo abbandonano anche  la preghiera, la pratica dei comandamenti e diventano pagani, in totale balia dello spirito del mondo.

Facciamo della Santa Messa un punto fondamentale della pratica cristiana, sia come persone singole che come famiglie, alimentano così la nostra unione con Cristo e con la Chiesa.

Oggi il vangelo ci sintetizza in poche parole l’inizio della predicazione di Gesù. L’evento mirabile della proclamazione del Vangelo di Dio avviene in Galilea, dopo che Giovanni Battista è stato arrestato.

Racchiude in sole tre espressioni la chiamata di Gesù  e la nostra riposta.

“Il tempo è compiuto”. Cari amici,  il tempo è di Dio e tutto ciò che avviene in esso manifesta il suo progetto di amore. Affermare che il tempo è compiuto significa che, con l’inizio della sua predicazione, è giunto il momento in cui la Luce della Verità , che è Gesù stesso,  illumina il mondo e la nostra vita. Colui che gli uomini hanno atteso, sperato e desiderato, ecco che è qui in mezzo a noi.

“Il Regno di Dio è vicino”. Questo è il cuore dell’annuncio cristiano. Il Regno di Dio è Gesù stesso, la sua Parola, la sua Grazia,  la sua Salvezza. Tutto ciò è vicino, lo possiamo vedere, ascoltare, toccare, possedere. Tutto ciò che il cuore umano può desiderare è donato in sovrabbondanza.

Convertitevi e credere al Vangelo: questa parole erano attuali allora e lo sono anche per noi che abbiamo rifiutato la Fede e la Croce. Anzi oggi lo sono anche di più perché un mondo senza Cristo non è ipotizzabile. Mai la chiamata della conversione è stata più urgente e più necessaria di oggi.

Non vi è altra vita di salvezza che rispondere con la stessa prontezza ed entusiasmo degli apostoli che egli ha chiamato al suo seguito.

Beati loro che, avendo lasciato il padre e le reti per seguire Gesù, hanno ottenuto che i loro nomi fossero scritti per sempre nel vangelo del Regno di Dio.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Convertitevi e credete al Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Come si fa ad avere la pace del cuore con i dieci segreti che incombono?

Caro Padre Livio, sono uno storico ascoltatore di radio Maria fin dalla giovinezza.

Innanzitutto ti ringrazio per lo sprone, gli incoraggiamenti e i richiami alla fedeltà per la Chiesa che sempre ci illuminano.

A proposito degli eventi incalzanti per la Chiesa e per il mondo e per gli imminenti segreti, il peso che sento nell’anima, credo condiviso anche da molti altri ascoltatori, riguarda il conciliare tutto ciò che è stato preannunciato (eventi terribili a quanto sappiamo) e la pace del cuore, soprattutto per chi porta la responsabilità di una famiglia con bambini piccoli come me.  Ciò che a dir poco ci tenta di scoraggiamento sono le angustie per le nostre famiglie e per i figli che abbiamo messo al mondo fiduciosi nelle promesse della Madonna.

Ti ringrazio a nome di tutti quelli che condividono queste mie preoccupazioni, per la risposta e l’incoraggiamento che vorrai darci.

Siano lodati Gesù e Maria,

Mario da Salerno.


Caro Mario,

La Madonna salverà tutti quelli che confidano in Lei, perché questo è il compito che Dio le ha dato: “Dio vi ama e ha mandato me a salvare le vostre vite e il pianeta sul quale vivete”.

Noi però dobbiamo rafforzare la fede con la preghiera e l’osservanza dei Comandamenti. Trasmettiamo la nostra fiducia nella Madonna a quelli che sono lontani ed esitanti, specie alle persone care, per le quali abbiamo degli obblighi particolari di carità.

Dio non ci dà pesi che non possiamo sopportare. La sua mano è sempre tesa per darci aiuto. La sua presenza riempie di pace i nostri cuori.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I 10 segreti Medjugorje: la Madonna può scompigliare i progetti umani in qualsiasi momento

Caro Padre Livio. Da molti anni la seguo su Radio Maria. la ringrazio perché ogni volta che la ascolto è una ricchezza per la mia anima. Mi domando tante volte cosa accadrà durante i 10 segreti. Però un’idea si può avere anche se Dio ci sorprende sempre e la Madonna con la sua presenza può scompigliare le carte in tavola in qualsiasi momento.  Intendo le carte del cornuto

Dicevo..si un’idea si può avere ma difficile fare previsioni di come e quando..ec ec. Io sto leggendo un libro di San Massimiliano Kolbe. Ai suoi tempi la Polonia era sotto la Russia. Pregava perché l’Immacolata potesse, un giorno, regnare in tutti i cuori in ogni parte del mondo e in modo particolare nella sua amata Polonia che era sotto il regime comunista Russo.

 Diceva Kolbe: ” Un giorno l’Immacolata regnerà e sarà eretta come statua nella città di Mosca! ” …ma prima…diceva, ..” è necessaria la prova del sangue” . Io non so se Kolbe con questa prova del sangue faceva riferimento proprio ai nostri tempi. Cioè le persecuzioni dal regime Russo odierno alla Chiesa Cattolica dopodiché ci sarà il trionfo della Madonna. Per me sì.

Concludo dicendo che non mi meraviglierei se la Russia si alleasse con l’islam nel perseguitare la Chiesa Cattolica. Putin si è già alleato con i Ceceni mussulmani contro l’Ucraina. Potrebbe farlo anche nel proseguo della guerra in Europa e nelle persecuzioni ai cristiani cattolici che ne verranno. Se così sarà, vedremo cosa ha in mente di fare la Madonna. E’ lei che comanda…fino a prova contraria.   

Paolo, un convertito sulla via di Lugagnano di Verona


Caro Paolo,

credo che la profezia di Padre Kolbe, un santo, un martire e un mariano di eccezionale grandezza, si realizzerà. Noi imitiamolo con la sua fede e il suo amore per Maria.

La Madonna salverà tutti quelli che si affidano a Lei. Non dobbiamo avere esitazioni o timori. Ricordiamoci delle parole di certa speranza che la Madonna ci ha rivolto il 1 Gennaio 2024  sul Podbrdo. Ci salveremo noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli.

Anche i lontani si salveranno, se si pentiranno e tenderanno la mano alla Madre che li chiama. Periranno invece i corrotti, gli ipocriti, i duri di cuore che satana trascinerà con sé nella perdizione eterna.

Il futuro é di Dio e la Madonna lo sta preparando per tutti quelli che hanno deciso di essere “suoi”.

Ave Maria

Padre Livio

Nato, annuncio choc del Presidente del Comitato militare: “Guerra totale con la Russia nei prossimi 20 anni”

«I civili devono prepararsi per una guerra totale con la Russia nei prossimi 20 anni», ha avvertito un alto funzionario militare della Nato. Se le forze armate sono pronte per lo scoppio della guerra, i privati ​​cittadini devono essere pronti per un conflitto che richiederebbe un cambiamento radicale nelle loro vite, ha detto il Presidente del Comitato militare Rob Bauer. In caso di scoppio di una guerra sarà necessario mobilitare un gran numero di civili e i governi dovrebbero mettere in atto sistemi per gestire il processo, ha proseguito Bauer nell’incontro di giovedì a Bruxelles.

Pace «non scontata»

Le opinioni pubbliche dei Paesi che compongono la Nato «devono capire» che non si può più dare la pace per «scontata» nei prossimi anni e che la guerra è un fenomeno che coinvolge tutta la società, che deve sostenere i militari «con uomini e mezzi». Lo ha detto il Presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Rob Bauer, al termine della riunione dei capi di Stato Maggiore alleati. Commentando la pubblicazione dei piani militari tedeschi di un possibile scontro con la Russia a est, Bauer ha detto: «non mi pare una novità, Mosca per noi è una minaccia e proprio per questo abbiamo sviluppato contromisure».

La paura di Berlino

«Sentiamo minacce quasi ogni giorno dal Cremlino di recente di nuovo contro i nostri amici degli Stati baltici» e «dobbiamo quindi tenere conto del fatto che Vladimir Putin potrebbe un giorno attaccare perfino un Paese della Nato». Lo ha detto il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, in un’intervista a Tagesspiegel riportata da Dpa. «I nostri esperti prevedono un periodo di cinque-otto anni», prima che «questo potrebbe essere possibile», spiega Pistorius, secondo cui un attacco russo non è invece probabile oggi. Il ministro tedesco ribadisce inoltre la necessità che le Forze Armate tedesche diventino «adatte alla guerra» e spiega di voler rendere consapevole e «svegliare» la società tedesca in merito

La Svezia si prepara alla guerra

Adml Bauer, un ufficiale della marina olandese che è presidente del comitato militare della NATO, ha elogiato la Svezia per aver chiesto a tutti i suoi cittadini di prepararsi alla guerra prima che il paese aderisca formalmente all’alleanza. La mossa di Stoccolma, annunciata all’inizio di questo mese, ha portato ad un aumento dei volontari per l’organizzazione di protezione civile del paese e ad un picco nelle vendite di torce e radio alimentate a batteria.

Il piano

La prossima settimana circa 90.000 soldati della Nato inizieranno la più grande esercitazione militare del blocco dai tempi della Guerra Fredda. L’operazione Steadfast Defender 2024 ha più che raddoppiato le sue dimensioni da quando è stata annunciata lo scorso anno ed è esplicitamente progettata per preparare l’alleanza a un’invasione russa. La Gran Bretagna ha impegnato circa 20.000 soldati, oltre a carri armati, artiglieria e aerei da combattimento nelle esercitazioni che si svolgeranno in tutta Europa fino a maggio. Ma gli alti funzionari della Nato sono sempre più preoccupati che i governi e i produttori privati ​​di armi restino indietro nei preparativi sul fronte interno.

Le armi

Le scorte di armi e munizioni sono state prosciugate dal conflitto in Ucraina e ci vorranno anni per ricostituirle all’attuale ritmo di produzione. Nel frattempo, la Russia ha triplicato le spese militari portandole al 40% dell’intero bilancio nazionale, accelerando drasticamente le linee di produzione. “Dobbiamo essere più pronti su tutto lo spettro”, ha detto Adml Bauer. “Bisogna avere un sistema in atto per trovare più persone in caso di guerra, che lo faccia o meno. Allora si parla di mobilitazione, riservisti o coscrizione. “Bisogna poter contare su una base industriale in grado di produrre armi e munizioni abbastanza velocemente da poter continuare un conflitto se ci si trova dentro”

La minaccia russa

Le opinioni pubbliche dei Paesi che compongono la Nato «devono capire» che non si può più dare la pace per «scontata» nei prossimi anni e che la guerra è un fenomeno che coinvolge tutta la società, che deve sostenere i militari «con uomini e mezzi». Lo ha detto il Presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Rob Bauer, al termine della riunione dei capi di Stato Maggiore alleati. Commentando la pubblicazione dei piani militari tedeschi di un possibile scontro con la Russia a est, Bauer ha detto: «non mi pare una novità, Mosca per noi è una minaccia e proprio per questo abbiamo sviluppato contromisure».

(Il Messaggero – Sabato 20 Gennaio – 2024)

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