di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 21 Settembre 2025

Fiori, croci e vangeli davanti alla sede dell’organizzazione fondata dall’attivista ucciso. La destra risponde alle accuse di censura: è solo «cultura delle conseguenze». Ma crescono le voci critiche anche tra i repubblicani

DALLA NOSTRA INVIATA
PHOENIX -Davanti al quartier generale di Turning Point USA, l’organizzazione conservatrice fondata all’età di 18 anni da Charlie Kirk, il marciapiede è ricoperto di fiori, bandiere americane, palloncini, vangeli, crocifissi, peluche e messaggi lasciati da ammiratori che arrivano, spesso accompagnati da bambini piccoli, per dargli l’ultimo saluto. La cerimonia di oggi nello stadio da oltre 60 mila posti di Glendale sarà simile a un funerale di Stato, con tutte le preoccupazioni annesse per la sicurezza: venerdì un uomo armato è stato arrestato mentre si aggirava nella zona in modo sospetto. 

Il ruolo della moglie

Parlerà la moglie di Kirk, Erika, madre dei loro due bambini piccoli, diventata il volto e la leader del movimento che avevano costruito insieme. Parleranno Donald Trump, che ha detto che Kirk avrebbe potuto un giorno diventare presidente, e JD Vance che lo ha riconosciuto come uno dei fautori della sua ascesa alla vicepresidenza. L’omicidio di Kirk è stato un terremoto politico che avrà conseguenze non ancora del tutto chiare. Ha generato un dolore diffuso nel Paese, come pure la promessa dei conservatori di prendere di mira le organizzazioni di sinistra che considerano radicali.

Intanto, online vengono segnalate migliaia di persone accusate di diffondere l’odio con i loro commenti su Kirk (a volte hanno celebrato la sua morte, altre volte hanno detto che odiavano le sue politiche e che non erano particolarmente tristi per la sua scomparsa). E si è aperto un dibattito sulla tutela costituzionale della libertà di espressione e anche sulla libertà di esprimere odio (ma anche a destra il commentatore Tucker Carlson ha invitato alla «disobbedienza civile» se verrà soppressa). Al sondaggista Nate Silver tutto questo ricorda il clima «sei con noi o contro di noi» che si creò dopo l’11 settembre, «quando l’orrore immediato portò all’aspettativa nazionale che ogni dissenso rispetto alla linea dominante del governo costituisse un’offesa contro i morti».

Dopo che Brendan Carr, capo della Federal communication commission, ha minacciato «conseguenze», Disney ha sospeso il comico Jimmy Kimmel, il quale aveva suggerito che il killer di Kirk fosse di destra (anziché di sinistra come affermano la procura e la famiglia). Ma Trump ha presto portato su di sé il discorso, dichiarando che le tv potrebbero perdere la licenza perché i loro contenuti sono per il 97% a lui ostili. E ieri il presidente ha aggiunto che la copertura televisiva critica nei suoi confronti è illegale: «Prendono una grande storia e la rendono negativa. Penso che sia davvero illegale. Non puoi avere frequenze gratis dal governo». 

Ted Cruz contro Carr

Una rara critica a Carr proveniente da destra è arrivata dal senatore texano Ted Cruz, che l’ha paragonato a un mafioso. «È come una scena di Quei Bravi Ragazzi (il film di Scorsese). Un mafioso va al bar e fa: “Bello questo bar. Sarebbe un peccato se succedesse qualcosa”. Può farci sentire bene adesso minacciare Jimmy Kimmel, ma quando questo verrà usato per zittire ogni conservatore in America, ce ne pentiremo». Il deputato Wesley Hunt, anche lui texano, però gli ha risposto: «Quando i conservatori venivano censurati, banditi, espulsi dalle piattaforme social e perdevano il lavoro per aver osato contraddire la narrazione del governo, la sinistra rideva e la chiamava “cultura delle conseguenze”». 

Guerra di definizioni

Il New York Times fa risalire l’origine di questa espressione al 2021, quando il presentatore di Fox News Lou Dobbs perse il suo programma con l’accusa di diffondere teorie complottiste sulle macchine usate per votare e un esperto di media sulla Cnn commentò: «Non è cancel culture, è consequence culture. Sono le conseguenze di irritare la gente con bugie avventate su questa democrazia celebrata dagli americani». Ora i sostenitori di Kimmel accusano la destra di abbracciare la stessa cancel culture che una volta criticavano, ed è la destra a rispondere: «Non è cancel culture, è cultura delle conseguenze». Ce lo dice davanti al memoriale di Kirk, Alex Bruesewitz, consigliere di Trump che ha lavorato con Turning Point per mobilitare i giovani elettori.

«Quando qualcuno dice qualcosa che un sacco di gente trova offensiva e stupida in tempo reale e quella persona viene punita, non è cancel culture, è la conseguenza delle tue azioni», afferma Dave Pornoy, fondatore del sito di giornalismo sportivo Barstool Sports. Davanti al memoriale di Kirk, Mike Yarusso, di origini calabresi, venuto dal Nevada, distribuisce crocifissi di legno. Seguiva Kirk per il suo messaggio cristiano, non per quello politico. Tatuato sulla mano, ha un messaggio contro il suicidio, perché suo padre si tolse la vita. «Tutto questo — commenta indicando fiori e bandiere — non è per Charlie, ma per la sua famiglia. Charlie è libero. E so dov’è la sua anima. Non so invece dov’è l’anima di mio padre. Non so dov’è quella dell’America».