
Programma di Padre Livio – Lunedì 19 Gennaio 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 9.30: UNO SGUARDO SULL’ ATTUALITA’
1) Quelli che si vergognano di Gesù Cristo
+La fede cristiana è osteggiata dal mondo
+La croce di Cristo è ritenuta uno scandalo
+L’eucaristia è considerata una superstizione
+ Il Vangelo è giudicato assurdo e impraticabile
+ Chi si vergogna di Cristo non è degno di Lui
2) L’Eroico inverno di Kiev
h. 9.30- 9.40: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla preghiera (61)
h. 9. 40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
I Segreti sono stati dati a tutti i sei Veggenti
+Tutti i Veggenti hanno un ruolo importante nel testimoniare i Segreti
+Mirjana ha un ruolo rilevante riguardo ai Segreti:
+Ha avuto i Segreti scritti su un rotolo
+Il tentativo di satana di distruggere il rotolo
+Mirjana deve scegliere il Sacerdote che rende noti i Segreti
+Le apparizioni del 2 del mese per i non credenti
+Il Significato del 18 Marzo per l’ apparizione annuale
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CREDO IN GESU’ CRISTO (4)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Pensiero quotidiano: L’Apocalisse fa parte del Credo cristiano
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L’Apocalisse è un libro di consolazione alla luce della fede
Affermare che siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse senza specificare in che cosa consista l’Apocalisse cristiana, può suscitare sentimenti di timore e persino di panico.
Questo è dovuto al fatto che, nella sua accezione mondana, l’apocalisse indica eventi catastrofici che incombono, provocati dalla natura o dall’uomo.
Nella visione cristiana l’Apocalisse è qualcosa di molto diverso, in quanto significa una rivelazione soprannaturale che riguarda il futuro nella luce della fede, preannunciando la vittoria del bene sul male che cerca di prevalere.
Il libro dell’Apocalisse è l’ultimo della Sacra Scrittura e offre una visione della parte conclusiva della storia della salvezza con la vittoria di Cristo Re dell’universo e Giudice del mondo.
Letta in questa chiave l’Apocalisse cristiana illumina tutto il pellegrinaggio della Chiesa verso la meta finale, svelandone il cammino fra persecuzioni e seduzioni, fino alla grande prova degli ultimi tempi, come Gesù l’ha rivelato nei Vangeli.
Nel corso della storia cristiana, a partire dai primi tempi, l’Apocalisse è stata chiamata in causa ogni volta che l’impero delle tenebre sembrava prevalere. Ciò ha sempre contribuito a infondere forza nella battaglia e a tenere accesa la luce della speranza.
Ora è la Madonna stessa che è scesa in campo per la più straordinaria mariofania di tutti i tempi, perché satana, sciolto dalle catene, tenta di distruggere l’opera della creazione e della redenzione, con i risultati che abbiamo davanti agli occhi.
La Madonna chiama la Chiesa alla battaglia contro l’impero delle tenebre e promette il crollo del mondo senza Dio, la vittoria del suo Cuore Immacolato e un tempo di pace per l’umanità.
Un mondo supponente, accecato dall’incredulità e in balia del maligno è chiaramente infastidito da questa lunga presenza di Maria. “Un numero enorme non mi ha neppure preso in considerazione” ha detto l’Ancella del Signore.
Il risveglio sarà drammatico perché “satana non è mai stato così forte come ora” ha rivelato la Madonna. L’augurio è quello di non cercare alibi e che ognuno prenda la decisione giusta, come è necessario nei momenti chiave della vita.
(18 Gennaio 2026)
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27 MARIA MADRE CHE CHIAMA
Maria è una madre che non spreca parole, ma sarebbe assurdo pensare che sia una madre che tace. Lei è la Donna del silenzio, perché medita nel suo cuore le parole e gli avvenimenti di Dio. Ma è nel medesimo tempo la Madre che istruisce, conforta e guida i suoi figli. In particolare è la Madre che non esita a chiamarli con voce accorata, quando si allontanano da Lei sulle vie del male. Quando i progenitori, dopo il peccato, si sono nascosti, lontano da Dio, nel folto degli alberi del giardino, il Padre celeste non ha forse fatto risuonare la sua voce potente che, da allora, si distende lungo l’intero arco della storia umana? “Adamo dove sei?” era il rimprovero paterno del Creatore. Maria fa eco al richiamo di Dio ed è instancabile nel chiamare i suoi figli che si sono persi nella selva oscura della vita. Se la Madre non facesse sentire la sua voce, fino nelle plaghe più lontane, quanti di loro si potrebbero salvare?
Colpisce il grido che esce dal cuore di Maria, quando, dopo tre giorni di angosciosa ricerca, trova Gesù nel tempio in mezzo ai dottori della legge: “ Figlio, perché ci hai fatto così?” ( Lc 3,48). Gesù si era allontanato per compiere la volontà del Padre, mentre noi ci allontaniamo sedotti dal sibilo del serpente infernale. Tuttavia quel grido di dolore della madre è diretto anche al nostro cuore. Lei, quando ci chiama, fa risuonare quella parola che trafigge l’anima come una spada: “ Figlio!”. C’è forse bisogno di aggiungere altre parole? Chi di noi, ascoltando il suo richiamo struggente, potrebbe rimanere insensibile? Come non sentire nell’intimo risvegliarsi l’istinto naturale del figlio che non sa resistere alla voce della genitrice che lo sta cercando? Maria è madre vera, che ci ha generato spiritualmente. Tutti siamo rinati nel suo grembo, per la potenza dello Spirito Santo. Maria è più madre di qualsiasi madre naturale e non c’è cuore che non senta vibrare le sue corde più profonde quando la sente chiamare : “Figlio!”.
Maria chiama i figli lontani con voce forte e accorata, ma chiama anche quelli che sono vicini al suo cuore con materna dolcezza. “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” è il ringraziamento col quale la Regina della Pace conclude i suoi messaggi. Si tratta di una chiamata particolare, con la quale Maria raduna i suoi figli sotto il suo manto, per proteggerli nei tempi in cui il drago è sciolto dalla catene e per sollecitarli a mettersi al suo servizio nell’immane opera della salvezza eterna delle anime. Viviamo in tempo in cui la Madre ha bisogno, più che in qualsiasi altre epoca, di anime generose che si mettano a sua totale disposizione. Lei conosce i bisogni della Chiesa e dell’umanità ed è Lei personalmente che convoca i lavoratori nella vigna del Signore. La Madre ha un compito particolare per ogni suoi figlio. Ad ognuno assegna una missione e tutti insieme formano la schiera che Lei prepara alla battaglia contro l’impero del male e della morte.
Quando la madre chiama, solo un figlio duro di cuore potrebbe fare le orecchie da mercante. L’Ancella del Signore è l’esempio di come si risponde alla chiamata divina, anche quando appare umanamente sconvolgente. La risposta di Maria è stata pronta, consapevole e gioiosa. La madre celeste non ha esitato a mettere totalmente la sua vita nelle mani dell’Onnipotente. Noi, suoi figli, non dobbiamo temere di accogliere i suoi inviti e di lavorare per la realizzazione dei suoi piani. La Madonna assegna a ogni figlio, che si mette al suo servizio, un suo compito particolare. Lei conosce ciò che siamo in grado di fare e ci chiede solo una totale disponibilità. Essere “servi di Maria” è una grazia particolare ed è un motivo di santo orgoglio. Noi uomini, che spesso siamo schiavi di altri uomini, quando non lo siamo del maligno, non ci sentiremo onorati di spendere la nostra vita al servizio della Madre celeste?
L’Angelus di Papa Leone XIV
Di Veronica Giacometti – ACI Stampa, 18 gennaio 2026
“Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista, che riconosce in Gesù l’Agnello di Dio, il Messia. Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. L’Angelus di oggi di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro parte dal Vangelo odierno che racconta la storia del Battista.
“Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme. Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui. Sa di essere stato mandato a preparare la via al Signore, e quando il Signore viene, con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena.”, continua il Pontefice.
“Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza! Infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”, sottolinea il Papa prima della preghiera mariana.
“La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi”, dice ancora il Pontefice.
“Carissimi, non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui”, conclude il Papa prima di recitare l’Angelus.
Papa Leone XIV poi passa ai consueti saluti. “Inizia oggi la Settimana per la preghiera dell’unità dei cristiani, le origini di questa iniziativa risalgono a due secoli fa”. “Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani” e poi l’auspicio che l’impegno per l’unità sia anche “quello per la pace e la giustizia nel mondo”.
Per questo poi cita le sofferenze della popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, “costretta a fuggire dal proprio paese e ad affrontare una grave crisi umanitaria”. “Preghiamo affinché prevalga il dialogo per la riconciliazione e la pace”, dice il Pontefice.
Infine il ricordo per le vittime colpite inondazioni che hanno colpito Africa meridionale.
Marina Corradi – Il Foglio, 17 Gennaio 2026
Le tegole in pezzi, i vetri infranti, gli abitanti che fuggono a fatica nella neve. Queste immagini da Kyiv passano ogni mattina sui nostri smartphone, ma non ne parliamo al lavoro, o con gli amici. Come un tabù
Ma: queste immagini da Kyiv, ogni mattina, queste case rosse di fiamme o fantasmatiche, morte. Le tegole in pezzi, i vetri infranti, gli abitanti che fuggono a fatica nella neve. Queste immagini passano ogni mattina sui nostri smartphone, ma non ne parliamo al lavoro, o con gli amici. Come un tabù. Di ciò di cui non si può parlare occorre tacere, diceva un famoso filosofo, uno che se ne intendeva. Io fatico a tacere.
L’altro giorno un missile Oreshnik ha colpito Leopoli. Potenzialmente può portare testate nucleari. Un biglietto da visita. A Kyiv è stato ucciso un medico dei soccorsi. I russi hanno colpito una seconda volta, pochi minuti dopo, apposta. Vecchia tecnica. A Dresda gli Alleati attaccarono con un bombardamento incendiario, poi scatenarono un secondo attacco sui soccorritori. Una strage.
Ci sono tempi molli, in cui gli uomini sembrano diventati quasi civili. Ne abbiamo goduto in Italia per ottant’anni. Poi, come dalle viscere, riemerge una bestialità di cui non siamo pienamente coscienti. Lontano, certo, lontano per ora – anche se non poi così tanto. Guardiamo, e chiudiamo gli occhi. Via, è impossibile.
A Kyiv l’altra notte è saltata la corrente elettrica e il riscaldamento. Mi immagino, nei condomini di dieci piani, i vecchi, i malati rimasti in alto, al buio, soli. Il gelo. Le medicine che mancano. Dover lasciare solo un padre, per non morire tutti.
Ma, ci pensate anche voi? Queste immagini mi inseguono nella giornata come un coro scuro. Guardo la mia casa calda, il frigo pieno, i nipoti che giocano. Tutto quello che ho mi fa paura, perché posso perderlo. Bisognerebbe ricominciare a pregare. Sì, questa antica inattuale abitudine dei nonni, messa via come una vecchia fiaba, se non ridicolizzata.
Bisognerebbe ricominciare a pregare, ma non solo per noi: per tutti. Perché davvero buio è questo inverno, e noi così distratti. Sanremo, l’Inter. Come se la notte di Kyiv dovesse restare sempre lontana. Come se il destino degli altri non ci riguardasse mai.