Mi sento fortemente turbata, confusa, disorientata.

Buongiorno Padre Livio,

Le scrivo perché mi sento fortemente turbata, confusa, disorientata.

Ho fatto l’errore di accendere la TV e assistere all’annuncio da parte del Tg1 della tanto attesa apertura della Chiesa alla benedizione delle coppie omosessuali, pur se con una formula che non può essere assimilata al sacramento del matrimonio.

Io spero che sia stata una notizia volutamente travisata dai tg, sennò resto confusa.

Io sono peccatrice e tutte le domeniche ricevo la benedizione in chiesa al termine della messa, quindi non sono nessuno per dire che altri peccatori non la meritano né per pensare che i peccati degli omosessuali siano più gravi dei miei.

Il mio problema non è la benedizione che la chiesa accorda al peccatore… (ci mancherebbe!… siamo tutti figli di Dio, tutti peccatori e tutti amati dal Signore in ugual modo, tutti attesi in Paradiso)… Mi turba invece la benedizione della Coppia, cioè di una unione contro natura! Mi turba la benedizione del peccato, non del peccatore.

Inoltre, tale benedizione e’ subordinata al pentimento e all’emendamento del peccato?

Un paragone: se una donna commette un aborto, si rende conto del suo peccato e con dolore chiede perdono a Dio nella confessione, sicuramente in cielo c’è gioia e quella donna è 1000 e 1000 volte benedetta, come il figliol prodigo che torna al padre.

Altra cosa sarebbe benedire l’aborto… (Cosa che molti vorrebbero dato che e’ visto da molti come un diritto e non come un peccato) .

Ciò che mi turba non è la benedizione all’omosessuale come persona che vive una prova o una tentazione della carne e chiede a Dio, attraverso la benedizione, di aiutarlo a vivere la prova, mi turba la benedizione ad un peccato, ad un “prometto per sempre” che due persone pronunciano impegnandosi ad avere per tutta la vita un rapporto contro natura . Non riesco a pensare che Gesù possa dire bene di una unione contro natura. Penso a Gesù che ha amato i peccatori fino a dare la propria vita, ma nella sua predicazione ha sempre avuto parole ferme contro il peccato e non lo ha di certo benedetto.

Su Vatican news viene scritto (allego file): “dichiarazione dottrinale apre alla benedizione per le coppie irregolari: la benedizione non significa approvazione dell’Unione”… ma io non capisco il senso di questa frase.

Allora benediciamo i divorzi  per poi dire che non li approviamo…..mi sembra un non senso… oppure il problema è che non so cosa sia una benedizione.

Le lobby LGBT avranno esultato pensando che  la Chiesa si sia finalmente piegata ai tempi moderni. Così è stata intesa dai più ed io ne rabbrividisco ..per questo credo che ci sia un’altra spiegazione…perché il fatto  mi turba e mi confonde  soprattutto perché proviene dal Papa che è sempre stato la guida, la luce che orienta le mie scelte. 

Caro Padre, so che Lei è prudente e  non darà  risposte avventate e tanto meno contro il Papa.

Mi aiuti, la prego,  a capire dove mi inceppo…perché veramente mi sento confusa, come se non capissi più cosa è vero e cosa no, cosa è bene e cosa è male, cosa è peccato e cosa no… mi sembra tutto liquido e cangiante.

Immagino che avrà ricevuto tante mail oggi come la mia.

Mi scuso sin d’ora se ho detto cose sbagliate, non volevo essere offensiva né polemica.

Un caro saluto e un grazie di cuore

Manuela da Torino


Cara Manuela,

come ben spiega la presentazione del Documento che fa Vatican News il motivo per cui la Chiesa dà  questa benedizione è perché questa coppia riceva un aiuto per intraprendere un cammino spirituale, che è per sua natura un cammino di conversione.

 Non c’è  affatto  una approvazione da parte della Chiesa delle coppie omosessuali.

Consiglio a tutti di leggere il Documento nel suo autentico significato  e di cogliere l’intenzione pastorale della Chiesa che è quella di aiutare le anime a uscire dalla palude del peccato.

Le auguro la pace del Natale

Ave Maria

Padre Livio


Dichiarazione dottrinale “Fiducia supplicans”

Con “Fiducia supplicans” del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa, sarà possibile benedire coppie formate da persone dello stesso sesso ma al di fuori di qualsiasi ritualizzazione e imitazione delle nozze. La dottrina sul matrimonio non cambia, la benedizione non significa approvazione dell’unione.


Di fronte alla richiesta di due persone di essere benedette, anche se la loro condizione di coppia è “irregolare”, sarà possibile per il ministro ordinato acconsentire. Ma evitando che questo gesto di prossimità pastorale contenga elementi anche lontanamente assimilabili a un rito matrimoniale. È quanto afferma la dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni, pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede e approvata dal Papa. Un documento che approfondisce il tema delle benedizioni, distinguendo tra quelle rituali e liturgiche, e quelle spontanee più assimilabili ai gesti della devozione popolare: proprio in questa seconda categoria si contempla ora la possibilità di accogliere anche coloro che non vivono secondo le norme della dottrina morale cristiana ma umilmente chiedono di essere benedetti. Era dall’agosto di 23 anni fa che l’ex Sant’Uffizio non pubblicava una dichiarazione (l’ultima fu nel 2000 Dominus Jesus), documento dall’alto valore dottrinale.

“Fiducia supplicans” si apre con l’introduzione del prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernández, il quale spiega che la dichiarazione approfondisce il «significato pastorale delle benedizioni», permettendo «di ampliarne e arricchirne la comprensione classica» attraverso una riflessione teologica «basata sulla visione pastorale di Papa Francesco». Una riflessione che «implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni» fino ad ora, arrivando a comprendere la possibilità «di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio».

La Dichiarazione che apre alla possibilità di semplici benedizioni alle coppie “irregolari”, l’atteggiamento di Gesù e il magistero di Francesco

Dopo i primi paragrafi (1-3), dove si ricorda il precedente pronunciamento del 2021 che ora viene approfondito e superato, la dichiarazione presenta la benedizione nel sacramento del matrimonio (par. 4-6) dichiarando «inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio» e «ciò che lo contraddice», per evitare di riconoscere in qualunque modo «come matrimonio qualcosa che non lo è». Si ribadisce che secondo la «perenne dottrina cattolica» sono considerati leciti solo i rapporti sessuali nell’ambito del matrimonio tra un uomo e una donna.

Un secondo ampio capitolo del documento (par. 7-30) analizza il senso delle diverse benedizioni, che hanno per destinazione persone, oggetti di devozione, luoghi di vita. Si ricorda che «da un punto di vista strettamente liturgico», la benedizione richiede che quanto viene benedetto «sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa». Quando con un apposito rito liturgico «si invoca una benedizione su alcune relazioni umane», occorre che «ciò che viene benedetto sia in grado di corrispondere ai disegni di Dio iscritti nella Creazione» (11). Dunque la Chiesa non ha il potere di conferire una benedizione liturgica alle coppie irregolari o formate da persone dello stesso sesso. Ma si deve evitare il rischio di ridurre il senso delle benedizioni soltanto a questo punto di vista, pretendendo per una semplice benedizione «le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti» (12).

Dopo aver analizzato le benedizioni nella Scrittura, la dichiarazione offre una comprensione teologico-pastorale. Chi chiede una benedizione «si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia», perché esprime «una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio» (21). Questa richiesta va accolta e valorizzata «al di fuori di un quadro liturgico» quando ci si trova «in un ambito di maggiore spontaneità e libertà» (23). Guardandole nella prospettiva della pietà popolare, «le benedizioni vanno valutate come atti di devozione». Per conferirle non occorre pertanto richiedere «una previa perfezione morale» come precondizione.

Approfondita questa distinzione, sulla base della risposta di Papa Francesco ai dubia dei cardinali pubblicata lo scorso ottobre, che invitava ad un discernimento sulla possibilità di «forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio» (26), il documento afferma che questo tipo di benedizioni «si offrono a tutti, senza chiedere nulla, facendo sentire alle persone che rimangono benedette nonostante i loro errori e che «il Padre celeste continua a volere il loro bene e a sperare che si aprano finalmente al bene» (27).

Ci sono «diverse occasioni nelle quali le persone si avvicinano spontaneamente a chiedere una benedizione, sia nei pellegrinaggi, nei santuari, ed anche per strada quando incontrano un sacerdote», e tali benedizioni «sono rivolte a tutti, nessuno ne può essere escluso» (28). Dunque, rimanendo il divieto di attivare «procedure o riti» per questi casi, il ministro ordinato può unirsi alla preghiera di quelle persone che «pur in una unione che in nessun modo può essere paragonata al matrimonio, desiderano affidarsi al Signore e alla sua misericordia, invocare il suo aiuto, essere guidate a una maggiore comprensione del suo disegno di amore e verità» (30).

Il terzo capitolo della dichiarazione (par. 31-41) apre dunque alla possibilità di queste benedizioni, che rappresentano un gesto verso coloro che «riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo» (31). Tali benedizioni non vanno normate, ma affidate al «discernimento pratico in una situazione particolare» (37). Sebbene si benedice la coppia ma non l’unione, la dichiarazione include tra ciò che è benedetto i rapporti legittimi tra le due persone: nella «breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà» (38). Si chiarisce inoltre che per evitare «qualsiasi forma di confusione e di scandalo», quando a chiedere la benedizione è una coppia irregolare o dello stesso sesso, «mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio» (39). Questo tipo di benedizione «può trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio» (40).

Infine, il quarto capitolo (par. 42-45) ricorda che «anche quando il rapporto con Dio è offuscato dal peccato, si può sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a lui» e desiderarla «può essere il bene possibile in alcune situazioni» (43).

(Vatican News – 19 Dicembre 2023)