La Parola di Dio si è fatta carne e il Verbo ha fondato la Chiesa. Queste sono realtà che guidano la Storia e sono le forze trainanti della Storia. Tutte le potenze del male che tentano di distruggere questa presenza divina nella Storia, alla fine periranno. Di qui questa espressione molto consolante che ci dà la speranza cristiana e cioè che le potenze del male non prevarranno mai sulla Chiesa che è la presenza di Dio nella Storia umana.
È importante, allora, ricordare i punti fondamentali della fede per quanto riguarda una visione della Storia così come la vede Dio. Noi viviamo il tempo della regalità di Cristo sul mondo, abbiamo alle spalle la Pasqua che è la grande vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Cristo è vittorioso sulle potenze del male che sono incarnate nella Storia. Dobbiamo abituarci a questa visione della Storia umana alla luce della fede, in modo particolare dobbiamo cogliere la particolarità del tempo che viviamo cioè che è avvenuta la Redenzione del mondo, Cristo ha vinto le potenze del male, è risorto glorioso ed è Re dell’universo con accanto Maria Regina del Cielo e della Terra.
Cristo è presente nella Storia umana, la guida e opera la Salvezza anche se le potenze del male sono operative e hanno la possibilità di agire fino alla fine del mondo. Questa presenza del male nella Storia umana per quanto potente sia, scompare di fronte all’Onnipotenza di Dio. Purtroppo, accade che non vediamo la divina onnipotenza perché abbiamo poca fede ma vediamo la potenza del male che opera quotidianamente nella nostra vita e dentro di noi. A volte arriviamo perfino ad arrenderci e a prostrarci alla potenza del male, addirittura alcuni pensano di uscirne fuori passando dalla parte del supposto vincitore che invece è già stato sconfitto con un decreto eterno. Il maligno è sconfitto da Cristo che, all’inizio della vita pubblica nel deserto e nei giorni della Passione, quando le potenze del male credevano di trionfare sono miseramente crollate.
Nel corso della Storia il male si gonfia e poi scoppia, esplode e poi si dissolve nel nulla. Il male costruisce castelli di carta che alla fine vanno in fumo. Mai farsi ipnotizzare dall’esibizionista e mentitore che si presenta come il benefattore e il vincitore e invece è lo sconfitto, è l’eternamente perdente. Questa è la visione cristiana della Storia ed è la realtà della Pasqua. Noi viviamo il tempo della regalità di Cristo sul mondo, è una regalità che si estende sugli imperi del mondo, anche sulle potenze che sembrano sotto il potere del maligno ma alla fine verranno sconfitte.
Pensiamo alla profezia di Fatima, dove viene elaborata, presentata e preannunciata la grande epopea della Russia. Eravamo nel 1917 la Russia era una potenza perdente nella Prima Guerra Mondiale. Gli zar che perdono andavano aboliti, pertanto Lenin prese il potere e diede inizio al comunismo mondiale che dalla Russia si è esteso in tutto il mondo. La Madonna a Fatima, dove ancora non c’era la Russia sovietica, fece una profezia dell’evoluzione della Russia che si espande, distrugge i popoli, porta la guerra e porta gli errori cioè la visione atea e materialistica della vita ovunque nel mondo. I primi comunisti-leninisti che sono stati sconfitti dall’avvento di Stalin vennero in Europa e portarono il materialismo. L’epopea nella Storia della Russia a livello di ateismo pratico e teorico è enorme, ha imbevuto il mondo intero. Quello che la Madonna ha preannunciato, ovvero la persecuzione della Chiesa specialmente nel dopoguerra e la distruzione dei popoli, è una profezia storica che riguarda un Paese noto a tutti. Anche nel Nuovo e nell’Antico Testamento sono stati scritti nomi storici perché è Dio che agisce nella Storia. Nella Passione abbiamo il nome di Ponzio Pilato che se non fosse stato per le Sacre Scritture nessuno avrebbe conosciuto la sua figura. Molti nomi storici che Dio utilizza per il bene o che agiscono contro Dio avranno, di conseguenza, il giudizio che si sono meritati.
La Storia continua e se la guardiamo nella luce della fede possiamo vedere la presenza e l’opera di Dio che intesse e prepara i suoi piani di salvezza, la venuta di Cristo, il vincitore del male e della morte, il Risorto, la nostra pace, la nostra gioia, la nostra vita. Non dobbiamo farci impaurire, non dobbiamo pensare che Dio guardi dal Cielo e non si curi della Storia umana. Dio ha prolungato la sua presenza in Gesù Cristo mediante la Chiesa e opera anche al di fuori della Storia umana per guidarla secondo il suo volere. Dobbiamo avere questa comprensione e consapevolezza della regalità di Cristo che in questo tempo si manifesta con l’invio di sua Madre, Maria Regina della pace. Chi segue le apparizioni della Madonna sa che fin dall’inizio si è ricollegata a Fatima, elaborando un piano unico che arriva fino al trionfo del suo Cuore Immacolato, un piano di Salvezza in cui sono presenti Nazioni come la Russia, la Polonia, l’Occidente, prepara il crollo del comunismo russo come avvenne nell’agosto del 1991.
Nel medesimo tempo, contrasta il piano di satana di rivincita per impossessarsi del mondo e dei popoli. Siamo in una fase in cui satana è sciolto dalle catene e cerca di distruggere il mondo, mietendo molte anime. La fase dell’Apocalisse che stiamo vivendo è importante perché è presente la Madonna incoronata di dodici stelle per trionfare, vincere, redarguire i potentati. Non dobbiamo avere paura di nulla, ma avere la testa alta come ci ha insegnato Papa Leone XIV, il quale ci ricorda che bisogna avere umiltà e coraggio perché è di Dio la potenza e la gloria. La verità si deve dire chiaramente ai potenti affinché si inginocchino davanti a Dio e non pretendano il contrario. Il comportamento del Papa è confortante perché invita tutti i potenti di questo mondo ad inginocchiarsi davanti al Dio della pace e dell’amore. Dio vuole un’umanità felice e il Papa utilizza forza, dedizione, umiltà e coraggio nei confronti del mondo.
Chi governa il mondo è Dio e in questo momento l’ha affidato alla Regina della pace che è qui con il suo piano del tempo dei Segreti che si realizzerà necessariamente. In tutti questi anni non abbiamo fatto altro che mostrare come la Madonna sta realizzando sempre più incisivamente il suo piano di Salvezza al quale dobbiamo collaborare con umiltà, gioia e coraggio. La vittoria è sicura, il suo Cuore Immacolato trionferà e la potenza di satana è una falsa forza. Dobbiamo essere coloro che umilmente hanno contribuito alla vittoria di Maria con la preghiera, la testimonianza e la generosità della loro vita.
15 Aprile 2026 ore 09:39
di Roberto de Mattei – Esteri | CR 1946
Dopo le invettive del presidente Trump contro Papa Leone XIV, la deplorazione è d’obbligo, e bene ha fatto la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ad esprimerla, come leader di una nazione che ospita la Cattedra di Pietro. Leone XIV è il Capo della Chiesa universale, al di sopra di tutti i potenti della terra, e mai come in questo caso il rispetto della forma è rispetto della sostanza. Ma alla deplorazione deve seguire l’analisi delle parole e dei fatti, se non si vuole essere vittima delle sabbie mobili del caos che inghiottiscono chiunque rinunci all’uso della ragione in un’epoca di turbolenza come quella che viviamo. E la prima domanda che deve porsi chi vuole usare la ragione è perché Donald Trump abbia attaccato frontalmente Leone XIV, accusandolo di essere «liberal» e di «assecondare la sinistra radicale» quando, nel suo primo mandato presidenziale, non ha mai attaccato con tanta veemenza papa Francesco, che era certamente più «liberal» e di sinistra del suo successore.
Ripercorriamo innanzitutto gli eventi: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», ha scritto Trump il 7 aprile su Truth, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum con cui tentava di far accettare a Teheran una resa incondizionata. Leone XIV ha preso sul serio la minaccia roboante di Trump e lo stesso giorno, uscendo da Castel Gandolfo ha definito «inaccettabile» la minaccia al popolo iraniano. Non era la prima volta che in maniera diretta o indiretta rimproverava il presidente americano per la sua gestione della crisi.
L’11 aprile, dopo la veglia di preghiera tenuta nella basilica di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo i colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump si è sfogato contro il Papa sul suo social, Truth definendolo «debole sui fatti criminosi» e «pessimo in politica estera». Il presidente americano ha aggiunto: «Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni – inclusi assassini, spacciatori e killer – mandandoli nel nostro Paese». Trump ha detto ancora, «Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto». Il duro post è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di un Trump-Messia, presto rimossa dopo la pioggia di critiche.
All’attacco frontale di Trump, è seguita una sobria replica di Leone XIV. «Non mi fa paura» e «non voglio aprire un dibattito», ha detto il Papa ai giornalisti. sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!», ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare «del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce» contro i conflitti.
Trump, che non mostra di conoscere né le regole della diplomazia, né quelle della buona educazione, si serve dell’iperbole come arma di negoziato, Non è l’unico a farlo. Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, Putin, e soprattutto, l’ex Presidente russo Dmitry Medvedev, continuano a minacciare l’uso dell’arma nucleare. È molto inquietante, ma non è detto che abbiano intenzione di far seguire i fatti alle parole. Il problema è che la Russia, come la Cina e la Corea del Nord, dispone di un arsenale nucleare, l’Iran non ancora. Qui cade la domanda di fondo, formulata da Mario Sechi su “Libero” del 14 aprile in questi termini: «Cosa si fa con l’Iran che ribadisce di voler continuare il suo programma nucleare»? La trattativa, infatti, è fallita proprio perché l’Iran non vuole rinunciare all’uso della bomba atomica. Un intervento militare svolto a sventare questa minaccia non rientra in quel caso di “guerra giusta” che George Weigel ha evocato nel suo articolo On War, Peace, the President and the Pope sul “Washington Post” del 13 aprile? Weigel sottolinea che il conflitto non può essere affrontato solo con argomentazioni politiche, ma deve essere valutato secondo criteri etici, invitando a un dialogo più serio e responsabile tra autorità politica e religiosa sui temi della guerra e della pace.
Il Papa ha giustamente ricordato che la sua voce non è quella di un leader politico, ma quella della Chiesa che annuncia il Vangelo e richiama il mondo alla pace. Tuttavia, il 4 aprile, ha invitato i cittadini americani a far sentire la propria voce presso i membri del Congresso per por fine alla guerra. Probabilmente non era mai accaduto che un Pontefice si rivolgesse direttamente a un popolo per invitare i cittadini a far pressione sui propri rappresentanti. Non a caso, “La Repubblica” del 14 aprile ha pubblicato un’intera pagina contro Trump del gesuita padre Antonio Spadaro, intitolandola: «La voce di Prevost come atto politico contro la legge del presidente».
Il regime sanguinario di Teheran, strumentalizzando la situazione, è intervenuto, a sua volta, con un messaggio rivolto al Papa. Mentre Leone XIV visitava la grande Moschea di Algeri, il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian, rivolgendosi al Pontefice, così si è espresso: «A nome della grande nazione iraniana, condanno l’insulto rivolto a Vostra Eccellenza e dichiaro che la profanazione di Gesù (la pace sia con lui), il Profeta della pace e della fratellanza, è inaccettabile per qualsiasi persona libera. Le auguro che Allah le conceda la gloria».
Di fatto si sta rinnovando una polarizzazione tra la Santa Sede e gli Stati Uniti, che ha radici culturali antiche. Nel 1776, l’anno della Dichiarazione di Indipendenza di cui ricorre il 4 luglio il 250esimo anniversario, gli Stati Uniti definirono la loro identità rifiutando qualsiasi autorità religiosa che ambisse ad essere “suprema”, a cominciare dalla “Monarchia Romana”. Gli scandali finanziari e morali degli ultimi anni hanno inoltre screditato una parte della gerarchia americana e la rinascita del cattolicesimo sta avvenendo negli ambienti tradizionali, che criticavano papa Francesco e ancora diffidano del suo successore. Ciò fa capire le difficoltà che incontrerà, fin dall’inizio del suo incarico, mons. Gabriele Caccia, nuovo nunzio a Washington.
Trump pagherà le conseguenze dei suoi errori nelle prossime elezioni di Midterm, ma Leone XIV non ha scadenze elettorali né preoccupazioni mediatiche di cui deve tener conto. È sufficiente che svolga bene il suo ministero petrino, ricordando l’insegnamento immutabile della Chiesa in termini di guerra e di pace.
Il Papa, che è un figlio di sant’Agostino, conosce certamente un celebre passo del Dottore di Ippona, ricordato da Pio XII nell’enciclica Communium interpretes dolorum del 15 aprile 1945: «Desideri la pace? Opera giusto e avrai la pace: poiché la giustizia e la pace si sono baciate (Sal 84, 11). Se non ami la giustizia, non avrai la pace: infatti la giustizia e la pace si amano e sono tra loro talmente unite, che se fai giusto, troverai la pace che bacia la giustizia… Se dunque vuoi venire alla pace, opera giusto: allontanati dal male e segui il bene, questo significa amare la giustizia; e quando avrai lasciato il male e avrai fatto il bene, cerca la pace e seguila (Ps. 84, 12: PL 37, 1078)».
Erano gli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e Pio XII chiedeva «al Redentore divino e alla sua santissima Madre, in spirito di preghiera e di penitenza che sia vera e sincera la pace che porrà termine a questa guerra funesta e sanguinosa». Questo è sempre stato l’insegnamento della Chiesa: non basta invocare a parole la pace, bisogna operare fattivamente, per instaurare la giustizia, e soprattutto chiedere l’aiuto soprannaturale della grazia per portare al mondo la pace di Cristo, che è ben diversa da quella falsa del mondo (Gv 14-27-31).

Programma di Padre Livio – Giovedì 16 Aprile 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
“Le porte dell’inferno non prevarranno”
Viviamo il tempo della regalità di Cristo sul mondo
Continua nella storia l’azione del mistero di iniquità
In questa fase storica “Satana è sciolto dalle catene” e vuole distruggere l’opera della creazione e della Redenzione
Questo è il motivo della lunga presenza di Maria in mezzo a noi
Maria ha un piano che sta realizzando per portare il mondo a un tempo di pace.
La Madona ci assicura che il suo piano si realizzerà
Il nostro compito è quello di rispondere con perseveranza alla sua chiamata e di guardare al futuro con speranza.
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (7)
Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro
h. 9.15 – 9.35: NOTIZIE DAL MONDO
La Chiesa non fa politica ma teologia della storia
h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla preghiera (95)
h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
37. Le anime perdute che si schierano col maligno
“Col primo Segreto Satana comincerà a perdere il suo potere” (Mirjana)
Man mano che i Segreti si realizzano cresceranno le conversioni nel mondo
I forti nella fede supereranno le prove e le persecuzioni
I deboli nella fede corrono il rischio di rinnegare Cristo
I duri di cuore e gli impenitenti vanno verso la perdizione
Il compito degli apostoli di Maria per salvare le anime in pericolo e quelle schierate col maligno
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO
Libro di Padre Livio: Senza Dio non c’è futuro (15 puntata)
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8 Aprile 2026 ore 09:55
di Roberto de Mattei – Storia | CR 1945
La Santa Pasqua ci ricorda che il centro della storia è Gesù Cristo, Verbo Incarnato, crocifisso per noi e risuscitato per salvare il genere umano. Tutta la storia ruota attorno a Gesù Cristo e alla Chiesa che nacque dal Suo costato trafitto sul Calvario. Per il cristiano, ci ricorda dom Guéranger, non esiste una storia puramente umana. L’uomo è stato chiamato da Dio a un destino soprannaturale e la storia dell’umanità deve darne testimonianza.
C’è chi crede che i cristiani debbano disinteressarsi della storia. È vero il contrario. La caratteristica della religione cattolica è quella di essere una religione storica. La storia non va negata, ma giudicata, nel suo svolgimento, alla luce di Gesù Cristo e della Chiesa. Le rivelazioni di Paray le Monial a santa Margherita Maria Alacoque e quelle della Madonna ai tre pastorelli di Fatima, contengono precisi riferimenti storici e politici, che aiutano a leggere i misteriosi disegni della Divina Provvidenza nelle vicende umane. Tutti conoscono questi messaggi. Ma ve ne è uno meno conosciuto, la lettera del 14 maggio 1873 di san Giovanni Bosco all’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, allora sovrano di un immenso impero multietnico che si estendeva dall’Europa centrale ai Balcani.
Due anni prima, la vittoria prussiana sulla Francia aveva condotto, nel 1871, alla proclamazione dell’Impero tedesco, con il Re di Prussia, Guglielmo I di Hohenzollern, elevato alla dignità imperiale. La caduta di Napoleone III portò all’invasione dello Stato Pontificio e all’instaurazione della Terza Repubblica in Francia, mentre Bismarck, perseguendo esclusivamente gli interessi della Germania, si volse contro l’Austria, per indebolirla e umiliarla, a vantaggio del nuovo Stato tedesco.
In quel momento, l’Impero austriaco rappresentava ancora un riflesso di quel regime antico che la Rivoluzione francese aveva voluto distruggere. L’influenza economica e sociale della Germania contribuì a trasformare la Vienna tradizionale, epicentro dell’espansione della fede e capitale del Sacro Impero, nella Vienna della finanza e del “progresso”. La tradizionale economia agricola, rurale e pastorale si trasformò nel moderno sistema bancario e finanziario. Inoltre, nella Vienna fine secolo cominciarono a svilupparsi correnti positiviste, razionaliste, vitaliste ed esoteriche, estranee alla tradizione cattolica.
Eppure la Divina Provvidenza volle intervenire per riportare l’Austria sulla retta via, attraverso l’appello di san Giovanni Bosco all’Imperatore. Ecco il testo della sua lettera:
«Questo dice il Signore all’imperatore d’Austria: Fatti animo! Provvedi a’ miei servi fedeli ed a te stesso! Il mio furore si versa sopra tutte le nazioni della terra, perché si vuole far dimenticare la mia legge; portare in trionfo quelli che la profanano; opprimere quelli che la osservano.
Vuoi tu essere la verga della mia Potenza? Vuoi tu compiere gli arcani miei voleri e divenire un benefattore del mondo?
Appoggiati sulle potenze del Nord, ma non sulla Prussia. Stringi relazioni colla Russia, ma niuna alleanza. Associati colla Francia. Dopo la Francia avrai la Spagna.
Fatti un solo Spirito ed una sola azione. Somma segretezza ai nemici del mio Santo Nome. Colla prudenza e coll’energia diverrete invincibile. Non credere alle menzogne di chi ti dicesse il contrario.
Abborrisci i nemici del Crocifisso. Spera e confida in Me, che sono il Donatore delle vittorie agli eserciti, il Salvatore dei popoli e dei Sovrani.
Amen. Amen».
Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira commenta questa lettera sottolineando come il santo esortava l’Imperatore ad essere un alleato della Francia cattolica e della Spagna; a stare in guardia dalla Prussia; a mantenere rapporti con la Russia ma non tanto stretti; a non scatenare una guerra né lasciarsene coinvolgere; infine, a prendere la guida della causa cattolica in tutta Europa, a cominciare dall’Austria.
Dio promise a Francesco Giuseppe, per mezzo di don Bosco, che, se avesse corrisposto a queste indicazioni, sarebbe stato al suo fianco e avrebbe portato al massimo splendore la potenza della Casa d’Austria. Purtroppo, l’imperatore non accolse questo appello, così come il Re di Francia Luigi XIV nel 1689 non aveva raccolto la richiesta trasmessagli da santa Margherita Maria Alacoque di intronizzare solennemente e pubblicamente il Sacro Cuore, consacrando ad esso il suo regno. Cento anni dopo scoppiò la Rivoluzione francese, la monarchia fu travolta e Luigi XVI, discendente sul trono di Luigi XIV, venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793.
Anche alla luce di questo precedente, come non mettere in relazione il monito inascoltato di don Bosco, con i gravi disastri che colpirono in seguito l’Impero austro-ungarico? L’allontanamento dal sovrano dell’imperatrice Elisabetta di Baviera, che visse a lungo lontana dalla Corte e fu infine assassinata da un anarchico italiano in Svizzera; il dramma di Mayerling, con il suicidio del figlio Rodolfo d’Asburgo-Lorena; il tragico attentato di Sarajevo, in cui perse la vita l’erede Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este; la catastrofe della monarchia austro-ungarica nella Prima guerra mondiale; e, infine, la morte in esilio dell’imperatore Carlo I d’Austria, spentosi di tubercolosi sull’isola di Madeira.
La lettera di don Bosco a Francesco Giuseppe appare, in retrospettiva, come un richiamo profetico analogo a quello di Fatima dove, il 13 luglio 1917, la Madonna disse a suor Lucia: «Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati». Ma il 29 agosto 1931 suor Lucia ricevette una intima comunicazione del Signore, secondo cui le sue richieste non erano state esaudite dai vertici della Chiesa. «Non hanno voluto accogliere la mia richiesta. Come il re di Francia si pentiranno e lo faranno, ma sarà troppo tardi. La Russia avrà sparso i suoi errori nel mondo provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. Il Santo Padre dovrà soffrire molto».
Guerre, persecuzioni e sofferenze hanno la loro radice nella volontà disordinata degli uomini, che rifiutano i piani della Divina Provvidenza. Meditare le parole di don Bosco e di Fatima significa avere il senso soprannaturale della storia. Significa ricordare che lo storico e l’uomo politico cristiano devono compiere le loro valutazioni in base non a criteri meramente politici ed economici ma alla teologia della storia cristiana, l’unica che può assicurare l’ordine e la vera pace al genere umano.
