"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Dicembre 2023 Pagina 11 di 18

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Grazie e Buon Natale: Ho convertito il mio cuore al Signore

Buonasera Padre Livio.

Mi chiamo Crista. Sì, proprio così. 

Già nel mio nome era tracciato un Incontro, quello fondamentale, quello che segna la vita, l’Incontro con Gesù. 

La ascolto assiduamente dal 2004, anno in cui ho convertito il mio cuore al Signore, per intercessione della Vergine Maria.

In quel buio 2004 facevo molta strada in auto per recarmi al lavoro e tanta fatica a dare un senso a quello che stavo facendo nella mia vita.

Nessuna musica alla radio riusciva ad alleggerire la pesantezza del mio viaggio. 

Viaggiavo esattamente nell’ora della sua trasmissione mattutina. 

Incominciai ad ascoltarla. E a trovare la luce.

Le sue catechesi mi hanno riportato alla Vita, alla Verità.

Grazie a lei ho conosciuto Medjugorje, ove sono stata quattro volte in questi venti anni.

Cerco di mettere in pratica i messaggi di Maria e ne vedo i frutti nella mia vita.

La ringrazio, caro Padre Livio, per quanto ha fatto e continua a fare per me, per essere un faro nella vita di tante persone e nel mondo intero.

Il Signore la benedica!

Le auguro di cuore un Buon Natale! A lei e a tutta la grande famiglia di Radio Maria.

Crista


Cara Crista,

la tua testimonianza mi commuove e mi incoraggia.

Spero che incoraggi tanti altri che si trovano come ti trovavi tu, nell’inquietudine e nell’attesa di una luce che ti illuminasse  nelle tenebre del nostro vagare quotidiano.

Il tuo esempio scuota gli indecisi che esitano a rispondere alla voce che bussa alla porta del cuore.

Che possano come te trovare la luce, la gioia e la pace nell’abbraccio con Gesù.

Buon Natale con tutto il cuore

Ave Maria

Padre Livio

BUONA DOMENICA

DOMENICA TERZA DI AVVENTO

Cari amici di Radio Maria,

siamo ormai prossimi al Natale e il nostro primo impegno deve essere quello di preparare il cuore per accogliere il Bambino Gesù dalle mani di Maria. Questo infatti è il segreto per gustare la gioia del Natale, un gioia che non passa, che allieta la vita e la solleva dalle sue miserie.

Prepariamo dentro di noi una dimora degna del Verbo che ci è fatto carne e che desidera abitare nel nostro intimo, per illuminarci con la sua Luce e infiammarci col suo amore.

La Confessione e la Comunione devono essere l’appuntamento al quale non possiamo mancare perché il nostro cammino esistenziale proceda lungo la via della salvezza e della pace interiore.

Il Vangelo di oggi ci presenta la figura di S. Giovanni il Battista, un gigante della fede, che ha illuminato il suo tempo e che,  più che mai,  lo illumina ora, in un momento della nostra storia nel quale la società, una volta cristiana,   ha rimosso Cristo e ha messo  se stessa al posto di Dio.

Interpellato riguarda alla sua testimonianza, Giovanni dà una riposta che riguarda molto da vicino il mondo contemporaneo, che procede stoltamente verso la proprio auto- divinizzazione:

“ Tu che sei?”  lo interrogano i sacerdoti e i leviti. Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”. Nella sua umiltà Giovanni si professa una voce che grida nel deserto: “ Preparate la via del Signore”, al quale egli non è degno di slegare il laccio del sandalo.

Questa umiltà, che ci toglie le squame dagli occhi, sia anche il nostro atteggiamento verso il mistero del Natale.  Quel Bambino che la Vergine ha concepito per opera dello Spirito Santo e che ha dato alla luce in una grotta, rifugio per  animali, è il Verbo che si è fatto carne e che è venuto ad abitare in mezzi a noi.

Questa è la fede cristiana, che non deve mai venire meno, andando con coraggio controcorrente, in una società di negazioni e di tradimenti, che vaga miseramente nella palude tenebrosa del male e della morte.

Noi usciamone fuori, prima che ci inghiotta e, come i pastori, corriamo al Betlemme ad adorare il Salvatore del mondo. I nostri cuori siano aperti per accoglierlo perché solo Lui è il senso della vita e l’ancora sicura della salvezza.

Vostro Padre Livio

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In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».

Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».

 Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore

IL PECCATO E’ UN VELENO MORTALE

Caro amico, il Natale è un evento di grazia che può cambiare radicalmente la tua vita. Dipende da te fare l’esperienza di questo miracolo con la Confessione e la Comunione.  Se accoglierai il Bambino Gesù dalle braccia di Maria, passerai dalle tenebre alla luce, dalla tristezza alla gioia, dalla morte alla vita.

Vostro Padre Livio

La comprensione della gravità del peccato è fondamentale per cogliere in tutta la sua grandezza il dono del sacramento della riconciliazione, grazie al quale i peccati vengono rimessi. Se una persona non si rende conto di quale male sia il peccato e quale pericolo rappresenti per la salvezza eterna della propria anima, inutilmente la si esorterà a confessarsi. D’altra parte  va dal medico chi si sente ammalato e non  chi presume di essere sano. Se la pratica della confessione è in crisi, il motivo è da ricercare nell’offuscamento del senso del peccato.

Quando l’uomo si allontana da Dio, perde la capacità di vedere e non percepisce più con chiarezza la distinzione fra il bene e il male. E’ schiavo, ma si crede libero.  E’ malato, ma si crede sano. Riuscirà ad aprire gli occhi a un passo dall’abisso della perdizione dove sta per precipitare? Rendersi conto del male spirituale che minaccia la vita, è importante almeno quanto la conoscenza delle malattie che minano la salute.  Non ci si può aspettare che venga apprezzato questo sacramento di infinita misericordia quando è andata eclissandosi una predicazione e una catechesi sulla realtà del peccato.

In nessuna parte il peccato si manifesta nella sua abiezione come nella Sacra Scrittura. E’ solo in quelle pagine immortali che l’uomo riesce a esplorare gli abissi del male che lo corrode e lo distrugge. I protagonisti della Bibbia sono in maggioranza dei grandi peccatori. Anche le persone più luminose sono intaccate da questa marea maleodorante che ha inquinato l’umanità, da quando il serpente è riuscito a iniettarle il suo veleno mortale.

 La storia della salvezza, da Adamo fino a Gesù Cristo, rivela che il male non fa che progredire, senza che gli uomini possano porvi rimedio. E’ un torrente di fango che ingrossa inesorabilmente man mano che avanza, riuscendo a infettare ogni cuore e ogni angolo della società. Non vi è un solo posto sulla terra abitata dove i germi del male non siano presenti e attivi. Ovunque l’uomo va, porta con sé il veleno mortale.

E’ soprattutto con la venuta di Gesù Cristo che il peccato mostra le sue profondità insondabili. Egli infatti è la Luce che risplende nelle tenebre ( Gv  1,5). La sua presenza rivela il male che affonda le radici nel cuore dell’uomo e nel medesimo tempo costringe il tentatore a uscire allo scoperto. Non vi è da sorprendersi se, con la venuta di Gesù Cristo, l’impero delle tenebre diventa più aggressivo. Infatti è terminato il tempo del suo dominio pacifico sull’umanità.

Come una belva che viene stanata, satana difende con ferocia la sua preda. Gesù ha sollevato la pietra sotto la quale si annidavano le serpi, che ora scorrazzano da ogni parte, cercando di mordere gli incauti che non tengono gli occhi aperti.  Nelle parole di Gesù si manifesta nel medesimo tempo l’infinita misericordia di Dio per i peccatori e la severità del giudizio divino sul peccato. In questo non vi è affatto contraddizione. Più il medico conosce la pericolosità della malattia e più si prodiga per salvare il malato.

Per comprendere la gravità del peccato dobbiamo guardarlo con gli occhi di Gesù. Egli, che è la misericordia, non ha mai attenuato la gravità dei peccati.  Proprio perché è venuto per salvare i peccatori, ha detto loro tutta la verità sul male che li minaccia. Le parole del Maestro  lasciano sgomenta e incredula l’umanità di ieri come di oggi. Quale occhio potrebbe sopportare la luce accecante che proviene dal discorso della montagna? “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira  con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,2-21).

Gesù rivela il male che gli uomini non sono in grado di vedere. Non lo fa per spaventarli, ma per guarirli. Chiama il peccato “schiavitù” perché vuole far gustare loro l’esperienza della libertà. Paragona il peccatore a un ramo secco, perché vuole ridargli vita. Gli apostoli, ancora condizionati dalla logica dell’uomo carnale, avanzano le loro obiezioni: “ Allora chi potrà essere salvato?” (Lc 18, 26). Ma Gesù risponde: “ Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,27). Qui Gesù indica la gravità assoluta del peccato.

Esso non è un male fra i tanti che affliggono la vita umana. E’ il male radicale, dal quale l’uomo da solo non può guarire. Per quanto gli uomini si diano da fare, non riusciranno mai a guarire da questa malattia che li porta alla morte eterna.  Da soli, con le loro forze, non possono neppure arginarla o circoscriverla. Se la grazia di Cristo non fosse in azione ovunque, anche fuori dalla Chiesa visibile, il mondo sarebbe già sommerso dall’oceano del male.

Da quando l’uomo è apparso sulla terra ha realizzato dei grandi progressi sul piano materiale. In particolare nell’ultimo secolo la scienza e la tecnica hanno posto in essere delle realizzazioni straordinarie. Tuttavia lo scenario è ben diverso per quanto riguarda il progresso morale e spirituale. Si direbbe che gli uomini sono incapaci di diventare più buoni. Anzi, il progresso materiale ha acuito le fami dell’egoismo e dell’orgoglio, fino a mettere in pericolo il futuro stesso del mondo.

Neanche la cultura, ormai divenuta un bene comune, riesce a migliorare il livello etico della società.  Persone con elevata preparazione intellettuale sono capaci dei più paurosi sbandamenti morali. L’intelligenza umana realizzerà nuove conquiste nella lotta alle malattie. Tuttavia si cercherà inutilmente una medicina che guarisca un cuore malvagio.

La conclusione è che il peccato è un male incurabile. Non si tratta soltanto di una affermazione basata sulla fede, ma più ancora  di una esperienza personale e collettiva. L’uomo è impotente di fronte alla dittatura del mistero di iniquità. Questo significa che la felicità non è alla sua portata. Infatti il male è un tumore che corrode ogni essere umano e lo predestina a una morte senza speranza. Questo non significa che la guarigione sia impossibile e che la felicità sia una chimera.  Significa soltanto che l’uomo deve cadere in ginocchio e gridare: “Crea in me o Dio un cuore puro” (Sal 50,12). Infatti esiste una medicina che guarisce questo male implacabile ed è quella della grazia. Essa è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori, la cui forza è capace di distruggere la radice su cui prolifica ogni iniquità. E’ la radice velenosa dell’egoismo, dell’orgoglio e del disamore.

Quando il cristiano recita la preghiera insegnatagli da Gesù, eleva al Padre celeste l’invocazione di liberarlo dal male. L’espressione “liberaci dal male” include nel medesimo tempo l’oceano sconfinato dei peccati e il viscido serpente che lo abita. Il Figlio di Dio è disceso nelle lande desolate del male e ha spezzato le catene che ci tenevano imprigionati. Ci ha liberati, ci ha guariti e ci ha salvati. Solo l’Onnipotente lo poteva fare e lo ha fatto. Questa liberazione si realizza nel battesimo, col quale siamo diveniamo figli di Dio ed eredi della vita eterna. Ma è nel sacramento della confessione che questo miracolo dell’amore misericordioso si rinnova ogni volta.  Lì la grazia di Cristo compie quella guarigione che nessuna medicina umana potrà mai ottenere.

Il cuore inquinato dal veleno mortifero di satana può essere purificato e guarito. E’ però necessario il coraggio dell’umiltà. Mettersi in ginocchio dinanzi a un suo rappresentante sulla terra è quanto Gesù ci chiede per donarci la guarigione.

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La “nuova Russia” di Putin cancella anche Salamov

Nel pervicace sforzo di censurare la memoria degli orrori sovietici, la Russia chiude la stanza-museo dove il grande dissidente scrisse i “Racconti della Kolyma”

Stefano Caprio – Tempi – 16 Dicembre 2023

Proprio nei giorni in cui il “presidente eterno” Vladimir Putin ha annunciato la sua permanenza ad libitum sul trono del Cremlino, che verrà solennemente celebrata il prossimo 17 marzo 2024 alle elezioni presidenziali, un nuovo spiacevole episodio sottolinea quanto la “nuova Russia”, che nasce dalle ceneri dell’Ucraina infiammata da due anni di guerra, non vuole conservare la memoria di se stessa, ma sublimarsi in un regno apocalittico avulso dal tempo e dalla storia.

La Russia cancella la memoria di Salamov

Le autorità della Kolyma, la regione dell’Estremo oriente russo intorno al fiume omonimo tra Jakutsk e Magadan, hanno deciso di chiudere la stanza-museo dove il famoso scrittore Varlam Šalamov scrisse i Racconti della Kolyma, la più intensa narrazione della vita dei lager siberiani ai tempi di Stalin insieme ai libri di Aleksandr Solženitsyn e Vasilij Grossman. Il luogo del memoriale era predisposto nel villaggio di Debin, aperto dal 2005, nel centenario dello scrittore. Šalamov era stato ricoverato nella clinica locale, ormai stremato per la fame e i pesantissimi lavori forzati del lager, posto in una delle zone più fredde di tutta la Russia, dove la temperatura può scendere anche a 60 gradi sottozero. Gli attivisti della memoria dei dissidenti avevano organizzato il mini-museo all’interno della clinica, che ora è stata chiusa d’ufficio dal ministero della Salute della regione di Magadan, anche se la decisione è chiaramente arrivata «da più in alto», come confidano i funzionari locali.

L’edificio era uno dei più imponenti di tutta la Kolyma, e la sua importanza memoriale lo rendeva un “luogo sacro” di una memoria che oggi diventa sempre più fastidiosa per un regime che assomiglia molto a quello staliniano. Šalamov sopravvisse quasi per miracolo dopo il ricovero, quando arrivò come dokhodjaga (“essere infimo”) e ormai quasi “arrivato al socialismo”, le espressioni dei lager per definire una persona ai limiti della morte. Invece si riprese, e nella camera dell’ospedale si mise a scrivere poesie e racconti, pur essendo ancora un detenuto, che si diffusero attraverso i canali del samizdat per tutto il paese, giungendo fino in Occidente. Queste furono proprio quel genere di memorie che permettevano alla Russia di sopravvivere anche al terrore della dittatura, e alla pretesa di costruire un mondo nuovo, una nuova religione (pur ateista), una nuova definizione dell’uomo.

L’«inammissibile» testimonianza di Salamov

Il rumore sulla stampa per le condizioni del memoriale è stato considerato un intralcio alla retorica sempre più roboante che accompagna l’inizio della campagna elettorale per la rielezione della “guida suprema”, e i funzionari locali si sono spaventati per le possibili conseguenze. Il grande tema della rielezione dello zar esprime infatti la devozione obbligatoria per i “valori tradizionali” della Russia, che in realtà non riguardano le persone, ma solo le contrapposizioni ideologiche con il “grande nemico”, l’Anticristo dell’Occidente, come predica incessantemente il cappellano di Putin, il patriarca ortodosso Kirill. Il “valore personale” testimoniato da Šalamov e da tutte le vittime dei lager non è ammissibile laddove si esalta l’unione superiore della sobornost, l’espressione che apre alla contemplazione universale del “mondo russo”, l’unità dei popoli sotto la guida della “Santa Russia”.

Lo stesso edificio dell’ospedale di Debin, del resto, era stato costruito negli anni Trenta come orgoglio staliniano della “Kolyma del futuro”, con corridoi in cemento e batterie di riscaldamento di grande potenza, mobili di lavoro artigianale, e vi lavoravano medici di tutte le specializzazioni, presi tra gli stessi detenuti dei lager, con ben due reparti chirurgici e due per la cura della tubercolosi, e anche un intero settore femminile. Šalamov vi era finito dopo il secondo arresto nel 1937, ricevendo un’altra condanna a 5 anni per “attività controrivoluzionaria trozkista”, un’eresia antistaliniana che credeva nella rivoluzione da realizzare in ogni paese, invece di venerare l’esaltazione della Russia superiore del dittatore georgiano. È passato quasi un secolo, e la mancanza di fede nella Russia continua a essere perseguitata e oppressa.

Putin continua a censurare gli orrori sovietici

La cancellazione della memoria è un processo che si svolge parallelamente alla elevazione progressiva del potere putiniano, dagli inizi degli anni Duemila. Gli archivi del Kgb, e di tutti gli altri luoghi dove si trovano le testimonianze delle persecuzioni sovietiche, che erano stati messi a disposizione negli anni eltsiniani, si sono chiusi già verso la fine degli anni Novanta, e l’insistenza del recupero di queste memorie è stata considerata sempre più “offensiva” per un regime che considera invece necessario mostrare la continuità della Russia sovietica con le sue ipostasi precedenti, risalendo fino al Battesimo della Rus’ di Kiev, la grande motivazione teologica dell’attuale guerra in Ucraina.

Il 28 febbraio 2022, l’associazione umanitaria russa “Memorial”, motore principale della restituzione della dignità degli oppressi, è stata infine liquidata dal tribunale di Mosca, proprio nell’anno in cui ad essa è stato assegnato il premio Nobel per la pace. I suoi attivisti e collaboratori proseguono tuttora l’opera in condizioni di quasi clandestinità e di esilio, senza rinunciare a difendere la memoria dei diritti calpestati, come risulta dalle tante interviste e pubblicazioni recenti. Con questa decisione si è consumato simbolicamente il trentennio “post-sovietico”, per passare in modo esplicito alle condizioni della nuova Russia “neo-sovietica”. La chiusura è stata motivata con la violazione delle norme sugli “agenti stranieri”, che negli ultimi anni esprimono la vera natura del regime isolazionista e anti-occidentale della Russia putiniana.

Secondo tali norme, le organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero per attività sociali, culturali e informative vengono iscritte in una “lista nera” e sono tenute ad auto-denunciarsi in ogni pubblicazione o manifestazione con la dicitura “questo contenuto è considerato agente straniero”, e i suoi membri sono soggetti a una serie di limitazioni. Alla motivazione ufficiale, la procura generale che sosteneva l’accusa ha aggiunto quelle di “diffamazione della memoria dell’Unione Sovietica, descritta come un paese terrorista” (l’antica accusa di “propaganda antisovietica”), e inoltre della “diffusione di false informazioni” e perfino di “induzione alla depressione” della popolazione, per giungere infine alle accuse oggi più in voga in tempo di guerra, il “discredito delle forze armate della Russia”.

La caccia ai nuovi “traditori”

La depressione dei russi è in effetti il sentimento dominante rimasto come eredità del crollo repentino dell’Unione Sovietica, che ha fatto fuggire tutti i “fratelli” delle altre repubbliche, perdendo lo status di superpotenza mondiale e sprofondando nella crisi economica e sociale. Da allora è rimasto quasi come subcosciente collettivo il desiderio di rivalsa, soprattutto nei confronti degli odiati occidentali e dei “traditori” da loro stipendiati, oggi identificati proprio negli “agenti stranieri” di cui Memorial era il padre putativo. Riemerge qui anche l’antica allergia russa a ogni forma di dissenso, che risale ai tempi del “giogo tartaro” e dei principi che si vendevano ai khan per ottenere dei vantaggi. Ai tempi sovietici, molti disprezzavano i dissidenti non per la loro contrarietà al regime totalitario, ma per la tendenza a “cercare gloria” presso gli occidentali, invece di soffrire insieme al popolo in attesa della redenzione.

Lo stesso Vladimir Putin era asceso al potere nel 1999, alla fine dei convulsi anni di Eltsin che aveva scelto l’Occidente come modello da imitare, finendo per rendere la Russia un paese impaurito dall’aggressività del capitalismo mondiale e umiliato fino alla sensazione di essere ormai ridotto ai minimi livelli economici e politici della comunità internazionale. Le prime parole di Putin da premier furono riassunte nella famosa frase di minaccia rivolta ai terroristi ceceni: «Li faremo fuori andando a prenderli anche al cesso», col gergo di strada (o piuttosto “di galera”, di leniniana memoria) che lo ha contraddistinto nel successivo ventennio di potere.

L’ideologia di Putin

Ora appare chiaro che il nuovo “zar il Terribile” non ce l’aveva solo con i ceceni, ma con tutti i nemici interni ed esterni della Russia, anzi del “Mondo Russo” (Russkij Mir), l’espressione usata da Putin per indicare lo spazio ex-sovietico e la grande comunità dei russi sparsi a tutte le latitudini. Dopo tante vicende drammatiche, e la ricerca spasmodica delle vie di ricostruzione della grandezza della Russia, nel 2020 l’erede degli zar e dei segretari del Pcus ha sintetizzato tutte le conquiste politiche e ideologiche nella nuova Costituzione, approvata nella tempesta mondiale della pandemia di Covid-19, con cui rendeva praticamente eterna la sua presidenza e consacrava le colonne della vera “idea russa”, che dall’antica Rus’ medievale giunge oggi a riprendersi il posto che le compete al mondo senza rinnegare nulla del proprio passato, neanche il secolo rivoluzionario dei lager e delle “grandi guerre patriottiche”, ma cancellando completamente la memoria delle sofferenze umane.

Il sigillo su questo disegno sarebbe la riconquista di Kiev, la prima storica capitale, l’esito che molti vorrebbero che si raggiungesse con la guerra in corso, anche se il risultato ottenuto è stato soltanto lo stato di guerra permanente a tutte le latitudini, che distrugge ogni vero sentimento delle persone.

IL PECCATO E’ UN TORMENTO

Caro amico, la Confessione di Natale sia per te una Resurrezione spirituale, che ti libera da tormenti di un vita nel peccato e che ti faccia gustare la gioia dei figli di Dio.

Vostro padre Livio

L’arte insuperabile di satana è quella di presentare il peccato come un bene desiderabile. L’astuta serpe conosce a fondo l’uomo e sa che Dio lo ha orientato al bene. Infatti il libero arbitrio decide di scegliere ciò che l’intelletto gli presenta come un bene. Persino chi si toglie la vita pensa che questa tragica scelta possa arrecargli un beneficio, liberandolo da un peso ormai divenuto insopportabile. L’essenza della tentazione consiste nel porgere il male “sotto colore di bene” ( S. Caterina da Siena). Dopo aver lasciato entrare nel suo cuore il sibilo del maligno, Eva “vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhio e desiderabile” (Gn 3, 6). Se satana presentasse il male nella sua realtà, non avrebbe seguaci.  L’inganno è la sua arma obbligata per catturare le anime. Come un pescatore, egli getta l’esca perché il pesce abbocchi, attirato dal boccone appetitoso. Quando si illude di goderselo è ormai troppo tardi.

E’ diffusa la falsa opinione che i peccatori si godano la vita. Se qualcuno di loro, dopo essersela goduta, si converte in tempo per salvarsi l’anima, non è raro sentire il brontolio dei buoni: “Troppo comodo – dicono – godersi la vita e poi, al momento buono, convertirsi”. Questa mentalità ritiene che il male sia allegro e che il bene sia triste. Pensa che l’osservanza dei comandamenti sia un supplizio, mentre la vita libertina sia una delizia. Non solo la logica, ma anche l’esperienza mostrano la falsità di queste considerazioni. La verità è che il male fa male e che il bene fa bene. Dio è giusto e sapiente. Se infatti il male facesse bene, tutti lo inseguirebbero. Viceversa se il compimento del bene comportasse svantaggi, tutti lo eviterebbero. Satana per sedurre ha dunque bisogno di presentare il male camuffato da bene.

Tuttavia, non appena viene mangiato il frutto, che il maligno ha abilmente presentato alla nostra fame di mondo, l’incanto si rompe e quella che era un’illusione di felicità si trasforma in delusione. Infatti il desiderio, momentaneamente appagato, rispunta più prepotente di prima, mentre diminuisce la nostra capacità di dominarlo. “ La bestia mai non sazia la bramosa voglia, ma dopo il pasto ha più fame che pria”  (Dante). Gesù ha sintetizzato la delusione del peccato con parole che non passeranno: “ Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete” (Gv 4,13). Il peccato diviene arsura mai placata e fame mai soddisfatta. Chi cerca il potere e la gloria punta sempre più in alto; chi cerca il denaro non ne ha mai abbastanza; chi cerca i piaceri, ne ha bisogno di sempre nuovi. Il peccato diviene un tormento per la carne mai sazia.

In questa prospettiva che senso ha l’espressione popolare secondo la quale i dissoluti “si godono la vita”. Non è forse meglio dire che la sprecano? C’è da credere alle loro dichiarazioni di felicità? C’è da prendere sul serio le loro risate sguaiate? La condizione esistenziale del drogato ha il pregio di togliere la foglia di fico sotto la quale il libertino vorrebbe nascondere la sua infelicità. Dopo il paradiso artificiale, il drogato mostra la sua miseria e rivela l’inganno satanico. Quando lo trovi morto su una panchina, hai davanti a te l’immagine plastica dell’opera del demonio, che è bugiardo e assassino. D’altra parte, come essere così sciocchi da pensare che da Dio ci venga un male e dal demonio un bene? Eppure l’uomo, dopo aver mangiato il frutto, non sette volte ma settanta volte sette, rimanendone avvelenato, continua imperterrito a ritenerlo desiderabile. E’ proprio a causa di ciò che la bontà del Salvatore ha istituito il sacramento della confessione, al quale poter ricorrere durante l’intera vita.

La ragione di fondo per cui quello che satana offre non potrà mai dare la felicità risiede nella stessa struttura dell’uomo.  Egli è stato creato per Dio e sarà sempre affamato finché non si nutre di Lui. L’inganno satanico consiste nell’illudere l’uomo di essere felice senza Dio. La nostra generazione in particolare  è affascinata dallo slogan secondo il quale “senza Dio si vive meglio”. In realtà, come giustamente è stato osservato, oggi abbondano sempre più le persone “sazie e disperate”. Alla fine la falce inesorabile della morte rade al suolo la messe sterminata delle illusioni, rivelandone l’intrinseca vanità. Il peccato nella sua essenza è allontanamento da Dio, che è la fonte della verità, della bontà, della bellezza, della libertà e quindi della felicità. Non c’è dunque da meravigliarsi se il peccato sia menzogna, malvagità, bruttezza e quindi fonte di angoscia, di schiavitù e di infelicità. Di tutto questo se ne rende conto ogni peccatore quando, raggiunto dalla grazia, rompe l’inganno satanico e apre gli occhi sulla propria situazione esistenziale.

Il peccato è tormento anche per un’altra ragione. Quando l’uomo compie il bene si sente contento e in pace. La voce interiore della coscienza lo approva e lo incoraggia. Si tratta di un’esperienza universale che ognuno può verificare nella sua vita. Il compimento del bene è premio a se stesso, perché un’intima allegria si diffonde in ogni fibra dell’anima. Al contrario il male commesso viene  rimproverato dalla voce interiore della coscienza. Dio ha impresso nell’anima umana una luce interiore che la orienta verso il bene. Quando l’uomo la disattende e compie il male, percepisce dentro di sé un rimprovero che non è facile soffocare. Esso diviene un tormento interiore, che ha lo scopo di riportare l’uomo sulla retta via. Certo, l’uomo può decidere di rimuoverlo e di seppellirlo sotto la coltre dell’autogiustificazione e dell’oblio. Ma così facendo diviene un uomo “senza coscienza”, inaffidabile e pericoloso.

Ci sono uomini che, dopo aver commesso i più orrendi delitti, non provano nessun rimorso, come quei coccodrilli che, dopo essersi mangiati un uomo, si distendono placidi a digerire sotto i raggi dorati del sole. Sono forse felici o in pace? Oppure si sono degradati al di sotto delle bestie? La coscienza può essere falsificata, oscurata e persino cancellata. Si tratta infatti di una voce che non dà tregua e che non permette sogni tranquilli. Il tentativo di eliminarla dal proprio intimo è una forma di suicidio dell’anima gravido di funeste conseguenze. Quando la coscienza ha cessato di rimordere, l’uomo non è più tranquillo, ma semplicemente è una larva di uomo. Nel momento in cui la grazia tocca il cuore e la coscienza si risveglia, allora cadono le squame dagli occhi accecati e ci si rende conto che, al seguito del padrone infernale, ci si riduce a contendere le carrube ai porci ( Lc 15, 15).

S. Caterina da Siena ha denunciato con parole di fuoco la falsa opinione secondo cui la vita libertina è una vita felice. Lei chiama i peccatori “martiri di satana”. Martiri nel senso che sono martirizzati dal demonio. Lo sono  nei sensi, che invano cercano di soddisfare; lo sono nel cuore che inquinano col male; lo sono nell’anima che sprofondano nelle tenebre. La vita che, senza Dio, sarebbe più felice, alla prova dei fatti è un anticipo dell’inferno. Non c’è da meravigliarsi che satana dia alle anime ciò che lui possiede: l’eterna infelicità. Il peccato è un veleno, non un liquore. E’ una droga che illude e che uccide. Vederlo nella sua verità è una luce di sapienza che pochi ricevono in dono e che richiede una grande purezza di cuore.

La forza di questa dottrina spirituale risiede nel fatto che la sua verità può essere verificata nella propria vita. Ognuno di noi, che abbia vissuto in balia del male e che poi abbia avuto la grazia della conversione, può testimoniare a se stesso come ci si sente quando si è prigionieri della carne, del mondo e del demonio. Nel medesimo tempo può fare un paragone fra la sua situazione attuale di figlio di Dio, che si affatica sulla via del bene, e quella precedente, quando percorreva la strada spaziosa della perdizione. Il figliol prodigo, ritornato alla casa paterna, ben difficilmente la abbandonerà un’altra volta, alla ricerca di felicità illusorie.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla differenza fra peccato mortale e peccato veniale

Cari amici, la Confessione di Natale è certamente un momento fondamentale per vivere appieno questa festa. Gesù Bambino viene a nascere nel cuore di ciascuno di noi; pertanto, deve trovare una culla degna di riceverlo. Quando, al termine della Confessione si riceve l’assoluzione, il cuore è ricolmo di gioia ed è irradiato dal perdono di Dio, è un cuore degno di accogliere Gesù Bambino.

C’è una netta distinzione fra peccato mortale e peccato veniale. Nel mondo d’oggi si è perso il senso del peccato; non è chiaro che il peccato nella sua radice ontologica è il distacco della creatura dal Creatore.

Dalla radice dell’egoismo e dell’orgoglio, che allignano nelle profondità del cuore, prolifera la varietà dei peccati, le cui sfumature solo Dio può conoscere. La natura umana ferita dal male è un verminaio inesauribile. L’arte e la letteratura si alimentano nella descrizione della potenza di tenebre che opera nell’uomo. È un abisso che non sembra mai toccare il fondo. La Sacra Scrittura, più di qualsiasi altro libro di religione o di filosofia, apre squarci di luce impressionanti sulla malvagità umana, indicando però nel medesimo tempo la medicina che guarisce. Gesù, che si presenta come il medico delle nostre anime, non ha esitazioni ad additare la radice del male e le sue innumerevoli manifestazioni:

“Dal cuore…provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo” (Mt 15, 19-20). San Paolo a sua volta elenca impietosamente le innumerevoli manifestazioni dell’egoismo umano, che egli chiama opere della carne: “Le opere della carne – afferma – sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio” (Gal 5, 19-21).

Quest’ultima affermazione di San Paolo pone il problema della gravità dei peccati, perché, come anche l’apostolo Giovanni afferma, ci sono peccati che conducono alla morte e dei peccati che invece non conducono alla morte (1 Gv 5, 16-17). La Chiesa al riguardo fin dall’inizio ha distinto i peccati in mortali e veniali. Per preparare la confessione è necessario avere chiara davanti agli occhi questa diversità, della quale anche noi facciamo la quotidiana esperienza. Premesso che la nostra conoscenza dei peccati è imperfetta e che solo Dio sa esattamente ciò che vi è nel cuore di ogni uomo, è possibile dare indicazioni per distinguere il peccato mortale da quello veniale.

“Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l’uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore. Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca” (Catechismo Chiesa Cattolica 1856). Si tratta di una distinzione fondamentale. Infatti, nel caso del peccato mortale abbiamo assolutamente bisogno di una vera e propria resurrezione spirituale, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione. Senza di essa rimaniamo spiritualmente morti e non veniamo ammessi alla vita eterna.

Nel caso del peccato veniale invece sussiste la grazia santificante e la divina figliolanza, anche se indebolite e oscurate: “Non priva della grazia santificante, dell’amicizia con Dio, della carità e quindi della beatitudine eterna” (Giovanni Paolo II – Reconciliatio et Paenitentia, 17). Perché venga rimesso non è necessario il sacramento della Riconciliazione, ma un semplice pentimento, anche se la Chiesa raccomanda di confessare anche i peccati veniali. Non deve essere infatti sottovalutata la pericolosità dei peccati veniali che indeboliscono l’anima e la predispongono a commettere colpe più gravi. “L’uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia, non devi dare poco peso a questi peccati, che si definiscono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spavento quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza allora resta? Si faccia innanzi tutto la Confessione” (Sant’ Agostino).

Il peccato “mortale”, che viene chiamato così perché distrugge la vita divina che è stata infusa nell’anima, è una violazione grave della legge di Dio. Perché sia tale si richiede che concorrano tre condizioni: “È un peccato grave quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena avvertenza e deliberato consenso” (Giovanni Paolo II – Reconciliatio et Paenitentia). Se manca anche una di queste tre condizioni il peccato perde parte della sua gravità divenendo veniale.

La gravità della materia “è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre (Mc 10,19). La gravità della materia è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori di per sé è più grave di quella fatta a un estraneo” (Catechismo Chiesa Cattolica 1858). La gravità della materia di certi peccati è evidente e facilmente percepibile dalla coscienza: l’omicidio, l’aborto, l’adulterio, la bestemmia, la mancata santificazione delle feste, gravi danni materiali o morali causati al prossimo, ecc. In alcuni casi invece (ad esempio il furto, la menzogna, la calunnia, l’invidia, ecc.) la gravità della materia ha bisogno di un’attenta valutazione e, se necessario, del consiglio del confessore. Le circostanze possono aggravare o alleggerire la gravità di un peccato.

Perché un peccato sia mortale non bastano la materia grave, ma si richiedono anche la piena consapevolezza e il pieno consenso: “Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto e della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza di cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato, ma, anzi, lo accrescono. L’ignoranza involontaria può attenuare, se non annullare l’imputazione di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave” (Catechismo Chiesa Cattolica 1859-1860).

Di straordinaria acutezza è l’affermazione di Santa Faustina Kowalska, secondo la quale “il peccato è secondo la conoscenza e la luce dell’anima” (Diario, 1, 52). Il rapporto di ogni anima col Creatore è di estrema delicatezza. Solo lo Spirito Santo conosce le risposte o i rifiuti alle sue illuminazioni e ai suoi inviti. Quando Santa Giovanna d’Arco, sotto la pressione di un tribunale ecclesiastico locale, aveva deciso di abiurare, rinnegando “Le voci” che l’avevano guidata nella sua missione, esse la avvertirono che stava correndo il rischio di perdersi eternamente. Allora ritirò l’abiura e affrontò le fiamme del rogo. Successivamente la Chiesa la elevò all’onore degli altari.

È facile o è difficile commettere un peccato mortale? In un certo senso è vera l’una e l’altra cosa. È più facile per chi vive nella tiepidezza, ed è più difficile per chi vive nel fervore. In ogni caso “il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti, la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio” (Catechismo Chiesa Cattolica 1861).

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”  

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AIUTI PER L’ESAME DI COSCIENZA

Prepariamoci alla Confessione di Natale esaminando la nostra vita alla luce della Parola di Dio e delle sue esigenze di amore.

AIUTI PER L’ESAME DI COSCIENZA

I dieci comandamenti

Io sono il Signore Dio tuo:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire il falso
  9. Non desiderare la donna d’altri
  10. Non desiderare la roba d’altri

I precetti della Chiesa

  1. Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni di lavoro
  2. Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno
  3. Ricevi il sacramento dell’eucaristia almeno a Pasqua
  4. In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno
  5. Sovvieni alle necessità della Chiesa

I sette vizi capitali

  1. Superbia
  2. Avarizia
  3. Lussuria
  4. Ira
  5. Gola
  6. Invidia
  7. Accidia

Il peccati che gridano al Cielo.

  1. Omicidio volontario
  2. Peccato impuro contro natura
  3. Oppressione dei poveri
  4. Defraudare la mercede a chi lavora

Le virtù teologali

  1. Fede
  2. Speranza
  3. Carità

Le virtù cardinali

  1. Prudenza
  2. Giustizia
  3. Fortezza
  4. Temperanza

Le opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi
  2. Insegnare agli ignoranti
  3. Ammonire i peccatori
  4. Consolare gli afflitti
  5. Perdonare le offese
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti

Le opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i senza tetto
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti

Gli ammonimenti della Parola di Dio       

“ Dal di dentro, dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” ( Marco, 7, 21-23).

“ Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maledicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio” ( 1 Cor. 6. 9-10).

            “ Ma per i vili e gli increduli, gli abbietti e gli omicidi, gli immorali, o fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”  ( Ap 21, 8).


IL RITO DELLA CONFESSIONE

1. Dopo esserti preparato con la preghiera e aver fatto l’esame di coscienza, ti presenti per fare la tua confessione. Il sacerdote ti accoglie invitandoti a fare il segno della croce:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Rispondi: Amen.

2. Il sacerdote ti esorta ad esporre con retta coscienza i tuoi peccati confidando nell’infinita misericordia di Dio:

Il Signore che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia.

Rispondi: Amen.

3. Incominci la tua confessione dicendo da quanto tempo non ti confessi e esponendo con semplicità, chiarezza, umiltà e brevità tutti i peccati mortali dall’ultima confessione e almeno alcuni peccati veniali.

4. Il sacerdote ti può rivolgere alcune domande e darti dei consigli adatti. Anche tu puoi chiedere dei suggerimenti per il tuo cammino spirituale o spiegazioni su alcune problematiche che non ti sono chiare.

5. Il Sacerdote ti esorta a recitare una preghiera che esprima il tuo pentimento. Potrai recitare una di queste preghiere:    

Mio Dio, mi pento e mi dolgo

con tutto il cuore dei miei peccati,

perché peccando ho meritato i tuoi castighi,

e molto più perché ho offeso te,

infinitamente buono

e degno di essere amato sopra ogni cosa.

Propongo col tuo santo aiuto

di non offenderti mai più

e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Signore, misericordia, perdonami.


O Gesù di amore acceso

non ti avessi mai offeso,

o mio caro e buon Gesù

con la tua santa grazia

non ti voglio offendere più

né mai più disgustarti,

perché ti ama sopra ogni cosa.

Gesù mio, misericordia.

6. Il Sacerdote, dopo averti proposto la penitenza, ti dà l’assoluzione con queste parole:

Dio, Padre di misericordia,

che ha riconciliato a sé il mondo

nella morte e risurrezione del suo Figlio,

e ha effuso lo Spirito Santo

per la remissione dei peccati,

ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,

il perdono e la pace.

E io ti assolvo dai tuoi peccati

Nel nome del Padre e del Figlio

E dello Spirito Santo.

Rispondi. Amen

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