8 Aprile 2026 ore 09:55

di Roberto de Mattei  – Storia | CR 1945

La Santa Pasqua ci ricorda che il centro della storia è Gesù Cristo, Verbo Incarnato, crocifisso per noi e risuscitato per salvare il genere umano. Tutta la storia ruota attorno a Gesù Cristo e alla Chiesa che nacque dal Suo costato trafitto sul Calvario. Per il cristiano, ci ricorda dom Guéranger, non esiste una storia puramente umana. L’uomo è stato chiamato da Dio a un destino soprannaturale e la storia dell’umanità deve darne testimonianza.

C’è chi crede che i cristiani debbano disinteressarsi della storia. È vero il contrario. La caratteristica della religione cattolica è quella di essere una religione storica. La storia non va negata, ma giudicata, nel suo svolgimento, alla luce di Gesù Cristo e della Chiesa. Le rivelazioni di Paray le Monial a santa Margherita Maria Alacoque e quelle della Madonna ai tre pastorelli di Fatima, contengono precisi riferimenti storici e politici, che aiutano a leggere i misteriosi disegni della Divina Provvidenza nelle vicende umane. Tutti conoscono questi messaggi. Ma ve ne è uno meno conosciuto, la lettera del 14 maggio 1873 di san Giovanni Bosco all’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, allora sovrano di un immenso impero multietnico che si estendeva dall’Europa centrale ai Balcani. 

Due anni prima, la vittoria prussiana sulla Francia aveva condotto, nel 1871, alla proclamazione dell’Impero tedesco, con il Re di Prussia, Guglielmo I di Hohenzollern, elevato alla dignità imperiale. La caduta di Napoleone III portò all’invasione dello Stato Pontificio e all’instaurazione della Terza Repubblica in Francia, mentre Bismarck, perseguendo esclusivamente gli interessi della Germania, si volse contro l’Austria, per indebolirla e umiliarla, a vantaggio del nuovo Stato tedesco.

In quel momento, l’Impero austriaco rappresentava ancora un riflesso di quel regime antico che la Rivoluzione francese aveva voluto distruggere. L’influenza economica e sociale della Germania contribuì a trasformare la Vienna tradizionale, epicentro dell’espansione della fede e capitale del Sacro Impero, nella Vienna della finanza e del “progresso”. La tradizionale economia agricola, rurale e pastorale si trasformò nel moderno sistema bancario e finanziario. Inoltre, nella Vienna fine secolo cominciarono a svilupparsi correnti positiviste, razionaliste, vitaliste ed esoteriche, estranee alla tradizione cattolica.

Eppure la Divina Provvidenza volle intervenire per riportare l’Austria sulla retta via, attraverso l’appello di san Giovanni Bosco all’Imperatore. Ecco il testo della sua lettera:

«Questo dice il Signore all’imperatore d’Austria: Fatti animo! Provvedi a’ miei servi fedeli ed a te stesso! Il mio furore si versa sopra tutte le nazioni della terra, perché si vuole far dimenticare la mia legge; portare in trionfo quelli che la profanano; opprimere quelli che la osservano.

Vuoi tu essere la verga della mia Potenza? Vuoi tu compiere gli arcani miei voleri e divenire un benefattore del mondo?

Appoggiati sulle potenze del Nord, ma non sulla Prussia. Stringi relazioni colla Russia, ma niuna alleanza. Associati colla Francia. Dopo la Francia avrai la Spagna.

Fatti un solo Spirito ed una sola azione. Somma segretezza ai nemici del mio Santo Nome. Colla prudenza e coll’energia diverrete invincibile. Non credere alle menzogne di chi ti dicesse il contrario.

Abborrisci i nemici del Crocifisso. Spera e confida in Me, che sono il Donatore delle vittorie agli eserciti, il Salvatore dei popoli e dei Sovrani.

Amen. Amen».

 Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira commenta questa lettera sottolineando come il santo esortava l’Imperatore ad essere un alleato della Francia cattolica e della Spagna; a stare in guardia dalla Prussia; a mantenere rapporti con la Russia ma non tanto stretti; a non scatenare una guerra né lasciarsene coinvolgere; infine, a prendere la guida della causa cattolica in tutta Europa, a cominciare dall’Austria. 

Dio promise a Francesco Giuseppe, per mezzo di don Bosco, che, se avesse corrisposto a queste indicazioni, sarebbe stato al suo fianco e avrebbe portato al massimo splendore la potenza della Casa d’Austria. Purtroppo, l’imperatore non accolse questo appello, così come il Re di Francia Luigi XIV nel 1689 non aveva raccolto la richiesta trasmessagli da santa Margherita Maria Alacoque di intronizzare solennemente e pubblicamente il Sacro Cuore, consacrando ad esso il suo regno. Cento anni dopo scoppiò la Rivoluzione francese, la monarchia fu travolta e Luigi XVI, discendente sul trono di Luigi XIV, venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793. 

Anche alla luce di questo precedente, come non mettere in relazione il monito inascoltato di don Bosco, con i gravi disastri che colpirono in seguito l’Impero austro-ungarico? L’allontanamento dal sovrano dell’imperatrice Elisabetta di Baviera, che visse a lungo lontana dalla Corte e fu infine assassinata da un anarchico italiano in Svizzera; il dramma di Mayerling, con il suicidio del figlio Rodolfo d’Asburgo-Lorena; il tragico attentato di Sarajevo, in cui perse la vita l’erede Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este; la catastrofe della monarchia austro-ungarica nella Prima guerra mondiale; e, infine, la morte in esilio dell’imperatore Carlo I d’Austria, spentosi di tubercolosi sull’isola di Madeira.

 La lettera di don Bosco a Francesco Giuseppe appare, in retrospettiva, come un richiamo profetico analogo a quello di Fatima dove, il 13 luglio 1917, la Madonna disse a suor Lucia: «Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati». Ma il 29 agosto 1931 suor Lucia ricevette una intima comunicazione del Signore, secondo cui le sue richieste non erano state esaudite dai vertici della Chiesa. «Non hanno voluto accogliere la mia richiesta. Come il re di Francia si pentiranno e lo faranno, ma sarà troppo tardi. La Russia avrà sparso i suoi errori nel mondo provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. Il Santo Padre dovrà soffrire molto». 

Guerre, persecuzioni e sofferenze hanno la loro radice nella volontà disordinata degli uomini, che rifiutano i piani della Divina Provvidenza. Meditare le parole di don Bosco e di Fatima significa avere il senso soprannaturale della storia. Significa ricordare che lo storico e l’uomo politico cristiano devono compiere le loro valutazioni in base non a criteri meramente politici ed economici ma alla teologia della storia cristiana, l’unica che può assicurare l’ordine e la vera pace al genere umano.