BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

IL POPOLO DI DIO CORRE IN SAN PIETRO A PREGARE

PAPA FRANCESCO E’ RITORNATO ALLA CASA DEL PADRE

QUESTA MATTINA ALLE 7.35 -AVEVA 88 ANNI- Papa Francesco si è svegliato alle 6 e stava discretamente.  Alle 7 un malore. Alle 7.30 circa è morto per un ictus.

Papa Francesco è morto oggi, lunedì 21 aprile. Il Pontefice si trovava a Roma, a Casa Santa Marta, dove era stato trasferito dopo il ricovero al Gemelli. A dare la notizia il cardinale Farrell: «Alle 7.35 il Vescovo di Roma è tornato alla casa del Padre»

Poco fa Sua Eminenza, il Card Farrell, ha annunciato con dolore la morte di Papa Francesco, con queste parole:
“Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco.
Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa.
Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati.
Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino.”


Cosa succede quando muore un Papa? Il protocollo, i funerali, il Conclave (e le novità introdotte da Francesco)

di Silvia Morosi – Corriere della Sera – 21 Aprile 2025

Dall’accertamento della scomparsa alla sepoltura, dalla simbologia adottata alla riunione del Conclave chiamato a scegliere chi sarà il nuovo Papa: il rituale che viene seguito alla morte del Pontefice

La morte di un Pontefice segna l’inizio di un rituale dalla tradizione millenaria, caratterizzato da cerimoniale rigoroso e – per certi aspetti – sconosciuto, che negli anni ha subito alcune modifiche frutto dei tempi. Non ultime alcune introdotte proprio da papa Francesco

Ripercorriamo le tappe più significative, dall’accertamento della scomparsa alla sepoltura, dalla simbologia adottata alla riunione del Conclave chiamato a scegliere chi sarà il nuovo Papa, Vicario di Cristo e successore di Pietro.

Accertare il decesso

Prima di tutto, la morte del Papa deve essere accertata dal Camerlengo – il cardinale incaricato di amministrare le finanze della Santa Sede e di presiedere il governo della stessa durante il periodo conosciuto come «sede vacante» – davanti a due figure: il maestro delle celebrazioni liturgiche e il segretario e cancelliere della Camera apostolica. In passato, per decretare il decesso il Camerlengo –  secondo la tradizione –  chiamava tre volte il Pontefice con il nome di battesimo mentre gli batteva la fronte con un martelletto. Se non riceveva risposta, pronunciava la frase Vere Papa mortuus est («Il Papa è veramente morto»). Questo rituale è attestato – in realtà – fino al 1878 con la scomparsa di papa Pio IX, accertata dal Camerlengo Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII. Negli ultimi decenni, la morte di un Pontefice viene decretata da un medico. La frase in latino viene, comunque, riportata dal Camerlengo sul certificato di morte del Pontefice redatto dalla Cancelleria Apostolica, la cui pubblicazione dà il via all’inizio del periodo di «sede vacante». Dal 2019 il cardinale Camerlengo è Kevin Joseph Farrell.

La diffusione della notizia nel mondo

Dopo questo primo atto, la camera e lo studio del Papa vengono sigillati e il Camerlengo comunica il decesso al Vicario di Roma che la diffonde al mondo intero. Il portone di bronzo di San Pietro viene chiuso a metà e le campane suonano rintocchi a martello. Come si legge nella Universi Dominici Gregis, la costituzione apostolica della Chiesa promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996 – il documento che detta le norme da seguire durante il periodo della «sede vacante», «se il Romano Pontefice dovesse morire fuori Roma, spetta al Collegio dei Cardinali disporre tutto il necessario per una degna e decorosa traslazione della salma nella Basilica di San Pietro in Vaticano». Nel testo si conferma che è il Camerlengo ad attestare la morte del Papa, senza indicare le modalità.

Un popolo in pellegrinaggio

Il corpo del Papa viene, quindi, trasportato nella Cappella Sistina, in processione: qui viene imbalsamato e vestito con i paramenti sacri (la mitria bianca, la casula rossa, il pallio di lana bianca con croci nere). La salma viene esposta su un catafalco ai fedeli per tre giorni, mentre i cardinali per nove giorni celebrano i cosiddetti “Novendiali” di suffragio. Gli stessi cardinali sono chiamati a spezzare l’Anello del Pescatore, che il Papa riceve durante la messa solenne di inizio pontificato e il sigillo di piombo con il quale ufficializza le lettere apostoliche (a partire dal pontificato di Wojtyła l’anello è annullato con una “semplice” graffiatura).

Il funerale

Il funerale papale, chiamato Missa poenitentialis, viene celebrato in San Pietro alla presenza di delegazioni di Stato provenienti da tutto il mondo: tradizionalmente il rito si teneva sotto l’altare pontificio del Bernini, ma per le ultime esequie – anche per il grande afflusso di persone – è stato, poi, scelto di utilizzare la piazza all’aperto. Il corpo del Pontefice viene posto in una in una triplice cassa di cipresso, piombo e noce: prima che sia chiusa e sigillata, il viso viene coperto da un drappo di seta. Infine, la bara è portata nella tomba sotto la basilica nelle «Grotte Vaticane» e sono conservati i resti del primo Papa. Non tutti i pontefici sono, però, sepolti qui: il Papa può, infatti, lasciare precise disposizioni sul luogo di tumulazione del proprio corpo. Qualche esempio? Gregorio XII (1406-1415) è sepolto a Recanati; Benedetto XII (1334-1342) e Giovanni XXII (1316-1334) ad Avignone; Gregorio X (1271-1276) ad Arezzo.

La «rivoluzione semplice» di Francesco

Francesco ha scelto di rivoluzionare il rituale, come si legge nell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, l’aggiornamento definitivo delle norme liturgiche sul funerale dei Papi pubblicato ad aprile2024: la prima edizione del testo fu approvata nel 1998 da Giovanni Paolo II e pubblicata nel 2000, utilizzata per le esequie dello stesso nel 2005 e, con adattamenti, in quelle del Papa emerito Benedetto XVI nel 2023. La struttura del rito delle esequie rimane quella canonica (veglia, funerale e sepoltura), ma una volta deceduto il Pontefice – da Bergoglio in poi -, il suo corpo non sarà più esposto alla venerazione dei fedeli su un catafalco, ma su una semplice bara di legno aperta«con dignità, ma come ogni cristiano». Bergoglio ha inoltre semplificato il rito funebre, prevedendo una veglia, e non due, e nessuna cerimonia per la chiusura della bara. Un altro elemento di novità consiste nell’introduzione delle indicazioni necessarie per l’eventuale sepoltura in un luogo diverso dalla Basilica Vaticana. Francesco ha confermato di aver dato disposizioni per essere sepolto a Santa Maria Maggiore, la basilica dove anche prima di diventare pontefice si recava a recava a pregare, «in una stanza in cui conservavano i candelabri. È quello il luogo… mi hanno confermato che tutto è pronto». 

Verso il Conclave

Come si procede, poi, dopo la celebrazione delle esequie? Come si legge sempre nella Universi Dominici Gregis al capitolo 37, per procedere all’elezione di un nuovo Pontefice si devono attendere un minimo di quindici giorni, per consentire ai cardinali assenti di giungere a Roma per il Conclave, ma «lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinali elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione».

Il francobollo con validità limitata

Come ultima curiosità, alla morte del Pontefice le Poste vaticane emettono dei francobolli raffiguranti lo stemma della Santa Sede, le due chiavi decussate di San Pietro – quella d’oro fa riferimento al potere del pontefice di sciogliere e legare le cose ultraterrene, quella d’argento indica il potere spirituale terreno -, con validità postale limitata per tale periodo.

Lunedì dell’Angelo

Oggi, per la liturgia della Chiesa, è in senso proprio il Lunedì dell’Ottava di Pasqua. Ma tale giorno, in Italia, viene più comunemente chiamato «Lunedì dell’Angelo» e associato, per tradizione, al ricordo dell’annuncio angelico della Risurrezione di Gesù.

Emes Dovico – La Nuova Bussola – 21 Aprile 2025

Si ricorda cioè tradizionalmente quanto avvenuto al sepolcro il giorno prima, al mattino della domenica (il primo giorno della settimana nel calendario ebraico, quindi il primo giorno dopo la Pasqua ebraica), quando le pie donne – Maria Maddalena, Salome e Maria madre di Giacomo – si recarono al sepolcro con l’intenzione di cospargere di oli aromatici il corpo di Gesù. Arrivate presso la tomba, trovarono il grande masso che la chiudeva rotolato via. Il loro stupore, misto a tremore, si accrebbe quando apparve loro un angelo in vesti sfolgoranti, che si premurò di rassicurarle e diede loro il lieto annuncio: «Non abbiate paura, voi! So che cercate il Crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto». E aggiunse: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete» (Mc 16,1-7).

«Oggi siamo nella seconda giornata dell’Ottava di Pasqua. Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c’è la bella tradizione di chiamare questa giornata “Pasquetta”, ma io non voglio parlare di “Pasquetta”. C’è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa “dell’Angelo”», disse Giovanni Paolo II nel Regina Coeli dell’1 aprile 1991, aggiungendo: «È questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall’interno, sentono le parole: “Gesù Nazareno non è qui”. Per la prima volta vengono pronunciate le parole: “È risorto”. Gli evangelisti ci dicono che queste parole sono state pronunciate dagli Angeli».

Secondo il santo polacco, «vi è un profondo significato in questa presenza angelica e in questa proclamazione angelica: come per annunciare l’Incarnazione del Verbo, Figlio di Dio, non poteva essere che un Angelo, Gabriele, così anche per esprimere per la prima volta le parole “è risorto”, la Risurrezione, non era sufficiente un soggetto umano, non era sufficiente una parola umana. Ci voleva un essere superiore, perché per l’essere umano questa verità e le parole che comunicano la verità, “è risorto”, questa verità stessa è così sconvolgente, talmente incredibile, che forse nessun uomo avrebbe osato pronunciarla».

Aggiunse Giovanni Paolo II: «Dopo questo primo annuncio si comincia a ripetere: “Il Signore è risorto e si è rivelato a Pietro, a Simone”, ma il primo annuncio richiedeva un’intelligenza superiore a quella umana. Così questa festa dell’Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell’Ottava pasquale. Nelle letture bibliche, nei brani dei Vangeli si legge sempre di questi Angeli, ma la festa italiana sottolinea il momento di questa presenza angelica, non solo la sottolinea, ma spiega anche il perché di questo momento della Risurrezione. Al di sopra dell’umana costatazione che il sepolcro era vuoto, ci voleva un’altra, sovrumana costatazione: “È risorto”».

La vera missione difficile della Meloni è ripristinare l’Occidente

All’atto pratico, la missione di Giorgia Meloni a Washington è un successo. Ma nel lungo termine lo scopo della premier è più difficile: ripristinare un Occidente unito. Make the West Great Again: idea sfidata sia dal globalismo sia dal nazionalismo.

Editoriali 19_04_2025- Stefano Magni – La Nuova Bussola –

La missione della premier italiana Giorgia Meloni a Washington, dove ha incontrato il presidente Donald Trump, è stata considerata unanimemente un successo, anche dalla stampa italiana di sinistra. A parte gli oppositori, che fanno il loro mestiere, e una minoranza di opinionisti che contesta il governo per partito preso, il colloquio alla Casa Bianca è stato visto come un momento di prestigio per l’Italia. Il nostro paese può fare a pieno titolo da ponte fra le due sponde dell’Atlantico, mai così lontane da quando Donald Trump è tornato ad essere il presidente degli Usa.

In realtà, come tutti sanno, il viaggio della Meloni è solo una prima piccola tappa di un lungo lavoro. In concreto, si tratta di negoziare un accordo fra Usa e Ue per rimuovere tutte le barriere, tariffarie e non, creando una grande area di libero scambio transatlantico. La Meloni e Trump si sono detti certi, “al 100%” che prima o poi sarà siglato. La premier italiana ha ottenuto che il presidente americano si rechi in visita a Roma, nel prossimo futuro. Ed è riuscita a non fargli rifiutare, in quella occasione, anche un incontro con i vertici dell’Ue. Sinora infatti, Trump ha rifiutato ogni confronto con l’Ue in quanto tale, preferendo colloqui bilaterali con i capi di Stato e di governo dei Paesi membri. Incontrando a Roma, il giorno dopo, anche il vicepresidente JD Vance, la Meloni ha ribadito l’intenzione di far da tramite per un negoziato fra Usa e Ue. Ed anche il vicepresidente non ha escluso un contatto con l’Unione, anche se è odiato da tutti i governi europei per averli fustigati nel suo discorso di Monaco, nel febbraio scorso, dove li ha rimproverati per deficit di moralità, libertà e democrazia.

Al di là della contingenza economica, la missione culturale-politica di Giorgia Meloni è ancora più difficile, per le opposizioni che incontra e il clima culturale dell’ultimo decennio: risuscitare l’ideale di un Occidente unito. Nel corso del colloquio con Trump, la premier italiana ha ribadito quel che intende con Occidente: «Quando parlo di Occidente, non parlo di uno spazio geografico ma di una civiltà. E voglio rendere questa civiltà più forte». Fa suo il motto di Trump e lo amplia: Make the West Great Again, rendiamo l’Occidente di nuovo grande. Nel suo intervento alla Cpac, la conferenza annuale dei conservatori americani, aveva spiegato in modo più esteso il concetto di Occidente: «Credo ancora nell’Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà, una civiltà nata dalla fusione della filosofia greca, del diritto romano e dei valori cristiani, una civiltà costruita e difesa nel corso dei secoli attraverso il genio, l’energia e i sacrifici di molti. Quando diciamo Occidente, definiamo un modo di intendere il mondo in cui l’individuo è centrale, la vita è sacra, tutti gli uomini nascono uguali e liberi, la legge si applica in modo uguale a tutti, la sovranità appartiene al popolo e la libertà viene prima di tutto. Questa è la nostra eredità e non ci scuseremo mai per questo».

La Meloni, in quella occasione, aveva parlato di minacce interne ed esterne. Fra queste ultime annovera soprattutto la Russia, che sta invadendo l’Ucraina. In uno dei passaggi più difficili della conferenza stampa alla Casa Bianca, alla domanda di un giornalista che incalzava sul pessimo rapporto fra Trump e Zelensky, la Meloni rispondeva che l’Ucraina è stata invasa e l’aggressore è Putin. (Un passaggio che non è stato tradotto in inglese: Trump, anche ieri, aveva attribuito a Zelensky la colpa di “essersi messo di mezzo” in una guerra con una potenza “venti volte più forte”). Ma è sulla minaccia interna che la premier italiana insiste maggiormente: «La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, genere, ideologia. Ma non saremo divisi, perché siamo forti solo quando siamo uniti». L’unità fra le due sponde dell’Atlantico è per questo fondamentale. Sempre nel suo discorso alla Cpac, la Meloni aveva esortato all’unità, all’indispensabilità dell’Europa. E così ha fatto anche nel suo colloquio con il presidente americano.

L’idea di Occidente, in un mondo sempre più multipolare, è però sfidata da due correnti fortissime, fra loro contrarie ma speculari. Entrambe infatti si fondano sul presupposto che l’Occidente abbia fallito la sua missione o sia quantomeno entrato in crisi, come profetizzato dal politologo Samuel Huntington e poi da una generazione successiva di teorici conservatori. Alla crisi dell’Occidente le élite progressiste rispondono con la fuga in avanti: il globalismo, il vecchio sogno novecentesco di uno Stato mondiale. La nuova destra, al contrario, con il nazionalismo.

L’Ue incarna il globalismo nella sua forma più coerente: non solo punta a fare di 27 Stati un’unica entità politica, ma mira (con il Green Deal e gli interventi a gamba tesa nelle questioni etiche su vita e famiglia) a modellare una nuova società, fatta di “cittadini del mondo”. È esattamente quello che JD Vance ha rimproverato ai governi europei nel suo discorso di Monaco. Dal canto suo, però, gli Usa stanno puntando al nazionalismo, allo Stato nazionale che diventa sovrano assoluto, al di sopra della legge, soprattutto nelle relazioni con il resto del mondo. Ogni nazionalismo nasce e cresce sul vittimismo. Ed anche la prima potenza del mondo, in questa fase della sua storia, sente di essere stata “fregata” (l’espressione preferita di Trump), sfruttata dagli alleati, soprattutto dagli alleati occidentali, canadesi ed europei. Il sintomo più pericoloso di questa deriva non è tanto il protezionismo economico (i dazi), quanto le disinvolte dichiarazioni sulla volontà di conquiste territoriali di Trump, ai danni di Panama, Canada e Groenlandia. Che vanno prese sul serio, non liquidate come mere provocazioni.

Contro entrambe le derive, lo sforzo di Giorgia Meloni di resuscitare un Occidente, prima di tutto su basi culturali, si presenta come una missione lunga e difficile, se non impossibile.

SIANO LODATI GESU E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA BUON LUNEDI DELL’ANGELO

Regina Coeli 

Regina del cielo, rallegrati, alleluia: 
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, 
è risorto, come aveva promesso, alleluia. 
Prega il Signore per noi, alleluia. 

V. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia. 
R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia. 

Preghiamo:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

TROVI LE PRECEDENTI PUNTATE NELLA SEZIONE “IL DIARIO DI PADRE LIVIO”

60. I Segreti dal quarto al decimo sono sette, come i flagelli dell’Apocalisse

I primi tre Segreti si verificheranno a Medjugorje e, soprattutto grazie al terzo, il segno sulla collina, Medjugorje sarà al centro dell’attenzione universale.

Infatti, se i primi due Segreti potranno essere spiegati come eventi naturali, il terzo per sua natura non ha nessuna spiegazione umana, poiché viene dal Signore ed inoltre è indistruttibile e durevole, come non lo sono le cose fatte dagli uomini e dalla natura.

Il segno quindi è un forte richiamo all’umanità perché si converta e ritorni al Dio vivo e vero, che si è manifestato al mondo in Gesù Cristo, il Figlio di Maria. Quello che accadrà nei successivi Segreti è qualcosa che va oltre ogni nostra immaginazione e che porterà al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Non è casuale quindi che il Segno preceda i sette eventi che evocano i sette flagelli dell’Apocalisse, che vedranno il culmine della battaglia fra la Donna vestita di Sole e “l’enorme drago rosso” che punta al dominio del mondo.

Sappiamo dai Veggenti che gli eventi dal quarto al decimo riguardano la Chiesa e il mondo e sono localizzati in diverse parti della terra.

Inoltre sappiamo, sempre dai Veggenti, che si tratta di eventi altamente drammatici che riguardano gli effetti della guerra, i sconvolgimenti della natura e le persecuzioni alla Chiesa.

Gli eventi di Medjugorje si pongono quindi nella prospettiva delle rivelazioni di Fatima che conosciamo attraverso Suor Lucia e le parole di San Giovanni Paolo II a Fulda.

Mirjana racconta nella sua autobiografia che il settimo segreto era di una gravità impressionante per cui, con gli altri Veggenti e fedeli, ha organizzato preghiere perché fosse mitigato.

La Madonna ha acconsentito alla richiesta, ma non ha voluto che se ne venissero fatte altre, perché gli eventi dei Segreti sono necessari per cambiare il mondo.

Non si sa nulla riguardo all’inizio del primo Segreto e la fine dell’ultimo. La durata è nelle mani di Dio. Un indizio potrebbe essere la Croce del Krizevac costruite nel 1933, della quale la Madonna ha rivelato che fa parte del piano divino.

Alcuni pensano che il 2033, anno in cui si festeggia il secondo millennio della Redenzione, possa essere una data altamente significativa per il trionfo del Cuore Immacolato di Matra e la fine della grande tribolazione.

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 312 – CONCLUSIONI – LA CHIESA È UNA SANTA CATTOLICA APOSTOLICA

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La Messa di Pasqua e la benedizione da San Pietro, Papa Francesco si affaccia per l’Urbi et Orbi: «No al riarmo. A Gaza situazione ignobile»

di Gian Guido Vecchi- Correre della Sera 20 Aprile 2025

Papa Francesco si affaccia dalla Loggia di San Pietro: «Cari Fratelli e sorelle, buona Pasqua», dice a fatica. Nell’omelia (scritta da lui) si ricordano i tanti conflitti in corso nel mondo, e si lancia un appello: «No al riarmo». Poi Bergoglio scende tra i fedeli

CITTÀ DEL VATICANO – Sono passati due minuti da mezzogiorno quando Francesco si affaccia alla Loggia centrale delle Benedizioni della basilica di San Pietro per la Benedizione Urbi et Orbi. Dopo 38 giorni di ricovero al Gemelli e quasi un mese di convalescenza a Santa Marta, Francesco voleva esserci, nel giorno più importante per i cristiani. «Cari Fratelli e sorelle, buona Pasqua», dice a fatica. Alla fine, la voce roca, pronuncia a fatica la benedizione solenne in latino, che solo il Papa può dare a Pasqua: «Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus». Poi scende in piazza per salutare i fedeli. 

Per la lettura del messaggio tradizionale Urbi Et Orbi, «legge il maestro delle cerimonie legge», ha ceduto la parola all’arcivescovo Diego Ravelli: «Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, dove quest’anno la Pasqua è celebrata nello stesso giorno da cattolici e ortodossi, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero». 

L’omelia di Pasqua di Papa Francesco

Come ogni anno, il testo ripercorre i dolori del mondo. Con una considerazione generale: «Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo. Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le “armi” della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte!».

Anzitutto, «sono vicino alle sofferenze dei cristiani in Palestina e in Israele, così come a tutto il popolo israeliano e a tutto il popolo palestinese». Scrive Francesco: «Preoccupa il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria». Per questo «faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!», legge Rovelli tra gli applausi dei fedeli in piazza.

L’elenco dei dolori, al solito, è assai lungo. «Preghiamo per le comunità cristiane in Libano e in Siria che, mentre quest’ultimo Paese sperimenta un passaggio delicato della sua storia, ambiscono alla stabilità e alla partecipazione alle sorti delle rispettive Nazioni. Esorto tutta la Chiesa ad accompagnare con l’attenzione e con la preghiera i cristiani dell’amato Medio Oriente», aggiunge. E ancora, «rivolgo un pensiero speciale anche al popolo dello Yemen, che sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie “prolungate” del mondo a causa della guerra, e invito tutti a trovare soluzioni attraverso un dialogo costruttivo». Come ogni settimana dall’inizio dell’invasione russa, tre anni fa, il pontefice ricorda «la martoriata Ucraina» e prega perché «Cristo Risorto effonda il dono pasquale della pace e incoraggi tutti gli attori coinvolti a proseguire gli sforzi volti a raggiungere una pace giusta e duratura». 

Il Papa cita anche il Caucaso Meridionale, «preghiamo affinché si giunga presto alla firma e all’attuazione di un definitivo accordo di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, che conduca alla tanto desiderata riconciliazione nella Regione», e i Balcani occidentali: «La luce della Pasqua ispiri propositi di concordia e sostenga gli attori politici nell’adoperarsi per evitare l’acuirsi di tensioni e crisi, come pure i partner della Regione nel respingere comportamenti pericolosi e destabilizzanti». Ma non basta: «Cristo Risorto, nostra speranza, conceda pace e conforto alle popolazioni africane vittime di violenze e conflitti, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, e sostenga quanti soffrono a causa delle tensioni nel Sahel, nel Corno d’Africa e nella Regione dei Grandi Laghi, come pure i cristiani che in molti luoghi non possono professare liberamente la loro fede».

Scrive ancora Francesco: «Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo». Il Papa esorta inoltre «ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche» e «a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana». Il pontefice pensa anche al Myanmar: «In questo tempo non manchi il nostro aiuto al popolo birmano, già tormentato da anni di conflitto armato, che affronta con coraggio e pazienza le conseguenze del devastante terremoto a Sagaing, causa di morte per migliaia di persone e motivo di sofferenza per moltissimi sopravvissuti, tra cui orfani e anziani. Preghiamo per le vittime e per i loro cari e ringraziamo di cuore tutti i generosi volontari che svolgono le attività di soccorso. L’annuncio del cessate-il-fuoco da parte di vari attori nel Paese è un segno di speranza per tutto il Myanmar».

Parla di speranza, Francesco: «Cristo è risorto! In questo annuncio è racchiuso tutto il senso della nostra esistenza, che non è fatta per la morte ma per la vita. La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare». Questo è il problema di fondo: «Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti! In questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio!». 

Il testo del messaggio di Francesco si conclude con un appello: «Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano. Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’anima e una dignità. E in quest’anno giubilare, la Pasqua sia anche l’occasione propizia per liberare i prigionieri di guerra e quelli politici! Cari fratelli e sorelle, nella Pasqua del Signore, la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello, ma il Signore ora vive per sempre e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a partecipare alla vita che non conosce tramonto, in cui non si udranno più fragori di armi ed echi di morte».

UN UOVO DI PASQUA CON SORPRESA

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