Mese: Dicembre 2023 Pagina 9 di 18

Mi sento fortemente turbata, confusa, disorientata.
Buongiorno Padre Livio,
Le scrivo perché mi sento fortemente turbata, confusa, disorientata.
Ho fatto l’errore di accendere la TV e assistere all’annuncio da parte del Tg1 della tanto attesa apertura della Chiesa alla benedizione delle coppie omosessuali, pur se con una formula che non può essere assimilata al sacramento del matrimonio.
Io spero che sia stata una notizia volutamente travisata dai tg, sennò resto confusa.
Io sono peccatrice e tutte le domeniche ricevo la benedizione in chiesa al termine della messa, quindi non sono nessuno per dire che altri peccatori non la meritano né per pensare che i peccati degli omosessuali siano più gravi dei miei.
Il mio problema non è la benedizione che la chiesa accorda al peccatore… (ci mancherebbe!… siamo tutti figli di Dio, tutti peccatori e tutti amati dal Signore in ugual modo, tutti attesi in Paradiso)… Mi turba invece la benedizione della Coppia, cioè di una unione contro natura! Mi turba la benedizione del peccato, non del peccatore.
Inoltre, tale benedizione e’ subordinata al pentimento e all’emendamento del peccato?
Un paragone: se una donna commette un aborto, si rende conto del suo peccato e con dolore chiede perdono a Dio nella confessione, sicuramente in cielo c’è gioia e quella donna è 1000 e 1000 volte benedetta, come il figliol prodigo che torna al padre.
Altra cosa sarebbe benedire l’aborto… (Cosa che molti vorrebbero dato che e’ visto da molti come un diritto e non come un peccato) .
Ciò che mi turba non è la benedizione all’omosessuale come persona che vive una prova o una tentazione della carne e chiede a Dio, attraverso la benedizione, di aiutarlo a vivere la prova, mi turba la benedizione ad un peccato, ad un “prometto per sempre” che due persone pronunciano impegnandosi ad avere per tutta la vita un rapporto contro natura . Non riesco a pensare che Gesù possa dire bene di una unione contro natura. Penso a Gesù che ha amato i peccatori fino a dare la propria vita, ma nella sua predicazione ha sempre avuto parole ferme contro il peccato e non lo ha di certo benedetto.
Su Vatican news viene scritto (allego file): “dichiarazione dottrinale apre alla benedizione per le coppie irregolari: la benedizione non significa approvazione dell’Unione”… ma io non capisco il senso di questa frase.
Allora benediciamo i divorzi per poi dire che non li approviamo…..mi sembra un non senso… oppure il problema è che non so cosa sia una benedizione.
Le lobby LGBT avranno esultato pensando che la Chiesa si sia finalmente piegata ai tempi moderni. Così è stata intesa dai più ed io ne rabbrividisco ..per questo credo che ci sia un’altra spiegazione…perché il fatto mi turba e mi confonde soprattutto perché proviene dal Papa che è sempre stato la guida, la luce che orienta le mie scelte.
Caro Padre, so che Lei è prudente e non darà risposte avventate e tanto meno contro il Papa.
Mi aiuti, la prego, a capire dove mi inceppo…perché veramente mi sento confusa, come se non capissi più cosa è vero e cosa no, cosa è bene e cosa è male, cosa è peccato e cosa no… mi sembra tutto liquido e cangiante.
Immagino che avrà ricevuto tante mail oggi come la mia.
Mi scuso sin d’ora se ho detto cose sbagliate, non volevo essere offensiva né polemica.
Un caro saluto e un grazie di cuore
Manuela da Torino
Cara Manuela,
come ben spiega la presentazione del Documento che fa Vatican News il motivo per cui la Chiesa dà questa benedizione è perché questa coppia riceva un aiuto per intraprendere un cammino spirituale, che è per sua natura un cammino di conversione.
Non c’è affatto una approvazione da parte della Chiesa delle coppie omosessuali.
Consiglio a tutti di leggere il Documento nel suo autentico significato e di cogliere l’intenzione pastorale della Chiesa che è quella di aiutare le anime a uscire dalla palude del peccato.
Le auguro la pace del Natale
Ave Maria
Padre Livio
Dichiarazione dottrinale “Fiducia supplicans”
Con “Fiducia supplicans” del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa, sarà possibile benedire coppie formate da persone dello stesso sesso ma al di fuori di qualsiasi ritualizzazione e imitazione delle nozze. La dottrina sul matrimonio non cambia, la benedizione non significa approvazione dell’unione.
Di fronte alla richiesta di due persone di essere benedette, anche se la loro condizione di coppia è “irregolare”, sarà possibile per il ministro ordinato acconsentire. Ma evitando che questo gesto di prossimità pastorale contenga elementi anche lontanamente assimilabili a un rito matrimoniale. È quanto afferma la dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni, pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede e approvata dal Papa. Un documento che approfondisce il tema delle benedizioni, distinguendo tra quelle rituali e liturgiche, e quelle spontanee più assimilabili ai gesti della devozione popolare: proprio in questa seconda categoria si contempla ora la possibilità di accogliere anche coloro che non vivono secondo le norme della dottrina morale cristiana ma umilmente chiedono di essere benedetti. Era dall’agosto di 23 anni fa che l’ex Sant’Uffizio non pubblicava una dichiarazione (l’ultima fu nel 2000 Dominus Jesus), documento dall’alto valore dottrinale.
“Fiducia supplicans” si apre con l’introduzione del prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernández, il quale spiega che la dichiarazione approfondisce il «significato pastorale delle benedizioni», permettendo «di ampliarne e arricchirne la comprensione classica» attraverso una riflessione teologica «basata sulla visione pastorale di Papa Francesco». Una riflessione che «implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni» fino ad ora, arrivando a comprendere la possibilità «di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio».
La Dichiarazione che apre alla possibilità di semplici benedizioni alle coppie “irregolari”, l’atteggiamento di Gesù e il magistero di Francesco
Dopo i primi paragrafi (1-3), dove si ricorda il precedente pronunciamento del 2021 che ora viene approfondito e superato, la dichiarazione presenta la benedizione nel sacramento del matrimonio (par. 4-6) dichiarando «inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» e «ciò che lo contraddice», per evitare di riconoscere in qualunque modo «come matrimonio qualcosa che non lo è». Si ribadisce che secondo la «perenne dottrina cattolica» sono considerati leciti solo i rapporti sessuali nell’ambito del matrimonio tra un uomo e una donna.
Un secondo ampio capitolo del documento (par. 7-30) analizza il senso delle diverse benedizioni, che hanno per destinazione persone, oggetti di devozione, luoghi di vita. Si ricorda che «da un punto di vista strettamente liturgico», la benedizione richiede che quanto viene benedetto «sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa». Quando con un apposito rito liturgico «si invoca una benedizione su alcune relazioni umane», occorre che «ciò che viene benedetto sia in grado di corrispondere ai disegni di Dio iscritti nella Creazione» (11). Dunque la Chiesa non ha il potere di conferire una benedizione liturgica alle coppie irregolari o formate da persone dello stesso sesso. Ma si deve evitare il rischio di ridurre il senso delle benedizioni soltanto a questo punto di vista, pretendendo per una semplice benedizione «le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti» (12).
Dopo aver analizzato le benedizioni nella Scrittura, la dichiarazione offre una comprensione teologico-pastorale. Chi chiede una benedizione «si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia», perché esprime «una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio» (21). Questa richiesta va accolta e valorizzata «al di fuori di un quadro liturgico» quando ci si trova «in un ambito di maggiore spontaneità e libertà» (23). Guardandole nella prospettiva della pietà popolare, «le benedizioni vanno valutate come atti di devozione». Per conferirle non occorre pertanto richiedere «una previa perfezione morale» come precondizione.
Approfondita questa distinzione, sulla base della risposta di Papa Francesco ai dubia dei cardinali pubblicata lo scorso ottobre, che invitava ad un discernimento sulla possibilità di «forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio» (26), il documento afferma che questo tipo di benedizioni «si offrono a tutti, senza chiedere nulla, facendo sentire alle persone che rimangono benedette nonostante i loro errori e che «il Padre celeste continua a volere il loro bene e a sperare che si aprano finalmente al bene» (27).
Ci sono «diverse occasioni nelle quali le persone si avvicinano spontaneamente a chiedere una benedizione, sia nei pellegrinaggi, nei santuari, ed anche per strada quando incontrano un sacerdote», e tali benedizioni «sono rivolte a tutti, nessuno ne può essere escluso» (28). Dunque, rimanendo il divieto di attivare «procedure o riti» per questi casi, il ministro ordinato può unirsi alla preghiera di quelle persone che «pur in una unione che in nessun modo può essere paragonata al matrimonio, desiderano affidarsi al Signore e alla sua misericordia, invocare il suo aiuto, essere guidate a una maggiore comprensione del suo disegno di amore e verità» (30).
Il terzo capitolo della dichiarazione (par. 31-41) apre dunque alla possibilità di queste benedizioni, che rappresentano un gesto verso coloro che «riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo» (31). Tali benedizioni non vanno normate, ma affidate al «discernimento pratico in una situazione particolare» (37). Sebbene si benedice la coppia ma non l’unione, la dichiarazione include tra ciò che è benedetto i rapporti legittimi tra le due persone: nella «breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà» (38). Si chiarisce inoltre che per evitare «qualsiasi forma di confusione e di scandalo», quando a chiedere la benedizione è una coppia irregolare o dello stesso sesso, «mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio» (39). Questo tipo di benedizione «può trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio» (40).
Infine, il quarto capitolo (par. 42-45) ricorda che «anche quando il rapporto con Dio è offuscato dal peccato, si può sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a lui» e desiderarla «può essere il bene possibile in alcune situazioni» (43).
(Vatican News – 19 Dicembre 2023)

Caro amico,
il più grande miracolo che Dio compie è la resurrezione a vita nuova di un’anima morta ed è infinitamente più grande della rianimazione di un cadavere. E’ questo miracolo che si compie in te quando, con cuore umile e pentito, confessi i tuoi peccati e ricevi l’assoluzione dal Ministro di Dio. Da quel momento tu non sei più la persona di prima. Sei una creatura nuova, con occhi nuovi, che vedono la vita nella luce di Dio e con un cuore nuovo, puro e traboccante di gioia. L’amore infinito di Dio ti chiama e ti offre questa possibilità. Afferrala con una decisione irrevocabile.
Gesù ha istituito il sacramento della confessione perché conosce a fondo la fragilità dell’uomo, il quale è esposto a peccare anche quando ha ricevuto il sacramento del battesimo. L’efficacia del battesimo nel rimettere i peccati è superiore a quella della confessione. Quando a riceverlo è un adulto, ovviamente non si confessa, perché non si può ricevere nessun sacramento se prima non si è battezzati. Il battesimo infatti non solo cancella il peccato originale, ma anche tutti i peccati personali, eliminando, insieme alla colpa, anche ogni residuo di pena. Non solo un bambino ma anche un adulto, se dovesse morire subito dopo aver ricevuto il battesimo, va immediatamente in paradiso. Oltre a cancellare tutti i peccati, il battesimo ci fa figli di Dio, membra vive della Chiesa ed eredi della vita eterna. Non si finirebbe mai di descrivere le meraviglie che opera questo primo e fondamentale sacramento.
I primi cristiani però hanno presto sperimentato che il battesimo, benché tolga i peccati e rivesta l’anima della grazia santificante, lascia in noi la “concupiscenza”, cioè una certa spinta al male, che in sé non è peccato, ma che tuttavia vi predispone. Anche dopo il battesimo si possono commettere dei peccati mortali, che ci privano della grazia santificante e che riducono l’anima in uno stato di morte spirituale. La situazione di peccato mortale è di estremo pericolo per l’anima perché, morendo in questo stato, senza il pentimento e il perdono di Dio, essa perisce eternamente. “ Morire in peccato mortale senza esserne pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da Lui per nostra libera scelta” (Catechismo C. C. 1033).
Alla luce di questi insegnamenti si comprende la necessità della confessione durante l’intero corso della vita cristiana. Infatti la nostra fragilità intrinseca, le seduzioni del mondo e le inside del maligno possono riportare l’uomo sotto la schiavitù del peccato. Da amici di Gesù, possiamo divenire suoi avversari. Da membra vive del suo Corpo mistico, possiamo ammalarci e diventare membra morte. Da tralci fruttiferi possiamo appassire e diventare dei rami secchi. L’esperienza ci dimostra quanto tutto ciò sia vero. L’apostolo Pietro aveva provato sulla sua pelle quanto siamo deboli. La notte del Getzemani egli aveva toccato con mano la forza del potere delle tenebre. Lui, che era l’amico di Gesù, designato a divenire il capo della Chiesa, si era fatto prendere dal panico di fronte a una donna di servizio e aveva rinnegato il Maestro per ben tre volte, giurando e spergiurando ( Mt 26,71-75). Ciò ha permesso all’apostolo di comprendere le parole di Gesù, quando invitava a perdonare non sette volte ma settanta volte sette ( Mt 18,21.22).
Istituendo la confessione Gesù ha dimostrato di conoscere a fondo la natura umana. Per quanto sorretto dalla grazia, l’uomo cede facilmente al male. Indubbiamente ci sono delle persone che hanno conservato la grazia battesimale fino al termine della loro vita. Tuttavia è sintomatico che alcuni dei più grandi santi siano dei convertiti. L’esperienza del peccato dopo il battesimo è purtroppo sempre più estesa. Dopo due millenni di cristianesimo conosciamo meglio, da una parte le meraviglie della grazia, ma dall’altra la potenza di seduzione del falsario, sempre più furioso nell’aggredire le anime, perché “gli resta poco tempo”. (Ap 12, 12). Oggi in particolare, in un passaggio storico di abbandoni e apostasie, la confessione diviene sempre più una sorta di “secondo battesimo”, nel senso che ha il significato di una partenza “ex novo” della vita cristiana.
In questa prospettiva la confessione acquista per molti il significato di una vera e propria rinascita. Si tratta di coloro che hanno abbandonato la fede e la Chiesa, andando a ingrossare le file dei nuovi pagani, degli indifferenti e persino dei nemici di Dio. Oggi si assiste a due fenomeni fra loro contrari, eppure convergenti. Molte persone perdono la fede, ma altrettante la ritrovano. Se, specie nei paesi di antica cristianità come l’Europa, siamo davanti allo spettacolo doloroso di una vera a propria apostasia di massa, tuttavia non sono pochi quelli che ritrovano la via che li porta alla Chiesa. Satana ottiene vistose conquiste con la sua consumata abilità di seduttore, ma Dio passa silenziosamente bussando alla porta dei cuori e non cessa di chiamare alla conversione. Oggi la confessione costituisce per molti lo sbocco naturale di un cammino di conversione e di ritrovamento della fede.
Il fenomeno dei peccatori che ritornano a Dio ha sempre accompagnato la storia della Chiesa. Si trattava però in maggioranza di persone che, pur perdendosi lungo le vie del male, non aveva perso del tutto la fede. Oggi invece assistiamo a un evento per molti aspetti nuovo. Si tratta di battezzati che hanno presto abbandonato la fede ricevuta in famiglia, il più delle volte senza neppure conoscerla, e che si sono fatti catturare da una visione atea e materialistica della vita. Per queste persone il ritorno a Dio e all’appartenenza alla Chiesa assume il significato di una svolta radicale. La decisione di confessarsi ha per loro il valore di un nuovo inizio, di una rinascita vera e propria. Sotto il profilo esistenziale siamo di fronte a un’esperienza molto simile a quella degli adulti quando ricevano il battesimo. E’ il ritorno alla casa del Padre del figliol prodigo, dopo che se ne era andato per rincorrere false luci del mondo.
Quando la confessione è il suggello di un cammino di conversione, si apre la possibilità di comprendere meglio l’importanza e il valore di questo sacramento. In esso si vede l’abbraccio del Padre misericordioso che riprende nella sua casa i figli, nonostante la loro ingratitudine e durezza di cuore. Nell’assoluzione del sacerdote si sperimenta la liberazione della schiavitù del peccato, che opprime e distrugge la vita. Nel cuore tormentato subentra la pace della coscienza, mentre si incomincia a sperimentare la dolcezza dell’amore di Dio. Si inizia a guardare il mondo con occhi nuovi, gli occhi della purezza, dell’ammirazione e della contemplazione. Si riprende il cammino della vita senza il peso schiacciante della zavorra del male. Si guarda avanti senza l’angoscia del tempo che passa e dello spettro della morte che avanza. Si sperimenta l’amicizia di Gesù e la gioia di avere dei fratelli. Si riprende il cammino della vita con lo sguardo rivolto verso l’eternità.
Oggi per molti la confessione è una rinascita spirituale. Sono sempre più frequenti le persone che si avvicinano al confessionale per rientrare nella Chiesa e incominciare una vita nuova. Dio ci dona un’opportunità per scoprire gli abissi di misericordia presenti un questo sacramento. Le confessioni abitudinarie, non di rado espressione di stanchezza spirituale, erano entrate inevitabilmente in crisi, provocando i danni che abbiamo sotto gli occhi. I miracoli di conversione che oggi la grazia compie, aiutano la Chiesa, in particolare i sacerdoti, a cogliere l’importanza fondamentale della confessione come “nuovo inizio” di un cammino di fede.
In realtà la confessione è in molti casi una vera e propria resurrezione. Per tutte le anime in peccato mortale essa significa il ritorno alla vita e alla libertà dei figli di Dio. L’uomo si riconcilia con Dio, con se stesso e con la Chiesa. Nel cuore subentra una grande pace. Come non ammirare la misericordia del Padre celeste che dà in qualsiasi momento della vita la possibilità di una ripartenza, azzerando tutto il male che prima è stato stoltamente compiuto?

(Nella descrizione di Maria Valtorta)
Maria riprende la sua posa. Giuseppe, per non cedere più al sonno, si pone in ginocchio presso il fuoco e prega. Prega con le mani strette sul viso. Le leva ogni tanto per alimentare il fuoco e poi torna alla sua fervente preghiera. Meno il rumore delle legna che crepitano e quello del ciuchino, che di tanto in tanto batte uno zoccolo sul suolo, non si ode niente.
Un poco di luna si insinua da una crepa del soffitto e pare una lama di incorporeo argento che vada cercando Maria. Si allunga, man mano che la luna si fa più alta in cielo, e la raggiunge, finalmente. Eccola sul capo della orante. Glielo innimba di candore.
Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! come è bello qui! Ella alza il capo, che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. Che vede? Che ode? Che prova? Solo Lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell’ora fulgida della sua Maternità. Io vedo solo che intorno a Lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal Cielo, pare emani dalle povere cose che le stanno intorno, pare soprattutto che emani da Lei.
La sua veste, azzurra cupa, pare ora di un mite celeste di miosotis, e le mani e il viso sembrano farsene azzurrini come quelli di uno messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido. Questo colore, che mi ricorda, benché più tenue, quello che vedo nelle visioni del santo Paradiso e anche quello che vidi nella visione della venuta dei Magi, si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendide.
La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo. Ormai è Lei la Depositaria della Luce. Quella che deve dare questa Luce al mondo. E questa beatifica, incontenibile, immisurabile, eterna, divina Luce che sta per esser data, si annuncia con un’alba, una diana, un coro di atomi di luce che crescono, crescono come una marea, che salgono, salgono come un incenso, che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo…
La volta, piena di crepe, di ragnatele, di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica, nera, fumosa, repellente, pare la volta di una sala regale. Ogni pietrone è un blocco di argento, ogni crepa un guizzo di opale, ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti. Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni, pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina; e un grappolo di pipistrelli in letargo, una preziosa lumiera d’onice. Il fieno che pende dalla più alta mangiatoia non è più erba, sono fili e fili di argento puro che tremolano nell’aria con la grazia di una chioma disciolta.
La sottoposta mangiatoia è, nel suo legno scuro, un blocco d’argento brunito. Le pareti sono coperte di un broccato in cui il candore della seta scompare sotto il ricamo perlaceo del rilievo, e il suolo… che è ora il suolo? È un cristallo acceso da una luce bianca. Le sporgenze paiono rose di luce gettate per omaggio al suolo; e le buche, coppe preziose da cui debbano salire aromi e profumi.
E la luce cresce sempre più. È insostenibile all’occhio. In essa scompare, come assorbita da un velano d’incandescenza, la Vergine… e ne emerge la Madre.
Sì. Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa e coi piedini che starebbero nell’incavo di un cuore di rosa; che vagisce con una vocina tremula, proprio di agnellino appena nato, aprendo la boccuccia che sembra una fragolina di bosco e mostrando la linguetta tremolante contro il roseo palato; che muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la Mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo, non sulla testa innocente, ma su, centro del petto, là dove sotto è il cuoricino che batte, batte per noi… là dove un giorno sarà la Ferita. Gliela medica in anticipo, quella ferita, la sua Mamma, col suo bacio immacolato.
Il bue, svegliato dal chiarore, si alza con gran rumore di zoccoli e muggisce, e l’asinello volge il capo e raglia. È la luce che li scuote, ma io amo pensare che essi hanno voluto salutare il loro Creatore, per loro e per tutti gli animali.
Anche Giuseppe, che, quasi rapito, pregava così intensamente da esser isolato da quanto lo circondava, si scuote, e dalle dita strette al viso vede filtrare la luce strana. Leva le mani dal viso, alza il capo, si volge. Il bue ritto in piedi nasconde Maria. Ma Ella chiama: «Giuseppe, vieni».
Giuseppe accorre. E quando vede si arresta, fulminato di riverenza, e sta per cadere in ginocchio là dove è. Ma Maria insiste: «Vieni, Giuseppe» e punta la mano sinistra sul fieno e, tenendo con la destra stretto al cuore l’Infante, si alza e si dirige a Giuseppe, che cammina impacciato per il contrasto fra il desiderio di andare e il timore di essere irriverente.
Ai piedi della lettiera i due sposi si incontrano e si guardano con un pianto beato.
«Vieni, ché offriamo al Padre Gesù» dice Maria.
E, mentre Giuseppe si inginocchia, Ella, ritta in piedi fra due tronchi che sostengono la volta, alza la sua Creatura fra le braccia e dice: «Eccomi. Per Lui, o Dio, ti dico questa parola. Eccomi a fare la tua volontà. E con Lui io, Maria, e Giuseppe, io sposo. Ecco i tuoi servi, Signore. Sia fatta sempre da noi, in ogni ora e in ogni evento, la tua volontà, per tua gloria e per amor tuo».
Poi Maria si curva e dice: «Prendi, Giuseppe» e offre l’Infante.
«Io? A me? Oh, no! Non sono degno!». Giuseppe è sbigottito addirittura, annientato all’idea di dover toccare Iddio.
Ma Maria insiste sorridendo: «Tu ne sei ben degno. Nessuno più di te lo è, e per questo l’Altissimo ti ha scelto. Prendi, Giuseppe, e tienilo mentre io cerco i panni». (…)
(Maria Valtorta – Il Vangelo come mi è stato rivelato- Libro 1 – cap. 29)

Pensiero Spirituale sulla preparazione al Sacramento della Confessione di Natale
Cari amici, la gioia dell’attesa del Bambino Gesù si concretizza nel Sacramento della Confessione, perché nella luce di Dio apriamo il nostro cuore e vediamo i nostri peccati senza coprirli, senza scusarli, senza camuffarli, in modo tale da poter offrire tutti i nostri peccati alla Divina Misericordia, decidere di camminare sulla via di Dio nell’osservanza dei Comandamenti e così gustare la gioia del Natale e rafforzarci per vincere la potenza del male che opera nel mondo come mai prima d’ora.
Per camminare sulla via della salvezza sono necessarie le virtù del discernimento e della fortezza. Il peccato è un veleno che è presente, opera, distrugge le anime e la società, porta il mondo sulla via della perdizione temporale ed eterna. Tutto il groviglio dei vizi capitali sta avvolgendo il mondo e la società. Il male ci assedia e ci inquina, dobbiamo quindi purificarci ed entrare in una dimensione di combattimento spirituale per risultarne vincitori. In palio c’è la salvezza eterna della nostra anima.
Sull’esame di coscienza e una buona preparazione al Sacramento della Confessione ho dato ampio approfondimento in questa pagina del blog: AIUTI PER L’ESAME DI COSCIENZA e LA CONFESSIONE PRENDE FORZA DALLA CROCE
Sul peccato: IL PECCATO È UN TORMENTO IL PECCATO È UN VELENO MORTALE IL PECCATO È LA PEGGIORE DELLE SCHIAVITÙ
Tutte queste riflessioni vertono a fortificarci nella preparazione adeguata a questo importantissimo Sacramento.
È importante preparare il nostro cuore ad accogliere il Bambino Gesù che viene a portare gioia, amore e pace per tutta l’umanità.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Caro amico la potenza del male che distrugge la nostra vita è stata annientata da Gesù sulla croce. Prendi in mano il Crocifisso e guarda la malvagità umana fino a che punto è arrivata e l’amore infinito del Figlio di Dio che ci ha ottenuto il perdono e la vita eterna.
Vostro Padre Livio
Se Gesù fosse soltanto un uomo e non il Figlio di Dio che ha assunto una natura umana, l’umanità sarebbe rimasta nella sua situazione di perdizione. Ciò che stupisce è il modo col quale l’Onnipotente, nella sua infinita misericordia, ha realizzato l’opera della nostra salvezza. Lo professiamo ogni domenica recitando il “Credo”, ma forse senza avvertire la portata delle parole: “ Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”. Il cuore della fede cristiana è il mistero dell’incarnazione. E’ cioè l’affermazione che Gesù è Dio, il Figlio eternamente generato dal Padre. Tuttavia viene spontaneo chiederci perché mai Dio abbia voluto diventare uomo. Era necessario? Non poteva salvarci diversamente? Interrogativi leciti per un intelletto che voglia sondare gli abissi della divina misericordia. Dio per liberarci dal male ha scelto il modo umanamente più inverosimile, a riprova che le sue vie sono imperscrutabili (Rm 11,33). Tuttavia che cosa più dell’incarnazione e della croce potrebbe rivelarci l’infinito amore di Dio per l’umanità peccatrice? Dio ha scelto di realizzare l’opera della redenzione in modo tale che noi comprendessimo quanto ci ama.
Gli stessi apostoli, che pure hanno creduto in Gesù professandolo il “Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16), rimanevano ottusi di fronte all’annuncio della Croce. La loro intelligenza carnale non poteva comprendere perché il Figlio di Dio dovesse essere consegnato in mano ai peccatori per essere crocifisso. Che bisogno c’era di tanta sofferenza e abiezione? Essi hanno compreso il perché della morte di Gesù in Croce, quando il Risorto l’ha spiegato loro e dopo che lo Spirito Santo li ha illuminati. Allora si è aperta la loro mente e hanno capito che la Croce era la via che Dio ha scelto per redimere il mondo dai suoi peccati. Pietro infatti, parlando alla folla, dopo aver testimoniato che il Crocifisso era Risorto, la invita a pentirsi e a chiedere il perdono dei peccati. “ Che cosa dobbiamo fare?”, chiede la gente. Pietro risponde: “ Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati” (At 2,37). Alla luce della fede gli apostoli avevano compreso il significato della Croce. Su di essa Gesù aveva patito al nostro posto e a nostro favore, per liberare l’umanità dalla maledizione del peccato e della morte.
Tuttavia assai prima degli apostoli, Giovanni il Battista, illuminato dallo Spirito, aveva proclamato Gesù l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo” (Gv 1,29). Che cosa significa questa inaudita designazione profetica? Il Precursore indica in Gesù colui che si carica sulle sue spalle i peccati di tutti gli uomini e li espia, accettando di essere sacrificato come un agnello per la salvezza del genere umano. Gesù stesso, entrando nel fiume Giordano insieme ai peccatori, manifesta la sua volontà di immergersi nell’oceano del male, per trarci fuori con la sua morte redentrice. Si tratta in un certo senso di una anticipazione della “discesa agli inferi”, come spiega Benedetto XVI : ” L’icona del battesimo di Gesù riproduce l’acqua come un sepolcro liquido, dalla forma di cavità oscura, che a sua volta è l’immagine dell’Ade, gli inferi, l’inferno” (Gesù di Nazareth, Rizzoli, pag 39). Gesù non è sceso nell’inferno dei dannati, ma col suo immergersi nelle acqua del Giordano ha indicato la sua volontà di scendere nelle acque torbide del male “per legare il forte (satana)” (Cirillo di Gerusalemme).
L’oceano di iniquità è così vasto che nessun uomo lo potrebbe svuotare. Il peccato, in quanto offesa fatta a Dio, non può essere riparato dall’umanità peccatrice. L’uomo, nella sua situazione di accecamento, è incapace persino di rendersi conto del male che ha fatto. E’ infatti proprio dei santi considerarsi peccatori ed è tipico dei peccatori ritenersi senza peccato. Il Figlio di Dio, divenendo uomo, ha assunto una natura umana esente dal male. Egli è senza peccato e la sua eccelsa santità ha stupito i suoi contemporanei, i quali non potevano accusarlo di nulla (Gv 8,46). Egli, il Santo, ha preso su di sé i peccati degli uomini di tutti i tempi. Chi potrebbe valutare la vastità del male a partire dalla ribellione dei progenitori fino ai nostri giorni? Chi potrebbe esplorare l’oceano sconfinato dell’empietà, della ribellione, dell’orgoglio, del disamore, della cupidigia e della violenza? Tutti gli uomini, anche i santi, hanno contribuito, ognuno secondo la sua misura, ad alimentare le acque torbide dell’iniquità. Solo la santa umanità di Gesù e di Maria non è stata sfiorata dal veleno mortale del serpente antico.
Perché Gesù ha preso sulle sue spalle la maledizione che pesava sull’umanità? Lo ha fatto per ridonarci la libertà e la vita dei figli di Dio. Il Padre ha inviato il Figlio sulla terra perché con la sua vita, passione e morte ci liberasse dal potere delle tenebre e dalla morte eterna e ci introducesse nel regno della luce e della pace. Se Dio per amore non avesse preso questa iniziativa, l’umanità sarebbe stata per sempre schiava del diavolo. Poteva un uomo prendere su di sé i peccati dell’intera umanità ed espiarli? Non poteva, se non fosse stato il Figlio di Dio. Egli nella suo Cuore umano e divino ha espresso per il Padre un’obbedienza e un amore così grandi da bruciare e distruggere l’orgoglio e il disamore presenti in tutti i peccati dell’umanità. Mentre Egli muore in croce, colpito dalla malvagità umana, implora dal Padre quel perdono che lava il mondo fino alla fine dei secoli.
Il Sacramento della confessione prende forza dalla Croce. Attraverso di esso ci viene concesso quel perdono che Gesù ci ha ottenuto col suo sacrificio. In ogni peccato commesso vi è una miscela mortale di egoismo e di rifiuto di Dio. Puoi immaginare quale forza negativa sia la somma dei peccati degli uomini di tutti i tempi? Ebbene, essi sono stati tutti distrutti nella fiamma ardente del Cuore di Gesù. La sua umiltà, la sua obbedienza e il suo amore sono il braciere ove ogni iniquità viene bruciata . Non puoi comprendere la grandezza e la bellezza della confessione se non guardi il Crocifisso. Da quel Cuore trafitto scaturisce la grazia del perdono che ristabilisce l’uomo nell’amicizia con Dio.
Ora comprendi perché Gesù abbia rivendicato per sé il potere di rimettere i peccati ( Mt 9,6). Questa potestà gli è stato dato dal Padre, perché Egli è l’Agnello di Dio che ha espiato i peccati del mondo. Solo Lui ha la capacità di perdonare e di riconciliare. E’ un potere di misericordia e di amore che proviene dal sacrifico della Croce. Nel medesimo tempo ti rendi conto di quanto sia grande l’amore di Dio per gli uomini. Dio infatti non solo è l’offeso, ma è anche colui che ripara l’offesa. Il male che tu ti sei fatto peccando, Lui l’ha preso su di sé. Con le ferite che gli abbiamo arrecato siamo stati guariti (Is 53,5). Ha preso su di sé la nostra morte per donarci la vita eterna. Grazie alla Croce la maledizione del peccato è divenuta la benedizione della grazia.
Non ti sei mai chiesto per quale motivo, quando ti confessi, vieni assolto da ogni peccato di cui ti sei pentito? Anche se avessi compiuto i delitti più abominevoli, se ti presenti con un cuore contrito, ricevi un’assoluzione completa. Non avviene così nei tribunali umani, i quali infliggono sempre una pena proporzionata, anche in presenza dell’ammissione di colpa e del pentimento. La ragione per cui il sacerdote assolve sempre chi si pente dei suoi peccati è da ricercare nel sacrificio della Croce, dove Gesù ha già espiato al nostro posto e a nostro favore. Per essere liberati dal male spirituale che ci affligge, basta accogliere il perdono che il Crocifisso ci offre attraverso la persona del sacerdote. La migliore preparazione alla confessione è quella di pregare ogni giorno davanti alla Croce, sulla quale l’Agnello di Dio si è offerto in sacrificio per distruggere col suo amore tutte le iniquità del mondo, e quelle di ognuno di noi in particolare.

