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I Sacramenti – 8. Il Consiglio, la Fortezza, la Pietà, il Timore di Dio

Il Consiglio è un dono con il quale lo Spirito Santo ci dà una luce particolare per giudicare con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi e nelle scelte difficili. Nei casi difficili, se siamo titubanti davanti a una scelta e non sappiamo quali conseguenze potrebbe avere una decisione piuttosto che un’altra, c’è bisogno di una voce interiore che ci indica la strada. Nelle situazioni di incertezza davanti a più alternative dobbiamo invocare lo Spirito Santo perché ci aiuti ad avere un giudizio sulla scelta che dobbiamo prendere. Il Consiglio un dono intellettivo, è una luce che lo Spirito Santo dà alla nostra intelligenza perché valutiamo una situazione immediata. Molte volte ci troviamo a dover prendere delle decisioni difficili da cui magari dipende il nostro futuro; in questi casi il dono del consiglio ci viene in aiuto e illumina la nostra mente. Di questo dono hanno indubbiamente bisogno coloro che hanno delle responsabilità nei confronti degli altri, nella direzione spirituale, nel governo della Chiesa o della famiglia. Il dono del Consiglio ci viene in aiuto quando le scelte da prendere sono urgenti e nel medesimo tempo difficili, e ci vuole allora una luce particolare per valutare con prontezza cosa è meglio fare. Pensiamo, ad esempio, alle situazioni di emergenza quando da una scelta dipende la salvezza della propria vita e magari anche quella di altri. Molte volte, in situazioni difficili, la luce dello Spirito Santo è fondamentale.

La Fortezza è il dono con il quale lo Spirito Santo dà alla nostra volontà impulso ed energia particolari, che ci rendono capaci di operare generosamente il bene e di patire con intrepidezza. L’esempio più bello è senz’altro quello di Maria, che ha accettato la volontà di Dio annunciata dall’angelo, pur consapevole che poteva essere condannata alla lapidazione perché era rimasta incinta fuori dal matrimonio. Il di Maria è stato chiaro, netto, deciso ed è un esempio insuperabile di fortezza. Ci sono altri esempi nella Sacra Scrittura come, ad esempio, la fortezza con cui Davide ha affrontato il gigante Golia. La Fortezza è quel dono con cui possiamo affrontare il diavolo che ci aggredisce con i suoi rappresentanti che perseguitano, uccidono. Grazie a questo dono molti cristiani hanno potuto affrontare il martirio; la Storia della Chiesa è costellata di figure di martiri che hanno testimoniato la Verità con coraggio, fino a morire per Cristo. Tante fanciulle morte martiri hanno dimostrato questa virtù della fortezza; Padre Massimiliano Kolbe è un altro bellissimo esempio di fortezza, la sua storia è sempre commovente e dimostra un grande amore per Cristo e per gli altri.

La Pietà è un dono con il quale lo Spirito Santo genera nel nostro cuore un affetto filiale verso Dio, una tenera devozione ai Santi e alle cose sante e ci fa compiere con premura e gioia i doveri religiosi. La Pietà è quell’atteggiamento interiore che va oltre la riverenza e il rispetto, è affetto filiale verso Dio per cui lo chiamiamo con il nome di Padre intenerendoci interiormente. Santa Teresa d’Avila aveva le lacrime agli occhi ogni volta che si rivolgeva a Dio chiamandolo col nome di Padre. La Pietà è un dono filiale che ci fa sentire la paternità di Dio e la nostra figliolanza. Attraverso questo dono filiale noi comprendiamo che la paternità di Dio, ben diversa dalla sovranità assoluta di altre religioni. Dio è Padre e ama tutte le sue creature di amore paterno e materno allo stesso.

Il Timore di Dio è il dono con il quale lo Spirito Santo inclina la nostra volontà ad un rispetto filiale verso Dio e ci spinge a non peccare per non dispiacerlo. Il timore di Dio non è paura di Dio e dei suoi castighi, ma amore e rispetto di figlio, che non pecca per non offendere e dispiacere il Padre. Gli Apostoli sono amici di Gesù e hanno condiviso con Lui tre anni di vita insieme ma gli si rivolgono sempre con rispetto chiamandolo Maestro, si rivolgono a Lui come al Figlio di Dio, come al Signore. Non dobbiamo mai perdere questo atteggiamento. Noi siamo delle creature, Dio è il Signore. Il Timore di Dio non è paura di Dio, è amore. Amare Dio ci tiene lontani dal peccato più di qualsiasi altra cosa. Questo atteggiamento di amore e di rispetto, inoltre, si riflette sul prossimo.

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🟢P. LIVIO🟢 SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHE’ SIETE FORTI – Catechesi di P. Livio – Puntata 30

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 27/08/2026

I castighi di Dio secondo sant’Agostino

Chiesa cattolica | CR 1965

26 Agosto 2026 ore 14:14

di Cristina Siccardi

Uno studio pubblicato su Nature, una delle più prestigiose e importanti riviste scientifiche a livello internazionale, pubblicata fin dal 4 novembre 1869, rivela che tra la fine del 1341 e il 1343 l’Europa venne colpita da sedici devastanti inondazioni consecutive, una sequenza mai documentata prima e che rappresenta il più alto numero di eventi meteorologici catastrofici degli ultimi 700 anni. 

Il nero secolo XIV è passato alla storia come uno dei periodi più difficili del Medioevo europeo, segnato da una crisi sistemica che colpì demografia, economia e istituzioni, crisi causata da una serie di fattori concomitanti. Iniziamo con la grande carestia del biennio 1315-1317, dovuta ad un drastico cambiamento climatico, noto come «Piccola era glaciale», con piogge incessanti, che colpirono i raccolti agricoli, tanto che milioni di persone morirono di fame in tutta l’Europa del Nord; tale abnorme carestia indebolì anche le difese immunitarie delle persone. Fra il 1347 e il 1352 il batterio Yersinia pestis arrivò dall’Asia tramite le rotte commerciali dei mercanti genovesi, provocando così la terribile Peste nera che uccise circa un terzo della popolazione del continente, ovvero 20/25 milioni di persone. Interi villaggi scomparvero, provocando il crollo della manodopera e il panico collettivo. 

Il 1300 fu protagonista temporale anche della Guerra dei Cento Anni (1337-1453), che si sviluppò in una serie di scontri bellici devastanti fra la corona inglese e quella francese. Le campagne vennero sistematicamente devastate dalle cosiddette «compagnie di ventura» e il costo dei conflitti provocò una pressione fiscale pesantissima sui contadini. Tutti questi fenomeni naturali e politico-militari provocarono rivolte sociali ed una crisi economica di proporzioni enormi. 

Allo stesso tempo la Chiesa visse una stagione di profonda crisi, dettata in particolare dalla cattività avignonese, fra il 1309 e il 1377, quando il papato trasferì la sua sede ad Avignone, sotto l’influenza del Re di Francia, e dal grande scisma d’Occidente, che si consumò fra il 1378 e il 1417, quando la Chiesa si divise a tal punto da avere contemporaneamente due Pontefici, arrivando fino ad averne addirittura tre, ciò portò in pratica ad una vera e propria distruzione romana dell’autorità spirituale. 

Come non vedere in tutti questi fenomeni i castighi di Dio? 

Allora, come non vedere oggi, così come abbiamo iniziato a fare nello scorso numero di «Corrispondenza Romana», in tutte le anomalie, le contraddizioni, i rivolgimenti, compresi i cambiamenti climatici, la mano della Giustizia divina che risponde a tutti i peccati mortali (compreso l’aborto su vasta scala), alla corruzione neopagana degli usi e dei costumi, alla crisi attuale nella Chiesa, che si manifesta attraverso errori-inganni-omissioni, comprese le profanazioni, le dissacrazioni e gli abusi liturgici? 

Per chi ha fede è un ovvio che Dio reagisca, come sempre è avvenuto, a partire dalla punizione inflitta ad Adamo ed Eva che, per usare un gergo molto popolare, ma altrettanto efficace, «se la sono cercata»; come è avvenuto a Sodoma e Gomorra, come è avvenuto con l’alluvione universale, come è avvenuto nel 70 d.C. con la distruzione del tempio di Gerusalemme, che non è mai più stato riedificato e come è avvenuto nel Trecento e in molte altre epoche storiche. L’uomo che volta le spalle a Dio non può, per Giustizia, rimanere impunito, come non rimane impunito chi si è macchiato di gravi colpe su questa terra e la giustizia umana opera attraverso i suoi tribunali. Tuttavia, i tribunali umani possono fallire nelle loro sentenze, non così il Tribunale perfetto dell’Onnipotente.

Il 28 agosto faremo memoria liturgica del Dottore della Chiesa sant’Agostino, Doctor Gratiae, il maggiore rappresentante della patristica occidentale, ebbene, è interessante ricordare la sua posizione circa la tematica che stiamo affrontando. 

Per il Padre della Chiesa i castighi non sono atti di crudeltà arbitraria o di cieca vendetta, ma pura espressione della Sua Perfetta Giustizia, che si collega ad una profonda Misericordia. Il dolore personale e le sofferenze del mondo, come pandemie, guerre, carestie, terremoti… trovano la loro spiegazione e giustificazione all’interno dell’ordine cosmico e del Piano della Salvezza Universale della Santissima Trinità. 

Così spiega sant’Agostino con la sua straordinaria modulazione stilistica e la sua genialità concettuale, unita alla profondità spirituale, tutta e solo agostiniana: «L’allegrezza del mondo è la cattiveria impunita. Gli uomini si abbandonino pure alla lussuria, siano adùlteri, vadano dietro alle frivolezze, si riempiano di vino, si disonorino turpemente, senza che soffrano nulla di male; eccovi davanti l’allegrezza del mondo. […] Ma il pensiero di Dio è diverso dal pensiero dell’uomo. Altro è il progetto di Dio, altro quello dell’uomo. È disegno di grande misericordia non lasciare impunita la malizia e, per non essere costretto a condannare all’inferno alla fine, ora si degna di punire con la sferza.

Non vuoi conoscere che grande punizione sia l’assenza di punizione, non però per il giusto, ma per il peccatore, al quale è riservata la pena temporale perché non gli sopraggiunga quella eterna? Vuoi allora sapere che grande punizione sia l’assenza di punizione? Chiedi al Salmo: Il peccatore ha acceso di sdegno il Signore. […] Vedete di capire, fratelli cristiani, la misericordia di Dio. Quando punisce il mondo, non vuole condannare il mondo. Per l’eccesso della sua ira, non lo ricerca. Per questo, perché assai adirato, il Signore non lo ricerca. Tremenda la sua ira. Nel perdonare castiga duramente, ma è secondo giustizia la punizione severa. La severità è infatti quasi spietata verità. Se, pertanto, talora unisce al perdono un duro castigo, è un bene per noi che soccorra facendoci espiare. Eppure, se consideriamo le azioni del genere umano, che cosa soffriamo? Non ci ha trattati secondo i nostri peccati. Siamo figli infatti. Che prove ne abbiamo? Il Figlio Unigenito morto per noi per non rimanere l’unico. L’Unico che morì non volle essere il solo. L’unico Figlio di Dio fece molti figli di Dio. Si acquistò dei fratelli con il proprio sangue; apprezzò, egli riprovato; riscattò, egli venduto; onorò, egli vituperato; rivitalizzò, egli ucciso. Dubiti che ti darà i suoi beni egli che si è degnato di assumere i tuoi mali? Perciò, fratelli, rallegratevi nel Signore, non nel mondo; rallegratevi cioè nella verità, non nella falsità; rallegratevi nella speranza dell’eternità, non nel bagliore della vanità» (Discorso 171, Dalle parole dell’Apostolo, Fil 4, 4-6, «Rallegratevi sempre nel Signore»).

Secondo sant’Agostino e, dunque, secondo la Chiesa bimillenaria, il castigo non è intrinseco alla natura umana originaria, creata buona da Dio, ma è la conseguenza necessaria del peccato e del libero arbitrio che si è allontanata e continua, purtroppo, fino alla fine dei tempi, ad allontanarsi dal Bene Sommo. La pena inflitta al peccatore è perciò l’esito giusto della sua colpa. «Dio è bene: non c’è bene per chi lo abbandona. E fra le realtà che sono state fatte da Dio, la natura razionale è un bene tanto grande, che nessun bene può farla felice all’infuori di Dio. I peccatori sono dunque ordinati nei castighi, ordinamento che non compete alla loro natura, e per questo è una pena; compete piuttosto alla loro colpa, e per questo è una giustizia» (La natura del bene, § 7).

Il Vescovo d’Ippona, che ragionò con mera fedeltà cattolica …… introduce all’ineludibile tema luciferino: «Effettivamente non è ingiusto che, nel momento in cui i malvagi ricevono il potere di nuocere, la pazienza dei buoni venga messa alla prova e nello stesso tempo l’iniquità dei cattivi venga punita. Infatti, attraverso il potere concesso al diavolo, Giobbe fu messo alla prova perché risultasse la sua giustizia, Pietro fu tentato perché non presumesse di sé, Paolo fu colpito perché non s’inorgoglisse, Giuda fu condannato perché s’impiccasse. Mentre dunque Dio stesso ha fatto tutte queste cose secondo giustizia per mezzo del potere concesso al diavolo, a quello sarà inflitto un castigo finale non certo in ragione di tali atti compiuti secondo giustizia, ma in ragione della sua iniqua volontà di nuocere, quando si dirà agli empi che hanno perseverato nell’acconsentire alla sua perfidia: Andate nel fuoco eterno che il Padre mio ha preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Gli stessi angeli cattivi, poi, non sono stati costituiti come tali da Dio, ma peccando sono diventati cattivi; così Pietro ne parla nella sua lettera: Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò nel carcere tenebroso dell’inferno, serbandoli per il giudizio» (Ibidem, §§ 32- 33).

Dopo molto preciso e cristallino sapiente disquisire, sant’Agostino giunge alle sue formule tanto lapidarie quanto convincenti, che illuminano la mente e accarezzano il cuore: «[…] il peccato o iniquità non consiste nel desiderio di nature cattive, ma nel rifiuto di quelle migliori» (Ibidem, § 34).

Come non tornare a pensare cattolicamente, in un tempo come il nostro, così massacrato di incertezze e confusioni, così meschino, così cinico e irragionevole nel suo “buonismo” lassista, così assente nella vera pietas cristiana e così castigato per essersi allontanato pervicacemente dalle leggi del Creatore?

Le lezioni di sant’Agostino, sommo teologo e sommo Pastore di anime lungo i secoli, arrivano spesso a commuoverci e a rubarci l’anima, come in questo caso, quando esalta il mandato sacerdotale: «Quant’è grande la tua pazienza, o Signore misericordioso e compassionevole, longanime e ricco di misericordia, e veritiero! Tu fai sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi, fai piovere sopra i giusti e gli ingiusti; tu non vuoi la morte del peccatore, ma che egli ritorni e viva; tu castighi poco alla volta e offri l’occasione di far penitenza, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore; tu guidi pazientemente alla penitenza, nonostante che molti, secondo la durezza del loro cuore, un cuore impenitente, accumulino collera su di sé per il giorno della collera e della rivelazione del tuo giusto giudizio, tu che rendi a ciascuno secondo le sue opere; tu che dimenticherai tutte le sue iniquità nel giorno in cui l’uomo si sarà convertito dalla sua cattiveria alla tua misericordia e verità: concedici e donaci che per mezzo del nostro ministero, tramite il quale hai voluto far riprovare quest’errore abominevole e davvero spaventoso, così come molti sono stati liberati, anche altri vengano liberati e meritino di ricevere nel dolore della penitenza, grazie al sacrificio del santo battesimo come pure al sacrificio di uno spirito contrito e di un cuore affranto e umiliato, la remissione dei peccati e delle loro bestemmie, con le quali ti hanno offeso per ignoranza. Hanno tanto valore la misericordia che sopravanza tutto, la tua autorità e la verità del tuo Battesimo, e le chiavi del regno dei cieli nella tua santa Chiesa! 

Perciò non bisogna disperare nemmeno di coloro i quali, finché vivono su questa terra grazie alla tua pazienza, pur sapendo quanto sia male intendere o dire di te tali cose, sono trattenuti in quella perfida professione per una qualche abitudine o ricerca di un vantaggio temporale e terreno, se, almeno pungolati dai tuoi rimproveri, si rifugiano presso la tua ineffabile bontà, anteponendo a tutte le lusinghe della vita carnale la vita celeste ed eterna» (Ibidem, § 48).

Nostro Signore, come ci spiega sant’Agostino, castiga poco alla volta, guida pazientemente alla penitenza, pungola con i Suoi rimproveri di Padre. Ogni padre terreno che permette il cattivo comportamento del proprio figlio, senza rimproveri e giuste conseguenze delle sue malefatte, è un pessimo padre, che non vuole il bene per lui. Il Padre che è nei Cieli vuole esclusivamente il meglio per i propri figli, con una proiezione non fugace, ma di eterna beatitudine.

I santi ringraziano letteralmente Dio per le prove, le tribolazioni, i dolori terreni, considerati non crudeltà, ma strumenti di purificazione per la salvezza eterna. Oltre l’immenso filosofo e teologo sant’Agostino, possiamo ricordare in questo senso anche sant’Alfonso Maria de’ Liguori, san Pio da Pietrelcina fino ad arrivare all’ugandese santa Giuseppina Bakhita, chiamata «apostola della gratitudine», che sperimentò la schiavitù e atroci sofferenze, che provò realmente la Grazia nella disgrazia, e di quella Grazia ne ha fatto un inno, che la Chiesa, elevandola all’onore degli altari, tramanda a tutte le generazioni attraverso la sua coraggiosa e appassionata testimonianza: «Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani…». 

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 142

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA       

Programma di Padre Livio – Giovedì 27 Agosto 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

7.Il Consiglio, la Fortezza, la Pietà, Il Timore di Dio

+ Il Consiglio è un dono con il quale lo Spirito Santo ci dà una luce particolare per giudicare con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi e nelle scelte difficili (facendoci intuire quasi istintivamente il beneplacito divino)

+ La Fortezza è il dono con il quale lo Spirito Santo dà alla nostra volontà impulso ed energia particolari, che ci rendono capaci di operare generosamente il bene e di patire con intrepidezza. Grazie a questo dono i Cristiani hanno potuto affrontare il martirio.

+ La Pietà è un dono col quale lo Spirito Santo genera nel nostro cuore un affetto filiale verso Dio, una tenera devozione ai Santie alle cose sante e ci fa compiere con premura e gioia i doveri religiosi.

+ Il Timore di Dio è il dono con il quale lo Spirito Santo inclina la nostra volontà ad un rispetto filiale verso Dio e ci spinge a non peccare per non dispiacerLo. Il timore di Dio non è paura di Dio e dei suoi castighi, ma amore e rispetto di figlio, che non pecca per non offendere e dispiacere il Padre.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

Uno sguardo più approfondito sui nuovi convertiti al cattolicesimo in Francia

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

17.” Seguite me, il mio esempio luminoso” (2 Gennaio 2007)

“Cari figli, in questo tempo pieno di grazia di Dio e del suo amore che mi manda a voi,

io vi prego non siate cuori di pietra.

Che il digiuno e la preghiera siano le vostre armi per avvicinarvi per conoscere Gesù, mio Figlio.

Seguite me, il mio esempio luminoso.

Vi aiuterò. Sono con voi.

Vi ringrazio.”

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Scrivo a voi giovani perché siete forti


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🟢 PADRE LIVIO – GESU’ CI INSEGNA A VIVERE – Puntata 6

Sua Eminenza il Cardinale Pizzaballa ai nostri microfoni al Meeting di Rimini 26/8/26

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