3. Perché la Madonna è venuta come Regina della pace?
Quando la Madonna a Medjugorje ha rivelato di essere venuta come Regina della pace, la gente si meravigliò, perché il mondo in quegli anni sembrava essere in pace e la ex Jugoslavia in particolare apparteneva allo schieramento dei paesi non allineati.
Negli anni successivi però la Madonna ha spiegato che il pericolo per la pace viene dall’odio col quale satana “scardina i cuori”, distruggendo le famiglie e le relazioni umane, provocando delitti sempre più efferati, fino voler distruggere il mondo con la guerra.
In tutti questi anni noi abbiamo visto come quest’opera disgregatrice di Satana si sia diffusa ovunque, rendendo invivibile innanzi tutto la vita quotidiana e aizzando gli uomini gli uni contro gli altri.
La Madonna ci ha insegnato che la pace incomincia nel nostro cuore, aprendolo all’amore di Dio e purificandolo dai veleni del male. Ci ha insegnato a perdonare, come Dio ci perdona, e vedere in ogni essere umano un nostro fratello e sorella.
In questo passaggio storico, nel quale satana cerca di prevalere con l’odio e la violenza, noi dobbiamo essere dei veri figli della Regina della pace, coltivando il rispetto, la comprensione, la compassione e il perdono.
Tutto questo si deve manifestare nell’atteggiamento, nello sguardo, nel linguaggio e nel comportamento. La Madonna è stata perentorio : “Siate uomini di pace”.
I figli della Gospa sono chiamati a dare questa testimonianza quotidiana, perché, quando il cuore è in pace, diventa una fortezza inespugnabile, contro la quale si infrangono i tentativi di satana di trasformare la vita sulla terra in una propaggine dell’inferno.
di Marta Serafini – Corriere della Sera – 20 Settembre 2025
Estonia, Lettonia e Lituania: alta tensione in tutto il fianco a Est, dove si teme un’invasione delle truppe di Putin
DALLA NOSTRA INVIATA KIEV – Prima dell’invasione in Ucraina quando agli analisti militari della Nato venne chiesto di preparare un piano in caso di invasione russa dell’Europa questo prevedeva un attacco contro Lettonia e Lituania, a partire dalle basi russe nella regione di Kaliningrad e in Bielorussia. Le truppe Nato di stanza nel Mar Baltico si sarebbero dovute ritirare in attesa dell’arrivo dei rinforzi, previsti dopo 10 giorni. Nel mentre, gli Stati baltici si sarebbero dovuti difendere con le forze e con l’aiuto di 800 soldati della Bundeswehr dispiegati in Lituania. Secondo questo scenario, la Russia avrebbe potuto occupare la Lettonia in tre giorni e avanzare verso la Lituania, ma i battaglioni Natoavrebbero stretto ai fianchi l’esercito russo sconfiggendolo. Nel peggiore dei casi la Lituania avrebbe potuto restare «devastata e in parte occupata».
Quando gli analisti fecero questa previsione nessuno di loro aveva ancora visto le fotografie di Bucha e Mariupol. E non le avevano viste semplicemente perché non era ancora successo. Le fosse comuni, le stragi, gli stupri e i bombardamenti sui palazzi civili con le città messe sotto assedio dai carri armati erano scenari che tutti pensavano appartenere a un passato dimenticato, quantomeno in Europa. Oggi nonostante i russi chiamino la regione con disprezzo Pribaltika, la propaganda putiniana, come successo per la Crimea, la Georgia, il Donbass e l’Ucraina, insiste con fervore sulla necessità di riconquistarla. Ragion per cui sia a Tallinn che a Riga e Vilnius la spesa per la difesa è aumentata superando di un bel po’ l’obiettivo di spesa del 2% del Pil. Inoltre, dall’adesione dei tre Paesi nel 2004 ad oggi, i piani Nato hanno visto salire costantemente il numero di uomini e mezzi destinati alla loro protezione. Dal Baltic Air Policing passando per l’Enhanced Forward Presence fino all’operazione Sentinella dell’Est il fianco orientale dell’Alleanza ha cercato di blindarsi. A terra, i Paesi baltici e la Polonia a sud con la Linea di Difesa Baltica hanno creato un’imponente fila di recinzioni, bunker, blocchi di cemento progettati per fermare i carri armati.
In realtà gli analisti militari occidentali sono piuttosto scettici sugli scenari di un’invasione russa su vasta scala dell’Europa. E pensano che siano più probabili operazioni di guerra ibrida. Tuttavia il nervosismo sul fianco Est cresce di settimana in settimana. E di sicuro ieri gli animi a Tallinn non si sono placati.
Le ragioni per cui Mosca fa paura sono molteplici. E la prima, come spesso accade quando si parla di affari militari, ha a che fare con la geografia. Solo 200 chilometri separano il confine russo dal Mar Baltico. Poi c’è il corridoio Suwalki, lungo 100 km, che collega la Lituania alla Polonia ma è stretto tra l’enclave russa di Kaliningrad a ovest e la Bielorussia a Est. «Purtroppo, non siamo così strategicamente profondi come l’Ucraina, e questo è un problema», è solito ripetere il presidente lettone Gitanas Nauseda quando parla dell’ipotesi che Riga viva lo stesso orrore di Kiev. Prossimità geografica significa poi prossimità linguistica. Tra le città più vicine al confine c’è la estone Narva, al 90% russofona. Ancora oggi, la propaganda del Cremlino i denuncia come i suoi abitanti russi siano oppressi dagli estoni. E ancora: Vilnius, la capitale della Lituania, è a soli 30 km dal confine con la Bielorussia, Stato vassallo di Mosca.
A preoccupare è anche il dato demografico. La popolazione complessiva degli Stati baltici è di poco superiore ai sei milioni, il che consente di disporre di forze armate relativamente ridotte. I tre governi stanno potenziando le proprie capacità militari: la Lituania mira ad avere 17.500 soldati entro il 2030;l’Estonia ha una forza di guerra di circa 43 mila uomini; la Lettonia ha reintrodotto la coscrizione obbligatoria. Tutti e tre i Paesi stanno inoltre collaborando per sviluppare piani congiunti di evacuazione di massa. E se confidano nel sostegno della Nato sia a livello di mezzi che di uomini, ancora una volta sono gli scenari di guerra ibrida a preoccupare di più, proprio quelli per cui l’Alleanza sembra meno preparata.
Un possibile casus belli è il treno passeggeri Mosca-Kaliningrad, che collega regolarmente la capitale russa alla semi-exclave tra Lituania e Polonia. «Uno scenario è che la Russia simuli un guasto a un treno che trasporta cittadini russi e dica che necessitano di essere salvati. Potrebbe a quel punto inviare unità di sicurezza rinforzate con truppe, e la situazione potrebbe degenerare rapidamente», ha avvertito l’ex ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis. Inoltre, la Russia potrebbe organizzare una provocazione nel corridoio di Suwałki, cosa che per altro ha già fatto. Nel 2021 pochi mesi prima dell’invasione in Ucraina, le autorità bielorusse, con il sostegno di Mosca, hanno indirizzato decine di migliaia di migranti dal Medio Oriente e dall’Africa verso la Polonia e gli Stati baltici proprio attraverso questa stretta fascia di territorio, in un’operazione che i Paesi occidentali hanno interpretato come un attacco volto a destabilizzare l’Unione europea. Scenari che insieme agli sconfinamenti dei tre Mig di ieri non fanno ben sperare. I Paesi baltici. E non solo.
Ha il sapore degli Atti degli apostoli il racconto della fondazione della comunità cristiana in Corea e del martirio dei suoi primi membri tra la fine del Settecento e l’Ottocento.
La vicenda ebbe inizio nel 1782, quando alcuni letterati incaricarono il giovane Ni-Tek-tso, che si doveva recare in Cina, di assumere maggiori informazioni sulla religione cattolica, della cui esistenza avevano letto in alcuni libri. Due anni dopo Ni ritornò battezzato con il nome di Pietro e a sua volta amministrò il sacramento ai letterati.
Con il fervore degli inizi essi svilupparono un forte movimento di proselitismo. Al suo arrivo nel 1794 il sacerdote cinese Giacomo Zhu trovò nel Paese circa 4000 cristiani. Questo numero andò crescendo nel corso dell’Ottocento, nonostante tre gravi persecuzioni durante le quali furono messi a morte più di diecimila cristiani.
Tra di loro Andrea Kim, il primo sacerdote coreano. Di nobile famiglia, era stato inviato a studiare a Macao. Ritornò nove anni dopo, subito dopo l’ordinazione, e aiutò il vicario apostolico monsignor Ferréol e il missionario Nicola Daveluy a entrare clandestinamente nel Paese. Arrestato, venne trasferito a Seul e giustiziato dopo che risultarono vani tutti i tentativi per farlo abiurare. Insieme con lui venne ucciso anche il padre, Giuseppe.
Quando il figlio venne arrestato, si presentò alle autorità dichiarandosi cristiano. Venne battezzato dal figlio in carcere prima di ricevere insieme con lui la corona del martirio. Andrea Kim e suo padre Giuseppe con altri 101 martiri vennero proclamati santi da Giovanni Paolo Il nel 1984 in occasione del secondo centenario della fondazione della Chiesa Cattolica in Corea. Altri 124 furono beatificati da papa Francesco il 16 agosto 2014
PRATICA: Meditiamo sulla sofferenza dei Santi martiri coreani, per riscoprire la profondità dell’amore senza limiti di chi dona tutto se stesso, uniformandosi alla passione di Cristo.
PREGHIERA: Signore, mandaci i Tuoi doni, affinché anche la nostra vita sia pura e senza compromessi, per poter testimoniare il nostro amore per Te e lottare, insieme con i nostri fratelli di tutte le religioni e di tutte le razze, per l’ unità, la libertà, la pace su questa nostra Terra, imbevuta del sangue di tanti Tuoi santi martiri e godere in cielo la luce della Tua gloria.
MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria dei santi Andrea Kim Taegon, sacerdote, Paolo Chong Hasang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea.
2. Perché Maria scende dal Cielo sulla terra da così tanto tempo?
Ho conosciuto i sei Veggenti di Medjugorje quando erano ancora degli adolescenti e ora me li ritrovo nonni circondati da nipoti.
Come hanno potuto le apparizioni della Madonna durare così a lungo, senza che ci fosse un solo giorno senza che la Madre di Dio venisse a farci visita?
La sequela ininterrotta delle apparizioni è ben lungi dall’essere terminata, perché la Madonna apparirà ancora giornalmente ad uno di loro, durante tutto il tempo dei dieci segreti, dando anche dei Messaggi.
Non solo, ma al compimento di questa straordinaria epopea mariana, la apparizioni continueranno per tutti i sei Veggenti, una volta all’anno fino al termine della loro vita.
Mai era avvenuta una mariofania del genere e mai più avverrà perché la Madonna ha già detto che non apparirà più sulla terra.
Caro amico, non ti sei mai chiesto perché stiano avvenendo eventi così straordinari e che cosa questo significhi per la nostra vita e per il mondo intero?
I più rimuovono con malcelato fastidio questa “notizia” che potrebbe mettere in questione il loro quieto vivere.
Eppure il buon senso dovrebbe farsi largo, fra i dubbi e gli interrogativi del cuore, e porsi la domanda: perché avviene tutto questo?
Quali sorprese ci riserva l’avvenire, ora che all’orizzonte si accumulano nuvole nere come mai si erano viste?
〽🌹PREGHIERA TRADIZIONALE A NOSTRA SIGNORA DE LA SALETTE
Ricordatevi, o N. S. della Salette, vera Madre addolorata, delle lagrime che versaste per me sul Calvario; ricordatevi altresì della cura che avete di me ognora per sottrarmi alla giustizia di Dio, e vedete se, dopo aver fatto tanto per questo vostro figlio, possiate abbandonarlo. Rianimato da tale consolante pensiero, mi getto ai vostri piedi, nonostante le mie infedeltà ed ingratitudini. Non respingete la mia preghiera, o Vergine Riconciliatrice, ma convertitemi, fatemi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare Voi pure con una santa vita, affinché io possa un giorno contemplarvi in Cielo. Così sia.
Il presidente Usa Donald Trump nel corso della conferenza stampa di giovedì 18 settembre ha attaccato duramente il presidente russo Vladimir Putin:
«Mi ha deluso. Molto deluso. Prossimamente ci saranno novità. La guerra in Ucraina sarebbe potuta diventare un conflitto mondiale ma non credo siamo a quel punto. Ma sarebbe potuta diventare la Terza Guerra Mondiale». E sui morti sul fronte, Trump non ha dubbi su chi sia l’esercito in perdita: «Putin sta perdendo più soldati di quelli che uccide, a livelli che non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. Il conflitto in Ucraina potrebbe non interessare agli Stati Uniti, perché abbiamo un oceano di mezzo, e forse neanche al Regno Unito, visto che è un’isola, a meno che non diventi una guerra mondiale. Ma cercheremo di terminare questo conflitto, come già fatto con altre sette guerre nel mondo, vedi Congo, Sudan, India e Pakistan»