BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

IL MISTERO DEL NATALE

La strage degli innocenti e la fuga in Egitto

Nell’Antico Testamento era presente la profezia che preannunciava l’inimicizia tra il serpente antico e la Donna e che indicava nel seme della Donna proprio Colui che avrebbe vinto il demonio. È chiaro che l’impero delle tenebre attendeva il momento della nascita di Cristo e quando la profezia si avvera e Gesù Bambino viene alla luce, il male si scatena.

Satana non si è ancora arreso e non vuole perdere il dominio, sia pure parziale, che aveva ottenuto con la caduta originale dei progenitori. Quando il Bambino nasce a Betlemme e una moltitudine di pastori accorre ad adorarlo, il potere delle tenebre si scatena in un modo così violento da lasciare esterrefatti. Erode convoca i Magi, che stavano seguendo la stella che li avrebbe condotti al Re della Storia, e ordina loro di indicare il luogo dove trovarlo.

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. (Mt 2-7,18)

Erode era un sanguinario, tanto che aveva fatto uccidere tutti i pretendenti al trono, anche i suoi stessi familiari. Appena gli giunge la notizia dai Magi che il Messia annunciato dalle Scritture era nato, si agita e mette in atto quella strage che conosciamo e che ha dell’incredibile per la crudeltà con cui viene perpetrata. Erode ordina di far uccidere tutti i bambini di Betlemme e dintorni nella matematica certezza che tra loro ci fosse anche quel bambino preannunciato dalle profezie.

Dio interviene sempre per attuare il suo piano e lo ha fatto anche in quell’occasione mandando in sogno un angelo a Giuseppe per avvertirlo del pericolo. Anche i Magi erano stati avvertiti da un angelo e fecero ritorno a casa da un’altra strada. La Storia della Salvezza inizia con la nascita di Gesù Bambino e con lo scatenamento del potere delle tenebre che continua durante tutta la vita di Cristo. Nel corso dei tre anni di vita pubblica, satana tenta in diversi Gesù proprio per impedire l’opera della Redenzione.

Gesù ci indica la via da seguire per impedire a satana di prevalere: l’umiltà e la mitezza. È la stessa via che anche la Chiesa è chiamata a seguire nel corso della Storia e nel medesimo tempo, come Gesù ha avuto alle calcagna il demonio per tutta la vita, anche la Chiesa sarà continuamente tentata dal diavolo che la vuole sedurre. Satana vuole prendersi la rivincita con l’umanità dopo che Cristo l’ha redenta e non mancano, soprattutto oggi, gli Erode di turno che vogliono perseguitare la Chiesa.

Come Maria e Giuseppe, allora, confidiamo nella divina Provvidenza e seguiamo la via della salvezza. Camminiamo con fiducia nella Provvidenza; Dio interviene sempre per salvare le sue creature. Di Dio è il potere! Di Dio è la forza! Dio è l’unico e vero padrone della Storia. Nell’umiltà e nella fedeltà a Dio mettiamoci sotto la sua protezione, accogliamo nel nostro cuore il Bambino Gesù e facciamo in modo che trovi un giaciglio degno e accogliente.

Pensieri sui Vangeli Festivi: Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – di Padre Livio

Vangelo

Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,13-15.19-23
 
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Parola del Signore

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 16

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Figlioli, vi abbraccio con tenerezza

Carissimo Padre Livio

Ho terminato di leggere il suo ultimo libro, “Figlioli vi abbraccio con tenerezza” e mi dispiace di essere arrivato fine.

Le varie tematiche di vita spirituale che ha svolto mi hanno toccato interiormente e mi hanno risvegliato dalla tiepidezza nella quale mi trovavo.

Continui , caro Padre ad esortarci lungo il cammino di santità perché, ne abbiamo bisogno in questo mondo dal quale l’anima è stata sfrattata.

Grazie per il gran lavoro che fa per noi

Ave Maria

Giulia da Roma

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San Giovanni


autore: Carlo Dolci anno: XVII secolo titolo: San Giovanni Evangelista luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: San Giovanni

Titolo: Apostolo ed evangelista

Nascita: I secolo , Betsaida

Morte: 104 circa, Efeso

Ricorrenza: 27 dicembre

Tipologia: Festa

Patrono di:
San Giovanni la Punta, Sansepolcro, Ponsacco, Teverola, Montelupo Fiorentino, Montopoli in Val d’Arno, Montale, Gavirate, Galbiate, Mariglianella >>> altri comuni

Figlio di Zebedeo e Maria Salome e fratello di Giacomo il Maggiore, esercitava la professione del pescatore nel lago di Tiberiade, quando Gesù lo chiamò all’apostolato.

Giovanni allora era nel fiore degli anni, purissimo, e per questa sua purità meritò singolari favori dal Signore; udita la voce di Dio, abbandonò le reti e assieme al fratello seguì Gesù.

I due fratelli ricevettero il nome di figli del tuono per la loro impetuosità.

autore Valentin de Boulogne anno 1625-1626 titolo Ultima Cena

Giovanni, assieme a Pietro e Giacomo, fu testimonio della trasfigurazione e, nell’ultima cena poté reclinare il capo sul petto adorabile del Salvatore.

Fu poi vicino a Gesù non solo nel tempo della letizia, ma anche in quello del dolore: nell’orto del Getsemani, e unico degli Apostoli, sul Calvario.

autore Guido Reni anno 1619 titolo Gesù Cristo Crocifisso, la Vergine Addolorata, Santa Maria Maddalena e San Giovanni

Ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste, infiammato di ardente amore, annunziò il Vangelo ai Giudei, in compagnia del Principe degli Apostoli.

Fu messo in prigione, flagellato, ma tutto sopportò con allegrezza, contento di essere reputato degno di patire contumelie pel nome di Gesù Cristo.

Passò la maggior parte dei suoi anni in Efeso in compagnia della Madonna: quivi fondò una fiorente comunità religiosa e governò le Chiese circonvicine.

Chiamato da Domiziano, dovette recarsi a Roma, ove fu condannato alla immersione in una caldaia di olio bollente. Il Santo però non ne ricevette alcun danno, anzi usci dal supplizio più vegeto di quanto vi era entrato.

autore Battista Dossi anno XVI sec titolo Visione di San Giovanni Evangelista

Allora gli fu commutata la pena di morte in quella dell’esilio nell’isola di Patmos, ove scrisse l’Apocalisse. Domiziano mori ed avendo Nerva, suo successore, annullato il di lui operato, Giovanni ritornò ad Efeso riprendendo il governo delle sue Chiese. Sorsero in quel tempo eresiarchi che spargevano dottrine false contro i dogmi della fede e specie contro la divinità di Gesù Cristo.

Essendo l’unico Apostolo ancora vivente, fu pregato dai fedeli e vescovi di mettere per iscritto la dottrina che predicava: così scrisse il quarto Vangelo che suppone i primi tre e li completa. È il Vangelo della divinità di Cristo. Lasciò pure in dono alla Chiesa tre lettere canoniche, nelle quali trasfuse tutto l’amore di cui ardeva la sua grand’anima.

Già cadente per gli anni, né potendosi più reggere, si faceva portare in chiesa per predicare, ma non ripeteva che queste parole: « Figliuolini miei, amatevi l’un l’altro ». Stanchi di udire sempre lo stesso ritornello i fedeli gli fecero rimostranze; ma egli rispose: « È questo il gran precetto del Signore, fate questo e avrete fatto abbastanza ».

Raggiunse l’età di 100 anni e fu l’unico fra gli Apostoli che non suggellò col sangue il suo apostolato. San Giovanni è sempre raffigurato insieme ad un’aquila perché lui, rispetto agli altri tre evangelisti, nel vangelo ha parlato con una visione più alta e ampia verso l’assoluto.

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 22 – MAGIA E SPIRITISMO


IL VEGGENTE JACOV DURANTE L’APPARIZIONE ANNUALE DI IERI

Papa Leone XIV: Forza dell’amore, più forte della forza delle armi

All’Angelus nella festa di santo Stefano di oggi in piazza San Pietro

Papa Leone XIV | Papa Leone XIV | Credit Vatican MediaPapa Leone XIV | Papa Leone XIV | Credit Vatican Media

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, venerdì 26 dicembre 2025, 12:06 (ACI Stampa).

Finalmente, oggi, pare che il tempo dia un po’ di tregua ai pellegrini giunti a Roma. Dopo questi giorni piovosi un po’ di sole si scorge nella piazza più famosa al mondo, piazza San Pietro. Alle ore 12 di oggi, festa di santo Stefano, diacono e primo martire, papa Leone XIV dal suo studio del palazzo apostolico vaticano si è rivolto alla folla per il tradizionale Angelus. Prima della preghiera mariana, una meditazione incentrata sul senso del martirio:  

“Il martirio è nascita al cielo: uno sguardo di fede, infatti, persino nella morte non vede più soltanto il buio. Noi veniamo al mondo senza deciderlo, ma poi passiamo attraverso molte esperienze in cui ci è chiesto sempre più consapevolmente di “venire alla luce”, di scegliere la luce” così il pontefice ai pellegrini riuniti nella piazza. 

E segue: “Il racconto degli Atti degli Apostoli testimonia che chi vide Stefano andare verso il martirio fu sorpreso dalla luce del suo volto e delle sue parole. È scritto: «E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo» . È il volto di chi non se ne va indifferente dalla storia, ma la affronta con amore. Tutto ciò che Stefano fa e dice rappresenta l’amore divino apparso in Gesù, la Luce brillata nelle nostre tenebre”, ha continuato.

La sua attenzione poi si rivolge alla nascita di Gesù che “chiama alla vita di figli di Dio”. E poi sottolinea come questa nasciata abbia suscitato comunque “fin dall’inizio, la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori”. E ribadisce che “nessuna potenza, però, fino a oggi, può prevalere sull’opera di Dio. Dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure, chi serve i poveri invece di sé stesso. Germoglia allora la speranza, e ha senso fare festa malgrado tutto” afferma il pontefice.

Il suo sguardo poi si rivolge al presente in cui potrebbe sembrare “impossibile la gioia”. E chi oggi “crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici” precisa il pontefice. Tuttavia, il cristiano non ha nemici, ma “fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende.

Il Mistero del Natale ci porta questa gioia: una gioia motivata dalla tenacia di chi vive già la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio. Per questo Stefano morì perdonando, come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi” sottolinea il pontefice.

E dopo la recita dell’Angelus, aggiunge: “Nel ricordo di Santo Stefano, primo martire, invochiamo la sua intercessione perché renda forte la nostra fede e sostenga le comunità che maggiormente soffrono per la loro testimonianza cristiana. Il suo esempio di mitezza, di coraggio e di perdono (0:45) accompagni quanti si impegnano nelle situazioni di conflitto  per promuovere il dialogo, la riconciliazione e la pace.  A tutti auguro una buona festa!”.

Santo Stefano


autore: Girolamo da Santacroce anno: 1530 – 1540 titolo: Santo Stefano luogo: Pinacoteca di Brera, Milano

Nome: Santo Stefano

Titolo: Primo martire

Nascita: 5 dopo Cristo

Morte: 34 dopo Cristo, Gerusalemme, Israele

Ricorrenza: 26 dicembre

Protettore:
dei muratori

Luogo reliquie: Basilica di San Lorenzo fuori le mura – Cattedrale di San Ciriaco

Stefano fu il primo a dare la vita e il sangue per Gesù Cristo. Ebreo di nascita, e convertito alla fede dalla predicazione di S. Pietro, mostrò subito un meraviglioso zelo per la gloria di Dio e una grande sapienza nel confutare i Giudei, che increduli disprezzavano il Nazareno.

Fu eletto dagli Apostoli primo dei sette diaconi per provvedere ai bisogni dei primi fedeli, specialmente delle vedove e degli orfani di cui la Chiesa ebbe sempre cura particolare.

E S. Stefano pieno di grazia e di fortezza, animato dallo Spirito Santo predicava con forza e confermava la predicazione coi miracoli.

Per questo si attirò l’odio dei Giudei che non potevano soffrire tanto zelo, né resistere alla sua sapienza, operatrice di numerose conversioni.

Essi vollero dapprima disputare con Stefano, ma vedendosi vinti dallo Spirito che parlava per bocca di lui, cercarono falsi testimoni per accusarlo di bestemmia contro Mosè e contro Dio. Il Signore però volle manifestare la innocenza del suo servo facendo apparire il suo volto bello come quello di un Angelo.

Dopo la lettura delle accuse, il sommo sacerdote Caifa gli disse di parlare per difendersi, ed egli fece la sua apologia, rappresentando loro la bontà e la misericordia del Signore verso il popolo ebreo, cominciando da Abramo fino a Davide.

Se da una parte mostrò i benefici che il Signore aveva concesso alla nazione dei Giudei, dall’altra ricordò pure le ingiurie fatte a Dio dai loro padri. Ma non facendo quelle parole alcuna impressione in quei cuori induriti, pieni di malizia, mutando d’un tratto tono disse: « O uomini di dura cervice e incirconcisi di cuore, voi sempre resistete allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi». Essi all’udire queste cose fremettero nei loro cuori e digrignarono i denti contro di lui. Ma egli pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi nel cielo, esclamò: « Ecco io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo stare alla destra di Dio ».

autore Giorgio Vasari anno 1569-1571 titolo Lapidazione di Santo Stefano

Quelli, alzando grandi grida, si turaron le orecchie e tutti insieme gli si avventarono addosso e trascinatolo fuori della città si diedero a lapidarlo, deponendo le loro vesti ai piedi d’un giovane chiamato Saulo.

E lapidarono Stefano che pregava dicendo: « Signore Gesù, ricevi il mio spirito », e ad alta voce: « Signore, non imputare loro questo peccato ». Ciò detto s’addormentò nel Signore.

Santo Stefano è il protettore dei muratori infatti nell’iconografia è sempre raffigurato con il suo principale attributo: le pietre della lapidazione. Indossa quasi sempre la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi. È invocato contro il mal di pietra ossia i calcoli.

IL MISTERO DEL NATALE

I pastori e i Magi alla grotta di Betlemme

I pastori di Betlemme erano accampati nelle vicinanze della grotta dov’è nato Gesù Bambino; un angelo è apparso loro e ha dato il lieto annuncio.       
In quella stessa regione c’erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all’aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, la gloria del Signore li avvolse di luce ed essi ebbero una grande paura. L’angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi per voi, nella città di Davide, è nato il Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Subito apparvero con lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto: Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace per quelli che egli ama. Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo. (Lc 2,8-14).

A queste persone semplici e umili l’angelo ha annunciato la grande gioia della nascita del Salvatore del mondo, Cristo Signore. Il solo fatto che appare una angelo è un evento soprannaturale, è il Cielo che si apre agli uomini per stupirli e coinvolgerli. Il mistero annunciato poteva essere compreso solamente da persone umili e povere: il Salvatore era nato in una grotta adibita a rifugio di animali, al freddo e al gelo. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo senza scandalizzarsi del fatto che quel Bambino nato in una grotta e deposto in una mangiatoia era il Figlio di Dio. I pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo e sono accorsi ad adorare il Bambino Gesù.

Sicuramente i pastori hanno imitato l’atteggiamento di Maria e Giuseppe che adoravano e contemplavano Gesù; in questa adorazione hanno manifestato la fede nel Messia, Figlio di Dio. Possiamo dire che – dopo Maria, Giuseppe ed Elisabetta – i pastori sono i primi cristiani nel vero senso della parola, sono stati i primi a professare la fede cristiana che consiste nel credere che quel Bambino è veramente il Figlio di Dio, è il Verbo eternamente generato dal Padre che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria. Seguendo la letteratura dei santi, sappiamo che i pastori hanno poi evangelizzato, sono stati portatori delle tradizioni originarie e hanno costituito loro stessi un gruppo di evangelizzazione, soprattutto con la loro testimonianza, nel momento della nascita del Signore.

L’altro gruppo accorso alla grotta è del tutto diverso. Era composto dai Magi, studiosi astronomi, che venivano dall’Oriente. Nel Messaggio del 25 settembre 2022 la Regina della pace ci ha esortati a essere “gioiosi cercatori di Dio”, coniando un neologismo in croato proprio per sottolineare l’importanza di essere cercatori di Dio in questo mondo ateo. I Magi rappresentano questa parte dell’umanità, che non è quella del popolo di Israele ma è quella dei gentili, di cui ci sono varie testimonianze in diverse religioni. I Magi venuti dall’Oriente sono proprio quei “cercatori di Dio” di cui ha parlato la Madonna.

I Magi hanno avuto la grazia di essere stati guidati da una stella; sono riusciti a sviare Erode dal tentativo di uccidere il Bambino e hanno raggiunto il loro obiettivo e cioè hanno trovato Dio. Anche i Magi sono stati condotti fino al luogo in cui era nato il Bambino, si sono inginocchiati e lo hanno adorato. Meditando l’atteggiamento dei pastori e dei Magi, anche noi cerchiamo il Bambino Gesù, prostriamoci davanti a Lui e adoriamolo. Il Natale non è solamente il ricordo di quello che è accaduto, bisogna riviverlo. Prepariamo il nostro cuore come se fosse un trono su cui la Madonna può deporre il Bambino Gesù nella Notte di Natale.

Gesù rimanga nel nostro cuore per sempre, per tutta la vita e per l’eternità. Il senso della vita è proprio accogliere Gesù e farne il Re del nostro cuore. Come i pastori, accorriamo alla Santa Messa di Natale, adoriamo Gesù Bambino nel nostro cuore per sperimentare la vera pace che viene dal Cielo.

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