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L’Evangelo di Maria Valtorta

Gentilissimo padre Livio,
ho necessità di un tuo (mi permetto di darti del tu perché dopo oltre trent’anni che ascolto Radio Maria sei come un fratello maggiore, e in Cristo lo sei davvero) autorevole parere.
Da alcune settimane sto leggendo l’Evangelo di Maria Valtorta e solo recentemente ho scoperto che l’opera non ha ricevuto l’imprimatur della Chiesa.
Anzi sul web ho trovato aspre critiche di porporati. Anche qualche approvazione.
Assalito dai dubbi sull’opportunità o meno di proseguire la lettura, se ritenerla edificante o controproducente alla mia spiritualità, mi sono rivolto a un sacerdote al quale ho rappresentato il mio dilemma senza però ricevere risposte esaustive.
Ti chiedo un consiglio per uscire dall’impasse.
Grazie di cuore
Nunzio
Caro Nunzio,
L’ultimo intervento della autorità ecclesiastica al riguardo è stata una lettera del Card Dionigi Tettamanzi, allora Segretario della CEI, che precisava all’Editore che è di competenza dell’Autorità Ecclesiastica dichiarare di origine soprannaturale un’opera come quella.
In altre parole noi possiamo leggere i dieci volumi della Valtorta come un’opera edificante, come ce ne sono altre nella storia della spiritualità cristiana.
Sta facendo del bene in tutto il mondo nella sua traduzione in dieci lingue.
Ha il merito di inestimabile valore di radicare storicamente la persona di Gesù nella sua divinità e nella sua umanità.
L’opera è di alto livello letterario e spirituale, senza errori che riguardano la fede e la morale.
Però non può essere accostata ai quattro vangeli che sono Parola di Dio, cioè Divina Rivelazione, ispirati dallo Spirito Santo.
Marija di Medjugorje, ha chiesto alla Madonna se si poteva leggere questa opera della Valtorta. La Madonna ha riposto: “Sì, si può leggere.”
Ave Maria
Padre Livio
Il piano sapiente della Madonna nella rivelazione dei segreti

Più il tempo dei segreti si avvicina e più si fa pressante l’interrogativo riguardo a come reagirà il mondo nel tempo dell’annuncio. Per mondo intendiamo la totalità delle popolazioni in ogni parte della terra nella varietà delle loro situazioni.
Nella rivelazione dei messaggi la Madonna ha adottato una pedagogia della gradualità, in modo tale da accompagnare le persone verso la comprensione di quello che sta accadendo e guidarle, anche col nostro aiuto, ad aprire il cuore alla preghiera e alla speranza.
Per questo motivo i prime due segreti riguarderanno Medjugorje, in particolare la Parrocchia che la Gospa ha scelto e che ha allargato il suo raggio di influenza ben oltre i suoi confini. Si tratterà, a quanto si dice, di due eventi che sono nel medesimo tempo due ammonimenti, che hanno lo scopo di ravviare il fervore e la vita cristiana non solo dei parrocchiani, ma anche di tutti coloro che hanno riposto alla chiamata.
Il terzo segreto, che riguarda il segno sulla collina delle apparizioni, visibile, indistruttibile, bellissimo e che vien dal Signore, ha un valore fondamentale nel piano della Madonna. Il fine dichiarato è quello di “certificare” l’origine soprannaturale delle apparizioni, e quindi di offrire alla Chiesa in primo luogo e poi all’opinione pubblica mondiale un evento di assoluta credibilità.
Quale sarà la reazione è difficile immaginarlo. I fedeli della Gospa, che già credono, esulteranno per questo dono di Maria e si rafforzeranno ancora di più nelle loro convinzioni. Una parte dei cattolici che sono rimasti nell’incertezza, di fronte a un fatto così eclatante, finiranno per persuadersi.. La stessa cosa si può dire del popolo umile e interiormente ben disposto, ovunque si trovi a qualunque religione appartenga.
A mio avviso è da preventivare una reazione negativa da parte dell’ informazione internazionale, non solo in Occidente, ma anche altrove, ad esempio in Russia o in Cina. Questa reazione sarà intollerante e ostile sia parte delle oligarchie dominanti che dei mass media al loro servizio. In questa prospettiva potremmo assistere a repressioni e a limitazioni delle libertà anche nei paesi democratici.
E’ chiaro che “il nuovo totalitarismo”, che sta imponendo ovunque “ un mondo senza Dio”, vede nel segno di Medjugorje un attacco al suo castello di menzogne e farà di tutto per distruggerlo o squalificarlo. Per i fedeli della Gospa si prospettano giorni di coraggio e di tenace testimonianza.
Arduo prevedere come reagirà l’Islam, che per ha rispetto per la figura di Maria, e come si comporteranno le popolazioni dell’America latina e dell’Africa, molto devote della Madonna. Resta il fatto che il segno alla fine sarà visto in tutto il mondo e che ogni tentativo di nasconderlo risulterà vano. Questo è inesorabilmente uno dei vantaggi del mondo interconnesso. La Madonna lo sa bene userà gli immancabili attacchi per farlo conoscere ancora di più.
Difficile dire quale sarà la reazione della Chiesa dinanzi a un segno eclatante, annunciato tre giorni prima e profetizzato da oltre quaranta anni. Impossibile che la Chiesa non prenda una posizione chiara di fronte a una opinione pubblica mondiale che attende il suo autorevole giudizio. Nel caso che la Chiesa riconoscesse l’origine soprannaturale del segno e quindi delle apparizioni, saremmo di fronte a una svolta decisiva del combattimento escatologico.
Lo svolgimento dei segreti, dal quarto al decimo, sarà forse il momento più drammatico della storia umana, ma con esiti diversi per i credenti e per i non credenti. L’adesione al piano di salvezza di Maria, che si concreta nel rivelare tre giorni prima quanto accadrà (guerre, persecuzioni) avvicinerà molte persone alla Madonna e alla via di salvezza che Lei mostrerà. Al contrario per gli irriducibili nell’odiare Dio, saranno giorni di disperazione e di morte.
La Madonna ha mostrato fin dall’inizio una grande preoccupazione per i non credenti. Anch’essi sono suoi figli e conta sugli suoi Apostoli per salvarne il maggior numero possibile.
(QUESTO ARTICOLO PER RENDERCI CONTO DI QUANTO DOBBIAMO PREGARE PER SALVARE IL MONDO)
Scontro nucleare o cessate il fuoco: i due scenari della guerra (e perché il primo si sta rafforzando)

di Gianluca Mercuri Corriere della Sera – 7 Febbraio 2023
Sconfiggere Putin definitivamente a costo di rischiare la catastrofe, o evitare in ogni modo la catastrofe, a costo di un «accordo sporco»? Il dilemma di leader e strateghi occidentali si fa sempre più stringente. E la linea oltranzista si rafforza
C’è chi vuole andare dritto: sconfiggere Putin in modo definitivo , a costo di rischiare il conflitto nucleare. E c’è chi invece vuole rallentare in curva: evitare lo scontro nucleare, a costo di rischiare di non sconfiggere in modo definitivo Putin.
In sintesi, con molti distinguo e numerose sottovarianti possibili o prevedibili, sono questi i due filoni che si scontreranno nelle prossime settimane e mesi. Con l’ormai prossimo anniversario della guerra — e una recrudescenza del conflitto data da tutti per certa in primavera, se non già in corrispondenza della prossima data simbolo — sentiremo esperti, analisti, leader e sottoleader occidentali confrontarsi su questi due scenari. Tutto, come sempre, partirà in America e lì si concluderà. Lì si discuterà il da farsi sulle grandi riviste di geopolitica e nelle stanze del potere, lì si deciderà se non escludere più a priori l’Armageddon con la Russia, o se continuare ad alzare il telefono cento volte al giorno per evitarlo.
La pressione di Putin su Biden
È Putin che sta per mettere l’Occidente di fronte alla necessità di una scelta. Il leader russo sta organizzando una nuova armata di mezzo milione di uomini e una nuova invasione. È disposto a pagare qualsiasi prezzo e a sopportare qualsiasi peso, in una tragica parafrasi delle celebri parole kennedyane, per ottenere un risultato che sia quanto più lontano possibile da una sconfitta. Come spiega Thomas Friedman sul New York Times, «Putin sta praticamente dicendo a Biden: non posso permettermi di perdere questa guerra», e dunque farò di tutto «per assicurarmi una fetta di Ucraina che possa giustificare le mie perdite. E tu, Joe? E i tuoi amici europei? Siete pronti a pagare qualsiasi prezzo e a sopportare qualsiasi peso per sostenere il vostro “ordine liberale”?».
«Qualsiasi prezzo» vuol dire affrontare il rischio di un coinvolgimento diretto nel conflitto, e quindi di un’escalation nucleare. Al contrario, per scongiurare quel rischio, serve fermare a un certo punto la guerra. Serve cioè un accordo sporco, non perfetto in termini di valori e forse nemmeno di interessi, dal punto di vista dell’Occidente. «Una fetta d’Ucraina» che possa placare Putin. Sempre che davvero si plachi.
I due studiosi simbolo
È molto complicato scegliere due sole personalità che riassumano scenari così distanti e dalle conseguenze così decisive. Però i due analisti in questione si prestano. Vediamo chi sono.
- Robert Kagan Storico, 65 anni, consigliere di presidenti sia repubblicani sia democratici, è uno degli esponenti più noti della dottrina neocon, da neoconservative. Si tratta della scuola di pensiero che predica la missione globale dell’America e la necessità di difenderla e realizzarla con la forza ogni volta che i suoi interessi e valori fondamentali — suoi e dell’ordine mondiale che ha costruito — siano minacciati da una potenza rivale. Con un po’ di semplicismo, ma non troppo, lo si può considerare un audace mix tra principi moralisti e internazionalisti tipicamente di sinistra e politica imperiale e volontà egemonica più tipiche della destra. Kagan fu uno dei più convinti sostenitori dell’invasione dell’Iraq.
- Richard Haass Ex diplomatico, 71 anni, tra gli artefici del processo di pace nordirlandese. Per decenni funzionario chiave in varie amministrazioni repubblicane, da Reagan ai due Bush. Ha opinioni meno nette e meno prevedibili di quelle di Kagan, più tendenti al pragmatismo e meno alla rigidità dei principi . Ai tempi dell’Iraq, per esempio, lavorava al Dipartimento di Stato e si disse «contrario al 60%» all’invasione. Più di recente, invece, è stato durissimo con la scelta dell’amministrazione Biden di ritirarsi dall’Afghanistan.
Scenario numero 1: vittoria totale su Putin
È quello perseguito in Occidente dai Paesi che diffidano storicamente della Russia e che in questa guerra vedono l’occasione per ridimensionarla in modo definitivo se non disintegrarla : i baltici, la Polonia, ovviamente l’Ucraina e anche la Gran Bretagna, in particolare quando la guidava Boris Johnson. Al loro oltranzismo Kagan dà l’impianto ideologico che fa da base a ogni svolta storica. Il suo pensiero è ben riassunto in un recente saggio su Foreign Affairs (A Free World, If You Can Keep It) e in un colloquio con Thomas Friedman.
- Il discorso di Roosevelt «Ci sono momenti negli affari degli uomini in cui essi devono prepararsi a difendere non solo le loro case, ma i principi della fede e dell’umanità su cui si fondano le loro chiese, i loro governi e la loro stessa civiltà». Per Kagan, questi concetti espressi nel 1939 dal 32° presidente Usa hanno ispirato tutte le scelte fondamentali dell’America nel ‘900, dalle guerre mondiali alla Guerra Fredda. «Gli americani», spiega, «non hanno agito per autodifesa immediata, ma per difendere il mondo liberale dalle sfide di governi autoritari militaristi, proprio come stanno facendo oggi in Ucraina».
- La (non) distinzione tra interessi e valori «I teorici delle relazioni internazionali», argomenta Kagan, «ci hanno insegnato a considerare gli “interessi” e i “valori” come distinti, con l’idea che per tutte le nazioni gli interessi — cioè le preoccupazioni materiali come la sicurezza e il benessere economico — abbiano necessariamente la precedenza sui valori. Ma non è così che si comportano le nazioni». La stessa Russia putiniana — incline a dissanguarsi «per soddisfare le tradizionali ambizioni di grande potenza russa, che hanno più a che fare con l’onore e l’identità che con la sicurezza» — conferma questa commistione. Per l’America vale lo stesso: interessi e valori, ovviamente opposti a quelli putiniani, non possono essere distinti nella loro difesa, esattamente come avvenne contro le grandi autocrazie del ’900. Quando Roosevelt pronunciò quelle parole l’America sembrava ancora lontana dal pericolo, ma quel grande leader sapeva che era illusorio pensare di tenersi fuori dalla guerra mentre Germania e Giappone programmavano di divorare Europa e Asia. Come ora Putin vuol fare con l’Ucraina.
- Ha senso rischiare un conflitto nucleare? Quello di Kagan — come di tutti i sostenitori della linea oltranzista — è un sì implicito . Si basa su un assunto: nessun accordo con Putin può funzionare. «Qualsiasi negoziato che lasci le forze russe sul territorio ucraino sarà solo una tregua temporanea prima del prossimo tentativo di Putin». Il capo del Cremlino, è l’analisi dello studioso, «sta per militarizzare completamente la società russa, proprio come fece Stalin durante la Seconda guerra mondiale. È intenzionato a fare il passo più lungo della gamba e conta sul fatto che gli Stati Uniti e l’Occidente si stanchino di fronte alla prospettiva di un lungo conflitto, come hanno già indicato gli isolazionisti di destra e di sinistra». Se vinceranno gli isolazionisti, è la tesi, Putin prenderà ora una «fetta di Ucraina» e prima o poi le prossime. Ergo: l’unico modo per fermarlo è una sua sconfitta totale, costi quel che costi.
Scenario numero 2: congelamento della guerra
È quello cui di fatto punta chi, in Occidente, parte dalla necessità di evitare l’allargamento del conflitto e il rischio nucleare. Perché considera qualsiasi altra ipotesi evidentemente migliore, e non necessariamente coincidente con un appeasement, con un cedimento all’invasore.
- La stabilità nucleare In un saggio pubblicato su Foreign Affairs in aprile, Richard Haass ha fissato il paradigma opposto a quello di Kagan, il cui assunto è che l’Occidente debba evitare la catastrofe nucleare , e da questa esigenza desumere il resto: «Gli obiettivi occidentali saranno inevitabilmente influenzati da ciò che accade sul terreno, ma ciò che accade sul terreno non dovrebbe determinare quegli obiettivi; invece, gli obiettivi politici dovrebbero influenzare ciò che si cerca sul terreno. Per essere chiari, gli ucraini hanno tutto il diritto di definire i loro obiettivi di guerra. Ma lo stesso vale per gli Stati Uniti e l’Europa. Sebbene gli interessi occidentali si sovrappongano a quelli dell’Ucraina, essi sono più ampi, compresa la stabilità nucleare con la Russia ». Per questo il diplomatico esortava fin da allora gli occidentali a definire con gli ucraini gli obiettivi territoriali e politici del conflitto.
- L’obiettivo plausibile Fin dalle prime settimane di guerra, Haass è arrivato a definire con la massima precisione possibile un’idea di successo occidentale e ucraino compatibile con la stabilità nucleare, cioè con la non esplosione della terza guerra mondiale: «Il successo per ora potrebbe consistere in una cessazione delle ostilità, con la Russia che non possiede più territorio di quello che deteneva prima dell’invasione e che continua ad astenersi dall’uso di armi di distruzione di massa . Col tempo, l’Occidente potrebbe impiegare un mix di sanzioni e diplomazia nel tentativo di ottenere il completo ritiro militare russo dall’Ucraina. Un tale successo sarebbe tutt’altro che perfetto, ma preferibile alle alternative».
- La lezione della Guerra fredda L’insegnamento di quel lungo confronto vinto senza sparare un colpo è evitare di minacciare in modo irreparabile — leggi: terza guerra mondiale — gli interessi vitali dei russi, contenere il loro espansionismo e puntare a un’erosione graduale — non repentina — della loro potenza , a un loro declino negli anni, proprio per ridurre al minimo il rischio di scontro nucleare e raccogliere nel tempo il frutto della propria superiorità tecnologica, economica e morale. Si tratterebbe di dare a Putin la possibilità di spacciare per vittoria una sconfitta sostanziale, per poi trarre beneficio dal suo prevedibile logoramento bio-politico, dall’autocombustione di un regime che — come ogni regime russo nella storia — non sopravvivrebbe a una sconfitta sostanziale. Da qui l’opportunità di una «soluzione sudcoreana» — un altro lascito della Guerra fredda —, ovvero un congelamento della situazione che non porti a una pace formale e definitiva ma la rimandi all’inevitabile crollo russo.
Punti forti e contraddizioni
Ognuno dei due scenari, e ognuno degli impianti etici, politici e ideologici che li sorreggono, ha i suoi punti forti e le sue contraddizioni. Che in realtà coincidono.
L’intransigenza del primo scenario ha una dirompenza morale che evapora di fronte alla freddezza con cui contempla il rischio nucleare.
La prudenza del secondo scenario ha un’evidenza pragmatica che si sbriciola di fronte alla possibilità che sia Putin a volere la vittoria totale, a sfidare l’Occidente alla coerenza di cui non può fare a meno, non certo in una pagina di storia così fondamentale.
Alla fine, sarà l’America a decidere. L’America che, come ha spiegato più volte Lucio Caracciolo, non vuole un crollo totale della Russia — perché ha visto quali conseguenze abbia avuto quello repentino dell’Urss — e preferisce logorarla con una guerra indiretta, che la indebolisca ma la preservi come entità politica e statuale. Per ora, l’opinione pubblica americana sembra favorevole a proseguire su questa strada. La scommessa di Putin è rendere quella strada troppo costosa, fino a cambiare gli umori dell’Occidente. E a scalfire la sua perseveranza.
Pensiero Spirituale sulla condizione umana

Cari amici,
la notizia del terremoto in Siria e Turchia ci ha lasciato attoniti. Le vittime sono tantissime e le città distrutte. Preghiamo per queste popolazioni già segnate dalla guerra.
Questo evento, come la pandemia e la guerra, ci fa capire come la situazione umana sia fragile, caratterizzata dalla fatica, dalla sofferenza e dalla morte. Siamo qui di passaggio, la Madonna ci ha ricordato che la nostra vita è come un battito di ciglia. La nostra meta è il Cielo!
Negli ultimi anni si è andata diffondendo una mentalità secondo la quale, grazie al progresso tecnico e scientifico, l’uomo può eliminare il male nel quale nasce. In questo modo l’uomo pensa di non aver bisogno della salvezza che viene da Dio e dalla Croce.
In questa visione l’uomo riuscirebbe da solo a provvedere ai suoi mali eliminandoli, assicurandosi la felicità e l’immortalità sulla Terra. Questa è una menzogna satanica!
Non sappiamo quale sarà il prossimo futuro ma ci saranno sicuramente eventi che la Madonna ci ha preannunciati: «verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà» (messaggio del 25 luglio 2019).
La Madonna sa che gli uomini hanno invertito la rotta, hanno voltato le spalle a Dio affidandosi a se stesso per cui la mentalità umana è molto cambiata e non è abituata a lottare nelle prove. La felicità vera e duratura è il premio alla fatica nel tempo ed è un premio che è collocato nell’eternità.
Quando guardiamo le immagini atroci di quanto accaduto nelle scorse ore, la nostra coscienza viene riportata a guardare in faccia la realtà della condizione umana: dopo la caduta originale nel cuore dell’uomo cova il male, lo produce, distrugge a società, scatena le guerre, provoca odio e sopraffazione. Siamo sempre più immersi in questo male spirituale che ha origine nel rifiuto di Dio, nel volersi mettere al suo posto. La caduta nel peccato da parte dei nostri progenitori ha lasciato un segno indelebile, questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza”.
Dio ci ha creati con altri doni, nella luce del Suo amore. La condizione umana è degradata dal momento in cui l’uomo ha voluto mettersi al posto di Dio dando retta al sibilo tentatore e menzognero del serpente maligno.
Anche oggi l’umanità cade nello stesso errore. Crediamo di poter perseguire la felicità su questa Terra, siamo convinti di non aver bisogno di Dio. Non è così! Senza Dio non c’è futuro, non c’è speranza, non c’è vita eterna.
La vita è lotta, è fatica, è sofferenza; deve essere umiltà, preghiera, affidamento a Dio, fiducia in Dio, cammino verso Dio.
In questa luce, allora, riusciamo anche a guardare a questi eventi senza maledire la vita, senza inveire contro nessuno.
Prendiamo atto che questa è la condizione umana sulla quale Dio si è chinato. Cristo è Risorto! Cristo è il vincitore del male e della morte. In Cristo Risorto esisteremo per l’eternità. La fede in Cristo Risorto è la vera liberazione dal male e dalla morte!
Quando questi segni – che sono segni premonitori anche di prove maggiori – arrivano, significa che Dio ci sta dicendo che la Terra non è la nostra dimora. Questa vita è nel tempo, non è per sempre. La vita sulla Terra è la prova della fede, della perseveranza, dell’amore. Questo è vero per ogni uomo.
Per tutti la vita è un tempo di prova. Per tutti la vita è un tempo in cui aprirsi a Dio.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
