BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 16 Aprile 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

Senza perseveranza nella fede non si arriva alla meta

La vita è un cammino che ha un inizio e una fine

Per chi non crede la vita è un procedere verso la morte

Per chi crede è un pellegrinaggio verso la gioia del Cielo

Lungo il fluire del tempo le situazioni cambiano in meglio o in peggio

Oggi molti perdono la fede e vagano qua e là senza una meta

Ogni giorno la fede va rinnovata con la preghiera e la perseveranza

Quando cadi devi rialzarti, quando vai fuori strada devi rientrare

Alla fine non ti troverai dinanzi a un abisso, ma alla porta della vita e della gioia.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (8)

Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro

h. 9.15 – 9.35: NOTIZIE DAL MONDO

Ora Trump ha una questione cattolica (articolo di Federico Rampini)

h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (96)

h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

38. Le conversioni nel tempo dei Segreti

La Madonna ha promesso il trionfo del suo Cuore Immacolato al termine dei Segreti

Ha promesso un tempo di pace e di prosperità e la Conversione della Russia

Il tempo dei Segreti vedrà la manifestazione del Soprannaturale

In particolare col segno sulla collina e la profezia dei tre giorni prima

Tutto questo scuoterà l’incredulità di molti e cadranno molte squame dagli occhi

A ciò va aggiunto la testimonianza dei credenti e la presenza di Maria

La Chiesa vedrà le più numerose conversioni della sua storia

Il mondo potrà godere un tempo di pace prima della battaglia finale

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO

Libro di Padre Livio: Senza Dio non c’è futuro (15 puntata)

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Papa Leone: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Chiesa – 17 Aprile 2026

Oggi Prevost andrà a Duala, la capitale economica Camerun, il settimo spostamento aereo nei primi cinque giorni del suo viaggio in Africa

DAL NOSTRO INVIATO

BAMENDA (Camerun) «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare».

Il comprensorio della cattedrale di Bamenda, delimitato da cancellate, comprende la chiesa e una serie scuole dal nido al college. Gli ingressi sono controllati, davanti e dentro la chiesa entrano gruppi selezionati, altri migliaia restano all’esterno e nelle strade della città.

E mentre il Papa interviene in inglese, la voce rimandata dagli altoparlanti, dentro e fuori la chiesa c’è un silenzio che contrasta con il calore dell’accoglienza, migliaia di persone che aspettavano il Papa e ora non si perdono una parola: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni («a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!».

Oggi Prevost andrà a Duala, la capitale economica Camerun, il settimo spostamento aereo nei primi cinque giorni del suo viaggio in Africa. Come Francesco nove anni fa, nella Repubblica centrafricana, giovedì ha passato la giornata in una regione divisa dalla guerra civile, nel Nord-Ovest del Camerun.

Per l’occasione, i ribelli indipendentisti avevano annunciato una tregua di tre giorni ma non si sa mai, l’intero percorso del Papa era sorvegliato da militari in tuta mimetica, volto coperto e armi automatiche.

Leone XIV è arrivato all’incontro per la pace su una papabile blindata e protetta da vetri antiproiettile, la stessa che nel pomeriggio lo avrebbe portato tra i ventimila fedeli arrivati per la messa celebrata nell’aeroporto.

Mentre saliva la scalinata che conduce all’ingresso della cattedrale, era protetto alle spalle dai militari. La guerra civile non fa distinzioni di credo e anzi «ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un movimento per la pace», ha ricordato Prevost: «In quanti luoghi della terra vorrei che avvenisse così! Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».

Nel mondo diviso da oltre una cinquantina di conflitti tutto si tiene, Leone parla di una delle diverse guerre dimenticate per parlare di tutte le guerre, «serviamo insieme la pace!», il tema che soprattutto dopo gli attacchi di Trump ha finito riassumere il senso del viaggio africano e dello stesso pontificato del primo Papa americano.

Bamenda sta su un altopiano a milleseicento metri d’altezza, un paesaggio di palme, campi coltivati soprattutto a mais e colline a chiudere l’orizzonte.

Dopo l’indipendenza del 1960, qui le tensioni tra la minoranza di lingua inglese e la maggioranza francofona sono cresciute fino alla dichiarazione di indipendenza degli irredentisti anglofoni, la proclamazione nel 2017 della «Repubblica di Ambazonia», da Ambas Bay, la baia del fiume Mungo che in epoca coloniale segnava il confine tra il Camerun francese e quello Sud-occidentale sotto il mandato britannico.

Ne è nata una guerra che ha causato migliaia di morti e più di settecentomila sfollati. Le postazioni militari governative sparse nella zona vengono periodicamente attaccate dai ribelli.

Nei giorni in cui si spara, scatta il coprifuoco o la fuga nei boschi o nelle case parrocchiali e le missioni del comunità religiose. La chiusura forzata e ricorrente delle scuole ha complicato la formazione di una generazione di bambini. Alcune facciate in cemento o mattoni d’argilla mostrano fori di proiettile.

«Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine», dice Papa Leone.

Del resto le guerre si somigliano, le sue considerazioni si ampliano all’intero pianeta: «È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a “U” – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana».

Nel pianeta devastato da pochi dominatori, c’è tuttavia una miriade di persone che lavora alla pace, «sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare».

Nella cattedrale c’è il rappresentante dei capi tradizionali che ringrazia perché «la maggior parte delle migliori scuole e dei migliori istituti superiori è gestita dalla Chiesa cattolica, così come ospedali, orfanotrofi e, oggi, anche università».

L’imam di Buea ricorda che la guerra non fa distinzioni di credo, da ultimo «il 14 novembre 2025 alcuni uomini armati durante la preghiera hanno assaltato la moschea di Sagba, a circa 20 chilometri da Bamenda, uccidendo tre persone e ferendone altre nove».

Il portavoce delle chiese protestanti e anglicana ricorda gli sforzi di tutti i leader religiosi per tentare una mediazione tra governativi e ribelli. «Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa», conclude il Papa: «Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme», alla fine libera fuori dalla cattedrale sette colombe bianche.

La messa del pomeriggio viene celebrata accanto alla pista dell’aeroporto per ragioni di sicurezza, l’area è chiusa e più facile da sorvegliare.

Qui Leone si concentra sul Camerun, «le numerose forme di povertà», «la corruzione», i «gravi problemi nel sistema educativo e sanitario» e «la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani», ma non basta: «Alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo».

Di rado il tono di Prevost è stato così vibrante: «Questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani! Adesso e non in futuro! È giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione».

L’ultimo richiamo è al «coraggio degli Apostoli» che nel racconto degli Atti «si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo è il primo passo per cambiare le cose».

Il Papa cita la risposta di Pietro alle minacce ricevute per la loro testimonianza: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini».

Trump ora ha una «questione cattolica»: i 3 cerchi di un errore (ben più serio di quanto lui possa immaginare)

di Federico Rampini| 17 aprile 2026 – Corriere della Sera – 17 Aprile 1016

Il patrimonio di consensi del presidente Usa è stato messo a repentaglio in pochi giorni dagli attacchi contro il primo Pontefice di origine statunitense

Il copione della guerra in Iran per adesso sta continuando com’era cominciato: il fronte esterno è più favorevole a Trump di quello interno. Sul terreno strettamente militare, ma anche su quello geoeconomico, gli ultimi sviluppi sono abbastanza favorevoli.

Il contro-blocco di Hormuz, cioè l’embargo Usa sulle navi iraniane, per quanto parziale può spingere il regime di Teheran a maggiori concessioni al tavolo del negoziato in Pakistan.

record storici delle Borse Usa, così come il buon andamento del mercato di Tokyo, e la crescita del Pil cinese al 5%, sono tutti dati che convergono a smentire le narrazioni più apocalittiche. Una schiarita sembra arrivare perfino dal Libano con l’annuncio di una tregua di dieci giorni.

Diverso è il fronte interno, quello dove Trump arranca contro un’opinione pubblica sfavorevole. L’avvio della procedura di impeachment da parte dei democratici contro il segretario alla Guerra Pete Hegseth rimarrà un gesto simbolico, fine a sé stesso. Mancano i numeri parlamentari perché l’impeachment si realizzi.

D’altronde i capi d’imputazione contro Hegseth a rigore andrebbero rivolti al Commander-in-Chief cioè il presidente stesso: se questa guerra è illegale, se nel farla sono stati commessi dei reati, la responsabilità ultima è di Trump. Questo rinvia all’importanza delle elezioni di mid-term del 3 novembre: in quel voto legislativo, se i democratici dovessero conquistare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, tra i loro ranghi affiorerà di nuovo il «partito dell’impeachment» contro il presidente.

Sulle dinamiche elettorali da qui a novembre Trump si sta rivelando il peggior nemico di sé stesso. Come non bastasse questa guerra, impopolare fin dall’inizio perché lui non l’ha mai spiegata a dovere, l’apertura di una «questione cattolica» dentro la base della destra è un problema serio.

Ricordo che i cattolici statunitensi da anni si erano spostati a destra, spesso in aperto dissenso con le posizioni del Vaticano durante il pontificato di papa Francesco. Il cattolicesimo americano era diventato uno dei bacini elettorali decisivi per riportare Trump alla Casa Bianca con l’elezione del novembre 2024.

Le ragioni sono molteplici. L’elettorato cattolico ha reagito agli eccessi della cultura «woke» nella sinistra democratica; ha visto minacciati i valori tradizionali, il ruolo della famiglia, dalle campagne più radicali per l’agenda Lgbtq+; non ha condiviso il permissivismo sul crimine o sull’immigrazione clandestina durante la presidenza Biden; né il terzomondismo antiamericano del pontificato Bergoglio.

Lo spostamento a destra dei cattolici si era sovrapposto a quello di comunità etniche: italo-americani, irlandesi, polacchi, latinos. Non era passato inosservato l’intervento di Trump in favore dei cristiani perseguitati in Nigeria dal terrorismo jihadista.

Tutto questo patrimonio di consensi è stato messo a repentaglio in pochi giorni dagli attacchi contro il primo papa di origine statunitense, un pontefice comprensibilmente molto popolare tra i suoi concittadini, del quale i cattolici americani sono orgogliosi, e che è ben diverso dal suo predecessore.

Sullo scontro fra Trump e papa Leone, vi propongo qui un’analisi illuminante. L’autore è Ross Douthat, opinionista del New York Times con alcune credenziali specifiche: è un intellettuale conservatore molto autorevole, non trumpiano (semmai anti-trumpiano, ancorché aperto a riconoscere meriti occasionali a questo presidente), e lui stesso cattolico.

Douthat è in una posizione privilegiata per darci un punto di vista autorevole che viene proprio da quella minoranza cattolica americana dove Trump in passato raccolse molti voti e nella quale ha reclutato il proprio vicepresidente JD Vance e il proprio segretario di Stato Marco Rubio.

«Analizziamo – scrive Douthat – l’ultimo scontro tra Chiesa e impero, il conflitto aperto tra il presidente Donald Trump e papa Leone XIV, attraverso tre cerchi concentrici, che ci portano dalle realtà generali della politica cattolica fino alle specificità più scottanti di questo caso. A livello generale, non c’è nulla in un conflitto tra un’autorità secolare e il pontefice romano che dovrebbe sconvolgere i cattolici. Nulla nella dottrina cattolica afferma che i papi sono immuni da errori quando parlano di politica, e la storia offre abbondanti prove del fatto che possono commettere sbagli anche gravi. Di conseguenza, quando i papi si occupano di politica, non è blasfemo che i politici dissentano da loro, e questi contrasti non sono nuovi. Sono vicende molto tradizionali, durano dal Medioevo.

Nell’attuale zona di controversia — quella che oppone il papa, il Vaticano o cardinali di primo piano al nazionalismo di destra — i conservatori hanno spesso lamentele ragionevoli. La dottrina sociale cattolica sfida sia la destra sia la sinistra, ma è un equilibrio difficile, e i leader della Chiesa tendono spesso a criticare più duramente una parte politica e a sostenere l’altra. Sotto Giovanni Paolo II, molti cattolici progressisti ritenevano legittimamente che il Vaticano fosse più vicino alla destra; sotto Francesco la dinamica si è invertita.

Pur essendo contrario all’aborto, all’eutanasia e ad altri capisaldi progressisti, Francesco ha dato priorità alle questioni economiche e ambientali. Nutriva una personale avversione per i conservatori, in particolare quelli americani, rispetto ai progressisti.

Leone ha portato maggiore stabilità alla Chiesa. Ha mostrato ai conservatori un volto più paterno, ha preso sul serio le loro preoccupazioni sulla liturgia e la chiarezza dottrinale, pur continuando a riecheggiare Francesco su temi come immigrazione e cambiamento climatico. Di conseguenza, si è vista una separazione più netta tra una minoranza di cattolici di destra molto attivi online, sempre pronti allo scontro con il papato, e una base conservatrice più ampia, disposta ad accettare un papa dai toni talvolta progressisti purché non appaia intenzionato a sconvolgere la dottrina.

E tuttavia l’inclinazione a sinistra del Vaticano nei dibattiti politici contemporanei può rivelare mancanze di carità o di chiarezza. La carità difettosa emerge soprattutto quando i leader ecclesiastici parlano di immigrazione: dovrebbe essere possibile difendere i migranti dagli abusi, e al tempo stesso riconoscere le ragioni legittime per cui i cattolici americani giudicano disastrosa la politica di frontiere aperte di Joe Biden, o per cui i cattolici europei temono una trasformazione religiosa dei loro Paesi a causa dell’immigrazione musulmana.

Il Vaticano appare più a suo agio nel dialogo con Biden o con Macron che con Trump o Marine Le Pen, ma fatica a comprendere perché una parte consistente dei suoi fedeli preferisca le destre.

La mancanza di chiarezza, invece, è un problema ricorrente nel linguaggio ecclesiastico su temi che vanno dalla ricchezza alla povertà fino alla guerra e alla pace. I commenti papali sull’economia possono apparire non solo orientati a sinistra ma anche vaghi. Le posizioni sulla politica estera rischiano di scivolare verso un pacifismo disinvolto, non sempre coerente con la tradizione cattolica. Si ha il diritto di chiedere al Vaticano di riconoscere che il potere militare talvolta svolge un ruolo moralmente legittimo.

Queste sono le ragioni del dissenso dei cattolici conservatori da Roma. Ma iniziano a incrinarsi quando si passa al secondo cerchio, quello della guerra in Iran, la questione che ha fatto esplodere il conflitto tra la Chiesa e Trump. Qui non è il papato a mostrare difficoltà con le questioni concrete; sono invece le argomentazioni della Casa Bianca a vacillare.

I sostenitori di Trump lamentano che certi cardinali americani di orientamento progressista sono faziosi, e che il Vaticano non denuncia abbastanza il regime iraniano. Ma queste sono obiezioni secondarie rispetto alla domanda fondamentale: la guerra è giusta oppure no?

Trump non ha fornito una giustificazione coerente. Si potrebbe sostenere, per esempio, che la guerra è giusta perché mira a rovesciare un governo malvagio. Ma Trump sostiene di non voler un cambio di regime e di essere disposto a un accordo che lasci al potere l’élite clericale.

Oppure si potrebbe dire che si tratta di un intervento limitato per prevenire una minaccia militare iraniana. Ma Trump ha più volte evocato una campagna molto più ampia, con bombardamenti «fino all’età della pietra» e distruzione su scala civile, ipotesi incompatibili con qualsiasi teoria della guerra giusta. O ancora, si potrebbe sostenere che la guerra americana è giusta perché colpisce obiettivi militari, a differenza delle operazioni israeliane più controverse. Ma è difficile sostenere questa distinzione: si tratta dello stesso conflitto.

Le informazioni disponibili suggeriscono che l’America sia entrata in guerra senza un obiettivo strategico chiaro né una giustificazione morale coerente, senza considerare adeguatamente i rischi e nonostante le riserve del vicepresidente cattolico e i dubbi del segretario di Stato cattolico

Ciò non esclude un esito positivo, ma spiega perché il capo della Chiesa cattolica abbia tutte le ragioni per definire questo conflitto ingiusto.

La risposta del presidente a questa critica — entriamo nel terzo cerchio — esula dal normale confronto tra Chiesa e Stato. Non è nemmeno un tipico eccesso trumpiano. Si entra invece nel terreno della profanazione e del sacrilegio: dai post pasquali sui social, con minacce e sarcasmi religiosi, fino agli attacchi al papa e a immagini generate dall’intelligenza artificiale che raffigurano Trump come Cristo.

difensori cristiani di Trump tendono a separare questi episodi, giustificandone alcuni e condannando solo l’ultimo. Ma il problema centrale, dal punto di vista religioso, non è chi si senta offeso, bensì la coerenza di un filo che lega minacce blasfeme, invettive contro il principale leader cristiano e l’auto-rappresentazione come figura divina.

Non si tratta solo di un’offesa all’identità religiosa o alla dignità papale, ma di una violazione dei primi due comandamenti, con Dio stesso come parte lesa. Per un osservatore non credente, la bestemmia può apparire come un peccato senza oggetto reale, e questa escalation può interessare solo come un segnale dello stato mentale del presidente.

Ma per un credente, l’intera traiettoria politica di Trump — il suo ruolo nella crisi della sinistra, il suo passaggio dal potere all’esilio e di nuovo al potere — si inscrive in un disegno provvidenziale. In questo quadro, la deriva blasfema rappresenta un monito per i suoi sostenitori religiosi, un avvertimento sui possibili esiti della storia e sul rischio spirituale di seguirlo fino in fondo».

DA RADIO MARIA CAMERUN

🔴LIVE🔴 L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 6: Maschio e femmina li creò – Cat. giovanile 2008-2009 di P. Livio


La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°8

───❀* “Al giorno d’oggi non si parla più di conversione, di ritorno a Dio, è un concetto scomparso persino nelle catechesi….…” ̥˚

{Tratto da “Senza Dio non c’è futuro”
Libro di P. Livio}

disponibile su tutti gli store online e
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🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 35


Oggi il giorno della nascita al Cielo di S. Bernadette Soubirous

POESIA DEDICATA A  BERNADETTE

+Bernadette stella lucente

nel cielo azzurro dei Pirenei

risplendi ora come un sole

nella Chiesa del Signore

+La tua vita è un torrente

di acqua fresca e pura

che scorre tra le rocce aguzze

dell’aspra montagna.

Il mare pacifico

dell’eterno amore

ti ha accolta vincitrice.

+Lo sguardo di Maria

si è posato,

colmo di ammirazione,

sul pane amaro

della tua umiliazione.

Eri la fanciulla più ignorante,

più povera e dimenticata.

Dio sceglie le cose che non sono

per compiere le meraviglie

della sua Onnipotenza.

+In un angolo stretto e oscuro

di prigione abbandonata

ti ha raggiunto, ignara,

la chiamata del Cielo.

+Quel mattino uggioso

dell’ undici febbraio

il rustico caminetto

esalava i guizzi flebili

dell’ultima fiamma.

La tua sollecitudine

di fanciulla premurosa

ti ha portata come d’incanto

alla grotta sconosciuta,

a cercare nuova legna

per ravvivare il fuoco.

+Te beata, piccola bimba,

che hai potuto contemplare

la luce sfolgorante

dell’eterna giovinezza

dell’Ancella del Signore!

Il suo sorriso d’amore

ti ha rapito gli occhi

e riscaldato il cuore.

+Ma ancora più beata

per il tuo “sì” ardente

che la Madre di Dio

ha deposto sull’altare

della gloria celeste.

+La tua testimonianza,

limpida e schietta,

è un raggio di luce chiara

che illumina i sentieri

di questo mondo smarrito.

+Sul tuo volto sereno

di fanciulla innocente

è brillato il sorriso

di Colei che il nostro cuore

mai si sazia di cercare.

+Il tuo coraggio indomito

ha confuso i potenti

nei pensieri del loro cuore.

A noi canne sbattute

dal vento del timore

dona l’audacia

del cammino controcorrente.

+Le tue mani pure

hanno scavato nel fango immondo

dell’umana iniquità.

Una sorgente d’acqua limpida

che lava e disseta

è versata sulla terra arida

delle nostre anime morte.

+In un mattino di Marzo,

sfolgorante di luce,

la Piena di Grazia ha deposto

nello scrigno del tuo cuore

il tesoro nascosto

del suo Nome Immacolato.

Era il giorno benedetto

In cui Gabriele annunciò

la salvezza del mondo.

+Tu hai portato alla Chiesa in festa

l’approvazione del Cielo

sul mistero inaccessibile

di santità e di grazia

di cui l’Altissimo ha rivestito

la Vergine Maria.

+Te, umile fiore di campo,

coltivato da Dio,

il palcoscenico del mondo

non ha mai attirato

con la sua falsa luce.

Hai voluto restare povera

e, come fuoco che scotta,

hai prontamente rigettato

l’oro lucente e infido

che ti veniva donato.

+Come Abramo hai lasciato

la terra dove sei nata.

La tua casa, la tua grotta,

i tesori del tuo cuore,

interamente hai bruciato

nella fiamma viva

del sacrificio d’amore.

+Hai abbracciato la croce

sulla quale il tuo Sposo

dolcemente ti ha posato,

stringendoti forte

alla ferita del costato.

+Tu, martire crocifissa,

sei la forza dei malati.

In te contemplano la redenzione

che zampilla dal dolore.

+Col tuo volto sorridente

di eterna giovinetta

aiuta i nostri giovani

a guardare alla vita

con gli occhi della speranza.

+A questo mondo contaminato

dal fango del peccato

ottieni, fanciulla innocente,

la grazia della purezza.

( Padre Livio) -Sui passi di Bernadette – Edizioni Sugarco

I Segreti di Medjugorje

37. Le anime perdute che si schierano col maligno

Il tempo dei Segreti riflette quello che accadde all’inizio della Creazione, quando una parte di angeli ribelli seguirono il tentatore e una parte più consistente seguì l’arcangelo Gabriele. Lucifero trascinò con sé un terzo delle stelle del Cielo. 
La Madonna a Fatima ha detto che molte anime andranno all’inferno, ma a Medjugorje ha specificato che il maggior numero di anime andrà in purgatorio, dove purificandosi potrà entrare in Paradiso. Questa descrizione dell’Aldilà la Gospa l’ha fatta nei primi tempi delle apparizioni. Maria ha poi fatto un’allusione a satana che miete le anime: «In questo tempo inquieto in cui il diavolo miete le anime per attirarle a sé […]» (Messaggio del 25 luglio 2020). Come in un campo passa la macchina che taglia il frumento e di spighe ne rimangono poche, così satana prende le anime e le trascina con sé.
Fare il conto di quante anime si salveranno nel tempo dei Segreti è molto difficile, anche perché a riguardo ci sono molte rivelazioni mistiche che non sono molto incoraggianti. Secondo Luisa Piccareta sarebbero molti coloro che periranno nel tempo della purificazione. Ciò che conforta è che la Madonna afferma che il suo Cuore Immacolato trionferà, che indica una vittoria strepitosa. Uno dei segni più importanti del trionfo sarà la conversione del popolo russo. Saranno molti i popoli che si convertiranno nel tempo dei Segreti; perciò, saranno molte le anime che entreranno in Paradiso e nel tempo della pace. Il trionfo indica una vittoria totale della Madonna e per salvarsi bisogna pentirsi dei peccati.           
Perciò ci siamo limitati nel nostro percorso a indicare tre contesti delle persone nel tempo dei Segreti. Il primo è quello di coloro che hanno risposto alla chiamata, dei fervorosi, degli Apostoli di Maria, delle persone rette. Queste persone testimonieranno e saranno punti di riferimento per molti. Dobbiamo cercare di essere queste anime per i nostri cari, per le persone che conosciamo e per tutti con la preghiera per la salvezza delle anime. La salvezza delle anime dipende anche dal nostro fervore, dall’ampiezza del cuore e dalla perseveranza che abbiamo nella preghiera.       
Il secondo contesto è di coloro che non sono pervertiti, ma nemmeno fervorosi. Sono in una situazione di debolezza e nel tempo dei Segreti faranno fatica e soffriranno. Non avendo il cuore indurito tuttavia, possono vedere la Misericordia di Dio che si esprime attraverso la rivelazione dei Segreti tre giorni prima, la sua presenza, onnipotenza e onniscienza. Le anime che non sono cristiane e non hanno pregiudizi gravi di odio contro Dio e contro il prossimo potranno convertirsi e salvarsi, come il popolo russo.     
Il terzo contesto sono le persone che sono passate dalla parte del diavolo per odio contro Dio e il prossimo. Attenendoci a ciò che afferma la Madonna, sappiamo che molte anime andranno all’inferno. I Segni del soprannaturale saranno grandi, come ha detto Mirjana, già con il primo Segreto satana sarà in difficoltà. Questo ci fa sperare che molte anime nel tempo dei Segreti si salveranno, ma questo dipende molto anche da noi. Ci sono voci e scritti di teologia in cui si afferma che si salvano tutti o che indicano una via di salvezza facile da raggiungere. Contro queste espressioni ci sono le apparizioni mariane approvate dalla Chiesa. Dal punto di vista teologico senza la conversione non c’è salvezza. Conversione significa prima di tutto pentimento dei peccati, infatti anche Davide che ha commesso omicidio e adulterio si è pentito ed è diventato Santo.     
L’affermazione “Dio salva tutti” non è corretta, perché bisogna aggiungere che Dio salva tutti coloro che si pentono e si affidano a Lui. Coloro che non lo fanno periranno. Anche la Madonna ha affermato: «l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (Messaggio del 25 gennaio 2023). Di qui, l’intervento di Dio nel tempo dei Segreti, affinché questa possibilità venga scongiurata. La Gospa in tutte le apparizioni moderne da Lourdes, a Fatima, a Medjugorje, ha sempre raccomandato la preghiera per la conversione dei peccatori. Esorta a pregare per coloro che non conoscono l’amore di Dio, affinché si convertano. Salvando noi stessi possiamo trascinare un grande numero di anime.

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