"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2024 Pagina 14 di 17

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

: I segreti sono vicini

Buongiorno Don Livio,

volevo dirle il mio punto di vista sui segreti. Sebbene in questi anni tutti abbiano fatto i loro calcoli e conti, qualcuno dice che sono molto lontani ma come ha detto lei i segreti sono molto vicini.

Nel marzo 2020 la Madonna ci aveva detto che sarebbe iniziato il tempo della veglia e ci invitava a pregare e a stare in silenzio.

Mi sembra di capire che il tempo di veglia sia finito dal fatto che l’1 gennaio 2024 la Madonna ci abbia svegliato dal lungo sonno per invitarci al Podbrdo e pregare.

Spero che questa chiamata a cui hanno risposto in tanti sia una scossa nella fede e nella preghiera per gli  apostoli di Maria, perché ora inizia davvero la battaglia spirituale nel mondo.

Il mondo sta andando a pezzi, il clima oramai è impazzito, la gente diventa giorno dopo giorno sempre più tiepida o più cattiva, le chiese sono sempre più vuote, il papa è attaccato e anche la chiesa subisce continui danni, la terza guerra mondiale a pezzi si espande.

 Ma sono contento che la Madonna ci abbia assicurato la sua benedizione e la sua protezione per noi riuniti tutti in preghiera il primo dell’anno, ci invita a non temere perché lei ci vuole bene e ha bisogno di ognuno di noi per il suo progetto d’amore. 

Che Dio e la Madonna la benedicano

Anonimo


Caro amico,

quello che hai descritto corrisponde a quanto ci sta man mano rivelando la Madonna per prepararci al momento finale dell’attacco dell’impero delle tenebre, che la vedrà vincitrice insieme a quelli che hanno accolto la sua chiamata.

Gli eventi dei segreti stanno già maturando nel mondo e nella Chiesa e noi già da adesso fare discernimento, vigilare e testimoniare con coraggio.

E’ importante che non ci facciamo cogliere impreparati, come è avvenuto agli Apostoli, che sono arrivati al momento della prova e sono fuggiti.

In modo particolare dobbiamo stare attenti ai falsi profeti e seguire la Madonna, la Chiesa e il Papa.

Coraggio perché ciò che è accaduto in questi giorni ci dimostra che la Madonna  guida e  protegge

quelli che si affidano a Lei.

Ave Maria

Padre Livio

🙏⭐️🕯️DALLA NOSTRA CAPPELLA: P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO DELL’EPIFANIA🙏⭐️🕯️

Biotecnologia, la rivoluzione più pericolosa

diMassimo Sideri| 5 gennaio 2024- Corriere della sera

Scienza e medicina: è stata autorizzata negli Stati uniti la prima terapia con la tecnica Crispr, una sorta di «taglia e incolla» del Dna sul genoma umano

Mentre tutti noi siamo distratti a giocare con ChatGPT e a seguire le sue saghe societarie come se si trattasse di una nuova edizione de «Il Signore degli anelli«, il 2023 ha calato il suo sipario con un’altra profonda rivoluzione che non solo promette di cambiarci la vita — come, certo, accadrà con l’intelligenza artificiale — ma che lo ha già fatto: la genetica. La Federal and Drug Administration Usa, la potente authority che regolamenta il mercato dei farmaci e delle molecole a scopo sanitario, ha autorizzato la prima terapia con la tecnica del Crispr, una sorta di taglia e incolla del Dna che permette di intervenire sul genoma umano. Si tratta, come sintetizzato bene in un bel libro di Anna Meldonesi, della storia delle «due donne che crearono l’uomo». Le due donne sono le scienziate Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier, entrambe premio Nobel per la Chimica 2020 per aver dato vita alla rivoluzionaria tecnologia di editing genetico Crispr Cas-9. In sostanza — gli scienziati ci perdonino per la semplificazione — una tecnica per tagliare e incollare pezzi di genoma umano come fossero un testo in word.

Le implicazioni etiche non sfuggono: intervenire su un gene malfunzionante in corso è una cosa. Decidere di cambiare a priori il Dna dei propri figli un’altra. Chi deciderà quando si starà camminando su questa sottile lama di rasoio con i piedi scalzi? Forse siamo già sul baratro, perché il solo fatto che la tecnologia lo permetta (per ora i limiti sono solo legati ai tanti misteri che non abbiamo risolto del genoma umano) è di per sé un rischio enorme. Lo dimostra il fatto che in Cina una fuga solitaria ha già portato alla nascita di due (o forse tre) bambini il cui Dna era stato modificato nella fase embrionale, nel 2018, per resistere al virus dell’Hiv. Lo scienziato He Jankui (nel frattempo entrato e uscito di prigione) aveva usato la tecnica Crispr. Di fatto si tratta dei primi esseri umani geneticamente modificati dalla nascita. Ben diverso dalle terapie geniche che intervengono per curare una malattia.

Il mondo ha già vissuto la follia degli esperimenti nazisti, la selezione della specie a priori. Il quadro è molto cambiato, lo spirito è diverso, ma la distanza che separa il santo dal folle, come scriveva Umberto Eco ne Il Nome della rosa, è talvolta invisibile: potremmo ritrovarci a fare del male pensando di fare del bene. Non è sufficiente dirci: non lo faremo. Non saremo così stupidi. Anche perché a dispetto della complessità della doppia elica del Dna la tecnica è insospettabilmente facile da applicare. Senza considerare i nuovi diritti che nascono con la tecnologia: chi decide per i bambini che devono ancora nascere? L’amore dei genitori potrebbe non bastare. Siamo già sulla frontiera della scienza. Solo pochi mesi fa era stato consegnato il Nobel a Katalin Karikó e Drew Weissman per la comprensione dei meccanismi di utilizzo dell’Rna Messaggero nei vaccini, dopo che questi studi avevano contribuito a salvare il mondo dalla pandemia. Si tratta di una strada ormai imboccata su cui l’accelerazione potrebbe superare anche quella a cui ci ha abituati il dibattito sull’AI.

D’altra parte la medicina è rimasta sostanzialmente una variante, o poco più, della magia fino all’Ottocento quando Ignác Semmelweis — un medico ungherese che ne pagò le conseguenze — introdusse l’igiene, il semplice lavaggio delle mani, nei reparti di natalità degli ospedali. Salvò in prospettiva milioni di vite. Fu una delle prime rivoluzioni sociali e culturali, anticipata solo dall’intuizione del concetto di terapia avvenuta con il dottor James Lind che nel Settecento, sulla sua nave, comprese come tenere a bada lo scorbuto. Tra i passaggi epocali non può essere dimenticata l’anestesia introdotta dal dentista Wells (il neologismo venne inventato da un poeta, Oliver Wendell Holmes, a cui sembrò la sconfitta del dolore). Arrivò nel Novecento Alexander Fleming con gli antibiotici e nel 1991 si giunse ai primi esperimenti sulle cellule staminali del sangue (fatti da Claudio Bordignon). Milano, non Boston. Se le prime tre rivoluzioni hanno cambiato per sempre la nostra vita, la quarta, quella delle biotecnologie, non solo la muterà ma, incrociandosi con l’intelligenza artificiale, ci porrà di fronte al rischio di sentirci dei. Un (vecchio) pericolo su cui iniziare a riflettere.

EPIFANIA DEL SIGNORE

OMELIA DI BENEDETTO XVI – 6 GENNAIO 2011

Cari amici per la festa dell’Epifania ci presentiamo una  straordinaria riflessione di Benedetto XVI  che traccia l’itinerario dell’uomo alla ricerca di Dio attraverso le opere della creazione e le sue manifestazioni nella Storia della Salvezza, fino all’umile riconoscimento del mistero dell’Incarnazione. Dall’altra parte c’è la resistenza dei cuori inquinati dalla superbia che si oppongono al Re della pace e cercano in ogni modo di opporsi e di eliminarlo.

Vostro Padre Livio

Cari fratelli e sorelle,

nella solennità dell’Epifania la Chiesa continua a contemplare e a celebrare il mistero della nascita di Gesù salvatore. In particolare, la ricorrenza odierna sottolinea la destinazione e il significato universali di questa nascita. Facendosi uomo nel grembo di Maria, il Figlio di Dio è venuto non solo per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia (cfr Mt 2,1-12) che la Chiesa ci invita oggi a meditare e a pregare. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che essi, giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (v. 2). Che genere di persone erano, e che specie di stella era quella? Essi erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare. Forse il modo per conoscere meglio questi Magi e cogliere il loro desiderio di lasciarsi guidare dai segni di Dio è soffermarci a considerare ciò che essi trovano, nel loro cammino, nella grande città di Gerusalemme.

Anzitutto incontrarono il re Erode. Certamente egli era interessato al bambino di cui parlavano i Magi; non però allo scopo di adorarlo, come vuole far intendere mentendo, ma per sopprimerlo. Erode è un uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere solo un rivale da combattere. In fondo, se riflettiamo bene, anche Dio gli sembra un rivale, anzi, un rivale particolarmente pericoloso, che vorrebbe privare gli uomini del loro spazio vitale, della loro autonomia, del loro potere; un rivale che indica la strada da percorrere nella vita e impedisce, così, di fare tutto ciò che si vuole. Erode ascolta dai suoi esperti delle Sacre Scritture le parole del profeta Michea (5,1), ma il suo unico pensiero è il trono. Allora Dio stesso deve essere offuscato e le persone devono ridursi ad essere semplici pedine da muovere nella grande scacchiera del potere. Erode è un personaggio che non ci è simpatico e che istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua brutalità. Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa di Erode anche in noi? Forse anche noi, a volte, vediamo Dio come una sorta di rivale? Forse anche noi siamo ciechi davanti ai suoi segni, sordi alle sue parole, perché pensiamo che ponga limiti alla nostra vita e non ci permetta di disporre dell’esistenza a nostro piacimento? Cari fratelli e sorelle, quando vediamo Dio in questo modo finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti, perché non ci lasciamo guidare da Colui che sta a fondamento di tutte le cose. Dobbiamo togliere dalla nostra mente e dal nostro cuore l’idea della rivalità, l’idea che dare spazio a Dio sia un limite per noi stessi; dobbiamo aprirci alla certezza che Dio è l’amore onnipotente che non toglie nulla, non minaccia, anzi, è l’Unico capace di offrirci la possibilità di vivere in pienezza, di provare la vera gioia.

I Magi poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti che sanno tutto sulle Sacre Scritture, che ne conoscono le possibili interpretazioni, che sono capaci di citarne a memoria ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per chi vuole percorrere la via di Dio. Ma, afferma sant’Agostino, essi amano essere guide per gli altri, indicano la strada, ma non camminano, rimangono immobili. Per loro le Scritture diventano una specie di atlante da leggere con curiosità, un insieme di parole e di concetti da esaminare e su cui discutere dottamente. Ma nuovamente possiamo domandarci: non c’è anche in noi la tentazione di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro ricchissimo e vitale per la fede della Chiesa, più come un oggetto per lo studio e la discussione degli specialisti, che come il Libro che ci indica la via per giungere alla vita? Penso che, come ho indicato nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, dovrebbe nascere sempre di nuovo in noi la disposizione profonda a vedere la parola della Bibbia, letta nella Tradizione viva della Chiesa (n. 18), come la verità che ci dice che cosa è l’uomo e come può realizzarsi pienamente, la verità che è la via da percorrere quotidianamente, insieme agli altri, se vogliamo costruire la nostra esistenza sulla roccia e non sulla sabbia.

E veniamo così alla stella. Che tipo di stella era quella che i Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda è stata oggetto di discussione tra gli astronomi. Keplero, ad esempio, riteneva che si trattasse di una “nova” o una “supernova”, cioè di una di quelle stelle che normalmente emanano una luce debole, ma che possono avere improvvisamente una violenta esplosione interna che produce una luce eccezionale. Certo, cose interessanti, ma che non ci guidano a ciò che è essenziale per capire quella stella. Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua “firma” nella creazione; sapevano che “i cieli narrano la gloria di Dio” (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi, sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi. L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere. Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non dovremmo lasciarci limitare la mente da teorie che arrivano sempre solo fino a un certo punto e che – se guardiamo bene – non sono affatto in concorrenza con la fede, ma non riescono a spiegare il senso ultimo della realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna.

Erode, gli esperti delle Scritture, la stella. Ma seguiamo il cammino dei Magi che giungono a Gerusalemme. Sopra la grande città la stella sparisce, non si vede più. Che cosa significa? Anche in questo caso dobbiamo leggere il segno in profondità. Per quegli uomini era logico cercare il nuovo re nel palazzo reale, dove si trovavano i saggi consiglieri di corte. Ma, probabilmente con loro stupore, dovettero costatare che quel neonato non si trovava nei luoghi del potere e della cultura, anche se in quei luoghi venivano offerte loro preziose informazioni su di lui. Si resero conto, invece, che, a volte, il potere, anche quello della conoscenza, sbarra la strada all’incontro con quel Bambino. La stella li guidò allora a Betlemme, una piccola città; li guidò tra i poveri, tra gli umili, per trovare il Re del mondo. I criteri di Dio sono differenti da quelli degli uomini; Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma nell’umiltà del suo amore, quell’amore che chiede alla nostra libertà di essere accolto per trasformarci e renderci capaci di arrivare a Colui che è l’Amore. Ma anche per noi le cose non sono poi così diverse da come lo erano per i Magi. Se ci venisse chiesto il nostro parere su come Dio avrebbe dovuto salvare il mondo, forse risponderemmo che avrebbe dovuto manifestare tutto il suo potere per dare al mondo un sistema economico più giusto, in cui ognuno potesse avere tutto ciò che vuole. In realtà, questo sarebbe una sorta di violenza sull’uomo, perché lo priverebbe di elementi fondamentali che lo caratterizzano. Infatti, non sarebbero chiamati in causa né la nostra libertà, né il nostro amore. La potenza di Dio si manifesta in modo del tutto differente: a Betlemme, dove incontriamo l’apparente impotenza del suo amore. Ed è là che noi dobbiamo andare, ed è là che ritroviamo la stella di Dio.

Così ci appare ben chiaro anche un ultimo elemento importante della vicenda dei Magi: il linguaggio del creato ci permette di percorrere un buon tratto di strada verso Dio, ma non ci dona la luce definitiva. Alla fine, per i Magi è stato indispensabile ascoltare la voce delle Sacre Scritture: solo esse potevano indicare loro la via. E’ la Parola di Dio la vera stella, che, nell’incertezza dei discorsi umani, ci offre l’immenso splendore della verità divina. Cari fratelli e sorelle, lasciamoci guidare dalla stella, che è la Parola di Dio, seguiamola nella nostra vita, camminando con la Chiesa, dove la Parola ha piantato la sua tenda. La nostra strada sarà sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può darci. E potremo anche noi diventare stelle per gli altri, riflesso di quella luce che Cristo ha fatto risplendere su di noi. Amen.

SONO ARRIVATI I RE MAGI

Reazioni a Fiducia supplicans, comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede

Nota stampa a firma del cardinale prefetto Fernández e del segretario monsignor Matteo: la dottrina sul matrimonio non cambia, i vescovi possono discernere l’applicazione a seconda dei contesti, le benedizioni pastorali non sono paragonabili a quelle liturgiche e ritualizzate

Scriviamo questo Comunicato stampa per aiutare a chiarire la ricezione di Fiducia supplicans, raccomandando al contempo una lettura completa e attenta della Dichiarazione per comprendere meglio il significato della sua proposta.

1. Dottrina 

I comprensibili pronunciamenti di alcune Conferenze episcopali sul documento Fiducia supplicans hanno il valore di evidenziare la necessità di un periodo più lungo di riflessione pastorale. Quanto espresso da queste Conferenze episcopali non può essere interpretato come un’opposizione dottrinale, perché il documento è chiaro e classico sul matrimonio e sulla sessualità. Ci sono diverse frasi forti nella Dichiarazione che non lasciano dubbi:

«La presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione». Si agisce, di fronte a coppie irregolari, «senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio» (Presentazione).

«Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio, quale “unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli” e ciò che lo contraddice. Questa convinzione è fondata sulla perenne dottrina cattolica del matrimonio. Soltanto in questo contesto i rapporti sessuali trovano il loro senso naturale, adeguato e pienamente umano. La dottrina della Chiesa su questo punto resta ferma» (4).

«Tale è anche il senso del Responsum dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede laddove afferma che la Chiesa non ha il potere di impartire la benedizione ad unioni fra persone dello stesso sesso» (5).

«Dato che la Chiesa ha da sempre considerato moralmente leciti soltanto quei rapporti sessuali che sono vissuti all’interno del matrimonio, essa non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica quando questa, in qualche modo, possa offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che presuma di essere un matrimonio oppure a una prassi sessuale extra-matrimoniale» (11).

Evidentemente, non ci sarebbe lo spazio per prendere le distanze dottrinali da questa Dichiarazione o per considerarla eretica, contraria alla Tradizione della Chiesa o blasfema.

2. Ricezione pratica 

Alcuni Vescovi, tuttavia, si esprimono in modo particolare a riguardo di un aspetto pratico: le possibili benedizioni di coppie irregolari. La Dichiarazione contiene la proposta di brevi e semplici benedizioni pastorali (non liturgiche né ritualizzate) di coppie irregolari (non delle unioni), sottolineando che si tratta di benedizioni senza forma liturgica che non approvano né giustificano la situazione in cui si trovano queste persone.

I documenti del Dicastero per la Dottrina della Fede come Fiducia supplicans possono richiedere, nei loro aspetti pratici, più o meno tempo per la loro applicazione a seconda dei contesti locali e del discernimento di ogni Vescovo diocesano con la sua Diocesi. In alcuni luoghi non ci sono difficoltà per un’applicazione immediata, in altri si dà la necessità di non innovare nulla mentre ci si prende tutto il tempo necessario per la lettura e l’interpretazione.

Alcuni Vescovi, ad esempio, hanno stabilito che ogni sacerdote deve compiere un’opera di discernimento e che potrà, tuttavia, eseguire queste benedizioni solo in privato. Nulla di tutto ciò è problematico se viene espresso con il dovuto rispetto per un testo firmato e approvato dallo stesso Sommo Pontefice, cercando in qualche modo di accogliere la riflessione in esso contenuta.

Ogni Vescovo locale, in virtù del suo proprio ministero, ha sempre il potere di discernimento in loco, cioè in quel luogo concreto che conosce più di altri perché è il suo gregge. La prudenza e l’attenzione al contesto ecclesiale e alla cultura locale potrebbero ammettere diverse modalità di applicazione, ma non una negazione totale o definitiva di questo cammino che viene proposto ai sacerdoti.

3. La situazione delicata di alcuni Paesi

Il caso di alcune Conferenze episcopali deve essere compreso nel proprio contesto. In diversi Paesi ci sono forti questioni culturali e perfino legali che richiedono tempo e strategie pastorali che vanno oltre il breve termine.

Se ci sono legislazioni che condannano con il carcere e in alcuni casi con la tortura e perfino con la morte il solo fatto di dichiararsi omosessuale, va da sé che sarebbe imprudente una benedizione. È evidente che i Vescovi non vogliono esporre le persone omosessuali alla violenza. Resta importante che queste Conferenze episcopali non sostengano una dottrina differente da quella della Dichiarazione approvata dal Papa, in quanto è la dottrina di sempre, ma piuttosto che propongano la necessità di uno studio e di un discernimento per agire con prudenza pastorale in un tale contesto.

In verità, non sono pochi i Paesi che in varia misura condannano, proibiscono e criminalizzano l’omosessualità. In questi casi, al di là della questione delle benedizioni, vi è un compito pastorale grande e di largo respiro che include formazione, difesa della dignità umana, insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa e diverse strategie che non ammettono fretta.

4. La vera novità del documento

La vera novità di questa Dichiarazione, quella che richiede un generoso sforzo di ricezione eda cui nessuno dovrebbe dichiararsi escluso, non è la possibilità di benedire coppie irregolari. È l’invito a distinguere tra due forme differenti di benedizioni: “liturgiche o ritualizzate” e “spontanee o pastorali”. Nella Presentazione si spiega chiaramente che «il valore di questo documento è […] quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica». Questa «riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa».

Sullo sfondo si situa la valutazione positiva della “pastorale popolare” che appare in molti testi del Santo Padre. In questo contesto, il Santo Padre ci invita a una valorizzazione della fede semplice del Popolo di Dio, che anche in mezzo ai suoi peccati esce dall’immanenza e apre il suo cuore per chiedere l’aiuto di Dio.

Per questa ragione, più che a riguardo della benedizione di coppie irregolari, il testo del Dicastero ha adottato l’alto profilo di una “Dichiarazione”, che rappresenta molto di più di un responsum o di una lettera. Il tema centrale, che ci invita in modo particolare ad un approfondimento che arricchisca la nostra prassi pastorale, è la comprensione più ampia delle benedizioni e la proposta di accrescere le benedizioni pastorali, che non esigono le medesime condizioni delle benedizioni in un contesto liturgico o rituale. Di conseguenza, al di là della polemica, il testo richiede uno sforzo di riflessione serena, con cuore di pastori, scevro da ogni ideologia.

Sebbene qualche Vescovo consideri prudente per il momento non dare queste benedizioni, resta vero che tutti necessitiamo di crescere nella convinzione che le benedizioni non ritualizzate non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve, non sono una giustificazione di tutte le sue azioni, non sono una ratifica della vita che conduce. Quando il Papa ci ha chiesto di crescere in una comprensione più ampia delle benedizioni pastorali, ci ha proposto di pensare ad un modo di benedire che non richiede di porre tante condizioni per realizzare questo semplice gesto di vicinanza pastorale, che è un mezzo per promuovere l’apertura a Dio in mezzo alle più diverse circostanze.

5. Come si presentano concretamente queste “benedizioni pastorali”? 

Per distinguersi chiaramente dalle benedizioni liturgiche o ritualizzate, le “benedizioni pastorali” debbono essere soprattutto molto brevi (cfr. n. 28). Si tratta di benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale. Se si avvicinano insieme due persone per invocarla, semplicemente si chiede al Signore pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono. Allo stesso tempo si chiede che possano vivere il Vangelo di Cristo in piena fedeltà e che lo Spirito Santo possa liberare queste due persone da tutto ciò che non corrisponde alla sua volontà divina e di tutto ciò che richiede purificazione.

Questa forma di benedizione non ritualizzata, con la semplicità e la brevità della sua forma, non pretende di giustificare qualcosa che non sia moralmente accettabile. Ovviamente non è un matrimonio, ma non è neanche un’“approvazione” né la ratifica di qualcosa. È unicamente la risposta di un pastore a due persone che chiedono l’aiuto di Dio. Perciò, in questo caso, il pastore non pone condizioni e non vuole conoscere la vita intima di queste persone.

Poiché alcuni hanno manifestato la domanda sul come potrebbero essere queste benedizioni, vediamo un esempio concreto: immaginiamo che in mezzo ad un grande pellegrinaggio una coppia di divorziati in una nuova unione dicano al sacerdote: “Per favore ci dia una benedizione, non riusciamo a trovare lavoro, lui è molto malato, non abbiamo una casa, la vita sta diventando molto pesante: che Dio ci aiuti!”.

In questo caso, il sacerdote può recitare una semplice orazione come questa: «Signore, guarda a questi tuoi figli, concedi loro salute, lavoro, pace e reciproco aiuto. Liberali da tutto ciò che contraddice il tuo Vangelo e concedi loro di vivere secondo la tua volontà. Amen». E conclude con il segno della croce su ciascuno dei due.

Si tratta di 10 o 15 secondi. Ha senso negare questo tipo di benedizioni a queste due persone che la implorano? Non è il caso di sostenere la loro fede, poca o molta che sia, di aiutare le loro debolezza con la benedizione divina, e di dare un canale a questa apertura alla trascendenza che potrebbe condurli a essere più fedeli al Vangelo?

A scanso di equivoci, la Dichiarazione aggiunge che, quando la benedizione è chiesta da una coppia in situazione irregolare, «benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici […] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso» (39). Resta chiaro, pertanto, che non deve avvenire in un posto importante dell’edificio sacro o di fronte all’altare, perché anche questo creerebbe confusione.

Per questa ragione, ogni Vescovo nella sua Diocesi è autorizzato dalla Dichiarazione Fiducia supplicans ad attivare questo tipo di benedizioni semplici, con tutte le raccomandazioni di prudenza e di attenzione, ma in nessun modo è autorizzato a proporre o ad attivare benedizioni che possano somigliare a un rito liturgico.

6. Catechesi

In alcuni luoghi, forse, sarà necessaria una catechesi che aiuti tutti a intendere che questo tipo di benedizioni non sono una ratifica della vita che conducono coloro che le invocano. Ancora di meno sono una assoluzione, in quanto questi gesti sono lontani dall’essere un sacramento o un rito. Sono semplici espressioni di vicinanza pastorale che non pongono le medesime esigenze di un sacramento né di un rito formale. Dovremo abituarci tutti ad accettare il fatto che, se un sacerdote dà questo tipo di benedizioni semplici, non è un eretico, non ratifica nulla, non sta negando la dottrina cattolica.

Possiamo aiutare il Popolo di Dio a scoprire che questo tipo di benedizioni sono solo semplici canali pastorali che aiutano le persone a manifestare la propria fede, sebbene siano grandi peccatori. Per questo, nel dare queste benedizioni a due persone che insieme si avvicinano per implorarla spontaneamente, non le stiamo consacrando né ci stiamo congratulando con loro né stiamo approvando questo tipo di unione. In realtà lo stesso accade quando si benedicono i singoli individui, in quanto il singolo individuo che chiede una benedizione – non l’assoluzione – potrebbe essere un grande peccatore, ma non per questo gli neghiamo questo gesto paterno nel mezzo della sua lotta per sopravvivere.

Se questo viene chiarito grazie ad una buona catechesi, possiamo liberarci dalla paura che queste nostre benedizioni possano esprimere qualcosa di inadeguato. Possiamo essere ministri più liberi e forse più vicini e fecondi, con un ministero carico di gesti di paternità e di vicinanza, senza paura di essere fraintesi.

Chiediamo al Signore appena nato di riversare su tutti una generosa e gratuita benedizione per poter vivere un santo e felice 2024.

Víctor Manuel Card. Fernández

Prefetto

Mons. Armando Matteo

Segretario per la Sezione Dottrinale

Il Papa e la «correzione» sulle benedizioni per i gay: «Siano velocissime e senza Rituale, non sono matrimoni»

diEster Palma – Corriere della sera – 5 Gennaio

Dopo le proteste sulla pubblicazione del documento «Fiducia Supplicans», dello scorso 18 dicembre, firmato dal cardinale prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, l’argentino  «Tucho» Fernández, il Vaticano corre ai ripari 

Non si placano in tutto il mondo cattolico le polemiche e la confusione sulle benedizioni alle coppie gay e irregolari (cioè non sposate in chiesa o formate da divorziati risposati). E ora il Vaticano frena: «Siano molto brevi, di 10-15 secondi, senza l’uso del Rituale e del Benedizionale», proprio per «distinguerle chiaramente dalle benedizioni liturgiche e ritualizzate», proprio per ribadire che la dottrina della Chiesa sul matrimonio non cambia. E aggiunge la nota vaticana: «Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio, quale unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli e ciò che lo contraddice. Questa convinzione è fondata sulla perenne dottrina cattolica del matrimonio. Soltanto in questo contesto i rapporti sessuali trovano il loro senso naturale, adeguato e pienamente umano. La dottrina della Chiesa su questo punto resta ferma». Arriva quindi un deciso stop a chi sperava che la Chiesa si avviasse a un’apertura verso i matrimoni gay: «Se due persone invocano una benedizione, semplicemente si chiede al Signore pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono». 

La «rivolta» delle Chiese «periferiche»

Tutto è nato dal documento «Fiducia Supplicans», dello scorso 18 dicembre, firmato dal cardinale prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, l’argentino  Victor Manuel «Tucho» Fernández, cui il Papa, di cui è molto amico, ha dato, il 1 luglio 2023, l’incarico che fu anche di Joseph Ratzinger.  Il dicastero, nato nel 1542 per volontà di papa Paolo III col nome di Sant’Uffizio, ha il compito di vigilare sulle questioni della fede e della dottrina. Il Documento fortemente voluto da «Tucho» Fernandez sembrava invece  aprire, se non proprio ai matrimoni gay o irregolari, almeno alla possibilità di una benedizione in chiesa di tali coppie. Ma nel mondo cattolico, non solo quello più tradizionalista, c’è stata una sorta di rivolta, con intere Conferenze episcopali, da quelle africane alle russe, a cardinali, dal Sudamerica, all’Asia, alla Spagna, che hanno affermato che non avrebbero mai permesso tali benedizioni nelle loro diocesi. Insomma, a protestare molto vivacemente sono proprio quelle chiese «periferiche» tanto amate e sostenute dal Papa. Che ora ha evidentemente deciso di frenare e correggere il tiro.

Cosa dice la dottrina sul matrimonio cattolico

Il tema della discordia è proprio quello del matrimonio cattolico, che può celebrarsi solo fra un uomo e una donna, deve essere aperto alla procreazione e, a meno di annullamenti alla Sacra Rota, possibilità su cui peraltro lo stesso Francesco ha più volte raccomandato rigore, per coppie che non sono mai state sposate in precedenza, essendo il matrimonio cattolico indissolubile. Ma non solo: per la Chiesa cattolica i rapporti gay e quelli irregolari sono peccato grave. Ora non si tratta di non benedire un peccatore, sarebbe fuori dalla dottrina e si è sempre fatto (essendo tutti, per lama di non benedire il peccato, come appunto sono considerate le unioni gay e irregolari. In altre parole, secondo la bimillenaria dottrina della Chiesa, si può benedire una coppia omosessuale o di divorziati, ma a patto che si impegni a pentirsi, ravvedersi e a non peccare più, come nel Vangelo stesso Gesù dice all’adultera a rischio di lapidazione. Piaccia o no, questa è la dottrina: ed è questo che ha scatenato le proteste.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla certezza della presenza di Maria

Cari amici, la fede di Maria è la fede della Chiesa. La Chiesa non ha altra fede che quella di Maria; al momento dell’Annunciazione la Madonna ha dato quel sì esemplare che ha consentito l’Incarnazione e la Redenzione. Il grande dono che la Madonna ci ha fatto in questo tempo in cui la fede cristiana è sotto attacco in maniera inaudita e i Paesi di antica cristianità stanno cancellando la fede per tornare al paganesimo.

Il mondo nuovo senza Dio che viene proposto dai pagani moderni non è diverso dal modo di pensare antico che venerava gli idoli. In questa crisi spirituale del nostro tempo che si è manifestata attraverso il rifiuto della fede e della Croce della quale non si riesce a dare una spiegazione vera e propria, c’è una nostalgia per il ritorno alla caverna dal quale Cristo ci ha tirato fuori ed è un processo che non si riesce ad arrestare.

Benché, grazie a Dio, ci sono molte conversioni, quelli che perdono la fede sono numerosissimi; il processo di scristianizzazione è sempre più accelerato tant’è che si è passati dall’indifferenza all’aggressione, al fastidio, al dileggio, non solo da parte di persone di diversa religione, ma anche da parte di coloro che hanno scelto di uscire dalla Chiesa.

In questo contesto, quello che si manifesta con chiarezza è senza dubbio la presenza di Maria. Il mondo è diventato ingovernabile: la guerra, i pericoli, la mancanza di valori, l’aggressione alla Chiesa dall’interno e dall’esterno. Ci si chiede quale sarà il futuro; in questo contesto i mariani hanno la grazia che, avendo seguito la Madonna in tutti questi anni da Fatima a Medjugorje, mantengono la certezza della Sua presenza.

La Madonna ci ha fatto questa profezia di cui Lei stessa ne è l’esecutrice, è Colei che indica la strada, Colei che opera in nome dell’Onnipotente. La Madonna è qui per salvare le anime e per assicurare al mondo un futuro. Questo progetto è lungo nel tempo, ma ha una configurazione cronologica che parte, appunto, dal 1917 e che continua ora a Medjugorje. La presenza di Maria come Regina della pace e i segni che ci dà della sua regalità, sono la certezza del suo operare nella Storia. La Madonna nomina apertamente gli Stati e i popoli perché Lei stessa è protagonista della Storia, è la nostra speranza, è la nostra certezza, è la nostra pace.

Attraverso la resistenza nella fede andiamo con Maria verso la sua vittoria che è il mondo nuovo della pace. Se non ci fossero le parole di Maria saremmo in balìa di noi stessi, vagheremmo al buio e senza meta. È inconcepibile la Storia bimillenaria della Chiesa senza le apparizioni mariane o quelle di Gesù perché Dio nella sua Provvidenza ritiene che questo sia necessario per rinverdire la Divina Rivelazione, per rinverdirci il Vangelo e la presenza di Cristo. Questo è il compito di Maria, serva di Dio che porta le nazioni e i popoli verso Gesù.

Nella nostra preghiera quotidiana personale dobbiamo entrare in colloquio con Gesù, Signore della Storia e con Maria che Dio ci ha dato come guida spirituale, come protezione, come stella del mattino che ci illumina. Chi entra in questa dimensione esce dalla paura; acquisisce serenità, lucidità di giudizio, la dimensione vera del momento caotico nel quale viviamo comprendendo che l’umanità è veramente al bivio.

Entriamo ogni giorno, con la nostra preghiera, in questa dimensione. Rinverdiamo ogni giorno la certezza della presenza di Maria, del suo aiuto, della sua protezione, della sue iniziative di salvezza. Usciamo dalla tiepidezza nella quale siamo entrati. Prendiamo consapevolezza che l’unica salvezza che Dio ci ha dato è Maria.

Decidiamo di seguire e ascoltare Maria, non ci tradirà mai. La Provvidenza, attraverso Maria, opera in questo momento storico di passaggio di liberazione.

Il trionfo di Maria è una certezza!

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”  

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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