BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

🍇🌾LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO -Benedizione: 25ma Domenica del tempo ordinario🙏

PENSIERO QUOTIDIANO

4. La lotta quotidiana per conservare la fede

La Madonna ha constato con tristezza che, dopo tante anni delle sue quotidiane apparizioni, un numero enorme di persone non l’ha neppure presa in considerazione.

Effettivamente è così ed è un atteggiamento particolarmente grave , perché siamo davanti all’ultima mariofania della storia della salvezza, dopo la quale la Madre di Dio non verrà più a chiamare il mondo alla conversione.

Tuttavia, per quanto riguarda soprattutto l’Occidente, non si tratta tanto di una incredulità nei confronti di uno fenomeno soprannaturale, quanto piuttosto del rifiuto del soprannaturale in quanto tale, cioè della stessa Rivelazione divina.

Siamo cioè di fronte a una rimozione generalizzata della fede cristiana per cui, in particolare in Europa, l’ateismo e l’indifferenza religiosa sono divenuti un modo di pensare e di vivere dato per scontato.

Le chiese sono vuole perché la gente non crede più né in Dio, né in Cristo né nella vita eterna e, se tu cerchi di farla ragionare, ti prende per un fanatico fastidioso e pericoloso.

In questa “pagananizzazione” di massa si manifesta tutta la forza di “satana sciolto dalle catene” ed è per questo che la Madonna ci invita a consacrarci al suo Cuore e al Cuore di suo Figlio Gesù. ” In modo speciale adesso , cari figli miei, vi invito ad essermi vicino” (Gennaio 2001 a Marija).

Non c’è altro modo per resistere saldi nella fede e superare vittoriosamente le prove del tempo dei Segreti che l’intima unione con Gesù e Maria, alimentata dalla preghiera incessante, dalla rinuncia al mondo e alle sue vanità e dalla carità per le anime che dormono ignare il sonno della morte.

San Matteo


autore: Caravaggio anno: 1602 titolo: San Matteo e l’angelo luogo: Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

Titolo: Apostolo ed evangelista

Nascita: I secolo a. C., Cafarnao (Galilea)

Morte: I secolo, Etiopia

Ricorrenza: 21 settembre

Tipologia: Festa

S. Matteo, che prima si chiamava Levi, è l’autore del primo Vangelo, che scrisse in aramaico, ed è uno dei primi Apostoli che Gesù chiamò alla sua sequela.

Giudeo di nascita, figlio di Alfeo, secondo S. Marco egli esercitava il mestiere di gabelliere in Cafarnao. Quando il Maestro Divino gli disse di seguirlo, stava appunto seduto al banco delle gabelle sulle rive del lago. Ecco il tratto evangelico: «E Gesù tornò verso il mare; e tutto il popolo andava a lui e li ammaestrava. E nel passare vide Levi d’Alfeo, seduto al banco della gabella, e gli disse: Seguimi. Ed egli, alzatosi, lo segui».

Mirabile generosità! Matteo aveva un ufficio che gli assicurava una certa agiatezza. Ma questa pronta rinuncia ai beni per seguire Gesù gli meritò una tale abbondanza di grazia da raggiungere le più alte cime della perfezione cristiana.

S. Matteo ebbe in seguito la fortuna di ospitare in casa sua il Salvatore, onde i Farisei si scandalizzarono moltissimo, perché Gesù mangiava coi pubblicani e coi peccatori.
Ma conosciamo la solenne risposta di Gesù: «Non son venuto per i sani, ma per i malati».

Ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecóste, predicò il Vangelo nella Giudea e nelle contrade vicine e poco dopo la dispersione degli Apostoli per il mondo, scrisse il Vangelo destinato ai Giudei.

S. Matteo, siccome scriveva per i suoi connazionali, volle dimostrare che Gesù Crocifisso era il Messia aspettato, il Redentore d’Israele profetato dalle Scritture. Ad ogni passo infatti si trova l’espressione: «Come è stato scritto da Isaia profeta, dai profeti», ecc. ecc.; e minuziosamente prova come le profezie e le promesse dell’Antico Testamento si siano compiute in Gesù Cristo.

Predicò poi il Vangelo nell’Africa, in Etiopia, e si sa per testimonianza di Clemente Alessandrino, che praticava l’esercizio della contemplazione e conduceva vita austerissima, non mangiando altro che erbe, radici e frutta selvatica.

Fu trucidato da una squadra di feroci pagani, mentre celebrava il santo sacrificio.
Le sue reliquie furono trasportate dopo trecento anni in Bretagna, e di qui nella sontuosissima cattedrale a lui dedicata nella città di Salerno.

Le origini della religione della Russia

di Stefano Caprio- Asia News – 21 Settembre 2025

Tra la fede ortodossa e il potere esiste un legame essenziale e originario, come mostrava già nell’XI secolo il “Discorso sulla legge e sulla grazia” del metropolita Ilarion, il “manifesto” della fede russa. A parte Filipp II di Mosca, che a fine Cinquecento si ribellò alle carneficine del primo zar Ivan IV il Terribile e venne per questo soffocato nella sua cella monastica, non si conoscono casi di altri oppositori ecclesiastici alle guerre sante dei monarchi.

Una delle questioni più drammatiche e controverse della stagione bellica della Russia putiniana riguarda il suo fondamento religioso, la proclamazione della “guerra santa” da parte del patriarca di Mosca Kirill e della gran parte del clero ortodosso russo, a parte un’esigua minoranza di sacerdoti pacifisti subito emarginati, espulsi dallo stato clericale ed esiliati all’estero. L’impressione è che si tratti di un ritorno alle interpretazioni medievali della guerra di religione tra cristiani e musulmani, con una retorica degna delle Crociate di mille anni fa, e qualcosa di vero in questo sguardo c’è sicuramente, ma non come imitazione russa di un passato latino e occidentale, piuttosto come un ritorno alle proprie origini del battesimo millenario.

Mentre il papa Urbano II teneva la sua omelia per incitare alla conquista di Gerusalemme e della Terra Santa, nel Concilio di Clermont del 1095, la Rus’ di Kiev esauriva il primo secolo della sua storia nelle lotte fratricide dei vari principi, e di lì a poco sarebbe stata sommersa e invasa dalle popolazioni asiatiche e dalle orde mongoliche, uscendo dalla storia per due secoli. La rilettura della storia antica, imposta dai capi di oggi come fondamento imprescindibile per la giustificazione della guerra attuale, si concentra proprio sugli eventi e le testimonianze di quel primo periodo, dal Battesimo di Kiev nel 988 all’invasione dei tartari nel 1240, perché tutti i periodi successivi della storia della Russia di Mosca e San Pietroburgo, e dell’Ucraina di Kiev e Odessa, oltre alla Bielorussia di Minsk e Polotsk, coinvolgendo polacchi, moldavi e rumeni, caucasici e centrasiatici degli imperi zarista e sovietico, dipendono dall’interpretazione del primo leggendario “secolo russo”.

L’antropologo siberiano Roman Šamolin, rettore dell’Università Aperta di Novosibirsk, propone di rivedere il “manifesto della fede russa”, uno dei testi più eclatanti della Rus’ di Kiev, cioè il “Discorso sulla legge e sulla grazia” del metropolita Ilarion, il primo sommo gerarca ecclesiastico di etnia russa imposto dal principe Jaroslav il Saggio nella prima metà dell’XI secolo, senza la benedizione canonica del patriarca di Costantinopoli. Si tratta di un panegirico del principe Vladimir il battezzatore e del “popolo nuovo” e benedetto della Rus’, a confronto con tutti gli altri popoli e quelli di “altra fede”, a cominciare dai “perfidi giudei” secondo la contrapposizione paolina tra il “popolo della Legge” e quello della Grazia che viene da Dio. Ilarion afferma solennemente che “la Legge è passata, ma la grazia e la verità hanno colmato tutta la terra, e la fede si è diffusa tra tutte le nazioni, fino alla nostra nazione russa”.

La polemica anti-giudaica, piuttosto classica nei tempi medievali, si estende in questo testo a tutti i popoli che non hanno riconosciuto Cristo, o che lo hanno in qualche modo tradito, cadendo nell’eresia e regredendo nella fede idolatrica. Così dunque “Dio ha posto la legge per preparare gli uomini a ricevere la verità e la grazia; affinché la natura umana retta dalla legge, rifuggendo il politeismo idolatrico, imparasse a credere nell’unico Dio; affinché l’umanità, come un vaso contaminato, dopo essere stata lavata dalla legge e dalla circoncisione come dall’acqua, potesse accogliere il latte della grazia e del battesimo”. E il battesimo di cui si parla è soprattutto quello di Kiev, il nuovo inizio della storia cristiana, perché “noi non scriviamo per gli incolti, ma per co­loro che nutrono un profondo diletto per i libri; non scriviamo per i nemici di Dio, gli eterodossi, ma per i figli suoi; non per gli estranei, ma per gli eredi del regno dei cieli”. La Grazia divina si riflette nell’unica vera Ortodossia, che eleva “gli eredi” russi al di sopra della legge e del peccato, e “la salvezza cristiana è benefica e generosa, poiché si estende a tutti i confini della terra”, e così “benché i giudei fossero prima dei cristiani, i cristiani divennero più grandi dei giudei per la grazia di Cristo”.

Il Discorso di Ilarion si concentra quindi sull’elogio dei potenti, e del grande battezzatore Vladimir di Kiev, il principe “uguale agli apostoli”, estendendo la lode al figlio Jaroslav il Saggio, che sconfiggendo il fratellastro Svjatopolk aveva riportato la pace tra i principati della Rus’. Tra la fede ortodossa e il potere esiste quindi un legame essenziale e originario, la cosiddetta “sinfonia” di tradizione bizantina, ma rivista nella versione “apostolica” russa. “E così è stato: la fede apportatrice di grazia si è diffusa su tutta la terra ed è giunta fino al nostro popolo russo. Le paludi della Legge si sono prosciugate, ma la fonte del Vangelo si è gonfiata d’acqua e ha ricoperto la terra, dilagando fino a noi”, affidandosi alla saggezza dei principi, che saranno in qualche modo comparati o contrapposti al ruolo dei metropoliti e patriarchi soltanto in brevi sprazzi della storia russa. Negli ultimi tempi, il patriarca Kirill ha indicato la strada allo zar Putin solo nei primi anni, per poi sottomettersi alla sua volontà e al suo ardore nel conflitto con i popoli nemici, dell’Occidente invece che dell’Asia antica, ma senza grandi differenze di contenuto.

Come osserva lo storico della Chiesa e teologo più noto della Russia, il diacono Andrej Kuraev, ora esiliato e trasferito alla giurisdizione di Costantinopoli, “in tutto il tempo della Rus’ di Kiev non ci fu un anno senza guerre interne ai principati ed esterne con gli altri popoli, e sono rarissimi i casi in cui i metropoliti cercarono di fare i pacificatori, chiedendo ai potenti di ridurre le proprie ambizioni e abbassare le armi”. La tendenza è stata piuttosto quella opposta, e qualunque conflitto anche nei secoli successivi degli zar è stata giustificato e “benedetto” come difesa della vera fede contro i nemici, come scrive lo storico ottocentesco Nikolaj Kostomarov, ricordando quando il principe Ivan I Kalita, che a metà del Trecento voleva imporre Mosca come il principato dominante, “sollevò tutta la terra russa fino a Novgorod per rivolgersi con le armi contro Pskov, e il metropolita Feognost lanciò contro i nemici la maledizione e la scomunica, benedicendo le armate di Ivan”. A parte il metropolita Filipp II di Mosca, che si ribellò alle carneficine del primo zar Ivan IV il Terribile e venne per questo soffocato a fine Cinquecento nella cella monastica dove era stato rinchiuso, non si conoscono casi di altri oppositori ecclesiastici alle guerre sante dei monarchi della Russia.

Come affermava il metropolita Ilarion, “su di noi si è adempiuto quanto era stato detto dei popoli: Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio”. La grandezza della Rus’ era esaltata come quella del popolo chiamato a salvare la terra da ogni male, poiché “Roma eleva lodi a Pietro e Paolo, per mezzo dei quali ha ac­quistato la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio; l’Asia, Efeso e Patmos lodano san Giovanni il Teologo; l’India loda san Tommaso; l’Egitto san Marco; ogni terra, città e popolo onora e glorifica i suoi maestri, che hanno insegnato la fede ortodossa. Anche noi, dunque, per quanto ne siamo capaci, renderemo una lode, ancorché piccola, al nostro maestro e precettore, che compì gesta grandi e magnifiche, il grande principe della terra nostra Vladimir, nipote di Igor il vecchio, figlio del valoroso Svjatoslav, i quali, regnando al tempo loro, furono famosi per coraggio e valore in molte terre, e sono ancor oggi ricordati e glorificati per le loro vittorie e la loro forza. Infatti essi non dominarono una nazione misera e ignota, ma la nazione russa, che è nota e celebrata per tutti i confini della terra”. In questa memoria universale degli antichi regni cristiani, Ilarion tralascia soltanto l’impero di Costantinopoli e la lode dell’apostolo Andrea, che evidentemente erano stati ormai messi da parte dai russi, avendone assunto le parti nella comunione dei difensori della fede.

Secondo Šamolin “nella religiosità russa c’è un’evidente predominanza della forma sul contenuto, dell’immagine sul pensiero, dell’oggetto sul soggetto, del rito sul sentimento, e della sottomissione al potere al posto di qualunque riflessione sul senso della fede”. In definitiva “un dominio dell’immanente sul trascendente” fin dalle origini del cristianesimo di Kiev, ulteriormente esasperato nella variante moscovita e rimasto anche in quelle successive, dall’impero “occidentale” di Pietro il Grande a quello “ateista” di Josif Stalin, che restaurò le strutture ecclesiastiche per sostenere la guerra contro il nazismo. Qualunque sia il regime al potere, anche quello della democrazia “illiberale” di Vladimir Putin, la garanzia della sua corrispondenza alla storia del “mondo russo” è sempre l’ossequio della religione, rivista secondo i canoni della missione russa nei confronti del mondo intero. Come ricordava Ilarion di Kiev, “se qualcuno non si fece battezzare per amore, lo fece per timore verso colui che lo ordinava, poiché in lui la vera fede si univa all’autorità; allora le tenebre idolatriche presero a diradarsi, e apparve l’alba della vera fede, allora scomparve l’oscurità del­l’asservimento ai demoni, e il sole del Vangelo illuminò la terra”.

Funerale (quasi) di Stato per Kirk. Gli Stati Uniti piangono ma sono spaccati sulla libertà di parola

di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 21 Settembre 2025

Fiori, croci e vangeli davanti alla sede dell’organizzazione fondata dall’attivista ucciso. La destra risponde alle accuse di censura: è solo «cultura delle conseguenze». Ma crescono le voci critiche anche tra i repubblicani

DALLA NOSTRA INVIATA
PHOENIX -Davanti al quartier generale di Turning Point USA, l’organizzazione conservatrice fondata all’età di 18 anni da Charlie Kirk, il marciapiede è ricoperto di fiori, bandiere americane, palloncini, vangeli, crocifissi, peluche e messaggi lasciati da ammiratori che arrivano, spesso accompagnati da bambini piccoli, per dargli l’ultimo saluto. La cerimonia di oggi nello stadio da oltre 60 mila posti di Glendale sarà simile a un funerale di Stato, con tutte le preoccupazioni annesse per la sicurezza: venerdì un uomo armato è stato arrestato mentre si aggirava nella zona in modo sospetto. 

Il ruolo della moglie

Parlerà la moglie di Kirk, Erika, madre dei loro due bambini piccoli, diventata il volto e la leader del movimento che avevano costruito insieme. Parleranno Donald Trump, che ha detto che Kirk avrebbe potuto un giorno diventare presidente, e JD Vance che lo ha riconosciuto come uno dei fautori della sua ascesa alla vicepresidenza. L’omicidio di Kirk è stato un terremoto politico che avrà conseguenze non ancora del tutto chiare. Ha generato un dolore diffuso nel Paese, come pure la promessa dei conservatori di prendere di mira le organizzazioni di sinistra che considerano radicali.

Intanto, online vengono segnalate migliaia di persone accusate di diffondere l’odio con i loro commenti su Kirk (a volte hanno celebrato la sua morte, altre volte hanno detto che odiavano le sue politiche e che non erano particolarmente tristi per la sua scomparsa). E si è aperto un dibattito sulla tutela costituzionale della libertà di espressione e anche sulla libertà di esprimere odio (ma anche a destra il commentatore Tucker Carlson ha invitato alla «disobbedienza civile» se verrà soppressa). Al sondaggista Nate Silver tutto questo ricorda il clima «sei con noi o contro di noi» che si creò dopo l’11 settembre, «quando l’orrore immediato portò all’aspettativa nazionale che ogni dissenso rispetto alla linea dominante del governo costituisse un’offesa contro i morti».

Dopo che Brendan Carr, capo della Federal communication commission, ha minacciato «conseguenze», Disney ha sospeso il comico Jimmy Kimmel, il quale aveva suggerito che il killer di Kirk fosse di destra (anziché di sinistra come affermano la procura e la famiglia). Ma Trump ha presto portato su di sé il discorso, dichiarando che le tv potrebbero perdere la licenza perché i loro contenuti sono per il 97% a lui ostili. E ieri il presidente ha aggiunto che la copertura televisiva critica nei suoi confronti è illegale: «Prendono una grande storia e la rendono negativa. Penso che sia davvero illegale. Non puoi avere frequenze gratis dal governo». 

Ted Cruz contro Carr

Una rara critica a Carr proveniente da destra è arrivata dal senatore texano Ted Cruz, che l’ha paragonato a un mafioso. «È come una scena di Quei Bravi Ragazzi (il film di Scorsese). Un mafioso va al bar e fa: “Bello questo bar. Sarebbe un peccato se succedesse qualcosa”. Può farci sentire bene adesso minacciare Jimmy Kimmel, ma quando questo verrà usato per zittire ogni conservatore in America, ce ne pentiremo». Il deputato Wesley Hunt, anche lui texano, però gli ha risposto: «Quando i conservatori venivano censurati, banditi, espulsi dalle piattaforme social e perdevano il lavoro per aver osato contraddire la narrazione del governo, la sinistra rideva e la chiamava “cultura delle conseguenze”». 

Guerra di definizioni

Il New York Times fa risalire l’origine di questa espressione al 2021, quando il presentatore di Fox News Lou Dobbs perse il suo programma con l’accusa di diffondere teorie complottiste sulle macchine usate per votare e un esperto di media sulla Cnn commentò: «Non è cancel culture, è consequence culture. Sono le conseguenze di irritare la gente con bugie avventate su questa democrazia celebrata dagli americani». Ora i sostenitori di Kimmel accusano la destra di abbracciare la stessa cancel culture che una volta criticavano, ed è la destra a rispondere: «Non è cancel culture, è cultura delle conseguenze». Ce lo dice davanti al memoriale di Kirk, Alex Bruesewitz, consigliere di Trump che ha lavorato con Turning Point per mobilitare i giovani elettori.

«Quando qualcuno dice qualcosa che un sacco di gente trova offensiva e stupida in tempo reale e quella persona viene punita, non è cancel culture, è la conseguenza delle tue azioni», afferma Dave Pornoy, fondatore del sito di giornalismo sportivo Barstool Sports. Davanti al memoriale di Kirk, Mike Yarusso, di origini calabresi, venuto dal Nevada, distribuisce crocifissi di legno. Seguiva Kirk per il suo messaggio cristiano, non per quello politico. Tatuato sulla mano, ha un messaggio contro il suicidio, perché suo padre si tolse la vita. «Tutto questo — commenta indicando fiori e bandiere — non è per Charlie, ma per la sua famiglia. Charlie è libero. E so dov’è la sua anima. Non so invece dov’è l’anima di mio padre. Non so dov’è quella dell’America».

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 31 – La lettura della Bibbia nello Spirito Santo

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I Segreti di Medjugorje: ci siamo

Carissimo Padre Livio buonasera,

le scrivo per condividere con lei la situazione geopolitica molto seria e pericolosa in cui ci troviamo.

Putin ormai sta testando le nostre capacità di difesa e reazione nel caso di un attacco aereo. 

Ci sfida, non ci teme, non teme nemmeno Trump che, di fatto, ad oggi, fa parte ancora della Nato. 

Temo che Trump sia arrivato al limite di sopportazione anche se non è riuscito, o non ha voluto, contrastare Putin diplomaticamente.

Ne risulta una condizione mondiale, ma soprattutto europea, molto grave. 

Tutto questo ci dovrebbe rendere tutti molto consapevoli che i segreti sono imminenti, anche quelli dal quarto al decimo e per questo la Madonna, nell’ultimo messaggio del 25 agosto scorso, ci ha incalzati alla preghiera per la realizzazione delle sue parole e delle sue intenzioni.

Dobbiamo prepararci, Padre, al peggio. L’unica speranza ci viene dall’abbraccio della Madonna che sarà con noi ma che non potrà proteggere tutti dal male, nel senso che molti di noi saranno destinati al martirio.

Sono troppo pessimista? Può darsi, ma gli eventi di questi giorni non presagiscono nulla di buono e il mondo sembra non accorgersene. 

Sono molto preoccupata per i miei figli, il futuro del mondo. Che succederà loro ?

Solo una potente preghiera e una fede incrollabile ci potranno aiutare a superare il buio e a ritrovare la tanto agognata pace mondiale. Ma solo se preghiamo tutti, ma proprio tutti.

La saluto affettuosamente e la ringrazio sempre per le sue bellissime catechesi.

Ave Maria

Barbara


Cara Barbara,

i Dieci Segreti, salvo il terzo che viene direttamente da Dio, maturano lungo il corso della storia, fino poi ad esplodere fragorosamente, siano essi eventi della natura o provocati dagli uomini.

La verità delle profezie mariane diventa sempre più visibile col passare dei giorni. La Madonna ci ha già rivelato tutto a Fatima e successivamente lo sta facendo a Medjugorje, dimostrando di avere tutto in mano, per cui la pretesa dei “bulli” di diventare padroni del mondo è solo un’illusione passeggera.

In particolare  si manifesta con chiarezza  il ruolo anticristico della Russia, volto a soggiogare il mondo, sia pure col rischio di distruggerlo. 

Nel mirino della terza Roma (Mosca), capitale del nuovo impero mondiale russo- ortodosso, non vi è soltanto il dominio universale, ma anche e soprattutto la Sede di Pietro, conquista necessaria per l’incoronazione del nuovo “Messia”.

Noi non dobbiamo e non possiamo avere paura perché la Madonna è qui in mezzo a noi e  da tempo ha preparato il suo piano di salvezza che incomincerà già col primo segreto.

Chi si metterà umilmente sotto il manto di Maria si salverà, secondo come Dio dispone, o andando direttamente in Cielo o godendo sulla terra  il tempo della pace.

Non dobbiamo temere il martirio, che è una morte dal valore inestimabile. La Madonna ha detto a Mirjana che nel tempo dei Segreti sarà un vantaggio il fatto di avere dei figli.

Perciò stiano saldi nella fede e nella pace di Cristo e guardiamo al futuro nella luce della speranza, perché Dio è onnipotente e misericordioso, mentre quella di Satana è solo un falsa forza.

Ave Maria

Padre Livio

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXV Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

Vangelo

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,1-13
 
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
 
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
 
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
 
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
 
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
 
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
 
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
 
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore

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