La Confessione è il Sacramento della Divina Misericordia, ma nel medesimo tempo questo Sacramento è efficace nella misura in cui apriamo il cuore alla Divina Misericordia con l’umiltà del riconoscimento dei nostri peccati, con l’umiltà di confessarli e soprattutto con il fermo proposito di non peccare più. In questa prospettiva, allora, la Confessione ha un’efficacia grandissima, ci cancella i peccati con l’assoluzione del sacerdote e anche, se c’è un dolore perfetto, quelle scorie di pena da cui dovremmo purificarci in purgatorio se non ci purifichiamo prima in questa vita.
L’esame di coscienza consiste nell’interrogare la nostra coscienza su ciò che noi abbiamo fatto di male disobbedendo ai Comandamenti di Dio. La coscienza è la voce di Dio dentro di noi, è una legge morale che Dio ha impresso nell’anima di tutti gli esseri umani e che indica il bene da fare e il male da evitare. La coscienza, quando adempiamo la Legge di Dio ci approva, quando invece disobbediamo ci rimprovera. È un’esperienza che facciamo tutti, chi non l a fa è perché ha tacitato la voce della coscienza, l’ha rimossa, l’ha sepolta, ma per risvegliarla ci vuole una grazia speciale da parte di Dio. Nella vita è molto importante seguire la propria coscienza, formarla attraverso la meditazione dei Comandamenti di Dio e ascoltarla perché ci indica il bene da fare e il male da evitare.
L’esame di coscienza si fa richiamando alla mente i peccati commessi a cominciare dall’ultima Confessione ben fatta. È un’esplorazione interiore della propria situazione spirituale mettendo a fuoco i peccati che abbiamo commesso, prima quelli gravi e poi quelli veniali. Questa revisione di vita andrebbe fatta ogni sera; prima di addormentarsi bisognerebbe ripercorrere le azioni della giornata, fare l’esame di coscienza e chiedere a Dio perdono dei propri peccati. Se chiediamo a Dio perdono dei nostri peccati con il proposito di accostarci al Sacramento della Comunione quanto prima, questi peccati ci vengono già rimessi; ad esempio, se una persona commette un peccato mortale e prima di addormentarsi si pente e chiede perdono a Dio in vista della Confessione, quel peccato gli viene rimesso e, se dovesse morire durante la notte, quel peccato gli sarebbe stato cancellato e quindi potrebbe andare in Paradiso. Fare l’esame di coscienza e chiedere perdono a Dio dei peccati commessi ogni sera prima di andare a letto è una buona pratica cristiana che preserva la nostra anima.
Il dolore per i peccati commessi viene giustamente associato al pentimento ed è il dispiacere forte per i peccati commessi, per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato; è odio per il male commesso. Nel medesimo tempo bisogna fare il proposito di non peccare più. Il dolore e il pentimento sono associati perché non c’è vero dolore se non c’è pentimento. Il pentimento stesso trova la sua forza nella considerazione che noi facciamo del dispiacere a Dio per i peccati commessi e a noi stessi. I peccati che commettiamo sono un male che noi facciamo a noi stessi, il pentimento riguarda anche come noi ci siamo consegnati in mano al demonio, come abbiamo distrutto l’immagine di Dio dentro di noi. Dobbiamo soffermarci a meditare l’inganno che c’è nel peccato con il quale il demonio ci presenta un bene illusorio che in realtà si trasforma in un male reale per quanto riguarda la nostra situazione esistenziale nei rapporti con Dio e con il prossimo. Considerare il peccato nella sua realtà, cioè come inganno del demonio, è come una forma di autoflagellazione, di autopunizione, di disgregazione di noi stessi. Noi ci distruggiamo mediante il peccato. Anche quando commettiamo un peccato grave nei confronti degli altri, in realtà stiamo uccidendo noi stessi. Quando, ad esempio, qualcuno uccide una persona pensando di vendicarsi e di farsi giustizia da solo, in realtà sta uccidendo se stessa. Il dolore o pentimento quel dispiacere e odio dei peccati commessi che ci fa proporre di non più peccare.
Il proposito deve essere fermo; se la nostra debolezza poi ci fa crollare di nuovo, dobbiamo avere il coraggio di chiedere perdono e di rialzarci di nuovo. È necessario avere dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione; inoltre conviene averlo anche dei veniali. Il dolore dev’essere per tutti i peccati, perché tutti i peccati ci portano alla morte. Il peccato mortale si chiama così perché dà la morte all’anima.
Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni. Per trarci in peccato satana ci mette nell’occasione, tende l’agguato, predispone la situazione. Dobbiamo prevenire le occasioni di peccato e tenerci lontani dalle situazioni del male; dobbiamo evitare le tentazioni con cui satana ci vuole derubare della grazia con cui è rivestita la nostra anima. Satana è il nemico, il ladrone infernale che non dorme mai e che ci vuole rubare l’anima.
La Divina Misericordia è infinita, ma il peccato è quel veleno di cui Dio ci vuole liberare a qualsiasi costo perché per noi è sempre un grande danno. Gesù ha detto: “Nel giorno dei giudizio gli uomini renderanno conto di ogni parola vana che avranno proferito” (Matteo 12, 36).