"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 47 di 186

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Sono d’accordo con Padre Livio e  lo esplicito in 12 punti

Carissimo padre Livio

Sono d’accordo con lei e glielo espliciterò in 12 punti.

Prima però noto che anche a Noè fu detto che avrebbe avuto 7 giorni di tempo prima del diluvio.

Poi noto che coloro che stanno prendendo sul serio ciò che sta accadendo (fatti storici, apparizioni e messaggi della Madonna, visioni mistiche attendibili), anche se forse in diminuzione, sono MOLTO PIÙ NUMEROSI rispetto ai tempi di Noè e che il miracolo di Radio Maria non ha eguali in diffusione e azione.

Ecco i 12 punti.

1) “La terza guerra mondiale a pezzi” (Papa Francesco) è in atto da tempo: Israele da quando è nata come stato dopo la seconda guerra mondiale (fatto storico impressionante perché i nostri fratelli ebrei non avevano un loro territorio da ormai 2000 anni); Corea; Vietnam; due volte in Afghanistan; ex Jugoslavia; Iraq; Africa in tantissimi stati; Siria e Iraq con il califfato; terrorismo islamico in tutto il mondo – compresi gli Stari Uniti nel 2001…ecc. ecc.).

2) L’entrata in guerra direttamente della Russia, con l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, è un fatto dirompente, perché coinvolge una delle nazioni che, negli ultimi secoli, sono state determinanti nella storia del mondo (sconfitta di Napoleone; guerra col Giappone; instaurazione della dittatura comunista; guerra alla Polonia con arrivo fino a Varsavia nel 1920; sconfitta di Hitler; stermini comunisti di classe soprattutto in Ucraina; dominio diretto della Russia comunista per oltre 70 anni su gran parte dell’Europa e dell’Asia; diffusione del comunismo in tutto il mondo e stragi fratricide in Vietnam e Cambogia a causa di esso; repressioni in Ungheria e Cecoslovacchia; invasione dell’Afghanistan…ecc. ecc.).

3) L’invasione dell’Ucraina ha una motivazione esplicita che affonda le sue radici nell’apparato ideologico/religioso sacrilego del mito della Terza Roma, presente e dominante in Russia da secoli, perfino in qualche modo durante i 70 anni di comunismo ateo.

4) Questa motivazione apocalittica è purtroppo compatibile con un ricorso reale, e non solo minacciato, alle armi atomiche da parte della Russia.

5) Questa motivazione apocalittica tende a creare un clima in cui, come negli anni dal 1983 al 1985, anche il minimo errore umano (o dell’intelligenza artificiale) può innescare una catastrofe planetaria a catena.

6) L’invasione dell’Ucraina è plausibilmente solo il primo di tanti atti violenti volti a ridisegnare il potere mondiale, con un aggregarsi più o meno ravvicinato intorno alla Russia dei paesi BRICS (oltre alla Russia: Brasile, India, Cina e Sudafrica) e di altri che si stanno aggiungendo.

7) È improbabile che chi ha iniziato una guerra di invasione per purificare il mondo – e gli altri che si stanno aggregando per cambiare gli equilibri del potere mondiale – si fermino a fronte di qualche ritardo nei loro piani.

8) È improbabile che l’Occidente lasci che gli equilibri vengano cambiati senza reagire con le armi.

9) L’Occidente però non vuole Dio ed è attraversato dalla più grande e pervasiva apostasia in 2000 anni di cristianesimo, accompagnata dalla negazione luciferina del nostro essere creature limitate, che nascono e muoiono (basterebbe uno “starnuto” del sole per mandarci tutti arrosto).

10) La Madonna a Fatima, Medjugorje e in altre manifestazioni attendibili (escludiamo i “santoni” profittatori) non fa che dichiarare apertamente ció a cui gli stessi segni dei tempi elencati prima mostrano che stiamo andando incontro.

11) La Madonna dal 1981 ci invita ogni giorno a pregare e a convertirci, ritornando alla nostra vera natura di creature dipendenti, fragili, peccatrici.

12) Il fatto che lo faccia a Medjugorje tutti i giorni dal 24 giugno 1981, insieme con la comprovata attendibiiità dei veggenti, non fa che AVVALORARE la Sua e nostra lettura dell’ECCEZIONALITÀ dei tempi che stiamo vivendo (non apparirebbe cosí a lungo se i tempi non fossero cosí eccezionali). TUTTO fa oensare che si tratti dei tempi del primo grande combattimento spirituale della fase finale della storia umana profetizzata dal libro della Genesi, da Gesù Cristo, da San Paolo e da San Giovanni apostoli, limitandoci a loro tre, che non è poco, credo.

Guido (Torino)


Caro Guido,

hai fatto una sintesi molto lucida e interessante della situazione internazionale, che converge verso la conclusione con la quale concordo pienamente e cioè che siamo già nei tempi della fase finale della storia, quella del primo grande combattimento spirituale.

Ave Maria

Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le  troverai man mano nella sezione: (Il Combattimento spirituale).

20. Sentirisi perdonati da Dio è la gioia più grande

 Nel tuo cammino di conversione stai sperimentando la potenza della grazia che cambia la vita. Pensa a quello che eri e a quello che sei. Pieno di stupore ti chiedi come ti sia potuto capitare un cambiamento così radicale. Quasi non credi a ciò che ti sta accadendo e ti pare di sognare. Che sia tutto un’illusione, come sentenziano quelli che credono soltanto in ciò che toccano? 

Tu sei sempre la medesima persona, non c’è dubbio. Ma la tua condizione esistenziale non è più quella di prima. Porti ancora molte debolezze e condizionamenti del passato. Non hai ancora fugato le tue paure e le tue incertezze. Tuttavia sei consapevole che un evento inaspettato ha sconvolto la tua vita. Hai incontrato Dio e tu non sei più quello di prima. Sei in grado di misurare la distanza infinita fra un’esistenza senza Dio e un’esistenza con Dio. Tutto  cambia radicalmente.

 E’ un’illusione? Lo pensa chi non ha fatto questa sconvolgente esperienza. Ma chi ne è stato il protagonista sa che non c’è nulla di più reale. Prima eri nelle tenebre, ora sei nella luce. Prima eri nell’angoscia, ora sei nella pace. Prima eri soggetto a una insopportabile schiavitù, ora ti senti una persona libera. Prima eri infelice e senza speranza. Ora sei felice, anche se devi combattere. Prima eri solo e disperato. Ora sei amico intimo del tuo Creatore.

Il cambiamento di vita che l’Onnipotente opera con la conversione di una persona è il più stupefacente dei miracoli. Ed è anche il più quotidiano, quello che tutti possono costatare e sperimentare personalmente.

            Ora che ti sei confessato, sperimenti nel tuo cuore una leggerezza sconosciuta, che quasi ti fa volare. Ma soprattutto senti salire dal profondo una gioia ineffabile, che colma gli occhi di lacrime. Incominci a renderti conto che Dio ti ha perdonato e che non c’è più il peso del male che ti atterriva davanti a lui. Hai avuto l’umiltà e il coraggio di affidare alla divina Misericordia il bagaglio pesante del peccato che ti premeva sulla spalle ed ora ti senti libero come mai lo eri stato.

Fai fatica a realizzare che tutto sia avvenuto nel più semplice dei modi. Pensavi che fosse così difficile uscire dalla palude del male e a dare inizio una vita nuova. Ti immaginavi chissà quali ostacoli da superare e quali prezzi da dover pagare. Speravi e temevi nel medesimo tempo.

Certo, hai dovuto fare la fatica del cuore e in certi momenti ti sembrava di sudare sangue. Ma poi è bastato il gesto di aprire la porta, fare entrare l’ospite misterioso, inginocchiarsi alla sua presenza, chiedere il suo perdono. Ora hai capito la cosa più importante: Il segreto della felicità è di chiedere umilmente perdono.

Ti ricordi lo sguardo di Gesù a Pietro, nel momento in cui lo aveva rinnegato tre volte ? E’ bastato che l’apostolo scoppiasse in lacrime, perché tutto gli fosse perdonato. Ora anche tu sei immerso in questo mare pacifico del perdono e ti interroghi sul perché di una grazia così grande. Stai facendo l’esperienza della gratuità dell’amore di Dio e il tuo cuore è colmo di stupore.

Ti eri allontanato dal tuo Creatore, lo avevi disprezzato e infine ignorato. Ma il peso del male e l’inquietudine repressa ti opprimevano. Ora invece ti sei riconciliato. Hai sperimentato l’abbraccio del Padre, l’amicizia del Figlio, il bacio dello Spirito. L’Onnipotente, senza chiederti nulla se non l’apertura del cuore, ha cancellato tutti i tuoi debiti e ti ha accolto di nuovo fra i suoi amici.

Ti ha ridato tutto ciò che avevi perso, senza nulla toglierti. C’è una gioia più grande del perdono di Dio? Che cosa ci potrebbe rallegrare di più del fatto di essere riammessi nella sua casa e nella sua famiglia? Ti chiedi se ciò sia vero e come sia potuto avvenire un miracolo così grande.

Eppure è tutto vero, perché tu sei diverso. Sei una persona ancora fragile, ma contenta come mai lo eri stata.  Il sole dell’amore di  Dio ti illumina e ti riscalda. Il perdono del Padre ti ha tolto dalle spalle una macina da mulino che ti schiacciava.

Ora però devi compiere un passo non meno importante. Come Dio ti ha perdonato, anche tu devi perdonare te stesso. Non è facile, se non sei umile. Il perdono divino va accolto con gratitudine e fatto proprio. Deve diventare carne della tua carne e sangue del tuo sangue. Non dire mai: “Non posso perdonarmi”, quando Gesù ti ha già assolto.

Sappi che anche i nostri peccati più gravi sono sempre inferiori alla sua infinita misericordia. Il nemico usa il tuo orgoglio per irrigidirti contro te stesso.  In questo modo blocca la porta del tuo cuore e ti impedisce di gustare la grazia del perdono. “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti, nessuno fa il bene, neppure uno”  (Sal 52, 4) sentenzia, non senza sgomento, il salmista. Tu pensi di essere diverso? Per ogni uomo vale quanto afferma l’apostolo Paolo: “ Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” ( Rm 5,20).  Accetta dunque di perdonarti così radicalmente e totalmente come Dio ti ha perdonato per mezzo della Croce di Gesù Cristo.

 Quando il perdono di Dio sovrabbonda nel tuo cuore, allora non ti sarà difficile perdonare agli altri. Quando eri nelle tenebre dividevi gli uomini in amici e in nemici. In realtà eri pronto a morderti con tutti, perché questa è la legge della carne, che cerca se stessa a scapito degli altri.

Se qualcuno ti aveva fatto del male, lo avevi inserito nelle tue liste di proscrizione, pronto a far scattare la legge dell’occhio per occhio. In una concezione della vita senza Dio, dove l’uomo è lupo all’uomo, o si sbrana o si è sbranati. E’ il dinamismo della vita infernale, che satana cerca di instaurare sulla terra.

Ora ne sei uscito e hai scoperto, forse per la prima volta, il sentimento della compassione per i tuoi simili. Hai sperimentato quanto Dio sia stato misericordioso con te. Il tuo cuore di pietra si è spezzato e ora guardi agli altri con occhi nuovi. Vedi la loro miseria e la loro infelicità, che erano fino a poco tempo fa anche le tue. Senti quanto sono vere le parole del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Caro amico, gusta fino in fondo l’immensa grazia di esserti riconciliato con Dio, con te stesso e col tuo prossimo. Guarda a colui che dall’alto della Croce l’ha effusa sul tuo cuore. Ora ti sei anche riconciliato con la vita, che fra i denti maledicevi, perché Gesù te ne ha fatto scoprire la bellezza e la grandezza.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla Divina Provvidenza

Cari amici, della Divina Provvidenza abbiamo un concetto un po’ restrittivo. Per noi è quell’aiuto che Dio ci dà in determinati momenti, quando abbiamo indigenze, quando non abbiamo mezzi per vivere. Il concetto che Dio vede e provvede ad aiutarci dove abbiamo bisogno è certamente corretto ma non è tutto qui.

Il concetto di Divina Provvidenza deve essere compreso in tutta la sua grandiosità e in tutta la sua bellezza perché è una grande manifestazione dell’amore di Dio per la sua Creazione.

Dobbiamo, allora, allargare il concetto di Divina Provvidenza che è connesso al fatto che il mondo è stato creato da Dio dal nulla. Nella visione cristiana della vita Dio è Creatore del mondo, delle sue creature e se ne prende cura. Il fine della Creazione è la gloria di Dio, che non deve essere intesa egoisticamente come se fosse fine a se stessa, ma la Sua gloria viene riversata sulle creature. La gloria di Dio è l’uomo vivente.

Dio ha cura delle cose create, le conserva, le mantiene in vita. Nell’atto creatore, Dio infonde l’essere e lo sostiene. Se Dio non sorreggesse il mondo, esso cadrebbe nel nulla. Dio crea il mondo, lo conserva e lo dirige al proprio fine che è la gloria di Dio.

Dio conserva, guida con le leggi che ha dato e vigila su ciò che ha creato, soprattutto sulla Terra e sull’umanità. Qui, infatti, Dio ha a che fare con degli esseri liberi che hanno la possibilità di dirigere la propria vita come Dio vuole, e quindi andare verso la salvezza eterna, oppure deviare e andare verso la perdizione. Quando gli uomini deviano, Dio interviene per salvarli.

Dio ha creato tutte le anime immortali, presenti già negli embrioni e se ne prende cura intervenendo perché restino per sempre sulla via della salvezza.

Dio interviene nella Storia umana rispettandone la libertà, a differenza della natura che obbedisce alle leggi predeterminate da Dio. Quando la libertà degli uomini devia verso la perdizione, Dio interviene con la sua Misericordia e con la grazia con cui interpella la creatura nella sua libertà e responsabilità, la fa riflettere e la guida sulla strada giusta.

Dio interviene nella vita di ciascuno di noi. Questa affermazione urta un po’ quelli che non credono in Dio adducendo come motivazione la presenza del male nel mondo. Il male del mondo è causato dalle deviazioni della natura e talvolta è opera delle mani dell’uomo. Dio ha cura di ogni creatura nel senso che mette a disposizione la sua onnipotenza d’amore affinché raggiunga il suo fine che è la vita eterna.

Quando si parla del male del mondo, che sembrerebbe trascurato da Dio, si adduce la motivazione dell’ingiustizia nel confronti di tanti bambini che soffrono e dei tanti bambini uccisi con l’aborto. La Chiesa ci dice che possiamo affidarli alla Divina Misericordia e non è escluso che queste anime siano in Paradiso. In passato si pensava che i bambini non nati stessero nel limbo.

Il problema del male è certamente quello che solleva più obiezioni nei confronti della Provvidenza Divina, ma anche nei casi più disperati possiamo vedere come essa conduca ugualmente tutti al fine per cui Dio li ha creati, cioè la vita eterna. Senza la luce della fede è certamente difficile comprendere questo ragionamento che implica credere nell’esistenza di Dio e nella sua cura continua sul Creato.

L’obiezione che nega la Provvidenza perché c’è il male nel mondo, ha comunque degli spiragli di luce. La Madonna ha detto che quando entreremo nella vita eterna il Padre Celeste ci spiegherà ogni cosa e tutto ci sembrerà chiaro.

Veramente, allora, possiamo dire che la nostra vita è guidata dalla Divina Provvidenza. Dio ci guarda con amore, come una madre guarda suo figlio. Dio vede e provvede. Dio ama. Dio protegge. Dio guida. Non c’è un istante della nostra vita in cui Dio non ha cura di noi.

Se noi avessimo l’occhio attento potremmo vedere quante volte Dio interviene nella nostra vita e nella nostra giornata. La nostra vita è veramente protetta e guidata. Dio interviene per proteggerci ma anche per scuoterci, per approvarci, per incoraggiarci e lo fa con segni esterni, con le persone, con cose che sembrano fortuite.

Al termine della giornata rivediamo tutto quello che ci è successo e ci accorgeremo di quante volte Dio è intervenuto per proteggerci, per guidarci, per aiutarci, per darci la risposta che abbiamo chiesto nelle preghiere.           
Se il mondo va ancora avanti è perché Dio vede, provvede e protegge.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“APOSTOLI DI MARIA” – Puntata 10

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Il Papa risponde ai Dubia di cinque cardinali

I cardinali Brandmüller, Burke, Sandoval Íñiguez, Sarah e Zen Ze-kiun hanno presentato al Papa 5 domande con la richiesta di un chiarimento su alcune questioni relative alla interpretazione della Divina Rivelazione, sulla benedizione delle unioni con persone dello stesso sesso, sulla sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa, sulla ordinazione sacerdotale delle donne e sul pentimento come condizione necessaria per l’assoluzione sacramentale

Vatican News 2 Ottobre 2023

Papa Francesco ha risposto a 5 Dubia che gli avevano fatto pervenire nel luglio scorso i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke con l’appoggio di altri tre cardinali, Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen Ze-kiun. Le domande dei porporati, in italiano, e le risposte del Papa, in spagnolo, sono state pubblicate oggi sul sito del Dicastero per la Dottrina della Fede. Di seguito il testo con una nostra traduzione in italiano delle risposte del Papa:

1) Dubium circa l’affermazione che si debba reinterpretare la Divina Rivelazione in base ai cambiamenti culturali e antropologici in voga.

Dopo le affermazioni di alcuni vescovi, che non sono state né corrette né ritrattate, si chiede se nella Chiesa la Divina Rivelazione debba essere reinterpretata secondo i cambiamenti culturali del nostro tempo e secondo la nuova visione antropologica che questi cambiamenti promuovono; oppure se la Divina Rivelazione sia vincolante per sempre, immutabile e quindi da non contraddire, secondo il dettato del Concilio Vaticano II, che a Dio che rivela è dovuta “l’obbedienza della fede”(Dei Verbum 5); che quanto è rivelato per la salvezza di tutti deve rimanere “per sempre integro” e vivo, e venire “trasmesso a tutte le generazioni” (7) e che il progresso della comprensione non implica alcun mutamento della verità delle cose e delle parole, perché la fede è stata “trasmessa una volta per sempre” (8), e il Magistero non è superiore alla parola di Dio, ma insegna solo ciò che è stato trasmesso (10).

Risposte di Papa Francesco

Cari fratelli,

benché non sempre mi sembri prudente rispondere alle domande rivoltemi direttamente, e sarebbe impossibile rispondere a tutte, in questo caso ho ritenuto opportuno farlo data la vicinanza del Sinodo.

Risposta alla prima domanda

a) La risposta dipende dal significato che attribuite alla parola “reinterpretare”. Se è intesa come “interpretare meglio”, l’espressione è valida. In questo senso, il Concilio Vaticano II affermò che è necessario che, con il lavoro degli esegeti – e aggiungo, dei teologi – “maturi il giudizio della Chiesa” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 12).

b) Pertanto, se è vero che la divina Rivelazione è immutabile e sempre vincolante, la Chiesa deve essere umile e riconoscere di non esaurire mai la sua insondabile ricchezza e di avere bisogno di crescere nella sua comprensione.

c) Di conseguenza, cresce anche nella comprensione di ciò che essa stessa ha affermato nel suo Magistero.

d) I cambiamenti culturali e le nuove sfide della storia non modificano la Rivelazione, ma possono stimolarci a esprimere meglio alcuni aspetti della sua traboccante ricchezza che offre sempre di più.

e) È inevitabile che ciò possa portare a una migliore espressione di alcune affermazioni passate del Magistero, ed è infatti successo così lungo la storia.

f) D’altra parte, è vero che il Magistero non è superiore alla Parola di Dio, ma è anche vero che sia i testi delle Scritture che le testimonianze della Tradizione necessitano di un’interpretazione che permetta di distinguere la loro sostanza perenne dai condizionamenti culturali. Questo è evidente, ad esempio, nei testi biblici (come Esodo 21, 20-21) e in alcuni interventi magisteriali che tolleravano la schiavitù (Cfr. Niccolò V, Bolla Dum Diversas, 1452). Non è un argomento secondario dato il suo intimo legame con la verità perenne della dignità inalienabile della persona umana. Questi testi hanno bisogno di un’interpretazione. Lo stesso vale per alcune considerazioni del Nuovo Testamento sulle donne (1 Corinzi 11, 3-10; 1 Timoteo 2, 11-14) e per altri testi delle Scritture e testimonianze della Tradizione che oggi non possono essere ripetuti così come sono.

g) È importante sottolineare che ciò che non può cambiare è ciò che è stato rivelato “per la salvezza di tutti” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 7). Perciò la Chiesa deve discernere costantemente ciò che è essenziale per la salvezza e ciò che è secondario o è meno direttamente connesso a questo obiettivo. Mi interessa ricordare ciò che San Tommaso d’Aquino affermava: “quanto più si scende ai particolari, tanto più aumenta l’indeterminatezza” (Summa Theologiae 1-1 1, q. 94, art. 4).

h) Infine, una sola formulazione di una verità non potrà mai essere adeguatamente compresa se viene presentata solitaria, isolata dal ricco e armonioso contesto dell’intera Rivelazione. La “gerarchia delle verità” implica anche collocare ciascuna di esse in adeguata connessione con le verità più centrali e con l’insieme dell’insegnamento della Chiesa. Ciò può infine portare a diversi modi di esporre la stessa dottrina, anche se “a quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ciò può sembrare un’imperfetta dispersione. Ma la realtà è che tale varietà aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dell’inesauribile ricchezza del Vangelo (Evangelii gaudium, 40). Ogni corrente teologica ha i suoi rischi, ma anche le sue opportunità.

2) Dubium circa l’affermazione che la diffusa pratica della benedizione delle unioni con persone dello stesso sesso, concorderebbe con la Rivelazione e il Magistero (CCC 2357).

Secondo la Divina Rivelazione, attestata nella Sacra Scrittura, che la Chiesa “per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone” (Dei Verbum 10): “In principio” Dio creò l’uomo a sua immagine, maschio e femmina li creò e li benedisse, perché fossero fecondi (cfr Gen l, 27-28), per cui l’Apostolo Paolo insegna che negare la differenza sessuale è la conseguenza della negazione del Creatore (Rom l, 24-32). Si chiede: può la Chiesa derogare a questo “principio”, considerandolo, in contrasto con quanto insegnato da Veritatis splendor 103, come un semplice ideale, e accettando come “bene possibile” situazioni oggettivamente peccaminose, come le unioni con persone dello stesso sesso, senza venir meno alla dottrina rivelata?

Risposta di Papa Francesco alla seconda domanda

a) La Chiesa ha una concezione molto chiara del matrimonio: un’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli. Solo a questa unione si può chiamare “matrimonio”. Altre forme di unione lo realizzano solo “in modo parziale e analogico” (Amoris laetitia 292), per cui non possono essere chiamate strettamente “matrimonio”.

b) Non è solo una questione di nomi, ma la realtà che chiamiamo matrimonio ha una costituzione essenziale unica che richiede un nome esclusivo, non applicabile ad altre realtà. Senza dubbio è molto di più di un mero “ideale”.

c) Per questa ragione, la Chiesa evita qualsiasi tipo di rito o sacramentale che possa contraddire questa convinzione e far intendere che si riconosca come matrimonio qualcosa che non lo è.

d) Tuttavia, nel rapporto con le persone, non si deve perdere la carità pastorale, che deve permeare tutte le nostre decisioni e atteggiamenti. La difesa della verità oggettiva non è l’unica espressione di questa carità, che è anche fatta di gentilezza, pazienza, comprensione, tenerezza e incoraggiamento. Pertanto, non possiamo essere giudici che solo negano, respingono, escludono.

e) Pertanto, la prudenza pastorale deve discernere adeguatamente se ci sono forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano un concetto errato del matrimonio. Perché quando si chiede una benedizione, si sta esprimendo una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio.

f) D’altra parte, sebbene ci siano situazioni che dal punto di vista oggettivo non sono moralmente accettabili, la stessa carità pastorale ci impone di non trattare semplicemente come “peccatori” altre persone la cui colpa o responsabilità può essere attenuata da vari fattori che influenzano l’imputabilità soggettiva (Cfr. san Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Paenitentia, 17).

g) Le decisioni che, in determinate circostanze, possono far parte della prudenza pastorale, non devono necessariamente diventare una norma. Cioè, non è opportuno che una Diocesi, una Conferenza Episcopale o qualsiasi altra struttura ecclesiale abiliti costantemente e ufficialmente procedure o riti per ogni tipo di questione, poiché tutto “ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma”, perché questo “darebbe luogo a una casuistica insopportabile” (Amoris laetitia 304). Il Diritto Canonico non deve né può coprire tutto, e nemmeno le Conferenze Episcopali con i loro documenti e protocolli variati dovrebbero pretenderlo, poiché la vita della Chiesa scorre attraverso molti canali oltre a quelli normativi.

3) Dubium circa l’affermazione che la sinodalità è “dimensione costitutiva della Chiesa” (Cost.Ap. Episcopalis Communio 6), sì che la Chiesa sarebbe per sua natura sinodale.

Dato che il Sinodo dei vescovi non rappresenta il collegio episcopale, ma è un mero organo consultivo del Papa, in quanto i vescovi, come testimoni della fede, non possono delegare la loro confessione della verità, si chiede se la sinodalità può essere criterio regolativo supremo del governo permanente della Chiesa senza stravolgere il suo assetto costitutivo voluto dal suo Fondatore, per cui la suprema e piena autorità della Chiesa viene esercitata, sia dal Papa in forza del suo ufficio, sia dal collegio dei vescovi insieme col suo capo il Romano Pontefice (Lumen gentium 22).

Risposta di Papa Francesco alla terza domanda

a) Sebbene riconosciate che l’autorità suprema e piena della Chiesa sia esercitata sia dal Papa a motivo del suo ufficio, sia dal collegio dei vescovi insieme al loro Capo, il Romano Pontefice (Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 22), con queste domande stesse manifestate il vostro bisogno di partecipare, di esprimere liberamente il vostro parere e di collaborare, chiedendo così una forma di “sinodalità” nell’esercizio del mio ministero.

b) La Chiesa è un “mistero di comunione missionaria”, ma questa comunione non è solo affettiva o eterea, bensì implica necessariamente una partecipazione reale: non solo la gerarchia, ma tutto il Popolo di Dio in modi diversi e a diversi livelli può far sentire la propria voce e sentirsi parte del cammino della Chiesa. In questo senso possiamo dire che la sinodalità, come stile e dinamismo, è una dimensione essenziale della vita della Chiesa. Su questo punto ha detto cose molto belle san Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte.

c) Altra cosa è sacralizzare o imporre una determinata metodologia sinodale che piace a un gruppo, trasformarla in norma e percorso obbligatorio per tutti, perché ciò porterebbe solo a “congelare” il cammino sinodale ignorando le diverse caratteristiche delle diverse Chiese particolari e la variegata ricchezza della Chiesa universale.

4) Dubium circa il sostegno di pastori e teologi alla teoria che “la teologia della Chiesa è cambiata” e quindi che l’ordinazione sacerdotale possa essere conferita alle donne.

In seguito alle affermazioni di alcuni prelati, che non sono state né corrette né ritrattate, secondo cui col Vaticano II sarebbe cambiata la teologia della Chiesa e il significato della Messa, si chiede se è ancora valido il dettato del Concilio Vaticano II, che “il sacerdozio comune dei fedeli e quello ministeriale differiscono essenzialmente e non solo di grado” (Lumen Gentium IO) e che i presbiteri in virtù del “sacro potere dell’ordine per offrire il sacrificio e perdonare i peccati” (Presbyterorum Ordinis 2), agiscono in nome e nella persona di Cristo mediatore, per mezzo del quale è reso perfetto il sacrificio spirituale dei fedeli? Si chiede, inoltre, se è ancora valido l’insegnamento della lettera apostolica di san Giovanni Paolo II Ordinatio Sacerdotalis, che insegna come verità da tenere in modo definitivo l’impossibilità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, per cui questo insegnamento non è più soggetto a cambiamento né alla libera discussione dei pastori o dei teologi.

Risposta di Papa Francesco alla quarta domanda

a) “Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale differiscono essenzialmente” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 10). Non è opportuno sostenere una differenza di grado che implichi considerare il sacerdozio comune dei fedeli come qualcosa di “seconda categoria” o di minor valore (“un grado più basso”). Entrambe le forme di sacerdozio si illuminano e si sostengono reciprocamente.

b) Quando san Giovanni Paolo II insegnò che bisogna affermare “in modo definitivo” l’impossibilità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, in nessun modo stava denigrando le donne e conferendo un potere supremo agli uomini. San Giovanni Paolo II affermò anche altre cose. Ad esempio, che quando parliamo della potestà sacerdotale “siamo nell’ambito della funzione, non della dignità e della santità”. (san Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 51). Sono parole che non abbiamo accolto a sufficienza. Affermò anche chiaramente che sebbene solo il sacerdote presieda l’Eucaristia, i compiti “non danno luogo alla superiorità di alcuni sugli altri” (san Giovanni Paolo II, Christifideles laici, nota 190; Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Inter Insigniores, VI). Affermò anche che se la funzione sacerdotale è “gerarchica”, non deve essere intesa come una forma di dominio, ma “è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo” (san Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, 27). Se questo non viene compreso e non si traggono le conseguenze pratiche di queste distinzioni, sarà difficile accettare che il sacerdozio sia riservato solo agli uomini e non potremo riconoscere i diritti delle donne o la necessità che esse partecipino, in vari modi, alla guida della Chiesa.

c) D’altra parte, per essere rigorosi, riconosciamo che non è stata ancora sviluppata esaustivamente una dottrina chiara e autorevole sulla natura esatta di una “dichiarazione definitiva”. Non è una definizione dogmatica, eppure deve essere accettata da tutti. Nessuno può contraddirla pubblicamente e tuttavia può essere oggetto di studio, come nel caso della validità delle ordinazioni nella Comunione anglicana.

5) Dubium circa l’affermazione “il perdono è un diritto umano” e l’insistere del Santo Padre sul dovere di assolvere tutti e sempre, per cui il pentimento non sarebbe condizione necessaria per l’assoluzione sacramentale.

Si chiede se sia ancora vigente l’insegnamento del Concilio di Trento, secondo cui, per la validità della confessione sacramentale è necessaria la contrizione del penitente, che consiste nel detestare il peccato commesso con il proposito di non peccare più (Sessione XIV, Capitolo IV: DH 1676), cosicché il sacerdote deve rimandare l’assoluzione quando sia chiaro che questa condizione non è adempiuta.

Risposta di Papa Francesco alla quinta domanda

a) Il pentimento è necessario per la validità dell’assoluzione sacramentale e implica l’intenzione di non peccare. Ma qui non c’è matematica e devo ricordare ancora una volta che il confessionale non è una dogana. Non siamo padroni, ma umili amministratori dei Sacramenti che nutrono i fedeli, perché questi doni del Signore, più che reliquie da custodire, sono aiuti dello Spirito Santo per la vita delle persone.

b) Ci sono molti modi di esprimere il pentimento. Spesso, nelle persone che hanno l’autostima molto ferita, dichiararsi colpevoli è una tortura crudele, ma il solo atto di avvicinarsi alla confessione è un’espressione simbolica di pentimento e di ricerca dell’aiuto divino.

c) Voglio anche ricordare che “a volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all’amore incondizionato di Dio” (Amoris laetitia 311), ma si deve imparare. Seguendo san Giovanni Paolo II, sostengo che non dobbiamo richiedere ai fedeli propositi di correzione troppo precisi e sicuri, che alla fine finiscono per essere astratti o addirittura narcisisti, ma anche la prevedibilità di una nuova caduta “non pregiudica l’autenticità del proposito” (san Giovanni Paolo II, Lettera al Card. William W. Baum e ai partecipanti al corso annuale della Penitenzieria Apostolica, 22 marzo 1996, 5).

d) Infine, deve essere chiaro che tutte le condizioni che di solito si pongono nella confessione generalmente non sono applicabili quando la persona si trova in una situazione di agonia o con le sue capacità mentali e psichiche molto limitate

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla diminuzione del fervore a Medjugorje

Cari amici, il messaggio del 25 settembre 2023 è talmente denso di significato che merita continue riletture e approfondimenti. In particolare, ci sono tre espressioni che ci fanno capire la portata del messaggio. Con la grazia dello Spirito Santo e un’adeguata riflessione proviamo a comprendere quello che la Madonna vuole dirci.

«Cari figli! Vi invito alla preghiera forte. Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù. Perciò, cari figlioli miei, rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie,
affinché il mio cuore materno sia gioioso come nei primi giorni quando vi ho scelti e la risposta era la preghiera giorno e notte ed il cielo non taceva ma ha donato in abbondanza a questo luogo grazie, pace e benedizione.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata»

Quando la Madonna invita a pregare è facile capire cosa vuole dire. Bisogna però capire la motivazione di questa richiesta. Quando a Medjugorje la Madonna ha chiamato e la gente ha risposto con preghiere giorno e notte, il Cielo non taceva e abbondavano pace e benedizioni. Ora, sembra, che l’umanità intera sia coinvolta in questo messaggio; il Cielo tace perché la gente non prega e si è allontanata da Dio.

Dio parla ma la gente non ascolta, la gente non vede i segni dei tempi. I cuori sono chiusi, dilaga l’iniquità.

“Il Cielo non taceva” (perché la gente pregava) sta a significare che il Cielo ora tace perché dilaga l’iniquità, perché è stata rifiutata la Croce, perché siamo diventati pagani, perché l’uomo moderno non vuole Dio, perché – nonostante gli appelli della Madonna – l’umanità non si è convertita, non è tornata a Dio. L’uomo moderno adora se stesso.

Apparentemente il Cielo tace, ma non è così. Il Cielo parla ogni giorno attraverso la presenza quotidiana della Madonna. Ma quanti ascoltano veramente la Madonna? Quante grazie potrebbe darci la Madonna ma non può farlo perché i cuori sono chiusi?

È bensì vero che la Madonna scende dal Cielo sulla Terra ogni giorno. Il Cielo parla attraverso Maria.

Il Cielo parla, la Madonna è presente, ma quanti la ascoltano? Possiamo dire che i seguaci della Gospa stanno diminuendo, molti hanno perso il fervore, molti si sono stancati e hanno orientato la loro curiosità verso qualcosa di più esilarante. L’assottigliamento della risposta alla Madonna è tangibile. Sono sempre meno le orecchie che la ascoltano, nonostante tutto quello che succede nel mondo. La gente non vuole sentire i messaggi del Cielo, si tende a non voler ascoltare.

Oggi, poi, la tendenza non è solo quella del calo di interesse verso la Gospa, molta gente tende a seguire persone che nulla hanno a che fare con le apparizioni e vogliono solamente abbindolare chi ha un animo sensibile e semplice. La mia impressione è che il fervore delle origini sia molto diminuito.

La Madonna parla chiaro e ci dice di rinnovarci in modo tale che il Suo Cuore sia gioioso come i primi giorni. La chiave è lì. Dobbiamo tornare alla risposta dei primi giorni di apparizioni, a quel fervore, a quella fede infiammata. Nel messaggio del 25 settembre 2023 la Madonna parla al mondo intero ma si rivolge soprattutto agli abitanti di Medjugorje. La Regina della pace lo ha detto chiaramente, i messaggi del 25 del mese sono rivolti alla parrocchia, poi a tutti gli altri: «Cari figli, questa parrocchia che ho scelto è una parrocchia speciale, che si distingue dalle altre. Io do grandi grazie a tutti quelli che pregano con il cuore. Cari figli, io do i messaggi prima ai parrocchiani, poi a tutti gli altri. Spetta a voi per primi accogliere i messaggi, e poi agli altri. Voi ne sarete responsabili davanti a me e davanti a mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (1986)

Il quadro è ben delineato, il rifiuto di Dio si allarga nel mondo e la gente si sta disaffezionando anche a Maria, ancora di salvezza.

Gesù stesso ha detto: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18). Questa domanda di Gesù possiamo rivolgerla al nostro tempo: quando verranno i Segreti quante persone saranno pronte in quei tre giorni di grazia che Dio concede per scegliere definitivamente fra il mondo e Dio? Quanti saranno preparati per fare quella scelta?

Da una parte c’è un allargamento dell’indifferenza, dall’altra ci sono delle deviazioni di carattere ideologico da parte di chi ha risposto alla chiamata. La mia impressione è che veramente la schiera della Madonna sarà esigua.

Apparentemente il Cielo tace, le benedizioni e la pace non abbondano come una volta perché c’è un raffreddamento della carità, della speranza, della fede e della preghiera.

Non dobbiamo arrenderci alla potenza del male, ma la Madonna stessa ci indica la strada: tornare alla preghiera forte, di giorno e di notte. Questo tipo di preghiera alimenta costantemente l’unione con Dio, l’intercessione presso Dio e la testimonianza del nostro amore per Dio. Il nostro fervore deve aumentare, deve essere autentico e gioioso, puro.

Purifichiamoci, fortifichiamoci, intercediamo. La Madonna ha bisogno di noi.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“APOSTOLI DI MARIA” – Puntata 9

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