"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Dicembre 2022 Pagina 9 di 18

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Non perdete la speranza nel cambiamento del CUORE UMANO

Caro padre LIvio sono Daniele di Pesaro

ho notato che nel messaggio della Madonna del 25 ottobre c’è un frase

che è stata poco evidenziata e poco commentata :” Figlioli … non perdete la speranza

nel cambiamento del cuore umano”. Dietro queste parole, mi sembra, che si prospetti qualcosa di

miracoloso. Il cuore della gente ormai è affogato nei cliché delle varie propagande e si è perso

dietro un sentire senza radici e senza valori.

Stando così le cose la Madonna sembra dirci che sta lavorando per cambiare questa mentalità di fondo,

non si riferisce al mio cuore singolo, al mio sentire singolo, ma al “CUORE UMANO” sinonimo di – spirito del tempo-.

Mi sembra che stia per accadere una cosa come se un oceano improvvisamente venisse prosciugato e,

al suo posto, miracolosamente, venisse travasata un’acqua tutta nuova.

Ho l’impressione che ci venga detto di credere nell’azione del Divino che può miracolosamente fare ciò.

Che i segreti preludano a questo “cambiamento del cuore umano” ?

Cosa ne pensa?

Caramente la saluto

Daniele

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LE INTERVISTE DI VICKA DI MEDJUGORJE SU RADIO MARIA (1, 4)

Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta   su  Radio Maria cinque interviste che sono un importante documento  storico sulle  apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.

Perché i giovani si trovano in una situazione difficile?

Padre Livio. Vediamo ora qualcosa che riguarda i giovani. Qui ci sono migliaia di giovani durante questo Festival, che sono venuti a Medjugorje chiamati dalla Regina della pace. Nel mondo però ci sono tantissimi giovani che non sanno che cosa fare della loro vita. La Madonna non a caso dice che la gioventù oggi si trova in una situazione estremamente difficile. Secondo te come siamo arrivati a questo?

Vicka: La Madonna in diverse occasioni ha mostrato la sua preoccupazione per i giovani e le famiglie, ma forse più ancora per i giovani. Io penso che quando un giovane perde tutto: la fede, la speranza e la fiducia, questo dipende anche dalla sua famiglia. Se noi, come ci raccomanda la Madonna, pregassimo insieme nelle nostre famiglie, sicuramente non si arriverebbe a questo. Non si può certo pretendere di pregare tutto il giorno, ma almeno dieci minuti, un quarto d’ora. L’importante è di pregare un po’ insieme. Invece oggi ognuno va per la sua strada. I genitori lavorano e non hanno tempo per i loro figli. Questi a loro volta escono di casa e ritornano tardi. Così nessuno non ha più tempo per l’altro e in questo modo i giovani si perdono.

            Se invece la famiglia è unita e si trovano i momenti per stare insieme questi problemi non ci sono o quando vengono si riesce a risolverli subito, perché ci si aiuta insieme a vedere gli errori. Oggi purtroppo le famiglie sono quasi tutte uguali. Un bambino arriva a casa e non saluta i genitori. Questi dicono che non hanno tempo o che hanno fretta o che ci sono tante altre cose più importanti. Così, giorno dopo giorno, anno dopo anno la famiglia si perde e i figli si allontanano senza Dio.

Come aiutare i giovani?

Padre Livio: Quando si è giunti a questa situazione di rottura e di incomunicabilità che cosa si può fare per rimediare alla situazione?

Vicka: La Madonna dice che con le sole parole non otteniamo nulla. Solo con la nostra vita, col nostro esempio e con la preghiera possiamo toccare il cuore di questi ragazzi. Quando li rimproveriamo rischiamo di allontanarli di più, perché non sono pronti ad accogliere le nostre parole. Prima dobbiamo predisporre il loro cuore e liberare anche il nostro e quando loro ci pongono degli interrogativi, allora dobbiamo essere pronti a rispondere. Ma fino a che loro sono chiusi e non ci chiedono nulla le nostre parole volano nell’aria, perché non trovano posto in loro.

Padre Livio: Mi pare che tu voglia dire che con la bontà, con l’esempio della vita e con la grazia che viene dalla preghiera noi possiamo preparare un po’ il loro cuore e avvicinarli a noi, in modo tale che loro stessi incomincino a porre delle domande. Solo allora le nostre parole trovano il terreno adatto nel loro cuore.

Vicka: E’ proprio così. Prendiamo come esempio la Domenica. Certo non si può pregare tutto il giorno, ma purtroppo succede che nelle famiglie le occupazioni, gli amici e gli svaghi sono più importanti di Gesù e si lascia la S. Messa. Qui si vede subito che la famiglia non mette Dio al primo posto. La Madonna dice che dobbiamo cambiare radicalmente e mettere Dio al primo posto nella nostra vita, poi viene tutto il resto. Se non mettiamo Dio al primo posto non possiamo andare avanti, ma al contrario andremo sempre peggio. A questo riguardo ognuno di noi sa quello che deve cambiare, senza che lo dica io.

Chi deve cambiare: i genitori o i figli?

Padre Livio: Nella situazione attuale di chi è la colpa? Chi deve cambiare: i genitori o i figli?

Vicka: Nel caso che ho detto prima è chiaro che devono cambiare tutti e due, mettendo Dio al primo posto. In una famiglia deve essere chiaro però chi ha più responsabilità. Io ad esempio non posso dire di me stessa che sono davanti a tutti nella mia famiglia. No, io sono all’ultimo posto o a metà, se guardo all’età. In una famiglia i genitori sono i più importanti e quindi noi dobbiamo essere più ubbidienti, più disponibili, più semplici ed essere pronti a fare anche i lavori più umili.

Le cose materiali vengono messe al primo posto                                                                            

Io, carissimi ragazzi, vi sto parlando non per giudicare qualcuno ma solo come una vostra amica e siccome voglio bene a tutti vorrei darvi qualche consiglio. Oggi si è arrivati a un punto in cui i genitori sono pronti a fare qualsiasi cosa per i loro figli. Tutte le cose materiali, che sono le meno importanti, hanno preso il primo posto. Persino un ragazzino di sette o otto anni pretende il motorino e di andare di qua e di là. Non ci si chiede affatto quali siano le possibilità dei propri genitori. Quando si vuole una cosa la si esige a tutti i costi anche se si sa che i genitori non se la possono permettere. Si litiga col padre, con la madre e con tutta la famiglia. Si creano dissapori, si ottiene con la forza, si fanno pure dei debiti. Ma queste situazioni finiscono sempre male.

L’amore è finito all’ultimo posto

Oggi ad esempio si parla molto di amore, ma l’amore è finito all’ultimo posto. Questo è vero anche per i matrimoni. Quando un ragazzo e una ragazza sono fidanzati si sa come dovrebbero comportarsi. Invece come niente dicono ai loro genitori: “Io esco col mio ragazzo, vado dove voglio, faccio quello che voglio”. Così spesso prima del matrimonio hanno già provato tutto e finito tutto. E’ normale che chi fa così non sente nel cuore nessuna gioia perché non ha impostato la sua vita come un dono. Ha voluto pretendere tutto dalla vita e l’ha affrontata come una vittima, come se qualcuno lo volesse prendere per il collo e non farlo respirare.

 Bisogna ricominciare dal dialogo e dalla preghiera

Padre Livio: Purtroppo Vicka in molte famiglie le cose stanno proprio così. Ma che cosa fare per ricostruire e incominciare una vita nuova?

Vicka: Se una famiglia vuole andare avanti deve mettere al primo posto il dialogo, cercando di parlare insieme e vedere quali sono le cose che possono essere l’uno per l’altro. Bisogna rimettere la preghiera in famiglia, incominciando un po’ per volta e andando avanti pian piano. Oggi ad esempio si inizierà pregando soltanto un Padre nostro. Se un giovane ricomincia a pregare almeno un po’, allora la vita riprende, tutto rifiorisce perché Dio ti sta aspettando. Dio attende sempre e desidera darti tantissimi doni. Ma lui non può donarteli se tu non li vuoi accogliere. Dio non getta via i suoi doni ed Egli li dà al momento giusto, aspettando che un cuore e un’anima si aprano. Se uno fa sentire la sua voce, ecco che Lui è pronto a rispondere e a dare!

(Continua)

(Intervista a Vicka condotta da Padre Livio a Medjugorje il 3.8.1998 in diretta con Radio Maria)

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BUONA DOMENICA

QUARTA DOMENICA DI AVVENTO (A)

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,

Pochi giorni  ormai ci separano dal  Natale. Disponiamoci interiormente  a  vivere questo evento di grazia, preparando  il  nostro cuore alla  venuta  del  Signore.

Nel  silenzio della  preghiera   rinnoviamo la  nostra fede  nel  mistero centrale  della   nostra fede che   è  l’incarnazione del Verbo nel  grembo della Vergine  Maria  per  opera dello Spirito Santo.

Quel Bambino  che  la  Madre di Dio ci ha donato  nella notte di Betlemme  è  il Figlio di Dio e il Redentore  del  mondo.

Lo è  soprattutto poggi che molti lo ignorano, lo rimuovano  dalla  loro vita e lo vogliono cancellare dalla storia.

Ma questo non sarà  possibile finché   ci saranno quelli che lo ospiteranno  nel  loro cuore, lo adoreranno e  lo  testimonieranno con  la loro  vita.

Anche noi,  come Giuseppe,  superiamo ogni esitazione   e ogni dubbio, facciamo nostra  la fede  di Maria e accogliamo nella nostra vita quel Bambino che è il  Salvatore  del  mondo.

Vostro Padre  Livio


Vangelo   Mt 1, 18-24

Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.

 Dal vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Preghiamo per Papa Francesco

Caro Padre Livio,

mi permetta di inviare queste poche righe di auguri per gli 86 anni di Papa Francesco,  conservando però  l’anonimato.

Papa Francesco invita ogni giorno a  pregare per Lui. Perché lo fa come mai nessun Pontefice prima?

Lui sa che  la sua  missione è quella della   pace in un  mondo a rischio di autodistruzione.

E’ una missione  umanamente  impossibile quella  che  la Madonna gli ha affidato.

Si batte come un leone in totale solitudine circondato da nemici e da  falsi amici.

Lui sa  che  chi ha colpito Giovanni Paolo II tenterà di colpire  anche Lui.

La  sua vita è  appesa a un filo ma Lui  non indietreggerà e  non tacerà.

Copriamo il Santo Padre con lo scudo della  preghiera quotidiana”.

Ave Maria

Regina della  pace  ti affidiamo il Santo Padre

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

IL DIARIO DI PADRE LIVIO

I Segreti di Fatima illuminano quelli di Medjugorje

I segreti di Medjugorje, dal quarto al decimo, sono totalmente impenetrabili ad  ogni  indagine.  Sappiamo solo che  è il settimo è stato in  parte attenuato grazie alla  preghiera  che  la Madonna ha chiesto. Mirjana e  Ivan affermano che riguardano la Chiesa e  il mondo,  forse di  più  la Chiesa  dice  Ivan.

Tuttavia  le  drammaticità   degli eventi è presente in molti messaggi della Regina della  pace che,  nel  consegnare  il rotolo dei segreti  a Mirjana, ha detto di averle  “mostrato molte  cose terribili”. Si tratta di scenari che  la Gospa  in  mostrato in visione  ai sei veggenti e  che Lei stessa ha  rivelato  dicendo che satana vuole  distruggere il mondo e  il  pianeta  sul quale  viviamo.

Di fronte  a  queste  espressioni, che vengono direttamente dai messaggi della Regina della pace, ogni tentativo di esorcizzare  il  peggio va  a cozzare  contro la realtà  di un  mondo sull’orlo dell’abisso. Sono gli stessi segreti di Fatima che ci  permettono di focalizzare  il  quadro.

Il  terzo segreto infatti descrive  una grande   persecuzione  alla Chiesa nel  contesto di un  mondo devastato dalla guerra. Si tratta di un vero e  proprio bagno di sangue,  come ha  affermato Giovanni Paolo II, che  colpisce  senza risparmiare  nessuno, neppure  la  persona del  Papa,  che cade morto  a  terra,  con colpi di arma  da  fuoco e frecce  da  parte di soldati.

Come  ebbe ad  osservare  Benedetto XVI, ciò che fu profetizzato nel 1917 in parte di si è avverato durante  la seconda guerra  mondiale e,  in  modo particolare subito dopo, quando la Russia ha devastato  la Chiesa  cattolica  in tutti i paesi dell’Est europeo sottoposti al  suo dominio.

In parte   però, ha  osservato  lo stesso Pontefice, si deve ancora  realizzare e   questo,  potremmo ipotizzare,  avverrà  nel tempo dei segreti di Medjugorje, dal quarto al decimo. Sarà  quindi il tempo di catastrofi  inimmaginabili, che riguardano la vita  sulla  terra e la  stessa sopravvivenza della  Chiesa   minacciata  di distruzione.

Data per certa la continuità fra Fatima e  Medjugorje, possiamo ipotizzare  che sarà  sempre  la  Russia il soggetto anti- cristico più  crudele e devastante,  sia per  quanto riguarda il  suoi progetti di guerra di conquista, non  importa con quali  armi, sia per  quanto   riguarda  l’imposizione di un cristianesimo etnico e politicizzato, finalizzato a  sottoporre  il  mondo  e la  stessa Chiesa cattolica al  suo dispotico potere.

Elementi fondamentali per  conoscere qualcosa di certo dei segreti di Medjugorje, soprattutto quelli relativi ai sette flagelli, si trovano negli scritti di Suor Lucia e nelle dichiarazioni di Giovanni Paolo secondo a Fulda.

Suor lucia infatti, nell’occasione in cui scrisse il terzo segreto da consegnare all’autorità  ecclesiastica ( il 3 Gennaio 1944),  ebbe  una  visione nella  quale vide una catastrofe  globale,  causata “dall’odio e dall’ambizione che “provocano la guerra distruttrice”,  nella quale   perivano le   anime avvolte dal  sonno della morte,  mentre  una voce celeste  proclamava la Verità  dell’unica fede e dell’unica Chiesa.

E’ la  stessa  Suor  Lucia che, a  conclusione della sua testimonianza sull’apparizione  del 13 Luglio, nella quale furono rivelati i tre segreti, riporta  l’affermazione della Madonna che il Portogallo avrebbe conservato il Dogma della fede. Si tratta di elementi fondamentali per comprendere gli eventi dei segreti di Medjugorje dal quarto al decimo.

Quanto ha rivelato S.  Giovanni Paolo secondo  nel  monastero di Fulda (Germania) nel 1980 si pone nella  medesima scia di Suor Lucia.  I segreti di Fatima riguardano catastrofi distruttive, provocate  dalla  guerra e persecuzioni della Chiesa in odio alla fede.

E’ dunque in questa prospettiva che vanno considerati  gli eventi dei segreti di Medjugorje che, anche nella  loro collocazione geografica, sembrano avere  come epicentro l’Europa.

(17 Dicembre 2022)

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

38. Gesù ti sta  aspettando pazientemente

Il movimento verso Dio, quando si è immersi nella palude del peccato, è nel medesimo tempo un dono di grazia e una decisione della volontà. Il libero arbitrio da solo sarebbe incapace se la grazia non venisse in suo soccorso  e non lo sostenesse. “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” ( Gv 8,34).

Gesù conosce bene la tragica situazione esistenziale dalla quale è venuto a liberarci. Il suo appello alla conversione è raccolto dalle persone più varie, persino pubblici peccatori e prostitute. I loro primi passi verso la conversione sono fra le pagine più commuoventi dei vangeli.

Vorrei che tu prendessi in esame uno di questi episodi per poterti immedesimare. Ti renderesti conto che cosa significa accogliere l’appello di quella voce interiore che ti chiama con dolce fermezza.  

“Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e, stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato” .

Chi è questa donna? “ Una peccatrice di quella città” risponde asciutto l’evangelista Luca. Dunque una di quelle prostitute  della quali Gesù ha detto in polemica con i farisei: “ I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” ( Mt 21,31).

 Infatti è un cuore che segretamente si è aperto alla grazia, forse ascoltando Gesù o forse avendone soltanto sentito parlare. Viene a sapere dove Gesù si trova e decide di non perdere tempo. Nel suo cuore si è già risolto il combattimento spirituale fra il bene e il male e la risoluzione è presa.

Ciò che però colpisce è il miracolo di luce e di grazia che è avvenuto nell’anima di quella donna. Lei intuisce e aiuta anche te a capire che, in ultima istanza, la conversione è un evento di amore. Si tratta  innanzi tutto dell’amore di Dio che si manifesta e si rende palpabile nella persona e nelle parole di Gesù. 

Sente che dal cuore di Gesù emana una bontà piena di misericordia  che invano ha cercato altrove. E’ un cuore che perdona, che rispetta, che accoglie e che non tradisce. E’ un cuore che ogni uomo desidererebbe incontrare, ma non lo trova fra le creature.

Il cuore di Gesù le fa comprendere la miseria dei falsi amori, degli amori vagabondi e di quelli  mercificati nei quali sta dissipando la sua vita. Allora decide nel suo intimo che Gesù è colui che deve amare e al quale donare il suo cuore.

Il pentimento e il cambiamento di vita non sono espressi a parole, ma a gesti e sono tutti gesti sublimi di amore, che solo un cuore femminile poteva concepire. Innanzi tutto il rannicchiarsi ai piedi di Gesù piangendo. Non si sente degna di guardare il Signore in faccia: si rannicchia ai suoi piedi.

C’è umiltà, consapevolezza della propria indegnità e sentimento profondo della santità divina di Gesù. Ma nel medesimo tempo c’è fiducia e confidenza. Si rannicchia ai piedi: li prende in mano, li accarezza, li bacia  e li lava con le sue lacrime.

Perché piange? Non sono lacrime di disperazione, ma di pentimento per i peccati commessi e per una vita sprecata nel male. Sono anche lacrime di gioia per  l’amore vero che ha trovato e per la misericordia che si sta riversando sulla sua vita.

 La peccatrice è tutta presa dall’amore per Gesù.  I piedi del Maestro è come se fossero diventati suoi: li lava con le sue lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li ribacia e infine li cosparge di olio profumato.

Il fariseo si scandalizza, ma forse ci saremmo scandalizzati anche noi. Avremmo detto che era un comportamento sconveniente, esagerato, sentimentale, tipicamente femminile e via criticando. Ma Gesù mostra di apprezzare questi gesti affettuosi verso la sua persona.

Nel cuore di Simone ribolle una mormorazione mista a incredulità che allo sguardo di Gesù non sfugge: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”.

 Il ragionamento, nella sua logica stringente, è da brividi e manifesta come anche uno zelante seguace della legge di Mosé, come erano in genere i farisei, fosse lontano da una retta concezione di Dio.  Siccome Gesù è misericordioso, allora non è un inviato di Dio. Se venisse da Dio non si lascerebbe toccare da una peccatrice come quella. 

Credere incondizionatamente alla divina misericordia è sempre difficile per gli uomini peccatori, anche quando sono cresciuti nella fede. Il male ha lasciato nel fondo delle anime un misto di paura e di diffidenza che fanno da freno al cammino spirituale.

 Gesù ha già per sé il cuore della donna peccatrice, ma non ne è pago. Cerca di fare breccia anche in quello del fariseo e, invece di rimproverarlo, lo fa riflettere con parole di bontà, manifestando nel medesimo tempo il suo potere divino di rimettere i peccati:

“ Simone – gli dice Gesù – ho una cosa da dirti. Ed egli: Maestro, dì pure. Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più? Simone rispose: Suppongo quello a cui ha condonato di più. Gli disse Gesù: Hai giudicato bene.

E volgendosi verso la donna disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.

Per questori dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece a quello a cui si perdona poco, ama poco. Poi disse a lei: Ti sono perdonati i tuoi peccati. Allora i commensali cominciarono a dire fra sé: chi è quest’ uomo che perdona i peccati? Ma egli disse alla donna: La tua fede ti ha salvata; va in pace”.

Caro amico, forse ti stai chiedendo se sia così facile ottenere il perdono dei peccati, la pace del cuore, la divina figliolanza e la vita eterna. Ti sembra una cosa umanamente impossibile. Hai ragione, ma con Dio le cose vanno diversamente che con gli uomini. Ciò che agli uomini è impossibile, è possibile a Dio.

Puoi diventare una persona nuova anche tu, persino un amico intimo del tuo Signore, semplicemente con un atto di umiltà, come ha fatto quella donna. Lei si è rannicchiata ai piedi di Gesù, lavandoli con le sue lacrime e baciandoli con i suoi capelli.

Tu non esitare a metterti in ginocchio davanti all’Amore misericordioso che ti guarda con gli occhi della compassione. Riconosci l’umile grandezza del tuo Creatore e Salvatore. Accetta di essere una sua creatura, piccola debole e malata. Presenta le tue piaghe al medico della tua anima.

Sputa fuori il veleno della superbia, col quale Lucifero ha pervertito te stesso e umiliati sotto la potente e benefica mano di Dio. Piegando le tue ginocchia entri sulla via della salvezza. Con questo gesto di umiltà imprimi una svolta irreversibile alla tua vita.

Avrai il  discernimento e  la  forza  per superare  le  prove di questo tempo  di  tempeste,  che esigono  la  luce  della sapienza e  la fortezza che vengono da Dio. Sarai luce  e  speranza  per  molti altri, in  particolare  per  i tuoi cari e per quelli che ti conoscono  e che  vedono in  te un’ancora di salvezza.

Vostro Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Ottava tappa: non dubitare della Divina Misericordia

Cari amici,

ci stiamo avvicinando alla Notte Santa. È bene che il nostro cuore sia pronto e degno di accogliere Gesù Bambino, per farlo dobbiamo preparare una bella Confessione preparata, umile e sincera.

Il solo fatto di considerare che abbiamo offeso Dio, muove il cuore e rafforza la volontà a fare il proposito di non peccare più e quindi di cambiare vita. Ovviamente questo proposito ha bisogno di essere rafforzato nel cammino che si fa successivamente perché poi arrivano le tentazioni, le cadute.

Il cammino di consolidamento della decisione di non peccare più è un dono di grazia e si fa anche attraverso il combattimento spirituale. Siamo essere umani e, pur arrivando a decisioni radicali, dobbiamo continuamente scegliere il cammino sulla via della santità.

Quando la Regina della pace ha detto che la maggior parte delle persone va in Purgatorio, un numero ugualmente grande va all’inferno e un numero relativamente piccolo va direttamente in Paradiso, ha anche detto che se ci sono persone che nel corso della vita hanno commesso peccati relativamente gravi ma poi si pentono sinceramente, espiano questi peccati e si avviano al ritorno a Dio con i Sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, possono andare direttamente in Paradiso. L’esempio è quello del buon ladrone.

Ci sono persone che si accostano al Sacramento della Confessione dopo tanti anni e fanno anche fatica a ricordare tutti i peccati commessi. Dopo la Confessione e dopo aver gustato il dono della pace nel cuore spesso rimuginano e si chiedono se veramente sono stati perdonati da Dio. Il diavolo insinua i dubbi e molte volte arriva a insinuare il dubbio che Dio non abbia perdonato i peccati confessati. Molte volte sono loro stessi che non si sono perdonati e pensano che la Divina Misericordia non sia così grande da poter perdonare radicalmente.

Questo è un mistero della fede che deve essere approfondito. Chi, pur avendo commesso i peccati più gravi, si pente sinceramente e prova dolore per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato (atto di contrizione, o dolore perfetto), si accosta al Sacramento della Confessione e riceve l’assoluzione, ottiene la remissione dei peccati, anche i più gravi e viene liberato di quelle pene che dovrebbe espiare in Purgatorio. Per questo la Madonna ha detto che anche chi ha commesso i peccati più gravi ma si pente, si confessa, riceve la Comunione, può andare direttamente in Paradiso.

La Confessione è un mistero di Misericordia infinita.

Chi si pente, qualsiasi peccato abbia commesso, viene assolto. Se il pentimento è perfetto, questa radicalità del pentimento è tale da togliere anche eventuali “residui” che dovrebbe scontare in Purgatorio.

Per comprendere ciò bisogna capire che cos’è la Croce. Cristo sulla Croce ha espiato tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e lo ha fatto al nostro posto e per nostro amore. Ha già pagato Lui il prezzo del riscatto.

A noi tocca una piccola penitenza come cooperazione alla nostra purificazione.

Se entriamo in questa comprensione dell’amore di Dio, che ha inviato il Figlio che si è fatto uomo ed è “l’Agello di Dio, Colui che toglie i peccati del mondo”, come possiamo dubitare della Divina Misericordia?

La Misericordia di Dio è più grande di qualsiasi peccato. Dobbiamo allora sforzarci di aprire il cuore alla Divina Misericordia, al Sangue di Cristo che ci purifica, ci lava e ci restituisce l’innocenza battesimale. Apriamoci con fiducia totale alla Divina Misericordia e con amore e per amore per Dio decidiamoci e impegniamoci a non peccare più.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

Bartolomeo I condanna la Russia e la sua guerra di religione

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli in un raro intervento denuncia il “panslavismo” russo e l’aura religiosa che Mosca, con l’appoggio del Patriarcato, ha conferito alla guerra contro Kiev

Stefano Caprio – Tempi, 16/12/2022

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha condannato la Russia

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I (Archontonis), è intervenuto il 9 dicembre scorso ad Abu Dhabi, durante la 15ma edizione della World Policy Conference, organizzata dall’Institut français des relationes internationales (Ifri), che ha visto la partecipazione di molte alte personalità della politica, del mondo diplomatico e della cultura. Per l’occasione il “primus inter pares” dell’Ortodossia mondiale ha proposto un’interpretazione delle relazioni con la Chiesa patriarcale di Mosca, che segnano con profonde motivazioni religiose il conflitto in atto in Ucraina, come riportato da AsiaNews il 14 dicembre.

La condanna dell’invasione dell’Ucraina

Bartolomeo aveva condannato l’invasione russa subito dopo il suo inizio, lo scorso 24 febbraio, rivolgendosi al capo della Chiesa autocefala di Kiev, il metropolita Epifanij (Dumenko), che egli stesso aveva riconosciuto ufficialmente con il tomos di autocefalia il 6 gennaio del 2018. Confessando il suo sgomento per l’aggressione delle forze armate moscovite, il patriarca aveva poi emesso un comunicato dalla sua sede del Fanar di Istanbul, esprimendo il suo «profondo dolore per questo atto di palese violazione di qualsiasi legittimità internazionale» e il suo sostegno al popolo ucraino, «che sta lottando per l’integrità della propria patria».

Proprio la scelta di benedire l’autonomia della Chiesa ucraina aveva suscitato le ire di Mosca, costituendo una delle principali motivazioni ideali del conflitto. Bartolomeo aveva ricevuto la visita del patriarca russo Kirill (Gundjaev) ad agosto del 2017, e il colloquio non aveva sortito l’effetto sperato di una riconciliazione in merito alla questione ucraina, che si trascinava da molto tempo. Non a caso, nell’ultimo intervento il patriarca di Costantinopoli ha fatto riferimento all’ideologia medievale della “Terza Roma”, da cui ebbe origine il conflitto tra le due anime dell’Ortodossia, quella “ecumenica” e quella “militante”.

La “seconda” e la “terza Roma”

Fu proprio un predecessore di Bartolomeo, il patriarca Ieremias II di Costantinopoli, che nel 1589 fu costretto a concedere l’istituzione a Mosca di un nuovo patriarcato, dopo essere stato tenuto agli “arresti domiciliari” nel fasto dei palazzi del Cremlino per diversi mesi dall’allora reggente del regno di Mosca, Boris Godunov, in seguito nominato zar anche grazie a quell’iniziativa di “imperialismo ecclesiastico”. Nel documento fatto firmare a Ieremias si proclamava appunto la missione di Mosca in quanto “terza Roma” e unico regno ortodosso non sottomesso alla dominazione degli “agareni”, i musulmani dell’Impero ottomano che avevano conquistato la “seconda Roma” di Costantinopoli oltre un secolo prima.

Si trattava in quel caso di uno strappo evidente alle regole antiche dell’Ortodossia universale, che riservava il titolo di “patriarca” ai capi delle Chiese apostoliche originarie come Gerusalemme, Antiochia e Alessandria d’Egitto, che insieme alla prima Roma di san Pietro, e alla seconda Roma sul Bosforo, evangelizzata dal fratello sant’Andrea, costituivano la “pentarchia” ortodossa.

Le divisioni dell’Ortodossia

Non era mai stata attribuita una dignità “universale” a una Chiesa etnica e la svolta di Mosca ha poi aperto la strada alla suddivisione dei patriarcati nazionali autocefali, realizzati nell’Ottocento con la disgregazione dell’Impero ottomano. Lo stesso Ieremias, liberato da Godunov, sulla strada del ritorno in patria si fermò presso i russi del regno di Polonia, per incitarli a costituire a propria volta un patriarcato di Kiev, in modo da bilanciare le pretese moscovite, riportando l’ordine storico della prima “Chiesa-madre” sempre rimasta sotto il controllo di Costantinopoli, dopo il Battesimo del principe Vladimir di Kiev nel 988.

Il regno di Polonia-Lituania era però rivolto a Occidente e al papa di Roma, e grazie soprattutto all’influenza dei gesuiti, da poco costituiti e rappresentati da uno dei suoi più autorevoli esponenti, il polacco padre Petr Skarga, invece di un nuovo patriarcato fu decisa l’Unione con Roma, sancita nel concilio di Brest-Litovsk del 1596, come vera risposta a Mosca in un’altra “faccia della medaglia”: non la terza Roma, ma il ritorno alla prima. Questo evento può essere considerato come il vero atto di fondazione di quella che in seguito sarebbe stata chiamata Ucraina, nome che indica le “terre di confine” dei cosacchi e dei russi che non volevano più stare sotto il re di Polonia, illudendosi di trovare maggiore libertà sotto lo zar di Mosca.

La guerra di religione della Russia

Il conflitto tra l’anima orientale e quella occidentale dei popoli discendenti dall’antica Rus’ va avanti fin da allora, sia a livello ideale e teologico, sia sul campo militare. Russia e Polonia si sono combattute per secoli, prima che la zarina Caterina II, alla fine del Settecento, riuscisse a ingoiare la Polonia stessa, spartendola con Austria e Prussia. Bartolomeo ha rievocato questa storia facendo anche riferimento alle ideologie ottocentesche, nominando il “panslavismo” che pretendeva non solo la piena riunione di russi e ucraini, ma anche la riaggregazione di tutti i popoli slavi per conquistare la Turchia e Costantinopoli, e giungere fino a Gerusalemme, per chiudere idealmente il cerchio della “fede che salva l’umanità intera”. Questa fu la motivazione con cui la Russia dello zar Nicola I, a metà del XIX secolo, si lanciò nella guerra di Crimea, proprio dove oggi si rinnovano le tragedie belliche, venendo sconfitta e umiliata dalla coalizione di tutti gli altri Stati europei, compreso il regno di Savoia, che grazie alla sua partecipazione ottenne l’approvazione per realizzare l’unità d’Italia.

La guerra russa è una guerra di religione, e d’interpretazione della storia stessa del cristianesimo, come ribadisce il patriarca Bartolomeo, che in estate aveva addirittura denunciato di essere stato messo da Putin sulla lista dei «personaggi da far fuori», perché la guerra fin dall’inizio non si limitava all’obiettivo dell’Ucraina, ma intendeva espandersi a tutto l’Occidente corrotto. E la corruzione più grave, per i russi, è proprio quella relativa alla gestione del cristianesimo ortodosso, garanzia delle aspirazioni universali di Mosca, a cui si contrappone quello che spesso i russi chiamano sprezzantemente il «patriarca turco», considerato una marionetta nelle mani degli europei e degli americani, e anche del Vaticano, che vuole imporsi sugli ortodossi.

Per questa ragione i russi interruppero la loro partecipazione agli organismi del dialogo ecumenico ancora nella prima decade degli anni Duemila, quando si proponeva di discutere della questione del primato nella Chiesa. Mosca interpretò questo dibattito come un tentativo surrettizio di estendere il “papismo” a Oriente, e la rottura con Costantinopoli si delineò in modo esplicito a giugno del 2016, con il rifiuto moscovita di partecipare al “Grande e Santo Concilio” di Creta, che avrebbe dovuto essere la prima assise pan-ortodossa della storia, dopo lo scisma con Roma del 1054.

Una data comune per la Pasqua

Pochi mesi prima, a febbraio del 2016, il patriarca Kirill aveva incontrato all’Avana papa Francesco, sorprendendo il mondo intero e proponendosi come il vero rappresentante universale dell’Ortodossia. Il rifiuto di recarsi a Creta, dove si sarebbe dovuto discutere anche dell’autocefalia ucraina, ha fatto scivolare gli eventi fino alla totale rottura delle relazioni con Bartolomeo, e mettendo in grave disagio lo stesso pontefice romano, che pur facendo di tutto per mantenere aperto un canale di dialogo con Mosca, non ha potuto non condannare oggi l’invasione dell’Ucraina, e l’infinita tragedia che continua a martoriare il suo popolo.

Pochi giorni prima dell’incontro di Abu Dhabi, incontrando un folto gruppo di sacerdoti e giornalisti in pellegrinaggio presso il Fanar, Bartolomeo aveva dichiarato il suo desiderio di «fissare una data comune per celebrare la Pasqua, in comunione tra cattolici e ortodossi». La questione è altamente simbolica, in quanto sulla data della Pasqua i cristiani si dividono fin dai primissimi secoli, e anche in Ucraina si propone di unificare il calendario per indicare proprio l’unità spirituale del popolo, e delle sue anime cattoliche e ortodosse. Mosca potrebbe rimanere così l’unica Chiesa al mondo separata anche sulle date delle celebrazioni, compresa quella del Natale (il 25 dicembre, secondo il calendario giuliano, cade il 7 gennaio).

I simboli contano molto in questo confronto secolare, e la Pasqua è la celebrazione del mistero della Risurrezione dopo la morte di Cristo in croce, fondamento della fede cristiana. Si attende oggi la risurrezione dei popoli e delle terre di Oriente e Occidente dopo lo sterminio della guerra, sperando nella conversione della Russia, come un secolo fa profetizzava la Madonna di Fatima: questa volta non più dall’ateismo militante, ma dall’ortodossia militante e sacrilega, ritrovando la vera fede dell’antico Battesimo di Kiev.

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