BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

SANT’AMBROGIO

Ermes Dovico – La nuova Bussola – 07_12_2025 

Per la sua opera a salvaguardia della dottrina, è stato proclamato Dottore della Chiesa. Fu anche autore di inni sacri. E quando, a rischio della vita, si barricò con i fedeli dentro una basilica per non cederla agli ariani, introdusse il canto antifonale, uno dei suoi numerosi apporti alla liturgia.

«Ambrogio vescovo!». Chissà quanto sarebbe stata diversa la storia di Milano e della sua diocesi, da secoli descritte con l’aggettivo «ambrosiana», nonché dell’intera Chiesa, senza la voce di quel bambino che nel 374 gridò il nome dell’allora alto funzionario imperiale Ambrogio (340-397), cui subito seguì l’acclamazione dei fedeli riuniti in chiesa. Il santo, come racconta il suo segretario e biografo Paolino, vi si era recato per calmare gli animi di cattolici e ariani (dichiarati eretici mezzo secolo prima dal concilio di Nicea, ma ancora influenti), perché alla morte del vescovo ariano Aussenzio ognuna delle due parti voleva un successore gradito. Ambrogio fece di tutto, tentando perfino di macchiare la sua buona fama, per rifiutare l’incarico. Era un semplice catecumeno e non si sentiva preparato né vedeva gli ordini sacri nel suo futuro, ma di fronte alla perseveranza dei fedeli decise alla fine di accettare, ormai convinto che quella fosse la volontà di Dio.

Con la consacrazione del 7 dicembre, iniziò il suo lungo ministero episcopale destinato a lasciare un’impronta perenne nella Chiesa e che ne ha reso un modello per i vescovi. Ambrogio si impegnò da subito a colmare le sue lacune teologiche, studiando alacremente le Sacre Scritture e imparando a commentarle attraverso le opere di Origene (da cui mutuò la pratica della lectio divina) e di santi come Atanasio e Basilio Magno. Per Ambrogio la Bibbia è «un mare che racchiude in sé sensi profondi e abissi di enigmi profetici», perciò la sua lettura deve accompagnarsi alla preghiera ed essere essa stessa preghiera, per assimilare concretamente nel cuore la Parola di Dio e incarnarla nella propria vita. «Quando si leggevano le storie dei Patriarchi e le massime dei Proverbi, abbiamo trattato ogni giorno di morale affinché, formati e istruiti da essi, vi abituaste a entrare nella via dei Padri e a seguire il cammino dell’obbedienza ai precetti divini», insegnava ai catecumeni.

Questo approccio orante ai testi sacri aiutò la conversione di sant’Agostino, che era venuto a Milano da scettico e con l’intento di contrastare Ambrogio, il quale invece lo riceveva sempre amabilmente e lo attraeva con la sua predicazione. Ma ancor più che dai discorsi, Agostino rimase impressionato dalla testimonianza che la Chiesa riunita come un corpo solo diede nel 386, quando Ambrogio si oppose energicamente alla decisione di Valentiniano II (istigato dalla madre Giustina) di cedere una basilica agli ariani, tanto da barricarvisi dentro assieme ai fedeli – con i soldati imperiali fuori – e indurre gli eretici a desistere. «Il popolo devoto vegliava, pronto a morire con il proprio Vescovo», scrisse Agostino nelle Confessioni, il che stride con il modo in cui certe chiese vengono profanate oggi. Fu in quella circostanza che Ambrogio, autore di inni sacri rivelatori del suo talento musicale, introdusse il canto antifonale, uno dei suoi numerosi apporti alla liturgia, poi mantenuti dai suoi successori come nucleo del Rito ambrosiano.

Era benevolo con gli ultimi, a cui aveva donato i suoi beni all’inizio dell’episcopato, e fermo con i potenti, anche se questi erano suoi protettori come l’imperatore Teodosio, uno dei tre a promulgare l’editto di Tessalonica (380) con il quale il cristianesimo venne dichiarato religione ufficiale dell’impero. Così, quando Teodosio ordinò una strage tra il popolo tessalonicese per vendicare l’uccisione di un ufficiale, Ambrogio gli scrisse che avrebbe dovuto fare penitenza, cosa che l’imperatore fece piangendo «pubblicamente nella Chiesa il suo peccato». Nell’esercitare esemplarmente l’autorità morale della Chiesa riaffermò che essa era stata fondata su Pietro (ubi Petrus, ibi Ecclesia / «dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa») ed ebbe un ruolo decisivo nella difesa di papa Damaso contro i tentativi dell’usurpatore Ursino.

Per la sua opera a salvaguardia della retta dottrina, che ha esposto in vari scritti, è stato proclamato tra i primi grandi quattro dottori della Chiesa, assieme ad Agostino, Girolamo e Gregorio Magno. Si soffermò spesso sul ruolo della Madonna nella storia della salvezza, esortando i fedeli a imitarla («sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore»), a iniziare dalla sua fede: «Se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo», diceva commentando il Vangelo e dimostrando come Gesù fosse il termine ultimo della sua teologia, di cui diede prova visibile anche nelle ultime ore terrene: morì infatti all’alba del Sabato Santo, passando il pomeriggio della vigilia a pregare disteso sul letto e con le braccia aperte a formare una croce.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

L’Arca della salvezza

Nostro carissimo padre Livio,

Stasera ho ascoltato i punti che riguardano i segreti. 

Mi è parso di vedere, in questa situazione, la piccola barca di Pietro, come l’arca di Noè che ha portato in salvo coloro che avevano creduto.

 Così la barca di Pietro che, durante i segreti, accoglie e si fa più grande man mano che raccoglie gente. Inaffondabile perché nella barca c’è Maria oltre ai credenti.

È una barca in mezzo ad un mare tempestoso ma innocuo per la barca. Pietro pescatore di uomini veri che forse arrivano nuotando e stremati dalle prove della vita, ma al sicuro una volta issati a bordo della barca, non più piccola, ma capace di contenere ogni popolo.

Che il Signore abbia pietà di tutti noi. Ti saluto caramente e con grande affetto. 

Luciana dalla Brianza 


Cara Luciana,

Per ora i Dieci Segreti di Medjugorje sono stati rimossi un po’ per pigrizia o incredulità preconcetta, ma anche e soprattutto perché sono inquietanti e questo accade anche a Medjugorje.

Infatti con i Segreti entra in campo un fattore soprannaturale incontrollabile, che la mentalità moderna non riesce a recepire e a focalizzare.

Infatti i Segreti, rivelati solennemente tre giorni prima, in modo tale che tutto il mondo lo possa constatare, scompagineranno i piani degli aspiranti padroni del mondo e nel medesimo tempo manifesteranno l’onnipotenza salvifica di Dio.

Inoltre metteranno gli uomini, in particolare quelli che ne sono toccati direttamente, dinanzi a una scelta dalla quale può dipendere il loro destino nel tempo e nell’eternità.

 Una situazione del genere era accaduta anche ai tempi di Noè, come Gesù ci ha ricordato prima della sua Passione:

“Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti” (Luca, 17: 26-30).

I Dieci Segreti a mio avviso sono da collocare nel primo grande combattimento escatologico della Storia della Salvezza del quale parlano i Vangeli, le Lettere degli Apostoli e l’Apocalisse.

Eventi del genere non sono mai accaduti prima e saranno superati, nella loro grandiosa drammaticità, solo dalla seconda venuta di Cristo nella gloria, sulle nubi del Cielo.

C’è poco da inarcare le ciglia. Non si vede perché le profezie bibliche non si dovrebbero realizzare. Già del primo Segreto Mirjana ha detto che se ne parlerà a lungo.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio Puntata 2 – INTRODUZIONE: ECLISSI ETICA

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La Ue stretta tra Putin e Trump

di Giuseppe Sarcina| Corriere della Sera – 5 dicembre 2025

Senza la sponda Usa è sempre più difficile prendere decisioni sull’Ucraina e sulla difesa dei propri confini

Nel documento sulla «Strategia di sicurezza nazionale», pubblicato ieri dalla Casa Bianca, a un certo punto si legge: «Se va avanti così, tra vent’anni l’Europa non sarà più riconoscibile…c’è il rischio reale ed evidente che la sua civiltà venga cancellata». Con una battuta si potrebbe osservare che per quanto riguarda gli Stati Uniti, non è necessario aspettare vent’anni: già oggi sono irriconoscibili. Ma, purtroppo, le battute non bastano.

Quel testo delinea il quadro della politica estera americana. In grande sintesi: l’Amministrazione Trump rivendica l’influenza in esclusiva sull’America Latina; cerca un’intesa con la Russia e un modo per convivere con la Cina.

 I passaggi più aspri sono riservati a noi europei: «La Ue e altri organismi transnazionali stanno mettendo a rischio la libertà politica e la sovranità degli Stati». E ancora: «le politiche migratorie stanno trasformando il continente, soffocando e censurando la libertà di parola e sopprimendo l’opposizione politica».

È facile riconoscere le impronte digitali di J.D. Vance. Il vice presidente Usa aveva già espresso gli stessi concetti il 14 febbraio scorso, nel discorso tenuto alla «Conferenza sulla sicurezza di Monaco».

In realtà da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, la Ue e i Paesi del Vecchio continente hanno patito l’offensiva politico-diplomatica americana, dai dazi all’aumento delle spese militari Nato. Fino a restare sostanzialmente soli al cospetto di Vladimir Putin. Ci sarà mai una risposta europea? O meglio, perché sembra così difficile reagire? Ci sono molte spiegazioni. Una è quella prospettata da Paolo Valentino sul Corriere di giovedì 4 dicembre: la paura, intesa come mancanza di coraggio politico, che paralizza le scelte su tutti i fronti. Dal rapporto con gli Usa a quello con la Russia.

Oltre alla paura, ci sono anche le divisioni e le ambiguità. Il 2025 ci lascia in eredità almeno due questioni cruciali che gli europei non riescono ad affrontare e risolvere fino in fondo. La più urgente riguarda il giudizio su Putin. Il presidente russo rappresenta davvero una minaccia esistenziale per l’Europa? Il solco all’interno dell’Unione europea si sta allargando sempre di più. I governi dell’Est e del Nord Europa,dalla Polonia alla Finlandia, dai Baltici all’Olanda, da tempo non ragionano sul «se», ma sul «quando» Putin attaccherà il fianco orientale della Nato.

Il fronte degli altri Stati, Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia è più incerto, più composito. Prendiamo, per esempio, il dibattito italiano. Nell’area di governo, il segretario della Lega, Matteo Salvini, di fatto non vede alcuna minaccia reale per l’Italia. Così come il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Non ci sarebbe bisogno, quindi, di un robusto piano di riarmo.

Finora queste due posizioni sono riuscite a convivere, sia pure faticosamente, sia nello spazio politico europeo che in quello italiano. Ma presto arriverà il momento delle decisioni difficili, non più rinviabili. Che cosa faranno gli europei, se, o forse sarebbe meglio dire quando, Trump e Putin imporranno un accordo ingiusto a Zelensky? Il compromesso tra i due schieramenti non è semplice. Ma potrebbe essere facilitato se venissero tolti di mezzo un paio di argomentazioni fuorvianti. Per esempio: non è detto che l’Italia sia al sicuro, solo perché l’armata putiniana non valicherà mai le Alpi.

Se Putin dovesse destabilizzare l’Estonia, la Lettonia o la Lituania, potrebbe portare al collasso l’intero sistema dell’euro, visto che i tre Paesi baltici aderiscono alla moneta unica. Sull’altro versante: riconoscere il pericolo posto da Putin non significa necessariamente chiudere tutti i canali diplomatici e militarizzare la società civile, come sta facendo, tra gli altri, la Finlandia. Anche nelle situazioni di pericolo non bisognerebbe mai rinunciare a proporre soluzioni, senza essere costretti a inseguire gli schemi e i pasticci dell’amico di Trump, l’inviato-immobiliarista Steve Witkoff.

L’altro nodo riguarda l’Ucraina. Le accuse di corruzione che hanno indotto Zelensy a sbarazzarsi di un paio di ministri e del suo più stretto collaboratore, Andriy Yarmak, hanno innescato una discussione al ribasso. I populisti e i partiti sovranisti, come la Lega, hanno colto l’occasione per screditare il leader ucraino, non meritevole più di alcun sostegno. I sostenitori di Zelensky, invece, hanno sottolineato come l’Ucraina abbia dimostrato di avere «gli anticorpi» per contrastare il virus del malaffare.
Anche qui servirebbe un cambio di passo. Ormai è evidente che la più solida speranza per l’Ucraina di sopravvivere come Stato indipendente sia quella di aderire quanto prima all’Unione europea. 

A parole, più o meno quasi tutti i governi della Ue sono d’accordo. Nessuno, però, ha fissato una scadenza. L’unica a esporsi è stata la Commissaria all’allargamento, la slovena Marta Kos: Kiev sarà ammessa entro il 2030. È una data realistica? Sotto traccia l’Unione è divisa, ancora su basi geografiche più che politiche. Blocco Nord-Est favorevole; Sud-Ovest più scettico. In Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia sono già in allarme le lobby agricole e i loro partiti di riferimento (da noi Lega e Fratelli d’Italia soprattutto). L’arrivo di un gigante agricolo come l’Ucraina ridurrebbe drasticamente le sovvenzioni destinate alla fascia mediterranea

Ma non dovrebbe essere il momento per queste manovre. Lo scenario è drammatico. L’Europa deve decidere se puntellare, a dispetto di Trump, di Vance, di Putin, di Xi Jinping, la resistenza ucraina. Per farlo non bastano le armi. Occorre aprire a Kiev la porta d’accesso dell’Unione. Servono una data, coraggio politico e grande rigore nei confronti anche di Zelensky. L’opinione pubblica dei nostri Paesi deve sapere chi ci stiamo portando in casa. Non c’è bisogno di inventarsi niente di particolare. Gli strumenti di verifica sono già predisposti dalla procedura di ammissione. Il Paese candidato deve soddisfare, innanzitutto, i cosiddetti «tre criteri di Copenaghen»: Stato di diritto, economia di mercato, capacità di rispettare gli obblighi comunitari

Nel concreto occorre capire e comunicarlo nel modo più trasparente possibile, se davvero l’Ucraina si sia emancipata dal controllo informale dei potentati politico-economici che fanno capo agli oligarchi. Se è così, non ci sarebbe alcun motivo per non fissare una data entro la quale concludere le procedure. Poi si discuterà di grano, ortaggi, fondi di coesione e di tutto il resto. Adesso per la Ue è urgente, e sulla carta sarebbe possibile, recuperare un ruolo concreto nella trattativa con Trump e con Putin.

Crosetto: «Trump ha esplicitato che la Ue non gli serve»

di Redazione politica – Corriere della Sera – 6 Dicembre 2025

Per il ministro della Difesa la traiettoria americana era già chiara prima, ma l’avvento del presidente tycoon ha accelerato il distacco

«La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell’avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile. Gli USA hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario. Trump ha semplicemente esplicitato che l’Eu gli serve poco o nulla in questa competizione».

Lo afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, con un post su X dove ha commentato la Strategia di sicurezza nazionale Usa, aggiungendo che «ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli Usa nella competizione con la Cina». 

Secondo quanto scrive Crosetto, al presidente degli Stati Uniti l’Unione Europea non serve «perché non ha risorse naturali particolarmente rilevanti o utili. Perché sta perdendo la competizione sull’innovazione e la tecnologia. Perché non ha potere militare. Perché, rispetto ai nuovi attori del Mondo, è piccola, lenta e `vecchia´.

I motivi per cui lo abbia fatto anche con un po’ di asprezza non sono nemmeno loro una sorpresa perché i suoi giudizi (e quelli di molti esponenti repubblicani o maga) su alcune posizioni e scelte politiche dell’Unione sono note da anni». 

Per il ministro della Difesa però «il tema principale non è l’Ue. Come si nota dal poco spazio dedicato al vecchio continente, nella strategia resa nota ieri. Ogni decisione, ogni atto futuro sarà affrontato con un solo obiettivo: il rafforzamento degli Usa nella competizione con la Cina». Un approccio che Crosetto definisce «pragmatico, senza sentimenti o legami, utilitaristico ed esclusivamente orientato alla supremazia economica e tecnologica nei prossimi anni perché significa supremazia in questo secolo.

Nulla di nuovo, per chi lo avesse seguito negli anni, nulla di strano rispetto alla visione americana consolidata. E’ questo scenario (come dicevo ampiamente previsto) quello nel quale devono essere definite le scelte, le decisioni, le strategie delle nazioni più piccole (come noi)». 

Perché «anche noi abbiamo bisogno di risorse. Perché anche noi abbiamo bisogno di tecnologie. Perché anche noi abbiamo bisogno di far crescere la nostra economia e difendere il nostro spazio di ricchezza. Non per esercitare una supremazia su qualcuno ma per garantirci futuro».

«Nel frattempo però la pessima notizia è che dovremmo (per me dovremo) pensare a ciò che finora ci avevano fornito, gratuitamente, i nostri alleati statunitensi: la sicurezza, la difesa e la deterrenza. Non parlo solo di quelle militari. Per scelta politica in questi anni abbiamo costruito e consolidato una grande quantità di rapporti bilaterali con nazioni che ci possono aiutare nel percorso futuro (in Africa, Golfo, Asia, Sud America, Australia) per garantire e rafforzare la sicurezza economica, energetica e di approvvigionamenti strategici». 

Continua Crosetto: «Per scelta abbiamo contribuito a dare un piccolo impulso positivo ad un’Europa che aveva perso il contatto con le traiettorie del Mondo pensando di poterlo plasmare a sua immagine e somiglianza. Piccolo, perché le resistenze ideologiche e burocratiche che rifiutano un approccio veloce e pragmatico alle evoluzioni della realtà sono fortissime e sedimentate. L’Europa è anche però un luogo naturale dove poter trovare partners per fare ciò che da soli siamo troppo piccoli per realizzare». 

«Ad esempio è chiaro che la `soglia di ingresso´ finanziaria per recuperare il tempo perso su tecnologie fondamentali richiede una quantità di investimenti pubblici e privati tali che anche per 27 nazioni sono pesanti. Ma vanno fatti, per sopravvivere. Stesso discorso per la Difesa: più siamo, più é forte, meno costa. Siamo nel pieno centro di cambiamenti epocali.

Occorre vederli, capirli ed orientare la nave, come in mare durante una tempesta. Perché, come accade in mare, nessuno, nemmeno i più grandi sono in grado di controllare i flussi dei tempi nei quali viviamo, ma ognuno é costretto ad affrontarli navigando al meglio», conclude Crosetto.

PENSIERO QUOTIDIANO

C’era una volta il Natale

Chi è entrato nel mondo negli anni Quaranta del secolo scorso, quando infuriava la prima guerra mondale, e negli anni successivi, caratterizzati dal freddo, dalla fame e dalla povertà, si ricorda bene con quale gioia ci si avvicinava alla notte di Natale, come se fosse un anticipo di paradiso da gustare fino in fondo.

La Messa di mezzanotte era l’appuntamento con il Cielo e noi, come i pastori, ci affrettavamo verso la Chiesa per rivivere la notte santa di Betlemme, mente noi stessi prendevano il posto degli angeli nel cantare la ninna nanna a Gesù Bambino.

Quella di Natale era una notte al freddo e al gelo, ma la luce della fede illuminava i volti e riempiva di gioia i cuori. nei quali il Salvatore del mondo trovava la sua dimora.

Rientrati dalla Santa Messa, intorno a una tavola, si mangiava quello che c’era e bastava poco per fare del Natale una grande festa, perché il Cielo si era aperto e Dio era venuto in mezzo a noi a condividere la nostra povertà, le nostre miserie e i nostri affanni.

Ora tutto è cambiato. Il Natale per la nostra società è divenuta una festa pagana, una fiera delle vanità, dove non c’è posto per la Santa Famiglia di Nazareth e neppure per gli angeli che cantano la pace e meni ancora per gli umili e miti di cuore che il mondo ignora e disprezza.

Noi però, che abbiamo la grazia inestimabile della fede, ben più preziosa delle vanità nelle quali gli uomini si perdono, dobbiamo ritornare al Natale vero, quello che ha vissuto la Santa famiglia di Nazareth, nella preghiera e nell’affidamento a Dio, e prepararci ad accogliere il Bambino Gesù e con Lui i doni inestimabili della pace e della gioia che il cuore desidera.

Trascorriamo interiormente il nostro Natale con Maria, Gesù e Giuseppe, portiamo ai nostri familiari, amici e conoscenti il sorriso dei Bambino Gesù e a questo mondo triste e senza speranza, diciamo anche noi, come gli angeli ai pastori: “Oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore”. Accorreranno alla grotta? Preghiamo perché gli occhi vedano e le orecchie sentano.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Un aiuto per la Confessione natalizia

Caro amico,

            la Confessione è un passo importante verso la celebrazione del Natale. Gesù oggi vuole nascere nel nostro cuore e noi dobbiamo preparare una degna accoglienza col  pentimento dei peccati e il proposito di non commetterne più. E’ cosi che, come i Pastori di Betlemme,   possiamo gustare  la pace e la gioia che hanno riempito i loro cuori.

Ecco per te un piccolo aiuto per preparare la tua confessione.  

L’ESAME DI COSCIENZA

I dieci comandamenti

Io sono il Signore Dio tuo:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire il falso
  9. Non desiderare la donna d’altri
  10. Non desiderare la roba d’altri

I precetti della Chiesa

  1. Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni di lavoro
  2. Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno
  3. Ricevi il sacramento dell’eucaristia almeno a Pasqua
  4. In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno
  5. Sovvieni alle necessità della Chiesa

I sette vizi capitali

  1. Superbia
  2. Avarizia
  3. Lussuria
  4. Ira
  5. Gola
  6. Invidia
  7. Accidia

Il peccati che gridano al Cielo.

  1. Omicidio volontario
  2. Peccato impuro contro natura
  3. Oppressione dei poveri
  4. Defraudare la mercede a chi lavora

Le virtù teologali

  1. Fede
  2. Speranza
  3. Carità

Le virtù cardinali

  1. Prudenza
  2. Giustizia
  3. Fortezza
  4. Temperanza

Le opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi
  2. Insegnare agli ignoranti
  3. Ammonire i peccatori
  4. Consolare gli afflitti
  5. Perdonare le offese
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti

Le opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i senza tetto
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti

Gli ammonimenti della Parola di Dio       

“ Dal di dentro, dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” ( Marco, 7, 21-23).

“ Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maledicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio” ( 1 Cor. 6. 9-10).

            “ Ma per i vili e gli increduli, gli abbietti e gli omicidi, gli immorali, o fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”  ( Ap 21, 8).

IL RITO DELLA CONFESSIONE

1. Dopo esserti preparato con la preghiera e aver fatto l’esame di coscienza, ti presenti per fare la tua confessione. Il sacerdote ti accoglie invitandoti a fare il segno della croce:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Rispondi: Amen.

2. Il sacerdote ti esorta ad esporre con retta coscienza i tuoi peccati confidando nell’infinita misericordia di Dio:

Il Signore che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia.

Rispondi: Amen.

3. Incominci la tua confessione dicendo da quanto tempo non ti confessi e esponendo con semplicità, chiarezza, umiltà e brevità tutti i peccati mortali dall’ultima confessione e almeno alcuni peccati veniali.

4. Il sacerdote ti può rivolgere alcune domande e darti dei consigli adatti. Anche tu puoi chiedere dei suggerimenti per il tuo cammino spirituale o spiegazioni su alcune problematiche che non ti sono chiare.

5. Il Sacerdote ti esorta a recitare una preghiera che esprima il tuo pentimento. Potrai recitare una di queste preghiere:    

Mio Dio, mi pento e mi dolgo

con tutto il cuore dei miei peccati,

perché peccando ho meritato i tuoi castighi,

e molto più perché ho offeso te,

infinitamente buono

e degno di essere amato sopra ogni cosa.

Propongo col tuo santo aiuto

di non offenderti mai più

e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Signore, misericordia, perdonami.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

O Gesù di amore acceso

non ti avessi mai offeso,

o mio caro e buon Gesù

con la tua santa grazia

non ti voglio offendere più

né mai più disgustarti,

perché ti ama sopra ogni cosa.

Gesù mio, misericordia.

6. Il Sacerdote, dopo averti proposto la penitenza, ti dà l’assoluzione con queste parole:

Dio, Padre di misericordia,

che ha riconciliato a sé il mondo

nella morte e risurrezione del suo Figlio,

e ha effuso lo Spirito Santo

per la remissione dei peccati,

ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,

il perdono e la pace.

E io ti assolvo dai tuoi peccati

Nel nome del Padre e del Figlio

E dello Spirito Santo.

Rispondi. Amen

San Nicola di Bari


Nome: San Nicola di Bari

Titolo: Vescovo di Mira

Altri nomi: San Nicola di Mira

Nascita: III secolo , Pàtara, Turchia

Morte: IV secolo, Licia, Turchia

Ricorrenza: 6 dicembre

Luogo reliquie:Basilica di San Nicola

Sito ufficiale:www.basilicasannicola.it

San Nicola fu uno dei più illustri santi che fiorirono nella Chiesa orientale nel secolo IV. Nativo di Patara nella Licia, dimostrò fin da bambino di essere predestinato a grandi cose. Prestissimo si innamorò della vita religiosa, e si ritirò in un monastero nelle vicinanze di Mira.


Mirabili furono quivi i suoi slanci d’amore al Signore ed il progresso quotidiano nella virtù. Praticava la carità materiale e spirituale verso il prossimo, e di lui rimase celebre il seguente fatto.

Trovandosi tre giovanette in grave pericolo di perdere l’innocenza, non potendo a causa della loro povertà trovare un onesto collocamento, per tre notti consecutive Nicola si portò vicino a quella casa, ed ogni volta vi gettò dalla finestra una borsa (poi simboleggiati nell’iconografia con palle d’oro)  contenente il necessario per la dote di una figlia.


La sua grande devozione lo spinse a visitare la Terra Santa. Durante il viaggio, quando la nave su cui era montato si trovava in alto mare, si scatenò una tempesta tale che i marinai disperavano della salvezza.

Ma Nicola, rassicuratili, si mise in ginocchio: ed il mare divenne calmo e si arrivò felicemente in porto. Ritornato dal pellegrinaggio, trovò vacante la sede episcopale di Mira, capitale della Licia. Nicola, già celebre per i suoi miracoli e per la sua vita esemplare, fu eletto ad occupare quella sede, e la resse sapientemente per molti anni. Fu grande benefattore dei poveri, padre degli orfani, sostegno delle vedove.

Durante la persecuzione di Diocleziano, fu deportato e confinato. Restituita la libertà alla Chiesa, il santo vescovo ritornò tra il suo popolo. Partecipò al Concilio Ecumenico di Nicea ed ebbe parte assai attiva nella confutazione di Ario, che sosteneva che la natura del Figlio non fosse uguale a quella del Padre.

Il Signore lo preavvisò della prossima sua morte ed il Santo, raccomandatosi alle preci del suo buon popolo, radunò il clero, e prese a recitare il salmo: “In manus tuas Domine commendo spiritum meum”, e col sorriso sulle labbra, spirò. Era l’anno 342.

Dopo la morte di San Nicola, le reliquie rimasero fino al 1087 nella Cattedrale di Myra.

autore Beato Angelico anno 1437 titolo Morte e ascensione di san Nicola

Mira le sue reliquie furono venerate finché non sopraggiunse l’invasione mussulmana. Allora vennero poste in salvo da 62 soldati, devoti corsari della città di Bari. E il 9 maggio del 1087, con immensi onori, furono poste nella celebre, vetusta cattedrale del grande porto pugliese, e Bari divenne il più importante centro del culto di San Nicola.

titolo Traslazione delle reliquie di San Nicola
autore Anonimo russo anno XIX secolo

LA MANNA DI SAN NICOLA

La manna di San Nicola è un’acqua straordinaria che si forma nella tomba del Santo, segno tangibile della sua intercessione divina. Questo fenomeno, presente già nella Basilica di Mira, è riconosciuto come una reliquia preziosa per il contatto diretto con le ossa del Santo. Per la tradizione cattolica, sgorgarebbe miracolosamente dalle ossa o dai marmi della tomba, come ricordano alcune liturgie. La raccolta avviene ogni 9 maggio, giorno in cui, alla presenza dei fedeli, il foro della tomba viene aperto per prelevare questa sacra manna. Nonostante la quantità raccolta sia limitata, l’acqua distribuita ai pellegrini è arricchita dalla manna originale, mescolata con acqua benedetta. I Padri Domenicani, custodi della Basilica dal 1951, promuovono una devozione discreta, ricordando che la manna è segno di consolazione per i fedeli ma invitano a viverla come espressione di fede personale, senza trasformarla in elemento necessario per tutti. Per molti, essa è segno di conforto e grazia, un dono spirituale che richiama la presenza viva di San Nicola nella Chiesa.

Approfondimento

I protestanti, come si sa, non ammettono il culto dei santi. Tuttavia, c’è un santo che è popolare anche e soprattutto nei paesi protestanti, benché non tutti sian capaci di riconoscere, sotto le fattezze e l’abbigliamento del bonario Babbo Natale, uno dei santi più celebri della Chiesa cattolica: San Nicola.


Ma non c’è dubbio. Il cappuccio foderato di pelliccia del nordico Babbo Natale, non è altro che la mitria del barbuto vescovo orientale. Infatti, in Germania, in Romania, in Svizzera e in tanti altri stati europei, Babbo Natale si chiama Nikolaus, e il 6 dicembre è festa grande per i ragazzi. Nikolaus, con la gerla colma di doni, ha varcato l’Oceano sulle navi dei coloni olandesi, e in America è diventato “Santa Claus”, re della tradizione natalizia, e anche pubblicitaria del Nuovo Mondo.

Questo non è l’unico segno della popolarità di San Nicola, uno dei santi più venerati in Oriente e in Occidente. Per tutto l’alto medioevo, egli è stato, per la sua delicata carità, qualcosa di simile a ciò che San Francesco è stato ed è ancora per l’evo moderno. E spesso appare vicino a San Francesco nelle pitture delle chiese francescane.

Pensieri sui Vangeli Festivi: II Domenica di Avvento – di Padre Livio

Vangelo

Convertitevi: il regno dei cieli è vicino.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parola del Signore.

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