di Paolo Valentino – Corriere della Sera – 14 Febbraio 2026
Alexeij Navalny, le analisi pubblicate oggi da 5 Stati smentiscono le affermazioni dello Zar che aveva parlato di morte naturale

È stato molto probabilmente avvelenato con una potente sostanza tossica Alexeij Navalny, il leader dell’opposizione russa morto due anni fa in una prigione di massima sicurezza siberiana, ufficialmente per cause naturali.
È la conclusione a cui sono giunti cinque governi occidentali, sulla base delle analisi di laboratorio condotte su campioni prelevati dal suo corpo.
In un comunicato congiunto, pubblicato a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, i ministri degli Esteri di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda dichiarano che i test hanno confermato in modo definitivo «tracce di epibaditina», una sostanza mortale «presente nella pelle delle rane freccia del Sud America, introvabile in Russia allo stato naturale». Considerata uno dei più letali veleni sulla terra, l’epibaditina causa paralisi, arresto respiratorio e la morte tra atroci dolori.
La scoperta smaschera l’ennesima bugia delle autorità russe, che hanno sempre attribuito la scomparsa del dissidente a ragioni naturali: «Tenendo Navalny in prigione, la Russia aveva i mezzi, i motivi e l’opportunità di avvelenarlo». Secondo la moglie dell’oppositore, Yulia Navalnaya, il rapporto convalida scientificamente la tesi dell’avvelenamento, da tempo formulata da lei e dai collaboratori del marito: «Ne ero certa fin dall’inizio, ma ora c’è la prova: Putin ha ucciso mio marito».
«Oggi emerge chiaramente il progetto barbaro del Cremlino di mettere a tacere la voce di Navalny», ha detto la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper. Per il capo della diplomazia francese, Jean-Noel Barrot, la scoperta dimostra che «Putin è pronto ad utilizzare l’arma batteriologica contro il suo stesso popolo per mantenersi al potere». «Un atto vigliacco da parte di un leader spaventato», lo ha definito su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, secondo cui «la Russia agisce da tempo come uno Stato terrorista, facendo affidamento su metodi terroristi».
Nel comunicato, i cinque ministri sottolineano la necessità di chiedere conto alla Russia «delle sue ripetute violazioni della Convenzione sulle Armi Chimiche e, in questo caso, della Convenzione sulle armi biologiche e i veleni». A tal proposito, hanno dato incaricato ai loro Rappresentanti permanenti presso l’Opac (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) di denunciare l’ennesima violazione russa. Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda si dicono anche «preoccupati che la Russia non abbia ancora distrutto tutti i suoi ordigni chimici», come invece obbligata in quanto firmataria della Convenzione.
Alexey Navalny, carismatico blogger anticorruzione diventato il vero capo dell’opposizione al Cremlino, era già stato avvelenato nell’estate del 2020, mentre faceva campagna elettorale in Siberia, con il Novitchok, veleno spesso usato dai servizi segreti russi contro i loro nemici. Ma, nonostante il coma, si era salvato grazie a un trasporto d’emergenza in Germania, dov’era stato curato. Una volta guarito, nel 2021, Navalny aveva scelto di tornare in Russia, per continuare la sua battaglia, ma era stato subito arrestato a causa della condanna a 19 anni, in un processo-farsa per presunti reati finanziari.
Nel dicembre 2023, era stato trasferito nella famigerata colonia penale IK-3, nota come “lupo polare”, in condizioni di totale isolamento, ma nonostante questo aveva continuato a essere presente sui siti della sua organizzazione, invitando a non votare Putin alle elezioni presidenziali del marzo 2024. Ma il 16 febbraio, improvvisamene, il Servizio penale federale, aveva dato notizia della sua morte, senza offrire alcuna spiegazione convincente delle cause. Per diversi giorni, le autorità russe si rifiutarono di restituire il suo corpo alla famiglia. Al suo funerale, a dispetto del divieto di farne un evento pubblico, parteciparono migliaia di persone.
di Simone Canettieri, inviato a Addis Abeba – Corriere della Sera – 14 Febbraio 2026
La premier dopo le parole del cancelliere tedesco contro le politiche del presidente Usa: «Fase molto complessa»
Presidente Meloni, condivide le parole di Merz contro l’America di Trump?
«Guardi, è evidente che siamo in una fase molto complessa delle relazioni internazionali, siamo anche in una fase particolare dei rapporti tra Europa e Stati Uniti».
Merz ha detto che i rapporti fra Europa e America sono ormai compromessi: condivide questi toni?
«Credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l’Europa deve occuparsi di se stessa e che deve fare di più, per esempio sulla sicurezza, a partire dalla colonna europea della Nato su questo io sono d’accordo».
Sulle critiche a Trump?
«Indipendentemente da questo le voglio dire come ho detto tante volte a proposito del rapporto con gli Stati Uniti che dobbiamo lavorare invece a una maggiore integrazione tra Europa e Stati Uniti. Lavorare per valorizzare quello che ci unisce piuttosto quello che può dividerci è molto importante per tutti particolarmente per i Paesi europei io credo che sia molto importante per l’Italia».
Merz ha criticato la cultura Maga: condivide le critiche?
«No, direi di no per queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di interesse di competenza dell’Unione Europea, sono valutazioni che spettano ai partiti».
Presidente andrà alla Casa Bianca giovedì per il Board per Gaza?
«Siamo stati invitati come paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità costituzionale. Con tutto il lavoro che l’Italia ha fatto che sta facendo e che deve fare in Medio Oriente. Penso che noi risponderemo positivamente a questo invito a partecipare come paese osservatore».
Andrà lei?
«Il livello lo dobbiamo ancora vedere francamente perché è arrivato l’invito ieri anche agli altri. Immagino che ci saranno anche altri paesi europei. Particolarmente vedo interessati quelli che sono più vicini, quindi i paesi soprattutto mediterranei».

Nome: Santi Cirillo e Metodio
Titolo: Apostoli degli Slavi
Ricorrenza: 14 febbraio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
Giovanni Paolo II, papa slavo, proclamò i santi Cirillo e Metodio patroni dell’Europa orientale, affiancandoli a san Benedetto, patrono della porzione occidentale, a significare l’unità e le comuni origini cristiane di tutto il vecchio continente. I santi Cirillo e Metodio meritano pienamente questo titolo che va ad aggiungersi all’altro, più antico, di «apostoli degli slavi». Furono infatti loro con un’indefessa e intrepida opera missionaria a evangelizzare i popoli slavi.
Per i due fratelli, figli di un alto funzionario dell’impero orientale, evangelizzare significava anche vincere l’ignoranza: un’autentica dignità umana e cristiana includeva anche il leggere e lo scrivere e tutto il resto. Per questo tradussero in segni grafici la lingua slava, allora priva di alfabeto. I caratteri disegnati dai due santi si chiamano ancor oggi cirillici, dal nome di uno dei due fratelli che più dell’altro lavorò in questo settore (la lingua russa, ad esempio, si esprime con questi caratteri). Cirillo e Metodio trascrissero poi in quei caratteri la Bibbia, il messale e il rituale liturgico, che furono elementi importanti di unità linguistica e culturale per il mondo slavo.
I due santi fratelli avevano caratteri abbastanza diversi. Metodio, il maggiore, che aveva preso dal padre, era amministratore avveduto e aveva volontà tenace: «E inutile che vi ostiniate con me — ebbe a dire un giorno ai suoi oppositori —, cozzerete contro il ferro». Per queste sue capacità gli venne assegnato il governo di una colonia slava in Macedonia.
Cirillo, che si chiamava in gioventù Costantino, alla tormentata vita politica preferiva la quiete dello studio e le tranquille giornate alla corte di Costantinopoli, dove fu per qualche tempo paggio dell’imperatore. Ultimati gli studi alla scuola di Fozio, intraprese la carriera di insegnante. Ma per nessuno dei due quella intrapresa doveva essere la strada che il destino aveva loro tracciato. Ritrovatisi, dopo qualche tempo, si accorsero che i loro diversi caratteri si incontravano nel comune desiderio di dedicarsi alla vita religiosa. Desiderio che realizzarono diventando sacerdoti e offrendo la loro disponibilità all’attività missionaria.
Alla fine dell’862, su richiesta del principe di Moravia, l’imperatore di Costantinopoli invitò i due fratelli a recarsi tra i kazari, presso i quali altri missionari latini avevano miseramente fallito. Cirillo e Metodio accettarono l’invito e, nell’analizzare i motivi degli insuccessi di chi li aveva preceduti, colsero l’importanza, anzi l’insostituibilità, di uno strumento linguistico con il quale trascrivere il messaggio cristiano. Maturarono e realizzarono così l’idea di un alfabeto per la lingua slava che ne era sprovvista.
Quando si presentarono al popolo della Moravia con l’inatteso regalo, trovarono le porte spalancate e molto entusiasmo. La traduzione della Bibbia, del messale e del rituale liturgico venne sull’onda di quell’entusiasmo. I popoli slavi poterono leggere, scrivere e pregare. E offrire il sacrificio eucaristico nella loro lingua. La «novità», inaudita nella chiesa cattolica dove tutti i riti si celebravano rigorosamente in lingua latina, procurò loro qualche guaio. Chiamati a Roma, dovettero rendere conto del loro operato e difendersi dal sospetto di eresia e di scisma. Ma per fortuna sul soglio di Pietro vi era un papa lungimirante e comprensivo, Adriano II, che non solo approvò e lodò il loro sforzo, ma chiese di celebrare in sua presenza i santi misteri in lingua slava.
A Roma, purtroppo, Cirillo, spossato dalla fatica missionaria, morì: era il 14 febbraio dell’869, e fu sepolto nella basilica di San Clemente, presso il Colosseo, il martire di cui egli stesso aveva portato a Roma da Chersonea le reliquie. Invece Metodio, ordinato da Adriano II vescovo della Pannonia con sede a Smirnum, ritornò fra gli slavi a continuare la sua opera di evangelizzatore e di organizzatore della chiesa. Metodio era anche un tenace controversista, abilissimo cioè nel rintuzzare le obiezioni che gli opponevano i nemici del cristianesimo, nello smascherare i loro tranelli, nell’individuare i loro punti deboli. «Perché avete la fronte imperlata di sudore?», gli chiese una volta un suo contraddittore. «Perché sto discutendo con un idiota», rispose con immediatezza Metodio.
Gli ultimi anni di vita del vescovo di Smirnum furono angustiati dalle petulanti accuse, mossegli dai «tradizionalisti» di allora, di concedere troppo spazio alla mentalità e alla lingua dei popoli slavi. A causa di queste ottuse incomprensioni, Metodio dovette subire la vergogna di una quasi prigionia in zone deserte e fredde della regione slava. Però quando morì, a settantacinque anni d’età, ebbe il più bel riconoscimento della sua attività: i molti vescovi accorsi a rendere omaggio alle sue spoglie officiarono il rito funebre in latino, in greco e in slavo.
MARTIROLOGIO ROMANO. Festa dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mesto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.
San Cirillo
nascita: 827, Tessalonica
morte: 14 febbraio 869, Roma
San Metodio
nascita: ca. 825, Tessalonica
morte: 6 aprile 885, Velehrad, Repubblica Ceca
di Mara Gergolet – Corriere della Sera – 14 Febbraio 2026
L’intervento del Segretario di Stato Usa alla conferenza di Monaco. «Legame indistruttibile»
DALLA NOSTRA INVIATA
MONACO – Marco Rubio è venuto a dire a Monaco quel che l’Europa aspettava. E, lungi dal rispondere in modo arrabbiato alle parole di Friedrich Merz e Emmanuel Macron, che hanno parlato di «frattura» e di un’Europa più sovrana mostrando orgoglio, ha chiuso così: «Il passato è finito, il futuro è inevitabile, e il nostro destino insieme ci aspetta». La sala si è alzata in piedi e ha applaudito a lungo.
Il segretario di Stato americano, il «ricucitore di Trump», è venuto a dire che il mondo di ieri non c’è più. Ma si è sempre rivolto agli «amici europei», sostenendo che l’America sarà sempre, storicamente, «il figlio dell’Europa». Non ha rinnegato nulla delle politiche trumpiane — salvo la retorica. Ma ha proposto una via comune per andare avanti.
Fine della storia
Per Rubio, l’Occidente si è nutrito di un’illusione, dopo la caduta del Muro di Berlino: quella della «fine della storia». Nulla di più folle e sbagliato, e in contrasto con la natura umana e con la storia. Questo ha portato, secondo lui, a scelte sbagliate negli ultimi trent’anni: «Abbiamo aperto i nostri confini a un’ondata incontrollata di migrazione di massa che ha minacciato la nostra società e la nostra cultura». L’Occidente ha scelto di delocalizzare, di deindustrializzare. Rubio regola i conti con il libero scambio, la politica climatica, la migrazione. L’Occidente avrebbe esternalizzato la sovranità, ascoltato una «setta climatica» e aperto le porte a una migrazione di massa senza precedenti.
Mentre altri si armavano come mai nella storia e usavano le catene di approvvigionamento come metodi di estorsione. «Abbiamo commesso questi errori insieme», dice – ora bisogna rinnovare e ricostruire insieme. Sotto Trump gli Stati Uniti vogliono intraprendere questa strada, se necessario anche da soli. «Ma la nostra preferenza è farlo insieme all’Europa. Ed è nostra speranza farlo con voi – con i nostri amici in Europa. Per noi Usa ed Europa sono fatti per stare insieme». Il motivo di tante critiche all’Europa, dice, è che «siamo profondamente preoccupati e ci sta a cuore».
Una civiltà
E prosegue ancora: «Siamo parte di una civiltà – la civiltà occidentale — afferma Rubio —. Siamo legati gli uni agli altri dai legami più forti, da una storia comune, dalla religione, dalla lingua, dagli antenati e dai sacrifici che i nostri antenati hanno compiuto». Cita le origini comuni di questa civiltà. Metà degli eroi del suo pantheon sembrano essere italiani, oltre a Shakespeare: Dante, Da Vinci e Michelangelo (che pronuncia «Maikelangelo») con la Cappella Sistina; e mette all’origine della civiltà americana Cristoforo Colombo, l’esploratore che ha dato il via alla «colonizzazione». Poi cita i suoi antenati, gli avi che venivano dal Piemonte e dalla penisola iberica, ricordando come anche il capo della diplomazia americana — lui stesso — abbia origini europee.
Reaganiano
Chiede all’Europa di essere «orgogliosa» di questa storia, di abbandonare «il senso di colpa». È la versione repubblicana classica della condanna del woke, ma Rubio non scade mai in accenti estremisti. Anzi, ricorda il mondo dei Reagan e dei Bush, quando fa un paragone con il 1945: anche allora l’Europa sembrava finita, mentre avanzavano «la falce e martello» e l’anticolonialismo. Ma l’Europa allora decise che il «declino non era una scelta», dando vita a una rinascita. Ed è questo che Rubio invita a fare ora.
Rubio dice che non si tratta solo di investire nelle armi, di raggiungere gli obiettivi Nato del 5%. «La sicurezza nazionale non è solo una questione tecnica. Quanto spendiamo per la difesa, come utilizziamo queste risorse – sono domande importanti, ma non sono le domande decisive. La domanda decisiva a cui dobbiamo rispondere è: che cosa stiamo esattamente difendendo?
Per questo, dice, «Decline is a choice», il declino è una scelta. E gli Stati Uniti non vogliono essere «amministratori di un declino gestito». Servono alleati forti, capaci di difendersi da soli, orgogliosi della propria cultura e del proprio retaggio e pronti a difendere la civiltà comune. Rubio chiede una riforma della cooperazione internazionale. Ricorda che per il cessate il fuoco a Gaza e per i negoziati sull’Ucraina è stata necessaria la leadership americana. Non bisogna abolire le istituzioni, ma «riformarle e ricostruirle». E non si tratta solo di politiche sbagliate, ma di invertire la «disperazione e il compiacimento» in Occidente.
Insomma, lo «status quo è rotto», bisogna ripararlo. Ma Rubio, a differenza di Vance l’anno scorso, è venuto a dire a Monaco che dell’alleanza c’è ancora bisogno. Quanto di meglio, di questi tempi, gli europei possano aspettarsi dagli americani.

Rev.mo Padre Livio,
ascolto volentieri Radio Maria per la quale fate un eccellente servizio. Le rivolgo una domanda, alla quale spero Lei possa dare una risposta.
Lei dice che i Dieci segreti di Medjugorje verranno resi noti tre giorni prima che accadono. La mia domanda è questa: Verranno resi noti da tutti i sistemi di informazione che attualmente conosciamo?
Perché se è solo Radio Maria che li rende noti, solo 35 milioni di persone ne verranno a conoscenza e, se ho ben capito, dice che la Madonna con questi eventi vuole salvare l’umanità.
Le sarei grato se, gentilmente, potesse darmi una risposta.
Aldo di Pinerolo
Caro Aldo,
credo che i segreti verranno rivelati dalla persona incaricata (Non sappiamo ancora nulla di certo) attraverso la Parrocchia di Medjugorje, dalla quale vengono diffusi anche i Messaggi della Madonna.
Poi i vari mezzi di comunicazione mondiale potranno diffondere la notizia, non sappiamo però con quale affidamento.
In ogni caso i potentati umani perderanno la loro guerra contro Dio
Ave Maria
Padre Livio
Vangelo
Così fu detto agli antichi, ma io vi dico.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 17-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
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