I GIOVANI E LA  FEDE

Carissimo Padre Livio,

Ascolto il suo programma e oggi ha parlato di un argomento che mi tormenta e che in questo fine settimana è tornato prepotentemente a sollecitarmi.

I giovani e la fede.

Vengo da una famiglia profondamente cattolica.

Ho fatto tutti i miei studi dalle Suore Orsoline figlie di Maria Immacolata, istituto adiacente alla mia parrocchia di Santa Lucia (Roma).

Sono cresciuta in parrocchia. Catechismo fina alla cresima, gruppo dopocresima, animazione liturgica, gruppo giovani, catechista, gruppo universitari, Equipes Notre Dame, gruppo famiglie… Fin da adolescente ho vissuto e sentito la parrocchia come la mia seconda casa.

Ho due figli (23 e 21 anni) che sono nati e cresciuti in parrocchia. Rosario serale tutti insieme, Compieta, preghiera, messa in parrocchia con le altre famiglie e i loro figli… Fino alla cresima. Poi hanno smesso di andare in chiesa.

Passiamo dal grande dice di credere e pregare, ma non va in chiesa perché si annoia, al piccolo che, dopo alcuni eventi dolosi (la morte di un suo compagno di scuola e di una mia amica mamma di due bimbi per i quali avevamo pregato incessantemente) ha perso la fede e si dichiara ateo. Anche piuttosto sprezzante. parla di “voi cristiani” come dei poveracci che, non avendo il coraggio di affrontare la misera condizione umana, si sono inventati una religione consolatoria che promette qualcosa di bello dopo la morte. In generale, per lui, la Bibbia è un libro fantasy al pari del Signore degli anelli.

E questa è la premessa.

Veniamo al dunque. La mia parrocchia si è spopolata. Giovani non se ne vedono da anni. Ormai siamo quattro gatti a frequentare la messa e i sacramenti. Ancora meno quelli che sono impegnati in qualche attività.

Il parroco ha avviato un “cantiere” per ricostruire e ricompattare la comunità.

Sabato la prima assemblea con preghiera, lettura della Parola e risonanza in gruppi.

Mi sono trovata in gruppo (e già questa è una “coincidenza” particolare) con alcuni amici che hanno condiviso con me il percorso dall’adolescenza ad oggi e che hanno figli coetanei dei miei e cresciuti con loro. Tutti ormai lontanissimi dalla Chiesa. 

Tutti stiamo vivendo con dolore questa realtà e non ci facciamo una ragione di come tutti questi ragazzi si siano rivoltati contro la religione o, nella migliore delle ipotesi, se ne disinteressano. L’unico che continua un forte cammino di fede e guida gruppi giovanili, non riesce a portarseli dietro,

E proprio lì ho avuto un’idea. Sono sicura che sia stata un’illuminazione, ma chiedo consiglio a lei.

Assodato tutti insieme che, con questi ragazzi, parlare di Dio è controproducente, li spinge a detestare la religione ancora di più. L’esempio… forse un domani si ricorderanno di come vivevano i loro genitori, ma, ad oggi, ci vedono come poveracci e fanno di tutto per essere il più possibile diversi da noi.

L’idea: formare dei gruppi di preghiera tra noi genitori. In segreto, che i figli non ne sappiano nulla. Una specie di resistenza. E pregare insieme e incessantemente per loro, per la loro conversione.

Ho chiesto a una cara amica, priora di un monastero di clausura carmelitano vicino Roma se se la sentisse con le sue sorelle di sostenerci e ne è stata entusiasta. 

Più che sostenerci a distanza pregando da sole nel convento, vuole partecipare agli incontri collegandosi via internet. Nei prossimi giorni penserà a come organizzare la preghiera (incontri mensili o settimanali) perché anche loro sentono impellente il bisogno di fare qualcosa per questa generazione che si sta perdendo.

Preghi per noi P. Livio, perché, se è volontà della Madonna, l’impresa vada a buon fine e possiamo recuperare i nostri figli (ma anche gli altri giovani) al Signore.

Santa giornata

Cristina