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“LA GLORIOSA ERA MARIANA” nelle rivelazioni di Suor Maria Natalia Magdolna (1901-1992)

Buongiorno caro Padre,
le mando di seguito brani scritti di Suor Maria Natalia Magdolna. Forse li conosce già, comunque sono interessanti, grazie.
Gabriele
“Vidi che, dopo la purificazione, gli uomini condurranno una vita pura e angelica. Sarà la fine del peccato contro il sesto comandamento, degli adulteri e delle menzogne. I divorzi non avverranno più. Gesù mi mostrò l’amore infinito, la felicità e la gioia divina di questo futuro mondo purificato.
La vita dei consacrati e dei laici sarà piena di amore e di purezza. Il mondo sperimenterà la pace del Signore e il suo effluvio di benedizioni. Ma il Signore non mi disse quando tutto questo sarebbe accaduto.
Il Signore Gesù mi fece anche conoscere che una grande confusione e un grande terrore avrebbero regnato nella Chiesa immediatamente prima della vittoria divina e della pace universale. La ragione di questa confusione sarà la penetrazione dell’empietà nel santuario inviolato della Chiesa.
La Tradizione cattolica sarà disprezzata e omessa e aleggerà dovunque lo spirito del mondo. Queste disgrazie si accompagneranno a un odio tra le nazioni tale che sfocerà nell’esplosione di molte guerre. Molti attaccheranno l’edificio bimillenario della Chiesa per tentare di alienare da essa i credenti, in modo che, perdendo fiducia nella Chiesa, si consegnino a satana.
Il Salvatore disse: « La mano giusta di mio Padre annienterà tutti i peccatori che, nonostante gli avvertimenti e i richiami; nonostante il periodo di grazia loro concesso per ravvedersi; nonostante l’instancabile sforzo della Chiesa, non si convertono ». Ma il Salvatore non mi disse come accadrà…
La Vergine ci avverte: “Convertitevi, il tempo della purificazione del mondo è sempre più vicino”. Fino alla nostra epoca Dio non ha mai donato una grazia così nuova e così misteriosa, in grado di annientare il peccato e le situazioni che conducono al peccato.
Presto il male sarà annichilito nel malfattore, il peccato sarà annichilito nel peccatore… Saremo quasi senza peccato in questa Era Gloriosa Mariana. Questa età felice non sappiamo quanto durerà, forse quaranta, forse cinquant’anni, forse molto di più.
Grazie a Dio l’uomo sarà ricolmato di miracoli e nuove grazie, sarà ripieno della santità di Dio. La nostra natura inclinata al male sarà una natura inclinata al bene. Per un certo tempo satana sarà incatenato, cesserà il male che si trova nell’uomo e Gesù abiterà in noi. L’effusione di questa grazia si effettuerà nel silenzio, nascostamente, e tutti ne saranno ricolmi».
Continua ancora suor Maria Natalia: « Ho visto in visione la misericordia di Dio porre la terra in una condizione di pace, in una beatitudine senza timore. Io fremo alle parole di Dio quando ci preannuncia che possederemo il Cielo e la terra. Ma l’avvenire resta nascosto ai nostri occhi…
In un secondo tempo Gesù soggiunse: «La fine del peccato è vicina, ma non la fine del mondo. Presto le anime non si danneranno più. Le mie parole si realizzeranno e ci sarà un solo gregge e un solo pastore».
Ho visto le persone di altre religioni e i cristiani separati che sarebbero entrati nella Chiesa purificati e santificati, senza resistenze e liberamente, ma solo dopo che il peccato sarà sconfitto e satana incatenato…
In visione vidi che, dopo la seconda guerra mondiale, ci sarebbe stata una grande confusione e odio tra le nazioni. Non solo. Questa confusione avrebbe raggiunto la Chiesa con il peccato e la perdita della fede. Fu allora che Gesù parlò: «La mano giusta di mio Padre annienterà tutti coloro che, nonostante l’elargizione di molte grazie, non si pentono».
Vidi poi la catastrofe che il mondo avrebbe potuto trovarsi ad affrontare e la rovina di molte anime. La maggior parte del mondo sarebbe potuta essere distrutta. Quando Gesù vide la mia paura mi consolò dicendo: « Questo non accadrà se il mondo si pente. Il mondo si mantiene per l’espiazione dei giusti».
(Suor Maria Natalia Magdolna – Cap. 11 – Gli ultimi tempi di Maria)
Pensiero Spirituale sulla speranza cristiana

Cari amici,
in questi anni sono cadute le prospettive ottimistiche per quanto riguarda il futuro. Anzi, si è proprio capovolta la situazione perché si guarda al futuro con uno sguardo preoccupato e pessimistico.
Una certa corrente di pensiero, soprattutto quella legata ai grandi progetti internazionali, persiste nell’indicarci un futuro di grande prosperità grazie alla scienza e alla tecnica. Sappiamo che quando si fanno i conti con quello che è successo e che potrebbe succedere (virus, guerre…), è chiaro che la prospettiva di un mondo nuovo radioso non trova nessuna corrispondenza nella realtà.
La fede ha molto da dire su questo. Quando la fede parla del futuro subentra la virtù della speranza. La speranza cristiana è la fede che guarda al futuro e lo fa con certezza perché la Divina Rivelazione è incarnata nella Storia. Fin dalle origini del genere umano, la Divina Rivelazione guarda sempre ai piani di Dio per quanto riguarda il futuro. Possiamo ben dire che la Divina Rivelazione nell’Antico Testamento è tutta uno sguardo al futuro, orientata al momento culminante cioè l’Incarnazione del Verbo.
Dopo l’Incarnazione del Verbo, con l’inizio del tempo della Chiesa, fino alla fine dei secoli, tutta la fede cristiana è orientata al futuro cioè al ritorno di Cristo nella Gloria.
La speranza cristiana guarda al passato, illumina il presente, tende al futuro. Il futuro è una dimensione fondamentale della fede cristiana. Noi cristiani non dobbiamo fare i conti sul futuro dell’uomo secondo le previsioni che fa il mondo o secondo i progetti del mondo. C’è molta differenza tra la speranza cristiana e i progetti mondani che sono quelli di un mondo senza Dio dove dominerà l’uomo e dove l’uomo stesso farà una nuova creazione in modo tale che non ci sia più il dolore, il peccato, il male, la morte. Ci sarà l’auto salvezza, è l’impostura anticristica.
La speranza cristiana è ben altra cosa. Innanzitutto, bisogna dire che la speranza cristiana è stata rinverdita dalla presenza della Regina della pace a Medjugorje. C’è un vero e proprio progetto mariano che ha avuto inizio con le apparizioni moderne a partire dalle profezie di San Luigi Maria Grignon de Montfort che si sono realizzate nel 1830 con la Medaglia Miracolosa e si sono susseguite nel tempo. L’asse Fatima-Medjugorje è tutto orientato al futuro, è orientato al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Se vogliamo sapere come sarà il futuro dobbiamo fare riferimento alla Rivelazione cristiana e dobbiamo far sì che la certezza della fede diventi la speranza certa della sua realizzazione. Quello che la Parola di Dio ha promesso, siamo certi che si realizzerà.
Quando la Madonna ha detto a Fatima che il Suo Cuore Immacolato trionferà e a Medjugorje ha detto che Lei è qui per portare a compimento ciò che ha iniziato a Fatima, noi siamo certi che questo verrà compiuto. Siamo certi che il futuro che abbiamo davanti è il futuro del trionfo di Maria.
Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria ci è rivelato dalle apparizioni mariane, ma è soprattutto inserito nella Storia della Salvezza perché è la vittoria di Maria sul serpente infernale che è stata preannunciata nella Sacra Scrittura
Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stripe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno
(Genesi)
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole,
con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle
(Apocalisse)
Il mondo nuovo senza Dio inevitabilmente crollerà. È questo lo sguardo che dobbiamo avere sul futuro, con la speranza cristiana dobbiamo avere la certezza che il futuro è di Dio, la Madonna schiaccerà la testa del serpente e il Suo Cuore Immacolato trionferà.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
Dio può permettere il male per il nostro bene

Buon giorno Padre Livio, penso vada usata prudenza nel dire che Dio farà sì che accadano catastrofi; piuttosto Dio le permette per il nostro bene. E sono due cose molto diverse. Mi chiedo se la persecuzione alla Chiesa e soprattutto dei Mariani, nel tempo dei segreti, possa essere alimentata anche dal fatto che un giorno possa esserci “rinfacciato” che noi crediamo in un Dio che vuole fare del male all’umanità osservando quanto accadrà. Quindi, secondo coloro che rifiutano Dio, noi vorremmo il male… oltre a essere già, “intolleranti” alla cultura gender, green e compagnia bella.
La natura corrotta dal peccato, farà quello che deve fare ma la Madonna ci farà l’immensa grazia di avvertirci prima. Sarà un crescendo degli eventi e chi non crede andrà guidato a comprendere che è il male che fa male mentre il bene fa bene; quest’ultimo è difficile da individuare oggi giorno per cui va mostrato, insegnato… come fa la Madonna quando ci dice di andare nella natura e pregare perché “l’Altissimo parli al nostro cuore (…) e “testimoniare l’Amore che Dio ha per ogni creatura”. Potrà essere che per qualche periodo durante i segreti vedremo poco di bello nella natura. Chissà.
Che Maria ci accompagni tenendoci sempre per mano.
Alberto dalla provincia di Cuneo
La missione rutena del papa di Roma

Francesco cerca di costruire ponti proprio mentre la “terza guerra mondiale a pezzi” li distrugge, elevando muri e scavando trincee o addirittura annegando paesi e città sotto il diluvio bellico. L’iniziativa affidata al card. Zuppi è anche un’ottima “copertura” dei tanti sforzi umanitari di tutte le istituzioni della Chiesa cattolica in Ucraina e in Russia. E tra Roma, Mosca e Kiev è un nuovo capitolo di una lunga storia.
Di: Stefano Caprio – Asia News
Data di pubblicazione: 11 Giugno 2023
Molte speranze, anche se ben poche illusioni, sono riposte nei tentativi della Santa Sede di far ragionare di pace la Russia e l’Ucraina, dopo oltre quindici mesi di guerra insensata e di resistenza strenua. La visita del cardinale Matteo Maria Zuppi a Kiev, che potrebbe presto proseguire con un analogo viaggio a Mosca, non aveva lo scopo di proporre misure concrete per iniziare trattative assai improbabili, mentre sono in corso scontri apocalittici che hanno portato alla devastazione della zona di Kherson, con l’esplosione della diga di Nova Khakovka, quanto di più simile al Diluvio Universale.
Zuppi è certamente la figura più rappresentativa del desiderio di papa Francesco di porre un freno alla follia della guerra. Unico cardinale romano, amico personale di Bergoglio, tanto da figurare spesso nelle liste dei “papabili”, membro storico della Comunità di S. Egidio, la struttura di “diplomazia parallela” della Chiesa cattolica, già negoziatore in Mozambico e in altri contesti, egli è anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, rappresentando quindi la comunità di un Paese tradizionalmente amico della Russia, pur essendo nettamente schierato per la difesa dell’Ucraina dall’invasione.
La missione dell’arcivescovo di Bologna, città “di confine” tra nord e sud della stessa Italia, è anche un’ottima “copertura” dei tanti sforzi di tutte le istituzioni della Chiesa cattolica in Ucraina e in Russia, i nunzi e i vescovi locali, le associazioni caritative e le stesse parrocchie. L’attenzione primaria della Chiesa è sempre alle persone, prima che alle strategie politiche, militari ed economiche: è la cura dei profughi, dei bambini abbandonati e deportati, dei prigionieri (tra gli ostaggi dei russi ci sono anche dei preti cattolici) e delle famiglie, spesso devastate dalla perdita della casa e degli uomini uccisi in combattimento, oltre alle tante vittime dei bombardamenti e dei disumani massacri perpetuati in molte città. Non a caso Zuppi si è recato in visita a Buča, luogo dell’orrore più straziante di questa guerra.
Papa Francesco cerca di costruire ponti fin da prima dell’inizio dell’invasione putiniana (come recita il suo stesso titolo di pontefice) proprio mentre la “terza guerra mondiale a pezzi”, ormai saldati in un unico grande fronte mondiale, sta distruggendo tutti i ponti, elevando muri e scavando trincee, addirittura annegando paesi e città sotto il diluvio bellico. Nella letteratura russo-ucraina dei tempi antichi, sotto l’invasione tataro-mongola dei secoli medievali, spiccava la leggenda della città di Kitež, affondata nel lago Svetlojar al di là del Volga, che riemerge a intervalli regolari per affermare l’eternità del popolo russo, nonostante le devastazioni.
La leggenda fu ripresa in un’opera musicale dal grande compositore ottocentesco Nikolaj Rimskij-Korsakov, membro del gruppo di musicisti che cercavano di ritrovare l’anima russa. Egli esaltava la figura della santa Fevronia, una ragazza che stava per celebrare il suo matrimonio al momento dell’invasione, diventando poi immagine spirituale di una città invisibile, di un “popolo nuovo” inaffondabile. Sembra che russi e ucraini debbano rileggere meglio i tesori della propria cultura, senza cercare di appropriarsene soltanto per la propaganda, come ha fatto nei giorni scorsi il patriarcato di Mosca con l’icona della Trinità di Rublev.
Il Vaticano non dimentica mai le storie passate, neanche quelle dei Paesi lontani, e guarda alla Russia e all’Ucraina che dovranno risorgere dopo l’invasione e la devastazione, dal lago di sangue e vergogna in cui sono affondate per l’ennesima volta nella storia. La missione di pace riguarda il futuro, sperando che non sia troppo lontano, anche perché a tutti appare evidente che nessuna delle due forze in campo ha davvero le risorse per annientare definitivamente il nemico, per quanto si sforzino gli alleati, gli eserciti e i mercanti d’armi di aumentare il loro volume di fuoco.
Il papa di Roma offre il suo sostegno alla pace in queste terre fin dai tempi antichi, ritenendolo uno snodo cruciale per tutto il cristianesimo universale. L’invio di cardinali e ambasciatori a Mosca e a Kiev è un classico delle relazioni con quella che nel linguaggio curiale veniva chiamata la Ruthenia, nome latino dell’antica Rus’, che oggi viene riservato agli slavi “di mezzo” tra le terre settentrionali e quelle balcaniche. Si ricordano due lettere del papa Innocenzo IV (quello dello scontro con l’imperatore svevo Federico II) al principe Aleksandr Nevskij, colui che cercava di salvare la Rus’ sotto la dominazione mongola, in cui il pontefice proponeva di riunirsi alla sede romana, o almeno di rappacificarsi con i Cavalieri teutonici, gli eredi dei Templari che Aleksandr aveva sconfitto, facendoli annegare nei ghiacci estoni del lago Peipus. Il papa suggeriva di costruire una grande cattedrale “unitaria” nella libera città di Pskov, dove insediare l’arcivescovo cattolico dei Prussiani per mediare con tutti i popoli in lotta, tartari compresi. Nel 1251 si presentarono addirittura davanti al principe due cardinali con una bolla papale, dopo una missione di successo nelle terre della Galizia (attuale Ucraina) e della Lituania, attirate alla comunione latina. Il principe Aleksandr, che da Novgorod si era insediato a Vladimir, da cui aveva avuto origine anche Mosca, preferì tenersi stretto il suo metropolita ortodosso, che per i ricorsi della storia si chiamava Kirill, inviandolo dai tartari sul Volga per difendere gli interessi dei russi, rifiutando la mano tesa del papa di Roma. Rispose: “La Rus’ non ha bisogno di voi”.
Molte altre missioni possono essere ricordate, a cominciare da quella del compagno di sant’Ignazio di Loyola, il gesuita Antonio Possevino, che cercò invano di convincere Ivan il Terribile ad accordarsi con Roma. La più creativa risale alla metà del Quattrocento, quando il papa Paolo II propose al gran principe Ivan III una fidanzata bizantina di stirpe imperiale, Zoe Paleologa, che si era rifugiata a Roma dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi. La speranza del papa era che il matrimonio avrebbe messo fine al dissidio tra i russi e il mondo cattolico occidentale, e la fece accompagnare a Mosca proprio dall’allora arcivescovo di Bologna, Antonio Bonombra, che guidava il corteo con la croce latina, ma fu subito pregato di farsi da parte dalle guardie del granduca. La principessa divenne moglie di Ivan (e nonna di Ivan il Terribile), tornando all’Ortodossia e cambiando il nome con uno che i russi consideravano proprio, quello di Sofia.
Un altro grande dei gesuiti di prima generazione, il polacco Petr Skarga, convinse i russi ortodossi del regno di Polonia ad accettare l’Unione con Roma nel 1596, come risposta alle pretese del patriarcato di Mosca, istituito sette anni prima. Fu di fatto l’inizio della storia moderna dell’Ucraina, poi confermato dalle rivolte dei cosacchi, e per un secolo in quelle terre il passaggio dall’Ortodossia al Cattolicesimo (e ritorno) fu la norma delle relazioni ecclesiastiche, con momenti drammatici e rappacificazioni “eterne”, anche se presto smentite. L’imperatore “occidentalista” Pietro il grande, che condusse campagne belliche per venticinque dei suoi quasi trent’anni di regno, si considerava ortodosso quand’era a Mosca e cattolico quando visitava la sottomessa Polonia, facendo anche la comunione alla Messa latina. Non riuscì a recarsi a Roma nella sua “Grande ambasciata” di fine Seicento, limitandosi a una visita notturna a Venezia prima di tornare a Mosca, ma poi pensò di fondare nel 1703 una nuova capitale simile alla città lagunare, San Pietroburgo che significa “città di San Pietro”, la nuova Roma, la città natale di Putin e del patriarca Kirill.
Nell’Ottocento la Santa Sede riuscì perfino a concludere un Concordato con gli zar di Russia, che però non venne mai attivato, anche per la contrapposizione degli stessi cattolici di Russia, Ucraina e Bielorussia, che preferivano vedersela da soli con la corte di San Pietroburgo. Un nuovo tentativo avvenne nel 1917, dopo la rivoluzione di febbraio, con un accordo stilato insieme al Governo provvisorio del socialista democratico Aleksandr Kerenskij, anch’esso poi affondato dal colpo di Stato dei bolscevichi di ottobre. Neppure questa volta il Vaticano si arrese: per iniziativa del visionario gesuita Michel d’Herbigny, venne istituita la Commissione Pro Russia, formalmente mai soppressa, per valutare tutte le possibili vie per il dialogo e la penetrazione cattolica nello Stato ateo sovietico. Pure questa iniziativa rimase senza risultati pratici, e quando Stalin decise di sopprimere la Chiesa greco-cattolica in Ucraina, con lo Pseudo-Sinodo di Leopoli del 1947, si cercò di salvare il salvabile nella clandestinità e nella sofferenza del lager.
Il cardinale greco-cattolico ucraino di Leopoli Josif Slipyj, dopo anni di detenzione, fu liberato grazie a lunghe trattative e sistemato a Roma, dove rimase come capo silenzioso della Chiesa-martire fino al 1983, quando morì nella cattedrale di Santa Sofia, costruita sulla via Boccea per ricordare quanto i sovietici avevano soppresso o addirittura distrutto in patria. Le trattative proseguirono fino al Concilio Vaticano II, in cui a sorpresa si presentarono i rappresentanti del patriarcato di Mosca, e papa Giovanni XXIII riuscì perfino a mettersi in mezzo tra Kennedy e Khruščev, che a Cuba avevano sfiorato la guerra nucleare. Esistono ancora oggi le immaginette, e perfino i gruppi scultorei con i tre “araldi della pace” di America, Russia e Vaticano, che aprirono la fase apparentemente “pacifica” della Guerra fredda novecentesca.
La cattedrale della via Boccea è oggi uno dei centri più attivi nell’assistenza ai fratelli della patria ucraina, accogliendo i profughi e raccogliendo i soccorsi da inviare. Anche questa è missione di pace, anzi soprattutto questa, a cui partecipano non solo papi e cardinali, ma preti e laici, semplici fedeli e famiglie, uomini e donne di buona volontà. In questo la Chiesa cattolica è impegnata da sempre, senza attendere gli incontri al vertice e le trattative ufficiali. E nel sorriso del card. Zuppi si esprime la certezza che, con l’aiuto di Dio, l’Ucraina e la Russia riemergeranno dalle acque del male come la leggendaria città di Kitež, per cominciare insieme una vita nuova
I GIOVANI ABBANDONANO LA FEDE?
Quell’unica mano alzata in classe

Buongiorno Padre Livio, Dio benedica Lei e tutti i suoi collaboratori per la meravigliosa opera di evangelizzazione mariana che fate ogni giorno.
L’altro giorno mio figlio, che ha diciassette anni e frequenta la classe terza di un liceo scientifico, mi ha raccontato questo.
Il suo professore di filosofia, un tipo simpatico e preparato, ma orgogliosamente ateo , ha chiesto se ci fossero cristiani nella sua classe. Su una ventina di bravi ragazzi, solo lui ha alzato la mano.
Mio figlio mi ha detto che, secondo lui, con la sua generazione la religione Cristiana Cattolica in Italia si estinguerà o quasi.
Sono certo che non sarà così, ma se solo 1/20 di quella che dovrebbe essere la classe dirigente del futuro sarà cristiana quale triste futuro avranno i nostri figli.
Mi regali una parola di conforto e qualcosa da dire a mio figlio che confuti la sua tesi. Dio la benedica e per favore preghi per il futuro dei nostri figli e della nostra Patria. Grazie per quello che tutti Voi fate ogni giorno.
Nicola
Lonato del Garda ( Bs)
Caro Nicola,
non ho difficoltà a credere che i ragazzi che non hanno alzato la mano siano digiuni di Cristianesimo. Quel poco che hanno percepito da bambini è stato rapidamente spazzato via dal modo di pensare e di vivere dell’uomo moderno “che non vuole Dio”, come ha detto la Madonna, che ha aggiunto: “Per questo va verso la perdizione”.
Noi non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a questa deriva ma essere punti di riferimento nella bufera che si sta avvicinando velocemente e che vedrà i nostri giovani impreparati ad affrontarla.
Incominciamo ad essere testimoni nelle nostre famiglie e con i nostri figli perché, ne sono convinto, più ancora degli adulti, i giovani sono pronti a cogliere i segnali del Cielo e ad afferrare la mano tesa della Madonna.
I cuori cloroformizzati dalla colonizzazione del pensiero unico vanno conquistati uno ad uno dalla luce e dell’ amore di Dio. Noi mettiamoci la nostra testimonianza e la grazia dello Spirito Santo farà il resto:
Ave Maria
Padre Livio
